venerdì 31 maggio 2019

Recensione: L'invenzione occasionale, di Elena Ferrante

| L'invenzione occasionale, di Elena Ferrante. E/O, € 18, pp. 113 |

Cercava l'anonimato, ma il passaparola ha fatto presto di quel nome di penna un mistero. La stampa, uscendo spesso fuori dal seminato, ha tentato di venirne a capo con mezzi leciti e non. Chi è Elena Ferrante? Un uomo, una donna, la creazione a tavolino di un assortimento di autori bravissimi? Rispettoso della discrezione altrui, confesso di non essermi mai posto domande. 
Le supposizioni mi hanno raggiunto, certo, ma cosa farsene? Tutto quello che c'è da sapere è contenuto fra le righe di quei romanzi che sto volutamente centellinando per paura di un domani senza l'amicizia delle geniali Lila e Lenù. Qualcos'altro, qualcosa di più immediato e personale, si scorge invece qui: in un bellissimo volume illustrato da Andrea Ucini, dove si registra un evento assai raro. Elena Ferrante si racconta in prima persona. A ruota libera, brutalmente sincera giacché non messa sotto torchio, mescola aneddoti autobiografici, riflessioni linguistiche, politica e attualità, ospite presso il Guardian. Una volta a settimana, sfidando l'ansia da prestazione, ha risposto così agli stimoli del giornale statunitense. Non si sentiva all'altezza, ma a sorpresa è stato semplice scrivere una rubrica su richiesta. Non le piace parlare di sé, tende a specificarlo qui e lì, ma non è una sorpresa se le parole – quelle scelte, argute, illuminatissime – puntualmente contravvengono alla sua proverbiale timidezza.

La realtà non riesce a stare dentro gli stampi eleganti dell'arte, tracima sempre scompostamente.

Preferisce i gatti ai cani, ha il pollice verde. Ama la lingua italiana e la forza viscerale del dialetto, non il campanilismo. Odia esclamazioni e puntini di sospensione, spesso inseriti a tradimento nelle traduzioni dei suoi romanzi, meno il candore dei luoghi comuni. 
Non è una mangiatrice vorace di pizza o spaghetti, dal momento che trova entrambi poco digeribili. Al cinema va a vedere i film con Daniel Day-Lewis; se potesse proporrebbe in sala una rassegna su Tarkovskij; mette bocca sul destino delle sue trasposizioni soltanto quando teme di essere fraintesa nel passaggio – di Maggie Gyllenhaal, che esordirà alla regia con La figlia oscura, ammette già di fidarsi ciecamente. 
La preoccupano l'ascesa inarrestabile di Matteo Salvini, gli sconvolgimenti climatici che le hanno rubato la gioia delle mezze stagioni, i lati oscuri delle Sacre Scritture, la banalizzazione del desiderio al tempo di YouPorn. Fumava, ma ora ha smesso. Usa il caffè come carburante e talismano. Sente nostalgia del vizio del fumo, mai del passato, ed è una di quelle persone che nelle foto e nei video si schermano con la mano per vergogna. Ha un senso dell'ironia per pochi, la memoria corta e, reduce da un apprendistato lungo e fatico, ha appreso la rarità delle amicizie elettive, l'importanza di caratterizzare protagonisti talora sgradevoli, l'urgenza del racconto. Ha sviluppato un'opinione per tutto, a furia di informarsi, ma raramente la impone al prossimo. È una donna contro, in tutto e per tutto, e la generosità di questo monologo che diventa magicamente colloquio, in fondo, ci rende onorati dall'inizio alla fine. 

Sognare il ritorno del passato è la negazione della gioventù e mi addolora quando scopro che a sognare quei sogni sono anche giovani donne. Amo invece i ragazzi che pretendono una vita buona per l'intero genere umano e si battono per dare al loro tempo una forma mai vista prima. Mi auguro che le mie figlie siano così a lungo. Poi – è nell'ordine naturale delle cose – invecchiando faranno posto a un po' di passato, e mi ritroveranno dentro di loro, scopriranno dettagli fisici, guizzi caratteriali, pensieri miei, mi accoglieranno con affetto. Come è successo a me con mia madre, non avranno più paura di essere se stesse, pur essendo anche un po' me.

