giovedì 11 settembre 2014

I ♥ Telefilm: True Blood, New Girl, Please like me e un po' di pilot(²)


True Blood
VII (e ultima) Stagione
Se me l'avessero chiesto anni fa, in uno di quei tag su Facebook che tanto girano adesso, avrei risposto che, tra le mie serie preferite, c'era True Blood. Questo è stato sei anni, sette serie, ottanta episodi fa. Le cose belle finiscono e finiscono anche quelle brutte. Così è finito True Blood, che da qualche tempo fa parte della seconda, nutrita categoria: quella dei serial brutti. Il piccante e sanguinoso prodotto HBO, uscito dalla penna di Charlaine Harris, ha subito un'involuzione estenuante, lunga, infelice, durata svariati palinsesti. E a me piaceva; poi lo schifo ha seppellito il resto. E' notorio: io amo il trash. Ma True Blood – quello degli ultimi anni, almeno – mi ha messo a dura prova. Sul blog non ho mai trovato la voglia di parlarne, ma all'indomani dell'episodio conclusivo, eccomi. Mi sarebbe piaciuto, alla commemorazione, dire qualche parolina positiva, com'è giusto per le cose morte e sepolte. Invece quel finale – a cui sono giunto con una certa forza d'animo: naaah, ho saltato la bellezza di sei episodi, che ho immaginato noiosi e superflui come il resto – si è aggiunto al cassonetto fumante e fetido di atrocità gratutitamente distribuite. Concentriamoci, allora, su quello che True Blood ci ha dato: avrà avuto i suoi bei lati positivi, giusto? Il sesso. Malizioso, spinto, nudo e crudo, almeno una volta ha messo a nudo il cast in gran completo. Per gli spettatori: la Anna Paquin che, con uno dei personaggi più irritanti del mondo, concede le sue grazie alle telecamere, e ai lupi, e ai vampiri, e ai camionisti; l'incantevole uragano rosso Deborah Ann Woll, che però è sempre troppo vestita; l'inutile Rutina Wesley e l'epica Kristin Bauer che pomiciano. Per le spettatrici: chiappe di marmo, addominali e muscolacci che manco in Magic Mike, la rivelazione Alexander Skarsgard e il disinibito Ryan Kwanten che – in un tripudio di insensatezza – ci danno dentro focosamente. Le ragazze ci vanno meglio, e ci va meglio pure la Paquin che, nonostante la sua naturale “odiosità”, si è sì bruciata una carriera avviata da bebè con Lezioni di piano, ma ha anche trovato un marito: Stephen Moyer. La settima stagione è la più imbarazzante, anche se non è umanamente possibile. Il resto cos'era, allora? Di un imbarazzante... disumano. La protagonista che spara fatate onde energetiche, il matrimonio e il funerale, la tavolata felice alla Settimo cielo, con gli intrecci lasciati al creatore, i comprimari dimenticati e il diabete che avanza fanno cadere in ordine sparso: 1. mascella, 2. braccia, 3. palle. Da quando True Blood sembra essere finito nelle mani di un'undicenne analfabeta che scrive fan-fiction vampiresche le buone intenzioni iniziali – mie e dei produttori – si sono fatte melma al sole. Rimembriamo tutti un insensato sogno erotico a tinte queer, con candele tremolanti e musica argentina di sottofondo, per esempio. Potreste dirmi: era il desiderio delle fan. Il mio desiderio di fan era che Sookie morisse tra atroci sofferenze e torture, eppure nell'ultimo episodio è vivissima. E incinta. Ops, spoiler! Ho smesso di ridere di ciò recentemente – non è vero neanche questo, perché rido ancora. In questo. Esatto. Momento. (4)

New Girl
II e III Stagione
Partiamo dal presupposto che Zoey Deschanel è una delle più adorabili abitatrici della Terra. Cioè, l'avete vista? Io l'ho scoperta qualche anno fa in 500 giorni insieme e la amo da allora, all'incirca. In quel film, io ero un altro Tom e lei mi aveva spappolato il cuore. Agli uomini piacciono le stronze. Ma lei era troppo, troppo carina per essere crudele: quindi niente. Cuore rotto o meno, la guardavo e le mandavo piccioni viaggiatori con l'invito alle nostre nozze, o simili. Le passioni della ragazza nerd, in un corpo da Barbie alternativa. Non ragazza nerd sono-troppo-presa-dai-videogiochi-per-lavarmi-i-denti, ma il tipo da sogno che ascoltava vecchie canzoni, indossa vecchi vestiti a fiori, può permettersi la frangia senza il rischio di sembrare un panciuto pechinese. E quello sguardo blu che ti farebbe fare incidenti d'auto a ripetizione... Un guaio. Come questo post, che si sia trasformato nella posta del cuore. Insomma: ho iniziato a vedere New Girl e, insoddisfatto dei venti miseri minuti a settimana, l'ho messo in pausa. Per due anni e mezzo. Che devo dirvi: la cosa mi è sfuggita un tantino di mano. Ho recuperato le ultime due stagione questa estate. Se estate volete chiamarla. La depressione per la sessione autunnale, un esame che non si vuole preparare, la pioggia senza fine e le schiarite improvvise, il vento, la noia, la fame, la noia riempita con gelati o biscotti che colmano anche la precedente voce della mia lamentosa lista. Questi tre mesi, insomma, a me sono sembrati la brutta parodia della già brutta pubblicità Sammontana. New Girl – carino, infinitamente – è stato un toccasana per il mio umore nei momenti in cui stavo nero nero – di animo, non di carnagione: sono andato troppo poco al mare per permettermi l'abbronzatura da surfista californiano. Sono stato in fissa con il simpatico, stupido e romantico mondo di Jessica Day e, accompagnato ineditamente da mio fratello, mi sono dato a vere proprie maratone serali e notturne sul divano. Il top del top. E c'era – e c'è – la preoccupazione per l'appartamento nuovo, in cui andrò a vivere dal primo ottobre: come saranno i coinquilini? La convivenza è sempre un rischio, come un appuntamento al buio. Guardando New Girl, però, ho sperato di ritrovarmi anch'io in uno scenario e in una compagnia da sit com e, ansiosissimo, ho scoperto la serenità. Insieme a Jess - che rende i pigiamoni imbottiti il massimo del sexy, che dopo una rottura ascolta Taylor Swift a tutto volume, che balla e canta come una dolcissima demente – ci sono il mitico Schmidt (e ogni serie di successo ha uno Schmidt cult: Barney, Sheldon, Stifler); il saggio Winston; la bellissima modella Cece (che vive nell'appartamento saltuariamente, un po' a scrocco; amica di Jess e amica di letto di Schmidt); e poi Nick, burbero e scontroso. Dio, io sono Nick: sputato. Gli stessi borbottii indistinti, lo stesso broncio, lo stesso fisico sformato. Manca solo l'amore della Deschanel – hai detto niente - per renderci la stessa persona. Prima e seconda stagione: uno spasso. Si perde qualcosa nella terza, quando Cupido scocca uno dei suoi imprevedibili dardi e sboccia del tenero. Nasce una coppia bellissima e male assortita che turba gli equilibri della convivenza. Tira e molla, gelosie, bizzarri dissapori. Tanto, nella terza stagione, viene a noia e il ritmo scema. Ma, tranquilli, niente di irreparabile. Chissà cosa ci riserverà la prossima. Io sono fiducioso: dopotutto, “it's Jess”. Non vi basta? (7,5) (6+)

