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venerdì 16 agosto 2019

Recensione: Darkness, di Leonardo Patrignani

| Darkness, di Leonardo Patrignani. DeA, € 14,90, pp. 256 |

Odore di crema solare, secchielli e palette sul bagnasciuga, i gonfiabili in piazza. L’estate ispira nostalgia e leggerezza. Mette voglia di tornare subito indietro nel tempo, a quando si era bambini, e allora si fila in libreria in cerca di avventure a tema. A lungo, per me, l’estate è stata Stephen King e le repliche dei film di Joe Dante alla TV. Passeggiate sulle rotaie in cerca di cadaveri e misteri, piccoli grandi spauracchi e amicizie in poltrona. Preannunciata dal ritorno di Stranger Things, perfetto per dare manforte ai ricordi del passato, alla bella stagione – purtroppo da me tollerata ormai a fatica, fra zanzare e spossatezza – ho permesso finora un’unica concessione alla malinconia: il nuovo romanzo di Leonardo Patrignani, grande amico del blog ai tempi della trilogia di Multiversum
Nonostante la cupezza dell’ambientazione – la fittizia cittadina lacustre di Little Crow, vittima di un’inspiegabile invasione di tenebre –, le atmosfere, per fortuna, son quelle giuste. Si torna alle fragilità della prima adolescenza, quando si ha il mondo contro e tanta voglia di scappare verso un altrove imprecisato. Si torna a sbrogliare enigmi che strizzano l’occhio alle vacanze in quel di Castle Rock. Haly, la protagonista, è da poco rimasta orfana. I genitori, scomparsi in circostanze poco chiare, le hanno lasciato in eredità storie avventurose e insegnamenti insospettabilmente preziosi. Ma come rapportarsi, intanto, al vuoto della loro dipartita, alla rabbia davanti a quelle indagini di polizia già bella che chiuse, all’esistenza troppo stretta all’interno di una casa-famiglia senza privacy? Rimasta sola al mondo, la tredicenne vestita a lutto pianifica la fuga da un paese fantasma che le rinfaccia i giorni felici e, mentre il tempo va inesorabilmente avanti, ne ha in serbo per lei soltanto di tristi. Qualcuno – anzi, qualcosa – ha piani alternativi.

Il buio non era ai confini della città. Era negli angoli più nascosti delle case, nei ricordi sepolti perché troppo dolorosi, nel cuore e negli occhi delle persone. Era ovunque.

A frapporsi fra lei e la libertà è la comparsa di un denso banco di oscurità, simile a una nebbia scura e impenetrabile. Ai concittadini più anziani ricorda un po’ la famigerata catastrofe del ’51. Saltano le comunicazioni telefoniche, la radio e i televisori non prendono, gli orologi si fermano come in un sortilegio. Quanto possono reggere i generatori di corrente? È in agguato una tempesta solare, o forse un tornado? Nell’aria, però, si nega qualsiasi odore di pioggia. Ferma nell’incertezza, sospesa nei forse, Little Crow e i suoi abitanti veleggiano verso l’angoscia: altrettanto, probabilmente, faranno i giovani lettori. Ma dalla nebbia di Patrignani, a sorpresa, non saltano fuori né i mostri di The Mist né le creature aliene di Under The Dome. Si intravedono, piuttosto, il cappello giallo di una viandante senza nome – ho pensato con un sorriso alla Signora Ceppo di Twin Peaks – e ombre delle nostre paure inconsce. Owen, lo sbeffeggiato direttore del giornalino scolastico in cerca di scoop, teme ad esempio l’indifferenza dei genitori in affari e si domanda se si accorgerebbero della sua assenza se, all’improvviso, sparisse nel nulla; il goffo e paffuto Brian, nerd amante dei fumetti con una mamma malata che gli dà troppo da pensare, fugge a gambe levate davanti ai ragni – non fa eccezione, pensate, neanche Spider-Man. Di cosa ha davvero paura, però, la loro guida, Haly? Dopo aver inforcato la bicicletta, con una torcia ben funzionante stretta in mano, i tre ragazzi elaborano simpatiche liste per punti e classificano le reazioni dei compaesani: uomini di fede, eterni indifferenti, genitori allarmisti, eroi dell’ultimo momento. E, anche se l’intimità spaventa perché rende tutti vulnerabili, scoprono che fianco a fianco niente appare insormontabile.

In pochi istanti comprese quali fossero i veri mostri lì fuori. I finti sorrisi, le frasi di circostanza, le inutili promesse. La maschera che la gente indossava ogni giorno, appena infilata la divisa di lavoro e occupato il proprio posto nel mondo. Forse diventare grandi significa accettare tutto questo.

Banco di prova per autori affermatissimi – di recente, vi ricordo, si sono avvicinate al genere anche le candidate al Premio Strega Raffaella Romagnolo e Antonella Cilento –, la narrativa per ragazzi offre agli autori un’ora d’aria fra un successo e l’altro e nuovi lettori da conquistare. A dispetto del titolo, Darkness è una funzionale macchina del tempo per tornare all’epoca in cui si era affiatati e innocenti: poco più che bambini. Scritto in maniera semplice e senza fronzoli, con capitoli da divorare e una toccante morale di fondo, il romanzo ha senz’altro il difetto di non allontanarsi mai dal target di partenza. Se non più giovanissimi, per apprezzarlo è consigliabile lasciarsi contagiare dal candore dei protagonisti. I Perdenti secondo Leonardo hanno un’ottima memoria, prestano spesso ascolto agli insegnamenti degli adulti, sfidano un Dissennatore da listino meteorologico che all'ultima pagina spererebbe di succhiare loro la gioia di vivere.  Ci si affida di comune accordo, allora, alla famiglia, all’amicizia, alla persistenza della memoria. A una sottovalutata verità a proposito dei proverbiali risvolti della medaglia. L’oscurità, infatti, mette in risalto la luce – e le persone care. Non tutto il male viene per nuocere; non tutto il buio.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Coldplay - Midnight

sabato 26 maggio 2018

Metti una sera su Netflix: The Kissing Booth, Newness, 6 Balloons, Happy Anniversary, Verònica

Shelly è una di quelle adolescenti di cui ti accorgi quanto sono belle da un'estate all'altra. Le curve sbucate all'improvviso e l'allestimento di un chiacchierato stand dei baci rappresenteranno per lei un grattacapo non da poco. Colpa della gonna troppo corta se i coetanei fanno apprezzamenti spinti, che la imbarazzano e segretamente la lusingano. Colpa del rissoso e iper protettivo Noah se, con la scusa di proteggerla, si avvicina quel che basta a innamorarsi corrisposto di lei. Peccato sia il fratello maggiore di Lee, che di Elle è l'amico di tutta un'infanzia. Peccato che tra i due, pappa e ciccia, ci siano regole da non violare in nome di un lungo sodalizio. In fatto di sentimenti, i parenti sono materia proibita. Amore o amicizia? E che amicizia è, poi, se ci domanda di scegliere? Tratto da un romanzo in uscita per De Agostini, The Kissing Booth avrebbe potuto scoraggiarmi – con la sua aria appartentemente televisiva, con i suoi triangoli indigesti da un pezzo –, se non fosse stata per la media online che non ti aspetti. Che sia nel suo piccolo un'eccezione alla regola, per fortuna, te ne accorgi presto. Il segreto: la verve di Joey King, non bellissima eppure adorabile, degna della cotta che contrappone gli aitanti Joel Courney e Jacob Elordi. Commedia romantica frizzante e spiritosa, leggerissima, ricorda i teen cult degli anni '80 senza ricorrere alla retromania dilagante già bella che venuta a noia – a cosa serve ambientarla in un passato d'oro, poi, se hai mamma Molly Ringwald nel cast e un confronto finale sulle note di Don't You (Forget About Me)? Una sedicenne come tante e come nessuna, John Hughes che dà appuntamento al recente The Duff, ritmi azzeccati: come strapparti sorrisi frequenti, così, e un ultimo bagio. (6,5)

