Visualizzazione post con etichetta les miserables. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta les miserables. Mostra tutti i post

lunedì 8 aprile 2013

Ritratto di Signora: Io ed Anne Hathaway

Buon lunedì a tutti, amici! Dopo essere saltato a causa della Pasquetta, quest'oggi torna l'appuntamento mensile con la rubrica Ritratto di Signora e il pezzo di questo mese è proprio mio. Dopo Marilyn Monroe (qui), questa volta ho deciso di parlare di un'altra attrice, il cui talento è stato riconosciuto definitivamente durante la scorsa notte degli Oscar. Che mi piaceva da impazzire già lo sapevate tutti, ma ora, in questa particolarissima versione della sua biografia, ho deciso di celebrarla come attrice, moglie e donna attraverso le sensazioni e i ricordi legati ai suoi film più belli. Sto parlando della splendida Anne Hathaway. Ringraziando Monica, Miki, Clara, Fede e Francesca – che ospiteranno il mio articolo sui loro bellissimi blog – vi saluto e vi auguro una buona lettura. Fatemi sapere, come sempre, cosa ne pensate. Un abbraccio, M.

22 Febbraio 2013. Notte di stelle e paparazzi. Notte di fotografi e abiti eleganti. Notte di festa e cinema: la notte degli Oscar.
Non sono mancate le sorprese e le risate. Quelle ci sono sempre, anche a Los Angeles.
Chi è la diva con il vestito più bello, quella con il vestito più brutto, quella con il vestito talmente corto ed indecente da essere stato dato per disperso nella folla di flute di champagne e smoking maschili. Chi è la diva più brava.
Sale sul palco Christopher Plummer, di cui ogni singola ruga e ogni singolo capello bianco lo rendono una leggenda in terra. Sarà lui a svelare il nome della “migliore attrice non protagonista” in un anno di grande cinema. Dall'alto del palcoscenico premierà l'unica che, in dieci minuti di apparizione complessivi, è riuscita a rubare la scena ad attori che, bravi ed instancabili, hanno dato il meglio di sé per ore e ore di pellicola. Appena una comparsa, ma in grado rubarti il cuore e il cervello. Di incantarti perdutamente e farti piangere inevitabilmente. In platea, donne di età diverse e con vissuti diversi, sono in attesa. Grandi attrici in fila come dal dentista: tese e segretamente speranzose, come se quella fosse la prima volta sotto i riflettori. Tutte aspettano, ma Cristopher chiama un solo nome. Silenzio, poi applausi, poi un avvolgente e intensa colonna sonora fatta partire come per magia dai registi dello show. Le telecamere si perdono per qualche attimo. Dalla poltroncina rossa dovrebbe alzarsi, vittoriosa, una giovane donna, ma quella che io vedo è una ragazzina impacciata. Finita lì per caso. Dalla sua cameretta rosa, tappezzata di poster di attrici e attori famosi, al Red Carpet.
Capelli crespi, occhiali tondeggianti, una divisa scolastica che termina in una gonna a scacchi blu e in un paio di calzettoni neri. Si guarda intorno confusa, muove primi passi incerti e poco eleganti. Cerca approvazioni. Al passo successivo è un bellissimo cigno. Una principessa felice in una commedia Disney. Era il 2001 e lei, da secchiona a erede al trono, aveva regnato felicemente sul regno di Genovia in Pretty Princess e nel sequel Principe azzurro cercasi, con un'anziana e sempre affascinante Mary Poppins come nonna d'eccezione. Con i suoi occhi grandi ed innocenti aveva cercato di affermarsi, aveva cercato approvazione: l'aveva trovata nella folla di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, mamme e papà che, come se fosse la protagonista di un classico natalizio per la TV, l'avevano vista piangere, ridere, innamorarsi e sbocciare all'infinito sotto la direzione dal regista di Pretty Woman, Garry Marshall. Nessuno si è ancora mai stancata di vedere quel film non-stop. Poi, sempre più grande e professionale, ma comunque vicina a un mondo di favole, ha recitato da protagonista in Ella Enchanted, avvolta in abiti lunghi e dai colori pastello, da una colonna sonora che aveva messo alla prova la sua limpida voce con i successi dei Queen ed Elton John, dalle braccia di un principe che – in groppa a un unicorno bianco – correva per spezzare l'incantesimo che la rendeva schiava di ogni ordine, di ogni parola. Mentre gli applausi continuano solo per lei, mette un passo dietro l'altro con una grazia acquisita d'un tratto. Tacchi alti, frangia bruna, sorriso più aperto e luminoso.
