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lunedì 13 ottobre 2014

Mr Ciak #45: Maze Runner + Hai impegni per Halloween? (Horns, Liberaci dal male, The Seasoning House, The Woman, We are what we are)

Qual è il tuo film horror preferito? Lo chiedeva l'assassino mascherato di Scream, in una delle indimentacili scene cult della tetralogia di Wes Craven. Con Halloween che si avvicina, se una notte ricevete una chiamata da quel losco individuo in nero, meglio essere preparati. In questi appuntamenti speciali della rubrica Mr Ciak, in occasione di un trentuno ottobre che si avvicina e che io passerò al solito sul divano, non vi parlerò dei miei film dell'orrore preferiti, ma di quelli che ho scoperto, visto, recuperato. Vorrei proprio stupire il serial killer, al telefono, con una risposta che non si aspetta, che dite? Questa mattina, nessun titolo della lista è propriamente da incorniciare e ricordare a vita, ma qualcosa di interessante c'è. Facciamo così, dividamo i film in due blocchi: quelli da bollino giallo, un po' per tutti, e quelli da bollino rosso, che c'è chi amerà e chi meno. Godibili e crudi il giusto, Horns, Liberaci dal male. Forti, sperimentali, audaci, The Seasoning House, The Woman, We are what we are: quando gli horror arrivano ai festival cinematografici. Leggermente off topic, il mio commento a Maze Runner – Il labirinto che, attesissimo, si è rivelato una mezza “sola”. Non è un horror, anche se ha mostri e uccisioni, ma è vietato ai minori di 14 anni, mi dicono. La visione degli altri del post, allora, è consentita giusto ai centenari, a questo punto. Ma quanto siamo bacchettoni? A presto e buon inizio di settimana, M.

Ennesima trasposizione cinematografica che giunge al cinema, quest'anno, e io per una volta ero del tutto impreparato. Non ho letto Il labirinto: avrei voluto, ma per un errore dell'ufficio stampa mi hanno mandato un romanzaccio rosa. Non ho insistito, non l'ho richiesto, non l'ho comprato. Mi interessava poco, proprio come il film che nella noia delle mie domeniche pomeriggio, però, ho visto con piacere, per riempire un'ora e mezza. Il peggior difetto di Maze Runner è che tutti ne parlano bene: è stato un successo, ha medie notevoli, perfino i nostri critici non l'hanno massacrato come loro solito. Tra le distopie arrivate al cinema di recente, questa è quella che meno mi ha colpito: guardandolo, non avrei mai puntato su un sequel, che sembra già in produzione avanzata. Non ha l'emozione di The Giver, il divertimento di Divergent, la potenza di Hunger Games: la distopia c'è e non c'è, al servizio di un filmetto d'avventura che piacerà solo ai giovanissimi. Io, ventenne, mi escludo dalla categoria, pensate un po'. Sembra originale, si crea come un'attesa che dura fino alla fine, ma l'epilogo – destinato a interrompersi sul più bello – anche se accattivante, propone situazioni già viste milioni di volte, solo sparpagliate e disperse tra nebbie e svolte pericolose. Un nì. Perché, in potenza, poteva essere qualcosa di interessante, invece colpisce per il suo scarso realismo e una freddezza che ti impedisce di amare i suoi personaggi. Adolescenti senza identità rinchiusi da anni in un'arena, in attesa della libertà: maschi, tutti, in preda a mostri ed ormoni. Poi ecco arrivare una fanciulla nel gruppo - e Kaya Scodelario, mica la tizia del Mondo di Patty - e non c'è nessun cambiamento. Un pensiero malizioso verso l'unico membro dell'altro sesso, una gelosia, un cambiamento forte nelle strategie. I personaggi, venticinquenni nella realtà, hanno i compartamenti infantili dei Bambini perduti di Peter Pan, e la cosa fa storcere il naso. Poteva essere affascinante analizzarli allo stato brado, in balia di pulsioni e scoperte, ma invece sono al centro di un esperimento il cui senso sfugge. Litigano, ogni tanto, e non vedevo simili litigi da quando, all'Isola dei Famosi, la Elia aveva preso per i capelli la Yespica! Corrono avanti e dietro, in tondo, ma non si fermano a pensare a loro stessi e a uno spettatore che meriterebbe di conoscerli di più. Le alleanze tra loro non interessano, c'è una incompletezza che si scambia involontariamente per mistero. Visivamente è notevole, ma banale anche su quel fronte. Un po' Ken Il Guerriero, un po' Resident Evil, con mostri che ricordano i ragni del Signore degli anelli. I protagonisti, quasi robotici, non creano empatia e il cast, con giovani nomi di richiamo, è assemblato in modo mediocre. La Scodelario, bravissima e di un carisma impressionante, qui ha due battute e un ruolo da poco; O'Brien – bella faccia e tutto – ha un'aria imbambolata a lungo, ma attirerà gente al cinema, nonostante la sua buona prova nell'adorabile The First Time resti sconosciuta; non ha il fisico adatto, l'espressione stupida, eppure convince il Will Poulter di Come ti spaccio la famiglia che qui – stranamente serio e scontroso – è un leader con un senso, ma senza grinta. Il twist finale non è male, ma fino alla fine ho pensato a una versione adolescenziale dei Puffi: tutti con abilità innate e utili alla comunità, tutti asessuati, tutti maschi (be', il Puffo Vanitoso non tanto!) e con una Puffetta inviata lì da Gargamella o dall'alto. Guardabile, veloce, ma senza tratti degni di nota. Una distopia tutta azione che lascia le riflessioni di carattere morale a un altro film, forse il prossimo. (5-)