Please Like Me
Stagione I
Josh è un tipo fuori posto. Sfacciatamente fortunato, ma fuori posto. Non esattamente una bellezza, con quella sua faccia da neonato centenario: glielo ricordano i suoi familiari e i suoi amici, che gli vogliono un bene dell'anima e lo tormentano a giorni alterni. Non si sa bene cosa faccia. Non si sa bene cosa gli piaccia. Non si sa bene come si sia accaparrato prima la bellissima Caitlin Stasey di Reign, poi un esemplare altrettanto bello ma di un genere altro di nome Geoffrey. Sappiamo che, senza troppi drammi, prima era etero e poi ha smesso. Ha una ex che è diventata così sua amica per la pelle e un ragazzo romantico e palestrato che per essere il suo primo in assoluto malaccio non è. Josh vive la sua sessualità con serenità estrema, dal momento che prima del colpo di fulmine con Geoffrey già ci avevano pensato le sue bizzarre passioni a metterlo saggiamente in guardia: gli orologi a cucù, il balletto classico, le mini-crostate fatte in casa, le camicie a fantasia, i pantaloni a tubo dai colori pastello. Ma quando tuo padre con la crisi di mezza età sta mettendo su famiglia in Thailandia, tua madre tenta il suicidio ingurgitando aspirine e Baileys, la tua zia preferita ha un piede nella fossa e una patente da rinnovare, l'amore che guaio sarà mai? Che sorpresina che è questo Please like me. Me lo ritrovavo spesso tra i piedi, ci inciampavo vicino: sapevo che c'era una seconda stagione in corso e poco altro. I suoi sei episodi introduttivi, di venticinque minuti ciascuno, li ho visti in un giorno, perché alle coincidenze ci credo e se internet me lo metteva ogni due secondi sulla Home una buona causa doveva esserci. Mi sono divertito tanto, stupendomi della lucidità del tutto e dell'irresistibile ironia del resto. Please like me è una serie australiana scritta e pensata dal talentuoso Josh Thomas – autore, protagonista: idiota. I cenni autobiografici si sprecano e le situazioni, anche se spesso già viste, funzionano. Thomas sa recitare il ruolo di un ventenne sempre confuso che porta male i suoi anni e sa scrivere, soprattutto, dialoghi brillanti e trame veritiere. Non ricerca la risata grassa; non insegue una morale forzata e buonista che, in gioventù, nessuno vuole. Comprimari spassosi – il coinquilino occhialuto e nerd, i genitori stralunati, la prozia commovente ed arzilla - e battute genialoidi fanno del suo esperimento un qualcosa di colorato, frizzante e universale a metà tra Looking e Friends, con una penna che ricalca al meglio la calligrafia e le nevrosi di Woody Allen, ma con note autoriali del tutto personali. Un racconto di formazione a puntate sulle eredità, la convivenza, i ragazzi e le ragazze, i cani a pelo lungo e le tortine da infornare. (8)

I pilot.
- Perfetto il pilot di Red Band Society, remake statunitense del nostro Braccialetti Rossi e dello spagnolo Polseres Vermelles. Quaranta minuti belli pieni che si chiudono con i Coldplay. Divertente, emozionante, sincero, con quel tocco di politicamente scorretto che mi fa impazzire da sempre. Produce la Amblin di Spielberg e nel cast, tra dottori bellocci e facce nuove e giovani, l'ottima Octavia Spencer direttamente da The Help. Il solo Braccialetti Rossi che mi concederò mai, deciso.
- Selfie è l'ennesima rilettura di My Fair Lady, solo al tempo dei Social e delle foto “fai da te”. Guardabile, discreto, non troppo entusiasmante. Un primo episodio simpatico e tutto, ma bho. Presto per giudicare. Per gridare odio o amore.
- Bene A to Z: una commedia romantica su un lui e una lei; una relazione analizzata dall'inizio alla fine. Mi ha colpito la voce narrante, che mi ha ricordato belle cosine - Pushing Daisies e 500 Giorni insieme, ad esempio.

mercoledì 10 settembre 2014

Recensione a basso costo: La diciottesima luna, di Kami Garcia e Margaret Stohl

Ti amerò fino al giorno dopo l'eternità.