Gli scandali arrivano con il nudo in Havoc-Fuori Controllo, il successo con la brillante interpretazione in I segreti di Brokeback Mountain, la consacrazione definitiva con il patinato e divertentissimo Il Diavolo veste Prada. E' un simpatico e sbadato agente segreto in Casino Totale, un'audace psicologa tra i misteri e gli spettri di Passengers – Mistero ad alta quota, un'inedita Jane Austen in Becoming Jane. L'autrice di Orgoglio e Pregiudizio, Emma e Ragione & Sentimento rivive nei suoi gesti, nella sua naturale dolcezza, nella sua interpretazione che dà umanità e vita a un mito di donna, a una leggenda di scrittrice. Mentre già ha in programma il ruolo di sposa sull'orlo di una crisi di nervi nel disimpegnato Bride Wars, una parte in Appuntamento con l'amore e una parrucca biondo platino ed un abito bianco nelle vesti della Regina Bianca di Alice in Wonderland, arriva la prima nomination agli Oscar. Rachel sta per sposarsi: un melodramma indipendente, amato dai critici e un po' meno dagli spettatori come il sottoscritto, in cui lei diventa Ky, una tossicodipendente che, abbandonate le follie della riabilitazione, si trova coinvolta nelle follie dell'organizzazione del matrimonio della sorella. Quella volta non vince, ma continuano a piovere fortunati ingaggi.
Sempre più donna, si mette a nudo nella commedia sentimentale Amore e altri rimedi. L'alchimia tra lei e Jake Gyllehaal è qualcosa di fuori dall'ordinario. Si amano con trasporto, completamente, ma sono così belli insieme che non fanno alcuno scandalo. Lei è fine ed elegante anche senza i vestiti addosso, grazie a una sceneggiatura intelligente e ad una prova attoriale sexy e struggente al tempo stesso. Ricordo ancora una scena in cui, affetta precocemente dal morbo di Parkinson, non riuscendo a combattere il tremare delle sue mani, lascia frantumare a terra un bicchiere di vetro. Urla per la disperazione, per l'impotenza. E io ho avuto i brividi ovunque, fino alla conclusione. Evidentemente è destino che mi riduca a una valle di lacrime, non lo so. Il suo film successivo, infatti, è One Day, tratto dal capolavoro di David Nicholls. Lei è Emma. 
Uno dei miei personaggi preferiti, per uno dei miei libri preferiti, per una delle mie attrici preferiti. Un trio decisamente vincente! La vediamo crescere sul grande schermo nell'arco di un solo film: dai capelli cotonati degli anni '80, dal suo amore per le boy band degli anni '90 a uno sbarazzino taglio da maschietto, al giorno d'oggi. Incredibili ed unici, lei e il suo partner Jim Sturgess, nel finale, mi hanno distrutto.
Il momento è quasi giunto. Manca solo un ultimo step per vederla oggi, fiera e vittoriosa in cima al palco. Il suo penultimo film è Il ritorno del cavaliere oscuro, il capitolo conclusivo della trilogia di Cristopher Nolan. La sua timidezza e il suo sorriso contagioso questa volta non sono richiesti nel copione: è la sensuale, letale, scaltra Catwoman. Un girocollo di perle, una tutina attillata che sta certamente meglio a lei che al massiccio Batman, una ruggente motocicletta da domare. Alcuni, forse per la prima volta, l'hanno ritenuta fuori parte. Ma io, per la prima volta, mi sono concesso la visione del kolossal di Nolan. Solo perché c'era lei. E infine eccola. Sulla vetta. Così diversa da quando l'avevamo vista la prima volta. Alla fine del suo percorso, eppure soltanto all'inizio. Ha appena trent'anni, ma il suo nome già è dappertutto. Sale sul palcoscenico sollevandosi il bordo sottile dell'abito con la mano esile. Ringrazia il presentatore e, con l'Oscar in mano, si volta verso il pubblico. Verso noi. E' Anne Hathaway. Ha i capelli cortissimi, da elfo, uno stretto vestito color avorio, la pelle bianca, il sorriso e gli occhi infiniti come l'oceano che tante volte avrà sorvolato. E' magrissima, ma ha detto addio alle sue forme floride solo per esigenze di copione. Lo giura. Pesa undici chili in meno, ma è felice. Perché ha recitato nel film della sua vita. Perché ha avuta il ruolo che, anni prima, a teatro, era stato di sua madre.
