martedì 14 agosto 2012

Recensione: 22/11/63, di Stephen King

Le coincidenze esistono, ma sono giunto a credere che in realtà siano rare. C'è qualcosa all'opera, ok? Da qualche parte nell'universo, o al di là di esso, un grande marchingegno ticchetta e fa girare i suoi mirabolanti ingranaggi. Ogni tanto, dal mazzo salta fuori una carta imprevista, ma quasi tutte le cose che sono devono essere. Ciao a tutti! Mi sarebbe piaciuto, quest'oggi, augurarvi buon Ferragosto in compagnia della recensione del coinvolgente "L'eredità di Jenna", ma tra spese e uscite varie non sono riuscito a terminarlo come avrei sperato. Facendo un bilancio delle migliori letture dell'anno,però, mi sono accorto che sul blog mancava la mia recensione di un vero e proprio “must”che ho divorato nei primi mesi di questo 2012. Una lettura carica e avvincente, imperdibile in tutti i sensi. Ampliato e modificato, ecco il resoconto delle galassie di sensazioni che il lavoro di un genio del nostro tempo mi ha trasmesso. Non perdetelo :') 

Titolo: 22/11/63
Autore: Stephen King
Prezzo: € 23,90
Numero di pagine: 769
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Sinossi:Jake Epping ha trentacinque anni, è professore di inglese al liceo di Lisbon Falls, nel Maine, e arrotonda lo stipendio insegnando anche alla scuola serale. Vive solo, ma ha parecchi amici sui quali contare, e il migliore è Al, che gestisce la tavola calda. È proprio lui a rivelare a Jake il segreto che cambierà il suo destino: il negozio in realtà è un passaggio spaziotemporale che conduce al 1958. Al coinvolge Jake in una missione folle - e follemente possibile: impedire l'assassinio di Kennedy. Comincia così la nuova esistenza di Jake nel mondo di Elvis, James Dean e JFK, delle automobili interminabili e del twist, dove convivono un'anima inquieta di nome Lee Harvey Oswald e la bella bibliotecaria Sadie Dunhill. Che diventa per Jake l'amore della vita. Una vita che sovverte tutte le regole del tempo conosciute. E forse anche quelle della Storia. 
                                    La recensione 
Una lettura fugace della trama e un'occhiata sbieca alla copertina, all'inizio, mi hanno fatto strabuzzare gli occhi e, tutt'altro che meravigliato, mi sono detto : “Ok, il caro zio Stewie si è rincitrullito! E' proprio vero che il tempo passa per tutti... Il cervello è un orologio!”. 
Questo accadeva quasi un anno fa, quando, sul web, avevo avuto modo di leggere una sommaria sinossi dell'ultimo romanzo del Re del brivido: un'opera che, ad un prima occhiata, avevo liquidato come ambiziosa e poco originale.. un bizzarro episodio di “Ai confini della realtà” in salsa politica! Sono una persona molto orgogliosa, ma - lo ammetto con il cuore in mano - nessun giudizio è stato più affrettato e ingannevole... E' dalla prima elementare che amici e insegnanti mi dicono che ho un modo chiaro e personale di esternare nero su bianco pensieri e sensazioni. Con il passare del tempo ho finito per crederci. Mi piacerebbe fare delle parole il mio passaporto per il futuro, ma, mai come ora, non riesco a trovarne nessuna in grado di suggerire ai lettori la grandezza di questo romanzo. E' veramente unico nel suo genere. Cosa dire di un romanzo in grado di far ridere, commuovere, battere i denti e tremare le gambe nello stesso tempo? Io, sinceramente, come ho più volte asserito, mi lascio prendere molto spesso dall'entusiasmo e, nell'assegnare le “famose” stelline ad un romanzo, non sono mai troppo oggettivo. Ad influenzarmi sono sempre l'euforia del momento e le parole degli autori, impresse nella mia mente per un tempo che, spesso erroneamente, considero eterno. Dei tanti libri che ho letto, sono davvero pochi quelli che, seguendo un ragionamento lucido e calcolato, meritavano un punteggio pieno. 22/11/'63 è uno di quelli! Da quando ho aperto questo blog, mai nessuna valutazione è stata più lucida. 
Questo romanzo è un 5 abbondante su un criterio di valutazione tipicamente “anobiiano”; un'eccellenza su una scala da 1 a 10. King firma una delle sue opere più complesse, elevandosi dal ruolo di “re del brivido” in cui è stato relegato. Questo titolo non basta più per dare un accenno della sua maestria. Non siate scettici: in questo libro c'è veramente T-U-T-T-O ! E' un po' come uno di quei grandi classici per i quali il tempo sembra non passare mai: come in un mix omogeneo e perfettamente ordinato, ci sono amore, sete di vendetta, brutalità, sangue e fantomatiche cospirazioni; il tutto a cavallo di due epoche differenti, dilaniate tra giusto e sbaglio, dubbio e consapevolezza, grettezza morale ed evoluzione, passato, presente.. e futuro. In una trama inizialmente un po' monotona, King parla principalmente del passato e del desidero più grande nutrito dall'essere umano: quello di cambiarlo. Il celebre scrittore non guarda agli anni '60 con l'afflato affettivo tipico dei nostalgici. 
Analizzando piccoli frammenti di realtà nella loro complessità, il Re fa un ritratto lucido e brutalmente realistico della società del tempo, parlandoci di un' America più fiduciosa e sorridente - non ancora schiacciata dalla paura del terrorismo - ma che, nelle fondamenta, è corrosa da arroganza, razzismo e ignoranza. Tuttavia, come direbbe Machiavelli, “l'uomo è un cavallo pazzo”: mai in divenire e sempre uguale a sé stesso, incappa continuamente negli stessi errori, macchiandosi delle stesse colpe e alimentando, con la sua cieca ottusità, quel macchinario misterioso che è il mondo. Cambiano i costumi, le tecnologie, le città intorno a noi si evolvono .. come possiamo rimanere fermi e non progredire, seguendo il fluire frenetico del cambiamento? L'intento dell'autore, per me, è proprio questo: ci vuole dare uno strumento per conoscere il nostro passato e per cambiare il nostro presente. La storia è fatta di costanti che si ripetono. Nulla cambia realmente. Non serve un viaggio nel tempo per fare la differenza. Il libro spiega questo messaggio in più di 700 pagine e non vi nascondo che, nella prima parte, la lettura non mi è parsa particolarmente esaltante. Questo romanzo, però, è come la vita di ognuno di noi: si alternano equamente momenti di tranquillità ad episodi frenetici ed emozionanti; picchi e vette. Tutto contribuisce alla costruzione di questo capolavoro. La voce del protagonista, in alcune pagine, si confonde con la nostra; il suo viaggio nel passato diviene un modo inusuale e meraviglioso per viaggiare lucidamente nella nostra coscienza. King riesce nell'impossibile. 
Dà volto, infatti, a colui il cui nome, per anni, è stato sinonimo di Male. La sua caratterizzazione di Lee Oswald è veramente unica; si finisce con l'affezionarsi alla sua famiglia, a provare per lui pena e compassione, addirittura a comprendere (ma non ad appoggiare, ovviamente) le ragioni del suo scellerato gesto. Sappiamo a cosa andrà incontro e a quale voce del suo animo darà ascolto, ma, inevitabilmente, finiamo con lo sperare, per quest'uomo infelice, un epilogo diverso. 22/11/'63 è la summa del sapere “Kinghiano”. Mai speso 20 € in un modo più costruttivo! I numerosi ed espliciti rimandi al romanzo “IT” non possono non entusiasmare i fan più accaniti e nostalgici! Un'opera irripetibile ed innovativa in cui l'autore si autocelebra, unendo in un unico romanzo quegli elementi che hanno indotto critici e appassionati lettori a scrivere il suo nome nel firmamento della narrativa mondiale. Paradossalmente, pur parlando il libro di uno dei più celebri attentati della storia, le pagine del romanzo trapelano amore: quello travolgente e straziante tra Jake e Sadie, quello tra un autore e i suoi lettori, quello tra un grande professionista e la letteratura.
Io credo nell'amore, sapete? L'amore è vera magia portatile: non credo sia nelle stelle, ma credo che sangue chiami sangue e mente chiami mente e cuore chiami cuore.”
Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Coldplay – Fix You

