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lunedì 14 agosto 2017

I ♥ Telefilm: Speciale Comedy #2

Prendere ogni affermazione alla lettera, non capire gli stati d'animo altrui, spiazzare i nostri interlocutori con frasi brusche e rare manifestazioni d'affetto. L'armatura delle felpe col cappuccio, il pensiero della normalità. Sam, diciotto anni, è un libro aperto. Non coglie le sfumature. Candido, non ha segreti. La sua famiglia ci ha fatto il callo: da bambino, gli è stata diagnosticata una forma di autismo ad alto funzionamento. Com'è vivere l'adolescenza sentendosi diverso? Cosa significa dividere la casa con un ragazzo fragile, irritabile, dolcissimo, che suo malgrado monopolizza le attenzioni? Keir Gilchrist, già adorato in United States of Tara e It's a Kind of Funny Story, è un tenero Forrest Gump alle prese con il pensiero dello scioglimento della calotta polare e del primo amore: cotto della sua psicoterapeuta, prigioniero del suo mondo su misura, vuole far pratica con una coetanea che lo sopporta e supporta. La sorella maggiore, l'irresistibile Brigette Lundy-Paine, pensa a costruirsi una vita altrove (ha vinto una borsa di studio, ha un fidanzato) ma, fedele al nido, poi se ne pente. Nel frattempo, una Jennifer Jason Leight sull'orlo di una crisi di nervi tradisce papà Rapaport: l'amante, un giovane barista, non sa di Sam e dello stress che comporta. Chi può giudicarla se, per una volta, desidera sentirsi una donna e basta? Atypical, teen comedy in otto puntate sbarcata su Netflix a metà agosto, e non senza controversie, è la storia di una famiglia ordinaria alle prese con drammi e traguardi straordinari. Accusata da qualche testata americana di utilizzare l'autismo come spunto per risate facili, la compagnia di Atypical in realtà mi è parsa godibile, veritiera, delicata – lo confermano, in giro, le ottime medie e un cast vincente, senza un viso o una sottotrama fuori posto. La cosa davvero bella, accanto a un capomastro estremamente facile da voler bene, è che chi in cerca di una via di fuga, chi della felicità, sempre e comunque bene attenti a non pestarsi i piedi a vicenda, i membri della famiglia di Sam sono uguali noi. Se più atipici, be', solo sulla carta. (7,5)

Si erano conosciuti e piaciuti en passant. Quarantenni. L'idea che quella potesse essere l'ultima possibilità per diventare genitori aveva fatto sì che, galeotta una gravidanza indesiderata, diventassero una famiglia. L'amore era arrivato solo dopo. E con quello i figli: nella seconda stagione, ambientata a qualche anno di distanza dalla prima, ben due. Cos'è di Sharon e Rob adesso? Li avevamo lasciati in crisi. In un momento di riflessione, brilla, Sharon aveva fatto qualcosa con qualcuno. Neanche Rob, licenziato perché accusato ingiustamente di molestie sessuali, era senza macchia. Con la coscienza un po' sporca e il broncio, nella terza stagione di quel gioiello di umorismo nero che è Catastrophe ci si gode il piacere, dopo tanto rumore, di fare all'amore (questa volta con qualche precauzione). Non mancano i ripensamenti, le ricadute colpose, le emozioni grandi e piccole. Gli amici stretti e i parenti serpenti – genitori malaticci, fratelli scapestrati – danno qualche inevitabile imbarazzo, ma fanno compagnia. Il resto è un copione grossomodo invariato, e per questo vincente. Catastrophe non è la solita comedy. Somiglia tanto a un bagno di realtà. Alle relazioni comuni, ai disastri che ci combina l'amore, a noi spettatori. Romantici, con il dente avvelenato e il copyright sull'unicità. (7,5)