La vendetta del diavolo è il più bel libro letto quest'estate. L'ho adorato. Ho aspettato con impazienza la trasposizione cinematografica con l'assoluta certezza che in Italia non sarebbe giunta mai. Tutto tace. Da noi, il nuovo film con Harry Potter, come lo chiamano, è sconosciuto. Me lo sono goduto in lingua originale, per tutta la sua durata: due ore che volano. Sorge spontanea la domanda: due ore per un film di paura? Horns non è un horror, ma un Otello in chiave moderna: un dramma della gelosia che, nella riuscita prima parte, oscilla dal grottesco alla commedia nera, con spruzzi di umorismo nocivo alla salute e un'infarinatura poliziesca. Portarlo al cinema non era semplice, ma la sceneggiatura salva le parti fondamentali, riscrivendo l'identità di alcuni personaggi e non facendo mai sfociare il tutto in un bagno di sangue. La pellicola sa difendersi. Ha un cattivo gusto di quelli paradossalmente buoni, giusta misura, ironia e vari registri stilistici. La trama si snoda tra passato e presente, infanzia e età adulta, e non si ha mai l'impressione che una cosa sottragga spazio all'altra: una cosa non sfugge, però. Joe Hill è figlio di King, per forza, perché quelle immagini di un'infanzia ribelle e spericolata ricordano immancabilmente Stand By Me. Il protagonista è cresciuto con Bowie che cantava Heroes, amici inseparabili e il grande amore della sua vita. Perde la sua donna, perde il resto, ma guadagna un paio di corna e confessioni scabrose dei suoi compaesani, che lo reputano uno sporco assassino. La prima parte, scandita da una colonna sonora super, stranisce, diverte, rispecchia il romanzo. La seconda, fin troppo libera, presenta cose interessanti e cose meno. Assume su di sè “pretese thriller” che poco reggono, sarà che nel libro tutto era lampante e chiaro sin dalle prime pagine, ma è la riscrittura paziale dell'epilogo, soprattutto, a non farsi perdonare. L'immagine finale me la porto ancora addosso e il non averla ritrovata, qui, mi ha amareggiato: l'epilogo cinematografico, supportato da effetti visivi ottimi, l'ho trovato frettoloso, edulcorato e fastidiosamente diurno. Perde il fuoco e il fascino dark, la blasfema spiegazione finale, il tragico coronamento di una grande storia d'amore. La fotografia, discreta, predilige foschie, boschi, una natura piovosa: fa un po' troppo Twilight, anche se il film è cosa a parte. Racliffe mi è piaciuto parecchio. La sceneggiatura lo mette alla prova e lui, con la stessa intelligenza che lo porta a scegliere film tutti diversi e tutti particolari, accetta la sfida: mi ha sorpreso con un accento americano credibilissimo, il sorriso furbo, l'intensità di alcune scene che richiedevano sfuriate a voce alta e lacrime di rabbia. La Temple, con un ruolo piccolo e toccante, si conferma una delle attrici più promettenti delle nuove generazioni: con i capelli rossi, Juno, sei ancora più bella; lasciali così. La regia di Alexandre Aja, che stimo dai tempi di Alta tensione, non brilla come potrebbe, anche se riconosco la difficoltà di una resa perfetta. La storia, troppo articolata, non era nelle sue corde. Si poteva fare senza dubbio meglio, ma Horns male non è: l'ottimo punto di partenza, però, poteva renderlo un qualcosa di più che semplicemente discreto. Ma forse a parlare è il lettore tradito. (6+)

Non male, questo Liberaci dal male. Sicuramente meglio del mio giochetto di parole. Uscito al cinema in un periodo morto che predilige solitariamente film pieni di morte, per mettere qualche brivido sporadico allo spettatore che, nel mese di agosto, ha un caldo boia, non ha fatto parlare tanto e benissimo di sé. Ho scordato di guardarlo subito, l'ho messo in coda, non avevo grosse aspettative. Volevo guardare un film che mi divertisse e sapesse intrattenermi, ma forse ho trovato qualcosina di più. Il regista dell'ottimo Sinister, dopo il notevole The Exorcism of Emily Rose, torna a parlare di possessioni demoniache, esorcismi e presunte storie vere, per chi avesse ancora voglia di ascoltarlo. La trama non è di quelle mai mostrate, però una cosa salta all'occhio. Liberaci dal male ha una fotografia elegante, personaggi che in due ore trovano quasi vita propria, un segreto che cattura. Si vede che alla regia c'è uno bravo, che ama più l'horror d'atmosfera che la violenza gratuita. Uno che studia, mette a punto, guida. Il punto di forza del film, secondo me, è il proporti i clichè più classici in ordine sparso, in chiave diversa. Bambini che sghignazzano, giocattoli che sembrano muoversi, demoni che parlano latino, animali imbizzarriti. Lontana dalle consuete notti buie e tempestose, la pellicola ha come protagonista non una casa stregata, ma la strada. Brutti ceffi, la violenza ordinaria, i giochi di potere, un Bronx al buio. Un agente di origine italiana lavora lì, lotta con il male ogni giorno, ha smesso di credere in Dio, ma non nel suo eterno rivale. Protegge una famiglia che trascura, convive con un peso nel cuore, finchè davanti all'ennesimo atto di violenza si trova impreparato. Il soprannaturale collega quei casi che, nella stessa notte, hanno portato la volante della polizia a studiare crimini diversi: un uomo che ha picchiato a sangue la moglie, una donna che ha gettato il figlioletto nella gabbia dei leoni, un cadavere ritrovato in una cantina. La verità la conosco i reduci di guerra, braccati dal maligno, e un tenebroso prete di origine spagnola con un passato da tossicodipendente. Eric Bana, che a me convince sempre, ha un personaggio duro, monolitico, ma emotivo, che lo mette alla prova fisicamente e non solo. Accanto a lui, la bella mogliettina Olivia Munn e Edgar Ramirez, che ha il parrucchiere del nostro Marco Bocci e le sigarette di Constantine. Il film, furbo nella perdonabile maniera degli americani, evoca spiriti al suono dei The Doors e, inevitabilmente, cattura districandosi tra generi vari: non manca l'emozione, il sorrisino per qualche battuta tra compagni di ronda, un filo di tensione che si sa dov'è che andrà a sciogliersi. Liberaci dal male è un thriller dai toni soprannaturali: il gradito e accattivante incontro tra un poliziesco e i misteri della fede. (7)

Essere adolescente in Jugoslavia. Essere donna. Vivere la guerra indirettamente: col tocco dei maschi, con il loro odio e la loro sofferenza impazzita, con il loro corpo che schiaccia il tuo. A volte, si limitano – oltre al sesso – a un occhio nero. A volte, fanno vittime. Ragazze lacerate, rotte: inutili bambole in una casa del piacere. The Seasoning House è un film sulla guerra, non un film di guerra. La guerra personale di una ragazzina sordomuta che, dopo lo sterminio della sua famiglia, viene trascinata in un edificio fatiscente, insieme ad altre coetanee giovani e belle. Indifesa e innocente, la protagonista – ribattezzata Angel – viene protetta da colui che è a capo di tutto: uno sfruttatore senza scrupoli che, in un modo incomprensibile e sbagliato, quella bambina un po' la ama. Il corpo di Angel non si tocca: lei prepara le altre ragazze. Le stordisce con la droga, le trucca spalmando ombretto e rossetti con le dita. Non sente, lei, ma vede: ha occhi ovunque. Come un topolino, sgattaiola nei condotti dell'aria, si introduce tra gli intercapedini della casa, e coglie squarci di cattiveria e degrado. Finché, un giorno, quando la sua sola amica è in pericolo, si ribella, provocando le ire dei militari che faranno di lei – in fuga – una nuova missione. L'esordio alla regia del britannico Paul Hyett, nome di spicco nel mondo degli effetti speciali, è un film senza trucchi, paradossalmente: povero, scarno, nudo. La fotografia è cupa e dolente. Mentre la prima parte, claustrofobica e crudele, è ambientata all'interno, la seconda vede la protagonista fronteggiare i suoi mostri all'esterno, in boschi pieni di cadaveri carbonizzati e case inospitali. La tensione è alle stelle, certe immagini fanno prudere le mani, c'è apprensione e disprezzo. La dolcissima e espressiva Rosie Day è un animaletto braccato, protagonista di una storia di violenza carnale e vendetta degna di I spit on your grave e L'ultima casa a sinistra, ma inserita in un contesto storico schifosamente vero. The Seasoning House, per le tematiche trattate, non tanto per la cruenza, è un prodotto per spettatori dai nervi d'acciaio. Una storia disgustosa al servizio di un ottimo film dell'orrore. Le schegge di pagine insanguinate di storia, la soddisfacente vendetta che solo il buon cinema sa rifilare ai colpevoli. (7,5)