L'amore oltre il confine, quello clandestino, quello proibito se all'interno di una distopia futuribile. Drake Doremus torna a raccontarcelo a modo suo. Tema inesauribile con altri angoli da indagare, nuove tecnlogie con cui fare i conti. Quello tra Nicholas Hoult e Laia Costa – così belli e talentuosi da fare invidia – sboccia sui siti d'incontri, e a causa di quelli rischia di morire. Lui, con già un matrimonio alle spalle, è segretamente in cerca della compagna giusta. Lei, spagnola in terra americana, insegue l'orgasmo. La loro notte di fuoco si trasforma in una convivenza di cui ci si annoia presto. Eppure troppo giovani per un terapista di coppia, innamorati come dicono, aprono le porte della camera da letto ad altre persone: non sanno bastarsi. Il sesso prima li unisce, poi li divide. Hoult ossessionato dai rimpianti verso la storica ex, la Costa presa da un uomo più grande. Dedicato alla memoria di Anton Yelchin, autentico ma prolisso senza reale motivazione, Newness parla come Genovese degli effetti collaterali che la tecnologia ha sul cuore e dei contro delle novità a tutti i costi: riflessioni post-moderne accompagnate da un tocco ormai riconoscibile, con dialoghi quotidiani, una fotografia bluastra e primi piani morbidissimi ma mai indulgenti – al contrario dei film precedenti qui c'è tanto contatto fisico e scarsa intimità: ci si confessa i reciproci amanti, mai i segreti personali. Questo amore online, quest'ultimo Doremus, piace sempre, ma meno del solito: se scettici come me all'idea della coppia aperta, ma attenti alla sensibilità del cinema indipendente. Se abbastanza vecchio stile da non credere nelle sperimentazioni e alle lacrime di coccodrillo di protagonisti un po' scostanti. La libertà, per ironia della sorte, sta nel legarsi spontaneamente; nell'annoiarsi insieme, in un finale che finalmente emoziona. Osando desiderare qualcosa di proprio in un mondo usa e getta, a forma di smartphone. (6,5)

Il quattro luglio, un giorno di festa. All'Indipendenza si aggiunge l'organizzazione di un compleanno a sorpresa. L'affaccendata Katie recupera festoni e palloncini colorati, il miglior vestito dal fondo dell'armadio e soprattutto gli invitati. Compresa la sua famiglia. Compreso il fratello minore, Seth: già ragazzo padre, già entrato e uscito in un indistinguibile andirivieni dalle cliniche di disintossicazione. Passarlo a prendere a casa diventa un'impresa: salvarlo di nuovo dall'eroina. Si dimena come un pazzo sul sedile anteriore. Porta le maniche luglie in piena estate. C'è ricaduto. Il bruciore della dipendenza, più forte dell'amore verso una bambina col pannolino sporco a cui ha promesso in pasto i fuochi d'artificio. Per Katie – una vita in differita, consacrata alle fragilità del prossimo –, invece, il sangue del suo sangue viene prima del futuro. In cerca ora di una clinica, ora di un'ultima dose, Abbi Jacobson accompagna un ottimo Dave Franco, alle prese con la prima grande prova distante dalle commedie demenziali e dall'ombra del più famoso James, in una Los Angeles in cui tutti vanno in rehab e le tentazioni sono sempre dietro l'angolo. Lei, con un vestitino da cocktail fuori luogo nei mondi di Shameless, sfida i bassifondi e attacchi di panico in cui pensa letteralmente di annegare (e Seth, in tutto ciò, resta la sua zavorra). Lui, in preda ai sudori freddi, al vomito e agli attacchi di dissenteria, è un tornado che ti porta in alto nei momenti di euforia e poi ti distrugge. Un'ora e quattordici per passare a comprare una torta d'alta pasticceria e la droga. A sorpresa, abbastanza per affezionarsi alla semplicità e al realismo di questo film. Due protagonisti al loro meglio. Una regia notturna, serratissima, con un taglio stilistico alla Sean Baker che a tratti lo rende un gioiellino. Dramma indie sparato dritto in endovena, 6 Balloons ha tutto il dolore, la violenza e la tenerezza che possono starci. In una macchina che porta verso i pusher. In un palloncino a elio sospeso nella speranza, finché non scoppia. (7)

Sentirle dire che non è felice davanti a una colazione a letto. Davanti a un ragazzo che, fra giochi erotici, piccoli riti e un linguaggio di gesti e risate coniato soltanto per loro, cerca di mantener viva la scintilla. Lui, infatti, è sentimentale per natura. Lei, la realista dei due, pare invece eternamente insoddisfatta. Colpa di un figlio che non arriva, degli ex, del cane che puzza, della cortesia esagerata del primo e della luna storta dell'altra. Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Melodramma (pre)matrimoniale con protagonisti logorroici, bizzarri e umani che sperimentano al terzo anniversario le gioie e i dolori di mettere il cuore al vaglio, la commedia Netflix ha comprimari telefilmici per nulla indispensabili (Isidora Goreshter da Shameless e Kristin Bauer van Straten da True Blood) e un piglio indie che, al solito, la salva dai connaturati difetti. Dopo tre anni d'amore, per la copia uscita peggio di Zoey Deschanel, Noel Wells – già vista e mal sopportata in Master of None –, e Ben Schwartz, è in agguato la fine o forse un'altra occasione? Tutta questione di punti di vista, in Happy Anniversary. Un giorno all'apparenza lieto innesca nella coppia – che prende in giro le smanie dei coetanei radical chic, che si dà contro per sport pur di non cadere vittima della medesima ipocrisia – una serie di reazionie e pensieri collaterali. Accontentarsi. Ingannarsi. O, semplicemente, rassegnarsi al fatto che il tempo si cambi, anche come amanti? (5,5)

Non ho mai fatto mistero della mia predilezione per il cuore nero degli horror iberici, né per la concezione secondo la quale nel cinema di genere – ormai senza idee vincenti – si debba preferire la forma alla sostanza, se in cerca di qualche guizzo. Verònica è un film che gioca con il fuoco delle tavolette Ouija e il fascino delle evocazioni: l'ennesimo. Corrono gli anni Novanta, ed ecco i poster alle pareti delle adolescenti, le cuffiette del walkman nelle orecchie e un piacevole gusto kitsch, che contempla luci al neon e musica elettronica. La protagonista, quindicenne, è la primogenita di una famiglia bella ma popolosa, in cui lei si trova a fare un po' da mamma. Anche se aspetta ancora il primo ciclo mestruale, confine invisibile fra le donne e le bambine. Anche se le ragazze responsabili non trafficano con l'occulto da edicola, con il rischio che qualcosa – un'ombra alla James Wan, mostrata con intelligenti vedo-non vedo – si impossessi del suo corpo. Non mancano i cliché: la suora cieca con un fiuto per il male; il detective messo in difficoltà da un crimine con implicazioni paranormali. Non manca lo splatter, con un lungo incubo in cui la protagonista viene divorata dalla nidiata di fratelli minori: gli stessi che rendono adorabili, eppure, la quotidianità e il giovane cast – su tutti ovviamente lei, la bravissima Sandra Escacena – dell'ultimo film del sempre affidabile Paco Plaza. Il regista, braccio destro di Balaguerò nella saga in caduta libera di Rec, ricorda i nostri Fulci e Argento nella grana autenticamente rétro delle immagini; perfino lo Spielberg di Incontri ravvicinati, con il tenero Antonito incantato sull'uscio del bagno. L'eclissi oscura Madrid e anima un ipnotico delirio, fra possessione satanica e allucinazioni, con un tocco d'autore – classico e modernissimo insieme – che, come si diceva, sa fare la differenza. Inquietante metafora del diventare adulti come il cannibale Raw, Verònica è la riprova di come il male padroneggi tutti gli idiomi del mondo. Lo spagnolo, lingua di balli di gruppo e brividi non da poco, a quanto pare, meglio di altri. (7,5)