lunedì 13 agosto 2012

Sparlando di... Cinquanta Sfumature di Grigio: Capitolo 8

Avevamo chiuso il settimo capitolo di Cinquanta Sfumature di Grigio con una verità scioccante. Uno scoop sensazionale che aveva lasciato, per una volta, il povero Christian a bocca aperta. Anastasia, la stessa conturbante femme fatale che sembrava essere uscita dalla trasgressiva sigla di Heidi e dal sexy Fantabosco della Melevisione, aveva stupito i lettori di tutto il mondo con una rivelazione sul suo conto. La sua verginità. Impensabile!
Potete solo immaginare il tormento che ha assalito il triste Christian, che – filantropo, poeta e generoso donatore alla banca del seme e all'Otto per mille – più impavido dell'Ethan Hunt di Mission Impossible, sacrificando il suo ruolo di Dominatore all'insegna di una buona causa, si appresta eroicamente a liberare l'universo dal flagello della verginità tardiva e a scacciare le ragnatele che, nella sua "veneranda età", Ana ha lasciato accumulare nella sua inespugnabile fortezza.
Il direttore d'orchestra dà le ultime indicazioni ai suoi musicisti. Il sipario si alza. Dopo sette capitoli di sguardi e vane lamentale, il pubblico tace. Le trionfali note della Marsigliese si diffondono ovunque. La presa della Bastiglia ha inizio! Un paio di pagine dopo, con due discussissimi amplessi già consumati e un trilione di oscenità varie ad aleggiare ancora nella camera da letto, rimane una macchia di sangue sulle lenzuola bianche e la sensazione che la sigla di Speedy Gonzales stata colonna sonora più adatta della Marsigliese per narrare le gesta eroiche di Mr. Grey. Non che le scene erotiche siano mal scritte, ma nell'arco di un paio di pagine, l'insaziabile Ana che chiede di farlo una seconda volta e le immancabili battutacce sparse alla rinfusa a mo' di preliminari, mi hanno fatto più sorridere della goffa scena d'amore tra Edward e Bella in Breaking Dawn
Sarà che non è “fare l'amore” il forte di Christian, sarà che Mrs. E.L James non ha potuto sperimentare tutti i benefici della famosa pillola blu sul suo sprovveduto maritino/cavia umana, ma almeno questa singola scena mi ha fatto rimpiangere il velato erotismo e i doppi sensi che erano presenti nel primo colloquio tra i due protagonisti. Non è volgare il contesto; è volgare il modo in cui l'autrice vuol dare un senso del proibito a una storia di passione alquanto banale e comune. Come sempre, un paio di chicche che i protagonisti ci regalano tra un gemito e l'altro.. ma anche durante! “I piedi di Christian Grey… Dio mio… perché i piedi nudi sono così eccitanti?” Sudore, spazzolini bavosi, piedi. Ecco i disgustosi ingredienti che animano l'interesse di Anastasia. Bho, certo che lei è strana forte! Non immagino che aria deliziata avrebbe alla vista di un'unghia incarnita o di una pustola a un passo dallo scoppiare! *___* 
Ah, ecco Christian – mi limito a queste due frasi, altrimenti scatterebbe la censura.. ahahahahaha: Mi afferra la coda, la scioglie e trasale (oddio, pidocchi?! Una mano grigiastra che le sbuca dai capelli come in The Grudge?! T- R-A-S-A-L-E!) mentre i capelli mi cadono sulle spalle. "Adoro le brune. Sei bellissima, Anastasia Steele. Non vedo l’ora di essere dentro di te.” Wow, che romanticismo. Non avrei saputo dare senso più letterale alla frase “sei tu la mia casa”. Ora mi si è aperto un mondo, guardate. In tempo di crisi, sperimenta anche tu vitto e alloggio nell'accogliente dimora (bhe, per ora chiamiamolo monolocale.. alla fine dei tre libri sarà un residence con tanto di dependance per i domestici!) di Miss Steele. Parola di Christian Grey ;)

sabato 11 agosto 2012

Recensioni a basso costo: Matched - La scelta, di Ally Condie

Non andartene docile in quella buona notte. Infuria, infuria contro il morire della luce.

