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mercoledì 12 dicembre 2018

Lotteria di Natale | Vinci un romanzo con Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe


Con l'organizzazione non sono bravo. Con i ringraziamenti, purtroppo, meno ancora. Imbarazzato e un po' commosso, mi incarto nelle frasi fatte e nei luoghi comuni, nel già sentito. La mia piccola avventura editoriale è cominciata precisamente un mese fa: Malanotte – Lettera aperta a una cara catastrofe è online da trenta giorni e siamo già a metà dell'opera. Non canto vittoria: adesso arriva la parte difficile. Ma credetemi se dico che potrei non andare avanti, mancare il goal per un soffio, e tra me e me sarei contento lo stesso così. Abbiamo superato la soglia minima dei 60 lettori e quindi, nonostante la distribuzione in libreria ancora in forse, mi leggerete senz'altro: dovesse trattarsi anche di una semplice edizione numerata. Il Natale in arrivo, festività che come saprete infonde in me soltanto tristezza da qualche anno a questa parte, significa amicizia, condivisione e regali. E dato che mi avete mostrato il significato delle prime due cose, il regalo spero di farvelo io. L'idea mi bolliva in testa già da un po': un giveaway aperto ai più fedeli dei miei sostenitori, e a chi fedelissimo vorrà magari diventarlo presto. Un'occasione buona per diffodere il verbo, parlare dei romanzi in palio (e con quelli anche del mio) a suon di condivisioni, in cambio di un pensiero per la vostra sconfinata pazienza; in nome del sostegno. Le regole sono poche, semplicissime, e non vogliono assolutamente essere vincolanti. Liberissimi di non supportarmi in questa avventura, di non volermi leggere, e amici come prima: grazie a Bookabook ho sempre con me la lista aggiornata dei sostenitori della campagna di crowdfounding (saranno i benvenuti, ovviamente, anche i ritardatari), e questo giveaway nasce per loro. Si concluderà dopo due settimane, il 26 dicembre, e l'indomani contatterò personalmente i vincitori. Al plurale, sì: ho messo infatti dodici titoli di vario genere in palio, e ci saranno tre estrazioni, tre fortunati, nell'impossibilità di premiarvi malauguratamente tutti. Nel pacchettino troverete il romanzo richiesto e, soprattutto, una sorpresa speciale a tema Malanotte. Un abbraccio e buone letture.

I passi da seguire:
Commentare il post, lasciando nome e indirizzo e-mail;
Essere lettori del blog, della pagina Instagram, del mio romanzo in pre-ordine online;
Condividere l'iniziativa e lasciare il link delle eventuali condivisioni;
Indicare il titolo di vostro interesse.

martedì 26 dicembre 2017

Recensione: Ti chiamo sul fisso, di Rainbow Rowell

| Ti chiamo sul fisso, di Rainbow Rowell. Piemme, € 19, pp. 352 |

Volevo che le feste e la centesima lettura di quest'anno somigliassero un po' a Rainbow Rowell. Sì, la solita autrice con l'arcobaleno nel nome che, da qualche anno a questa parte, con young adult spassosi e dolcissimi, sta diventando appuntamento irrinunciabile. Come spiegare – senza emoji con gli occhi a cuore però – l'alchimia fra Eleanor e Park? Come dire quanto di me ci fosse nello straordinario mondo di una Fangirl con pochi amici e troppi libri sul comodino? Quest'anno, già in libreria con quel Carry On che regalava chicche e magie, la scrittrice americana torna ancora ma in versione adulta. Senza protagonisti in pubertà. Senza gli mp3 e gli incantesimi messi in musica. Purtroppo, senza entusiasmo.

Ho un telefono magico nascosto nell'armadio. E credo sia collegato al passato. Credo anche di dover rimediare a qualcosa. Di dover sistemare qualche faccenda.

Georgie e Neil stanno insieme da quasi vent'anni. Hanno due bambine, alti e bassi, i biglietti prenotati per passare le vacanze dai genitori di lui. Lei, sceneggiatrice TV con un sudato pilot in rampa di lancio, è costretta a rinunciare al Natale in famiglia per una scadenza dell'ultimo minuto. Un saluto alle figlie con gli occhi già pieni di lacrime e il broncio di Neil, fantasioso vignettista trasformatosi in mammo per amore. L'aereo decolla, la protagonista resta a casa da sola, suo marito suona sfuggente alla cornetta. Il suo matrimonio è davvero finito? Ha premesso una volta di troppo la carriera agli affetti? Smaltire le feste e la nostalgia fra l'ufficio – dove c'è Seth, suo storico braccio destro nonché mancata fiamma – e la casa in cui è cresciuta. Con una mamma che cambia continuamente compagno (e lo pretende più giovane), una sorellastra innamorata del fattorino della pizza (ancora incerta su cosa e chi le piaccia), un carlino con le doglie e un telefono giallo, a disco, forse sbucato dai confini della realtà. Se l'iPhone fa cilecca, chiamare Neil dal fisso – e a sorpresa chiamare il passato. A rispondere, infatti, è il ragazzo di cui si innamorò nei tardi anni Novanta. Prima che due piccioncini come loro diventassero un noioso copia-incolla delle coppie alto-borghesi. Prima che la routine li travolgesse. Quanto, adesso, una parola di Georgie detta al Neil del passato potrebbe cambiare il presente?

