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sabato 30 dicembre 2023

La mia Top 10: le migliori letture del 2023

10. Polveri sottili

La distanza geografica, i non detti, l'immaturità. Com'è amarsi oggi? Ce l'ha insegnato Sally Rooney. Lo ribadisce Gianluca Nativo, in un romanzo al maschile puntuale e dolente, generazionale.

9. Un amore senza fine

Finito nel novero dei classici contemporanei, il cult di Scott Spencer è tornato in libreria nella traduzione di Pincio. Qualcuno lo ama, qualcuno lo odia: ossessivo, cupissimo. Ma come dimenticare una notte di passione sezionata in sessanta pagine?

8. Tomorror Tomorrow Tomorrow

La scorsa primavera è stata la lettura più fotografata sui social. A dispetto dell'aria instagrammabile, però, quella di Gabrielle Zevin è una storia d'amicizia – e videogiochi – più forte del tempo. Non sarebbe bello ritrovarsi nuovamente e partire dal check-point?

7. La bella estate

Sarà per il fascino sospeso della mia Torino, sarà per la sorprendente freschezza dell'omonimo film di Laura Luchetti, ma questo Pavese – a ben vedere, poco più che un racconto lungo – non smette di stupire per modernità e joie de vivre. Essere giovani, donne e bisessuali, a cavallo tra le due guerre.

6. Un giorno di festa

Una mamma single, un bambino vittima della sindrome d'abbandono, un fuggitivo che li prende in ostaggio. E lentamente, con grazia e perseveranza, ne fa una famiglia. Una favola romantica che scalda al cuore, immersa nelle atmosfere sonnacchiose del Midwest di Joyce Maynard.

5. Il Gattopardo

Un'isola ostinata, una Italia impreparata al cambiamento, un'aristocrazia aggrappata con le unghie e con i denti a un mondo che non c'è più. E, forse, non c'è mai stato. Un classico senza tempo, a tratti insospettabilmente divertente, con un vecchio principe che ancora ruggisce.

4. Sul lato selvaggio

Il rapporto indissolubile fra due sorelle. Sullo sfondo, l'epidemia di oppiacei che mise in ginocchio l'America. È una tragedia dai risvolti crudeli. Ma scrive Tiffany McDaniel e ogni abuso, ogni delitto, si fa poesia.

3. Dove nascono le ombre

Lavinia Petti è una delle autrici più talentuose della sua generazione. Molti, però, non l'hanno ancora scoperto. È l'ora di conoscerla con un amarcord a tinte gialle che riempie gli occhi di lacrime, a metà tra King e Ferrante.

2. Cleopatra e Frankenstein

Il genere, sdoganato dalla solita Rooney, è il sad hot girl. Eppure quello di Coco Mellors è un esordio che non ispira tristezza. Davanti a questi dialoghi cinematografici, davanti a queste coppie umane e contraddittorie, non si può che essere felicissimi.

1. Le schegge

Bret Easton Ellis, l'icona della generazione X, torna a sedurre anche gli adolescenti di Euphoria. La sua falsa autobiografia è un tuffo negli anni Ottanta. Le tinte forti, i ritmi ossessivi e il sesso spinto garantiscono 700 pagine da leggere con le luci accese e un'eccitazione incontenibile nelle mutande.

giovedì 29 giugno 2023

Recensione: Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow, di Gabrielle Zevin

| Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow, di Gabrielle Zevin. Nord, € 19, pp. 440 |

Lui, per metà coreano, è un secchione occhialuto con un inseparabile bastone da passeggio: da bambino, nell'incidente stradale che uccise la madre a Mulholland Drive, si ruppe il piede in ventisei punti. Lei, secondogenita di una facoltosa famiglia ebrea, è una giovane donna che ha imparato presto a scendere a compromessi per farsi strada in un mondo di soli uomini. I due si conoscono da bambini, nella sala giochi di un ospedale. Diventeranno inseparabili. Sembra l'inizio di una commedia romantica di quelle che piacciono a me, colte e ciarliere, ma Sam e Sally non si scambieranno mai neppure un bacio. Per questo, forse, la loro non è una grande fiaba d'amore? Il nuovo romanzo di Gabrielle Zevin – popolarissimo, a giusta ragione, sui social – è in realtà molto di più. È la storia di un lungo sodalizio creativo. È un'ode spassionata alla libertà degli anni Novanta e alla ricchezza del multiculturalismo. È una vicenda di profonda devozione. I protagonisti, messi alla prova dalla vita vera, si costruiscono mondi di fantasia su misura: progettano videogiochi.

