giovedì 4 giugno 2026

Recensione: La cronologia dell'acqua, di Lidia Yuknavitch

 | La cronologia dell'acqua, di Lidia Yuknavitch. Nottetempo, € 17, pp. 334 |

Con quanta grazia è possibile nuotare nell'abisso? In acqua, Lidia Yuknavitch si muove come un pesce. Ha le spalle larghe, i capelli odorosi di cloro, gli occhi blu piscina. Ma mentre macina gare su gare, intanto, annega in sé stessa: tre matrimoni, due arresti per guida in stato d'ebbrezza, un'infanzia spesa accanto a un padre orco e a una madre troppo assuefatta agli abusi per reagire. Senza il kajal sugli occhi e gli anfibi ai piedi, si dedica allo sport quattro ore al giorno tutti i giorni. E, nei ritagli, legge Mary Shelley al posto della Bibbia. E folleggia. Sempre in hangover, sprezzante e arrabbiata, colleziona compulsivamente sogni di fuga, ciocche di capelli, aborti, uomini e donne. La storia della sua vita ha ispirato anche l'esordio alla regia di Kristen Stewart che, dopo la première a Cannes, arriverà in Italia il prossimo 11 giugno con Wanted Cinema.

Nell'acqua, come nei libri – puoi abbandonare la tua vita.

In questo memoir controcorrente, capace della turpitudine e del lirismo più devastanti, i ricordi emergono in ordine sparso. L'autrice getta il sasso, e le immagini affiorano come onde sul pelo dell'acqua: ecco le mani oscene di suo padre sulle sue, le ceneri sparse nell'oceano in un cappotto rosso, la rottura dell'imene in bicicletta, il brivido del sadomasochismo. Ma anche le lezioni di scrittura creativa con l'autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, l'ascesa nel mondo accademico dopo le sperimentazioni della controcultura, le gioia della maternità, la resurrezione attraverso il perdono. Niente podi né inni nazionali, ma soltanto una piscina anonima in un piccolo resort, accanto a un figlio che ha ancora paura di immergersi.

L'immagine di Giovanna d'Arco sul rogo bruciò dentro di me come una nuova religione. Il viso rivolto al cielo. La fede irrobustita come una guerra santa. E sempre la voce di un padre nella testa. Come me. Gesù. Che cos'è un uomo smagrito appeso a un pezzo di legno accanto all'immagine di una donna guerriera tra le fiamme?

Raramente, o forse mai, ho letto di così tanta carne; di così tanta pelle - pelle abrasa, lacera, spasimata. Yuknavitch è in fiamme. Come una Giovanna D'Arco queer, trasforma il fuoco che si porta dentro in un canto tribale: genera energia geotermica. Yuknavitch nuota. Verso un obiettivo, o lontano da qualcosa? Immancabile per chi ha divorato Neige Sinno, Tiffany McDaniel, Goliarda Sapienza – e si è lasciato da loro divorare –, La cronologia dell'acqua è una lettura talmente immersiva da farci scordare la terraferma. Yuknavitch è maestra dell'apnea. Con il tempo, ha domato la frenesia per mezzo della disciplina: le mani scattanti sia tra le corsie che sulla tastiera del PC. Si immerge, e porta tutto in superficie. Finalmente a galla. Senza peso.

Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Dido – White Flag

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