Una donna che vive nei boschi, libera e incivilizzata. Un padre di famiglia che va a caccia e, alla sua famigliola, un giorno, porta una preda più appetibile e ingombrante di un cervo selvatico. Cattura quella selvaggia senza nome, infatti, e la incatena nello scantinato, sotto il giardino perfetto della sua casa perfetta. Vuole educarla, vuole addestrarla, con conseguenze inumane e imprevedibili. Gli esseri umani sono strane creature e il coraggioso Lucky McKee, basandosi su un romanzo dell'estremo Jack Ketchum, analizza in salsa horror i loro sentimenti, i meccanismi del loro raziocinio, le impalcature dei loro legami. The Woman è un film forte e disturbante, scomodo e originale, che funziona, comunque lo si voglia leggere. Metaforicamente e non. Parla di abusi e violenza domestica, di segreti luridici e sanguinanti. Ciò che colpisce non è il sangue che, copioso, scorrerà soltanto negli ultimi dieci minuti. A impressionare e ad attrarre è la cruda violenza psicologia del tutto. I coniugi Cleek e i loro figli, che hanno un modo stranissimo di guardare alla prigioniera che abita la loro cantina. Il papà, viscido, che è attratto sessualmente da quella creatura brutale e inerte; la mamma che biasima il suo sposo, ma vuole compiacerlo; il figlio che vorrebbe sfogare le pulsioni dei suoi quattordici anni su quell'ospite forzata che spia, quand'è notte; la figlia che, invece, sostiene segretamente la donna, per via di cose che nessuno sa. Chi è il buono, chi il cattivo? La risposta, evanescente, in un film grottesco e tutto spigoli, con una colonna sonora modernissima. Attenti, ché potreste farvi male. Come se non fosse abbastanza, poi, lo sguardo intenso e silenzioso della ferina Pollyanna McIntosh: lei ti inchioda. Il mito del buon selvaggio riadattato dal creatore di La ragazza della porta accanto. Robinson Crusoe e consorte, nel loro borghese e isolato lotto privato, chissà come educheranno il povero Venerdì, questa volta. (7)

Una mamma annegata in una pozzangera, due sorelle che portano il nome di un fiore e un fratello piccolo, arrivato da poco: curioso e irriverente si chiede perché ci sia un mostro nello scantinato. Gli unici mostri della storia: loro. Una famiglia cannibale che, isolata, vive in un bosco, come in Hansel e Gretel. Il fiume straripa, un giorno, e i resti che nemmeno la raccolta differenziata può smaltire – ma poi le ossa umane andranno nel secco o nell'umido? - tornano a galla. Remake di un film messicano non di mia conoscenza, questo We are what we are. Un horror movie con le caratteristiche del film indipendente e il ritmo morbido del dramma che, pur non essendo senza difetti, con il suo gusto fiabesco e la sua fotografia sgranata ma bella, mi ha stupito. La formazione di due adolescenti nate in una casa diversa dalle altre, che imparano prima l'accettazione, poi la ribellione e, infine, una parvenza sofferta di libertà. Malato e ammorbante, dopo la sciocca svolta finale propria di ogni film dell'orrore, trova il riscatto in corner. La violenza straripa nella giusta misura, il tema disgusta, ma ha qualcosa di strano e bello. Un pallore cereo e spettrale. Lo stesso che rende le brave Julia Garner e Ambyr Childers pure e inquietanti insieme. Bill Sage, nei panni del capo famiglia, l'orologiaio assassino, è ottimo. Una storia forte nel contenuto e delicata nelle forme che, col suo animalesco miscuglio di bestialità e vita alla Stoker, riflette sulle eredità, i legami di sangue... l'importanza sacrosanta di cenare a tavola tutti insieme. (6,5)

martedì 22 luglio 2014

Recensione: Danzando sui vetri rotti, di Ka Hancock

Lucy, ogni matrimonio è una danza; a volte complicata, a volte deliziosa. Ma con Mickey ci saranno momenti in cui la vostra danza sarà sui vetri rotti. Sarà dolorosa. O fuggirete da questo dolore o vi terrete ancora più stretti, e danzerete.

