Visualizzazione post con etichetta Muses. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Muses. Mostra tutti i post

martedì 21 agosto 2012

Recensione: Muses, di Francesco Falconi

Titolo: Muses
Autore: Francesco Falconi
Editore: Mondadori “Chrysalide”
Numero di pagine: 488
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Quando scappa da Roma diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre. Ha appena scoperto di essere stata adottata, ma per lei questa notizia è quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e l'eredità che le ha lasciato la sua vera famiglia. Decisa, risoluta, ribelle, è una violinista esperta ed è dotata di una voce straordinaria. Ed è proprio questa voce a guidarla verso la verità: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte. Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti. E Alice è una di loro. La più potente. La più indifesa. La più desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze più estreme. Ma un dono così può scatenare l'inferno. E sta per accadere. 
 
                           La recensione
Io non sono un capolavoro. Sono solo un gran casino. Un muro imbrattato di vernice.
E' bastato un secondo, il lampo di un'occhiata veloce, per capire che Muses sarebbe stato un terremoto nel panorama dell'urban fantasy. Una scossa sismica in grado di far cadere, dai loro posti privilegiati, tomi con in copertina canini sfoderati in baci di sangue e granelli di polvere di fata. Una scossa in grado di scavare una frattura a forma di chiave di violino, nella quale, la terra che trema al ritmo di una melodia furiosa, ha scritto a lettere dorate il nome di un autore che, per affrontare la sua opera più sofferta e complessa, deve aver trovato la sua, di musa. 
Ha scavato, si è sporcato le mani e, nascosta sotto macerie di disperazione e sofferenza, seguendo quel canto di aiuto che nella sua mente ha arso intere notti insonni, ha trovato la sua protagonista, la prigioniera della sua fantasia che, dopo anni di lavoro, ha visto la luce e incontrato gli occhi dei lettori. L'ha trovata come si fa con un cucciolo affamato sepolto sotto la valanga di rifiuti di un cassonetto. In un luogo senza speranza. Sola, spaventata, sporca, aggressiva, con gli artigli sfoderati e la bocca spalancata, che, in realtà, vorrebbe soltanto chiudersi in dolci fusa. Si chiama Alice De Angelis. E, statene certi, non ha nulla in comune con le giovani donne di cui abbiamo spesso letto. Non ha peli sulla lingua, amore da offrire, un futuro radioso in cui sperare. 
La sua violenza fa male, e fanno male le sue parole e i segreti del suo cuore silenzioso. A vent'anni, è intrappolata in una tortura cinese a forma di passato. Sul suo corpo si sono moltiplicati i tatuaggi, sulla sua pelle i lividi. La sua identità è stata seppellita sotto costellazioni di piercing e il vero colore dei suo capelli è un mistero ormai dimenticato. Ma la bambina sperduta che è stata un tempo continua a vivere dietro le apparenze - in un mondo abitato da mostri che hanno il viso del tuo stesso padre, in cui la verginità si perde a quattordici anni, e l'innocenza anche prima, e in cui il primo bacio ha il sapore di una pinta di birra e di paio di canne. Non esistono favole, non esistono principesse. Non esistono lieto fine. Questo degrado, reso con una scrittura affilata che scorre tra il violento e il poetico, rende il romanzo, nella prima parte, un coacervo di ombre oscure e - emozionato e commosso - ho pensato immediatamente all'adolescenza spezzata descritta dalla compianta Chiara Palazzolo nella trilogia di Mirta/Luna: quando gli adolescenti muoiono di overdose, le relazioni durano l'arco di una notte, la pioggia schizza come proiettili di dolore e il disagio e il caos trovano il loro riflesso su un pezzo di carta.
Ha ragione, non importa se sono un Angelo Oscuro o una Musa. Un'assassina o una bambina. Una roccia indistruttibile o una foglia calpestata. Non importa se sono una santa o una puttana. Perché ognuna di loro è un pezzo di Alice.
I paesaggi delle borgate romane, cedono il passo, nella seconda parte, agli splendori londinesi. La disperazione, pianta assieme alle lacrime ai piedi di una tomba spoglia, fa germogliare una gemma verde speranza. Un nuovo inizio o l'inizio della fine?
E così, Muses si colora delle intense sfumature del fantasy. Sfumature intense e vivide, ma non tanto da offuscare, fortunatamente, lo spirito iniziale di un'opera scritta magistralmente e partita con la quarta ingranata. Giunti a questo momento, infatti, mi è sembrato che il romanzo si stesse perdendo nelle tipiche strutture del genere e che la nuova identità dell'Alice alle prese con nuove consapevolezze e abilità fosse di gran lunga meno intrigante di quella rinnegata in un baule di ricordi ancora sanguinanti.