Titolo: Matched – La scelta
Autrice: Ally Condie
Editore: Fazi “Lain”
Prezzo: € 9,90
Numero di pagine: 350
Sinossi: Cassia non ha mai avuto dubbi: la Società sceglierà sempre il meglio per lei. Cosa leggere, cosa amare. In cosa credere. E quando Il volto di Xander appare sullo schermo dell'Abbinamento, il sistema che unisce individui geneticamente compatibili per creare coppie perfette. Cassia non ha incertezze: è lui il suo Promesso, il ragazzo giusto per lei. La sua gioia, tuttavia, non durerà a lungo: un malfunzionamento del Sistema le mostrerà il volto di un'altra persona, proprio prima che lo schermo si oscuri, qualcuno che lei conosce, Ky Markham. La Società le comunica che si è trattato di un errore tecnico, cosa rara in un mondo in cui le sviste non sono ammesse, ma Cassia non può impedirsi di pensare a lui, d'incontrare il volto del ragazzo In ogni suo sogno, in ogni suo pensiero. E una domanda, la più proibita e pericolosa, inizia a farsi strada: e se non fosse lei a essere sbagliata? Se fosse Ky il suo vero Promesso? Quale sarà la scelta di Cassia? Tra Xander e Ky, tra un amore obbligato e un amore che è il simbolo stesso della ribellione, chi avrà la forza di scegliere?  
                                                                     La recensione
Oggi è domenica. E' l'ottantesimo compleanno del Nonno, perciò stanotte morirà. Un tempo la gente si alzava ogni giorno chiedendosi se fosse l'ultimo, oppure andava a dormire senza la certezza di riemergere dall'oscurità. Adesso invece sappiamo quale giorno porrà fine alla luce e quale sarà la notte più lunga, l'ultima.
Amore e distopia. Un ossimoro che unisce il bianco di una Società asettica agli arcobaleni policromatici che solo il più dolce ed estremo dei sentimenti è in grado di dipingere. Un'affascinante contraddizione. Forse, l'ennesima moda - alla stregua dei triangoli amorosi e dei vaneggiamenti di adolescenti dalla vita ornata di svolte paranormali che, tanto frequentemente, caratterizzano le letture YA e le rispettive trasposizioni cinematografiche che, di lì a poco, sulla scia del successo di veri e propri fenomeni editoriali, fanno spellare mani e appannare gli occhi in scroscianti applausi e in pianti cullati dal buio della sala.
Prima di leggerlo, a più di un anno dall'uscita nelle nostre librerie, Matched era ai miei occhi solo una moda. Un prodotto commerciale, e non un romanzo degno di questo titolo, nato per sfruttare il successo che la pubblicazione di Hunger Games aveva alimentato e per percorrere un sinuoso sentiero che autrici del calibro di Suzanne Collins e Lauren Oliver avevano già spianato. Puro business, nessun sentimento. Una meravigliosa copertina ad abbracciare un copia-e-incolla poco dignitoso che, più di un romanzo vero e proprio, aveva le sembianze di un collage malfatto.
Maledetta negligenza, lascia spazio maggiore alla più sana curiosità! Affetto da un'acuta sindrome di San Tommaso, senza la mia tipica voglia di “sbatterci la testa”, frenato forse da recensioni negative e da giudizi alquanto tiepidi, non avrei concesso la benché minima possibilità all'esordio di Ally Condie e non mi sarei goduto la lettura della poesia lunga 350 pagine, che, sono certo, avrebbe incantato anche il papà di Fahrenheit 451
Matched ha la potenza distruttiva che è mancata ai primi due capitoli della saga di Hunger Games.
Non versa sangue, non gioca con le umane resistenze, ma, nel suo piccolo, ha una forza che smuove il mondo. Lacerante, bassa e crescete, letale come una bomba d'amore. Le lancette scorrono verso il punto d'arrivo, le barriere cadono, l'emozione cresce nel nostro petto come un palloncino gonfio di ricordi proibiti.  Il cuore si libra nella nostra gabbia toracica; le ossa, come rami primaverili, si ricoprono di fiori delicati e di nastri bianchi – frammenti di carta, stralci di volumi ingialliti, tovaglioli e salviette da bar che, in un mondo dominato dalle macchine e dalle statistiche, sono lettere improvvisate di parole senza più senso e promesse da dare al fuoco. I rami intrecciati degli alberi diventano la cupola sotto la quale consacrare una scelta operata sull'orlo di un bacio, e l'erba che fruscia alle carezze di un vento sintetico una coperta nuziale da intrecciare con lettere e poesie scritte a mano. 
Contro le insidie del tempo, contro il volere imperfetto di un mondo perfetto.
Quando inizi a desiderare qualcosa, tutto cambia. Adesso voglio tutto. Voglio di più, di più, di più. Voglio scegliere il mio lavoro. Sposare chi mi pare. Mangiare crostata a colazione e correre su una strada vera, anziché sulla pista mobile. Accelerare o rallentare a mio piacimento. Decidere quali poesie leggere e quali parole scrivere. Ci sono tante cose che desidero. Ho la sensazione fortissima di essere acqua, un fiume di desiderio, arginato nelle sembianze di una ragazza di nome Cassia.
Lo stile dell'autrice irradia lo splendore delle poesie di Dylan Thomas e Robert Frost e, mentre leggiamo, immaginiamo lo stampatello minuscolo nel quale è scritto il romanzo venire rimpiazzato da un corsivo raffinato e agile, fatto di passione e di lampi di luce eterea, che ci imprigiona nei nodi delle “g” e ci fa viaggiare sui lievi declivi delle “n”, tra la magia di quelle lunghe e romantiche lettere scritte a mano che non si vedono ormai più e la nostalgia delle gare di spelling e di dettato che, risalenti alle giornate dei nostri sei anni, non ci saranno restituite indietro. 
I protagonisti sono macchie di colore su uno scenario fatto dei bianchi accecanti del The Island, di Michael Bay. Contrastanti. Indelebili. Tonalità primarie che non vogliono essere inglobate in un mondo di sole sfumature. Il verde per Cassia, la principessa triste che comincia a vedere una via d'uscita nella sfera che la stringe. L'azzurro per Xander, suo migliore amico e suo Promesso.
Il marrone della terra che gli sporca le mani e il blu di un paio di occhi colmi di lacrime per Ky, il tutto - vita, amore, gioia e pianti - in un treno affacciato su nuove e impensate percezioni. Tre: i lati di un triangolo, i volumi di una saga che si dovrebbe divorare senza pause, il numero dei cocci in cui - a fine lettura - si divide quel che rimane del nostro cuore.
Il tempo che passiamo insieme è come una tempesta, come vento e pioggia che infuriano, una cosa troppo grande da affrontare ma altrettanto potente da non poterle sfuggire. Imperversa intorno a me e mi arruffa i capelli, mi bagna la faccia, mi fa sentire viva, viva, viva. Ci sono momenti di quiete e di pausa, come in ogni tempesta, e momenti in cui le nostre parole diramano fulmini, almeno per noi. Commovente e soffiato di speranza, Matched è guidato dallo stupore di tre diciassettenni che, per la prima volta, si accorgono del cielo d'acciaio che si staglia su di loro. Un mondo in cui non esistono scelte e che, delicato e crudele, ha riaperto la cicatrice che lo splendido Delirium aveva scavato. Più maturo e consapevole di qualsiasi young adult, Matched è funzionale su tutti i fronti. E' un innovativo distopico, un romanzo di formazione, una struggente storia d'amore. L'input che ti spinge a creare qualcosa di bello e ad ambire ai limiti più impervi ed elevati dei sogni. L'emozione che mi ha lasciato con questa matassa di periodi biascicanti. E' un mantra. Uno stile di vita. L'esempio tangibile che "da cenere e nulla, le parole si faranno carne e ossa".
Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Keane – Somewhere only we know (Glee Version)

