venerdì 5 aprile 2019

Recensione: Benevolenza cosmica, di Fabio Bacà

| Benevolenza cosmica, di Fabio Bacà. Adelphi, € 18, pp. 225 |

Ci sono persone baciate dalla fortuna. Quelle che trovano un posto a sedere nella metropolitana affollata, hanno quotazioni in borsa costantemente in crescita e sul sedile posteriore di un taxi, per un motivo o per un altro, non pagano la corsa grazie a guidatori stranamente munifici. L'esordiente Fabio Bacà e il suo irresistibile protagonista, Kurt O'Reilly, appartengono alla sparuta categoria di coloro con il vento sempre in poppa. Quando capita a un insegnante di ginnastica dolce, vissuto fra Marche e Abruzzo, di debuttare nel mondo editoriale con l'elitaria Adelphi? Quante possibilità ci sono che alla voce narrante della sua storia, in ordine sparso, diagnostichino un tumore rarissimo ma benigno; gli sveli le proprie grazie una pornodiva distesa sul lettino dell'amico tatuatore; per il rotto della cuffia lo salvino da una serie di improbabili rapine sventate poi a suon di pugni? Dal momento che le risposte oscillano dal raramente al mai, sarebbe cosa imperdonabile perdersi Benevolenza cosmica. Non fate come il sottoscritto: l'ho voluto leggere tantissimo e, quando l'ho trovato nella cassetta della posta, ne ho avuto all'improvviso timore. Sarà che i titoli dell'editore milanese ispirano insieme serietà e reverenza. Sarà che il surreale lo apprezzo, ma in piccole dosi e nei momenti propizi: spesso può disorientarmi fino a disinteressarmi, infatti, e i paragoni con Vonnegut e De Lillo avranno senz'altro lusingato il simpaticissimo Bacà ma scoraggiato, d'altra parte, un po' me. Che questi grandi nomi, al momento, li conosco soltanto per sentito dire. Che dell'uno custodisco citazioni sparse e dell'altro i pigri ricordi della versione cinematografica di Cosmopolis. Chiedo scusa, perciò, se qualche strizzata d'occhio a terzi mi è sfuggita. Se mi sono lasciato incantare e ingannare dal potere delle eccezioni alla regola: esordienti, si diceva per l'appunto, che hanno la benevolenza di un marchio per pochi eletti. Niente al mondo, una volta iniziatolo, mi ha comunque impedito di godermi le particolarità stilistiche e strutturali di una commedia ad ampio respiro, perfino più spassosa e scorrevole del previsto.

Credevo di non dover ricorrere alle stesse affannose consolazioni cui attingono gli altri esseri umani mentre annaspano in un tratto impetuoso dell'esistenza, ma a quanto pare sbagliavo. Ci sono cose per le quali non pretendere una spiegazione è impensabile. E io non avevo mai avuto più bisogno di un parere illuminato in tutta la mia vita.

Comprenderà bene il mio punto di vista il nostro Kurt: trentenne di successo – la giacca sulla spalla, i mocassini scamosciati ai piedi, lo sguardo cinico e indifferente dell'uomo che non deve chiedere mai: quattro sedute settimanali di palestra, un totale di ottantuno bocche baciate –, con una fidata segretaria che bada ai minimi dettagli e una nutrita schiera di conoscenti che lo sollevano puntualmente dalle incombenze grandi e piccole. Se come lui sei un esperto di statistica per un ente governativo, quanto ci vorrà per notare la presenza sfacciata della buona sorte? Ha vissuto infatti abbastanza colpi di fortuna da appuntarli uno a uno su un taccuino fittissimo. E da insospettirsi. Felicemente sposato con la scrittrice Liz, benché vivano in due appartamenti separati all'interno dello stesso condominio, il protagonista è un uomo fedele e, come tutti, felice a volte.
Certo, gli danno da pensare gli attentati random in una Londra sospesa nel futuro. Certo, ci sono problemi anche in paradiso: i suoi genitori, un insegnante di filosofia e un'orticultrice italiana, non sanno capacitarsi della morte del figlio minore nel corso di un assurdo incidente aereo. Ma come spiegarsi eventi e gesti capaci di sovvertire intere statistiche, senza scomodare concetti quali karma e destino? Ci si affida a consiglieri, psicologi, cartomanti. Ci si muove a passo veloce in una metropoli inquadrata qui fra scienza e magia, domandandosi a quale di quei nove milioni di abitanti stiamo sottraendo una dose di fortuna. Come fare per pareggiare i conti, per rendersi utili?

Non voglio vivere una vita in cui mi sia proibito di accedere alle sensazioni limbiche di timore, angoscia, senso d'ignoto, vuoto, viltà, invidia, disprezzo, rancore e attrazione per il lato sbagliato delle cose: sensazioni a cui dovrebbe accedere ogni essere umano, se vuole ancora considerarsi tale. E io non voglio essere qualcosa di diverso da un uomo. Non voglio svegliarmi ogni mattina con un sorriso idiota in faccia al pensiero di tutte le cose belle che accadranno, avendo la certezza che accadano. Non voglio la certezza, intendo: la speranza è già sufficiente.  

Bacà si ingegna. Spegne il cellulare, guarda meglio e più da vicino il prossimo suo. Banalmente ma non troppo, vive ogni gioia come fosse l'ultima. L'assunto di base, lamentarsi di un fato generoso, risulta strampalato soltanto in teoria. Lo leggiamo spesso nelle vignette di Charlie Brown: si è impreparati a una felicità esagerata, perché in fondo spaventa. Perdere la paura, il gusto per il rischio, il senso del pericolo significherebbe rinunciare anche alla nostra umanità; all'emozione di vivere di pure speranze, anziché di certezze granitiche. Benevolenza cosmica, romanzo illuminato più che semplicemente brillante, è una deliziosa parabola con le armonie del rock progressista e una chiusa dolcissima. Non fatevi domande. Non ponetevi limiti. Bevetelo d'un fiato, perché la sua copertina giallo limone fa subito primavera e la leggerezza che predica, in definitiva, concilia il buonumore. L'universo segue leggi misteriose: tutto è possibile. Anche che la fortuna prima ti scelga, poi ti volti le spalle, lasciandoti infine a raccogliere i cocci, i sorrisi e i baci a fior di pelle della più indimenticabile delle giornate da dimenticare.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Franco Battiato – Centro di gravità permanente

8 commenti:

  1. Sono contenta ti è piaciuto. Al momento lo vedo ovunque, e quasi quasi ci farò un pensierino :)

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  2. Particolare questo adelphi, casa editrice che mi sono ripromessa di "frequentare" maggiormente! un libro che concilia il buonumore mi attira sempre :-D

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    1. Anche io leggo pochi Adelphi, lo ammetto, e nella mia ignoranza non mi aspettavo potessero anche strapparmi sanissime risate. :)

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  3. Il protagonista praticamente è la versione umana di Gastone...
    sono già pronto a odiarlo. :)

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    1. Questa volta, ahimè, non colgo la citazione!

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  4. La casa editrice Adelphi è una garanzia!Dalla tua elegante recensione scaturiscono alcune domande. Essere così fortunati può diventare un problema? Lamentarsi della propria spudorata fortuna è mai possibile? Voler vivere anche il lato sbagliato delle cose è un errore? Le risposte le troverò sicuramente nel romanzo "Benevolenza cosmica" che finisce immediatamente nella lista dei libri che mi piacerebbe leggere :)

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    1. Grazie mille, Aquila! Una lettrice di qualità come te, sicuramente apprezzerebbe. ;)

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