Finestra aperta sulla routine delle sue stanze, interessante tanto dal punto di vista documentario quanto per la cura ineccepibile dell'edizione E/O, L'invenzione occasionale è bello da leggere e altrettanto da rimirare. Nel mentre l'ho sottolineato a matita e riempito di post-it colorati. Elena Ferrante, che alle interviste risponde soltanto per iscritto, dopo opportuna meditazione, è una persona un po' burbera, educata ma con distacco. Schietta e poco compiacente, non crede né nel Padreterno né negli psicoanalisti, ma nelle sue figlie – l'orgoglio di tutta una vita – sì. La curiosità intellettuale le toglie il sonno, vuole leggere e scrivere senza orari, a oltranza, e le storie che prende in prestito è poi incapace di riportarle senza taglia e cuci, aggiustamenti grandi o piccoli. Tutto diventa narrazione, così: anche la vita stessa. Anche, forse, questa intervista impossibile. Quanta invenzione c'è nella verità? Quanta verità, invece, nell'invenzione?

20 commenti:

  1. Ho notato che non hai inserito il voto. Deduco che si tratti di quel tipo di lettura che non ha una sua collocazione, ma testimonianza di certi fatti o eventi che scombussolano talmente tanto da lasciare un segno. Amo la Ferrante però francamente non so se lo leggerò 🤗🤗

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    1. Essendo paragonabile a una sorta di saggio, senza né svolgimento né fine, non saprei proprio come valutarlo con i canoni soliti.
      È una lettura diversa, fuori porto, che consiglio soprattutto a chi fan già lo è. Bello scoprire la donna dietro l'autrice.

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    2. Lo segno, visto che lo definisci una chicca.

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    3. Da avere in libreria, sì!

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  2. Ciao :) non ho ancora letto nulla della Ferrante. Vorrei banalmente recuperare la saga dell'Amica Geniale, ma chissà invece che non decida di buttarmi prima su questa lettura così particolare.

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    1. Ciao Gaia! Potrebbe essere ugualmente interessante, ti dirò, ma ti consiglierei di partire da altro in tutta sincerità. Di conoscere prima i personaggi e poi la persona, insomma, per capire soltanto così quanto di loro sia in lei, o viceversa. A priori, infatti, non posso assicurati che avrebbe lo stesso effetto. ;)

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  3. Ciao! Non lo so se questo libro fa per me, non ho ancora letto della Ferrante, però possiedo l'amica geniale. Dovrei iniziare vero???

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    1. Inizia, inizia, e per sapere i retroscena magari poi passi a questo. Che, in ogni caso, è una chicca!

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  4. Una chicca che non mi voglio perdere per comprendere al meglio quello che c'è dietro una penna così bella come quella della Ferrante che ci ha pian piano e genialmente conquistato. Il terzo mi osserva dallo scaffale ma ho paura di iniziarlo visto che poi ne resterà soltanto uno :(

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  5. Quindi Elena Ferrante in realtà NON è Mark Caltagirone?

    Ammetto di essere un po' deluso. :)

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    1. Ahahahahah, ci vorrebbe una puntata di Non è la D'Urso!

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  6. Ciao Michele
    Sono sempre in rincorsa, sempre in salita con le letture.
    E ho un brutto carattere, sì che quando una scrittrice è osannata come un fenomeno da baraccone e una parte deriva dal mistero creato dall'identità, scema la voglia del leggere.
    Mi incuriosisce assai questa lettura, ma vedo sopra il tuo consiglio a farlo dopo la lettura dei suoi romanzi.
    Tento di resistere ancora, dopo la lettura del tuo pensiero.
    Buona domenica 😁

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  7. Per adesso non sono orientata verso la lettura di un saggio della Ferrante (o su di lei), forse perché ho letto solo il primo libro della serie L'amica geniale e aspetto di proseguire per capire se mi entrerà o no nel cuore :-D

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  8. Più di un libro, mi piacerebbe scrivere una rubrica fissa su quello che vedo/penso/faccio, proprio come la Ferrante. La Domenica Scrivo era nata così anche se ora si è arenata sotto la stanchezza e la poca ispirazione, facile quindi non dev'essere. Di certo, questo sembra il modo giusto per conoscerla meglio e fare di tanti pensieri un signor libro.

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    1. In effetti, leggendo la Ferrante, ho pensato alla rubrica, sai?
      Darsi impegni settimanali non dev'essere facile, lo ammette anche lei: il piacere, quando diventa un obbligo, si tradisce un po'.

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  9. Ciao Mik. Ho letto soltanto i primi tre romanzi di Elena Ferrante ma me ne sono innamorata perdutamente. E' una di quelle scrittrici che ha il magico dono di dire "tutto" usando poche parole. Le parole giuste al momento giusto e alcune affondano come lame nel cuore. Ti regalano gioia e malinconia e non ti lasciano mai indifferente. Secondo me è un bene il suo anonimato, un'artista di questo livello non ha bisogno di spiegare nulla di più di quello che già mostrano i suoi libri. Che dire, straordinaria. Ovvero, fuori dall'ordinario.

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