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Cuore l'innamorato, di Lily King. Fazi, € 18,50, pp. 228 |
È un romanzo che si diverte a bluffare, questo: sarà che, a partire dal titolo, cita un gioco di carte inventato dai protagonisti? Cuore l'innamorato non è quello che sembra, e contiene più storie in una – diversissime per ambientazioni, toni, colori. Arrivato in Italia con una veste grafica degna del più frivolo dei romanzi chick lit, in realtà è una storia arguta, colta e piena di storie: se non fosse stato per il passaparola dei lettori, non l'avrei mai saputo. Diviso in tre parti, racconta tre fasi della vita della narratrice: senza nome, è ribattezzata Jordan come uno dei personaggi femminili del Grande Gatsby.
Senza il tempo, l'eternità fa meno paura.
Nella prima parte, è universitaria con due genitori divorziati, un solo fidanzato nel curriculum e un debito studentesco da capogiro: mentre medita di trattenersi lì per un trimestre in più, dice addio alla giovinezza accanto a Sam e Yash. Migliori amici e cocchi dei prof, hanno una citazione pretenziosa per tutto e, proprio come Jordan, vorrebbero fare gli scrittori. Ne nascerà un'affinità elettiva, dove l'amore, tuttavia, ci metterà lo zampino. Nella seconda parte, ambientata vent'anni dopo, la protagonista ha realizzato i suoi sogni, ha una casa piena di figli e animali, ma non si è sposata con nessuno dei due pretendenti: cos'è successo dopo un'esperienza da ragazza alla pari nei luoghi di Proust, Mann, Celine? Nella terza e ultima parte, il passato - a lungo, ripudiato per legittima difesa - diventerà l'unico rifugio davanti a una rimpatriata col sapore degli addii.
Ti ho amato per tutta la vita. Ci vediamo dopo il prossimo Bang.
La sorpresa è che Lily King è bravissima. Ma, forse, non è una sorpresa: classe 1963, precedentemente pubblicata da Adelphi, ha una lunga gavetta alle spalle e tutta la naturalezza possibile nell'alternare riflessioni etiche ad amplessi in letti minuscoli, la tragedia classica alle vibes di Sally Rooney. Ambiziosi e cerebrali, brillanti e ciarlieri, i suoi protagonisti filosofeggiano come nelle commedie di Allen e danno voce alle loro emozioni esclusivamente nei racconti a cui lavorano. All'inizio, ho amato tutto. A metà, ho storto il naso per i risvolti luttuosi. Alla fine, però, ho pianto: complice una riflessione conclusiva sull'amore, l'esistenza e il tempo sottolineata a penna sulla mia copia. Cuore l'innamorato, insomma, è meglio di quanto suggerisca la copertina e peggio di quel che giurano gli entusiasti. Ma resta una lettura emozionante, capace di riportarti all'età delle grandi scelte e di infonderti nostalgia per un tempo passato senza avvisare. Quando le amicizie sembravano eterne, i sogni a portata di mano e la felicità, tanto che era grande, faceva quasi spavento.
Il mio consiglio musicale: Levante – Sei tu



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