Titolo: Danzando sui vetri rotti
Autrice: Ka Hancock
Editore: Leggereditore
Numero di pagine: 448
Prezzo: € 14,90
Sinossi: Lucy Houston e Mickey Chandler non sembrano destinati a una vita felice: lui è affetto da disturbo bipolare e la famiglia di lei ha accumulato una lunga serie di casi di cancro. Nonostante siano entrambi segnati da un destino che non lascia ben sperare, quando le loro strade si incontrano, la notte del ventunesimo compleanno di Lucy, è subito amore. Cauti a ogni passo, Lucy e Mickey sono determinati a portare avanti la loro relazione, consapevoli di non essere in grado di donare un futuro felice a un possibile figlio. Lui le promette onestà. Lei gli promette pazienza. Entrambi si promettono di rinunciare a essere genitori. Nonostante la decisione dolorosa e difficile di non avere bambini, tutto cambia improvvisamente il giorno del loro undicesimo anniversario di matrimonio, dopo un controllo di routine di Lucy. Ha inizio così una storia unica, in cui nessuna regola conta più e la parola amore assume nuove declinazioni e profonde sfumature.
                                           La recensione
L'altro giorno, mi sono seduto in soggiorno e, con tutta la calma di questo mondo, ho guardato quello che c'era davanti a me. Non la televisione, non il panorama urbano che si snodava fuori dalla finestra. Ma quello che c'era al centro esatto delle due cose, addossata alla parete rosa antico della stanza: la libreria. La mia disordinatissima, affollata, pericolante libreria. Lo faccio spesso, quando non so cosa leggere. Mi siedo, lancio occhiate alla pila dei libri ancora intonsi, aspetto. Di decidere il romanzo da leggere e di capire com'è che mi sento quel giorno. L'altro giorno, malinconico al mio solito, volevo qualcosa di triste. Qualcosa che mi toccasse in profondità, finalmente, dopo diverse letture carine, ma molto molto soft. Datemi una storia difficile e so che mi piacerà. Quella in questione se ne stava da qualche anno nella famosa pila di libri mai aperti. Danzando sui vetri rotti. Un volume in brossura bello spesso, una copertina pulita, quel titolo che era già tutto un programma. Un passo a due sulle schegge. I ballerini, scalzi e feriti, sanguinanti ma mai vinti, sono Lucy e Mickey. Sono sposati da undici anni e da undici anni sfidano la sorte, in cerca di momenti di felicità in una vita costellata da tragedie. Hanno messo la loro firma su un patto scritto. Hanno giurato davanti a un prete e davanti a un terapista: si supporteranno, si sopporteranno, si terranno a galla insieme, non avranno figli a cui trasmettere i loro geni malati. Si sono scelti. Difettosi e malandati come sono, ma si sono scelti. Perché gli amori fragili sono i migliori e i due, fragilissimi, volevano far meglio. Lucy ha visto la morte – una signora dal viso indefinibile e dai tratti gentili – scegliere generazione dopo generazione un membro della sua famiglia: il suo papà, prima di andare via, le aveva spiegato che non c'era nulla da temere. Aveva confidato alla più forte delle sue figlie che la morte è pace. E' vivere, invece, che è difficile. Pace che Mickey non conosce: un giovane imprenditore, romantico e sincero, ma con una doppia anima nascosta. La volubilità impressionante con cui il bipolarismo l'ha maledetto lo rende soggetto a esplosioni e a fragorose implosioni. Potrebbe scoppiare e far crollare quello che ha intorno. Potrebbe scoppiare e autodistruggersi, come un ordigno ad orologeria. Lucy accetta quello da cui gli altri scappano e la loro vita coniugale avrà la perfezione delle cose imperfette. Bellissima e bruttissima, ma da vivere. Finché un giorno due ospiti si fanno strada nel corpo di lei. Inattesi e invadenti. Una malattia che non perdona e un bambino che deve nascere. L'esordio di Ka Hancock, pur lontano anni luce dall'eccellenza, coi suoi tanti difetti, a me è piaciuto. Almeno umanamente parlando. Parlandone, struggente non è l'aggettivo adatto. Basta un toccante, il classico emozionante. Nella tristezza complessiva del romanzo è raro ci siano connotazioni negative e gli eventuali (leggi: ovvi) brividi affiorano soprattuto per la bellezza purissima di alcune cose. Fanno paura le macchie nere che, minacciose, sono spuntate come nubi cancerogene nei polmoni e nei seni. Quei macchinari che svelano il progresso della malattia e il fallimento della scienza moderna. Più forte della paura, i risultati di ecografie altre, diverse: quelli con la foto stranissima del profilo di un piccolo alieno d'uomo che scalcia e fa capriole nella pancia della sua futura mamma. Ma Danzando sui vetri rotti non è solo una storia d'amore. Si mostra, infatti, anche una saga familiare riuscita e sfaccettata con gioie e drammi annessi, tematiche delicate, un uso particolarissimo del doppio punto di vista. 
Ci narrano la storia della loro vita Lucy, attraverso una prosa lineare e piena zeppa di ricordi, e Mickey, che parla per mezzo delle pagine di un diario di bordo mirato a tenere a bada la sua malattia e i capricci del suo cervello. Dalla scrittura, dalle loro voci piuttosto diverse, emerge un'integrità morale che il male non scalfisce. Pensieri lucidissimi, nonostante lo sfiorire brutto dei corpi e della gioia. Vagamente – ma proprio molto vagamente – ho pensato alla Moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, che fino ad oggi è il mio romanzo preferito in assoluto. Ho pensato a Claire che aspettava Henry, a Lucy che aspettava Mic. La pazienza delle donne, la fragilità di uomini in balia di forze maggiori, una miracolosa maternità. Anche Mickey viaggia, ma sulle montagne russe. Senza le cinture di sicurezza allacciate. Sballottato, stanco, sconvolto. Euforico e terrorizzato. I suoi pensieri come annotazioni e lettere d'amore sgrammaticate, la malattia mentale che spesso è usata come una scusa per giustificare l'immaturità umana e la paura di prendere in braccio una neonata coi tuoi stessi geni.
Il romanzo, cinematografico, ha i personaggi dei film americani. Belli, gentili, infelici: pregio e difetto insieme, questo. Oltre ai protagonisti, decisamente ben delineati, affiatati e commoventi, risultano ottimi anche alcuni dei comprimari, descritti con una coerenza non da poco. Cito le sorelle di Lucy, ad esempio, che insieme alla protagonista sono ricordate eternamente bambine in una fiaba che il padre, un omone grande e grosso, prima di spegnersi aveva lasciato loro in eredità, per i frequenti momenti di tempesta: Priscilla e Lily. La prima, sardonica e impeccabile, ha il cinismo degli avvocati; una lingua biforcuta, l'idea del romanticismo sotto la suola delle scarpe, l'empatia che apparentemente è cosa ignota. L'altra, mamma negata, affettuosa e dolcissima, colpisce nel momento in cui reagisce con rabbia e gelosia all'annuncio della maternità miracolosa della sorella prediletta: non è giusto, quel bambino avrebbe dovuto averlo lei, sanissima. A chi darà il suo amore e le sue cure adesso? Non è tutto oro quel che luccica. I personaggi conoscono i ripensamenti e le epifanie, ma non i rimpianti. Riempiono la vita dei protagonisti e permettono loro, come aiutanti magici, la realizzazione dei momenti più belli da sfogliare in un album di foto ricordo. Un matrimonio sotto l'arcobaleno e la pioggia. Un primo incontro con un Mickey cabarettista e un bacio dato così, quasi per scherzo. Sono tutti buoni, troppo. Irrealistici nel loro assoluto candore. Rispettano le regole del buon vicinato, vanno d'amore e d'accordo coi parenti, organizzano calorose feste di bentornato, portano fiori e peluche al cimitero. Anche l'autrice, nella prima parte, sbaglia di grosso, con un abuso ingenuo di certi aggettivi qualificativi e un uso generoso di melassa. Idem nell'epilogo: pagine superflue e piene di bontà per mettere a posto casa, quasi, e andar via. Ma la pillola, che sicuramente non manca, va giù meglio con un po' di dolce a diluire la pena. Hollywood, apri gli occhi. Hai un successo assicurato già pronto! E già piuttosto bello così, sinceramente. L'esordio della Hancock danza sui vetri rotti, certo, ma con la leggiadria di un giovane fachiro. Ogni tanto, le schegge incidono la pelle. La tua sfilata sui cocci è ardua: tu non conosci i trucchi e senti che un gigante ti stia acquattato alle calcagna, pesantissimo. Altre volte, voli sul dolore fisico e non ci fai caso. Mica lo senti... Mi veniva, perciò, da dire grazie, ogni tanto. Per quello che ho letto e per quello che ho. Grato, e pienamente, per una storia simile – privata, familiare, intima – che qualche buon viandante mi ha permesso di conoscere.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Ellie Goulding – How long will I love you?

sabato 10 agosto 2013

Coming This Fall #2

La scorsa puntata della rubrica Coming This Fall era decisamente molto vaga. C'era la sinossi ufficiale di ogni romanzo, vero, ma la copertina era quella originale e le date d'uscita erano piuttosto sommarie. Purtroppo per voi – e per me! - la puntata di oggi sarà molto, molto più precisa. E' arrivato il momento tanto atteso e tanto temuto: come ogni anno, sul finire dell'estate, prima di andare in ferie, le maggiori case editrice ci sganciano una manciata di bombe esplosive. Ci rivelano le prossime uscite. Sbaviamo tutti insieme, dunque, dietro l'ultimo capolavoro di Maggie Stiefvater (Raven Boys), dietro due urban fantasy angelici tutti italiani (Angelize e il sequel di Dark Heaven), dietro gli horror sopra le righe firmati da Tito Faraci (Death Metal) e Paul Dale (Il libro segreto del signore oscuro)... E come dimenticare, poi, In fuga – primo volume di una nuova saga che attinge alla mitologia antica – e il thriller dalle venature romantiche Non lasciarmi mai? Arghhh... * Va a guardare Ocean's Eleven e I maghi del crimine per mettere su un colpo in banca. A.A.A Complici cercasi! *

