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mercoledì 21 ottobre 2026

Dolcetto o binge-watching: Monster S04 | The Shards | Widow's Bay | Something Very Bad is Going to Happen | The Vampire Lestat

Ha ucciso i suoi genitori a colpi di ascia. E l'ha fatta franca. La storia di Lizzie Borden – già raccontate in TV con Christina Ricci e al cinema con Chloe Sevigny – torna sul piccolo schermo, aggiungendosi all'antologia di Ryan Murphy. Non apprezzo il true crime, le cronache dal piglio giornalistico, la verità a ogni costo. Murphy romanza, ammicca, esagera, trasformando la sua protagonista – l'incantevole Beatty – in una Cenerentola gotica, queer, vendicativa. La sua amante – Krieps, eccezionale in un duplice ruolo – la intrattiene con i bagni di sangue di “Lady Dracula” prima di andare a dormire. E, anni dopo, Aileen Wuornos – una Paulson che non fa rimpiangere il premio Oscar Theron – si lascerà ispirare dai suoi delitti per vendicarsi del genere maschile. Tutt'altro che fedele alla realtà, la quarta stagione di Monster resta una fiaba nera deliziosamente truculenta, con una scrittura teatrale, scenografie opulente e un cast femminile (cito anche Ferguson: matrigna spregevole) da Emmy. Bellissima la colonna sonora. Verrà la morte, avrà i tuoi occhi. E ballerà i Bronski Beat. (7,5)

Può il romanzo più bello della sua annata ispirare la serie più brutta dell'anno? Succede a The Shards, trasposizione dell'ultimo Bret Easton Ellis, passata infelicemente dalle mani di Guadagnino a quelle di Murphy: l'autore più prolifico e bulimico della serialità americana. La sua ultima serie è un disastro, e non soltanto perché prende la tangente e si allontana completamente dal contenuto del romanzo: esangue, asessuata, patinatissima. La voce off, tanto ingombrante da fare pensare a un audiolibro, ci guida tra i segreti e i delitti del 1981: anno in cui molti serial killer colpivano tra le colline di Los Angeles. Peccato, però, che Murphy sia più interessato alle dinamiche adolescenziali: se mancano l'oscurità e la perversione, se manca il pulp (insieme al personaggio di Robert Mallory, qui interpretato dal terribile figlio di Gere), in compenso troverete tutti i cliché di una versione d'autore di Pretty Little Liars. Il finale, tutt'altro rispetto all'ambiguità originale, apre le porte a una seconda stagione. Se non Ellis, almeno dio, ce ne scampi. (4)

I politici ai vertici vorrebbero farne la nuova Martha's Vineyard: una chicca per turisti alto-borghesi. Ma chi è nato sull'isola non può lasciarla: non da vivo. A metà tra Castle Rock e Twin Peaks, Widow's Bay è un microcosmo inquietante e grottesco, dove ci sono clown assassini, tempeste elettromagnetiche, serial killer immortali e riti macabri. Raccolta di storie dentro storie perfetta per i fan di Stephen King, la serie Apple – già da record le sue vittorie agli scorsi Emmy – è una ventata d'aria fresca che non si prende mai troppo sul serio e che, grazie agli ottimi protagonisti, si rivela molto più che un comune omaggio. Il merito spetta agli equilibri brillanti di scrittura e regia – nel settimo episodio, dirige Ti West –, e a un'irresistibile squadra di antieroi dove l'irresistibile segretaria Kate O'Flynn ruba la scena ai dilemmi morali del sindaco Matthew Rhys. Per un Halloween da brividi, fate tappa qui. (8,5)

Il matrimonio è la tomba dell'amore? È il dubbio che, come una maledizione, serpeggia nell'ultima serie prodotta dai Duffer Brothers: l'ennesimo esempio – dopo Obsession e Finché morte non ci separi 2 – di come l'horror possa farsi metafora di angosce generazionali. La splendida Camila Morrone si sposa. Ma, mentre la tensione nella strana casa degli strani suoceri, immaginiamo già che succederà qualcosa – ma cosa? Tutto quello che potrebbe andare storto andrà storto, in un incubo alla King che mette in discussione il concetto di amore romantico e, nel frattempo, costruisce perfino una solida mitologia. Something Very Bad is Going to Happen parte come The Hitcher, con una coppia in macchina e una stazione di servizio ai confini della realtà. Poi diventa un gotico in found footage, dove sposare la persona sbagliata equivale alla morte. Infine, con tanto di tappa presso la fiaba nera, sfocia in una commedia splatter con la shaky cam di Evil Dead. Squilibrata, caustica, folle, la serie è scritta da qualcuno che stravede per il genere – e pensata da chi stravede per il genere. Il divertimento è servito. A patto, certo, che non siate Sal Da Vinci. (8)