Non poteva essere una porta temporale. Non era magico. La magia non esisteva (Io non credo alle fate. Mi dispiace, Peter Pan). E comunque non aveva nessuna intenzione di correre un rischio del genere. Georgie non era un Signore del Tempo e non voleva fare nessun viaggio nel passato. Si sentiva a disagio perfino quando pregava per ottenere qualcosa, perché non le sembrava il caso di chiedere a Dio cose che non fossero già previste. E se con quelle telefonate avesse cancellato per sbaglio il suo matrimonio? Se avesse cancellato le sue figlie? Se avesse già combinato qualche pastiggio... se ne sarebbe accorta, almeno?

Una coppia in crisi, un apparecchio come varco spazio-temporale, personaggi adulti ma fermamente nerd nel cuore. Gli ingredienti: quelli sempre cari, e con la variante assai gradita dei viaggi nel tempo. A metà fra Canto di Natale La vita è meravigliosaTi chiamo sul fisso è un miracolo a tema che bene non ha fatto al mio arido animo da Grinch. Commedia poco fantastica che manca di originalità e spigliatezza, ha la fissità di alcune sit-com (purtroppo non la verve) e l'ingombro del filo. Una Rainbow Rowell che sin dall'inizio ho faticato a riconoscere, con pagine prolisse, protagonisti antipatici (fa eccezione il paffuto e contraddittorio Neil, soprannominato "Hobbit" in gioventù) e uno spunto che fa da furbissimo specchietto per le allodole. Il telefono, la penna: scarichi. Se di paradossi temporali vuol parlare, che allora l'autrice torni ragazzina come l'abbiamo conosciuta. Rainbow, carissima, questo genere ti invecchia e ci annoia. Farò finta di non aver sentito cosa (non) hai detto, con la scusa delle interferenze. Caduta presto la linea.
Il mio voto: ★★½
Il mio consiglio musicale: Cyndi Lauper – Time After Time

martedì 14 febbraio 2017

I ♥ Telefilm: Santa Clarita Diet | Sense8 - A Christmas Special

Sheila e Joel sono agenti immobiliari di mezza età e di bell'aspetto. Un quartiere residenziale in una California da cartolina. La solita villetta con giardino, uguale a quella accanto. La solita coppia felice, che si conosce dal liceo e lotta contro i capricci di una figlia adolescente. Finché, nel bel mezzo di una compravendita, Sheila non imbratta di vomito la moquette nuova. E, nel disgustoso intruglio verdastro, non scorge un organo: presubilmente, ha rimesso anche quello. Il suo cuore smette di battere. Non avverte il dolore fisico. Ha voglie irrefrenabili – dal sesso orale all'ultimo modello di un fuoristrada al di fuori della loro portata – e, soprattutto, una fame inesauribile. Manzo, pollo, tacchino: carne cruda, al sangue. Dopo avere assaggiato quella umana, però, impossibile tornare indietro. Tocca fare i conti con la realtà: la madre di tua figlia, la tua compagna da venticinque anni, è una non-morta. Non si decompone, almeno non subito. Diventa ancora più seducente, solare e schietta. Qual è il suo segreto di bellezza, si domandano le amiche invidiose? Cosa nasconde la coppia, si chiedono invece i vicini di casa poliziotti? La dieta di Santa Clarita prevede un impianto da sitcom, toni grotteschi, generosi sprazzi di nonsense e un duo affiatatissimo. Cosa non farebbe un sorprendente Timothy Olyphant, mai tanto divertito, per l'adorabile Drew Barrymore? Santa Clarita Diet, visto nell'arco di due pomeriggi, segue le vicende degli adulti – che, in cerca di una cura miracolosa, rischiano spesso di allontanarsi – e di un'adolescente irrequieta che, con il fidato amico nerd alle costole, tenta di abituarsi alla nuova conformazione di questa assurda famiglia. La patologia di Sheila, infatti, porta i familiari restanti a interrogarsi sull'istinto, la libertà, il senso del pudore. L'andamento è dei più leggeri, i trenta minuti a puntata si incastrano a meraviglia in qualsiasi momento della giornata e, tra frattaglie e scaramucce, ho riso tanto. La serie di Victor Fresco, già autore di My Name is Earl, è un Modern Family con zombie. Una commedia nera, nello stile di La morte ti fa bella, in cui qualcosa va a male e qualcosa dura. La vita coniugale richiede compromessi, piccoli pegni. Se l'amore lo pretende, poi, anche qualche sacrificio umano. (7)