Titolo: Raven Boys
Autrice: Maggie Stiefvater
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 460
Prezzo: € 16,00
Data di pubblicazione: Settembre 2013
Sinossi: “Le donne di casa le esaminavano di continuo il palmo, le facevano le carte; disegnavano rune, interpretavano sogni, interrogavano le foglie di tè e facevano sedute spiritiche. E tutte giungevano alla medesima conclusione, così bruta e inspiegabilmente specifica.” Nata in una famiglia di chiaroveggenti, Blue Sargent, sedici anni, fin da piccola sa che con un bacio ucciderà il suo vero amore. Ora però a quanto pare il momento è prossimo: prova ne è la visione che Blue ha nella notte della vigilia di San Marco, quando gli spiriti dei futuri morti di Henrietta, una cittadina della Virginia, si mostrano alle veggenti Sargent: Blue vede lo spettro di Gansey e apprende che è proprio lui il suo vero amore, e quindi la persona che ucciderà. Fatalità vuole che Gansey di lì a poco si presenti alla porta delle Sargent per un consulto magico: da anni è sulle tracce di Glendower, mitico re gallese la cui salma è stata trafugata oltreoceano secoli prima e sepolta lungo la linea temporale che attraversa Henrietta. Blue decide di aiutare Gansey, e si ritrova coinvolta nella ricerca di questa sorta di Graal insieme agli altri Raven Boys, i problematici studenti della scuola che Gansey frequenta. Ma questo è solo l’inizio dell’avventura.

Titolo: Non lasciarmi mai
Autrice: Emily Hainsworth
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 340
Prezzo: € 16,00
Data di pubblicazione: Settembre 2013
Sinossi: Per Cam, Viv non era solo la ragazza dei sogni: era l’àncora a cui aggrapparsi per superare la tempesta che ha travolto la sua vita. Ora che è morta, uccisa in un incidente di cui lui si sente responsabile, Cam si trascina tra le giornate, incapace di ricominciare. Una notte, sul luogo dell’incidente, Cam vede una strana luce, e quando la attraversa si ritrova in un mondo in cui a morire non è stata Viv, ma lui. Per Cam è una meravigliosa seconda occasione: avvicina Viv, e i due iniziano a frequentarsi a cavallo tra i mondi. Ma in questo strano universo parallelo Cam comincia a vedere Viv con occhi nuovi e a capire che la ragazza ha sempre nascosto bugie e terribili segreti...

Titolo: Angelize
Autrice: Aislinn
Editore: Fabbri Editori
Numero di pagine: 350
Prezzo: € 16,00
Data di pubblicazione: Settembre 2013
Sinossi: Essere un angelo è noioso. Non provi emozioni, non puoi toccare, mangiare, amare. Per questo, molti di loro cominciano a desiderare la vita terrena, provare quello che non hanno mai sperimentato nell’eternità. Per liberarsi della condizione eterea hanno però solo un mezzo: uccidere un essere umano e prenderne il posto, mentre il malcapitato prenderà il loro. Haniel e Rafael hanno subito questo destino: uccisi e diventati angeli, sono ritornati sulla Terra senza uccidere, attraverso l’intercessione di una Dea, da sempre nemica della stirpe alata. Ma il prezzo che hanno dovuto pagare è stato comunque alto. Il corpo che ora “indossano” non è più il loro – a Haniel è toccato quello di una donna – e la loro esistenza è considerata un abominio da parte degli angeli “puri”, quelli che non hanno subito la tentazione della carne, che danno loro la caccia per distruggerli. Un urban fantasy originalissimo, che ribalta qualsiasi cliché sulle schiere celesti.

Titolo: Dark Heaven – L'abbraccio dell'angelo
Autrice: Bianca Leoni Capello
Editore: Sperling & Kupfer
Numero di pagine: 280
Prezzo: € 16,90
Data di pubblicazione: 17 Settembre 2013
Sinossi: Dopo essersi rincorsi per molti secoli e per molte vite, Virginia e Damien si sono finalmente ritrovati. Ora però lui è un angelo caduto e, in quanto tale, l’amore gli è negato. Per ottenere il perdono delle più alte sfere celesti e vivere accanto alla ragazza che ama, Damien è costretto ad affrontare una prova difficilissima: resistere a una tentazione squisitamente umana. Ma, nel lungo cammino verso la felicità, gli ostacoli sono sempre in agguato. Le forze del Male infatti minacciano tutto ciò che Damien e Virginia hanno di più caro. Soprattutto Penny e Francesco, gli amici di sempre...



Titolo: Death Metal
Autrice: Tito Faraci
Editore: Piemme “Freeway”
Prezzo: € 15,50
Data di pubblicazione: Inizio Settembre 2013
Sinossi: Gli Snake God Hunters sono un gruppo metal composto da cinque ragazzi pugliesi. Ora sono in viaggio verso nord per un concerto in un minuscolo paesino dell'Oltrepò pavese. E, mentre il loro camioncino si perde tra le nebbie, incominciano a riaffiorare i ricordi di una potenza diabolica che cova in uno di loro e avrà il potere di creare caos, morte e distruzione. Il Secco e il Biondo gli sbarrarono la strada e si misero a spingerlo verso il muro. Gli altri ragazzi cominciarono a radunarsi. Arrivò anche Mangiamerda, piazzandosi da solo in un angolo. E lui ebbe paura, di nuovo. Solo che questa volta la paura non riuscì a fermarlo, perché, vedete, non era paura del Secco e del Biondo. Non era la paura che avreste sentito voi, al posto suo. Era paura per il Secco e per il Biondo. Non era paura del male che loro avrebbero potuto fare a lui. Era l’esatto contrario.

Titolo: In fuga - Le cronache dell'ultimo Druido
Autore: Kevin Hearne
Editore: Fanucci
Numero di pagine: 320
Prezzo: € 10,00
Data di pubblicazione: 29 Agosto 2013
Sinossi: Atticus O’Sullivan, l’ultimo dei druidi, risponde ‘ventuno’ quando gli chiedono l’età, ma non sono anni, sono secoli. A Tempe, in Arizona, nessuno ha motivo di approfondire: tutti credono al giovanotto irlandese con il braccio tatuato che gestisce tranquillamente la sua libreria dell’occulto. Nessuno sospetta che sia una copertura per un fuggitivo che ha rubato la leggendaria Fragarach, la spada in grado di trapassare qualunque armatura, a un dio celtico che non l’ha presa per niente bene e che gli dà la caccia, sempre più irritato e vendicativo ogni secolo che passa. Ma non si può rimanere nascosti a lungo nell’era di internet, e la divinità furiosa sta per piombare su di lui. Atticus avrà bisogno di tutti i suoi poteri e dell’aiuto della sua eterogenea schiera di amici: dalla seducente dea della morte al premuroso levriero irlandese con cui ha un dialogo costante, fino alla consulenza di uno studio legale di licantropi e vampiri islandesi, sbarcati in America ai tempi di Eric il Rosso... La mitologia celtica non è mai stata così a suo agio in Arizona, con un eroe geniale, audace e irriverente come Atticus.

