È
destino. Torniamo spesso dove siamo stati bene. E così, dopo qualche
anno di lontananza, sono tornato a perdermi nelle storie della
bravissima Elizabeth Strout. A Crosby, Maine: una cittadina vista
mare, dove tutti conoscono tutti e i personaggi dell'autrice sono
soliti incontrarsi. Come parte di un grande universo espanso, i
protagonisti dei suoi più grandi successi — Olive Kitteridge,
Mi chiamo Lucy Barton, I ragazzi Burgess — si
incrociano in un romanzo che farà la gioia di tutti i lettori della
prima ora, senza però scoraggiare gli ultimi arrivati. Nonostante
sia consigliabile già conoscerli, niente paura: Raccontami tutto
non è un romanzo di trame intricate ed eventi spiazzanti, ma un
gioiello che brilla della quieta semplicità della provincia.
Olive
tacque un bel po'. Poi disse, in tono pensoso: “Strambo, no, il
mondo in cui viviamo? Per anni mi sono detta: Mi mancherà questo
quando muoio. Ma per come va il mondo di questi tempi, certe volte
penso che sarò ben contenta di essere morta”. E rimase seduta in
silenzio a guardare fuori al parabrezza. “Invece mi mancherà lo
stesso”, disse.
Qual
è il senso della vita di noi persone normali? Sembrano chiederselo
tutti, mentre Crosby si veste dei colori autunnali e qualcuno si
trasferisce lì per sfuggire al Covid. Lucy, la scrittrice arrivata
da New York, cerca idee per il prossimo romanzo dopo avere raccontato
di un'infanzia infelice e di un matrimonio burrascoso. La sua
migliore interlocutrice? L'indimenticabile Olive, novantenne due
volte vedova, che ora vive in una casa di riposo e ha imparato a
smussare un po' il suo caratteraccio. Accanto a loro, Bob: il mio
nuovo personaggio preferito. Penalista in pensione, qui fa i conti
con il mistero della morte del padre, la vedovanza del fratello
maggiore, la scomparsa di un'anziana il cui figlio è il principale
indagato. Soprattutto, con la cotta per Lucy: entrambi sessantenni,
sposati ma un po' in crisi, condividono lunghe passeggiate sul fiume
in una storia d'amore tenera come poche, ma destinata a rimanere
platonica.
Quando
arrivarono alle macchine, Bob spalancò le braccia e disse: “Ti
abbraccio, Lucy”. E lei spalancando le braccia disse: “Anch'io,
Bob.” Ma non si abbracciarono.
L'autrice
Premio Pulitzer, questa volta alle prese anche con un giallo,
intreccia con eleganza e levità vicende su vicende. Reduci dalla
pandemia, i suoi protagonisti rifuggono l'isolamento e amano essere
ascoltati. Condividono così «storie di solitudine e amore, e dei
piccolissimi legami che stringiamo nel mondo», in una lettura in cui
il superpotere dell'empatia ti invoglia a conoscerli come le tue
stesse tasche. E a rimandare il più a lungo possibile il momento del
congedo. Perché Raccontami tutto – con le sue “vite
ignorate” alle prese con la malattia, il tradimento, l'abuso, la
povertà – rende felicissimi. L'esistenza va avanti. La natura
segue il solito ciclo. I cuori, perfino quelli infranti, continuano a
battere. È la forza delle vita. Ed è in questa umanità ordinaria,
ma assolutamente incantevole e ostinata, che risiede la magia di
Elizabeth Strout.
Il
mio voto: ★★★★½
Il
mio consiglio musicale: Birdy – People Help the People