Ho aspettato il ritorno di Sense8 più del giorno della mia laurea. Anche se ritorno non è, bensì un semplice speciale natalizio. Anche se toccherà pazientare fino a maggio per scoprire cos'è stato, durante la loro assenza, dei magnifici otto che due anni fa conquistavano il primo posto fra i miei telefilm preferiti. Netflix vizia, intrattiene, elude l'attesa con un contentino lungo due ore. Si fa un approfondito punto della situazione. Si fa un'ampia panoramica per chiamare all'appello i personaggi, che nel mentre hanno raggiunto un bivio e aspettano noi per decidere cosa verrà. Gli snodi narrativi non procedono oltre, in vista della prossima primavera; i protagonisti vengono individuati dai poderosi zoom delle sorelle Wachowski. La notizia dell'omosessualità di Lito, latin lover sudamericano, ha raggiunto la stampa: è outing al cenone di mamma. Sun, dirigente coreana e campionessa di arti marziali, è in isolamento: suo fratello, sangue del suo sangue, l'ha incastrata e nessuna cella è abbastanza grande per nascondersi dalle cospirazioni. Wolfgang, in una Germania sotto zero, abbraccia la vita criminale della sua stirpe; Kala, sposa indiana in vacanza a Positano, tentenna all'idea della prima notte di nozze; Capheus, al centro di un recasting che non tange, trova un rimpiazzo per il suo pulmino con Van Damme sulla fiancata. Nomi è in fuga, così come Will e Riley: rifugiati in una catapecchia islandese, i due scacciano con l'eroina le interferenze di chi li vorrebbe cavie. Siamo con loro, nati in agosto, quando spengono le candeline per i loro compleanni coincidenti e si imbrattano di glassa. alla Vigilia, fra cori gospel e rivelazioni a cui non si risponde che con l'accettazione. Al countdown per Capodanno, che prevede colpi di pistola e fuochi d'artificio in una Berlino imbiancata. Si entra in scena con Feeling Good, ammaliando, e ci si prepara ai saluti con un'emozionantissima Hallelujah. A metà, visioni dell'eredità di Daryl Hannah e il sesso di gruppo che infrange i tabù, celebrando i corpi nudi, gli intrecci di anime, i colori della diversità. Sono benvenuti nel mucchio selvaggio anche la frizzante Amanita, compagna di Nomi, e l'adorabile Hernando di Alfonso Herrera, che fa strano vedere accanto a Silvestre e senza l'abito talare di The Exorcist. Si toccano pelle contro pelle gli uomini e le donne, i bianchi e i neri, a ricordarci sotto le feste il calore, l'armonia e l'apertura (di gambe, cuori o teste che sia). Lo speciale natalizio di Sense8 seduce a colpo sicuro ribadendo i suoi punti di forza – le emozionanti scene d'insieme, le intense affinità erotiche e intellettuali, il montaggio da videoclip – e ti lascia presto, dando respiro a te che ami lamentarti dei film a tema sul Cinque e dici di andare fiero della tua misantropia, e invece no. 

giovedì 28 aprile 2016

Mr. Ciak: The VVitch, Nonno scatenato, Il cacciatore e la Regina di ghiaccio, The Boy, The Night Before

Allontanata dalla comunità di appartenenza, una famiglia puritana si sposta in una fattoria del New England. Fuori, il granaio e un bosco in cui è vietato inoltrarsi. La sorella maggiore, Thomasin, gioca sul prato con il più piccolo dei suoi fratelli: bubù-settete, e il neonato scompare in un lampo. Le continue sparizioni e i misteri che si rinnovano conducono proprio all'adolescente, pallida e seducente. La madre è sospettosa, il padre pende dalle sue labbra, i gemelli chiacchierano con un caprone nero e accusano la sorella di adorare il Maligno, il fratello in pubertà è segretamente attratto dalle sue scollature profonde. Stregoneria? The Witch, acclamatissimo e subito annunciato come horror dell'anno, ha più di qualche falla nelle trame, colmata però dal potere della fascinazione – che risulta, in definitiva, immensa – e da una colonna sonora che si concede picchi agghiaccianti. Cupissimo, ha una fotografia impeccabile e la quiete apparente del cinema che più stupisce da queste parti: quello indipendente. Pensato come racconto per non dormire, oscilla tra il dramma domestico e la fiaba nera. I quadri sapientemente cesellati di una famiglia che cresce all'ombra di un Dio vendicativo, di un Medievo che ritorna, mi hanno ricordato i quattordici piani sequenza che componevano l'interessantissimo Kreuzweg – Le stazioni della fede e la suggestione di un The Village: ascetismo, superstizione, follia. Flash onirici, brutture, incubi ad occhi aperti. Leggenda o verità? Angoscioso e ambiguo, pretenzioso giusto un po', The Witch è una tragedia a tinte fosche, febbricitante ma preoccupantemente verisimile. Psicologicamente infallibile, anche se già proposta altrove. Comunque, mai così. Nella maniera personale, e forse troppo greve, del cinema di nicchia. Si rimangia la promessa della paura, dunque, ma attrae e destabilizza: meno emotivo di un The Babadook, più sensato di quel buco nell'acqua di It Follows. Per tutto il tempo, così, ti domandi: cosa sto guardando? Ed è così ben realizzato, recitato con tanta di quella naturalezza, che il dubbio è un piacere scellerato. Non il capolavoro annunciato a gran voce, proprio no, ma l'opera prima di un esordiente di razza. Uno di quei rari horror per palati fini, che in sala non troveranno mai posto, d'estate. (7)

