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mercoledì 29 giugno 2016

Recensione: Maestra, di Lisa Hilton

Odiare significa essere condannati alla solitudine. E se devi trasformarti in una persona nuova, la solitudine è un ottimo punto di partenza.

Titolo: Maestra
Autrice: Lisa Hilton
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 398
Prezzo: € 16,90
Sinossi: Londra. Judith Rashleigh è assistente in una prestigiosa casa d'aste, è giovane, colta ed efficiente, di ottime maniere e molto bella. Ma tutto questo non basta. Il sogno di farsi strada con la propria competenza e intelligenza si infrange contro una barriera insuperabile di maschilismo, corruzione, snobismo. Perché, a quanto pare, a fregiarsi del titolo di "Maestro" possono essere soltanto gli uomini. Ma Judith non si arrende. Combatte. Con tutte le armi che ha a disposizione. Compreso il sesso e, se necessario, la capacità di uccidere. Sola, in pericolo e in fuga, Judith può contare soltanto sulla sua capacità di mimetizzarsi perfettamente tra i ricchi e famosi del pianeta e sulla sua competenza. Tra yacht lussuosi, antichi palazzi d'Europa e oscuri traffici d'arte antica e contemporanea, Judith diventa progressivamente sempre più padrona del proprio destino, nel bene e, soprattutto, nel male. Ma è un male necessario per essere indipendente, importante, rispettata. Per essere, in una parola, "Maestra".