Titolo: La diciottesima luna – Beautiful Chaos
Autrici: Kami Garcia e Margaret Stohl
Editore: Oscar Mondadori
Numero di pagine: 545
Prezzo: € 10,50
Sinossi: Quando Ethan pensa di essersi abituato alle stranezze della cittadina in cui vive e ai misteriosi poteri di Lena, la sua ragazza, l'antica maledizione che incombe sulla famiglia di Lena, si abbatte su di loro e sulla città. Mentre sciami di locuste, uragani e siccità sconvolgono Gatlin, Lena perde i propri poteri soprannaturali ed Ethan inizia a dimenticare nomi, numeri di telefono, ricordi e interi periodi della sua vita. L'Ordine delle Cose sta per essere sovvertito e man mano che la Diciottesima luna si avvicina, una domanda si fa sempre più chiara tra gli abitanti della città: cosa - o chi - bisogna sacrificare per salvare Gatlin?
                            La recensione
Quante cose cambiano in due vite, tre romanzi, milleseicento pagine.
Quante cose, invece, non cambiano. Immagino sia così che dev'essere. Ci sono alcuni ingredienti che mutano e altri che restano. Rassicuranti, invariati, fissi. Affidabili, e completamente, sono lì quando noi li cerchiamo: a portata di mano, quasi. Quante sono le cose che cambiano in un anno e in un mese – il tempo tra un capitolo e l'altro, tra la luna vecchia e quella nuova, tra il verde e l'oro, tra i diciassette e i diciotto? Pochissime, quando Kami Garcia e Margaret Stohl sono le autrici con cui tu lettore – ventenne, quindicenne, dodicenne - hai l'onore di avere a che fare. Quando, in testa, hai una saga bella come lo è quella di The Caster Chronicles e il tempo si cristallizza: fermo immagine che la tua personale volantà domina e scoglie un po' quando le pare. In tutta sincerità, pensavo che, in tredici mesi, il mio gusto si fosse affinato di botto. Mi scopro infatti ogni giorno più stanco delle mode, e esigente, e rompipalle, e mi accorgo che, spesso, la fretta generale minaccia di togliere la magia di un tempo alle mie letture. Grosso sbaglio. Diventare un automa di lettore, intendo, e pensare che nell'arco di quella pausa di riflessione lunga un inverno e un'estate il sortilegio che mi univa alla gotica Gatlin si fosse rotto. Poi ecco. Eccomi, eccoci. 
La notte non mi ha portato consiglio, né l'ha fatto La diciottesima Luna. Scrivo - tutto gongolante, stordito, scriteriato, soddisfatto - che questo terzo romanzo, come i precedenti, mi è piaciuto da impazzire. Tra le cose che non sono cambiate, la fascinazione che la fortunata collaborazione tra le due autrici americane esercita nei miei confronti. Mi ammaliano, con trucchetti che conoscono solo e soltanto loro. Mi attirano con l'odore di torte peccaminose, limoni gialli, rosmarino profumato e imbottigliano la mia anima da eterno Peter Pan nelle bottiglie di Coca-Cola vuote che Amma ha legato a testa in giù sui rami dei meli, in giardino. A Gatlin succedono cose come quelle. Gli spiritelli vengono intrappolati nella casa di vetro della bibita più famosa e zuccherosa che c'è; i geni della lampada sono liberati nelle stanze da letto di inumane diciassettenne sexy; le zie in panciolle hanno portali segreti che portano nelle misteriose tombe di New Orleans o nel Futuro, proprio accanto allo scaffale delle conserve fai da te. Tra le cose che sono tutte diverse, invece, la vita in una cittadina a lungo condannata all'immobilismo in cui improvvisamente succede quello che ogni adolescente medio sperava: il cambiamento. Ma attenzione ai desideri, ché sono dispettosi e imprevedibili! Ethan Wate voleva per il suo ultimo anno di liceo una sana ventata di novità, non di certo l'Apocalisse. 
Voleva fuggire via e adesso vuole restare e basta. Per cambiare le cose. Per Lena. Ci sono equilibri che si sono spezzati, nel Mondo Sotterraneo, quando la prima e ultima ragazza che mai amerà si è rivelata essere una Maga, ha spezzato in due la luna, ha reclamato se stessa. Quello spigolo bruciacchiato d'America, afflitto da piaghe da antico testamento, sta marcendo dall'interno. Una putrefazione inevitabile che, dal fondo della tazza, ha conquistato la cima di latte e cioccolato. Niente ha lo stesso sapore. Si confondono lo zucchero e il sale, l'acre e il delicato, la destra e la sinistra. Si ci dimentica il proprio numero di telefono. Ah, e dove mettiamo la trasformazione di Link che è diventato Linkbus; quella di un'ammiccante Sirena che è diventata umana e si è anche immatricolata; il trasferimento delle Zie e delle loro cianfrusaglie polverose in una casa stretta e dalla privacy inesistente; il tenero che nascerà tra l'inglesina Olivia e quel satanasso impunito di John Breed? La diciottesima luna è uno spasmodico ed emozionante conto alla rovescia verso un avvenimento che ci priverà delle parole. Un pasticcio divertente e con la caratteristica eleganza, tutta merletti e orli, sermoni e imprecazioni, del Sud. Un meccanismo infallibile di causa-effetto, scandito dai rintocchi del Selenometro, dai colpi di scena, da indovinelli criptici e musicali che – come nel Macbeth – sono da interpretare. Presagio di agrodolci catastrofi. Squadra che vince non si cambia. Struttura che vince non si cambia. Guai, altrimenti. Le amiche scrittrici – amiche tra loro, un po' amiche mie – assimilano la lezione e aprono le porte ai classici flashback e, questa volta, alle segrete verità della spietata Sarafine: il risultato è un urban fantasy di quelli che piacciono a me, che sembra un percorso sottile, eppure costellato di polvere di stelle, in mezzo al meglio della letteratura americana – Il crogiuolo, Il buio oltre la siepe, le raccolte poetiche di Emily Dickinson e Edgar Allan Poe. Perché mi piace non lo so, o forse sì. Si parla di una di quelle storie che avrei adorato da bambino – con gli amori ostacolati, le maledizioni, i sacrifici – ma con lo stile pieno ed evocativo che apprezzo ora. Al bambino la magia, all'adulto i dettagli. Dico sempre che non sono uno di quelli che ai personaggi dei libri ci si affeziona. Non mi è mai capitato di soffrire talmente tanto, appresso a loro, da non volere leggere per giorni altro. Non posso prendermi a cuore la vita di ogni protagonista di cui mi trovo a leggere. Sono un blogger e un lettore bionico. Sono come un medico. Un po' di distacco è consentito; è vitale. A Ethan e Lena, in barba alla prassi, tengo eccome. Il potere delle eccezioni, vedete, mi rende miope davanti agli eventuali difetti di fabbrica.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Florence + The Machine – Spectrum


sabato 6 settembre 2014

Coming This Fall #10

Ciao a tutti, amici, e buon sabato. Felicissimo, vi annuncio di essermi tolto dalle scatole, ieri, un esame molto impegnativo, quindi – in questi giorni di relax, prima di iniziare a studiare Letteratura Inglese – sono tutto vostro. Per la mia assenza, mi faccio perdonare (o odiare) con un carrelata di prossime uscite e novità. Finalmente. Dopo il sonnolento periodo estivo, arriva l'autunno e ha in serbo tante belle cosette per noi. Vedete il primo libro della lista? Vedete... vedete?! Donato Carrisi, dopo un anno, sta per tornare, con quello che sembra essere il seguito del Tribunale delle anime. Lo voglio, sì, e voglio rileggere il primo, misteriosissimo capitolo, che è in libreria anche in versione super-economica. Accanto al nostro Donato, la Longanesi fa tornare Valentina D'Urbano, con una nuova storia d'amore e sacrificio ambientata nella Fortezza, e Carsten Stroud, con il capitolo conclusivo del suo Niceville. Per la Piemme, invece, due storie di grande intensità e uno young adult che, con leggerezza, affronta le tematiche dell'outing e dell'omosessualità. Spunti simili anche nel colorato Trevor, firmato Rizzoli. Dopo dieci anni, poi, va in ristampa l'introvabile Arrivano i pagliacci – che recensirò prossimamente – e John Green, sia al cinema che in libreria, ha aperto la strada a Amore e altri effetti collaterali, che di Colpa delle stelle ha la copertina. Avrà anche la stessa sostanza, che dite? Vaghissime le informazioni su due titoli di cui non ancora so molto, che ammetto di aver rubacchiato impunemente alla mia amica Sophie, di Laume's Journey: un solito urban fantasy e un'insolita biografia a più vite. La parola a voi. Io vado a festeggiare il ritorno di quel grande autore di gialli che tanto venero e l'anniversario di matrimonio dei miei: oggi sono 24 anni, per i “bimbi". Un abbraccio e buon weekend a voi, M.

