giovedì 19 febbraio 2026

And the Oscar goes to: Hamnet | Sentimental Value | Train Dreams | L'agente segreto

Quando s'incontrano, Agnes Hathaway chiede a un giovane William Shakespeare di raccontarle una storia. Lui sceglie il mito di Orfeo e Euridice, dove il protagonista ha la peggio contro l'aldilà. Si può forse vincere la morte? La domanda torna spesso nell'ultimo Chloé Zhao: l'adattamento di un romanzo che, al cinema, trova una struttura più lineare, il fuoco creativo del teatro, nessuna parola superflua. Sul grande schermo, parlano gli occhi di Jessie Buckley: una forza della natura, affiancata dal sempre malinconico Paul Mescal. Le foglie sussurrano, come in Terence Malick. E gli archi di Max Richter urlano. Come si racconta il più inimmaginabile dei dolori? Di recente, succedeva lo stesso anche in Sentimental Value: lo si mette in scena. Lo strazio di una coppia, in questo modo, diventa lo strazio di tutti. Alla fine, Shakespeare ci è riuscito: a differenza di Orfeo, ha imbrogliato la morte. Hamnet ci ricorda la sua vittoria, e il suo dolore, più grandi: una ferita ancora aperta – e nostra – cinquecento anni dopo. (9)

Per fortuna, le famiglie infelici restano pur sempre infelici a modo loro. Lo sa bene Joaquim Trier – scandinavo, come Ibsen e Bergman –, tornato alle voci off, ai personaggi spigolosi, al talento di Renate Reinsve. Sentimental Value non ha bisogno di stupire: teatrale e rigoroso, è retto unicamente da recitazione e scrittura. Quanto spazio ha la sincerità nella famiglia di un cineasta? È la domanda che si pongono le figlie di un regista, l'immenso Stellan Skarsgard, alla notizia che la loro casa diventerà il set del suo prossimo film. È autobiografico? Lo chiede spesso l'insicura Elle Fanning, fragile stellina di Netflix pronta a fare il salto al cinema d'autore. Ma ogni questione è destinata a essere elusa, in un dramma da camera in cui i sentimenti si tacciono e le lacrime scorrono libere solo in scena. Ci si lascia andare sul set e basta – nel porto franco in cui la vita imita l'arte, l'arte la vita, e i copioni giungono come mani tese. Per capire come elaborare il presente e il passato. E, magari, insieme, affrontare il futuro. (8)

Ci sono quei film che ti riconciliano col mondo. Train Dreams – arrivato in sordina su Netflix, ma, stando a me, il più bello della scorsa annata – è uno di quelli. Impermeabile alla violenza, granitico e taciturno, Joel Edgerton è un taglialegna con il sogno di aprire una segheria accanto alla moglie Felicity Jones. Ultimo esemplare di un piccolo mondo antico, si muove in un'epopea fatta di duro lavoro, lunghi silenzi, rare epifanie. Nel frusciare degli alberi, a volte, i suoi sensi di colpa si trasformeranno in fantasmi. Ma basteranno i racconti del boscaiolo William H. Macy, le conversazioni con la guardia ambientale Kerry Condon, per tornare a far pace con Madre Natura: indifferente come in Leopardi, forse, ma dalla bellezza consolatoria. Lirico, mistico, contemplativo, il western di Clint Bentley è un film di uomini minuscoli e alberi immensi. Una parabola alla Manchester by the Sea, filtrata attraverso il cinema di Malick e le voci di Williams, Steinbeck, Haruf, Strout. Un cinema pieno di grazia, che non dimentica mai di essere anche letteratura. (10)

Ogni anno, agli Oscar, arriva il film che piace a tutti ma non a me. Quest'anno il mio incompreso resterà L'agente segreto. Premiato prima a Cannes, poi ai Golden Globes, non è il thriller di spionaggio che qualcuno ha giurato fosse. Il protagonista, interpretato dal fascinoso Wagner Moura, è un insegnante universitario dal basso profilo: ha pestato i piedi alla persona sbagliata – il perché si perde nel chiasso del Carnevale di Rio, tra tagli ai finanziamenti pubblici e militari cialtroni – e ha un paio di sicari alle costole. Un po' western, un po' commedia familiare, un po' horror, un po' dramma della memoria, salta senza soluzione di continuità da un genere all'altro e il risultato – doppiamente confusionari per chi, come me, ne sa poco o nulla di storia brasiliana — appare la versione più sbilanciata dell'ultimo Paul Thomas Anderson. Ad aggiustare il tiro è una chiusa circolare, che tira in ballo nastri d'archivio e strizzate d'occhio al cult Lo squalo. Ma servivano 160 minuti? Soprattutto, non sarebbe stato meglio premiare l'universalità di Park Chan-Wook? (6)