Vedovo di fresco, un pensionato convince il più giovane dei suoi nipoti a seguirlo in uno spensierato viaggio verso una landa tropicale piena di sole, alcolici e modelle in bikini. Non è forse un paradiso la lontana Daytona, durante lo spring break? Di certo non per il responsabile Jason, trascinato dal nonno in una delle sue ultime missioni: istruire il nipote sui miracoli del carpe diem e, soprattutto, darsi al sesso riparatore con un'universitaria a caccia di facoltosi attempati. Dirty Grandpa è stato definito, e non a caso, un trito, sboccato e spiccio cinepanettone statunitense: sbronze, doppi sensi, chiappe al vento, peti fragorosi e chi ne ha più ne metta. Zac Efron viene spogliato, deriso, croficisso: gioca al meglio le sue carte – fisico scolpito e karaoke che ricordano a quelli della mia generazione, con un moto di vergogna sottile, i duetti di High School Musical – e, a sorpresa, si rivela una buona spalla comica. Con lui, parte fondamentale della strana coppia, il nonno sporcaccione del titolo: un Robert De Niro trashissimo, al meglio del suo peggio, che in camicia hawaiana e in una libera interpretazione dei ruoli di Boldi, rischia di mettere una pesante pietra tombale sopra i capolavori che costellano la sua carriera; piace di più, tuttavia, che nei panni di vecchi mafiosi o, ancora, dell'antipatico feticcio di David O. Russel. Meglio fermarsi, caro Bob, prima di un altro passo falso che somiglia preoccupantemente a un'altra commedia da poco come questa? Per alcuni, non c'è dubbio: la risposta è sì. Per me, che lo reputo autoironico e furbissimo, non proprio: come dicevano i latini, “pecunia non olet”. Condiscono qualche gag politicamente scorretta, trivialità e mercanzia in mostra, tre bellezze: l'adorabile Zoey Deutch, la leziosa Julianne Hough e, su tutte, una maialissima Aubrey Plaza. La commedia demenziale su un demente per patriarca è ritrita e spiccia, becera. E, qui e lì, mi son proprio ma proprio divertito. (6)

"Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?" Quattro anni fa, lo specchio dava ben due risposte – le punte kitsch di Mirror Mirror, l'epos non per palati fini di Biancaneve e il Cacciatore – e, a lasciare stupiti, era quella che vedeva vincere, in una gara di bellezza e acume, la principessa guerriera di una Kristen Stewart che non aveva ancora preso lezioni di recitazione. Come poteva, inespressiva e mascolina, sconfiggere la splendida Charlize Theron? Serviva un prequel/sequel, con il per sempre felici e contenti già agguantato, la strega assassinata e l'ex Bella Swan che, nel frattempo, si è data con stupore generale ai film da festival? Scontata la risposta, esile il pretesto. Lo specchio di Ravenna, all'interno del quale è imprigionata la sua anima, rende folle chiunque vi sia vicino. Come l'anello per Frodo, porta tormenti e avventure alla squadra che, seguendo gli ordini di un Sam Claflin di passaggio, devono distruggerlo. L'impresa è nelle mani di Eric, ancora una volta impersonato da un Chris Hemsworth che si destreggia discretamente tra martelli e scuri: cos'è successo alla sposa del Cacciatore e dove è stato allevato per diventare chi doveva diventare? Si introduce, allora, la storia della Regina di ghiaccio: una variante psicotica e fragile della Elsa di Frozen, interpretata da una buona Emily Blunt in lotta, però, con l'ancor più b(u)ona Theron. Nonostante la presenza di un'altra rossa da me amatissima, quella Jessica Chastain qui troppo sprecata, a vincere la disputa è la modella sudafricana, che, senza l'accigliata Kristen nei dintorni, non solo tiranneggia ma porta questo secondo capitolo dalla dubbia utilità a risultare un po' più coinvolgente del precedente. Perché, sì, a me Il cacciatore e la Regina di ghiaccio ha regalato due ore che non richiederei indietro: movimentato, dark e, complice la presenza del nano di Nick Frost, spassosissimo. Una scatola di star infiocchettata con stile, con un terzetto di prime donne che sono una gioia per gli occhi - e per i costumisti di ogni dove. (6)