Titolo: Il cacciatore del buio
Autore: Donato Carrisi
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 450
Prezzo: € 18,60
Data di pubblicazione: 29 Settembre 2014
Sinossi: «So che questo è il palazzo più segreto della Santa Sede.» Sono queste le parole con cui papa Giovanni XXIII commentò la sua prima visita al luogo all’interno del Vaticano che per oltre otto secoli è rimasto il mistero meglio custodito della cristianità: la Penitenzieria Apostolica. Altrimenti conosciuta come il tribunale delle anime, ossia l’archivio criminale più imponente che esista al mondo: il registro delle confessioni dei peccati più gravi. Peccati che meriterebbero la scomunica... o forse un supplemento di indagine. Una verifica sul campo. È per questo che esistono i penitenzieri: sono loro la presenza segreta su molte scene del crimine, alla costante ricerca di ciò che l’occhio di un semplice detective non può scorgere: un’anomalia. Marcus è un penitenziere o, come vengono anche definiti, un cacciatore del buio. Il buio in cui si trova ad agire è lo spazio oscuro che separa Bene e Male... O forse li unisce.

Titolo: Ho lasciato entrare la tempesta
Autrice: Hannah Kent
Editore: Piemme
Prezzo: € 17,50
Numero di pagine: 350
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Sinossi: Strega, seduttrice, colpevole, assassina: Agnes Magnusdottir è accusata di molte cose. Perché nell’Islanda del primo spicchio di Ottocento – immersa in una nebbia perpetua come in mille superstizioni – lei, con la sua bellezza, il suo animo ribelle, la sua intelligenza troppo vivace, è una donna diversa da tutte le altre. Diversa anche per l’uomo che lei stessa si è scelta: Natan Ketillson, un uomo più vicino ai diavoli dell’inferno che agli angeli del paradiso, come mormorano nel villaggio, un mago capace di risuscitare i morti con le sue pozioni a base di erbe conosciute solo da lui. E ora che Natan è morto, ucciso da diciotto coltellate, e Agnes è rimasta l’unica a piangerlo, il villaggio decide che la colpevole dell’efferato omicidio non può che essere lei. E mentre attende la morte per decapitazione, Agnes racconta la sua versione della storia, facendoci scoprire pian piano la verità.

Titolo: Tre sassi bianchi
Autrice: Lisa Genova
Editore: Piemme
Prezzo: € 14,90
Numero di pagine: 336
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Sinossi: Anthony gioca solo con il suo dinosauro viola, Anthony non ti guarda mai negli occhi, Anthony ha una passione per il numero 3. Ed è all’età di 3 anni che gli viene diagnosticata una gravissima forma di autismo. Per Olivia e David, i suoi genitori, è più di quanto possano sopportare. E quando a dieci anni si consuma la tragedia più grande – la morte di Anthony durante una crisi epilettica – la loro coppia si sgretola per sempre. Olivia si rifugia nella casa di villeggiatura a Nantucket. Lì, sulla stessa striscia di sabbia immacolata su cui Anthony metteva in fila i suoi sassolini bianchi – sempre in gruppetti di tre – aspettando che le onde li portassero via, Olivia cerca di ricostruire ciò che è successo, e di ripercorrere le tappe della breve vita di Anthony.

Titolo: L'altra parte di me
Autrice: Cristina Obber
Editore: Piemme Freeway
Prezzo: € 15,00
Numero di pagine: 216
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
Sinossi: Giulia ha sempre saputo di essere diversa dalle sue amiche. A sette anni, a scuola, aveva chiesto alla sua compagna Martina di sposarla. A otto anni si era innamorata di Morticia della famiglia Addams. La adorava come da bambini si adora una fata, un cavaliere, una principessa. Poi erano arrivate Giada, Francesca, Miriam… Amori che teneva segreti per la vergogna. Ora Giulia ha sedici anni e il cuore è in subbuglio. La nuova principessa si chiama Francesca. Ha i capelli lisci e quando le prende la mano e le punta addosso i suoi occhi profondi Giulia sente le farfalle nello stomaco. Sospesa tra la paura dei propri sentimenti e il dovere e l’impulso a essere libera, Giulia scopre giorno dopo giorno quanto possa essere travolgente il primo amore. E presto capisce che per essere veramente felice ha bisogno di condividere i propri sentimenti con chi le sta vicino.

Titolo: Trevor
Autore: James Lecesne
Editore: Rizzoli
Prezzo: € 11,00
Data di pubblicazione: 17 Settembre 2014
Sinossi: Trevor, 13 anni, sbarca in prima superiore con il groviglio di emozioni che abbiamo conosciuto un po' tutti: c'è la paura e la voglia di mettersi alle spalle l'infanzia; c'è un'icona della musica a fargli da faro nelle incertezze quotidiane; e c'è un sogno, quello di diventare attore, ad accendergli il futuro. Proprio queste passioni iniziano però ad attirargli battutine e insulti, e presto Trevor si ritrova affibbiata l'etichetta di gay, che come una malattia contagiosa allontana da noi persino l'amico di sempre. Incompreso da un mondo adulto troppo goffo per ascoltarlo, Trevor prende la decisione più difficile.

Titolo: Tre anime
Autrice: Janie Chang
Editore: Fabbri
Prezzo: € 14,90
Numero di pagine: 462
Data di pubblicazione: 10 Settembre 2014
Sinossi: “Abbiamo tre anime, o almeno così mi èstato detto. Ma solo morendo ho scoperto che è vero.” Mentre la giovane Leiyin assiste al proprio funerale dall’alto, in bilico tra due mondi, scopre che l’unico modo per uscire dal limbo in cui è rimasta intrappolata è rivivere una a una le proprie colpe. In un doloroso viaggio tra i ricordi, Leiyin rivede la sua adolescenza privilegiata, trascorsa in un’elegante villa tra l’amore per i libri e le speranze di un avvenire dorato, mentre fuori la Cina è sconvolta dalla guerra civile. Fino all’incontro con l’affascinante Hanchin, poeta e militante comunista, che la seduce al primo sguardo, la corteggia regalandole una copia del romanzo proibito Anna Karenina e la istiga a sfidare il padre, pur di inseguire quell’amore illecito. La punizione avrà conseguenze durissime: un matrimonio non voluto, una maternità difficile, persino la morte di Leiyin. Perché lei per quell’amore è stata disposta a tutto.

Titolo: Arrivano i pagliacci
Autrice: Chiara Gamberale
Editore: Mondadori
Prezzo: € 15,00
Data di pubblicazione: 9 Settembre 2014
Sinossi: Allegra Lunare ha vent'anni, è nel momento in cui la vita, per molti, comincia: invece per lei finisce, e deve trovare il coraggio per iniziarne una tutta nuova. Allora Allegra scrive: per non avere paura, per salvarsi l'infanzia, per non dimenticare il senso delle persone e delle cose che sono stati il suo mondo fino a quel momento. Scrive una lettera ai nuovi inquilini che abiteranno la casa dove ha vissuto con la sua bizzarra famiglia, e prende spunto dagli oggetti che rimangono nell'appartamento e di quei pochi che porterà con sé. Ognuno di essi racconta una storia.