In Les Miserables ha dato la voce e l'anima. Il suo ruolo, quello di Fantine, è uno dei più brevi ed infelici dell'opera. Ma uno dei più indimenticabili. Senza più capelli, denti, dignità e sogni, è una donna non destinata al lieto fine. Urla contro un amore subito tramontato, un Dio crudele e una figlia lontana dai suoi abbracci. Lei canta, lo spettatore la accompagna in un coro di singhiozzi. Le sue labbra screpolate, poco attente ai virtuosismi, diventano un taglio per sputare fuori ogni dolore. E vederla così - piccola come un uccellino, indifesa, con i capelli rasati a zero, il volto emaciato per i troppi chili persi e quegli splendidi occhi nocciola mai così grandi e umidicci – ferisce a morte, ti uccide. Adesso, scherza col regista in un modo tutto suo, ringrazia il compagno d'avventura Hugh Jackman, la sua amata famiglia. Dichiara ancora e ancora il suo amore per il marito, l'attore Adam Shulman: l'uomo che ogni giorno rende la sua vita degna di essere vissuta. Hanno rimandato perfino il giorno del matrimonio, quei due: Anne non ha voluto sposarsi prima che i suoi capelli ricrescessero un po'. In testa aveva una sottile lanugine bruna, alla fine, ma era magnifica comunque. Piccola, emaciata, ma con uno sguardo luminoso come stelle a portata di mano. Secondo alcuni, è lei la nuova Audrey. Non posso che concordare...
Questi paragoni a lei non piacciono, come non le piace che ogni sua parola sia catturata dai giornalisti. Invece dovrebbe, perché quando si parla di lei in prima pagina non ci sono mai scandali e sordidi segreti. Ma alcuni, mossi da un astio cieco, stupido e del tutto inspiegabile, attaccano ogni sua parola. Sono partite prima parodie a raffica della sua meravigliosa I dreamed a dream, poi sono volate parole pesanti. Sul suo abbigliamento, su qualche lacrima di troppo che le è balenata sul viso la notte della premiazione, sul fatto che – con i suoi discorsi semplicissimi, considerati spesso forzatamente edulcorati – sia un'offesa per la donna emancipata. E solo perché, commossa, si era augurata che storie come quella della sua Fantine rimanessero tragedie lontane da una realtà che, in cuor suo, vuole solo più pulita. Certa gente, evidentemente, ha una cattiva parola per tutti, ma lei ribatte: «Lo ammetto, mi hanno ferito, ma nella vita c’è sempre il rovescio della medaglia, e io cerco di concentrarmi sul lato positivo». Anne dà buoni esempi; dall'alto del suo metro e settantatré guarda tutti dall'alto in basso, ma non giudica. E' cresciuta in una famiglia di artisti, in una casa che praticamente era un teatro. Ha vissuto con un fratello maggiore gay, e ha imparato – sotto la guida di una famiglia aperta ed esemplare – che unicità e diversità sono in assonanza. Lei, educata da genitori cattolici, si è allontanata da una Chiesa che nel 2013 non vuole ancora capirlo. Vuole solo che suo fratello sia felice. Che come lei conosca l'emozione di dire sì sull'altare, accanto alla persona della sua vita. Uomo o donna? Poco importa. Degno di nota il suo discorso: «Nella mia famiglia essere gay non è mai stato un problema. Quando mio fratello ha fatto coming out, l'abbiamo abbracciato, gli abbiamo detto di amarlo ed è finita lì. Per la cronaca, noi non crediamo ci sia nulla di alternativo nei nostri valori familiari. Ci sono persone che han detto che sono coraggiosa a supportare apertamente il matrimonio e le adozioni gay. Con tutto il dovuto rispetto, disapprovo umilmente. Io non mi comporto in modo coraggioso, mi comporto da essere umano decente. L'amore è un'esperienza umana, non una dichiarazione politica».

