giovedì 18 giugno 2026

Dove il caos è di casa: Euphoria S03 | Half Man | Margo ha problemi di soldi

È stata tra le serie più influenti dell'ultimo decennio. Nel frattempo, qualcuno è diventato una star: Zendaya, Sweeney, Elordi. Qualcuno è passato a miglior vita: Dane e Cloud. Qualcuno ha tagliato i ponti con lo scandaloso creatore, Sam Levinson: Schafer su tutti, qui ridotta a poco più che una comparsa, e lo storico compositore Labrinth. Di questa terza stagione si è scritto tanto, e prematuramente. Ambientata cinque anni dopo il diploma, abbandona le luci al neon al servizio di un neo-western polveroso, laido, sudato, dove neonazisti e serpenti a sonagli si avvicendano come nel cinema di Tarantino, Rodriguez, Korine. Potevamo forse aspettarci qualcosa di meno pulp da personaggi sempre stati distanti dalle dinamiche adolescenziali? Rue è un corriere della droga al centro di un pericoloso triplo gioco. Cassie, sposata con Nate, sbarca su Onlyfans e ha Maddie per manager. Gli altri vanno e vengono – spesso ridotti a semplici figuranti: è vero –, in episodi dove sono soprattutto le forme dell'amata-odiata Cassie a regalare momenti cult. C'è qualcosa di miracoloso, però, nel regolamento di conti finale. Questa conclusione scissa tra shock e rinnovamento, fede e vendetta, sa concedersi una chiusa talmente ispirata da pacificare fan e detrattori. Regalando finalmente redenzione al più bello, pazzo e disgraziato dei nostri american dreams. (8)

Dopo il trionfo di Baby Reindeer, Richard Gadd torna a sconvolgere con un nuovo capolavoro di scrittura, recitazione, regia – benché diversissimo dalla miniserie autobiografica che l'ha preceduto. Ambientato a Glasgow nell'arco di più di vent'anni, Half Man rielabora il mito ancestrale di David e Golia per raccontarci l'amore e l'odio totalizzanti tra due fratellastri: lo scrittore Jamie Bell, pavido ed emaciato, logorato sin dall'adolescenza dalla vergogna verso sé stesso; lo stesso Gadd, qui irriconoscibile nei panni di un muscoloso avanzo di galera tutto pugni serrati e grugniti. Tra i due, chi è la vittima e chi il carnefice? Al centro di duelli attoriali da Emmy, i protagonisti ridono fino alle lacrime e si rovinano la vita, al centro di scene così ributtanti da farti distogliere lo sguardo. Brutti, sporchi e cattivi, indagati attraverso una scrittura affascinata dalle ombre e dalle storture, cercano di allontanarsi l'uno dall'ombra dell'altro. Ma che vita vivrebbero senza una musa e un incubo alle calcagna? Animaleschi, scomodi, coraggiosissimi, i sei episodi targati HBO sono la riflessione definitiva sulla mascolinità tossica e l'omofobia interiorizzata, nonché – attualmente – la migliore serie dell'anno. Viva Richard Gadd; maledetto Richard Gadd. (9)

Mentre il mondo si scandalizza per l'ostentazione delle grazie di Sydney Sweeney – discinta content creator nell'ultima stagione di Euphoria –, su Apple si è da poco conclusa una serie che racconta OnlyFans con toni opposti: questa volta, infatti, siamo nell'ambito della dramedy a sfondo familiare. Margo ha problemi di soldi, tratta dal romanzo di Rufi Thorpe, è una fiaba di ordinaria sopravvivenza che un po' ricorda il cinema di Sean Baker – pur non avendone, purtroppo, mai lo sguardo autoriale. Rimasta incinta del suo professore, una diciannovenne con una madre frivola, un padre sotto metadone e due seni pienissimi decide di sposare una nuova identità online. Basta spogliarsi, però, per monetizzare? Per conquistare una nicchia di abbonati, Margo avrà bisogno di un personaggio. Perché tutto è narrazione: soprattutto il sesso. A tratti troppo tirata per le lunghe – serviva, ad esempio, l'annuncio di una seconda stagione? –, la serie di David E. Kelley sceglie saggiamente di dedicare grande spazio ai comprimari. E se la sempre bravissima Elle Fanning si mette a nudo con il suo ruolo più adulto, anche gli irresistibili Michelle Pfeiffer e Nick Offerman puntano agli Emmy. La rappresentazione del sex working è realistica? Davvero? Personalmente, ne dubito. Ma il brio di questo cast pieno di stelle fa la differenza. (7)