venerdì 10 agosto 2012

All the world is a library # 6: Sequel ²

Dopo una sfilza di recensioni ininterrotte, Mr. Ink torna con un nuovo appuntamento della rubrica All the World is a libraryun insieme di appuntamenti a cadenza casuale, cronaca dell'amore impossibile e tormentato tra me... e i libri in lingua originale!
Bugiardo fino al midollo osseo, avevo giurato che, quest'estate, avrei stretto le mani su almeno un volume sbarcato da acque straniere, ma, con Agosto che scappa via e con un solo aggiornamento di questa rubrica alle spalle, mi sono macchiato di spergiuro davanti a tutti voi! Manca, tuttavia, ancora un mese e, se la speranza è l'ultima a morire, lo è anche l'obbiettivo di cimentarmi con qualcosa di sconosciuto e più complesso.
Oggi, si torna a parlare di sequel. Quattro piccole speranze realizzabili che, visto il discreto successo che i precedenti volumi hanno ottenuto in Italia, sono certo vedremo il prima possibile tra gli scaffali delle librerie tricolore.
1) Il primo è il seguito del delizioso Red Love (la mia recensione qui) e, come il primo volume, promette mistero, amore e avventura. Sperando che possa anche donarmi un punto di vista più ampio su un genere che continua a non entusiasmarmi come vorrei, sarò lieto di rincontrare tutti i protagonisti dell'esordio di Kady Cross e di immergermi nelle atmosfere di una Londra familiare, ma ancora ignota.

The girl in the Clockwork Collar
di Kady Cross
Cosa succede quando la persona che ami diviene un'arma che minaccia di distruggerti?
Nella New York City del 1897 la vita non è mai stata tanto eccitante.. e pericolosa.
La sedicenne Finley Jayne e la sua strana banda di “disadattati” hanno viaggiato dalla nebbiosa Londra fino alle coste americane per salvare il loro amico Jasper, catturato da un branco di cacciatori di taglie. Ma Jasper è nelle grinfie di un suo subdolo conoscente che chiede indietro il pericoloso dispositivo che Jasper gli ha sottratto... in ballo, c'è la vita della ragazza che il cowboy ama.
Un suo passo falso e lo strano collare ad orologeria attorno al collo di Mei potrebbe stringersi. E serrarsi per sempre.
Dalle strade più malfamate di Manhattan fino alle eleganti abitazioni della Fifth Avenue, l'indimenticabile squadra di giovani e inseparabili eroi di Kady Cross è sulle tracce di Jasper. E stanno per scoprire quando lontani può condurli il potere dell'amicizia. Più che mai, Finley Jayne cercherà di combattere il suo lato oscuro e di far emergere quello buono grazie ai poteri soprannaturali del duca Griffin King. Intanto, Griffin è in guerra con sé stesso per la sua segreta attrazione per Finley... e rischierà la sua vita e la sua reputazione per proteggerla. Sam, più automa che uomo, vedrà il suo cuore essere messo alla prova dalla rossa e geniale Emily, le cui abilità non sono abbastanza per l'oscurità che scoprirà dilagare per le strade..
 
2) Il secondo, sempre famoso grazie alla Newton Compton, è il capitolo successivo della trilogia di Kendare Blake – inaugurata lo scorso Giugno con il carinissimo Anna Vestita di sangue (la mia recensione qui). Cosa aspettarci? Orrore, nuovi arcani, un pizzico di amore in più e, soprattutto, Anna! Sarà un piacere rincontrare la ragazza fantasma più dolce e sanguinaria di sempre!

Girl of Nightmare
di Kendare Blake
Sono passati mesi da quando il fantasma di Anna Korlov ha aperto una porta sull'Inferno nel suo seminterrato per poi scomparirvi all'interno, ma il cacciatore di fantasmi Cas Lowood non riesce a dimenticare. A dimenticarla.
I suoi amici gli rimordano che Anna ha sacrificato sé stessa affinché Cas potesse vivere – non affinché andasse in giro come uno spento zombie. Sa che hanno pienamente ragione, ma, agli occhi di Cas, nessuna ragazza in vita può competere con lo spettro di cui si è perdutamente innamorato.
Adesso lui vede Anna dappertutto: alcune volte quando dorme, altre quando è tormentato da incubi ad occhi aperti. Ma c'è qualcosa di sbagliato... non si tratta solo di sogni. Anna sembra venire torturata, lacerata in modi sempre nuovi e più sanguinosi.
Cas non sa cosa le stia succedendo all'Inferno, ma è sicuro che qualsiasi pena stia vivendo non è giusta. Anna ha salvato Cas più di una volta, ed è tempo per lui di ricambiare il favore.