Greta trova lavoro nella casa sbagliata. Cosa c'è di meglio di una villa nella campagna inglese, di un ruolo da tata che comprende vitto e alloggio e di due padroni di casa affabili e generosi? Gli Heelshire nascondono un segreto: il bambino di cui Greta dovrà prendersi cura è un fantoccio. Ci sono regole ferree da seguire, e una di queste prevede che la protagonista tratti Brahms come fosse un bambino di carne e ossa. The Boy, thriller d'atmosfera firmato da un giovane regista che già ha fatto danni nel mondo dell'horror, è trascurabile ma non pessimo. Spiccano una regia stranamente raffinata, gli interni labirintici della villa, sprazzi affascinanti. Ha un'idea bella, ma mal gestita. L'incipit, canonico ma citazionista, ricorda le prime pagine dei romanzi d'appendice ottocenteschi: giovane di belle speranze in un mausoleo di misteri. Le scenografie, allo stesso modo, strizzano un po' l'occhio ai deliziosi orpelli gotici di un Del Toro e il tentativo di fare del silenzioso Brahams la nuova Bambola assassina, per fortuna, non è stato azzardato. The Boy, così com'è, ma spostato al passato, sarebbe stato un prodotto gotico senz'altro più accattivante. Mancano la volontà e la consapevolezza, mancano le eroine di Henry James. Lauren Cohan, che ha un sorriso bellissimo e poco altro, interpreta un personaggio dalla psicologia spiccia. In lei, reduce da una gravidanza interrotta, il senso materno si risveglia bruscamente e per caso. I comprimari, inservibili, non hanno la scintilla. Tra ricercati cliché, un andamento prevedibile e qualche spauracchio non andato a buon fine, questo The Boy né bello né brutto, ma scritto troppo di fretta, tenta l'effetto sorpresa con un twist ad effetto, anche se già visto in un horror piccino, australiano, che però non vi svelo... Annacquato il finale, furbastra l'idea di lasciarsi aperta la porta di un sequel che vedrei aspettandomi solo il peggio. L'inanimato Brahms, spettrale e maestro degli sguardi in camera, offre comunque la performance migliore. (5)

La festività per eccellenza che prevede imbarazzanti reunion e tradizioni familiari da cui mettersi in fuga, a volte, presenta delle costanti che fanno eccezione, perché non infastidiscono e, miracolo, non vengono a noia. Qual è il segreto di tre amici che si prendono un notte per rinforzare il loro legame e tornare per un po' i ragazzini brilli e leggeri dei bei tempi andati? Essenzialmente, ci dice The Night Before, droghe libere, cicchetti a volontà e feste blindatissime. Trentenni ed eterni Peter Pan, i protagonisti danno il via a un alcolico amarcord che sembra qui e lì una riscrittura demenziale (ma non troppo) di A Christmas Carrol. C'è chi si prepara a diventare papà; chi, giocatore di basket, non si rassegna al pensionamento a suon di anabolizzanti; chi, musicista senza arte e senza legami, rivive il trauma della morte dei genitori. Per fortuna, ci sono le sostanze stupefacenti – e le risate assicurate. Destinato all'homevideo e ribattezzato Sballati per le feste, The Night Before, con quel popò di cast e alla regia lo stesso autore del toccante 50 e 50, da noi non passa in sala – quando invece il mio spirito del Natale agonizzante avrebbe assai gradito – e viene bollato come un The Hangover a tema. Me lo aspettavo dai neuroni affumicati e caricaturale, sconclusionato, e da amante della comicità di un The Interview la cosa mi andava pure a genio: i cameo che non ti aspetti, le battute antisemite e un politicamente scorretto che si tempra con il romanticismo, però, non mancano. L'esilarante Seth Rogen e un Joseph Gordon-Levitt dai tempi comici a me sconosciuti formano un affiatato terzetto insieme ad Anthony Mackie, e inseguono Lizzy Caplan, Mindy Kaling e il destino, in una barzelletta sotto sotto un po' vera in cui Miley Cyrus fa da damigella d'onore, un bicurioso James Franco invia foto oscene al solito "compare" Rogen, e Michael Shannon, mai così inedito, fa da pusher e angelo custode. (6,5) 

martedì 8 dicembre 2015

Giveaway [Fuori Tutto] - Cosa ti regalo a Natale?


Ciao a tutti, amici lettori, e un saluto anche a voi, che siete capitati qui per caso, solo oggi. Come state? A patto che non mi chiediate come sto anch'io – è un momento un po' buio e ci vorrebbe uno spazio a parte per parlarne, cosa che forse prima o poi accadrà -, il post di oggi nasce come un pensiero per voi, sui cui, da quasi quattro anni, si sa che posso contare. Il Natale sta arrivando e oggi, che è l'Immacolata, il calendario è segnato di rosso. Il blog, quest'anno, non si vestirà di luci e ghirlande – sempre per il momento un po' buio di cui sopra, sempre per il mio spirito del Natale che è agonizzante -, ma immancabile è un giveaway a tema pensato per voi. E quest'anno, nonostante tutto, i libri in palio sono di più e le possibilità di vincita maggiori. Voglio premettere, inoltre, che i romanzi partiranno da me – sono tutti in mio possesso, alcuni letti ma in condizioni ottime, sapete che ci tengo; altri mai sfogliati – e che, per una variazione sul tema, in una sorta di fuori tutto, ho preferito inserire qui e lì qualche titolo non dico meno noto, quanto meno recente. Ci sono tanti colleghi che, in questi stessi giorni, vi permettono di tentare la sorte con romanzi appena arrivati in libreria. Perché non vedere, allora, cosa vi era sfuggito nel mentre? Divisi in cinque categorie – la narrativa italiana e straniera, i titoli indirizzati ai più giovani, il giallo ed il fantasy – ci sono venti libri. Potete sceglierne almeno due, in base ai vostri gusti – e non per forza devono essere dello stesso genere, anzi. I vincitori saranno, in totale, tre. Il primo ne riceverà due; il secondo uno; il terzo – affidandosi a un mio insindacabile capriccio – non saprà fino alla fine quale titolo, sempre uno, ma a sorpresa, gli avrò recapitato: però abbiate fede, non sono solito fare brutti scherzi. Potete partecipare fino a domenica, 20 Dicembre. Nei giorni successivi, in privato, contatterò i fortunati. Le regole, poche e semplici. Vi vorrei creativi e estroversi, ma quest'anno non sapevo davvero cosa inventarmi; sempre viva la sincerità.