Falle capire che ci sei. E, se puoi, portale un biscotto, un libro, un film. L'amicizia è un po' come avere un Tamagotchi.

Da semplice hobby, la loro passione diventerà un mestiere che li porterà fino a Los Angeles. E Ishigo, quel primo esperimento ispirato alle xilografie di Hokusai e ai poemi omerici, sarà un trampolino di lancio verso il sogno americano. Quando le cose si metteranno male – troppo narcisista Sam, troppo pretenziosa Sally –, stempererà i malumori Marx: migliore amico e produttore inizialmente nell'ombra, finirà per diventare il vostro personaggio del cuore; un po' come Ettore, l'eroe dell'Iliade che ama citare alla stregua di un mentore. Paragonato a Una vita come tante, Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow regala ai suoi protagonisti più gioie che dolori, ma similmente riesce a catturare il tempo che scorre, i rapporti che mutano, il mondo che si evolve. Forgiati dai loro traumi, Sam e Sally si stimolano, supportano e aiutano per custodire il senso di meraviglia che ha guidato i loro primi passi. L'America, nel frattempo, diventerà sì più inclusiva, ma anche più folle; perderà il senso dell'umorismo e si perderà nel politicamente corretto; prometterà e, infine, si negherà. Vittima di un infondato pregiudizio da bontemponi, tacciati di essere ricettacolo di violenza e alienazione generazionale, i videogiochi si fanno in questa lettura antidoto contro la solitudine.

Tu non morirai mai. E, anche se fosse, mi basterebbe ricominciare un'altra partita.

I matrimoni omosessuali? Saranno contemplati, ad esempio, prima in un gioco nello stile di The Sims che nella Costituzione. Non lasciatevi ingannare dai toni brillantissimi, dalla copertina colorata, dall'eccezionale accoglienza online. L'autrice cita nel titolo un celebre monologo di Shakespeare e, con dolce amarezza, ragiona di eterni ritorni e del controllo illusorio offerto dalle console. Nella vita vera non possiamo ripristinare ciò che non va, resettare gli errori. Senza la possibilità di indossare i panni di un invincibile alter-ego, i limiti fisici sono destinati a rimanere tali e delle tragedie, indelebili, non è possibile fare un reset. Nei videogiochi nulla è mai per sempre, nemmeno la fine. Fuori, al contrario l'imprevedibilità dell'amore e l'irreparabilità della morte rendono ogni attimo una sfida. Ma, con un po' di coraggio, si può essere eroi. Anche senza joystick, anche senza check-point. Almeno per oggi. Domani, poi, chissà.

Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Mika – Stardust

giovedì 26 giugno 2014

Recensione: La misura della felicità, di Gabrielle Zevin

Buon pomeriggio, amici! Rieccomi, con una recensione lunga, ma scritta di getto. E di pancia. Capita poche volte, ma capita, ogni tanto. La misura della felicità è un romanzo che non avevo notato: sentito nominare, sì, ma non notato. Mi aspettavo una bella storia, ma stucchevole, banalalotta, classica. Tutte cose che, in determinate giornate, adoro anch'io, perché si sa che certi giorno ho il cuore di burro. Il romanzo della Zevin è stato una totale sorpresa. Perfetto nella sua imperfezione, illimitato nella sua limitatezza. Non posso che consigliarvelo, in una recensione pienza zeppa di citazioni... e di numeri. Ringrazio la gentilissima Barbara per avermelo proposto, e vi saluto. Se l'avete letto, lasciatemi il vostro parere. Un abbraccio. M.
Che differenza c'è tra un libro e l'altro? Sono diversi perché lo sono, decide. Bisogna leggerne molti, bisogna crederci, bisogna accettare che ti deludano, perché qualcuno, di tanto in tanto, ti possa entusiasmare.