3) Il terzo, invece, è il volume conclusivo della duologia young adult della strepitosa Michelle Hodikin. In Chi è Mara Dyer (qui) ci aveva tormentato con quesiti senza risposta. Siete finalmente pronti a scoprire la verità di un'adolescente un po' più speciale delle sue coetanee?
The Evolution of Mara Dyer
di Michelle Hodkin
La verità sulle pericolose e misteriose abilità di Mara Dyer continua a sconvolgere in questo terrificante sequel dell'eccitante Chi è Mara Dyer.
Una settimana dopo aver messo piede nella stazione di polizia di Miami negli ultimi capitoli del primo volume, Mara è sotto la cura di uno psichiatra per quella che sembra essere una dannosa crisi di nervi. 
Ma ciò che agli altri sembra un'allucinazione, è realtà per Mara. Qualcuno del suo passato ha scoperto il suo disturbante segreto ed è disposto a tutto pur di punirla. Ma quando nessuno crede alle sue parole, la ragazza si trova completamente sola. L'unica persona dalla sua parte è Noah Shaw, tanto bello e affascinante quando leale. Noah è l'unica persona che può salvare Mara – anche se la sua impresa può costargli la vita.



4) L'ultimo titolo, disponibile solo l'anno prossimo negli Usa, è la seconda indagine della sedicenne Rory Deveaux. Shades – il volume introduttivo – non mi aveva entusiasmato e si era conquistato due tiepide stelline (qui), ma, fiducioso, spero nella crescita di una protagonista tanto giovane e acerba e in un cambiamento di stile da parte dell'autrice: la vorrei meno ancorata al genere young e più coraggiosa. Maureen, osa!
The Madness Underneath
di Maureen Johnson
Quando la pazzia infuria nelle strade di Londra, nessuno è al sicuro... C'è un nuovo orrore a tormentare la Londra dei nostri giorni. 
Reduce dall'aver sconfitto il killer ispiratosi a Jack Lo Squartatore, Rory deve mettere alla prova le sue nuove abilità di caccia prima che si scateni l'inferno... Ma i nemici non sempre sono come li immagini e tempi folli richiedono folli soluzioni. Un esaltante teen thriller.







mercoledì 8 agosto 2012

Recensione: Red Love - Rosso come il sangue, freddo come l'acciaio, di Kady Cross

Ciao a tutti, miei cari amici! Come state? Purtroppo per me, il caldo che si respira nella mia città sta facendo proseguire le mie letture a rilento e, consapevole del ritorno della scuola, sebbene voglia immergermi in un altro mese di intense letture, sono sicuro che il calore di Agosto non mi aiuterà nella mia impresa. Oggi, la recensione di Red Love, l'innovativo steampunk di Kady Cross che, lo scorso Maggio, è giunto nelle librerie per mezzo della Newton Compton - che ringrazio di cuore per avermi dato modo di leggerlo. L'avete letto? Cosa ne pensate di questo curioso genere letterario? Vi auguro buona lettura :)

Titolo: Red Love. Rosso come il sangue, freddo come l'acciaio
Autrice: Kady Cross
Editore: Newton Compton
Numero di pagine: 315
Prezzo: € 14,90
Sinossi: Londra, 1897. Un uomo, conosciuto come il Macchinista, è il regista occulto di una serie di strani crimini commessi da delle macchine. Griffin King, il Duca di Greythorne, è determinato a scoprire la sua identità e a sventare i suoi piani con l’aiuto degli amici Sam, Emily e Jasper. Ma il Duca decide di rivolgersi anche a Finley Jayne, una ragazza con un lato oscuro e in possesso di una forza fisica soprannaturale. Finley è speciale, ma non tutti, all’interno del gruppo al quale si è unita, sono pronti ad accettarla. Quando finalmente le intenzioni del Macchinista saranno più chiare, il Duca e Finley riusciranno a fermarlo prima che sia troppo tardi?
Red Love. Rosso come il sangue, freddo come l’acciaio è un elegante thriller ambientato nella Londra vittoriana, con una protagonista esuberante, invenzioni tecnologiche da brivido e turbolenti triangoli amorosi.

