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Ho paura torero, di Pedro
Lemebel. Feltrinelli,€ 17, pp. 208 |
Lei, la Fata dell'angolo, è un travestito di mezza età con pochi capelli in testa ma molto grilli. Leggiadra come un colibrì, ricama tovaglie per le moglie dei gerarchi e, a dispetto della terza elementare, si esprime in poesia. Lui, Carlos, rischia la vita in un'eterna corrida: sta architettando un attentato per rovesciare la dittatura. L'obiettivo è Pinochet, qui fragile e dispotico, affiancato da una First Lady che gli rimprovera continuamente il muso troppo lungo e le divise troppo grigie.
Mi fai stare bene; quando sono con te sono felice. Neanche fossi un pagliaccio del circo. Non è questo, con te mi sento ottimista. E che altro? Che altro vorresti? Che mi ami un pochino. Sai che ti voglio bene più di un pochino. Non è lo stesso, tra l’amore e l’affetto c’è un mondo di differenza. Ti voglio bene con la tua differenza.
Mentre fuori fioccano barricate e perquisizioni, i protagonisti - più simili del previsto, tra nomi fittizi e un gergo rubato al cinema hollywoodiano - si scoprono complici nello spazio angusto di una soffitta. La Fata viene ingannata da Carlos, in realtà interessato solo a un nascondiglio sicuro, o preferisce lasciarsi ingannare? La progressiva sinistra, un giorno, vedrebbe forse di buon occhio la loro vicinanza? Indimenticabile, la protagonista trasforma ogni fantasia in un film e, in pieno coprifuoco, lascia che la radio trasmetta esclusivamente canzoni d'amore.
Come si guarda qualcuno che non si rivedrà mai più? Come si fa a dimenticare quello che non si è mai posseduto? Così, semplicemente.
Nel romanzo cult di Pedro Lemebel, degno delle atmosfere del miglior Almodovar, le descrizioni, i pensieri e i dialoghi dei personaggi diventano lo spartito di un bolero malinconico. Un flusso vario e ininterrotto, allergico al disincanto, che riflette di consapevolezza – politica, etica, sessuale – perfino nell'inferno dei lacrimogeni. Sensuale, ironico, struggente, Ho paura torero dissemina centrini ricamati sulle casse stipate di armi e marcia davanti agli autoblindo con un cappello giallo canarino in testa. In un'epoca in cui tutto è proibito, ma ogni cosa, eppure, sembra ancora possibile, il romanzo trasforma un sentimento clandestino in una sfacciata bandiera arcobaleno. Siamo a Santiago del Cile, nell'autunno del 1986. È il momento peggiore per sognare l'amore. È il migliore. Forse, è l'unico.
Il mio consiglio musicale: Loretta Goggi – Maledetta primavera

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