mercoledì 21 marzo 2018

Mr. Ciak: Ready Player One, Annientamento, Jumanji: Benvenuti nella giungla

Ci sono appuntamenti al cinema fuori dal mio gusto, fuori dalla mia portata, e post che cominciano sempre così: avrei fatto a meno di questo film se. Questa volta non c'entrano però le pretese di un papà che stravede per i blockbuster, un debito di sangue. Questa volta è stata semplicemente questione di parole magiche: anteprima, gratis, Spielberg. In una baraccopoli distopica, in un futuro non troppo lontano, la fantasia è rimasta l'ultima speranza sul fondo del vaso di Pandora. Un paio di occhialini ed è possibile mettere le tende nella realtà virtuale di Oasis. Dove si accumulano ricchezze spropositate, dove ci si indebita e si muore, preferendo a lungo andare la fuga alla routine. Le opzioni ti permettono di modificare il genere sessuale, la faccia, il destino. Di diventare qualcuno. Un irriconoscibile Mark Rylance, lo Steve Jobs geniale e solitario che di quel mondo è l'artefice, prima di morire ha disseminato Oasis di easter egg e lanciato una sfida che fa gola non soltato ai giocatori, ma anche a una società rivale: ci sono tre indizi, tre chiavi da scoprire. Il più scaltro erediterà tutte le fortune di Rylance. Il protagonista, interpretato da un anonimo Tye Sheridan, vive così una doppia vita, una doppia avventura – c'è infatti un adolescente in carne e ossa dietro l'avatar, e da un lato deve sfuggire agli attacchi di un villain ormai sulle sue tracce, dall'altro completare le tappe che portano al successo della missione. A differenziare Ready Player One dai vari Tron o Atto di forza è un elemento tutt'altro che trascurabile: uno spirito spettacolare e giocoso che attinge allo stesso effetto amarcord che, altrove, sta francamente venendo a noia. Il creatore ha reso Oasis un'ode spassionata alla cultura pop, ai migliori anni, e laggiù Gundam può fare a cazzotti con Godzilla, King Kong accartocciare nel pugno la motocicletta di Akira; i ragazzi ballare sulle note di Tony Manero e, nella migliore sequenza, esplorare i corridoi insanguinati dell'Overlook Hotel. Figa più che bella, la trasposizione dello sci-fi culto di Ernest Cline non è esente dai difetti – emotivi, narratologici – di grandi produzioni che mi prendono a metà. Se gli sfondi di Ready Player One appaiono cangianti, avvolgenti anche senza 3D, protagonisti e comparse peccano invece dell'infantile bidimensionalità dei film-contenitore, in cui la trama resta un pretesto per schiamazzi ed effetti speciali come se non ci fosse un domani – Sheridan non farà perciò la minima piega davanti all'assassinio di una persona cara e con Olivia Cooke, per carità, adorabile, sarà amore al primo sguardo. La tecnologia ci divide o ci unisce? Ci isola o, al contrario, è il rimedio alla solitudine? Carnevale dal cuore buono e dalla morale scontata, il film diverte per le innumerevoli citazioni e per l'entusiasmante spirito di onnipotenza alla base. Potenzialmente ho i mezzi per far tutto, per pasticciare con i generi e i ricordi, e lo faccio: perché no? Considerazioni sparse, queste, di uno Spielberg sempre magistrale, sempre giovanile, in cerca di una ventata d'aria fresca dopo la noia dell'impegnato The Post e della scusa valida per mostrarci, con l'impazienza che la sua iperattività non sa contenere, il funzionamento del suo ultimo giocattolo. (7)

Discorsi da innamorati, fitti fitti, con la luce dell'alba a ricordare che è già tempo di separarsi. Il militare Oscar Isaac, a letto, non rivela alla biologa Natalie Portman la meta della sua ultima missione, ma le assicura che vedranno le stesse stelle e si addormenteranno nello stesso emisfero. Sembrava un'operazione più semplice delle altre, eppure c'è voluto un anno affinché lui tornasse a casa. Vivo, ma silenzioso: diverso. Promesse di donne curiose, coraggiose, che non si danno pace e, forse, non si sanno perdonare. Ecco spiegata perciò la decisione di ripercorrere i passi di quel compagno stravolto, ferito dentro, offrendosi volontaria per un'esplorazione dal ritorno incerto. Ci stanno invadendo. Non si sa bene perché, non si sa come. Non serve spostarsi troppo per vederne gli strani segni. Una luminescenza, un bagliore, ha avvolto un angolo degli Stati Uniti in una coloratissima bolla di sapone. Oltrepassata la soglia ci attende una natura irreale, tanto che è lussureggiante, e un luogo in cui le bussole impazziscono, i ricordi si confondono con le allucinazioni, il tempo perde di senso. Una squadra di soldati armati fino ai denti, fatta eccezione per Isaac, non è sopravvissuta agli intrighi di quel giardino arcobaleno. Guidate dalle intuizioni di una Portman capace di risultare aggraziata anche con un mitra in mano, le nuove esploratrici di Annientamento sono eminenti scienziate – plauso d'obbligo alla superba Jennifer Jason Leigh e a Gina Rodriguez, ritrovata con piacere al di fuori dal set di Jane The Virgin. Tutte con un dolore da espiare strada facendo, tutte donne, le protagoniste – volontarie in una missione autodistruttiva, più che suicida – puntano al faro, come in un classico della Woolfe, e si imbattono in coccodrilli coi denti da squalo e orsi preistorici, cervi con rami fioriti per corna e cespugli antropomorfi. A confine con le nostre città e l'Area X, con lo sci-fi a tinte esistenzialiste e la fantozziana cagata pazzesca, la trasposizione del best-seller di VanderMeer è una bestia strana. Una cellula tumorale che si trasforma e si sdoppia, alla luce di un prisma che rifrange onde sonore, coordinate, drammi coniugali. Affascinante, sofisticata, freddissima, con una prima parte da classico survival horror e una chiusa psichedelica un po' indigesta ma affatto insensata. Non a caso, a proposito di evoluzione, Annientamento è una landa di donne – le più brave a perdonare, a guarire, a reinventarsi dall'oggi al domani. Non a caso, eppure oscuro per qualcuno, Annientamento brilla, e di luce propria. Se alle domande incalzanti si risponde semplicemente non lo so e alla parola extraterrestre si fa seguire il silenzio impenetrabile dell'unica superstite, il bagliore dell'ultimo Alex Garland toccherà comprenderlo, combatterlo o, nel dubbio, abbracciarlo? Da un viaggio non si torna mai uguali a prima, qualunque sia la meta. La strada ci cambia nel profondo, nell'anima, nelle linee delle mani, e niente sarà più lo stesso: non noi. (7,5)