                                  La recensione
Uno sguardo seducente, colori brillanti, un titolo in rilievo ornato da riccioli e morbide linee. Lo charme mozzafiato di una sensuale bellezza alla Megan Fox imbrigliato in un corsetto ricamato nell'acciaio vivo; una crocchia d'altri tempi e un vestito rosso come il desiderio e il sangue. Una rosa di stoffa e morbide pieghe che chiude nel suo bocciolo una fanciulla di petali e spine.
Finley Jayne. Una dolce e terrificante adolescente, vivace e misteriosa come la città e l'epoca nella quale si muove, attirando occhiate e ostili ire. Londra, 1897.
Uno scenario sublime che, patinato come un film di Baz Luhrmann, mescola fervore e tensione, facendo scorgere, tra nebbie che sembrano non svanire mai, bagliori di metallo, e udire, più forti dei rintocchi del Big Ben e delle note modulate di un ballo delle debuttanti, colpi di proiettile e urla a confine tra l'umano e il mostruoso. 
Umano e mostruoso come l'animo di Finley – una ragazza con un piccolo segreto nella parte più intima del suo Io.
Le parole di Kady Cross ce la mostrano, all'inizio, come la versione rivista e corretta della frizzante Eliza Doolittle di My Fair Lady - professor Higgins compreso - poi, tra omaggi a Verne (Viaggio al centro della terra) e a Stevenson (Lo stano caso di dottor Jekyll e Mr. Hyde) e riferimenti al gotico di Sarah Waters (Ladra, L'ospite) e alla civetteria di una Sophie Kinsella in veste fantasy, mostra perfettamente ai suoi lettori, tra una scazzottata e una spedizione per salvare il mondo, le fattezze di un genere sfuggente e ambiguo, al quale, prima di Red Love, non sapevo dare una connotazione precisa: lo steampunk. Che cos'è?
E' un valzer classico sparato tra le luci e il sudore di una discoteca e deformato dal ritmo pulsante di una console da deejay. E' una giarrettiera di pizzo che nasconde una lama impregnata di veleno. E' una piroetta in un vestito da geisha che si conclude in un giro mortale. Casquette e affondo.
Rumoroso senza essere cacofonico, tentatore e mai peccatore, colorato e accecante anche in un panorama di pericoli e tempeste, rivoluzionario e ancorato alla tradizione, l'esordio di Kady Cross è lo steampunk per antonomasia. Una graphic novel spruzzata di colori e bianco e nero che unisce la forza visiva di un film di Zack Snyer agli adorabili orpelli di Tim Burton. Tanto sobrio e raffinato quanto distruttivo, ha l'indole altalenante di una bambina capricciosa, capace di sgranare i suoi begli occhioni per ammaliare chi la compiace e di sbattere i piedi, tra disastrose e imprevedibili conseguenze, per avere ciò che desidera a ogni schiocco di dita. Non è di certo l'originalità la sua caratteristica effige di ceralacca, ma i milioni di film, romanzi e melodie che mi sono venuti in mente durante la lettura di un romanzo seppure piuttosto breve non hanno fatto altro che farmi andare ancora di più a genio la trascinante euforia della simpatica autrice americana. 
Il suo stile leggero e incisivo diviene un nodo che fa coincidere, nella sua opera d'esordio, le sue passioni più incontenibili e le sue tante bizzarrie, conferendo a film come La leggenda degli uomini straordinari, Sucker Punch, Sherlock Holmes e I tre moschettieri il suo personale tocco di stile e di morbida femminilità. Direttrice di una vera e propria accademia di eroi ed eroine, dà vita ad adorabili personaggi, ai quali soltanto uno Stan Lee col pallino della moda, della buona forchetta e del make up avrebbe saputo dare vita sulla carta.
L'imprevedibile Finley e la geniale Emily, un imprevisto genetico e una maga della scienza: donne forti e volitive al centro di due divertenti triangoli amorosi.
La prima è dilaniata tra la passione per John Dandy, un pericoloso Dorian Gray della malfamata periferia londinese, e la fedeltà verso Griffin King, l'ospitale e rassicurante Duca di Greythorne; la seconda, sedici anni e una cascata di capelli ramati, è oggetto del desiderio di Sam, un indistruttibile corpo di automa e un cuore di uomo, e Jasper, un cowboy americano con il debole per le damigelle in pericolo e per le entrate di scena in grande stile.
L'intelligenza e l'intraprendenza delle due, nella guerra tra i sessi (.. e le insidie del Macchinista), fa pendere nettamente la bilancia per il “female power” e, per mezzo di una nitida caratterizzazione, dà verosimiglianza ai detestabili intrighi sentimentali che popolano la maggioranza dei young adult di ultima generazione e mostra due giovani donne in anticipo coi tempi, alle quali non è possibile affibbiare etichette.
In un mare di sospiri, organza, risse e merletti, galleggia, tuttavia, un grande “ma”.
Anche come accade col più delizioso ed elaborato dei pasticcini o con l'edificio più riccamente ornato, dopo un'intera metà di euforia, robot e segreti nascosti nel nucleo stesso della terra, il romanzo della Cross finisce per... stancare. Gli eccessi dello steampunk, per quanto d'effetto, come già il deludente Soulless aveva dimostrato, non fanno proprio per me e il ritmo martellante e sostenuto che aveva impreziosito il romanzo all'inizio finisce per lasciare la confusione di un brano house che ci fa venire la voglia di ballare per poi lasciarci, il giorno successivo, l'ombra di un'emicrania.
Red Love ha la bellezza intrinseca di una magniloquente opera barocca. Tanto potente da stordire, è un piacere effimero e di breve durata. Un'accurata trasposizione cinematografica ne saprebbe affinare le peculiari caratteristiche e l'immediatezza delle immagini farebbe cogliere a pieno i dettagli di un mondo che immaginiamo ancora con una certa fatica. Delizioso, ma – a lungo andare - “stufevole”.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Kaci Brown – The Waltz