Titolo: Il libro segreto del Signore Oscuro
Autrice: Paul Dale
Editore: Fanucci
Numero di pagine: 480
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 29 Agosto 2013
Sinossi: Diventare un Signore Oscuro non è facile. Ci sono eroi da sconfiggere e battaglie da combattere. La semplice ambizione di dominare il mondo e piegare tutti alla propria volontà non basta. Dopo molti fallimenti il Male decise di puntare su una maggior ispirazione da infondere negli aspiranti tiranni e scrisse un manuale per i signori oscuri. Purtroppo per secoli se ne è persa traccia, fino a quando non è finito nelle mani di Morden, un giovane che dall’umile paese natale si è trasferito a Bindelburg per frequentare la Scuola per Giovani Mastri e Potenziali Birrai. Morden è diverso dai coetanei: pur essendo solo un ragazzo, ha un fiuto per gli affari da far invidia ai potenti del pianeta; e soprattutto è in possesso di oscuri poteri mentali con cui riesce a ottenere tutto ciò che desidera. Al collo ha un inquietante pendaglio a forma di drago che sembra racchiudere in sé il mistero delle sue origini. Ma forse sarebbe meglio lasciarlo irrisolto, visto che sarà un’orda ripugnante di orchi a svelargli il compito a cui è destinato dalla nascita: diffondere il Male nel mondo!

sabato 25 maggio 2013

Le uscite di Maggio/Giugno 2013 #1

Ciao a tutti! Il mese sta finendo e, come immaginate, il temuto e atteso momento della consueta carrellata di uscite è inevitabilmente arrivato. I titoli di oggi sono sette e, caratterizzati da prezzi, storie e toni diversi, sono tutto quello che vorrei trovare ad aspettarmi sotto l'ombrellone alla fine degli esami. Accolto calorosamente all'estero, arriva il primo volume di Grave Mercy, firmato da R.L Lafevers. Esordio per Jennifer Bosworth e Jessica Sorensen, due giovani autrici americane che esplorano l'adolescenza attraverso due diversi generi letterari: il fantasy e il new adult. Grande ritorno, invece, per tre autori acclamatissimi: Herman Coch (stimatissimo per il lucido cinismo sfoggiato in La Cena), Veronica Roth (che finalmente ritorna con Insurgent!), la Ruta Sepetys di Avevano spento anche la luna e il maestro, il re... il mio amatissimo Stephen King: che emozione. Vi lascio il weekend per meditare, mi raccomando. Come sempre, fatemi avere le vostre impressioni. Quali scarterete, quali inserirete nella vostra sterminata WL? A presto e buon sabato, M ;)

Titolo: Joyland
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Numero di pagine: 384
Prezzo: € 19,90
Data di pubblicazione: 4 Giugno 2013
Sinossi: Estate 1973, Heaven's Bay, Carolina del Nord. Devin Jones, squattrinato studente universitario, decide durante le vacanze di accettare un lavoro in un luna park. Appena arrivato nel parco divertimenti, popolato da strani personaggi, Dev scopre che il luogo nasconde un macabro segreto: nella Casa degli Orrori si aggira infatti il fantasma di una donna uccisa quattro anni prima in modo decisamente macabro. Per guadagnarsi il magro stipendio, il ragazzo non dovrà soltanto intrattenere i bambini con il suo costume da mascotte, ma anche combattere il male che minaccia Heaven's Bay. E difendere la ragazza della quale nel frattempo si è innamorato.



Titolo: Colpo di fulmine
Autore: Jennifer Bosworth
Editore: Corbaccio
Numero di pagine: 342
Prezzo: € 17,60
Data di pubblicazione: 13 Giugno 2013
Sinossi: Mia Price è drogata di fulmini. È sopravvissuta a infinite scariche elettriche, ma la sua dipendenza dall’energia scaricata dai temporali mette in pericolo la sua vita e la vita di chi le sta intorno. Per questo si sente tranquilla a vivere a Los Angeles, perché è rarissimo che si scatenino temporali. Ma quando un terremoto devasta la città, il posto che lei credeva il più sicuro al mondo si trasforma letteralmente in un inferno. Le spiagge diventano gigantesche tendopoli e il centro è una terra perduta dove spadroneggiano bande di saccheggiatori e assassini. Due gruppi di fanatici si contendono il governo della città ed entrambi vedono in Mia una conferma alle loro concezioni apocalittiche, perché credono che Mia sia connessa alla tempesta elettrica che ha preceduto il terremoto e che si ripresenterà ancora più letale. Mia vorrebbe potersi fidare di Jeremy, affascinante ed enigmatico, che ha promesso di proteggerla e verso il quale si sente attratta da una forza e una passione irresistibili, ma dentro di sé teme di essere ingannata. E solo quando tutto sembra perduto e la catastrofe finale sta per abbattersi sulla città, Mia capirà come usare il suo potere per salvare le persone che ama. E capirà se Jeremy la ama davvero… 

Titolo: Insurgent
Autore: Veronica Roth
Editore: De Agostini
Numero di pagine: 512
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 30 Maggio 2013
Sinossi: Una scelta può cambiare il destino di una persona... o distruggerlo. Ma qualsiasi sia la scelta, le conseguenze vanno affrontate. Mentre il mondo attorno a lei sta crollando, Tris cerca disperatamente di salvare le persone che ama e se stessa. La sua iniziazione avrebbe dovuto concludersi con una cerimonia per celebrare il suo ingresso nella fazione degli Intrepidi, ma invece di festeggiare la ragazza si è ritrovata coinvolta in un conflitto più grande di lei... Ora che la guerra tra le fazioni incombe, Tris deve decidere da che parte stare e abbracciare completamente il suo lato divergente, che si fa ogni giorno sempre più potente. 



Titolo: Non lasciarmi andare
Autore: Jessica Sorensen
Editore: Newton Compton
Numero di pagine: 320
Prezzo: € 9,90
Data di pubblicazione: 6 Giugno 2013
Sinossi: Ella e Micha si conoscono da quando erano bambini, sono cresciuti insieme e sotto gli occhi l’uno dell’altra sono diventati un uomo e una donna. Finché una tragica notte di otto mesi fa è accaduto qualcosa di irreversibile, ed Ella ha deciso di scappare all’università e lasciarsi tutto alle spalle. E così, da giovane ribelle e senza limiti, ha deciso di diventare una ragazza perbene, una di quelle che eseguono gli ordini senza discutere e tengono i sentimenti sottochiave. Ma sono arrivate le vacanze estive e l’unico posto dove tornare è casa sua.
Ella trema all’idea che tutto lo sforzo che ha fatto per mettere a tacere i suoi impulsi più veri e seppellire i suoi bollenti spiriti sia stato vano. Con Micha nel raggio di pochi metri si sente davvero vulnerabile. Lui è sexy, intelligente e sicuro di sé, conosce di Ella anche i segreti più oscuri e inconfessabili e ha deciso che farà qualunque cosa sia necessaria per averla. E così l’eccitazione, le parole e gli occhi magnetici di Micha scateneranno nella ingenua e inesperta Ella sensazioni mai provate prima, istinti difficili da frenare…  