Titolo: Quella vita che ci manca
Autrice: Valentina D'Urbano
Editore: Longanesi
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 2 Ottobre 2014
Sinossi: Gennaio 1991. Valentino osserva le piccole nuvole di fiato che muoiono contro i finestrini appannati della vecchia Tipo. L’auto che ha ereditato dal padre, morto anni prima, non è l’unica cosa che gli rimane di lui: c’è anche quell’idea che una vita diversa sia possibile. Ma forse Valentino è troppo uguale al posto in cui vive, la Fortezza, un quartiere occupato in cui regna la polvere e l’asfalto è crepato e perfino la casa ti può essere tolta se ti distrai un attimo. Perciò, non resta che una cosa a cui aggrapparsi: la famiglia. Valentino è il minore dei quattro fratelli Smeraldo, figli di padri diversi. C’è Anna, che a soli trent’anni non ha niente da chiedere alla vita. C’è Vadim, bello e sbagliato, con la mente di un dodicenne nel corpo di un ventenne. C’è Alan, il maggiore, l’uomo di casa, posseduto da una rabbia tanto feroce quanto lo è l’amore verso la sua famiglia, che deve rimanere unita a tutti i costi. Ma il costo potrebbe essere troppo alto per Valentino, perché adesso c’è anche lei, Delia. È più grande di lui, è bellissima – ma te ne accorgi solo al secondo o al terzo sguardo – ed è pulita. Perché lei non è della Fortezza. Ed è proprio questo il problema.

Titolo: Niceville – La resa dei conti
Autore: Carsten Stroud
Editore: Longanesi
Prezzo: € 16,40
Data di pubblicazione: 25 Settembre 2014
Sinossi: Niceville è una cittadina come tante nel Sud degli Stati Uniti, attraversata da un fiume sinuoso, baciata da un sole dorato e circondata da una natura meravigliosa. Niceville è il posto in cui il detective Nick Kavanaugh ha scelto di vivere per amore della moglie Kate, discendente di una delle famiglie fondatrici. Ma è proprio a Niceville che Nick ha incontrato il Male, e scoperto che può essere molto più forte degli uomini che lo combattono. Perché il Male si nutre dell’anima degli uomini, in un vortice efferato e senza soluzione di continuità. E adesso si è insinuato in ogni angolo della città, dai tunnel di scarico alle ville dei quartieri più benestanti, dando vita a episodi di violenza improvvisa e inarrestabile. Il Nulla sta per travolgere Niceville e forse è troppo tardi per fermarlo...

Titolo: Die for me – Revenant
Autrice: Amy Plum
Editore: De Agostini
Prezzo: € 14,90
Prossimamente
Sinossi: Quando i genitori di Kate e Georgia muoiono in un incidente stradale, la vita delle due sorelle viene stravolta e le ragazze sono costrette a trasferirsi a Parigi dai nonni. L'unico modo che ha Kate per soffocare il dolore è rifugiarsi tra le pagine dei libri che ama di più. Fin quando non incontra Vincent. Bello, misterioso e affascinante, Vincent scioglie a poco a poco il ghiaccio attorno al cuore di Kate che si innamora perdutamente di lui. Ma Vincent non è un ragazzo come gli altri: è un Revenant, un vero e proprio angelo custode, destinato a sacrificare la propria vita per salvare le anime in pericolo, e a risvegliarsi tre giorni dopo la morte, in un circolo senza fine. Kate si ritrova quindi davanti a una scelta difficilissima: proteggere ciò che rimane della sua esistenza e della sua famiglia... oppure rischiare tutto per un amore impossibile?

Titolo: Amore e altri effetti collaterali
Autrice: Julie Murphy
Editore: De Agostini
Numero di pagine: 416
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 16 Settembre 2014
Sinossi: A sedici anni Alice pensa di avere tutta la vita davanti a sé. Tutta la vita per dimenticare Luke, il suo ex ragazzo, e farla pagare a Celeste, la sua nemica giurata. Ma all’improvviso scopre di avere una forma gravissima e rarissima di leucemia. Dopo un anno di chemioterapia senza alcun risultato, si convince di essere ormai al capolinea e decide di sfruttare il poco tempo che le rimane togliendosi qualche sassolino dalle scarpe. Compila così una lista di “Cose Da Fare Prima Di Morire” e con la complicità del suo migliore amico Harvey, da sempre innamorato di lei, organizza un piano crudele e ingegnoso per vendicarsi di Luke e Celeste prima che sia troppo tardi. Ma, proprio quando Alice ha portato a termine una vendetta a dir poco plateale e ha guadagnato il disprezzo di tutto il liceo, le cose prendono una piega inaspettata: la malattia entra in remissione. E così, dopo essersi tanto preparata a morire, Alice si trova ad affrontare le conseguenze delle proprie orribili azioni.

Titolo: Le mie due vite
Autrice: Jo Walton
Editore: Gargoyle
Numero di pagine: 368
Prezzo: € 18,00
Prossimamente
Sinossi: E' il 2015, e Patricia Cowan è molto anziana."Mi sento confusa oggi", dice la nota fissata a un capo del suo letto.Si dimentica di cose che dovrebbe ricordare - che anno è, gli episodi fondamentali della vita dei suoi figli. In compenso si ricorda di cose che non sembrano possibili. Ricorda di aver sposato Mark e di avere avuto quattro bambini. E ricorda di non aver sposato Mark e di aver cresciuto tre bambini con Bee, invece. Ricorda la bomba che ha ucciso il Presidente Kennedy nel 1963, e si ricorda di Kennedy nel 1964, pronto a rifiutare di candidarsi ancora dopo lo scambio nucelare che ha avuto luogo fra Miami e Kiev. La sua infanzia e i suoi anni a Oxford durante la Seconda Guerra Mondiale - questi sono fatti solidi. Ma dopo di allora... Patricia ha sposato Mark oppure no? I suoi amici la chiamavano Pat oppure Trish? E' stata una casalinga che è fuggita da un terribile matrimonio dopo che i suoi bambini sono cresciuti, oppure una scrittrice di viaggi di successo, con case in Britannia e in Italia? E la luna fuori dalla sua finestra: ospita una pacifica stazione di ricerca, oppure un posto di comando armato di missili nucleari? Due vite, due mondi, due versioni della storia contemporanea. Ciascuna con i suoi amori e le sue perdite, i dolori e i trionfi...Questa è la storia di entrambe le vite di Patricia Cowan, pronta a narrare di come ogni singola vita significhi il mondo intero.

mercoledì 3 settembre 2014

Recensione: L'attesa, di Samantha Hayes

“Così decisi che avere una bambina sarebbe stato lo scopo della mia vita...”