lunedì 6 agosto 2012

Sparlando di.. Cinquanta sfumature di grigio: Capitolo 7

La stanza rossa. Un letto a baldacchino, seta cremisi, strumenti di tortura. Un incrocio, operato da un bizzarro arredatori di interni, tra un raffinato salottino british e un’accogliente cella dell’inquisizione spagnola. Immersa in un mare di manetta, fruste, tenaglie e tanti altri teneri strumenti dell’Allegro Chirurgo, Ana, come sempre, colpisce per la brillantezza dei suoi pensieri. Non bada a quegli affari che farebbero rabbrividire anche Jack Lo Squartatore, ma la sua attenzione cade su un divanetto posizionato davanti allo spazioso letto – accogliente e comodo come un forno crematorio. E’ uno di quei divanetti “fichi” che troviamo nei locali più moderni e negli appartamenti di vittime delle tendenza modaiole, ma per Anastasia è incredibilmente STRANO! Contenta lei.. ormai, nonostante volesse che fosse il suo corpo a essere messo sottosopra da Christian, solamente il suo mondo sembra ruotare al contrario dopo l’incontro con Mr. Grey. Una poltrona viene percepita come un bizzarro animale in via d’estinzione, mentre bavagli e cappi le fanno pensare agli arcobaleni e alla pace nel mondo! Eccola alle prese con una gita turistica nello zoo del più celebre scapolo “di luci e ombre” di quest’anno: Lo tocco, esitante (pervertiti, so a cosa state pensando: smettetela!!)
È di pelle scamosciata (ok, anche questo potrebbe essere soggetto a un’altra interpretazione.. !) e assomiglia a un gatto a nove code, ma più fitto, e con minuscole perline di plastica alle estremità. «Si chiama flagellatore.» La voce di Christian è dolce e pacata. Oh *-* Dolce e pacata! Una proposta di lavorare nell’azienda più famosa di Seattle? No, è per caso uno scherzo di cattivo gusto?! La promessa di essere frustata con un flagellatore? Dolce e pacata… Alle pareti, le regole per giocare a quest’intensa partita di.. sì, diciamo Xbox. Depilarsi integralmente, (giuro, non lo volevo riportare!) non defecarsi addosso, fare una dieta equilibrata e tre ore di palestra settimanali, non darsi fuoco e, soprattutto, “La Sottomessa eviterà gli spuntini fuori pasto, a eccezione della frutta.” Psicopatico, musicista, epigono senza copyright di Rocco Siffredi, uomo d’affari, modello occasionale, arredatore di suggestivi boudoir e, infine, anche nutrizionista. Un uomo dai mille talenti, non c’è che dire. Dopo una sfilza di oscenità che conciliano sesso (“Io non faccio l’amore… io fotto, senza pietà!) e tortura, ad Ana viene imposto di vestirsi su ordine del dominatore che, anche personal shopper, farà acquisti per lei, facendo prendere aria alla sua bella Visa immacolata. Le signorine amante degli acquisti staranno tirando un respiro di sollievo pensando che, finalmente, nella loro tormentata relazione, c’è anche uno spiraglio di normalità, ma no, non illudetevi. Ecco come ribatte Ana:«Non mi piace molto l’idea di accettare denaro per i vestiti. Non mi sembra bello.» Anche lei ha a cuore i problemi portati dalla crisi. Che brava figlia!
 Il capitolo - veloce, insanamente divertente e molto breve - si conclude con una rivelazione shock. Anastasia, che a Christian ha dato il suo primo vero bacio, è.. ha un occhio solo, un paio di testicoli nascosti sotto i suoi inseparabili jeans, un terzo capezzolo? Che l’ira di Mr. Grey abbia inizio.. è vergine! Notizia imprevista e sconcertante come il coming out di Mika, non c’è che dire!
Se le risate non mi uccideranno, vi aspetto il prossimo lunedì ;) 

venerdì 3 agosto 2012

Recensione: Hunger Games - La ragazza di fuoco, di Suzanne Collins

Ciao a tutti, dopo qualche giorno di assenza, il vostro Mr. Ink torna con la recensione di "La ragazza di fuoco" – sequel dell'acclamato Hunger Games. Già, sono uno dei pochi a non aver concluso con impazienza la saga della Collins. Nella recensione (che non contiene spoiler), i motivi della mia iniziale titubanza. Da lettore che nutre ancora qualche riserva, voglio sentire, accanto alle opinioni sulla mia recensione, anche i vostri pareri. Perché, questa, è una saga che vi entusiasma così tanto?;)

Titolo: Hunger Games. La ragazza di fuoco
Autrice: Suzanne Collins
Editore: Mondadori “Chrysalide”
Numero di pagine:
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Non puoi rifiutarti di partecipare agli Hunger Games. Una volta scelto, il tuo destino è scritto. Dovrai lottare fino all'ultimo, persino uccidere per farcela. Katniss ha vinto. Ma è davvero salva? Dopo la settantaquattresima edizione degli Hunger Games, l'implacabile reality show che si svolge a Panem ogni anno, lei e Peeta sono, miracolosamente, ancora vivi. Katniss dovrebbe sentirsi sollevata, perfino felice. Dopotutto, è riuscita a tornare dalla sua famiglia e dall'amico di sempre, Gale. Invece nulla va come Katniss vorrebbe. Gale è freddo e la tiene a distanza. Peeta le volta le spalle. E in giro si mormora di una rivolta contro Ca-pitol City, che Katniss e Peeta potrebbero avere contribuito a fomentare. La ragazza di fuoco è sconvolta: ha acceso una sommossa. Ora ha paura di non riuscire a spegnerla. E forse non vuole neppure farlo. Mentre si avvicina il momento in cui lei e Peeta dovranno passare da un distretto all'altro per il crudele Tour della Vittoria, la posta in gioco si fa sempre più alta. Se non riusciranno a dimostrare di essere perdutamente innamorati l'uno dell'altra, Katniss e Peeta rischiano di pagare con la vita...   