L'incipit di The Mick è tutto un programma. La protagonista, troppo in là con gli anni per giocare a fare la vandala, si fa bella tra le corsie di un supermercato – lavandosi e profumandosi con i loro prodotti, gratis – per poi scappare fuori senza pagare. Usare il prossimo, per Mickey, è un'arte. Così, un giorno, si presenta a casa della sorella maggiore – una che si è accasata con un tizio ricchissimo, madre appagata, organizzatrice di feste esclusive. L'aperitivo a scrocco però si conclude con un colpo di scena. La polizia arresta i padroni di casa e Mickey, suo malgrado, si trova a fare da tutrice a tre pesti di età diverse: una ragazza ribelle, che cambia fidanzati e hobby a giorni alterni; un adolescente convinto di poter comprare tutto e tutti, perfino l'amicizia; un bambino adorabile e assurdo, con il pallino per la piromania, l'omicidio e gli abiti da donna. Scorretta, volgarotta e nerissima, la comedy con l'ottima Kaitlin Olson diverte impunemente e ha macchiette – la domestica Alba, lo sfortunato fidanzato Jimmy – che sono tra i suoi punti forti. I bambini rischiano di diventare mele marce, ma tu ridi. Qualcuno ci lascia le penne, ma tu ridi. Qualcuno chiamerebbe gli assistenti sociali, il Telefono Azzurro: io, in poltrona, aspetto già la seconda stagione. The Mick è Io e zio Buck in chiave femminile. Tutti insieme appassionatamente che scopre il sarcasmo. Le famiglie convenzionali, la buona educazione, in fondo a chi piacciono? (6,5)

Casta per scelta, una giovane donna si scopriva in dolce attesa per l'errore della ginecologa. Quanto poteva durare questa barzelletta su una moderna immacolata concezione? I risvolti impossibili e la simpatia di Jane The Virgin conquistavano pubblico e critica nella prima stagione. Il segreto della comedy surreale che faceva furore durante la stagione dei premi: indefinibile. Vuoi l'irrinunciabile voce narrante, vuoi un cast centratissimo di volti semisconosciuti, vuoi i toni da telenovela venezuelana tra parodia e guilty pleasure. La seconda stagione, ripetitiva e diluita, non faceva passi né avanti né indietro: una sufficienza stiracchiata e qualche dubbio. Sul rinnovo, sul proseguire oppure no. Lo scorso autunno mi ha portato consiglio. Jane Gloriana Villanueva torna in forma smagliante: mamma, moglie, scrittrice pubblicata. Ha fatto la sua scelta, anche se i poligoni amorosi sono lontanissimi dal risolversi, e finalmente si concede una notte di passione dopo una quarantina di puntate: il principe azzurro ha dovuto aspettare. Autoironico, pulito e un po' malizioso, Jane The Virgin intrattiene con triangoli, paradossi e intrighi consueti. Si decideranno mai i genitori della ragazza del miracolo a dirsi di sì? Nonna Alba imparerà a lasciarsi andare? Quanti omicidi, quante doppie identità, al Marbella? In venti puntate pienissime e spassosissime, a sorpresa qualche brivido inaspettato. Una perdita improvvisa, una tragedia ingiusta, una Gina Rodriguez più brava che mai. Quarta stagione in arrivo, un posto vuoto a tavola, bizzarie e tragedie di una vergine incinta che anche non più vergine, anche non più incinta, regala gioie. (7)

Nonostante un amore nato solo a metà della prima stagione, le follie e i ritornelli di Crazy ex-girlfriend erano stati tra le sorprese più clamorose del piccolo schermo, lo scorso anno. Dov'era saltata fuori Rachel Bloom? Rinnovato a sorpresa, Crazy ex-girlfriend è tornato alla carica. Rebecca, dolce stalker, ha abbandonato New York per la provincia. Nel finale di stagione, il famoso Josh la ricambiava. Dopo una notte di passione, però, affiorava il dubbio: grande amore o lavaggio del cervello? In mesi in cui il musical è tornato sulla bocca di tutti, Crazy ex-girlfriend ritorna e prendo poco a poco. Josh, messo con le spalle al muro, tentenna. Il suo rivale in amore va via, mentre in ufficio se ne affaccia un altro, turbato e affascinato dalle scollature della procace Rebecca. Paula, migliore amica ad honorem, si iscrive all'università, scopre il tradimento del marito, si allontana. E, a sorpresa, si formano nuove squadre al femminile, con la protagonista e la temibile Valencia costrette a collaborare per un bene comune. Dopo un momento di titubanza iniziale, i motivetti e i balli della Bloom – imperdibili le parodie osè di Thinking out loud e Diamonds are a girl best friends – conquistano, cambiando il giusto le carte in tavola. In un finale, soprattutto, in cui tutto è in forse e i progetti per una terza stagione ancora più assurda, ancora più folle, si palesano all'ombra di fiori d'arancio. (6,5)