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martedì 18 dicembre 2012

"L'età dei miracoli" e "Babbo Natale e Il furto dei regali": i vincitori!

Ciao a tutti, amici lettori! Vi scrivo di ritorno dal paese dei miei nonni.
Come molti di voi hanno saputo, infatti, nel cuore della notte tra il 16 e il 17 Dicembre, alla veneranda età di 88 anni, si è spenta la mia nonna paterna, Angela (o meglio, Angelina, come la chiamavano tutti!). Ha lasciato tre figli, quattro nipoti e due pronipoti, ricongiungendosi, finalmente, al marito Michele, scomparso nell'inverno di undici anni fa. Ringrazio chi, sulla pagina facebook del blog, mi è stato vicino e anche chi, invece, ha appena scoperto la mia perdita. Sensibili e affettuosi, come ho imparato che siete, sono sicuro che avreste tutti parole di conforto :)
E, accanto alla vostra solidarietà, un'altra piccola gioia e lo scoprire che, nei giorni della mia assenza, il blog ha raggiunto i 300 followers. Vi ringrazio! Un anno fa, non speravo nemmeno lontanamente in un traguardo tale. Lo so che detto da me non è una novità, ma, credetemi, vorrei avere modo di premiarvi uno ad uno. Ogni giftaway, quindi, da una parte mi rende felice, dall'altra immensamente combattuto. Come scegliere?
Questa sera, purtroppo, potrò premiare solo due dei 303 lettori, l'uno con una copia di L'età dei miracoli, l'altro con Babbo Natale e Il furto dei regali, ma vedrò cosa inventarmi. Le vostre email le ho tutte, ricordate, e il compleanno del blog si sta avvicinando sempre di più! ;)
Vi invito, intanto, a prendere parte, se vi va, al terzo giftaway natalizio (qui), che si concluderà il 20 di questo mese. Ringraziando Mondadori e Fanucci, vi saluto e vi lascio con il verdetto.

Il momento è giunto..
.. rullo di tamburi..

ELISA vince L'età dei miracoli!
Tutti i vostri commenti mi hanno lasciato gli occhi lucidi. Vi ringrazio per aver aperto un po' del vostro cuore a me e per esservi messi in gioco. Se vi avessi conosciuto prima, forse, non mi sarei sentito spesso così solo. Leggere di voi e dei vostri dodici anni – quando vi sentivate brutti, insoddisfatti, incompresi, strani – è stato come guardarsi allo specchio e ricordare. Elisa, con un commento breve e significativo, una prosa splendida e un'emozionante sincerità, mi è parsa a tratti molto simile alla Julia descritta dalla Walker: una consapevole e matura primadonna. Una grande protagonista della sua vita.

Elfolletto vince Babbo Natale e Il furto dei regali!
La più natalizia delle storie per il più natalizio dei blogger, che in occasione del “contest” ha postato sul suo Bookhunter una splendida foto del suo albero decorato a festa.Complimenti!

sabato 15 dicembre 2012

Giftaway + Recensione: Il viaggio di Lili e Po, di Lauren Oliver

Ciao a tutti! In occasione di questa nuova recensione, per farmi perdonare della discontinuità dell'ultima settimana, colgo l'opportunità per dare il via a un nuovo giftaway natalizio! Ringraziando la gentilissima Piemme per la disponibilità, ho modo di mettere in palio per voi una copia dell'ultimo romanzo dell'amatissima Lauren Oliver, Il viaggio di Lili e Po. Un'avventura per grandi e piccini che mi ha concesso ore di piacevole lettura, e che spero possa fare lo stesso con il più fortunato tra voi. Per partecipare, seguite le solite regoline (essere follower del blog, linkarmi le vostre condivisioni) e lasciate un commento alla recensione, con le vostre impressioni e le vostre aspettative. Venerdì, 21 Dicembre, decreterò io stesso il vincitore ;)