 Quasi un anno fa, altalenante tra delusione e amarezza, riponevo sullo scaffale della mia libreria il primo volume della trilogia di Suzanne Collins, che, a breve, avrebbe ispirato un'acclamata produzione hollywoodiana e, nelle vesti del Twilight della distopia, una lunga serie di affascinanti romanzi appartenenti al genere entrato in auge – con la sua potenza distruttiva e la sua voglia di ribaltare le regole - grazie alla raffinata penna di Orwell e Bradbury. Per lungo tempo, sono stato l'unico pesce del banco a nuotare controcorrente, mettendo in discussione, con una breve e tiepida recensione su Anobii, i commenti di coloro che gridavano al capolavoro e dei bigotti che, invece, etichettavano Hunger Games come un romanzo troppo cruento per un pubblico di “ingenui e puri” adolescenti.
Cresciuto a Plasmon, pane e Stephen King, nonostante un inizio promettente e un mare pieno di occasioni d'oro, senza rimpianto alcuno, avevo definito il romanzo una versione per le MTV Generations del controverso Battle Royal o, se vogliamo, dell'angosciante La lunga marcia. Un esercizio stilistico vagamente “poppeggiante”, con buoni sentimenti a gogò e una voglia appena marcata di abbattere, a colpi di violenza e di rimandi all'attualità, i temutissimi tabù.
Eppure, complici le parole dell'angelica Taylor Swift nello splendido brano Safe and Sound e la riuscitissima trasposizione cinematografica, con la spinta dello splendido ciondolo della ghiandaia imitatrice appeso proprio ora al dorso dei tre volumi (Mondadori, grazie di cuore!), gli ultimi giorni di luglio mi hanno fatto compagnia durante la lettura di La ragazza di fuoco, titolo a lungo accantonato per dare spazio a letture da me reputate più meritevoli.
Sin dai primi capitoli, ho capito il motivo della mia riottosità verso una saga che avevo ritenuto troppo sopravvalutata.
Una buona parte del libro, infatti, non mi è stata proprio d'aiuto nel comprendere gli elementi che avessero spinto l'autrice a dare vita a un franchising – contanti e fama a parte!
Le sue cartucce vincenti le aveva sparate abbondantemente nel primo volume e i primi capitoli, ripetitivi e lenti, scorrevano come il riassunto degli episodi già visti di una serie televisiva. I numerosi accenni alla prima impresa di Katniss nei Giochi della Fame servivano a fare da guida ai lettori meno memori o, forse, a mascherare un vuoto di fondo. La seconda impressione mi ha fatto compagnia per buona parte della lettura e, magari inconsapevolmente, me la porto dentro anche adesso – nonostante possa ritenermi soddisfatto e appagato da queste quasi 400 pagine di adrenalina e pathos.
Il romanzo mi è piaciuto forse anche di più precedente, ma ciò, a mio avviso, non è attribuibile a una crescita professionale della Collins. Giustamente, per dare continuità alla narrazione, l'autrice continua ad adoperare il - detestabile, odioso - presente indicativo e, poco abile nel mantenere salde le redini dei cosiddetti romanzi “character driver” (guidati, ossia, dai singoli protagonisti e non da un plot che debba necessariamente concludersi come da copione..), con fastidiosa discontinuità, prendendo la tenace Katniss per la sua bella treccia bruna e trascinandola tra sabbia e sassolini nel punto di avvio, fa passare il lettore dalla descrizione di regali abiti da sposa o di luculliani banchetti a momenti di pura azione e a bruschi colpi di scena che mi hanno lasciato senza tregua e parole.
La sua prosa, lineare e priva di qualsiasi orpello, è propria di una sceneggiatrice che conosce alla perfezione le regole dell'intrattenimento, ma non di un'autrice che, con il suo talento e non con le sue controverse storie, vuol lasciare il segno. Agli sgoccioli del primo romanzo, tra l'altro, l'avevo accusata di aver fatto l'errore di essersi innamorata dei suoi protagonisti e di non aver tentato, tramite la carta della tragedia, di mantenere fede alle premesse che promettevano uno sconvolgimento fisico e mentale.
Se avesse osato accopparne uno solo, probabilmente, non sarei qui ad annunciare il mio ritrovato interesse per il genitore del genere distopico delle nuove generazioni.
Sono loro, protagonisti o semplici comprimari, il punto di forza della storia. Sognatori, pazzi, romantici. Indimenticabili. I punti di fuga in cui vanno a confluire l'ammirazione dei lettori di tutto il mondo e gli oceani gelidi in cui si spengono tutte le comprensibili rimostranze. Singole e preziose scintille di una rivoluzione che incendierà Capitol City, piume di una ghiandaia imitatrice che, come una colomba della pace, guiderà le masse e ispirerà gli animi. Ritroviamo la risata argentina della dolce Prim, il volto abbronzato di Gale e tutte le mille parole che non riesce a dire, i vestiti eccentrici della simpatica Effie, le imprecazioni e le bottiglie di alcol di un sorprendente Haymitch e, all'ombra di alberi carichi di insidie e di una soffocante barriera che lascia senza scampo, facciamo la conoscenza della scontrosa Johanna, del geniale Beetee e del vanesio  Finnick - una canaglia tutto muscoli e arie, dal cuore e dal fascino immensi. Su un tappeto rosso di umanità e simpatia, non possono mancare loro: Katniss e Peeta. Gli amanti infelici del Distretto 12. 
Lei, voce narrante di un'avventura lunga tre libri, ha insita in sé la voglia di sfidare continuamente. Sfida il presidente Snow e perfino i suoi lettori, facendosi odiare e amare un po' come la Summer di 500 giorni insieme: sensibile, ironica, fragile e coerente - sia nello spezzare i cuori, sia nel mettere in pericolo la sua stessa vita pur di sfidare sempre e comunque. Osa, colpisce per uccidere, prepara trappole e sferra colpi mortali, ma, in un romanzo che per struttura e contenuti omaggia il suo stesso predecessore, è la stessa che si prodiga per salvare un amico e che si scioglie in un tenero abbraccio per fuggire via dai propri incubi. E poi c'è Peeta. Di parole, in interviste e conferenze stampa, ne dice tante, ma, nel romanzo, continua a essere “quello che viene salvato”, l'animo nobile più adatto a destreggiarsi tra arte e poesia che tra i pericoli di una competizione all'ultimo sangue, il Romeo che ama incondizionatamente e senza riserve, il ragazzino di porcellana che l'odio e il sangue non riescono a sporcare. 
Ha diciassette anni e, biondo e belloccio, avrebbe tutte le caratteristiche per farsi odiare dal sottoscritto e amare da uno scuolabus di ragazzine urlanti. Ma, sarà perché continuo ad associarlo al volto fresco e familiare del buon Josh Hutcherson – attore che, essendo quasi mio coetaneo, seguo sin da piccolino e verso cui provo una certa simpatia perché, nel suo metro e settanta, è anche più basso di me: cosa rara! -, sarà per la sua cieca fiducia nell'avvenire, finisco per far coincidere la sua personalità con la mia e, nei suoi panni, sbatto il naso contro grandi delusioni e contro la consapevolezza di essere il “terzo incomodo” in una vita che non ha nulla a che fare con la struggente delicatezza di un bel dipinto. 
Meno L'implacabile, più The Truman Show, la celata violenza di Hunger Games, in questo avvincente sequel, cede lo spazio allo snodarsi di raffinate e potenti strategie e a una messinscena più attenta alla costruzione di momenti di coinvolgimento emotivo destinato a durare, e meno alla spettacolarizzazione del dolore in tutte le sue sanguinose forme. Con capitoli che si concludono sempre sul più bello e con la viva voglia di sorprendersi ad ogni occasione, La ragazza di fuoco fa chiudere un occhio sullo stile non sempre impeccabile della Collins e tormenta con l'esigenza bruciante di abbandonarsi, anima e corpo, alla lettura del volume conclusivo. Per mia fortuna, ce l'ho proprio a portata di mano. Azzurro e voluminoso, è lì che mi aspetta!
Il mio voto: ★★★★ 
Il mio consiglio musicale: Taylor Swift - Safe and Sound