Titolo: L'attesa
Autrice: Samantha Hayes
Editore: Nord
Numero di pagine: 376
Prezzo: € 16,40
Data di pubblicazione: 28 Agosto 2014
Sinossi: Claudia ha tutto ciò che ha sempre sognato. Vive in una graziosa villetta poco fuori Birmingham, al suo fianco ha un uomo premuroso e, finalmente, è in dolce attesa di una bambina a lungo desiderata. Sarebbe tutto perfetto, se James non fosse costretto a partire per un lungo viaggio di lavoro all'estero. Sebbene sia una donna forte e indipendente, Claudia non se la sente di affrontare da sola gli ultimi giorni della gravidanza e decide quindi di assumere una tata. E le basta un attimo per convincersi che Zoe Harper è la persona giusta: una professionista efficiente, esperta, discreta. Ma, nel giro di qualche tempo, Claudia comincia a ricredersi e viene assalita dai dubbi. C'è qualcosa che non va in quella ragazza, qualcosa che la mette estremamente a disagio. Perché, quando crede di non essere vista, Zoe si trattiene nello studio di James? E perché una volta Claudia l'ha sorpresa mentre rovistava nei cassetti della camera da letto? Inoltre, proprio dal giorno in cui Zoe è entrata nella sua vita, quel tranquillo quartiere residenziale è diventato lo scenario di una catena di brutali omicidi: possibile sia una coincidenza? Con la polizia che non crede ai suoi sospetti, Claudia può contare solo su se stessa. E ha paura. Ma l'origine di quella paura è il suo segreto. Un segreto che nessuno deve portare alla luce...
                                            La recensione
Cos'è che fa paura? Quand'è che, nelle vesti di lettore o di spettatore, stringi i pugni e ti ripeti che è solo finzione, quella? Solitamente, quando in pericolo c'è una vittima che non può difendersi. Inerme, minuscola, disarmata contro la cattiveria del mondo. Quando c'è una donna tutta sola in una casa profanata. Quando questa donna, sotto un cardigan sformato, ha il ventre gravido e una nuova vita che pulsa al suo interno. C'è un patto solenne anche tra gli intrepidi, i coraggiosi, gli spettatori dallo stomaco forte e dai nervi d'acciaio: ai bambini non dev'essere torto un capello, mai. E' allora, quando il pericolo incombe su di loro, che la tensione ti fa perdutamente suo. L'orrore di un potenziale infanticidio è pane per l'horror. Certo, i generi non hanno confini; certo, ci sono esempi belli ed esempi brutti. Io parlo di libri e penso per film. Leggendo la trama di L'attesa, assalito da un dubbio, ho immaginato l'esordiente Samantha Hayes a una specie d'incrocio nel bosco. Una mano protettiva sul pancione, l'altra pronta a correre a penna e taccuino per buttare giù un finale che a volte – oggi - può fare la differenza: che sarebbe stato della sua creatura, dopo i canonici nove mesi? Avrebbe percorso le orme di quei mediocri thriller televisivi che, nei sabati sera, danno su Rai Due, sulla scia del discreto La mano sulla culla; o, spietato e audace, avrebbe indossato indumenti impermeabili e solcato gli impressionanti mari di sangue e liquido amniotico dell'inedito e formidabilmente francese A l'interieur? Volevo scoprirlo leggendo, sperando che alla dubbia qualità della tivù via cavo l'autrice anteponesse l'originalità di un cinema europeo non per tutti. Si ci accorge a colpo d'occhio che L'attesa è un thriller diverso dai soliti. Una lunga storia di donne e madri, mentre qualcuno – lì fuori, nel buio – ruba il lavoro alle ostetriche e i neonati alle partorienti. Puerpere uccise; feti blu, senz'aria. Gli omicidi coincidono con l'arrivo, nella casa dei protagonisti, della nuova tata: Zoe. Sembra Mary Poppins, sembra perfetta. E tutto, per il lettore navigato, sembra facilissimo. Zoe, con i suoi segreti, è la folle di turno: deve esserlo. P. L Travers, in una versione noir del suo capolavoro per l'infanzia, ha disegnato per lei un borsone pieno di lame affilate. Sbagliato: perché lei è la protagonista. O meglio, una delle protagoniste. Leggiamo nella sua testa e scorgiamo piani di cui siamo all'oscuro. Nessuno è salvo. Il romanzo - decisamente britannico, non solo per via dei tè puntuali e delle piogge torrenziali in autunno - è nello stile dei gialli di Lisa Gardner. Chi l'ha letta, sa bene a cosa mi riferisco. Non avrà il ritmo sostenuto ed elettrizzante dei thriller americani, ma le frammentate voci narranti sono un toccasana per la costruzione di universi e dinamiche familiari un po' superflue, vagamente lente, ma molto umane. 
Le narratrici sono tre: una mamma con un marito lontano e due gemelli pestiferi; una detective che condivide la scrivania con l'uomo che ha sposato vent'anni prima; la presunta criminale dalla doppia vita. Zoe non si chiama Zoe, e non è l'instabile antagonista di un'indagine stereotipata. Carla, volto della gioia e della fecondità, ha una casa da catalogo e sospetti e contrazioni che vanno e vengono. Lorraine Fisher, impeccabile sulla scena del crimine, ma fuori luogo nelle cene in famiglia, ha irrequiete figlie adolescenti e una crisi matrimoniale in stato avanzato. I personaggi sono credibilissimi, intrattengo, ma il punto è forse uno: a me il thriller piace sporco, brutto, cattivo. Dura verità: tutta colpa mia. A casa dei coniugi Morgan-Brown si aspettava la venuta della cicogna, il fiocco rosa da appendere all'ingresso. E tutto, a lungo, mi è sembrato troppo quieto e buono, per i miei gusti. Mi sono immerso, tuttavia, nel mondo interiore di queste donne, tra pensieri che non mi appartengono e mai mi apparterranno. Due scrivevano in prima persona, al presente; per l'altra, narrata in terza, si utilizzava il passato remoto. 
Quei frammenti sconnessi, pieni di quotidianità e violenza, raggiungono un bell'equilibrio, verso il finale, grazie a un uso dei punti di vista esemplare, che confonde, inganna e fa nerissimi giochi di prestigio. Ecco come si ci giostra tra voci diverse, ho pensato. Ecco come inserire un sapiente colpo di scena, ho sussurrato. Gli ultimi capitoli, come i critici statunitensi annunciano in copertina, ti portano a rivalutare tutto ciò che hai letto, come poche volte capita. A dire che in L'attesa niente è come sembra, e nessuno è quel che è. Nel finale ricchissimo succedono tante cose, e alcune, ancorate come sono al poliziesco più tradizionale, risultano forzate. Dopo il twist che tutti aspettano, ma che nessuno si aspetta, c'è una rivelazione, l'ennesima, che è di troppo. Spiega, risolve, scioglie, ma tronca di netto parte del mistero. Insieme al tarlo del dubbio, quindi, perisce anche quel fascino che è stato come in incubazione per tutto il tempo, in attesa di nutrimento cannibale. Ricapitolando: c'è (a) un passaggio di grande effetto, seguito a ruota da (b) una trovata spionistica che risulta scolastica. La lettera "a” è bene, quella “b” è male. Quando l'ago della bilancia sembra orientarsi verso quell'unica, fastidiosa stonatura, c'è la chiusa – perfetta – che equilibra il tutto. Arrivata in corner. E non parlo di un capitolo autonomo, ma di una semplice battuta finale. Una frase. Da brivido e divertentissima insieme. Una scena forte che, coi suoi toni sardonici, si fa ricordare, facendo vacillare gli educati modi british del resto. Raggelante, mi ha portato alla mente Il collegete delle brave ragazze. Ricordate? Leggeteli e ricorderete. Il pensiero fisso dei figli: quelli che ti crescono dentro; quelli che vogliono scappare via di casa; quelli che non vogliono arrivare, anche se sono cose che certi amori carnali pretendono. L'isteria, gli ormoni impertinenti, il pensiero ossessionante di un aborto spontaneo. Uccidere – uccidersi – in nome di una vita nuova. L'attesa è il romanzo da non regalare alle neomamme. Alla festa di battesimo, presentatevi con un paio di scarpine colorate. Sarà meglio. 
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Sia – Lullaby


lunedì 1 settembre 2014

Mr Ciak #42: film random³ (Storie vere, dive da urlo o da fischi, inediti d'autore, notti da leoni senza copyright)