Capisci di stare invecchiando, immagino, quando remake o reboot toccano film della tua generazione. Lo capisci, soprattutto, quando è tuo il turno di lamentarti con toni da bontempone. Per quanto il primo Jumanji non sia mai stato uno dei miei must da bambino, alla notizia di un secondo capitolo – più che un seguito, un aggiornamento per le nuove generazioni – ho risposto con l'indifferenza più totale. A incuriosirmi, poi, sono stati i risultati sorprendenti al botteghino; le divertite voci di corridoio – tra queste, quella di un fratello minore uscito molto soddisfatto dal cinema, che alla cornetta mi nominava ricordi comuni, Spy Kids, le partite a Crash Bandicoot. Come in Breakfast Club, quattro liceali agli antipodi si trovano a dover condividere l'ora di punizione, e a sfidarsi a un misterioso videogioco per ammazzare il tempo. Non sanno che saranno proiettati per magia a Jumanji, con solo tre vite a disposizione e quattro avatar con cui muoversi in quel mondo virtuale. Lo sfigatello di turno si ritrova così nei panni (anzi, nei muscoli) di The Rock, lo sportivo in quelli del minuto Kevin Hart; la nerd saccente è la splendida Karen Gillan, l'antipatica ape regina – per ironia della sorte – l'improponibile Jack Black. C'è Nick Jonas, poi, intrappolato nel gioco da vent'anni e il cattivissimo Bobby Cannavale, artefice di un furto che ha trasformato Jumanji nella giungla selvaggia che è. L'obiettivo dei nostri eroi: restituire alla natura il suo diamante magico, purtroppo caduto nelle mani sbagliate. Lo sceneggiatore Chris McKenna, fra le firme del gradevolissimo Homecoming, lascia inciso su un tronco il nome dell'indimenticabile Alan Parrish e confeziona, complice la partecipazione di alcuni indiscutibili talenti comici, un intrattenimento per famiglie anni Novanta; un passatemo raramente riproposto con la stessa freschezza che, se avessi avuto l'età giusta, un tempo avrei visto e rivisto. Il ventitreenne di oggi l'ha trovato spassoso ma un po' lungo, spesso a rischio di ripetitività. Se il proverbio non sbaglia, il gioco è bello quando dura poco. E questo, con le sue quasi due ore, si prolunga a tratti eccessivamente, rendendo il soggiorno una toccata e fuga più godibile di quanto lasciassero supporre i pronostici a scatola chiusa, ma reiterate e poco fantasiose le tappe. L'effetto amarcord, il divertimento garantito e un Dwayne Johnson che un po' ci fa e un po' ci è, per fortuna, non lasciano che sia l'amarezza del game-over a dirti addio. O, forse, arrivederci. (6,5)

giovedì 21 settembre 2017

Mr. Ciak a reti unificate - Aggiungi un post(o) in sala

Sai che c'è di nuovo, di giovedì? 
Che la rubrica a quattro mani di Pensieri Cannibali e White Russian - uno sguardo sui film in arrivo in sala, settimana dopo settimana - ha voglia di cambiare un po'. Le frecciatine fra il Cannibale e Mr. Ford, così, fanno spazio a un ospite. Per inaugurare post uguali ma diversi, guarda un po', hanno fatto posto proprio a me. Onoratissimo, mi siedo in mezzo ai due litiganti. Adesso arriva il bello, e lì li voglio sentire: ragazzi, che si va a vedere nel weekend?

L'inganno
Cannibal Kid: Quale modo migliore per aprire la rinnovata rubrica sulle uscite settimanali, se non il nuovo film della migliore regista del mondo? Sofia Coppola torna con un nuovo attesissimo lavoro e spero che Mr. Ink mi appoggi dagli attacchi del bruto Mr. Ford, che cercherà di convincere il mondo che la Coppola Jr. dopo Bling Ring sia un'Autrice finita, ma non è vero. Se proprio dobbiamo attaccarla, facciamolo per quella cacchiata natalizia di A Very Murray Christmas. L'inganno dovrebbe comunque segnare un ritorno alle sue origini, quelle del capolavoro assoluto Il giardino delle vergini suicide, nonostante il fatto che si tratti di un remake mi lasci un po' perplesso. Il film originale, La notte brava del soldato Jonathan, ho anche provato a guardarlo, ma devo ammettere di aver abbandonato la visione per noia dopo pochi minuti. Sarà che io già non sono un grande fan del Clint Eastwood regista, ma certo che come attore era (ed è) proprio una cagna maledetta, ahahah! Il film è tratto inoltre da un romanzo, che però manco Mr. Ink ha letto. E se non l'ha fatto lui che legge 3 mila libri al giorno, mi sa che non l'ha fatto nessuno né in questo mondo, né sulla città dei mille pianeti.
Ford: Sofia Coppola è per me un'incognita. È riuscita, negli anni, a tirare fuori film sopravvalutati e radical chic - Lost in translation -, produzioni decisamente interessanti - Marie Antoinette e Il giardino delle vergini suicide - e schifezzine inutili - Bling ring -. La notte brava del soldato Jonathan è un classico totale ed un thriller pazzesco e semisconosciuto, che ovviamente io adoro - la coppiata Siegel/Eastwood garantisce -, dunque un remake potrebbe scavare la pietra tombale per la figlia d'arte qui al Saloon, ma chissà. Quello che è certo è che la presenza di Mr. Ink potrebbe spostare gli equilibri di una rubrica troppo spesso rovinata dagli assurdi commenti di Cannibal Kid.
Mr. Ink: Riaprirò un’antica ferita del Cannibale, e chiedo perdono, ma a me Sofia Coppola non è mai piaciuta. Certo, ci sono Le vergini suicide e i fiumi di parole di Lost in Translation, che somiglia tanto a quelle commedie indie che dico io. Certo, dove lascio il buon gusto dell’irriverente Marie Antoinette? Sulla scia della noia di Somewhere, sotto gli zerbini dello stupidissimo Bling Ring. Vorrei dichiararmi scettico, ma L’inganno e il suo cast ispirano. Non abbastanza da recuperarsi quel romanzo troppo datato né da riscoprire il film con un giovane Eastwood che come attore no, non brillava di certo, ma tanto da fiondarsi al cinema.

Valerian e la città dei mille pianeti
Cannibal Kid: Non sono un patito di sci-fi come quel nerd di Ford e Luc Besson mi piace solo a tratti. Questo Valerian che qualcuno (stranamente non io) ha definito uno Star Wars sotto LSD mi attira però parecchio, complice un gran bel cast (Cara Delevingne + Dane DeHaan + Rihanna + Clive Owen + Ethan Hawke) e il fatto che sia una francesata e non un'americanata. Il rischio cacchiata è altissimo, però I want to believe.
Ford: ho sempre detestato Besson. Da prima che iniziassi a detestare Cannibal Kid. Cosa accadrà dopo questa settimana a Mr. Ink? Per scoprirlo non si dovranno girare mille pianeti, ma arrivare a leggere tutta la nuova versione della rubrica.
Mr. Ink: Correva l’anno 1994. Gli estimatori di Forrest Gump e Pulp Fiction guerreggiavano, in tempo di Oscar – scommetto che, almeno per quella volta, il Cannibale e Ford stavano dalla stessa parte della barricata. Da qualche parte, nascevo io. E, crescendo, mi sarei defilato dalla diatriba a modo mio: se penso a quell’annata, infatti, penso a Léon (mio fratello, sapete, non si è chiamato così per un soffio) e poi a tutto il resto del cinema. Ho un occhio di riguardo per Besson, e quanto amo il bianco e nero del suo Angel-A, ma gli effetti speciali a profusione e le due ore e venti di durata di Valerian non mi avranno facilmente. Con buona pace delle sopracciglia di Cara e del lanciatissimo DeHaan, che dal basso del suo metro e un po’ mi colpisce sempre con un carisma non da poco.

Kingsman – Il cerchio d'oro
Cannibal Kid: Il primo Kingsman m'era sembrato un action spionistico decente, una specie di versione più simpatica e teen del vecchio e antipatico James Ford... volevo dire James Bond. Detto ciò, non sentivo per niente il bisogno di un secondo capitolo che si preannuncia guardabile, ma tutt'altro che imperdibile.
Ford: il primo Kingsman mi era parso una robetta uguale a mille altre assurdamente incensata da gente che non capisce nulla di Cinema come Cannibal Kid. Non sentivo affatto il bisogno di un secondo capitolo, ma neppure del mio socio, eppure sono ancora qui a sopportarlo dopo anni.
Mr. Ink: Questa volta scontento entrambi! Quel lato di me che, da bambino, voleva fare l’agente segreto – tra i miei cult di infanzia, accanto a classici grandi e piccoli, ha un posto tutto suo la videocassetta del primo Spy Kids – aveva scalpitato per Kingsman. E se è bene diffidare dai sequel, il villain interpretato dalla Moore, il ritorno a sorpresa di Colin Firth e le prime impressioni diffuse online mi dicono: sta’ un po’ zitto e goditela, ti divertirai da matti. Di nuovo.