giovedì 22 gennaio 2026

Recensione: Middlesex, di Jeffrey Eugenides

| Middlesex, di Jeffrey Eugenides. Mondadori, € 16, pp. 612 |

Cos'è che determina chi siamo? I nostri cromosomi, la maniera in cui ci hanno educati, le nostre radici? È una domanda, questa, che riecheggia in ogni storia di crescita. Ma in quella di Jeffrey Eugenides – un classico moderno insignito del Pulitzer – un po' di più. A raccontarla è un narratore dalla doppia natura, cresciuto come una bambina prima di abbracciare un'identità di genere maschile. A causa di un gene imprevedibile, rimasto sopito per oltre due secoli, Calliope, negli anni della pubertà, si scopre intersessuale.

Gli eventi davvero importanti non dipendono mai da noi. La nascita per esempio, e la morte. L'amore. E ciò che l'amore ci lascia in eredità ancora prima che nasciamo.

Ha lunghi capelli a schermarne il viso, tratti spigolosi, mestruazioni che tardano ad arrivare. Oggetto d'attrazione sia per i maschi che per le femmine, a volte cavia e a volte splendida creatura mitologica, Cal racconta la propria storia a ritroso, dipanandola come un filo di seta. I toni, epici e brillantissimi insieme, ricalcano quelli dei poemi omerici, omaggiando il mito platonico dell'anima gemella e mescolando la hybris alla scienza. A conoscenza non soltanto dei retroscena del suo stesso concepimento, ma anche di ogni piccolo segreto familiare, l'onnisciente Cal rievoca la relazione incestuosa tra i suoi nonni – Lefty e Desdemona, in fuga dalla dissoluzione dell'Impero ottomano –, il matrimonio tra i genitori – Milton e Tessie, cugini di primo grado –, i turbamenti di una Detroit stravolta prima dal fordismo, poi dalle rivolte razziali, infine dall'arrivo dei ristoranti in serie.

Ho l'impressione di sentirti, lettore. È l'unico genere di intimità che mi mette a mio agio. Noi due, soli, nell'oscurità.

Benché al centro di una sorprendente ascesa sociale, gli Stephanides sono forse maledetti? Middlesex è la storia della donna che visse due volte e, soprattutto, della sua grossa grassa famiglia greca. Un romanzo fluviale, esilarante, coltissimo, il cui cuore ibrido batte a metà tra la tragedia classica e il sogno americano, Gabriel Garcìa Màrquez e Nathan Hill. Proprio come i suoi avi, anche Cal viaggerà in cerca di un nuovo centro di gravità. Ad attenderlo c'è una San Francisco notturna, tentacolare e affascinante, dove la già fiorente comunità LGBTQIA+ gli infonderà il coraggio necessario per esistere senza giustificarsi. Perché, a volte, è possibile trovare armonia anche nella disarmonia. Senza essere “uno”, per sentirsi completi.

Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Chappel Roan – Pink Pony Club

venerdì 16 gennaio 2026

Le più social di dicembre: Stranger Things 5 | Welcome to Derry | Heated Rivalry

Anch'io sono stato schiavo del marketing. Negli anni, ho accumulato magliette, calzini, gadget a tema. Nonostante tutto, Stranger Things non è mai stata la mia serie della vita: nata come omaggio al cinema degli anni Ottanta – e ai classici di King, Tolkien, Rowling –, è stata sin dal pilot nostalgica, prudente, derivativa. Sarà per questo che, a differenza dei fan, ho affrontato le lungaggini e le falle della quinta stagione – la più debole accanto alla seconda – senza livori. Mi sono tenuto lontano sia dagli spoiler sia dai pronostici. In fondo, l'ho sempre seguita indipendentemente dalla trama: a spingermi, l'affetto verso i personaggi. Vado controcorrente, perciò, e dico che per me l'addio alla serie funziona proprio quando i militari non sparano, Vecna non rapisce nuovi innocenti e il Sottosopra non minaccia di invadere Hawkins. Il cuore della serie è nei ritagli, nelle pause, nei momenti d'insieme – troppo pochi in una stagione che, a tratti, mette troppa carne (e troppe storyline) al fuoco. Ricorderò, quindi, ciò che non è piaciuto a molti: una confessione disarmante, a cui non si può rispondere che con gli abbracci; la mezz'ora finale in cui non succede niente, eppure ci si gode tutta la calma, la gioia e la tristezza del congedo. Si chiude una porta. Adesso, si aprirà un portone – con tanto di sequel, spin-off, reboot? Tra qualche anno, quasi sicuramente. E quando accadrà, borbotterò da bravo bontempone. Ma è anche questa, in fondo, la magia di un prodotto che per dieci anni ha creato un ponte tra le generazioni e che, a ridosso dei titoli di coda, ci ha ricordato che certe storie iniziano nel momento esatto in cui smettiamo di raccontarle. (7)

