Lei è un'autrice affermata. Nata a Città del Messico, vive a New York, ma ha origini siciliane. Al termine di un lungo tour promozionale e di una separazione dolorosissima, cerca un centro di gravità permanente nella città da cui nel primo Novecento partì la sua famiglia di immigrati: Catania. Ha con sé un portatile su cui abbozzare una biografia di famiglia (l'obiettivo: preservare i ricordi della madre, un'ambientalista radicale forse vittima della demenza), un antico mosaico cartaginese tramandato di generazione in generazione (raffigura Proteo: un dio mutaforma che conosce il futuro), una figlia dodicenne piena di domande (le risposte: vanno cercate alla cieca nei classici della letteratura latina).
Inizio e fine sono sempre confusi: sembrano scritti in un alfabeto straniero.
A dispetto del titolo bugiardo, Principio metà fine non è una lettura lineare. Ondivago, frammentario e un po' magico, si muove a confine tra Esiodo e Virgilio, realtà e invenzione. Siamo così sicuri si tratti di autofiction? La narratrice coincide con l'autrice? Quello che parte come il memoir di Valeria Luiselli si trasforma presto in uno sgangherato viaggio a bordo di una Panda rossa: riportare il mosaico di Proteo al sito archeologico di appartenenza significa combattere l'oblio. Sullo sfondo, una Sicilia degna di un film di Alice Rohrwacher: una terra in cui è ancora possibile confondere la vita coi romanzi, in cui convivono Dio e Giove, fanatici del complotto e tombaroli, accoglienza e xenofobia. All'improvviso, però, cambia il vento. E mentre l'Etna minaccia catastrofi, la narrazione trova nuova voce – Plinio il Vecchio che passa, quasi, il testimone a suo nipote –, diventando un'avventura ad altezza bambino che si affida a Polaroid e cartoline per raccontare i fili invisibili che tengono tutto insieme.
Mentre pensiamo di scrivere e leggere il mondo per loro, anche i nostro figli, in ogni momento, ci leggono e ci scrivono.
Qui lontana dai libri di denuncia sociale che l'hanno resa nota, Luiselli firma uno Zibaldone tanto misterioso quanto incantevole sul mito fondativo della propria famiglia: farà la gioia dei classicisti. Gli altri, forse, dichiareranno confusione davanti all'ennesima citazione di troppo. Ma perfino loro, scommetto, custodiranno nel cuore l'immagine di una donna e una bambina di ritorno dal mercato: portano una testa di pesce spada incartata come un mazzo di fiori.
Il mio consiglio musicale: Rosalia – Focu 'ranni