Una scoperta impensata, un' eredità segreta, una zia lontana, un labirinto di inganni in cui perdersi. Le splendide descrizioni usate per riesumare la bellezza sfiorita di villa Evans fungono anche da avvolgente corollario per le scene di un allenamento fisico e spirituale che, anche se scritto notevolmente meglio, ha finito per riallacciare i miei pensieri alle avventure, certamente meno memorabili, delle protagoniste di Switched e Starcrossed.   
Un senso di déjà vu ha accompagnato, quindi, la lettura di queste pagine, ma la curiosità crescente di proseguire mi ha fatto da stimolo, accompagnandomi in una serie di colpi di scena e di depistaggi in cui la verità è diventata fragile e tagliente come un vetro rotto in mille pezzi. Buoni che diventano cattivi, cattivi che diventano buoni, amori estremi che si rivelano eterne promesse. I pochi personaggi maschili scompaiono nell'aura di questa prima donna. La luce dei riflettori illumina solo lei – anima, voce e rabbia in uno spettacolo di struggente intensità. Lei, un violino in spalla e un timbro in grado di piegare gli animi, è l'erede di Euterpe, Musa della musica. Alice, però, si scopre parte di una famiglia in continua espansione che, nel mondo dei Social Newtork e dei Blog letterari, conserva solo poche delle caratteristiche possedute dalle nove, eteree fanciulle che, nell'antica Grecia, dimoravano sul monte Elicona. Braccate dai Pragmatici e bramate dagli Eclettici, sono le pedine decisive in una battaglia combattuta tra sparatorie e sottili sotterfugi; in palio: il destino degli uomini. Lourdes, una Lisbeth Salander tutto pepe, è la musa della Net-Art – punto fermo nella vita della protagonista che, per la prima volta, sente il sostegno di un'amica. Patricia, invece, è la viziosa Musa dell'Arte. 
Tra paillette e note disco, entra in scena in corsetto di pizzo e perizoma, predicando l'amore libero e districandosi in feste in maschera alla Eyes Wide Shut, su uno scenario di psichedelico e lento erotismo degno dei film di Brian De Palma. Più abituata a stare sui rotocalchi che nei libri di storia greca, è a metà strada tra Lady Gaga e Madonna e in sé ha lo spirito dell'intero romanzo. Teatrale e suggestivo.
La forza spaccacuore di alcune immagini rimarrà a lungo con me.
Una stronza incazzata con la vita che, merito della magia di un musical Disney, si scioglie davanti al bacio che suggella l'agognato lieto fine. La stessa ragazza infelice che, venduta la sua dignità e il suo corpo al migliore offerente, trova tracce della sua identità negli occhi vitrei del coccodrillo Bolak – un peluche decapitato e rattoppato grossolanamente che, per me, rappresenta alla perfezione la paura e il bisogno di Alice di amare e lasciarsi amare.
Un canto tanto magico da far fiorire un giardino, spegnere il sole e rendere il più duro degli uomini un gentiluomo che ti porge una margherita delicata.
Il futuro scritto nel libro di Dolores che, a un passo dalla fine, si concretizza, smuovendoci dalla convinzione che, negli ultimi capitoli, non si trovino mai sorprese memorabili. Complessivamente, Muses prende le distanze dal genere e, ricadendo di tanto in tanto nelle stesse trame, finisce per non apportarvi nulla di nuovo. Come cantava Gianni Morandi in uno dei suoi più celebri successi, anche “questa musica leggera” ha un peso e il peso lacerante e greve delle parole di Francesco Falconi si avverte nella sua ingombrante interezza in ognuna delle “sudate” pagine che compongono il suo ultimo lavoro. Conferisce la perduta dignità al genere fantasy e ce ne mostra aspetti e situazioni che avevamo lasciato sotto il cumulo di buoni sentimenti e cliché - presenti nell'ultimo, annunciato caso editoriale. Questo, è un romanzo che ha la bellezza pura e indomabile delle cose imperfette. Scorre sinuoso e rapido, ma lascia echi che continuano a ridondare. Ha la capacità di renderti insicuro per poi sorprenderti continuamente. L'effetto che si prova ascoltando un cantante la cui voce tremante, molto probabilmente, non riuscirà a raggiungere mai le note alte di un intramontabile canzone da repertorio. Eppure ci riesce. La voce diventa più forte, i vibrati più sicuri, le gambe meno molli. E ogni acuto è preceduto da un brivido costante e da un dubbio onnipresente. Riuscirà la sua voce a volare dove osano le aquile? Ci riesce. Ancora. E ancora..
Quella voce l'ho sentita nitidamente intonare Dark Angel. Le pagine, come uno spartito, mi hanno mostrato la melodia e il cristallo della voce della leader degli Evanescence e il fuoco di quella degli Skunk Anansie si sono uniti - nel mio immaginario - fino a far risuonare il grido potente e ancestrale di Alice. Nel finale, quel grido potrebbe confondersi col nostro e sovrastare il martellare perpetuo dei bassi. E lo scandire del conto alla rovescia che ci separa dalla seconda impresa di questo Cigno Nero dall'inestimabile canto.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Skuns Anansie – Because of you

martedì 24 aprile 2012

Muses, di Francesco Falconi: Anteprima e Intervista all'autore!