                                                La recensione
Pubblicizzato, discusso, chiacchieratissimo. 
E, forse per quello, nessuna voglia di leggerlo.
Finché, almeno, il desiderio di una lettura scorrevole e un po' trash, nel pieno della Sessione Estiva, non mi ha spinto nell'abbraccio morbido e mortale di questa Maestra. Perché, diciamolo, che fosse un thriller rigoroso e raffinato, nonostante le promesse delle fascette, chi ci credeva? Ho avuto, per qualche giorno, la compagnia che cercavo; il guilty pleasure che, ogni tanto, sapete, mi ci vuole. Complice il primo piano dell'autrice sul Libraio – e che bella signora che è, Lisa Hilton, e quant'è preparata –, ho avuto modo di conoscere la sua spietata bambola assassina e se sono qui, sano e salvo, è perché sono sopravvissuto al randez-vous con Judith Rashleigh. Non tutti gli uomini che la incontrano, fluttuanti nel fango del Tevere o decapitati in una cassa da morto, possono dire lo stesso. C'è qualcosa che attira, in Maestra. L'aria sofisticata, la ricca biografia della Hilton – una Sgarbi al femminile, affascinante, poliglotta e londinese; “capra!”, solo di tanto in tanto – e una copertina rossa, allusiva, che può ricordare le tele squarciate di Lucio Fontana o tutt'altro. E quel qualcosa, nelle prime pagine, lo si ritrova, non senza una certa sorpresa: una voce nuova, tanta arte – la passione e la consapevolezza con cui l'autrice parla della pittrice Artemisia Gentileschi hanno dello straordinario – e la storia, all'inizio particolarmente convincente, di una colta e spavalda travette che, sottopagata e trattata alla stregua di una stagista, sceglie di usare armi lecite e non per assicurarsi una folgorante ascesa. Judith ha un armadio pieno di capi griffati che non indossa – aspetta la sua seconda vita, scopriremo presto – e un impiego alternativo, quando cala la sera: procace cameriera in uno champagne bar, si preoccupa di curare amicizie importanti e, senza che diventi però una dipendenza, si imbuca a festini esclusivi, orge segrete, per saziare i suoi appetiti animaleschi. La licenziano, così su due piedi; diventa l'amante ufficiale del cliente più affezionato del suo bar e, in vacanza in Costa Azzurra, ci scappa accidentalmente il morto; sulle tracce di un capolavoro falsificato, trascorre l'estate in Europa, seminando spasimanti e corpi in decomposizione a ogni tappa; si stabilisce a Parigi, ma per le cattive ragazze i guai non finiscono qui. A grandi linee, ho voluto riassumervi una trama intricata e surreale, tanto che è piena zeppa di sfumature, personaggi di passaggio, scorci naturali. 
Restano l'accuratezza della Hilton – che, a mio dire, è più sveglia di un Dan Brown – e una narratrice che, nonostante le assurde avventure in cui si imbarca, minaccia e seduce. Furbo incrocio tra Mr. Ripley e Lisbeth Salander – dall'uno prende le false identità e il pallino per le città d'arte, dall'altra un'infanzia tormentata e un animo glaciale -, la Rashleigh ha tacchi acuminati, impensate risorse e, fortuna grande se sei un'arrampicatrice sociale in un universo di lussi e lussuriosi, zero sentimenti. La Catherine Tramell di oggi ha un notevole stacco di coscia, il gusto per il grottesco e le smanie dei nuovi ricchi; fa cose estreme – a letto e fuori – e, in taluni passaggi, tra citazioni pretenziose e azzardati episodi da spia del malaffare, si concede grossolane cadute di stile che, però, la portano a sfiorare inesplorati picchi di kitsch. Non sarò di certo laureato a Oxford come l'autrice, però facciamo che non vi dico, a un certo punto, dove fa nascondere il cellulare alla sua trasgressiva anti-eroina? In cambio, vi rivelo che, nel corso della lettura, davanti alla presa di coscienza che gli umori di Judith sapessero di mare, ho pensato che laggiù avesse un caveau, un portagioie e, infine, una pescheria: non necessariamente in quest'ordine. Tira più un pelo di donna che un carro di buoi, lo dicevano i saggi, ed è il sesso che alla nostra protagonista procura ingaggi e grattacapi. 
Mi state dicendo che la Hilton non presenterà il romanzo in Molise?
Un sesso occasionale e con sporadici cenni di sadismo – se lo chiedete a me, Love, il porno d'autore di Gaspar Noé, è tra i film più belli dell'anno scorso: dunque, Maestra non mi ha scandalizzato – che è talmente gonfiato, con amatori sudati e panciuti, biancheria firmata e orgasmi che affaticherebbero pure la Scala Mercalli, da non risultare un caso. L'erotismo, ma anche le feste sensazionali, i viaggi “a scrocco”, gli sfondi patinati, le griffe a profusione e i vini francesi da stappare per gli apertivi più modesti... In Maestra, la raffinatezza si fa sfarzo, la sensualità barzelletta, la conoscenza affettazione – e la femme fatale, be', se li fa tutti. Però, per una sorta di psicologia inversa, mi è piaciuto, a modo suo. L'ho trovato accattivante, rapido, ben scritto, divertentissimo. E mi sono detto: bisogna saperlo prendere per il verso giusto, mentre la Hilton si sfizia a prenderci per i fondelli. Perché in Maestra, commedia nera inverosimile e pasticciata, tutto è imprevedibile, tutto è al massimo – del rigoglio, così come del cattivo gusto – e niente, colpo di scena, è buttato lì. Un erotico non potrebbe richiederti la totale sospensione dell'incredulità per caso. E, consapevole e padrone di sé anche nel trucidume di alcune svolte, mago della mistificazione, Maestra è un passatempo da ombrellone che decide di fare il filo, per insondabili ragioni, a certi romanzi anni '60 - mi viene in mente Tanto gentile e tanto onesta pare e Donne pericolose, da poco ripubblicati dalla Sonzogno; qualcuno mi cita addirittura Il cardellino, ma Judith è più a suo agio con altri volatili – e di non rivelarci, perfino nei gustosissimi twist finali, se ci è o ci fa. Nel dubbio, lettura più per lui che per lei, o per lettori comunque dotati di abbondante autoironia e stomaco forte, mi ha irretito il necessario, complice una musa che tiene sotto mira Cupido – e qualche blogger serio e spiantato, che indossa infradito da spiaggia, veste H&M (puah!) e, a volte, soprattutto se alle ammucchiate c'è il solito pienone (pure io: vado all'ora di punta), sa sollazzarsi con infamanti guilty pleasure.
Il mio voto: ★★½
Il mio consiglio musicale: Lana Del Rey - Cola