giovedì 10 luglio 2025

Recensione: Donnaregina, di Teresa Ciabatti

|Donnaregina, di Teresa Ciabatti. Mondadori, € 19, pp. 228 |

Chi è Giuseppe Misso, detto 'O Nasone? Ex camorrista, ha quasi ottant'anni e vive in una località segreta, lontano dalla sua amata Napoli. Carismatico, colto, bugiardo, descrive al “Corriere della Sera” un'esistenza dai toni picareschi, fatta di lussi sfacciati (gli orologi costosi e le Jaguar), hobby peculiari (l'allevamento di colombi) e relazioni improbabili (la presunta parentela con Leonardo DiCaprio; l'antagonismo con Lovigino, amico divenuto rivale; gli amori per Antonietta, Adele, Teresa, da cui sono nati due figli). Ormai invecchiato, si racconta all'alter-ego di Teresa Ciabatti.

Uno non ci pensa mai che i cattivi hanno una normalità, e a forza di pensarli lontani, a forza di relegarli in una dimensione remota, oltre a semplificare, proteggiamo noi stessi, credo.

Cos'hanno in comune un superboss e una scrittrice al centro di una dolorosa crisi familiare e creativa? La narratrice ne sa poco di cronaca, e soprattutto non è napoletana. Più interessata a raccontare l'uomo che il mostro, più concentrata sul privato che sui delitti, instaura con Misso un dialogo tenero e peculiare — è presente perfino all'ultimo matrimonio di lui, intrappolata in un discutibile tailleur arancione. Intanto, però, è costretta a fare i conti con le resistenze dell'editore, con un gemello litigioso e una migliore amica morente, ma soprattutto con Camilla: la figlia tredicenne, nella quale scorge il riverbero delle sofferenza di Bruna, la primogenita transgender di Misso.

Chiunque è un'invenzione di qualcun altro.

Come mai ho letto Donnaregina, lettura a metà tra l'inchiesta e l'autofiction, io che solitamente prediligo la narrativa? Merito della voce di Ciabatti. Empatica ed egocentrica, sprezzante e fragilissima — un'autrice, insomma, che c'entra tutto e niente con le doglianze del camorrista che si credeva Robin Hood. Benché sia lei stessa intrusa nel rione Sanità, mi ha condotto tra i vicoli e le contraddizioni di una storia che esce spesso fuori traccia e proprio per questo risulta irresistibile. Tra lunghi audio su WhatsApp e appuntamenti alla Rinascente, Misso tenta di soggiogare la protagonista per veicolarne le opinioni. Ma, in un lungo braccio di ferro, è lei a imporre la sua personale versione dei fatti — umana e incoerente, surreale a tratti, ma assolutamente vincente. È più temibile fronteggiare un criminale, d'altronde, o convivere con una figlia iscritta in seconda media? Il mistero dell'adolescenza: più impenetrabile della camorra.

Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Nada – Amore Disperato

3 commenti:

  1. A Lenù de L'amica geniale, pure lei una specie di intrusa nel suo rione, piace questo elemento :)

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    1. Perfino O' Nasone, pensa un po', è meno carogna di Nino Sarratore.

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  2. Sono a pagina 70 di Donnaregina, non so se continuerò. Trovo non fluido come l'autrice alterna la voce sul boss e quella sull'io narrante, la giornalista, se stessa (?), l'intreccio dei due fili non le riesce e, in più, era proprio necessario? Gli aspetti umani del boss non sarebbero stati abbastanza? Vedo il narcisismo della giornalista (l'autrice?) appesantire la struttura, la narrazione. Non mi piace la scrittura, sincopata, da block notes, allusiva ma furbetta; non mi emoziona in alcuna delle direzioni che le emozioni possono prendere leggendo un libro. Se Ciabatti vuol dire di sé nel bel mezzo dello scrivere di altro, leggesse e studiasse, che so..., Annie Hernaux, Emmanuel Carrere... Non l'avrei portato fino in fondo allo Strega: ho letto e molto apprezzato Mari, ho letto e riletto Pierantozzi palpitando ad ogni pagina e riga, nella sua durezza, nella tenerezza della scrittura, nel dolore di quelle malattie stronzissime... Altro livello.

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