Titolo: La misura della felicità
Autrice: Gabrielle Zevin
Editore: Nord
Numero di pagine: 314
Prezzo: € 16,00
Sinossi: Dalla tragica morte della moglie, A.J. Fikry è diventato un uomo scontroso e irascibile, insofferente verso gli abitanti della piccola isola dove vive e stufo del suo lavoro di libraio. Disprezza i libri che vende (mentre quelli che non vende gli ricordano quanto il mondo stia cambiando in peggio) e ne ha fin sopra i capelli dei pochi clienti che gli sono rimasti, capaci solo di lamentarsi e di suggerirgli di "abbassare i prezzi". Una sera, però, tutto cambia: rientrando in libreria, A.J. trova una bambina che gironzola nel reparto dedicato all'infanzia; ha in mano un biglietto, scritto dalla madre: "Questa è Maya. Ha due anni. È molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca in mezzo ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata." Seppur riluttante (e spiazzando tutti i suoi conoscenti), A.J. decide di adottarla, lasciando così che quella bambina gli sconvolga l'esistenza. Perché Maya è animata da un'insaziabile curiosità e da un'attrazione istintiva per i libri - per il loro odore, per le copertine vivaci, per quell'affascinante mosaico di parole che riempie le pagine - e, grazie a lei, A.J. non solo scoprirà la gioia di essere padre, ma riassaporerà anche il piacere di essere un libraio, trovando infine il coraggio di aprirsi a un nuovo, inatteso amore...
                                                 La recensione
Impreparato. 
Questo libro, in una notte d'inizio estate, mi ha colto così.
Alla sprovvista. In contropiede. Al buio. Non lo aspettavo. Quando l'ho notato, quando poi l'ho avuto, ho iniziato a scoprirlo con ricercata lentezza. Pianissimo. Era come un regalo troppo bello, nella sua carta rosso Natale, con il nastro giallo e le stelle di carta luccicante, per essere scartato con foga. Quanta cura aveva avuto quella signora alla cassa, sempre sorridente, nell'incartarlo per noi. Faceva capolavori di sorrisi, lei. Capolavori di pacchetti regalo. Dispiaceva strappare quella guaina colorata, tirar via il nastro, disfare il fiocco dorato. Era peccato. Era irrispettoso. In risposta a un'opera d'arte di confezione regalo, allora, era seguita un'opera d'arte di spacchettamento. Non so se la parola spacchettamento esista, ma facciamo finta di sì. Che l'Accademia della Crusca mi lasci un messaggio nella segreteria telefonica, dopo il segnale acustio, Biiip. Il ragazzo che legge nel cuore della notte, sul suo letto disfatto, in boxer scuri e canottiera bianca, aveva fatto il possibile, davvero. Urtava contro gli oggetti per sbaglio, perdeva mazzi di chiavi, inciampava nei ciottoli e nelle sue stesse scarpe. Non aveva mai parlato di sé stesso, prima di allora, in terza persona e non aveva mai sperimentato la delicatezza. Eppure Gabrielle Zevin gliel'aveva insegnata. Lezioni private di delicatezza, ripetizioni porta a porta di calma. Sul suo letto, dopo una giornata di studio e una serata stancante di brutti telefilm e pisolini rubati, aveva sfogliato La misura della felicità in sordina, per paura di disturbare i personaggi e le loro private compravendite. L'aveva esplorato, strato dopo strato. Tagliato il nastro adesivo ai margini del pacchetto, spianato le pieghe della carta, tirato fuori l'immagine di un uomo, una bambina e un aquilone a forma di libro, angolo dopo angolo. Dispiaceva seriamente sciuparlo. E seriamente prendo possesso di me stesso, adesso. Ritorno all'io. Non ho preso annotazioni, non ho appiccicato post-it, non ho scritto un rigo stentato sulle mie impressioni a caldo. Immagino che, anche dopo una settimane, sarebbero bollenti. Calde, entusiastiche, felici: impressioni un po' sceme. Qualcosa però l'ho segnata. Numeri e numeri. Un libro che parla di letteratura, pieno di parole e concetti, semplificato con il