Non
c'è modo di difendersi dall'amore per un figlio.
Titolo:
La luce sugli oceani
Autrice:
M.L. Stedman
Editore:
Garzanti
Numero
di pagine: 370
Prezzo:
€ 9,90
Sinossi:
Isabel
ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora
le mattine radiose, con l'alba che spunta prima lì che altrove,
quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno
scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo
sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e
quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì,
sull'isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il
guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai
lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un
grido sottile come un volo di gabbiani rompe d'improvviso la quiete
dell'alba. Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita,
è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca
naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto. Per
Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l'oceano le
abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua.
Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola
regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità,
così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben
presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d'attenzione diventa
la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell'ombra
nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di
qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la
luce del suo faro.
La recensione
“Mi
sembra una specie di incantesimo. Ogni volta che si addormenta così,
finisco per respirare con il suo stesso ritmo. Un po' come quando
faccio le cose seguendo il tempo della luce del farlo. Mi
spaventa.” “E' solo
amore, Tom. Non si deve essere spaventati dall'amore.”
Nonostante
lo straordinario passaparola ai tempi dell'uscita, o forse proprio
per quello, La luce sugli oceani non si è mai imposto ai
vertici della mia lista dei desideri. Tant'è vero che, anche
all'indomani dell'arrivo dell'edizione economica in libreria, ho più
volte rimandato l'acquisto, preferendogli sempre qualcos'altro,
convinto ciecamente che fosse qualcosa di meglio. Il perché non lo
so. E, paradossalmente, sentivo parlarne senza sentire di cosa
parlasse. Facevo orecchie da mercante, ostentavo indifferenza, e per
tutti questi anni non ho saputo nulla, così, di una coppia felice
maledetta dalla sterilità, di un ritrovamento tra le onde che cambia
ogni cosa, di un dilemma morale che rovescia i piatti della bilancia.
Ho aperto gli occhi, e a dirla tutta erano anche un po' umidi per via della
commozione, solo davanti al trailer della trasposizione
cinematografica con i bravissimi Michael Fassbender, Alicia Vikander
e Rachel Weisz: sporchi di salsedine, vinti dall'istinto di essere
genitori, diretti dal Derek Cianfrance del disilluso Blue
Valentine. Ho sentito una morsa al cuore, profumo forte di Oscar
e un pianto stridulo che saliva dal bagnasciuga. Dunque, il bisogno
di leggerlo seduta stante, in questi ultimi giorni d'estate che già
di per sé ispirano tristezza. Hanno potuto più uno spot di due
minuti, ma purché da pelle d'oca, che le fascette promozionali. E me
lo sono chiesto, sì, leggendo leggendo: per tutto questo tempo, come
ho fatto a stare lontano dall'isola di Janus e dalle piccole croci di
legno all'ombra delle piante di rosmarino; soprattutto, dai suoi due
abitatori? Siamo negli anni Trenta. Tom, uomo onesto e di poche
parole, con gli spettri della guerra nel sonno e infinito bisogno di
pace, accetta di buon grado l'idea di essere il guardiano di un faro
a largo delle coste australiane. Ha una casupola tinta di bianco, un
impiego che lo tiene indaffarato, un orto che gli fornisce
l'essenziale e sporadici contatti con la terraferma. Gli piace la
solitudine, e al matrimonio non pensa. Ha le idee chiare e un
entusiasmo contagioso, invece, la giovane Isabel: l'esatto opposto
del burbero guardiano, l'altra parte del cielo.
Si incapriccia,
s'innamora, e non c'è verso di farle capire che Janus non è
il paradiso, che Tom non è l'uomo perfetto. Però, le promette lui,
si impegnerà. Ma i bambini non arrivano, il sentimento si prosciuga
piano. Non si prosciugano i seni di Isabel, come a prendersi
gioco di lei, dopo il terzo aborto spontaneo. Perciò, quando le onde portano
una barca a riva – sopra, il cadavere di un uomo e una dolce
neonata -, Isabel allatta l'orfana, la ribattezza Lucy, e il marito, inerme
e combattuto, non ha scelta. Non denunciano il naufragio, spacciano
la bambina per loro: sono, per quattro anni, genitori esemplari. E se
venissero a sapere che la madre di Lucy, quella vera, è viva e
vegeta, ma sta impazzendo per il dispiacere? Se, in un faccia a
faccia con lei, scorgessero le piaghe della pena e una somiglianza
rivelatrice con la bambina del faro? Quale peso avrebbe l'istinto,
quale l'altruismo? La luce sugli oceani, per
quattrocento pagine, ti fa abitare nei panni dei
personaggi; sotto la loro epidermide. Ci sono i nervi che affiorano,
la bile che sale, il sangue che gela, e uno sfondo suggestivo. Li senti dentro e vicini, li vedi che si struggono, e non
sapresti davvero chi ha torto e chi ha ragione.
Il
mio voto: ★★★★½
Il
mio consiglio musicale: The Lumineers – Stubborn Love



