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venerdì 23 marzo 2018

Recensione: I segreti di mia sorella, di Nuala Ellwood

| I segreti di mia sorella, di Nuala Ellwood. Nord, € 18,60, pp. 351 |

Nelle nostre case perfette, nei nostri armadi odorosi di lavanda e naftalina, nascondiamo scheletri nell'armadio non dissimili da quelli lasciati a scarnificare nelle fosse comuni, sui campi di battaglia senza gloria. Lo sa bene Kate, ventinove anni, professione giornalista, di ritorno da un viaggio in Medio Oriente in cui ha lasciato il cuore – a pezzi – e il corpicino di un bambino che le domandava ogni giorno cosa avessero gli inglesi – scontrosi, di poche parole, privilegiati – per cui essere sempre tristi. I bombardamenti alle spalle, il lascito di una madre appena scomparsa davanti: troppo per una mente già fragile e provata. L'accoglienza nella cittadina natale, Herne Bay, non è delle migliori. Pioggia, vento e, a parte il cognato, nessun parente alla stazione: fra lei e la sorella del titolo, Sally, non corre buon sangue, ma fiumi di alcol. E se il ritorno al luogo in cui tutto ha avuto inizio fosse più pericoloso del conflitto ad Aleppo?

La mia vita sarà sempre così d'ora in poi. Perché questo è ciò che mi rimane: un incubo infinito pieno di voci e grida.

Leggere il testamento della matriarca, soffiare via la polvere, significa per Kate venire a capo di una matassa viva e contorta che non riguarda solo lei, ma l'intero albero genealogico dei Rafter. Una famiglia segnata dalla sfortuna, dallo squilibrio, che ha lasciato alle sue giovani figlie una casa in malora, tare genetiche ed enigmi continui. Le bombe nel petto e in testa. La protagonista si convince presto, infatti, che i dirimpettai stiano nascondendo lo sporco sotto il tappeto e un bambino maltrattato nella rimessa. Sarà che la vicina, Fida, ha origini iraquene. Sarà che in mezzo a Kate e Sally c'era un altro bambino, David, morto per annegamento nell'impotenza generale. Sarà che, cresciuta da un padre manesco che ha sempre preferito le moine della secondogenita, la ribelle Kate sa ormai riconoscere il male che sfugge ai più. Anche quando ce l'hanno sotto gli occhi. Peccato che i sonniferi e i calici di vino rosso, la diagnosi di disturbo post traumatico da stress, la rendano una testimone e una narratrice inaffidabile.

T'inventi le cose, Kate. E' più forte di te.

Ma questa è anche la storia dell'altra sorella, a lungo personaggio marginale: pessima madre di un'adolescente in fuga, cattiva moglie di un uomo zerbino, è la prova di come la mela non cada mai lontano dall'albero. Kate e Sally sono così inconciliabili, così diverse, o sono forse voci complementari della stessa storia tragica? Il reciproco risentimento, rimpiazzato dalla tensione. A pagina uno, nel prologo, sappiamo che una delle due morirà. Chi, e per quale mano? Cattivo, torbido, malato, I segreti di mia sorella è un romanzo psicologico che alla prevedibilità di qualche svolta – complici i pochi personaggi, che rendono scarsamente numerosa la rosa dei sospettati – risponde a tempo debito con inquietanti colpi di scena e cambi di prospettiva non annunciati. Mi è sembrato la versione scritta bene e meglio pensata della Ragazza del treno, in cerca di un erede – come se qualche lettore lo domandasse, poi – da qualche anno a questa parte. Un thriller al femminile che ha qualche difetto, qualche piccola forzatura, ma un bel peso. In ballo: emozioni viscerali e vicende scomode. La sua forza, invece, tutta da ricercare in personaggi caratterizzati sin nelle più piccole contraddizioni e in una costruzione che, fino all'ultimo, sa come intrigare. Restano allora i traumi, le ferite aperte. Perché da una guerra, dall'infanzia, non si esce mai completamente incolumi.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Bad Wolves – Zombie (The Cranberries)