Due persone di mezza età si incontrano in treno. Lei, sperduta, non ne sa molto di viaggi. Lui, un tipo di poche parole, per quel giorno le fa da Cicerone. Eric Lomax sa tutto di ferrovie, e sposerà Patti di lì a poco. La donna, moglie paziente e presente, accetta l'uomo e i suoi segreti, nella buona e nella cattiva sorte. Ma c'è qualcosa che Eric non dice: un ritaglio di giornale in giapponese, una divisa militare nell'armadio, urla mattutine che sono il suo risveglio. Che colore hanno i suoi incubi? The Railway Man è un dramma potente, su pagine di storia dimenticate dal mondo. Una sposa fedele, un marito e le sue omissioni, la tragedia inspiegabile di una guerra che, dietro le quinte, richiese capri espiatori, vittime sacrificali, schiavi. Non conosco altri termini: questo è un film “giusto”. Una fotografia impeccabile, una colonna sonora che va a nozze con i fotogrammi mostrati, prove attoriali da applausi. L'amore, la vendetta, qualche lacrima a portata di kleenex. E c'è un non so cosa che non me l'ha reso fastidiosamente perfettino; un compito portato a termine in maniera istituzionale o ossequiosa. I resoconti di torture inumane che attorcigliano le viscere e un Colin Firth ancora una volta clamorosamente bravo. Al suo fianco, in un ruolo secondario, una Nicole Kidman bruna, dimessa e gentile, che per una volta torna a recitare con tutto il viso. L'irriconoscibile Jeremy Irvine, sorprendente, dimagrito, sofferente, è il Colin Firth di trent'anni prima: quello prigioniero di un nemico con gli occhi a mandorla. L'uomo da odiare a morte, per tutte le bastonate, le umiliazioni, le preghiere vane, è un Hiroyki Sanada che ha tutte le colpe e nessuna. La resa dei conti tra lui e il protagonista, oscillante tra punizione e perdono, si vive come tappa dell'espiazione. La direzione sapiente di Jonathan Teplitzky fa del film un prodotto assai curato, dall'impostazione classica, ma dai punti di vista speciali. Una guerra vissuta a scoppio ritardato, con la giusta distanza che permette all'epicità e al patriottismo del cinema internazionale di tramutarsi, quando piove e le cicatrici fantasma prudono, in commozione. (7,5)

Il fatto che abbia trovato Lucy davvero un brutto film mi intristisce. La Johansson nel cast, il mio caro Luc Besson alla regia, incassi alle stelle, una trama nuova. A fine visione, vedo che c'è pochissimo. Di tutto. Lucy vuole essere un film intelligente, ma è presuntuoso e sconclusionato. Confuso e dal senso sfuggente. Io non l'ho capito. Parte come il classico action movie; un Nikita fantascientifico. Mi diventa, poi, una specie di Limitless, ma senza tutta quella noia; un Crank senza divertimento e sesso; un esperimento con punte audaci, ma praticamente insensate. Agli inseguimenti frizzanti, alle manipolazioni mentali, alle sparatorie alla Resident Evil, seguono venti minuti che – insieme all'invincibile e infinita protagonista – esplorano lo spazio, il tempo, il senso della vita. Luc, ti voglio bene, lo sai, ma hai guardato una volta di troppo The Tree of life o letto un po' di puttanate new age. L'ho intuito nel momento in cui Scarlett sembra finire sul set di un documentario di Piero Angela dal montaggio velocissimo, e fanno capolino dinosauri, scimmie, spermatozoi supersonici. Un film strafatto di adrenalina, e non solo, che vuole strafare, solo. (4)

Sono ragazze in attesa di sbocciare. In un ambiente di maniacale rigore, le fanciulle guardano all'inarrivabile Miss G come modello: lei, che racconta loro di libri proibiti, amanti, paesi lontani. Questo fino a quando le porte del college si schiudono per l'arrivo dell'esotica Fiamma. Agile e generosa, sottrae alla seducente Miss G attenzioni preziose. Cracks è onomatopea del rumore. Anticipa la distruzione che sarà e ipnotizza, lasciando inquieti e trasognati. Vittime di un fascino inspiegabile che ti porti sulla pelle. Ancora più grande e bella degli infiniti paesaggi brumosi, la superba Eva Green. Questo film è quanto di più vicino a lei. Ipnotico, seducente, vago. Un dramma al femminile, che analizza in uno specchio rotto il rapporto fragile tra un'insegnante e le sue studentesse. Le influenze degli adulti, il potere della fascinazione, la perdita del centro. Non so voi, ma a me piace legare tra loro i film che guardo. E Cracks guarda negli occhi, con sguardo gelido, The Dreamers. Eva Green in entrambi; Miss G e la maliziosa Isabelle legate da tanto. Guardando la prima, ho pensato a una versione cresciuta – o mai cresciuta – della seconda. In comune: il non sapersi relazionare con l'esterno, l'attaccamento a un nido d'affetti, la consapevolezza che l'eterno gioco potrebbe cessare. Totalmente espressiva, ti succhia l'anima. Perché lei è quella su cui una studentessa in particolare ha pensieri lussuriosi, ma è la stessa donna che non guarda i maschi in faccia, che ha paura della solitudine, dell'avvenire. Dea di un Olimpo in rosa che, come il Vesuvio, potrebbe scoppiare e diventare cenere, anima questo tiaso di fruscii, bisbigli, erotici desideri. Domina i sogni e gli spiriti e abbaglia, nonostante un cast splendente. Le tengono testa le giovani Juno Temple e Imogen Poots, lanciatissime, e un'ottima Maria Valverde, vista da noi solo nel brutto Melissa P. Bagni notturni, accento british, i fumosi anni '30, la tragedia greca. E la classe. Quella... incommensurabile. (7)