Noi siamo tutto
Cannibal Kid: Mr. Ink è un patito di young adult, sia romanzi che film, persino più di quanto lo sia io. Incredibile, ma vero. Ciò nonostante, non ha apprezzato un granché questo Noi siamo tutto. Perché, Mr. Ink, peeerché? Non è che ti stai trasformando in Mr. Ford? La romantica storia di una tipa reclusa in casa che si innamora del suo vicino ha davvero tutto per essere detestato con tutto il suo cuore dal perfido blogger di Lodi. Come Colpa delle stelle, persino più di Colpa delle stelle! Io l'ho già visto e a breve ne parlerò. Domanda retorica: secondo voi riuscirò a criticarlo?
Ford: lo young adult è un genere che ancora fatico a capire, a meno che non si tratti di uno young adult nello stile di Hank Moody. Lascio quindi al finto giovane di questa rubrica Cannibal Kid ed al giovane vero Mr. Ink il compito di dipanare la matassa a proposito di questo film.
Mr. Ink: Ammiccava a Noi siamo infinito, ma sperava di essere il nuovo Colpa delle stelle (in modo diverso, inutile dire, la mia anima teen aveva adorato entrambi). Purtroppo somiglia più a uno di quei filmini leggerissimi, estivi, che arrivano in sala col tempismo sbagliato. Male non gli si vuole, per carità, ma la fuga di Amandla Stenberg – Cannibale, le sue magliette attillate ti ispireranno forse il titolo “Noi siamo tette?” – non convince, neanche chi, in certi giorni, si fa rabbonire come me. Fatto sta, ho lasciato sfitti i miei dotti lacrimali per This is us.

Glory – Non c'è tempo per gli onesti
Cannibal Kid: Per la serie “pellicola autoriale della settimana che solo il Ford de 'na vorta si sarebbe sorbito e ora manco più lui”, ecco Glory, una produzione bulgaro-greca che racconta di un uomo che trova un sacco di soldi su un binario del treno e invece di tenerseli decide di consegnargli alla polizia. Eroe o pirla?
Ford: pellicola che ai tempi avrei scovato in qualche sala deserta di Milano per darmi un certo tono da critico e cinefilo radical. Per fortuna questi tempi sono finiti, ed ora prendo le cose come vengono, in pieno Lebowski style. E spero prenderà non troppo male questa collaborazione anche Mr. Ink.
Mr. Ink: Sono uno spettatore semplice. Mi sono fermato a “produzione bulgaro-greca”.

L'equilibrio
Cannibal Kid: L'equilibrio, il nuovo film di Vincenzo Marra. Chi è Vincenzo Marra?
E io che ne so?
Meglio chiederlo a Mr. Ink, che lui se ne intende di cinema italiano, al contrario di Ford che negli ultimi tempi se ne intende soltanto di vacanze.
Ford: l'arrivo di Ink a commentare le uscite in sala accanto al sottoscritto e a Cannibal darà equilibrio a questa rubrica? Non saprei davvero. Quello che è certo, è che questa rubrica potrebbe risultare più interessante del film.
Mr. Ink: Come può parlarvi di un film che si chiama L’equilibrio uno come me, che cade anche da seduto? Se Marra non vi attira, e chi vi dà torto, confidate di vedermi capitombolare dal vivo, un giorno di questi. Di sicuro vi divertite di più.

2 biglietti della lotteria
Cannibal Kid: Una commedia on the road che così, a un primo sguardo, sembra una versione rom di Tre uomini e una gamba e Così è la vita. Potrebbe anche essere simpatico, ma ho le stesse probabilità di guardarlo di quelle che ho di vincere alla lotteria. Soprattutto considerando che io non gioco mai alla lotteria.
Ford: non sono un patito di lotterie e gioco d'azzardo, dunque difficilmente punterò su questo film. Un po' come su Cannibal. Per quanto riguarda Ink, staremo a vedere.
Mr. Ink: A proposito di gioco, ragazzi, punto su altro. Magari sulla conta delle mattonelle del bagno: cose così.

Tiro libero
Cannibal Kid: Una pellicola italiana sul basket, che affronta anche il tema della disabilità?
Pareva un film interessante e coraggioso. Poi ho visto il trailer, che trasuda amatorialità e retorica da tutti i pori. E ho visto che nel cast c'è Biagio Izzo, uno che sta al cinema come Ford sta al... cinema. Ho così capito che questo, più che un tiro libero, è un colpo basso.
Ford: produzione molto casereccia italiana legata ad un tema sociale. Se l'avessero chiamato autogol avrebbe avuto più senso.
Mr. Ink: Ne so poco di sport, figuriamoci di basket. Le mie lacune, sospetto, non le colmerà Alessandro Valori, con Izzo e Conticini in squadra. Non esattamente l’NBA del nostro cinema.

lunedì 12 ottobre 2015

Recensione: Deathdate, di Lance Rubin

Il mondo non è perfetto, e non abbiamo il dono del tempo che hanno tutti gli altri. E abbiamo paura, e ci sentiamo confusi, e forse facciamo qualche sbaglio. Forse proviamo a masturbarci con il burro e combiniamo un casino. Ma tu devi morire a testa alta.

