venerdì 3 luglio 2026

Pillole d'autore: Lo straniero | Andorra | Fun Home

 








Sole a picco: abbacinante. Poi la canicola, che scioglie l'asfalto. Smargina i contorni. Imperla le tempie. La calura della Algeri degli anni Quaranta fa da sfondo a un delitto a sangue freddo, nel classico di Camus. Un romanzo breve e introspettivo, schematico e rigoroso, un po' come il suo protagonista. Candido perfino nell'efferatezza, Mersault è etichettato come sociopatico. Accusato di omicidio, viene messo in discussione come figlio, amico, amante. È difficile simpatizzare per lui, così com'è difficile dichiarare amore verso questo romanzo che dal personaggio eredita gli schematismi, l'andamento boccheggiante, l'indifferenza. Eppure, Lo straniero all'inizio lascia freddi, per poi affascinare. Merito di un narratore chirurgico, che sembra guardare dall'esterno perfino i propri gesti e filtrare tutto più attraverso il corpo che le emozioni. Cosa ricorderò di Mersault? Un colpo di calore, poi un colpo di pistola: ne seguiranno altri tre. Il soffio oscuro della morte, che spazza via la monotonia dell'estate. I giorni che scolorano, mentre la detenzione si popola di ricordi. Il protagonista non dorme. Ha paura che il boia lo sorprenda nel sonno. Per fortuna, c'è la sera. Il caldo diminuisce, i rumori del carcere cessarono, e subentra una specie di tregua. È il sentimento della rassegnazione? Forse. Ma, in Camus, appare l'unica pace concessa. ★★★

Oltre ai dialoghi cinematografici, c'è una cosa che rende sempre riconoscibile Peter Cameron: il modo in cui descrive luce. Dorata come nel titolo del suo romanzo più bello, cristallizza i paesaggi in un eterno tramonto degno degli impressionisti francesi. Siamo sui Pirenei, nel principato di Andorra: un paradiso fiscale di hotel a picco e case in granito rosso, dove gli expat sono di casa. Segnali e minacce, però, seguono l'arrivo di Alexander Fox: un misterioso antiquario americano in cerca di redenzione, presto diviso tra due donne. Il ritrovamento di un cadavere in fondo al porto trasformerà quel microcosmo fiabesco in un labirinto senza uscita. Sospeso e raffinato, questo Cameron flirta con Daphne Du Maurier. Aspettatevi un gioco colto e raffinato: non un vero giallo. Forse meno a fuoco che altrove ma molto divertito, l'autore si conferma impareggiabile quando si tratta di raccontare gli uomini irrisolti e la gabbia d'oro del privilegio. Anche le pagine del suo Andorra scintillano. Ma, questa volta, è stato impossibile non immaginarle nel bianco e nero dei noir anni '50. Sotto la luce, sin dall'inizio, covava l'ombra. ★★★½

Si chiama Fun Home, eppure non c'è niente da ridere: i protagonisti lavorano in una ditta funebre. Parla di elaborazione del lutto, ma non c'è commozione: a raccontare la morte del capofamiglia è una figlia dagli occhi asciutti, che a quel padre gay rimprovera di averle rubato perfino il coming out. È una delle saghe familiari più belle che leggerò quest'anno: a parlarci, però, sono semplici didascalie. I graphic novel possono essere anche grandi romanzi? L'autrice ce ne dà la conferma con un gioiello dove ogni stanza di casa Bechdel riflette la personalità di un prof frustrato, col pallino degli esistenzialisti francesi e del design. Come ci si affranca da un'infanzia che è un'impostura? Come ci si libera dell'ombra di un padre tirannico, che non ha rinunciato al colpo di teatro nemmeno alla fine: incidente o suicidio? Mentre rievoca la propria formazione, Bechdel si scopre per sempre ingarbugliata all'uomo che ha tanto amato e tanto odiato. Questa tragicommedia è per chi è cresciuto con gli Addams alla TV, ha pianto davanti al finale di Aftersun e riso al funerale di un parente morto di fresco. L'odissea di chi non ha mai smesso di setacciare lettere e fotografie, pur di esistere ancora nella vita – e nella morte – di chi ci ha sempre tenuti a distanza. ★★★★½