Il prossimo 15 Maggio, dopo il sorprendente Multiversum, la Chrysalide - nuova, innovativa collana della Mondadori - torna nelle nostre librerie con un avvincente fantasy italiano, che mescola con maestria unica inusuali elementi mitologici e serrate atmosfere da thriller. Ambientato tra Roma e Londra, Muses è dotato di un fascino misterioso ed arcano, capace di offuscare ferocemente la luce delle prossime novità internazionali: Dreamless e Il dono delle furie. Fortemente incuriosito dalla particolarità della trama e della forza dei temi affrontati, approfittando della disponibilità dell'autore, ho intervistato per voi Francesco Falconi. Vi ricordo che, a breve, in tutte le librerie, edito dalla Piemme, ci sarà il nuovo fantasy dell'autore, scritto a quattro mani con Luca Azzolini. Si tratta di “La regina dei senzastelle”, atteso sequel della serie Evelyn Starr. 

Titolo: Muses
Autore: Francesco Falconi
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 320
Prezzo: € 17,00
Data di pubblicazione: 15 Maggio 2012
Sinossi: Quando scappa da Roma  diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre. Ha appena scoperto di essere stata adottata, ma per lei questa  notizia è quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e l’eredità che le ha lasciato la sua vera famiglia.
Decisa, risoluta, ribelle, è una violinista esperta ed è dotata di una voce straordinaria. Ed è proprio questa voce a guidarla verso la verità: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte.
Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti. E Alice è una di loro.
La più potente. La più indifesa. La più desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze più estreme.
Ma un dono così può scatenare l’inferno.
E sta per accadere.

1) Ciao Francesco! Benvenuto su “Mr. Ink – Diario di una dipendenza”. E' un grande piacere averti qui con noi. Presentati brevemente ai nostri lettori. Chi è Francesco Falconi? Ciao! Un saluto a tutti i lettori! Dunque, sono un appassionato di lettura e genere fantastico, scrivo da circa 6 anni, con un totale di 13 pargoli. L’ultimo s’intitola “Muses” , edito da Mondadori. Ho anche un sito, www.francescofalconi.it, dove potrete trovare i miei contatti facebook e twitter.

2) Una domanda che, per rompere il ghiaccio, rivolgo spesso ai miei “ospiti”: cosa rappresenta, per te, scrivere e quando hai capito che sarebbe diventato il tuo futuro. Guarda, ti copio-incollo una frase che lasciai per un’intervista a Panorama, e che ancora mi rispecchia:
«La scrittura non è un mestiere. Non è un hobby. Né una passione. È un’esigenza di cui non si può far a meno. Perché senza ti senti soffocare. E sai che è l’unico modo per liberare quella bestia che ti strangola. Se provi questo, allora vuol dire che hai una bella storia da raccontare.» La scrittura il mio futuro? Domanda tosta, perché non sono solito fare programmi a lungo termine. Senza dubbio è il mio presente, ed è quello che conta.


3) Consigliaci un autore, un libro o un film che hanno rivoluzionato il tuo mondo, rendendoti quello che sei adesso. Rivoluzionato è un aggettivo pericoloso, perché ci sono tanti libri e film che mi sono piaciuti. Il Labirinto del Fauno, per esempio, è un film che mi ha davvero meravigliato e che riguardo sempre con piacere. Idem per i libri: adoro Gaiman e Stroud, per esempio. Ma ultimamente anche Nicholls, Franzen e McCarthy. Devo sicuramente molto a Michael Ende: è stato lui a ispirarmi Estasia e il desiderio di scrivere una storia che fosse tutta mia.

4) L'attesa per Muses, il tuo nuovo romanzo, è alle stelle! Per ora, i dettagli sulla trama sono pochi e nebulosi. Questa cappa di mistero che lo avvolge non fa altro che renderlo ancora più affascinante. Che cosa dovrebbero aspettarsi tutti quei lettori che hanno intenzione, il 15 Maggio, di fiondarsi in libreria per acquistarlo? Tu come definiresti questa tua  nuova “creatura”? Sai, avere delle forti aspettative verso un romanzo è spesso un’arma a doppio taglio, per cui ci vado molto cauto. Muses è un libro che per me significa tutto, è la svolta nella mia produzione letteraria. Una storia difficile, cruda e davvero sentita. La protagonista Alice, così tormentata per il suo vissuto, è stata la prima ispirazione, proprio come l’arte e più in particolare la musica. Muses nasce proprio dalle domande: cosa accadrebbe se oggigiorno le Muse fossero ancora tra noi? Come riuscirebbero a ispirare gli uomini? Se questo dono fosse portato all’eccesso, cosa succederebbe?