Una legge non scritta condanna Stephen King a trasposizioni mal riuscite. Serviva HBO, pronta a riunire il team creativo dell'ultimo adattamento di It e a mettere a punto una serie che si rivela essere contemporaneamente un prequel, un'espansione, un omaggio. Vietato affezionarsi ai personaggi: l'emittente televisiva ci ha abituato al peggio. Welcome to Derry non risparmia nessuno. Lo realizziamo presto, in un pilot destinato a infrangere uno dei più grandi tabù: i bambini e la morte. Provocatorio e violento, ma anche pieno della magia e del candore del cinema del passato, fa luce sui segreti di una città maledetta e soprattutto sulla figura del pagliaccio infernale. Questa volta, siamo ventisette anni prima del film di Andy Muschietti. A lottare contro l'entità piovuta dallo spazio profondissimo ci sono i ragazzini della generazione precedente. Legati ai personaggi più amati per mezzo di legami imprevedibili, si scoprono parte di un piano in cui l'unico male non è quello annidato nelle fogne. Cosa trama la base militare americana? Chi era il vero Pennywise? Al netto di una pessima CGI e di qualche episodio intermedio non all'altezza, la serie è un amarcord bellissimo perfino nelle ingenuità. Il merito? Di una scrittura che farà la gioia dei veri fan, in cui si intrecciano citazioni a Shining, Le ali della libertà, The Mist. Del grande ritorno di Bill Skarsgård, qui più inquietante e sontuoso che mai: il settimo episodio, in particolare, è una masterclass di regia e recitazione. Soprattutto, di nuovi piccoli eroi pronti a commuoverci, a metà tra lo spirito di sacrificio La compagnia dell'anello e la dolcezza intramontabile dei Goonies. (7,5)

E se la serie più attesa dell'anno fosse, paradossalmente, quella che nessuno aspettava? Sbucata dal nulla all'inizio di dicembre, girata con un budget bassissimo in un mese scarso di e prodotta da un'anonima emittente, si è imposta nella maniera più sorprendente: con il passaparola sui social. Sexy, ma anche tenera e profonda, affronta un tabù nel mondo dello sport professionistico e l'amore proibito tra due nemici giurati. Succede quello che succederebbe se Sinner, in segreto, frequentasse Alcaraz. Si respira qui e lì un'innegabile aria di fanfiction e tutti, dai protagonisti ai comprimari, hanno fisici scultorei e ormoni incontenibili, a cui danno libero sfogo in chiacchierate scene di sesso. A brillare, eppure, ci pensano la delicatezza del creatore di Jacob Tierney (in passato, anche collaboratore di Xavier Dolan) e l'alchimia tra gli astri nascenti Hudson Williams e Connor Storrie (quest'ultimo, texano ma dall'accento russo strepitoso, è un nome su cui scommettere). Quanto è coraggioso darsi alle commedie romantiche in tempi cinici come i nostri? Quanto è folle sfidare il fandom di Stranger Things, proprio nei giorni della conclusione? Eversiva nella sua semplicità, questa versione per adulti di Hearstopper arriverà presto su HBO Max e ci invita a credere, nel frattempo, di nuovo nelle favole. E nell'amore. E nel sesso. Ma, per favore, non domandatemi le regole dell'hockey. (7,5)