Titolo: Villetta con piscina
Autore: Herman Coch
Editore: Beat
Numero di pagine: 363
Prezzo: € 9,90
Data di pubblicazione: Giugno 2013
Sinossi: Marc Schlosser è un medico di famiglia. Riceve la mattina, dalle otto e mezza all'una. Venti minuti circa a paziente cosi spartiti: un minuto per capire quello che c'è da capire e gli altri diciannove per inscenare una parvenza di interesse. E i pazienti se ne vanno via soddisfatti, prendendo per una meticolosa e inusuale attenzione quella che non è altro che una messa in scena. Di recente, però, un increscioso incidente ha turbato la tranquilla esistenza di Marc. Dopo il funerale di Ralph Meier, la star televisiva dalla figura imponente e la voce stentorea, Judith, la moglie dell'attore, ha fatto irruzione nello studio di Schlosser scagliando a terra una sedia e strillando ripetutamente "Assassino!". È passato un anno e mezzo da quando Ralph Meier si era materializzato in quella stessa sala d'aspetto. Aveva il suo solito atteggiamento, quella prorompente fisicità che si acquista soltanto con regolari abbuffate in ristoranti che abbiano ottenuto una o più stelle Michelin o con copiosi barbecue nel cortile di casa. Ma era malato, profondamente malato. Nel suo corpo, le cellule maligne si erano già rivoltate contro quelle sane. Marc ha capito subito che occorreva un intervento drastico, un first strike, un bombardamento a tappeto che avrebbe messo K.O. tutte le cellule maligne in un colpo solo. Eppure ha tranquillizzato l'attore, dicendogli che non c'era nulla di serio di cui preoccuparsi.
                                                         In libreria
Titolo: Il segno del destino
Autore: Robin LeFevers
Editore: Fanucci
Numero di pagine: 464
Prezzo: € 12,00
Data di pubblicazione: 23 Maggio 2013
Sinossi: Il destino di Ismae è stato scritto ben prima che lei nascesse: la Morte l’ha segnata con una cicatrice, ma questo marchio funesto si rivelerà invece la sua strada per la salvezza. Sarà proprio quella cicatrice a farla ripudiare dal marito, un uomo violento che è stata costretta a sposare. La mano della Morte continua a guidare la ragazza, che fugge da tutto per cercare riparo nel convento di Saint Mortain, dove alcune suore osservano ancora gli antichi riti tradizionali. Qui viene trasformata in una perfetta assassina; silenziosa, seduttiva e letale, un’ancella della Morte. Presto, Ismae viene inviata alla corte di Bretagna per fare luce sugli intrighi che mettono in pericolo non solo il regno, ma anche la vita della giovane duchessa Anne. Per riuscire nell’impresa, dovrà fare appello a tutto ciò che ha imparato nel convento. Peccato che non le abbiano insegnato come tenere a bada i moti del cuore, e Ismae si ritrova lacerata tra il dovere e l’amore che preme nel suo cuore.
 
Titolo: Una stanza piena di sogni
Autore: Ruta Sepetys
Editore: Garzanti
Numero di pagine: 308
Prezzo: € 17,60
Data di pubblicazione: 23 Maggio 2013
Sinossi: New Orleans. Josie ha diciassette anni, ma non sa cosa sia un abbraccio. Non ha mai conosciuto l'affetto di una carezza, non ha mai ascoltato il suono di una voce dolce. Sua madre è una prostituta e l'ha sempre trattata come un'estranea. Eppure, da sempre, Josie custodisce un segreto, un luogo speciale tutto suo: la libreria del quartiere. Lì si rifugia nei pochi momenti liberi delle sue giornate. Lì, tra le pagine di Charles Dickens, Jane Austen e Francis Scott Fitzgerald, immagina un futuro lontano. Quando un giorno in libreria entra Hearne, un misterioso cliente con la passione per le poesie di Keats, Josie capisce che il sogno di una nuova vita potrebbe presto diventare realtà. Perché Hearne è diverso da tutti. Hearne si preoccupa per lei, le chiede come sta, le offre parole di conforto. L'uomo è come il padre che non ha mai avuto. Eppure, quando tutto sembra possibile, anche scappare da New Orleans, Hearne viene ucciso. La vita ha deciso di mettere ancora una volta alla prova Josie. Non solo Hearne non c'è più, ma a venire accusata della sua scomparsa è la madre della ragazza. Adesso Josie deve scegliere. Scegliere tra la donna che non le ha mai dato amore e la fuga. Scegliere tra il cuore e la speranza. Gettare la paura alle spalle e spiccare il volo. Perché a volte si può volare anche con un'ala ferita. 

mercoledì 10 aprile 2013

Giftaway: Tony Tormenta, di Rosanna Rubino

Una sorpresa per voi, amici! Questa sera non ci sono recensioni, anteprime, rubriche, ma un regalo per un fortunato lettore: no, non ho nulla da festeggiare, ma ci tenevo davvero molto a mettere in palio una copia di un romanzo che mi ha sorpreso, stravolto ed entusiasmato. Parlo di Tony Tormenta, dell'autrice esordiente Rosanna Rubino. Che mi è piaciuto lo sapete o potete leggerlo nella recensione “a quattro stelle” (qui) pubblicata questa mattina, ma volevo parlarvene ancora. E volevo che qualcuno tra voi avesse modo di leggerlo e parlarne a sua volta. E' un libro particolare, che secondo molti non avrebbe potuto trovare una facile collocazione, eppure così non è stato. Possiamo trovarlo nelle maggiori librerie italiane e credetemi se vi dico che è la novità che, prima o poi, tutti aspettavamo. Se siete appassionati del genere o volete mettermi alla prova con qualcosa di decisamente nuovo, vi consiglio di non lasciarvelo sfuggire! Ringraziando la gentilissima Martina dell'ufficio stampa Fanucci, vi auguro buona fortuna e vi illustro le poche e semplici regole del giftaway. Potrei dire che non ci sono regole!

- Commentare il post, lasciandomi nick e indirizzo email. 
- Essere lettori fissi del blog.
- Condividere l'iniziativa ovunque vogliate e linkarmi i link delle eventuali condivisioni.

Perdonate la pessima qualità: il mio pc non collabora!
Potete partecipare fino al 16 Aprile. 
Il giorno successivo, contatterò privatamente il vincitore. Alla prossima, M. ;)

Recensione: Tony Tormenta, di Rosanna Rubino

Ciao a tutti! Questa mattina, una nuova recensione. Un'autrice esordiente di grande talento sbucata letteralmente dal nulla, un romanzo misterioso e sfuggente come il protagonista che lo abita. Una sorpresa shockante, se in positivo o in negativo non ancora l'ho capito. 
Ringraziando la gentile Martina, vi auguro buona lettura!
"Il massimo a cui posso aspirare è serenità a giorni alterni, perché felicità e gloria eterna sono fuori dalla mia portata."

