giovedì 16 luglio 2026

Recensione: Ho fatto la spia, di Joyce Carol Oates

 | Ho fatto la spia, di Joyce Carol Oates. La nave di Teseo, € 20, pp. 490 |

Come approcciarsi a una delle più grandi scrittrici viventi? L'indecisione, a lungo, mi ha tenuto lontano da Joyce Carol Oates: prolifica quanto Stephen King e, ogni anno, in odore di Premio Nobel. La conoscenza è avvenuta con un romanzo lungo, certo, ma meno sperimentale di altri. Una storia di formazione a metà tra Harper Lee e Ian McEwan, dove una dodicenne troppo curiosa scopre prematuramente le crepe del mondo adulto, il razzismo e altri mostri. Ultima di di sette figli, Violet Rue Kerrigan ama la sua famiglia. Al 388 di Black Rock Street, South Niagara, New York, vive questo affiatato clan di origine irlandese in cui la ragazzina vuole disperatamente essere accettata – soprattutto dai maschi, che più degli altri sembrano avere una vita segreta.

Una famiglia somiglia a un albero gigantesco. Può anche essere gravemente danneggiato, magari sta cominciando a morire e marcire, ma le sue radici sono aggrovigliate sottoterra, inestricabilmente.

L'irrequieta Violet incolla l'orecchio sulle porte chiuse e sulle assi del pavimento. Cerca di carpire i non detti, finché scopre qualcosa che tutti, compreso il sacerdote, le ordinano di omettere: i fratelli maggiori, senza motivo apparente, hanno ammazzato un giovane afroamericano. Lei è l'unica a sapere dov'è sepolta l'arma del delitto. Il titolo ce lo anticipa. Scissa tra senso di colpa e senso d'appartenenza, Violet farà la spia. Ma quella che sembra la fine è solo l'inizio di una storia che segue la protagonista dall'infanzia alla vita adulta, passando attraverso gli abusi di un insegnante, i lavori svilenti, le relazioni tossiche. Può la giustizia rovinare la vita? Uscita dalle grazie della famiglia, Violet imparerà che le parole sono irreparabili. E, davanti ai futuri predatori, avrà il terrore di perdere tutto, di nuovo, a causa di una sillaba di troppo.

La felicità non è affidabile. La malinconia sì.

Dopo una prima parte potentissima, la seconda sconta i difetti dei romanzi più lunghi del necessario. Gli stadi dell'esistenza della protagonista – fragile e provocatoria, vittima e carnefice – finiscono per somigliare a racconti sconnessi, quasi a sé. Anche quando il focus sembra perdersi, tuttavia, Oates resta straordinaria nel descrivere con asciuttezza la maturazione di Violet, il suo passare da una vita provvisoria all'altra, in attesa che la condanna dei fratelli – e, quindi, anche la sua – raggiunga il termine stabilito. Ma dove fare ritorno, se nel frattempo la casa d'infanzia è stata venduta per fronteggiare le spese giudiziarie? Ho fatto la spia è la storia di un esilio, di una ragazza con una cicatrice a forma di stella sotto l'attaccatura dei capelli e di un passato dolorosamente idealizzato, in cui le attese riempiono di speranza e terrore. Ogni famiglia è un microcosmo impenetrabile: la fedeltà è tutto, il silenzio è d'oro.

Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: The Chordettes – Mr. Sandman

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