Titolo: Deathdate
Autore: Lance Rubin
Editore: De Agostini
Numero di pagine: 331
Prezzo: € 14,90
Sinossi: Denton Little ha diciassette anni e una sola certezza: morirà la notte del ballo di fine anno. Ma - escluso il pessimo tempismo - nulla di strano. Perché il mondo di Denton funziona così: tutti conoscono la data della propria morte, e tutti aspettano il fatidico momento contando i minuti. Per questo, fino a oggi, la vita di Denton è stata piuttosto normale: la scuola, gli amici e Taryn, la fidanzata. Ma ora mancano due giorni al ballo... e Denton sente di non avere più un secondo da sprecare. Non soltanto perché vuole collezionare più esperienze possibili in meno di quarantotto ore - la prima sbronza, la prima volta, e il primo tradimento - ma anche perché le cose sembrano essersi improvvisamente complicate. Chi è l'uomo sbucato fuori dal nulla che dice di avere un messaggio da parte di sua madre, morta ormai da molti anni? È soltanto un pazzo? E allora perché suo padre ha iniziato a comportarsi in modo tanto bizzarro? D'un tratto le ultime ore di Denton Little si trasformano in una corsa contro il tempo, una disperata ricerca della verità. E forse di una via d'uscita.
                                              La recensione
Per mettere alla prova il loro coraggio, in quello che forse è il mio film preferito in assoluto, un gruppo di bambini si spingeva fino alle porte di una casa cupa e decadente, in una notte di metà estate. Bussavano e, prima di scappare via, si trovavano davanti una strana signora: curva, spettrale, inquietante. Avrebbero spiato, così, nell'occhio di vetro della strega, una porzione di futuro. Precisamente: il momento del loro triste trapasso. Chi caduto da una scala traballante, chi colto da un imbarazzante infarto sul gabinetto; chi – come Edward Bloom – destinato, invece, a una morte senza precedenti; per lo spettatore, un segreto agrodolce fino all'ultima, magica sequenza. Se fosse possibile, al posto dei protagonisti, dareste anche voi una sbirciatina dall'altra parte, oltre il confine, per non essere colti impreparati quando l'ora fatale si avvicina? Sì, no? E se, in un futuro non precisato, non aveste possibilità di scelta? Nel mondo di Denton Little – lontano nel tempo da quel che ci è dato da sapere, ma per il resto identico al nostro – si nasce con una data di scadenza impressa: una piccola indagine, un test e, durante il primo giorno di vita, per i genitori e i parenti, è già possibile conoscere l'ultimo. La data: non l'ora, né la causa del decesso. C'è chi muore anziano - per angosciarsi, quindi, sai quanto tempo c'è; chi, come Denton, ha un'esistenza dal capolinea vicinissimo: lui morirà a diciassette anni, nel fiore della gioventù. Deathdate - romanzo di esordio di Lance Rubin – racconta, in ordine, la storia del suo ultimo giorno al mondo. Un countdown che ha inizio la mattina, da un confuso risveglio in uno sconosciuto letto di ragazza, e termina la notte successiva, durante il ballo della scuola, ma in sospeso; senza svelarvi troppo, mi sembra necessario dirvi che il finale, infatti, è aperto ma d'impatto e che, previsto per chissà quando, si aspetta molto volentieri l'arrivo di un seguito. Il simpatico Denton, nei giorni direttamente precedenti al grande congedo, almeno, è sempre stato un ragazzo modello: un amico leale, un figlio rispettoso, un fidanzato fedele. Cosa non gli si perdonerebbe, insomma, durante il festeggiamento della sua morte imminente? 
Sbandate, pazzie e incidenti di percorso, infatti, sono permessi quando è l'ultima volta per dare colpi di testa, osare un po'. Tutto filerebbe come programmato – un prefunerale in cui a lui, ancora vivo e in salute, tocca il discorso più atteso e toccante; una veglia con compagni e parenti in cui, sempre vivissimo, trascorrere i momenti rimanenti in mezzo al conforto di chi c'è sempre stato - se non fosse per la comparsa, tra una lacrima e un abbraccio, di episodi curiosissimi, che vanno dal comico al misterioso. Tradisce la fidanzata recalcitrante con Veronica, la sorella maggiore del suo migliore amico; il bullo della scuola, perfino in quella data, vuole dargli barbaramente filo da torcere; un dottore sbucato dal passato, amico intimo di quella mamma che è morta mettendolo al mondo, ha un piano imperscrutabile da rivelargli. Il tutto, mentre con brio si scivola dalle istanze dello young adult a quelle di una grottesca spy story e il protagonista, insieme a chi gli è stato carnalmente vicino, inizia a coprirsi di chiazze viola. Lance Rubin, con in testa un'idea originalissima e, per il resto, simpatico di suo, esordisce con un romanzo che non è come sembra. Deathdate è uno stravolgimento e una libera parodia, per me, di quei romanzi così numerosi, dopo il boom di Colpa delle stelle, da meritarsi un sottogruppo tutto per loro, nella narrativa per ragazzi: li chiamano “sick lit”. 
Ma sì, quelli in cui uno dei protagonisti, dal destino segnato, sta morendo e, con amici e fidanzate varie nei paraggi, si interroga sul senso del tempo, della vita, dell'amore; viaggiando e, finché si è in forze e giovani, vivendo ogni giorno come fosse l'ultimo. Una cosa del genere. Con Rubin si ride a crepapelle lì dove si dovrebbe piangere e tutto l'ordine è infranto, tutto è il contrario di tutto: all'inizio il discorso di Denton al suo stesso funerale – simile a quello di Gus e Hazel, eppure diverso: uno sfogo semiserio più ironico che affranto, controcorrente – e a metà le cose da ragazzi – fraintendimenti, gelosie, inimitabili siparietti in cui l'umorismo nero e il nonsense vincono a mani basse. Ha lo stesso difetto, però, che riscontro nei romanzi dalle ore contate; quelli ambientati in tempo reale: si pensa al qui e ora – il futuro è un buco nero, il passato è una terra straniera – e ai protagonisti, gente che vive nel presente, manca oggettivamente un po' di profondità. Resoconto di notti rocambolesche e libertine in cui tutto o quasi è lecito, Deathdate comunque piace per un linguaggio più colorito del solito – qualcuno ha capito che non esistono diciassettenni che parlano come libri stampati – e per personaggi da sitcom. Ho pensato alla deliziosa serie british Scrotal Recall – comedy in cui una malattia venerea era una scusa per pensare all'amore dato e ricevuto: agli amori andati – grazie all'esilarante amico Paolo, alla tentatrice e scostante Veronica, alla leziosa Taryn, a genitori epici e a chiazze colorate che, come un virus o la morte stessa, si diffondono. Nonostante la trama sinistra e un epilogo potenzialmente tragico in agguato – è nei patti che, salvo colpi di scena, il protagonista muoia nelle battute finali – Deathdate è più American Pie che In Time. Un gaudente e ironico giro di prime (e ultime) volte e non una corsa alla vana ricerca del tempo perduto.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Good Charlotte – Last Night

venerdì 28 agosto 2015

Coming This Fall - Parte 2

                                            Young Adult
Titolo: Deathdate
Autore: Lance Rubin
Editore: DeAgostini
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 22 Settembre
Sinossi: Vi siete mai chiesti come sarebbe un mondo in cui tutti conoscono la data precisa della propria morte? Un mondo in cui nessuno ha più niente da vincere o da perdere? Questo è il mondo di Denton Little, diciassette anni e un’unica certezza. Morirà la notte del ballo scolastico. La sua vita è sempre stata piuttosto normale, ma - ora che mancano solo due giorni alla fine - Denton sente di non avere più tempo da sprecare. In meno di quarantotto ore vuole collezionare più esperienze possibili, come la prima sbronza o la prima volta. Ma le cose si complicano quando Denton incontra uno strano tizio che dice di avere un messaggio da parte della madre, morta ormai da molti anni. All’improvviso le ultime ore di Denton si trasformano in una corsa contro il tempo, una disperata ricerca della verità, e forse di una via di uscita.

Titolo: Io, Earl e la tipa (o Il mio peggiore amico)
Autore: Jesse Andrews
Editore: Einaudi
Prezzo: € 17,50
Data di pubblicazione: Settembre/Ottobre
Sinossi: Greg è il ragazzo più nerd e più asociale della scuola e tutto cambia quando un giorno sua mamma gli comunica che Rachel, una sua compagna di classe, si è gravemente ammalata di leucemia e lui dovrebbe fare qualcosa per starle vicino. Ma come fare? Anche perché proprio qualche giorno prima che Rachel scoprisse di avere questa terribile malattia, Greg ci aveva maldestramente provato con lei e si era sentito dire in faccia un gigantesco no a lettere cubitali. Il ragazzo non ha voglia di uscire dal suo guscio di solitudine, dover parlare con gli altri, relazionarsi a loro costerebbe troppa fatica e troppo sforzo, con il rischio poi di fallire. L’unico forse con cui potrebbe rapportarsi è Earl, l’altro nerd della scuola, altrettanto solitario e restio alle relazioni sociali. Insieme decidono di fare l’unica cosa che li appassiona e di cui forse sono capaci: un film per Rachel, un appassionato e divertente film a lei dedicato. Il risultato è probabilmente deludente e atrocemente brutto, ma la devozione e i ringraziamenti della ragazza nei loro confronti li spingono a dare il meglio di se.
 
Titolo: Bambini di cristallo
Autore: Kristina Ohlsson
Editore: Salani
Prezzo: € 12,90
Data di pubblicazione: Settembre
Sinossi: Billie è costretta a lasciare l'unica casa in cui abbia mai abitato, perché sua madre ha deciso che avrebbero dovuto trasferirsi in una piccola città. Mobili ammuffiti e oggetti strani riempiono la vecchia casa fatiscente, come resti spettrali dei precedenti inquilini - incluse due piccole statuine di cristallo raffiguranti un bambino e una bambini. I vicini e la comunità locale stanno nascondendo qualcosa, un segreto sull'edificio, un segreto sul suo passato. Dopo pochi giorni, Billie scopre che le statuette sono state rubate. Il mistero si infittisce, ma la madre di Billie pensa che si tratti solo di fantasie della figlia e del suo nuovo amico Aladdin. Così i due ragazzi si troveranno a fare i conti da soli con la tragica storia della casa.

Titolo: Tutte le volte che ho scritto ti amo
Autore: Jenny Han
Editore: Piemme Freeway
Prezzo: € 16,00
Data di pubblicazione: 1 Settembre
Sinossi: Io adoro conservare le cose. Non cose importanti, come i documenti, i risparmi o la biodiversità. Sciocchezze e oggetti inutili. Nastri per capelli. Lettere d'amore. Le tengo in una cappelliera verde acqua. Non sono lettere d'amore che mi hanno scritto, perché non ne ho. Sono lettere che ho scritto io. Ce n'è una per ogni ragazzo che ho amato: cinque in tutto." Lara Jean non ha mai apertamente dichiarato di essere cotta di qualcuno. Quello che fa è scrivere a ciascuno dei ragazzi di cui si è innamorata una lettera, che poi imbusta e custodisce gelosamente in una vecchia cappelliera. Un giorno, però scopre che tutte le lettere sono state spedite... e all'improvviso la sua vita diventa molto complicata, ma anche molto, molto più interessante.

