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giovedì 16 aprile 2020

Recensione: Gli anni incompiuti, di Francesco Falconi

| Gli anni incompiuti, di Francesco Falconi. La Corte Editore, € 17,90, pp. 269 |

Si può amare qualcuno a prescindere dall’orientamento sessuale? È la domanda che si pone Marco.  Figlio di un uomo severissimo, nato a Venezia ma trapiantato a Grosseto, ha sempre avuto un’unica costante: Aurora. Cresciuti insieme, all’inizio condividono gli andirivieni delle reciproche famiglie e, all'indomani del liceo, un appartamento a Siena. Lui studia Ingegneria, lei sogna il mondo editoriale. La sorte e il lavoro li porteranno a Roma nel boom della new economy. Cambia la storia d’Italia, cambiano loro. 
I capelli si ingrigiscono. Le persone deludono e si trasformano. L’egoismo e il non detto minacciano l’armonia. Ma quello dei due è un viaggio lungo quarant’anni, fatto di svolte epocali – si parte dalle stragi a mano armata e si finisce con l’annuncio della Brexit – e sentimenti impossibili – lui, omosessuale, sa infatti di non poter ricambiare lei fino in fondo. Cosa può far scoppiare una coppia, però, se si è anime gemelle? Comunque andrà, li legherà per sempre qualcosa di magico – il ventinove febbraio, l’eccezionale giorno in cui sono venuti al mondo – e resteranno Bastiano e l’Infanta Imperatrice della loro personale storia infinita.

Hai un cielo da donare e un universo da ricevere. Vuoi davvero rinunciare a tutto questo? Abbandonati. Tutto si può combattere nella vita, tranne questo. Perché, dentro te, c’è una rivoluzione d’amore.
Lungi dall’essere un classico romanzo sentimentale, Gli anni incompiuti è un patchwork di immagini, ricordi e momenti. La prova della maturità per il prolifico Francesco Falconi, noto finora come autore fantasy, che con professionalità e leggerezza si è messo spesso in gioco con tematiche ed editori differenti. Ingegnere prestato alla narrativa, un po’ come il protagonista, riserva alla scrittura una passione già riscontrata ai tempi di Muses e Gray. Sente le sue storie nel profondo, e si sente. Quest’ultima in particolare appare meditata a lungo, travagliata; un lavoro di introspezione che è impossibile non riconoscergli. Con una vena creativa un po’ sacrificata in nome della verosimiglianza, Gli anni incompiuti mi è parso approfondito nel contesto storico e nello scavo psicologico dei due protagonisti, entrambi al centro di un’evoluzione importante insieme alla società che li circonda. Ben contestualizzato, scorrevole e appassionante, convince più nei dialoghi che nelle parti narrative – la ricerca del lirismo e della letterarietà, a tratti, non mi ha convinto: non serviva, per me, citare William Blake e Luigi Pirandello per nobilitare ulteriormente i sentimenti della coppia – e racconta con nostalgia una generazione che non mi appartiene. Con più sicurezze economiche rispetto a oggi, ma con una minore libertà d’espressione.

Gli errori sono castelli di se e di ma. Castelli che tutti desideriamo nella nostra vita e che crediamo siano la nostra casa per sempre. Poi, un giorno, capiamo di aver costruito dei muri di vetro e delle fondamenta di carta.
Tra hit anni Ottanta, musicassette e citazioni pop, Francesco descrive gli anni di una rivoluzione sociale, politica e tecnologica. E ne fa vivere, così, una anche ai propri personaggi. A colloquio con un interlocutore misterioso, il narratore si dà a un viaggio della memoria in cui ogni luogo è un ricordo; ogni capitolo è una finestra aperta  a quattro anni di distanza dalla precedente. Marco e Aurora si scontrano con la paura di essere soli e abbandonati. Si imbarcano in relazioni fallimentari, si buttano in carriere redditizie ma stranianti. Si biasimano aspramente, si lasciano e si riprendono. E non ho potuto non pensare – tanto per la struttura narrativa a balzoni quanto per i conflitti interiori – agli indimenticabili protagonisti di Un giorno, di cui nella seconda parte Gli anni incompiuti sembra essere quasi la risposta italiana. I paragoni con uno dei miei romanzi del cuore sono difficili da reggere e non giovano. Ma non influenzeranno i lettori che ancora non hanno conosciuto in precedenza la fantasia di Francesco Falconi, né i rendez-vous di Emma e Dexter nel giorno di San Swithin. Marco e Aurora, da qualche parte, resteranno sani e salvi: preservati come i petali di una viola del pensiero tra le pagine di un vecchio libro.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Nicola Piovani - Quanto t'ho amato