Capita di svegliarsi tristi senza perché. E capita, a volte, di scoprirsi allegri e di canticchiare una canzone d'amore a caso. E se il ritmo della nostra giornata dipendesse da un'altra persona? In you eyes, con la sua aria da film indipendente, in realtà, già lo conoscevo. Era presentato come l'ultimo, misterioso lavoro a cui Joss Whedon stava lavorando. La bella storia di questo amore metafisico è stata scritta e pensata dal creatore di Buffy in persona, ed è difficile immaginarlo. Ha un regista sconosciuto, costi ristretti, volti poco noti. Però fa compagnia che è una meraviglia e quando finisce ti senti per un attimo smarrito. E niente... Whedon, in queste vesti qui, pure mi piace. Firma la sceneggiatura di una commedia sentimentale tra realtà e proiezione, e il risultato – romantico, divertente – conquista. La storia di queste due anime gemelle rimanda a un Her, solo in una dimensione reale. I dialoghi: incalzanti e dinamici, anche se i protagonisti non sono mai racchiusi nella stessa inquadratura, per un gioco del destino che nessuno sa. Sentono le stesse cose, si prendono un momento per guardare il mondo dal loro reciproco sguardo, si parlano, ma non hanno nemmeno mai calpestato lo stesso suolo. Separati da due ore di fuso orario, vivono da un lato e l'altro dell'America. Distanti, ma tutt'altro che sconosciuti. Lei, infelicemente sposata con un medico e con una psiche assai fragile; lui, avanzo di galera. In tutto ciò, Michael Stahl David e l'adorabile Zoe Kazan (Ruby Sparks, la ricordate?) sono di una naturalezza che fa gioire. (7)

Al filone di film interessantissimi, eppure mai usciti da noi, prendete carta e penna e aggiungete l'importante Any Day Now, presentato al Giffoni Film Festival due anni fa. Un dramma toccante, un tema attualissimo. La vicenda di due uomini che si improvvisano papà e accolgono in casa un adolescente down, tra pregiudizi e lotte in tribunale. Anche se la legge non lo permette, sarà il piccolo Marco - un diverso in mezzo ai diversi - a far di loro una famiglia. C'è Rudy che sogna di incidere un album e si esibisce come drag queen, cantando in playback famose hit degli anni '70. Racconta la sua vita fino a quel momento come fosse un musical di Broadway a Paul, un avvocato che vuole cambiare il mondo e che, forse, vorrebbe poter cambiare anche se stesso. Finisce in quel bar in cerca di compagnia e in breve si trova due persone alla porta: Rudy trascina a casa sua il piccolo Marco, con una mamma dietro le sbarre e nessuno che si prende cura di lui, perché, con i suoi 21 cromosomi, è difettoso. Due persone che si sono conosciute così, nella solitudine e nella vergogna, mettono da parte le loro sofferenze e, per Marco, costruiscono un nido. Quel ragazzino non afferra tante cose, ma sembra capire la più importante: quei due uomini si amano, e lo amano. Per una volta, sono gli altri a non capire. Tra piccoli sipari musicali, comicità e momenti intensi, si giunge a un epilogo straziante. Emblematico e spiazzante. Sbagliato, evitabile, ma realistico: una luce sull'ottusità. Incontrastato, l'istrionico Alan Cumming: poche volte protagonista, poche volte tanto bravo. Un film da recuperare, da doppiare e da mostrare agli spettori più intolleranti e omofobi dell'universo. Aperto, educativo, altruista: una strada accidentata verso casa, qualunque essa sia. Non perdetevi, voi. (7,5)

Il giardino delle parole è un adorabile corto animato, in cui i sentimenti sono concentrati come in una poesia delicata, ma brevissima. Il film narra dello strano amore inespresso tra un quindicenne e una donna adulta. Trovano riparo dal cattivo tempo nello stesso posto, in un parco. Lui, con un taccuino sempre in tasca, sogna di disegnare scarpe per grandi marchi; lei, con una vita segnata dallo scandalo e un castello di bugie, beve troppo e dà troppa confidenza agli sconosciuti. Si parleranno, si consoleranno, si salveranno. Si incontreranno, sotto la pioggia, ogni giorno, anteponendo l'importanza del loro incontro al resto. Ma prima o poi esce il sole; la pioggia finisce. Che sarà, allora, di quelle chiacchiere al parco che nessuno capirebbe, senza gridare allo scandalo? E' l'haiku dei film, questo; un aforisma illustrato. Stupisce per la sua delicatezza, per una galanteria un po' attempata e tematiche che sembrano alquanto fuori posto nel cinema a cartoni che noi conosciamo. L'oriente è un mondo a parte. Un mondo che, in punta di piedi, cammina nel traffico e negli uragani delle stagioni delle piogge, ma in cui ti perderesti a occhi chiusi. Con i colori di Monet e inimmaginabili tecnologie, spiazza per il curioso contrasto tra i movimenti legnosi dei suoi fragili personaggi e i dettagli dei paesaggi circostanti: realistici, sembrano foto. Ci pensano artisti abili, una regia ottima, brani di musica strumentale cristallini. L'emozione, però, si perde spesso al servizio della spettacolarità. (6,5)

Da qualche tempo, lo noto. La commedia francese si sta americanizzando. Piacevolmente snob e lontana, cavalca adesso le mode e fa suoi usi e costumi d'oltreoceano. Babysitting, commedia di un certo successo arrivata al cinema agli inizi dell'estate, è francese, eppure di francese non ha nulla. Sembra un prodotto di importazione... o semplicemente pensato per l'esportazione. Pellicola classica, divertente e frenetica, con un bambino pestifero, un adulto impreparato e una festa colossale. Breve, non annoia: cosa tutt'altro che scontata. Corre via sui go kart, schizza in aria sulle giostre, si tuffa a bomba nelle piscine delle ville di lusso. La dolciastra e ovvia morale è in agguato, confermando che quello che abbia visto già l'abbiamo visto altrove. Però funziona. Con personaggi fuori, il biondo Philippe Lacheau e più di qualche gag tutta da ridere. Big Daddy, una notte già finita da ricostruire all'incontrario come in The Hangover, l'espediente della telecamera a mano così abusato, ma raro nel cinema comico. (6)

Perché la mamma del protagonista è in overdose sul divano, suo padre è accusato di essere un mafioso, i prof di latino stanno morendo con una velocità impressionante, le sorelle spogliarelliste sono ammesse a pieni voti all'università, la verginità si perde con la mamma del migliore amico, la ragazza dei sogni ha il volto dell'adorabile Selena Gomez? Scopritelo guardando Comportamenti... molto cattivi: una commedia con un buon cast, ma scollacciata, sopra le righe, eccessiva. Una barzelletta sporchissima e raccontata da attori dalle facce note. Un incrocio casereccio tra un Risky Business e American Pie, con una maliziosa Elizabeth Sue in veste Milf, una esilarante Mary Louise Parker con ben due ruoli e la star in ascesa Nat Wolff, pupillo del nostro amato John Green. Qui, con un ruolo semplice e scemo, non fa poi tanto, ma spicca per la normalità che ha conquistato gli adolescenti. Accanto a lui, l'ex fidanzatina della pop-star più chiacchierata. E occhio, che dietro le sbarre – per un attimo – si nota un biondino particolarmente simile a Bieber: fateci caso! L'autoironia del tutto gasa. Ma giusto momentaneamente. (5)