Titolo: Io sono nessuno
Autore: Jenny Valentine
Editore: Piemme Freeway
Prezzo: € 17,00
Data di pubblicazione: Settembre
Sinossi: Chap non ha fatto altro che scappare per tutta la vita. Un giorno, nella casa famiglia in cui abita temporaneamente, viene scambiato per Cassiel Roadnight, un ragazzo scomparso due anni prima. La somiglianza è davvero sensazionale e la famiglia che ancora lo cerca disperatamente sembra perfetta. È così che Chap decide di rubare l'identità di Cassiel e fingersi lui con i suoi amici e parenti. Ma diventare qualcun altro è meno semplice di quanto Chap potesse immaginare, soprattutto quando inizia scoprire che anche Cassiel nascondeva molti segreti...

Titolo: Fino alla fine del mondo
Autore: Tommy Wallach
Editore: Piemme Freeway
Prezzo: € 17,00
Data di pubblicazione: Novembre
Sinossi: L'asteroide Ardor ha il sessantasei per cento di probabilità di colpire la Terra, distruggendola. Potrebbe accadere entro due mesi. Questo tempo può essere impiegato a disperarsi, o a commettere ogni sorta di nefandezza, oppure può servire a ridefinire quello che siamo, liberandoci delle etichette che ci siamo lasciati appiccicare addosso: lo sportivo, la puttana, lo sfigato, la studentessa brillante. Due mesi che trasformeranno quattro ragazzi in qualcosa di più grande, qualcosa che dia un senso alla loro vita, fino alla fine del mondo.
                                                              Thriller
Titolo: Credimi, sto mentendo
Autore: Mary Elizabeth Summer
Editore: Newton Compton
Prezzo: € 12,00
Data di pubblicazione: 3 Settembre
Sinossi: Julep Dupree dice un sacco di bugie e conosce bene l’arte del raggiro. Suo padre, anche lui un esperto truffatore, l’ha mandata all’esclusivo St Agatha High, a Chicago, proprio per farla socializzare con i figli dell’alta società. E Julep non perde tempo: riesce perfino a guadagnare un po’ di soldi organizzando piccole truffe per far ottenere ai suoi compagni di classe il massimo dei voti. Il suo obiettivo è riuscire ad arrivare fino alla prestigiosa università di Yale. Ma quando un giorno torna a casa, ad attenderla c’è una brutta sorpresa: l’appartamento è stato svaligiato e suo padre è scomparso. Con l’aiuto del suo migliore amico, Sam, e del ragazzo più ambito della scuola, Tyler, Julep cercherà di seguire le tracce che l’uomo ha lasciato dietro di sé: e non sarà facile tra criminali che le danno la caccia e torbidi segreti di famiglia. Ora per lei non c’è più tempo da perdere, è giunto il momento di mettere in pratica tutti i trucchi che il padre le ha insegnato.

Titolo: La gemella silenziosa
Autore: S.K Tremayne
Editore: Garzanti
Prezzo: € 16,40
Data di pubblicazione: 10 Settembre
Sinossi: A Sarah piace il silenzio assoluto della sera che avvolge l’isola di Skye. Le piace muoversi piano nella penombra e accarezzare delicatamente i biondi capelli della sua bambina di sette anni, Kirstie, che si è appena addormentata. Mentre osserva le sue manine che stringono il cuscino, Sarah ripensa a quando quelle mani si stringevano a quelle, identiche, della sua sorella gemella Lydia. Niente le distingueva, stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Ma, un anno prima, Lydia è morta improvvisamente e ha lasciato un vuoto così grande che ha costretto Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti su quella piccola isola spersa nel mare di Scozia. Lì, tra le scogliere impervie e i cieli immensi, Sarah sente che lei, la bambina e suo marito Angus potranno forse ritrovare la serenità. Eppure, mentre si avvicina l’inverno, Kirstie è sempre più strana. Diventa silenziosa, riflessiva, improvvisamente interessata a cose che prima non amava. Sempre più simile a Lydia, la gemella scomparsa. Ma, quando una violenta tempesta sferza l’isola, Sarah e Kirstie rimangono isolate. Nel buio, col solo mugghiare del vento ad ascoltarle, Kirstie alza gli occhi e sussurra: “mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io”.

Titolo: Io non ti conosco
Autore: S.J Watson
Editore: Piemme
Prezzo: € 19,90
Data di pubblicazione: 8 Settembre
Sinossi: Da quando sua sorella Kate è morta, aggredita a Parigi da uno sconosciuto, la vita di Julia Plummer non è più la stessa: la stabilità che si era conquistata è in pericolo, e lei sente il richiamo del suo vecchio insidioso nemico, l’alcol. L’unica persona con cui Julia può parlare di Kate è Anna, la coinquilina di Parigi, la persona che forse conosceva Kate meglio di tutti. È lei a confidarle una cosa che nessuno sa: Kate si divertiva a vivere mille vite. Andava on-line fingendosi una persona diversa ogni volta, conosceva uomini, li incontrava. Così, Julia non resiste alla tentazione e, usando le credenziali della sorella, decide di provarci anche lei, e vivere per una volta la vita, almeno quella virtuale, di Kate, per capire cosa può esserle successo. È così che, protetta dal nome falso di Jayne, Julia contatta Lukas, uno degli ultimi amanti di sua sorella. All’inizio, lo tratta con sospetto, poi pian piano tra i due nasce qualcosa che Julia scambia per amore. Finché, quando Lukas comincia a cambiare, Julia sarà costretta a domandarsi se le mani che adesso la toccano, con dolcezza ma anche con violenza, non siano le stesse che hanno fatto del male a sua sorella...

Titolo: Dopo di lei
Autore: Joyce Maynard
Editore: Harlequin Mondadori
Prezzo: € 16,00
Data di pubblicazione: 8 Settembre
Sinossi: È l'estate del 1979 a Marin, California. Rachel e la sorellina Patty esplorano indisturbate la montagna dietro casa, lasciate un po' a loro stesse da un padre detective di polizia, affascinante e molto impegnato, e da una madre triste e depressa, che si occupa di loro un po' da lontano. Possono sperimentare la libertà, i giochi di un'infanzia senza confini, inventarsi le giornate senza seguire alcuna regola in particolare. Finché un giorno delle giovani donne iniziano a essere uccise su quella montagna. Il padre di Rachel viene incaricato del caso, il più importante e difficile che gli sia mai stato affidato. Ma la sua grande occasione si trasforma presto in un fallimento, quando tarda a trovare il Killer de Tramonto. Per aiutarlo Rachel e Patty decidono allora di lanciarsi nel gioco più pericoloso che abbiano mai azzardato: iniziano a investigare, mettendo a rischio se stesse e compromettendo per sempre la carriera del padre.

Titolo: L'isola dei silenzi
Autore: Emily Bleeker
Editore: Newton Compton
Prezzo: € 9,90
Data di pubblicazione: 22 Ottobre
Sinossi: Lillian Linden è una bugiarda. All’apparenza, sembra la coraggiosa superstite di un drammatico incidente aereo. Ma in realtà sta mentendo a tutti: alla sua famiglia, agli amici e al mondo intero, da quando un elicottero l’ha recuperata – insieme al suo compagno di disavventure, Dave Hall – su un’isola deserta del Pacifico. Dopo più di due anni dalla loro scomparsa, i due naufraghi finiscono sotto i riflettori delle televisioni del mondo intero, diventando due beniamini del pubblico. Eppure non possono raccontare la loro vera storia e così continuano a mentire. Ma ora Dave e Lillian devono tornare dai loro rispettivi coniugi e alle loro vite di un tempo. L’unica a non credere alla loro storia è Genevieve Randall, una giornalista e conduttrice TV dal fiuto infallibile e dalla grande tenacia. È lei a sospettare che la versione dei due sopravvissuti non sia poi così veritiera… e vuole andare fino in fondo, non importa se Dave e Lillian ne usciranno distrutti.