terribile linguaggio delle scienze matematiche. Numeri sparsi, numeri pazzi - cerchiati, sottolineati, incorniciati in un cuore inciso con la biro nera: 111, 97, 104, 142, 116, 117, 188, 194, 283. Se sapessi come si fa, potrei giocarmeli alla lotteria, gridare Bingo! Ma bingo già l'ho fatto quando, senza aspettative, ho iniziato La misura della felicità. Senza sapere di ritrovarmi a leggere una storia che parlava di me, con la limpidezza che – un giorno – vorrei fosse mia. I presupposti erano buonissimi: non abbastanza per farmi correre ad acquistarlo così, su due piedi, ma buonissimi. In About a Boy, Hugh Grant aveva preso in prestito un aforisma di John Donne e, con un bambino curioso e un po' strano in casa, l'aveva capito... Che nessun uomo è un'isola. Quella frase, ormai, è attribuita a Nick Hornby. Molti, su Facebook, la attribuiscono perfino a Hugh Grant: fotogenico, famoso, perfino paterno con accanto un minuscolo e impacciato Nicholas Hoult, mi è diventato anche poeta. Il romanzo di Gabrielle Zevin gioca sui significati intimi di questa frase, che è bella e vera, a chiunque la si voglia attribuire. Anche a Hugh Grant. Io conosco a memoria About a boy. Adoro i bambini, le persone anziane, i libri belli, ed ero convinto che questa storia contenesse un po' di tutto: neonati, vecchietti, capolavori. Perfino un'ambientazione retrò, novecentesca, come in Storia di una ladra di libri
Da storia melensa, strappalacrime, bellissima anche con gli occhi rossi, o proprio per via degli occhi rossi. Invece no, niente di tutto questo: non so perché avevo pensato ad aerei da caccia, guerre, morti. Il libro è modernissimo. Pungente, bello, magico. La quintessenza della tenerezza. Nasce, cresce e si fa vecchio in trecento pagine. La libreria è un mondo in miniatura che resta uguale, mentre gli anni passano. La libreria, Island Books, è la protagonista femminile. A.J Fikry, il protagonista maschile. Per la cronaca, lui non è vecchio come pensavo. La sinossi spiega che è vedovo, ma per la morte di una moglie si incolpano sempre la vecchiaia e l'età. A.J è vedovo a nemmeno quarant'anni: va a correre ogni mattina, è conservatore e tremendamente snob, mette in difficoltà la gente del posto e la giudica in base a quel che legge. Roba da poco: gente da poco. Per lui, dovrebbero esserci soltanto grandi classici. Snobba gli esordienti, rabbrividisce davanti all'urban fantasy, preferisce la morbidezza della brossura e l'arte del racconto. Gli e-reader sono la prova che il diavolo esiste, e guaia a parlargli di ebook. Vive di prime impressioni e non sa quello che si perde. Scrooge è stato giovane, libraio, romantico. Io acquisto al supermercato e, ogni tanto, tradisco la libreria di paese per Amazon. Bado al risparmio, alla convenienza, acquisto libri al 3x2, come con le confezioni di yogurt in scadenza. A.J odierebbe il mio qualunquismo, il mio accontentarmi, il mio fare compere senza passione. Io lo odierei per i commenti cinici, i gusti di cemento armato, il tono arcigno, gli ossessionanti “Ti serve qualcosa?”, gli occhi puntati nella schiena, come se in tempo di crisi ci fossero ladri di librerie, non d'appartamento. Ci odieremmo con l'odio di chi si vuole segretamente bene e si punzecchia per sport. Conosco tanta gente come lui, tipi a posto. Misantropi convinti, ma pieni di amici che li cercano: mi inserisco volontariamente nella categoria. Ci sono le signore che gli organizzano appuntamenti galanti, gruppi di lettura e presentazioni, cognate fragilissime che hanno impiastri per marito e attenzioni di poliziotti con l'innocenza nel taschino della divisa, addette vendita che prendono due treni e un traghetto per cercare acquirenti, amore: l'amore degli acquirenti. Il libraio che non amava più leggere impara a farsi amare dall'adorabile Amelia Loman in quattro anni e qualcosa: un