Titolo: Il viaggio di Lili e Po
Autrice: Lauren Oliver
Editore: Piemme “Il battello a vapore”
Numero di pagine: 300
Prezzo: € 16,00
Sinossi: Dalla morte di suo padre, la perfida matrigna di Lili la costringe a vivere relegata nella soffitta di casa. Una sera, però, dal buio appare un piccolo fantasma di nome Po e i due ragazzini fanno subito amicizia. Nello stesso momento, Will, un apprendista alchimista, scambia per sbaglio la cassetta che contiene il più potente incantesimo del mondo con quella delle ceneri del padre di Lili. L'errore di Will avrà incredibili conseguenze anche su Lili e Po, incrociando i loro destini e conducendoli in uno straordinario viaggio insieme. Età di lettura: da 10 anni.
                                                       La recensione 
Natale. Le temperature che si abbassano e la pioggia che diventa brina sottile, magari neve. In casa, a proteggerci da quel freddo da lupi, l'abbraccio di una coperta calda e lo sfavillio delle luci dell'albero che, riflesse sulle palline argentate e l'oro dei fiocchi, ci regalano, in alternanza, colore e buio al suono dell'allegra Jingle Bells. Tutto cambia, ma non sappiamo dire addio alle tradizioni. Alla cioccolata calda e a una speziata tazza di tè, al binomio perfetto di pandoro e Nutella, al presepe e alle ghirlande, a Mamma ho perso l'aereo e all'intramontabile Canto di Natale. Accanto alle irrinunciabili consuetudini che mi porto dietro da bambino, da quest'anno potrebbe aggiungersi una sorprendente scoperta fatta in questi giorni, che, fiabesca e malinconica, ha resettato il mio cervello, facendomi retrocedere all'età mentale di dieci anni. Una storia da sgranocchiare come un dolcetto davanti al caminetto, un omaggio in grande stile ai libri adorati dai più piccoli, la conferma di una nuova, brillante stella della narrativa che si scopre anche dotata di grande eleganza e leggerezza. Basta soltanto sfogliare le prime pagine del Viaggio di Lili e Po per sprofondare nelle poltroncine lise di un trenino alato, o di un battello (a vapore!) che naviga verso l'arcobaleno e oltre. Le pagine non sono semplicemente bianche, ma di un delicato color seppia; l'ingresso dei capitoli che lo compongono è sempre accompagnato dagli stessi ghirigori della deliziosa copertina; le fedeli illustrazioni, ad opera della bravissima Linda Cavallini, ci aiutano ad immaginare tutti i minimi dettagli dei personaggi e a dare un volto, un sorriso o un ghigno perfido a protagonisti ed antagonisti. In Delirium ed E finalmente ti dirò addio, due delle migliori letture di questo lungo anno, avevo conosciuto una Lauren Oliver lirica ed espressiva, con una propensione per il tragico e per i cuori ulcerati. La collana che ha cresciuto me e intere generazioni di piccoli e curiosi lettori al suon di incantesimi e avventure, la ospita nelle vesti variopinte di fata madrina e, personalmente, la curiosità di vederla alle prese con un più vivace aspetto della narrativa era smisurata. Sarebbe stato brusco il passaggio dal dramma umano alla favola?  
La classe non è acqua, e l'autrice attua il difficile passaggio con immensa naturalezza, mantenendo integra la sua identità e dando una pennellata del suo lieve gusto dark a un racconto, da gustare in un paio d'ore, arricchito con soffitte infestate, matrigne cattive, giganti buoni, alchimisti in cerca del sortilegio più potente, amicizie sbocciate per caso e piccoli, grandi amori. Non mancano, inoltre, battute di spirito, sorprese e qualche bonario spauracchio! C'è tanto della Matilda di Roald Dahl, dei viaggi ad alta velocità sul Polar Express, degli spettri teneri e malinconici di Casper, della tristezza della Piccola Principessa, dei pasticci di Topolino nel ruolo di Apprendista Stregone, dei colori mai sbiaditi della nostra “età dei miracoli”. La struttura del libro, basata su un fitto corollario di personaggi, fili che s'intrecciano all'unisono, riconoscimenti e magia, riporta alla mente quella degli antichi prototipi del romanzo, ma le pure e semplici emozioni che regala non hanno età. Le conosciamo tutti benissimo – le abbiamo provate ieri o un'infanzia fa – ma sentirle riaffiorare ancora una volta lascia più sereni della storia stessa.
Il mio voto: ★★★ +
Il mio consiglio musicale: Somewhere Over the Rainbow – Chiara Galiazzo (Soundtrack “Il mago di Oz”)

sabato 8 dicembre 2012

Giftaway natalizio #2: Babbo Natale e Il furto di regali, di Claudio Comini

Ciao a tutti, amici lettori, e buon 8 Dicembre! Come procedono le decorazioni del presepe e dell'albero di Natale? Nonostante la tradizione stabilisca che non ci sia giorno migliore dell'Immacolata per dare inizio ai preparativi dell'imminente Natale, albero e presepe li ho già fatti da un po'. Trovo che la casa, con le loro luci calde e familiari, acquisisca un nuovo volto, più bello e accogliente. Mi piace sedermi in poltrona con un libro sulle ginocchia e vedere, sulle pagine, sfumature di luce che vanno dal rosso al blu, dal bianco all'oro. E' come essere cullato :D Non avendo più ghirlande da appendere e fiocchi da incastrare fra i rami del mio alberello, ne approfitto per presentarvi il secondo dei regali libreschi di cui vi ho parlato. Questa volta devo ringraziare la gentilissima Fanucci per la disponibilità! Il romanzo di questo nuovo giftaway è Babbo Natale e Il furto di regali, di Claudio Comini.
Una deliziosa favola “a tema”, che purtroppo non ho avuto modo di leggere, ma che mi sembra semplicemente splendida per questo Natale. Chi non vorrebbe trovarlo sotto l'albero?