giovedì 8 gennaio 2026

Questo blog è di un anno più vecchio della mia protagonista

Ha senso, nel 2026, continuare ad aggiornare un blog? I lettori sono sempre gli stessi, fermi ormai da anni. I commenti e le visualizzazioni scarseggiano. Ci sono cose di cui preferiscono parlare soltanto su Instagram, in maniera più immediata e informale. Ci sono libri o film di cui, qui sopra, non c'è traccia: Letterbox e le stories, ormai, hanno sostituito i post. Eppure, oggi è il nostro quattordicesimo compleanno. E questo posto, forse più freddo e meno accogliente di un tempo, resta la cosa più vicina alla mia idea di casa. Torno qui a raccontarmi, a leccarmi le ferite, al termine di un anno infernale in cui ho perso entrambi i miei nonni, la casa in cui ho trascorso l'ultimo decennio e, soprattutto, Ciro: il gatto tigrato che si è rivelato il mio amore e il mio dolore più grande. Eppure, è successo anche qualcosa di bellissimo: presto, Nutrimenti pubblicherà una storia che davo per persa. Finalista al Premio Neri Pozza nel 2021, è rimasta in un cassetto per tutto questo tempo. Leda, la mia protagonista, ha tredici anni: dunque, questo blog è di un anno più vecchio di lei. E nei ringraziamenti, immancabilmente, ci siete anche voi: gli affetti stabili che, nella buona e nella cattiva sorte, in silenzio o a voce alta, hanno sempre supportato il mio modo di raccontare le storie altrui. Sarò abbastanza bravo, questa volta, alle prese con la mia? La curvatura dell'orizzonte arriverà in libreria il 16 gennaio. Spero gli vorrete bene, come per tutti questi anni ne avete voluto a me. Con affetto, Michele.

| La curvatura dell'orizzonte. Nutrimenti, € 19, pp. 272 |

Leda ha tredici anni, vive su una piccola isola del Mediterraneo e il suo nome è una dichiarazione d’intenti. Intrattabile e solitaria come una gatta randagia, è stata registrata all’anagrafe per sposare un destino: distruggere. O almeno, è questo ciò che le ripete suo padre, l’aspirante sindaco dell’isola, sbucato dal passato per imporle il marchio del proprio cognome. Da allora Gemma, madre di Leda, si è rifugiata nel silenzio e la ragazza, smarrita, ha trovato i suoi punti di riferimento in Giosuè, figlio del maresciallo, e Saverio, bullo della scuola. Ma su quella loro isola, luogo sospeso tra mito e realtà, un giorno come tanti accade l’incredibile. E cambia tutto. Chi è la ragazza che Leda e Giosuè trovano in spiaggia, nuda e confusa? Tra fari abbandonati e notti d’estate piene di presagi, i ragazzi inseguono una verità che gli adulti hanno troppo a lungo nascosto. Un romanzo che, pur colpendo con grande forza e durezza, suona le corde della favola e che, prendendo le mosse da un immaginario neorealista, per i suoi ambienti e le lotte interne ai protagonisti, diventa storia di formazione raccontata in un modo nuovo, fresco, originale.

mercoledì 31 dicembre 2025

La mia top 10: le migliori letture del 2025






10. Ava Anna Ada – Ali Millar (Sur)

Cosa succederebbe se Lanthimos dirigesse Salburn, ma in chiave saffica e apocalittica?

9. Le notti di Salem – Stephen King (Sperling Kupfer)

Il classico dell'horror che omaggia i classici dell'horror. 

8. Avete presente l'amore? – Dolly Alderton (Rizzoli)

Un irresistibile spettacolo di stand-up sul dramma di un amore che finisce. 

7. Il cielo è dei violenti – Flannery O'Connor (Minimum Fax)

La scoperta tardiva di una delle regine della narrativa americana. 

6. I ragazzi della Nickel – Colson Whitehead (Mondadori)

La tragedia del razzismo in un romanzo col respiro delle avventure d'altri tempi. 








5. Raccontami tutto – Elizabeth Strout (Fazi)

Lucy Barton e Olive Kitteridge si incontrano: il crossover che non sapevi di aspettare.

4. Il Nix – Nathan Hill (Rizzoli)

Dall'autore di Wellness, una commedia politica con l'urgenza della contestazione giovanile.

3. Il giorno dell'ape – Paul Murray (Einaudi)

Il romanzo più chiacchierato dell'anno. Quello col finale più sconvolgente. Per questo, indimenticabile.

2. Cent'anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez (Mondadori)

Una saga familiare lunga sette generazioni. Il libro che ci ricorda perché amiamo i libri.