domenica 27 gennaio 2013

Mr. Ciak #2: Les Misérables

Buona domenica, carissimi! Il nuovo appuntamento con Mr. Ciak non poteva essere davvero migliore. Oggi, la recensione particolarmente esaltata di un film che mi ha particolarmente esaltato: Les Misérables. Sperando con tutto il cuore di vederlo trionfare agli Oscar, vi ricordo che sarà in tutti i cinema il 31 Gennaio (almeno che non viviate in una delle città in cui è stato proiettato, in questi giorni, in anteprima) e vi auguro buona lettura. Non appena possibile, fiondatevi immediatamente nel multisala più vicino. Tempo speso in compagnia di grande cinema! *-* 

L'ho aspettato. E per tanto, tanto, tanto tempo. Dal rilascio dell'emozionante ed essenziale teaser trailer, avrò vissuto e rivissuto all'infinito i dolori e le gioie racchiuse in quel minuto e mezzo di gran cinema. Fino a saperne prevedere ogni scena, fino a conoscere a memoria le parole della canzone in sottofondo per descrivere la quale... bhe, parole non ci sono. Pur non avendo mai letto l'opera di Hugo, quella dei Miserabili è una storia che ho nel cuore da sempre. Nei miei diciotto anni di vita, ho visto più volte, ma con sentimenti pressoché immutati, le varie versioni che si sono susseguite. Ho conosciuto Jean Valjean che avevano il volto di Liam Neeson o quello poco familiare di vecchi attori di film in bianco e nero restaurati; Fantine bionde e brune, e Cosette perfino a cartone, in una serie animata, sconosciuta ai più, che andava in onda, un decennio fa, su qualche anonimo canale di quello che, allora, si chiamava Tele +, oggi Sky. Adesso, finalmente, ho potuto rincontrare alcuni dei miei personaggi preferiti di sempre in un genere che i fortunati con Broadway nelle vicinanze hanno potuto vedere per oltre trent'anni: il musical. Un'altra di quelle passioni scoperte per caso e scoppiata, nel 2001, tra i colori e i pezzi trascinanti del mitico Moulin Rouge.
Les Misérables, tuttavia, non è uno di quei musical con coreografie realizzate da menti superiori, canzoni da fischiettare allegramente o di cui cantare il ritornello sotto la doccia, riflettori e sorrisi luccicanti. Pur diretto da un regista nato e vissuto nella patria di We Will Rock You e interpretato da attori che provengono dall'America di Chicago, West Side Story e Smash, scrive un capitolo a parte; armato solo di voce, canta – e splendidamente – ma fuori dal coro. Immenso com'è, lungo, con parole che diventano canzoni da intonare in un mondo oscuro e decadente e attori che scompaiono all'ombra dei loro monumentali ruoli, è un'opera lirica (senza tenori e soprani) da godersi, in assenza di un tranquillo loggione, sull'inusuale territorio di una sala cinematografica, magari mezza vuota.
Tom Hooper ha un cast di stelle scintillanti, scenari costruiti come il miracolo dell'arca di Noè, un budget a sei cifre, ma la sua telecamera è fissa sui visi, ora addolorati ora rossi d'amore, sulla verità, sulle emozioni più reali. A darci dimostrazione del kolossal di cui tutti, prima del tempo, avevano parlato, vi sono solamente la scena iniziale della barbara prigionia di Valjean e un'altra, a metà film, in cui Javert canta, vincendo paura e vertigini, su un terrazzo pericolante, affacciato su una malinconica Notre Dame baciata dal fosco tramonto parigino. 
Raffinatissimo a livello musicale, infatti, ha una regia scarna e semplice: lunghi piani sequenza, zoom sui volti degli interpreti, prevalenza di grigi opachi e colori terrosi, una scarsa attenzione per le scenografie sontuose, che, in ogni dove, parlano della violenza che il film combatte e tempera grazie al valore catartico e magico della canzone.
Il film di Hooper potrebbe volare alto, ma, con coraggio e voglia di sfida, si abbassa e crolla sulle sciagure umane, come un diamante germogliato naturalmente su strade fangose e impraticabili, segnate dalla neve, dalla scia delle carrozze dei nobili e dai passi traballanti e incerti di prostitute e mendicanti. Les Miz è la voce del popolo, dei diseredati, dei giovani morti per un sogno, nel sangue di barricate che tremano di canzoni e cannonate. E' storia che viene rievocata, vissuta e scritta su un pentagramma. E' l'eco che gli avvenimenti che ci scoppiano intorno hanno sulle nostre vite. Giudicare le prove degli attori è superfluo. Sono performers, cantanti, egregi interpreti e, per quasi tre ore di film, cantano interamente dal vivo. Giù i cappelli, perché non c'è davvero gara! Russell Crowe, la cui voce bassa e cavernosa è forse la più incerta, è un Javert viscido, odioso, ma incredibilmente umano. Hugh Jackman, che invecchia gradualmente sullo schermo, ci regala la migliore interpretazione della sua intera carriera, con una voce controllata che si leva forte in picchi di emozione (nel momento del suo agognato riscatto) e che crolla, spesso, in voragini di dolore (durante le fughe continue, ad esempio, o nel vedere Cosette diventare una giovane donna che non ha più bisogno del suo papà). Avendoci abituati a ruoli fisici e spesso disimpegnati, sorprende nella caratterizzazione di uno Jean Valjean dalla fede inossidabile e dalla moralità ineccepibile, continuamente alle prese con gravosi soliloqui e vibranti e manzoniani appelli a Dio.  