5) Nonostante la tua giovane età, sei già autore di numerosi romanzi, che vanno dai libri per ragazzi, alle biografie e, ancora, all'urban fantasy e al fantasy classico. Cosa lega tra loro titoli apparentemente tanto diversi e, soprattutto, quando è nata l'idea di attingere – con Muses – alla mitologia greca, tornata nuovamente in auge grazie a romanzi come Starcrossed e Il dono delle furie? Il legame tra tutte queste opere sono semplicemente io come autore. Il mio percorso, la mia vita che pian piano è cambiata. Ogni romanzo rispecchia un momento della mia vita: gioia, desiderio di divertimento, depressione, spesso con cambi e salti nel vuoto. I lettori più affezionati lo sanno, anche perché non amo ripetermi. In realtà quando ho iniziato a scrivere Muses, 4 anni fa, non esisteva nessun libro sulla mitologia greca. Perdonami, non conosco né ho letto Starcrossed…La scintilla del romanzo è stata proprio la motivazione che ho spiegato nella domanda precedente. Non aspettatevi però “troppa” mitologia. A me piace reinventare situazioni e idee.

6) In molti dei tuoi precedenti romanzi, ti sei divertito a dare sfogo alla tua trascinante fantasia, creando mondi immaginari e terre misteriose. Perché hai deciso di ambientare Muses nella meravigliosa e caotica Londra? Ambiento i miei romanzi in città che conosco bene. Muses,  infatti, inizia nel cuore di Roma, per poi proseguire a Londra. Adoro queste due capitali, così misteriose e dense di storia e leggende.

7) Come ho recentemente chiesto al tuo collega Leonardo Patrignani, se il tuo ultimo romanzo diventasse un film, quali attori sceglieresti per dare vita  ai tuoi personaggi e a quale regista affideresti la regia della pellicola? In tutta onestà è una domanda che non mi sono posto… anche perché, per adesso, non voglio forzare l’immaginazione dei lettori. Il bello della lettura, a differenza di un film, è proprio la sua incompletezza: necessita della fantasia del lettore. Perché rovinare questa magia?

8) Per tutti quelli che da un po' seguono con ammirazione e attenzione il tuo lavoro, è palese un'altra tua grande passione: la musica. Quali artisti, con i loro album, hanno accompagnato la stesura di Muses e quale sarebbe la colonna sonora ideale per il romanzo? Muse, Skunk Ananise, Lady Gaga, Emilie Autumn, Madonna. E li troverete nel romanzo.
9) Svelaci il tuo segreto! Dove trovi il tempo e le idee per scrivere tanti romanzi? Cosa ti è di ispirazione? Nessun segreto. La scrittura mi completa, per cui non faccio fatica a scrivere anche di notte. Il mondo che mi circonda è la fonte di ispirazione.

10) Parlando di miti, ti va di sfatarne uno con me? Dimostraci che la competizione tra gli autori italiani non è più tanto marcata quanto un tempo! Conoscendo un po' i tuoi interessi e il sostegno reciproco tra te e molti tuoi colleghi, suggeriscici qualcuno dei libri che – in quest'ultimo periodo – hanno fatto capolino sugli scaffali della tua libreria. Senza dubbio Multiversum di Leonardo Patrignani, che ho letto con molto piacere perché sono appassionato anche di fantascienza e universi paralleli. E sono in attesa dell’ultimo libro de La Ragazza Drago di Licia Troisi :)

Dal 30 Aprile in tutte le librerie!
11) Grazie per essere stato qui con noi! Io e i lettori del blog ti facciamo un immenso in bocca al lupo per questa tua nuova, importante avventura. Se ti va, lasciaci con un regalo: una frase di Muses. Spero, alla prossima. Un saluto! «Sono sola, in questa stanza. Un confessionale freddo, asettico e privo di colori, che mi obbliga a rispondere a molte domande. Chi sono, adesso? Un granello di polline trasportato dal vento nel deserto, alla ricerca di un’oasi dove posarsi. Un’oasi che credevo di aver trovato, senza accorgermi che tutto attorno a me stava già appassendo. Mi sono abituata a odiare il mio corpo. A polverizzare la mia mente. A stuprare la mia volontà. Adesso ho paura. Perché l’istinto di sopravvivenza si è trasformato in una coscienza che non posso più ignorare. Voglio vivere, voglio salvarmi. Voglio sognare un’Alice migliore, che sovrasti ogni mia altra identità. Una voce che prima di scomparire nel silenzio ha il coraggio di farsi sentire.»