Titolo: Tony Tormenta
Autrice: Rosanna Rubino
Editore: Fanucci “Chrono”
Prezzo: € 12,90
Numero di pagine: 235
Sinossi: Tony Tormenta ha 16 anni, una madre che lo ha tirato su da sola e una grande passione per i libri di medicina. Due soli veri amici, il cane Boa e la sua bicicletta. Giù in città, a Mammoth Rock, si dice che accadano cose strane quando Tony è nei paraggi. Secondo alcuni è un menagramo attaccabrighe. A detta di altri è una specie di genio. La verità è che Tony nasconde un segreto. Dietro il suo apparente distacco si cela un potere magnifico quanto terrificante. Un giorno Tony fa l'incontro della vita. Quello capace di segnare per sempre un'esistenza. Marla è una ragazzina albina. Una teenager sui generis. Si è trasferita in città da poco e vive a casa della nonna. I due s'innamorano. Sarà la vita a separarli e farli incontrare di nuovo. Le cose, però, non stanno come sembra, in un crescendo di eventi sino al colpo di scena finale. 
                                                La recensione
“Sei come lo strato di terra ricoperto di ghiaccio perenne, quello che sta lì immobile nei millenni, congelato fin dai tempi dell'ultimi glaciazione. L'ho pensato quando ti ho visto la prima volta: il cuore di quest'uomo batte per niente, che il resto del mondo viva o muia per lui fa lo stesso.” Mi sono ritrovato davanti il romanzo d'esordio di Rosanna Rubino per caso. Non ne avevo mai sentito parlare prima, non avevo visto in giro countdown frenetici che indicavano i giorni, le ore, i minuti e i secondi che mi separavano dalla data d'uscita, non lo aspettavo: sbucato così, completamente dal nulla. Dall'uovo di Pasqua, o più probabilmente dall'inferno. Ho trovato la scheda nella mia virtuale cassetta della posta e mi sono detto: sì, leggiamolo. Le poche pagine non mi avrebbero rubato troppi giorni, la trama era accattivante, la copertina semplicissima. Non ci ho pensato troppo su, fino a quando non è arrivato. L'ho tolto dal plico e mi sono ritrovato naso a naso con il ragazzo in copertina. Aria incazzata, occhi incazzati, una zazzera di capelli scuri a coprire parte del viso – esattamente come quando, incazzati, non vogliamo che nessuno ci guardi e non vogliamo guardare nessuno. Titolo strano, protagonista strano, romanzo strano. “A noi due, Tony Tormenta!”, mi sono detto. Sfogliata la prima pagina, mi sono ritrovato a camminare tra i suoi pensieri: pensieri che piovono addosso, ti urlano contro, ti fanno accapponare la pelle. Riempie d'inquietudine stare nella sua testa. Lui non è solo sulla carta, tra le macchie dell'inchiostro. E' come se sapesse, durante la lettura, che ci sei anche tu: che hai invaso il suo territorio. Vuole solitudine, ma infondo cerca compagnia. L'ho sempre saputo.
Vive in Nebraska, un posto brutto già solo dal nome. Insetti, carcasse dimenticate, animali impagliati, caldo torrido e pioggia lurida, campi di gran turco a perdita d'occhio, gole di pietra e fitta boscaglia. Un posto senza futuro, anche se a lui basta poco per sopportare: gelatine alla fragola, nastri di liquirizia, voluminosi tomi di medicina, una bici e una coda d'asfalto scuro che si snoda davanti ai suoi occhi, i mugolii di un cane solitario quanto lo è lui, le dita di una mano sulle quali contare fino a cinque... giusto per sbollire la rabbia. Per non pensare a quelle brutte cose che, poi, volendo o non, diventano realtà. E poi c'è Marla, e a Tony la vita non fa più così orrore: un corpo androgino, lentiggini sul viso numerose come ciliegie in un bosco, una pila di manga e di dischi dei R.E.M., un poster dello splendido Non lasciarmi in camera, pelle e capelli bianchi come il latte. E' albina, e i suoi geni hanno qualcosa che non va, come quelli di Tony.  Il rapporto tra i due è inclassificabile, perché non c'è spazio per la tenerezza quando, come loro, si è invisibili al resto del mondo. Ci pensa la vita a separarli, la stessa vita a farli – nove anni dopo – rincontrare ancora. 
La prima parte della loro storia dà vita a un romanzo di formazione assurdamente spaventoso e bello; la seconda è un incubo dal senso che, all'inizio, sfugge ai sensi. L'autrice torna a parlarci del protagonista e Marla quando sono grandi. Ma "due bambini infelici non potranno mai essere due adulti felici". Il Paese che stavolta scorre intorno a loro è un'Alaska di perdizione e peccato, locali notturni e malavitosi, che ricorda i volti ormai non più così inediti di Las Vegas e Bangkok. Mentre in principio il tono era truce, iracondo, di una terrificante quiescenza, la scrittura muta radicalmente nella seconda parte. Il tono è secco, assertivo, distaccato: tipico di chi dice che le cose stanno così, punto e basta. E' intagliato nel ghiaccio, sfaccettato ed irregolare come se le singole frasi fossero nate dai colpi e dalle accettate inflitte a un inerme tronco d'albero. Facciamo l'esempio di un bacio, per dirne una, descritto senza mai ricorrere alla parola bacio: uno sfregare di lingue e denti, un mordersi le labbra a vicenda. Amore senza amore.
Il Tony del futuro sembra il personaggio di un trip mentale allucinato ed allucinogeno, dove tutto è un casino di luci, avvenimenti paradossali e personaggi stranissimi. In un primo momento ho pensato allo sguardo di Satana della famosa Carrie di Stephen King, al fatto che il Davide Simon Mazzoli di Lo specchio del male avrebbe usato lo stesso atteggiamento se, in un suo ipotetico romanzo, avesse parlato di adolescenti e bulli; l'attimo dopo, invece, ero piombato senza paracadute in un film di David Lynch. 
E, per inciso, a me Lynch non piace. Mai piaciuto. Eppure Tony Tormenta, l'ho letto velocissimamente: l'ho preso in mano e non l'ho lasciato più. L'ho divorato fino alla fine e lui - un po' demone - ha divorato me. Mi sono sentito cuore e budella in gola, la razionalità sotto le scarpe, la bocca spalancata in una O senza senso. Non poteva finire così, no, ma non poteva finire nemmeno diversamente. Il colpo è stato disturbante, lo shock forte: non ho nemmeno capito se in positivo o negativo, se il romanzo mi sia piaciuto oppure no. Una cosa è certa: io non smetto di pensarci, e questo non mi capitava da mil-len-ni. Meglio restare senza parole che del tutto indifferenti. Ha più fascino sull'uomo un tifone distruttivo che un acquazzone leggero: proprio vero! Preferisco l'ansia, la frustrazione, il fastidio, l'andare forsennatamente a rileggere i capitoli conclusivi, anziché l'apatia. Per l'esordio di Rosanna Rubino non esistono accomodanti mezzi termini: o fa impazzire, o si detesta fino alla fine. Non è per tutti i palati, non è l'ennesimo young adult che – anche un tantino rassegnato - mi sarei invece aspettato. Se non me l'avesse certificato la breve biografia stampata sull'aletta della copertina, avrei potuto giurare di non trovarmi a leggere il libro di un'esordiente, bensì un ardito esperimento d'autore. Trovandomi davanti alla prosa di Rosanna Rubino mi sono venuti in mente i nomi di grandi autori. I più grandi per me. Sono questi i libri che voglio trovare in libreria; questi i prodotti che le fascette promozionali dovrebbero urlare ai quattro venti come effettive novità. Ma allora, cos'è in definitiva questo Tony Tormenta? Forse, La solitudine dei numeri primi che, facendo un salto nel lato oscuro, conosce Donnie Darko.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Fedez feat. Francesca Michielin - Cigno Nero