Godibilissimi i siparietti comici portati in scena da Sacha Baron Cohen ed Helena Bonham Carter, brevi ma in grado di suscitare risate spontanee e di alleggerire il peso gravoso delle vicende. Di nuovo insieme dopo Sweeney Todd (altro film che adoro!), funzionano in maniera perfetta, anche se vedere la Bonham Carter in ruoli che la vogliono eccentrica, trasandata e rozza potrebbe, nell'arco di un altro film, venire a noia. Meriterebbe, a mio avviso, di meglio!
Ottimo, anche il lavoro dei più giovani del cast. Passionali, folli, commoventi: l'anima della Parigi ottocentesca e, in parte, di tutto il film. Freschi, giovanili e romantici, Eddie Redmayne ed Amanda Seyfried, le cui voci, belle e diverse - bassa ed impostata quella di lui, cristallina e pura come il di un diapason quella di lei (forse una delle più precise dell'intero cast) -, si sposano in un connubio dolce e delicato. Accanto a loro, il piccolissimo Daniel Huttlestone (Gavroche) e Aaron Tveit (Enjolras), due autentiche rivelazioni, impegnate anima e corpo in ruoli da pelle d'oca. Il primo, al suo primo film, è stato strappato dalle scuole elementari; il secondo, con una presenza “scenica” e una faccia che lo porteranno, mi auguro per lui, a fare strada, da un episodio di Gossip Girl, in cui recitava il ruolo dimenticabile del cugino di Nate Archibald. Emozione e commozione allo stato puro sono Anne Hathaway e Samantha Barks, quest'ultima passata dal teatro al grande schermo con grande naturalezza e maestria. Entrambe, infatti, sono dirette artefici di due dei momenti più grandi di questo monumentale film. Samantha, giovane e bellissima, dà, dopo averlo già fatto sui palcoscenici americani, la sua bellezza mediterranea e la sua voce angelica alla più memorabile delle Eponine viste al cinema. Figlia di due abomini di genitori, è divisa tra il desiderio di fuggire lontano e l'amore non corrisposto di Marius, già perdutamente innamorato della tenera Cosette. Lei, sotto la pioggia scrosciante, canta la sua solitudine nella poetica e nostalgica On my own e gli spettatori, perfino quelli più molesti, tacciono incantati.  
Ognuno di noi vorrebbe sentirsi rivolgere quelle parole e ognuno di noi, senza pensarci nemmeno, sarebbe disposto a stringerla forte e a colmare con amicizia o amore la voragine scavata in quel suo petto scosso dai singhiozzi e dagli acuti di una ballata così emotiva. Ultima solo d'ordine, Anne Hathaway: la novella Audrey Hepburn che, dai tempi in cui regnava su Genovia in Pretty Princess, è cresciuta, fino a diventare una giovane donna il cui ampio sorriso, in ogni suo film, me ne lascia percepire la sensibilità e la purezza d'animo. La sua prova, personalmente, era quella che più attendevo. Il suo ruolo, quello di Fantine, come da copione, è uno dei più brevi ed infelici dell'opera. Ma uno dei più indimenticabili. Senza più capelli, denti, dignità e sogni, è una donna non destinata al lieto fine. Dopo aver venduto il suo corpo, in cambio di pochi spiccioli, seduta nell'oscurità di un umido tugurio, intona, in un canto straziante, un decalogo di tutti i suoi sogni infranti, in una presa di coscienza che tutti, almeno una volta nella vita, faremo o abbiamo fatto. Ne viene fuori la famosa I dreamed a dream. Un capolavoro di musica e parole. E' stata cantata da tutti - Susan Boyle, il cast di Glee... - ma la versione della Hathaway è unica, inimitabile.  
Piange, balbetta, sbraita. Urla contro un amore subito tramontato, un Dio crudele e una figlia lontana dai suoi abbracci. Lei canta, lo spettatore la accompagna in un coro di singhiozzi. Le sue labbra screpolate, poco attente ai virtuosismi, diventano un taglio per sputare fuori ogni dolore. E vederla così - piccola come un uccellino, indifesa, con i capelli rasati a zero, il volto emaciato per gli 11 chili persi e quegli splendidi occhi nocciola mai così grandi e umidicci – ferisce a morte, ti uccide. 
L'Oscar sarebbe anche troppo poco, per lei. Ha interiorizzato Fantine. Insieme a lei, è morta e rinata un po' ogni giorno. Non saprei cos'altro dire. Vedere il film farà provare anche a voi un po' di quell'emozione che mi ha lasciato attonito, esaltato, inerme. Un consiglio finale: so che andare al cinema da soli può essere un'esperienza spaventosamente deprimente, ma, se già prevedete che il film non possa piacere a fidanzati, fidanzate o amici, lasciateli senza rimpianti a casa. Sentirsi dire, come tante volte capita, “Ma perché cantano sempre?!” potrebbe nuocere alla comprensione della bellezza grezza ed evidente del film e alla salute dei vostri lamentosi vicini di posto, che, all'ennesima domanda irritante, potrebbero scatenare la vostra ira funesta! E' un musical, solo più impegnato ed impegnativo degli altri. Se avete la sensibilità per apprezzarlo, tre ore del vostro tempo libero da dedicargli, la passione per un genere spesso frainteso e i drammi storici, Les Misèrables sarà il vostro film. Quello che aspettate di vedere da una vita intera. Un'opera d'altissimo livello che diventa un film d'altissimo livello. Prezioso.
Il mio voto: 5/5