Ecco cosa dovete fare: oltre a seguire le solite regolette (essere lettori del blog, lasciare il vostro indirizzo email, condividere l'iniziativa ovunque vogliate e segnalarmi le eventuali condivisioni), linkatemi nel commento un'immagine dell'albero di Natale che vorreste (o, volendo, anche una foto di quello che avete fatto in casa: meglio ancora)! :P
Spettacolari, coloratissimi, più alti del soffitto del vostro soggiorno, più cari del vostro appartamento. Immaginare è gratis! Avete tempo per partecipare fino a domenica, 16 Dicembre. Il giorno successivo sceglierò l'immagine più bella e, quindi, il vincitore. A prestissimo e buon weekend, M.

martedì 4 dicembre 2012

Giftaway natalizio #1: L'età dei miracoli, di Karen Thomson Walker

Il Natale è approdato da qualche settimana su Diario di una dipendenza.
Sullo sfondo vibrano i colori caldi e soffusi della luce di un caminetto e sull'header fanno capolino fiocchi colorati, Babbi Natale in slitta e, abbracciati su una collinetta, gli indimenticabili protagonisti di Nightmare Before Christmas. Ma, diciamocelo, che Natale sarebbe senza qualche regalino? ;)    
Fuori soffiano la crisi e il vento freddo, ma le famiglie si stringono e, con qualche pacchetto più piccolo e sfilacciato del solito, arricchiscono un albero che ha le palline e gli stessi addobbi dell'anno passato. Il 7 Gennaio sarà passato un anno esatto da quando il blog ha aperto i battenti (mamma mia, come passa velocemente il tempo!). Per quasi dodici mesi e 365 giorni siate stati con me. Questo Natale ci saranno pensierini per mamma, papà, mio fratello Diego e per gli amici più intimi. Potevo dimenticarmi di voi, la mia seconda famiglia? Mi avete sopportato quando a stento anch'io riuscivo a reggere i miei deliri, avete scoperto con me titoli che altrimenti non avrei mai letto, ci siete stati. Sempre. 
La riconoscenza non può esprimersi concretamente, ma vorrei che qualcuno di voi, per queste feste, avesse un po' del mio affetto tra le pile di pacchetti da scartare. Questo è il primo dei miei regali, ma vi avverto che nei prossimi giorni ne arriveranno altri! Grazie alla gentilissima Anna, dell'ufficio stampa Mondadori, ho avuto modo di mettere a disposizione di un lettore uno tra i romanzi più belli di questo ricco 2012. Una storia delicata e struggente, di crescita e amori, sventure e avventure, che, giocando con sogni e paure, meritatamente, ha conquistato il titolo di caso editoriale. Un distopico, un libro di formazione, un romanzo con la R maiuscola. Sto parlando del romanzo di esordio della sorprendente Karen Thompson Walker: L'età dei miracoli (la mia entusiastica recensione qui). 
"Eravamo della scuola media, l'età dei miracoli, quando i ragazzi crescono di botto di dieci centimetri durante l'estate, i seni sbocciano dal nulla e le voci si abbassano e scendono in picchiata." 
 
  L'importante è:
Lasciare un commento al post, raccontandomi la vostra “età dei miracoli”
                   Essere lettori fissi del blog e specificare il vostro nick nel commento.  
Lasciarmi il vostro indirizzo email.
Condividere l'iniziativa sul web (Facebook, Twitter..) e linkarmi, possibilmente, la condivisione.

Potrete aggiudicavi la copia messa in palio fino a sabato, 15 Dicembre. Il giorno successivo sceglierò il vincitore. Cosa dovete fare? Non so voi, ma soprattutto a Capodanno tendo a chiudermi nella malinconia. Faccio un bilancio della mia vita che non è cambiata mai fino in fondo, metto sulla bilancia i tanti bei propositi e immagino di far svolazzare lontano dal cassetto i sogni che ho rinchiuso. Immaginate di avere l'età della piccola Julia – dodici anni. Viaggiate nel tempo, fate ruotare all'indietro le lancette dell'orologio. Come eravate, chi eravate, cosa avreste voluto fosse stato di voi? Parlatemi della vostra età dei miracoli adesso che siete nell'età della ragione. Non serve un commento chilometrico o un tema, non preoccupatevi :P Anche i contributi più piccini saranno preziosissimi! L'autore del commento più intimo, sincero o divertente sarà proclamato vincitore. In bocca al lupo! E a presto... Babbo Natale ha una slitta piena di regali per voi!