1. La radice del male – Adam Rapp (NN)

Un intreccio tra rievocazione e cronaca, dove i traumi passano di padre in figlio. Quanto male. E quanto bene, eppure, verso i membri della famiglia Larkin.

martedì 30 dicembre 2025

La mia top 10: le serie TV del 2025






10. Overcompensating – Amazon Prime Video

Tutti vogliono appartenere a qualcosa. Perfino a uno stereotipo. La tesi che non ti aspetti da una comedy che più “millennial” non si può. 

9. Heated Rivalry – HBO Max

Per lo show di cui tutti parlano, dovevamo aspettare l'anno agli sgoccioli. Una romcom sexy, romantica, sportiva, con un fandom già solidissimo e due protagonisti che si apprestano a diventare le star del 2026.

8. Welcome to Derry – Now TV

Splatter e tenerissima. A tratti, è vero, è ingenua e con una CGI tutt'altro che inappuntabile. I fan di lunga data di Stephen King, eppure, aspettavano un omaggio così da tutta la vita. 

7. Intervista col vampiro – Netflix

Arriva in ritardo, ma nello stesso anno di Sinners. I vampiri? Mai stati tanto eleganti, filosofici, politici. Anche quando, come in questo caso, saltano fuori da un romanzo di cinquant'anni fa. 

6. Stranger Things 5 – Netflix

Anche se quando pubblicherò il post sarà ancora in corso d'opera, impossibile non menzionare la serie che mette d'accordo le generazioni. Lo spettacolo spettacolare che ha plasmato l'immaginario pop.








5. Dying for Sex – Disney Plus

La storia (vera) della donna che voleva vivere prima di morire. Una dramedy straziante e senza falsi pudori, con una Williams in stato di grazia. 

4. The Studio – Apple

La versione d'autore di Boris e Call My Agent

3. Dieci Capodanni – RaiPlay

Una città, due persone, dieci anni. A metà tra One Day e Prima dell'alba, ci ricorda la bellezza del realismo e la persistenza dell'amore. 

2. Adolescence – Netflix

Quando la tecnica incontra il cuore. 

1. M. Il figlio del secolo – Sky Now

Com'è potuto accadere? Come può accadere? Joe Wright dirige un atto d'accusa seducente e ributtante, che non dimentica di essere grande cinema. Con un indimenticabile Marinelli.

lunedì 29 dicembre 2025

La mia top 10: i migliori film del 2025






10. Wicked: For Good 

Aspettarlo ha scandito meglio il mio 2025. L'attesa è stata più magica del film in sé? Forse. Ma non vivevo un'esperienza cinematografica così sentita dai tempi della saga di Harry Potter.

9. Twinless

La quota indie. Una black comedy sull'incontro tra due solitudini. Perché perfino il lutto diventa qualcosa da invidiare, quando sei solo al mondo. 

8. After The Hunt – Queer

Doppio film, doppio Guadagnino. L'eleganza degli script teatrali contro i trip lisergici dei romanzi di Burroughs, Roberts contro Craig. La provocazione, e la classe, sono comunque di casa.

7. Here

Quest'anno ho salutato la casa in cui sono stato negli ultimi dieci anni. Ho perso il mio gatto, Ciro. Quando sono tornato alla base, a Natale, ho scoperto tutto più estraneo e vuoto; tutti cambiati. L'incanto di Zemeckis mi ha fatto far pace con il divenire inevitabile.

6. I peccatori – Bring Her Back 

Una grande annata per i film di genere. Ma se l'ibrido di Coogler punta già agli Oscar, domando attenzioni e giustizia per l'opera seconda dei Philippou. Sally Hawkins, spaventosa e struggente, è molto più iconica della villain di Weapons








5. L'amore che non muore – Emilia Perez

Due film pazzi, pieni di musica e pallottole volanti, francesissimi. Un cinema che è dinamismo puro, di cui godere sullo schermo più grande possibile. 

4. The Brutalist

Una morality play degna di Scorsese, Coppola, Anderson. Un grande romanzo americano. 

3. Io sono ancora qui

La tragedia dei desaperecidos in un film sulla forza delle donne. Torres nella performance dell'anno. 

2. Una battaglia dopo l'altra 

Il cinema di Paul Thomas Anderson è una cosa meravigliosa. Quando inneggia alla rivoluzione, di più.

1. Train Dreams 

Un film di uomini minuscoli e alberi immensi, filtrato attraverso lo sguardo del cinema di Malick e le voci di Williams, Steinbeck, Haruf, Strout.