Titolo: Il segno
Autore: Sarah Lotz
Editore: Nord
Prezzo: € 18,00
Data di pubblicazione: 10 Settembre
Sinossi: 12 gennaio 2012, il giorno che ha cambiato la storia. Il giorno in cui quattro aerei di linea si sono schiantati al suolo: in quattro continenti diversi e quasi nello stesso istante. Nessun atto di terrorismo, solo un'assurda, tragica fatalità. O forse no. Perché, contro ogni logica, in tre casi ci sono stati dei superstiti. Tre bambini, usciti senza nemmeno un graffio dai rottami. E ben presto quei bambini sono diventati prima un mistero inspiegabile, poi un enigma inquietante. Nel disastro aereo in Giappone, infatti, un altro passeggero è sopravvissuto all'impatto, sebbene solo per pochi istanti, riuscendo a registrare un messaggio vocale sul cellulare: "Eccoli... Il bambino... Il bambino guarda i morti, ossignore quanti sono... Presto ce ne andremo tutti quanti... Il bambino non deve..." Sono passati anni da quel maledetto giorno, eppure i Tre - come sono stati chiamati i bambini superstiti - sono ancora al centro del dibattito mondiale. Per fare luce sul mistero, alla giornalista Elspeth Martins non rimane che raccogliere tutte le informazioni disponibili, comprese le interviste rilasciate nel corso del tempo da chi si è preso cura dei Tre dopo gli incidenti aerei. E una cosa ben presto risulta chiara. I Tre hanno una forte influenza su chi sta loro vicino. A volte è un'influenza positiva, a volte invece è come se emanassero una forza malefica.

Titolo: La trappola
Autore: Raabe Melanie
Editore: Corbaccio
Prezzo: € 16,40
Data di pubblicazione: 10 Settembre
Sinossi: Autrice di bestseller, Linda Conrads, trentott’anni, è un mistero per i suoi fan e per la stampa. Da undici anni non mette piede fuori di casa, una villa isolata sul lago di Starnberg. Solo pochissime persone sanno che dietro al successo straordinario della scrittrice si cela un terribile segreto. Molti anni prima, Linda, entrando in casa della sorella Anna, l’ha trovata riversa a terra, brutalmente assassinata e ha intravisto l’omicida che si dava alla fuga e che non è mai stato identificato. «Perché Anna è dovuta morire?» è la domanda che tormenta Linda da allora, così come il volto dell’assassino tormenta ogni notte i suoi sogni. Finché un giorno, casualmente, Linda si ritrova a fissare scioccata la televisione dove compare quel viso, il viso dell’assassino. È la spinta che le serve per uscire finalmente di casa: servendosi dell’unica arma che ha a disposizione, ovvero la sua capacità di scrivere, Linda pianifica nei minimi dettagli una trappola mortale ma, nel momento in cui sta per scattare, la realtà si capovolge, fatti e fantasie si mescolano e Linda non sa nemmeno più se l’uomo che ha di fronte è veramente il mostro che credeva…
                                                         Fantasy
Titolo: Bellezza crudele
Autore: Rosamunde Hodge
Editore: Newton Compton
Prezzo: € 9,90
Data di pubblicazione: 8 Ottobre
Sinossi: Costretta a fidanzarsi con il malvagio governatore del suo Regno, la giovane e determinata Nyx sa che il suo destino è sposarlo, ma per coronare il suo sogno più segreto: ucciderlo e liberare finalmente il popolo dal giogo di quella crudele tirannia. Eppure nel giorno del suo diciassettesimo compleanno – quando la ragazza si trasferisce con lui nel castello sulla cima più alta di tutto il Paese – capisce che nulla è come se l’era aspettato, soprattutto il nuovo marito, incredibilmente affascinante e seducente. Nyx sa che deve salvare la sua gente a tutti i costi, eppure resistere al suo nemico giurato sta diventando sempre più difficile perché lui è ben deciso a conquistare il cuore della sua sposa.

Titolo: Liv Forever
Autore: Amy Talkington
Editore: DeAgostini
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 1 Settembre
Sinossi: La vita di Liv Bloom è sempre stata un disastro. Un continuo susseguirsi di famiglie affidatarie, delusioni e fallimenti. Ecco perché, quando Liv vince una borsa di studio per Wickham Hall, la più prestigiosa accademia d’arte dello stato, è al settimo cielo. L’arte non è solo la sua più grande passione, ma anche l’unica possibile via di fuga da una vita che detesta. E poco importa che l’atmosfera di Wickham Hall sia a dir poco spettrale, che gli antichi edifici abbiano un aspetto sinistro e che ogni angolo della scuola risuoni di misteri e premonizioni. Liv è troppo felice per farci caso. Tanto più che Malcolm, il ragazzo più bello e talentuoso dell’accademia, sembra essersi disperatamente innamorato di lei. Presto, però, l’idillio si infrange. Perché nemmeno l’amore di Liv e Malcolm può ignorare l’antica maledizione che si nasconde tra i corridoi di Wickham Hall. Una maledizione che porta con sé una lunga scia di sangue. E che ora vuole reclamare la felicità di Liv.

Titolo: Il dominio del fuoco
Autore: Sabaa Tahir
Editore: Nord Editore
Prezzo: € 16,40
Data di pubblicazione: 15 Ottobre
Sinossi: Laia era solo una bambina, tuttavia ricorda bene il periodo in cui, quando ne sentiva il bisogno, poteva trovare conforto nella lettura. È stato prima che l'Impero conquistasse la sua terra, ricca d’arte e di cultura, trasformandola in un mondo grigio, dove la scrittura è proibita e in cui basta una parola di troppo per essere condannati a morte. Laia lo sa fin troppo bene, perché è ciò che è successo ai suoi genitori. Quindi ha imparato a non fare domande, a non protestare, a non lamentarsi. Ma tutto cambia quando suo fratello Darin viene arrestato per tradimento. Per lui, Laia è disposta a rischiare tutto. Perciò scappa di casa e si unisce ai ribelli, che faranno di lei una spia infiltrata nell'Accademia, il luogo in cui vengono formati i guerrieri dell'Impero e in cui è stato condotto anche Darin… Da dieci anni, Elias non conosce altra realtà di quella dell'Accademia. Dieci anni di durissimo addestramento, durante i quali si è distinto per forza, coraggio e abilità, al punto che ormai non c'è nessuno che possa reggere il confronto con lui. Elias è la promessa su cui l'Impero ha riposto tutte le sue speranze. Eppure, più aumenta la fiducia degli ufficiali nei suoi confronti, più lui vacilla, divorato dai dubbi. Vuole davvero diventare l'ingranaggio di un meccanismo spietato e senza scrupoli? Quando incontrerà Laila, Elias troverà la risposta. E il suo destino sarà segnato. 


Titolo: Firebird – La caccia
Autore: Claudia Gray
Editore: Harlequin Mondadori
Prezzo: € 16,00
Data di pubblicazione: 8 Settembre
Sinossi: Marguerite Caine è cresciuta respirando intorno a sé le teorie scientifiche più all'avanguardia. I suoi genitori, infatti, sono due famosi scienziati che sono riusciti a realizzare la macchina più stupefacente di tutti i tempi: il Firebird, un congegno che permette di viaggiare in dimensioni parallele. Ma quando il padre di Marguerite scompare, sarà suo compito trovarlo, con l’aiuto di Theo, uno studente di fisica, in una caccia all'uomo pluri-dimensionale, tra una Londra del futuro, una Russia ai tempi dello Zar e un mondo sottomarino. Le vite sono mille. Mille le possibilità. Ma il destino è uno soltanto.