giovedì 4 giugno 2026

Recensione: La cronologia dell'acqua, di Lidia Yuknavitch

 | La cronologia dell'acqua, di Lidia Yuknavitch. Nottetempo, € 17, pp. 334 |

Con quanta grazia è possibile nuotare nell'abisso? In acqua, Lidia Yuknavitch si muove come un pesce. Ha le spalle larghe, i capelli odorosi di cloro, gli occhi blu piscina. Ma mentre macina gare su gare, intanto, annega in sé stessa: tre matrimoni, due arresti per guida in stato d'ebbrezza, un'infanzia spesa accanto a un padre orco e a una madre troppo assuefatta agli abusi per reagire. Senza il kajal sugli occhi e gli anfibi ai piedi, si dedica allo sport quattro ore al giorno tutti i giorni. E, nei ritagli, legge Mary Shelley al posto della Bibbia. E folleggia. Sempre in hangover, sprezzante e arrabbiata, colleziona compulsivamente sogni di fuga, ciocche di capelli, aborti, uomini e donne. La storia della sua vita ha ispirato anche l'esordio alla regia di Kristen Stewart che, dopo la première a Cannes, arriverà in Italia il prossimo 11 giugno con Wanted Cinema.

Nell'acqua, come nei libri – puoi abbandonare la tua vita.

In questo memoir controcorrente, capace della turpitudine e del lirismo più devastanti, i ricordi emergono in ordine sparso. L'autrice getta il sasso, e le immagini affiorano come onde sul pelo dell'acqua: ecco le mani oscene di suo padre sulle sue, le ceneri sparse nell'oceano in un cappotto rosso, la rottura dell'imene in bicicletta, il brivido del sadomasochismo. Ma anche le lezioni di scrittura creativa con l'autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, l'ascesa nel mondo accademico dopo le sperimentazioni della controcultura, le gioia della maternità, la resurrezione attraverso il perdono. Niente podi né inni nazionali, ma soltanto una piscina anonima in un piccolo resort, accanto a un figlio che ha ancora paura di immergersi.

L'immagine di Giovanna d'Arco sul rogo bruciò dentro di me come una nuova religione. Il viso rivolto al cielo. La fede irrobustita come una guerra santa. E sempre la voce di un padre nella testa. Come me. Gesù. Che cos'è un uomo smagrito appeso a un pezzo di legno accanto all'immagine di una donna guerriera tra le fiamme?

Raramente, o forse mai, ho letto di così tanta carne; di così tanta pelle - pelle abrasa, lacera, spasimata. Yuknavitch è in fiamme. Come una Giovanna D'Arco queer, trasforma il fuoco che si porta dentro in un canto tribale: genera energia geotermica. Yuknavitch nuota. Verso un obiettivo, o lontano da qualcosa? Immancabile per chi ha divorato Neige Sinno, Tiffany McDaniel, Goliarda Sapienza – e si è lasciato da loro divorare –, La cronologia dell'acqua è una lettura talmente immersiva da farci scordare la terraferma. Yuknavitch è maestra dell'apnea. Con il tempo, ha domato la frenesia per mezzo della disciplina: le mani scattanti sia tra le corsie che sulla tastiera del PC. Si immerge, e porta tutto in superficie. Finalmente a galla. Senza peso.

Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Dido – White Flag