amore tardivo, sbocciato commentando un toccante memoir della terza età, alimentato da cedole da compilare, email notturne, visite a sorpresa, alte citazioni di True Blood, portate culinarie con nomi presi in prestito da Moby Dick. Le cotte fanno seguire serie tv squallidissime per avere qualcosa di cui parlare insieme, affermare che Herman Melville sia la principale causa dell'odio tra i bambini e la lettura, diventare più affabili. Amelia, per me, è Rachel McAdams, con il sorriso a mille watt e le lentiggini sul naso. Uno dei pochi esseri umani a non sembrare un cane da passeggio con la fragia e a meritarsi una dichiarazione d'amore vecchio stile. Pagina 189: Quando leggo un libro, desidero che anche tu lo stia leggendo. Voglio sapere cosa ne pensa Amelia. Voglio che tu sia mia. Posso prometterti libri e conversazioni e tutto il mio cuore, Amy.”  Seguo i numeri e i cuoricini sul foglio di carta. Eccone un altro, pagina 194: “Non c'entra molto con la scrittura, però... un giorno, potresti prendere in considerazione l'idea di sposarti. Scegli qualcuno convinto che tu sia l'unica persona nella stanza.” 
Tu, Maya. Questo libro è per te. Segue un ordine strano, scandisce i capitoli con annotazioni che diventano lettere, in cui A.J ti parla della vita come farebbero Dahl, Poe, Fitzgerald. In mezzo a dialoghi perfetti, si trovano titoli veri e titoli inventati, consigli preziosi e titoli da depennare dalla lista dei desideri a colpi secchi di penna, divisi per genere, titolo, nuclei tematici. Ci sono i pensieri del lettore comune, i suoi sogni d'amore, le strategie editoriali e le novità in libreria. E' un romanzo che parla di romanzi. Dà consigli, parla di clienti e tendenze, di un amore puro che porta in salvo dalla tristezza, di una brutta maledizione che fa confondere le lettere e non pronunciare le parole. Parla di te, Maya. Chi sei? La bambina che insegnò a un libraio ad amare i libri: abbandonata nel reparto dei volumi per l'infanzia, con un bigliettino sulla bavetta, un pupazzo dei Muppet, un pannolino pieno di pupù. Non sei rimasta bambina per sempre. A.J lo chiamavi papà. Avevate entrambi la pelle scura, ma di un caffè latte con sfumature diverse. La felicità eri tu. Gli occhi come in un manga, ventiquattro mesi, scrittrice prima di imparare a sillabare. La felicità era larga quindici Maya e lunga venti: il perimetro di una libreria in formato bambina. Una bambina che vorresti abbracciare forte, ma non puoi, quindi ti limiti a stringere il libro al petto - cosa grave – aspettandoti che ricambi la stretta. Che, alla domanda “Quanti anni ho?”, ti guardi dal basso verso l'alto e ti risponda che di anni ne hai ventidue. O forse ottantanove. La misura della felicità è un concentrato di bene assoluto: un condominio affollato e variopinto di gente che legge; e la gente che legge, per natura, non può che essere buona. In copertina, una sagoma scura che solleva in alto una bimba: solleva un libro, solleva il mondo. Solleva il mondo grazie a quella bambina che i libri glieli insegna a leggere, ma non alla lettera. "Se si parla di politica, di Dio o dell'amore, la gente mente e lo fa pure in modo noioso. Tutto quello che ti serve sapere su una persona lo capisci dalla sua risposta alla domanda: Qual è il tuo libro preferito?". Lo finisci, La misura della felicità, e per un giorno, anche se è esagerato, diresti che è questo il tuo libro preferito. Il sorriso ebete che indossi è la via. La sensazione che tanti pensieri siano in rima con i tuoi – l'amicizia con gli addetti stampa, l'affetto per chi ha i tuoi stessi gusti, la gioia di un commento - spiega il tuo sentirti meglio al mondo. Non è vero che i libri ci isolano. Guarda guarda gente che c'è. Vivi e lascia vivere, tu. Leggi e lascia leggere.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Paramore - The Only Exception