Nonostante sia arrivata in Italia con anni di ritardo, è stata tra le serie più sorprendenti della scorsa annata: peccato che se ne siano accorti in pochissimi. Alla terza stagione, Intervista col vampiro – adattamento per il piccolo schermo della longeva saga di Anne Rice – sposa il punto di vista del fatale Lestat. Ormai una rockstar, si racconta in canzoni che mescolano passato e presente, traumi e spettri, in un musical a tinte splatter dove l'istrionico Sam Reid – ottimo anche al microfono – giganteggia. Troppo psichedelica, quest'anno mi è parsa meno coinvolgente, anche se originalissima. Schiacciata dall'ego del suo protagonista, funziona soprattutto quando il poligono sentimentale torna in vita (c'è anche una cameriera identica alla defunta Claudia) e si anticipa l'inferno della ventura La regina dei dannati. Un mezzo passo falso? Sì. Ma Lestat ha l'eternità – e tanti romanzi ancora – per rimediare. (6,5)

venerdì 14 novembre 2025

Il buio in salotto: Interview with the Vampire | Monster: Ed Gein | Il mostro

Misteriosamente passata in sordina in Italia – arriverà su Netflix a dicembre –, è già arrivata alla terza stagione in patria. Perché la serie TV tratta dai romanzi di Anne Rice sta facendo così fatica a trovare il suo pubblico? Perché io stesso ho recuperato le prime due stagioni dopo anni di rimandi, per poi rimanere abbagliato da una trasposizione che – nell'anno dei fasti di I peccatori – brilla per eleganza di scrittura, efferatezza e sensualità? La storia, già raccontata in un film con Tom Cruise e Brad Pitt, cambia forma e dinamiche, ma mantiene immutati il gusto scenografico e le elucubrazioni. Jacob Anderson e Sam Reid – che nulla, notorietà a parte, hanno da invidiare al duo originale – ripropongono l'eterno conflitto tra creatore e creatura, all'interno di una relazione tossica minata dall'arrivo di Claudia: figlioccia adolescente avida di libertà. Nella seconda stagione, ci si sposta a Parigi e, in fuga dalla solitudine, ci si unisce a una congrega. Tra canti, balli e mattanze, lo spettacolo si fa più spettacolare ancora e, mentre subentra il nuovo amore per Assad Zaman – più anziano, più saggio, più costante di Lestat –, si gettano le basi per uno degli episodi più belli dell'anno. La memoria di un immortale è sempre infallibile? Si può vivere onestamente, nonostante il troppo sangue versato? Da questo trio, in una serie opulenta e imprevedibile come un ballo in maschera, chi non si lascerebbe azzannare? (8)

Dopo le stagioni dedicate a Jeffrey Dahmer e ai fratelli Menendez, la serie di Ryan Murphy abbandona l'asciuttezza del dramma processuale per sposare i toni dell'horror. Benché molto patinata, potrebbe mettere alla prova con scene gore e voyeurismo: niente, tra nefandezze e feticismi, ci è risparmiato. L'obiettivo, ambiziosissimo, è non tanto realizzare il biopic di Ed Gein, ma raccontare un'epoca; un Paese. Non sempre all'altezza, gli episodi mettono troppa carne al fuoco e peccano di una direzione incerta. In disordine, si parte dal mondo interiore di Gein (gli abusi materni, il trauma della Shoa, la disforia di genere) per poi fare tappa a Hollywood (Psycho, Non aprite quella porta, Il silenzio degli innocenti sono alcuni dei film ispirati al suo modus operandi) e negli uffici dell'FBI (Gein, infatti, avrà un ruolo chiave nella cattura di Ted Bundy). Ne emerge un ritratto non sempre accurato, ma multiforme e personale, che trova una sua identità nel corso degli ultimi episodi: quelli meno sanguinosi e più lirici, dove un Charlie Hunnam da Emmy conferma un'intensità perfino superiore alla sua avvenenza e l'irriconoscibile Vicky Krieps ruba a molti la scena nelle vesti di una sadica nazista. Quando abbiamo fatto di un serial killer un'icona pop? Quando abbiamo trasformato un uomo schizofrenico in un mostro? (7)

Alle porte di Firenze, ha ucciso otto coppie nell'arco di diciassette anni. L'incubo di una generazione di innamorati — già al centro di una miniserie Sky con Ennio Fantastichini e di innumerevoli podcast — torna in una produzione attesissima, con la firma di uno dei registi più internazionali del nostro cinema: Stefano Sollima. Lontano dallo sperimentalismo a cui ci ha abituato, sceglie una maggiore asciuttezza — in cui, però, si fatica a scorgere la sua impronta — e un taglio inedito ma discutibile. Più che di una serie sul Mostro, si tratta di un prequel sul delitto di Barbara Lonci e Antonio Lo Bianco: a collegarli alle altre morti, l'utilizzo della stessa pistola. Frammentario e confuso, Sollima si muove tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, la Sardegna rurale e una Firenze assediata, col risultato che le indagini facciano semplicemente da contorno alle vicende della famiglia Mele: un marito pavido, una donna sottoposta a violenze esasperanti, le frequentazioni ambigue coi fratelli Vinci. Pacciani e i famigerati compagni di merenda faranno capolino nella seconda stagione? In questa storia di misoginia e repressione sessuale, per ora, non c'è spazio per gli eventi più noti né per un cast di nomi altisonanti: a spiccare, nell'anonimato imperato, è il solo Valentino Mannias, sinuoso e spietato come un lupo. (5,5)