sabato 26 gennaio 2013

Passion Bookmarks # 19: Da questo libro, presto un film!

Ciao a tutti, e buon sabato. E' tempo di grandi uscite cinematografiche. Ed è tempo di proporvi un nuovo appuntamento con una cara, vecchia rubrica di Mr. Ink. Sperando che riacquisti la puntualità ed il ritmo di un tempo, ritorna, almeno per oggi, Passion Bookmars... con una vera parata di star! I segnalibri che ho realizzato questa volta sono ispirati al mondo del cinema, che, dalla settimana scorsa, ha ufficialmente trovato uno spazio tutto suo da queste parti, grazie alle recensioni di Mr. Ciak.



 Le “striscette” pratiche e stampabili che vedete proprio qui sopra, nate da un'oretta spesa in compagnia del fedele Photoshop, sono plasmate sulle magnifiche locandine di Les Miserables (STUPENDO: non vedo l'ora di potere parlarne con voi *-*), L'ospite, La sedicesima luna, Warm Bodies e Anna Karenina (qui). Prossimamente sul grande schermo e su questo blog: le recensioni, infatti, non si lasceranno attendere! ;) A presto, M.

venerdì 9 novembre 2012

Libri sul grande schermo: i trailer di Warm Bodies, Les Miserables, World War Z, Venuto al mondo!

Li abbiamo desiderati, temuti, attesi e adorati prima di vederne il minimo fotogramma. Ci hanno fatto sognare tra le loro pagine, occupando posti d'eccezione sulla nostra libreria: un classico intramontabile, due zombi storie acclamate a gran voce in ogni dove, un caso editoriale tutto italiano.
Adesso, stanno ritornando. Questa volta sul grande schermo. Le trasposizioni cinematografiche dei nostri libri preferiti ci procurano, infatti, un misto di gioia e timore. E' grande la curiosità di vederli, ma allo stesso tempo si ha paura che le storie che abbiamo così tanto sentito vicine a noi possano essere fatte a pezzi da registi “senza scrupoli” e da incomprensibile ragione di marketing. Non credo sia il caso dei film di cui vi parlerò oggi, in un post un po' improvvisato dedicato alle uscite di trailer che, nonostante siano appena usciti, conosco quasi a memoria. 
Non mi stancherei mai di guardarli, davvero!
Warm Bodies: ho amato alla follia il romanzo – uno dei migliori dello scorso anno – e sinceramente, mai come in questo caso, la notizia dell'uscita di un film ad esso ispirato mi aveva lasciato... sconvolto. Perché l'esordio di Marion può apparire una love story oscura e proibita alla Twilight, ma vi assicuro che non lo è. Poetico, brillante, profondo e surrealmente realistico, mostra cosa succederebbe se lo straordinario John Green decidesse di sostituire gli adolescenti dei suoi romanzi con un manipolo di zombi. Con riflessioni mature e sorprendenti, la voce di un protagonista inimitabile e una storia difficile da imitare, non lasciava promettere un'ottima trasposizione. Invece, mi devo ricredere! Chi mi segue sulla pagina facebook, sa quanto l'ho atteso e la prima impressione è stata ottima (TROVATE QUI IL TRAILER) Giovanile, ironico, romantico e con qualche sfumatura di horror apocalittico sembra conservare lo spirito unico dell'omonimo romanzo. R, che nelle prime foto giudicavo troppo belloccio per essere credibile, mi ha fatto sorridere per tutti i due minuti che compongono il trailer e la splendida Julie è proprio uguale a come l'avevo immaginata! Il feeling tra Nicholas Hoult (già bravissimo in Skins) e Teresa Palmer è fortissimo e va tutto a beneficio del film – il 31 Gennaio in Italia, distribuito dalla Lucky Red. E io che pensavo ci facessero aspettare mesi e mesi. Ottimo.. sono stati lungimiranti :))
Un'altra mia grande passione sono i musical sul grande schermo. Da Grease a Il fantasma dell'Opera, hanno il potere di rapirmi in ogni senso. E cosa succede quando splendide canzoni incontrano una delle opere più grandi di ogni tempo? Un capolavoro!
Ecco cos'è Les Miserables, il kolossal tratto dal romanzo di Victor Hugo e ispirato al musical di Broadway che, da anni, attira spettatori ed elogi a raffica. Nel cast, alcuni degli attori più talentuosi delle ultime generazioni: Hugh Jackman (Australia, X-Men), Russel Crowe (Il gladiatore), Helena Bonham Carter (Grandi Speranze, Sweeney Todd), Eddie Redmayne (Marilyn, I pilastri della terra) e, ultime ma non ultime, le straordinarie protagoniste femminili Amanda Seyfried e Anne Hathaway. La prima – un volto fresco e giovane, due occhi ipnotici e un sorriso che fa sciogliere – passa dalla commedia al thriller erotico, dall'horror al dramma. La seconda – più bella e brava ogni anno che passa – sono certo farò tanto. Ho scommesso su di lei dalla prima volta che la vidi, piccola e ancora acerba, in Pretty Princess e il nuovo trailer del film mi dà certamente ragione. Mi ha messo i brividi. Con la sua struggente e inedita versione di I dreamed a dream mi ha fatto piangere. Giuro. Nessuno, il 31 Gennaio, potrà schiodarmi dalla poltrona del cinema e nessuno potrà privare questo splendore di tutti gli Oscar che merita. Troppo bello. Il full trailer italiano qui! :')


Ancora zombi, nel nuovo film di Brad Pitt. Sempre tratto da un romanzo – questa volta si tratta di World War Z di Max Brooks – è un filmone con tanti zombi, tanta azione e tanti effetti speciali. Pur non avendo letto il libro, posso dire che quello che vedo non mi dispiace affatto. Anzi.. Il trailer completo qui! Non dimentichiamo, inoltre, che, da questo weekend, nei cinema italiani debutta il nuovo film di Sergio Castellitto, che dopo Non ti muovere torna a prestare le sua abilità registiche per un altro romanzo della moglie, l'acclamata Margaret Mazzantini. 
Si tratta di Venuto al mondo, che si avvale di un cast internazionale in cui spiccano un'intensa Penelope Cruz e Emile Hirsch, un giovane attore che – dopo Into the wild – è entrato nell'olimpo delle giovani stelle. Non ho ancora letto il libro, ma è sulla libreria che mi aspetta. Conoscendo lo stile dell'autrice, sono certo che sarà una lettura profonda e toccante, qualità di cui anche il film potrebbe essere ricco. Cosa ne pensate? :D

 
LE FONTI: MyMovies, Cineblog, Bad Taste.