lunedì 18 maggio 2015

Recensione: Raccontami di un giorno perfetto, di Jennifer Niven

Tu sei tutti i colori in uno, nel loro massimo splendore.

Titolo: Raccontami di un giorno perfetto
Autrice: Jennifer Niven
Editore: De Agostini
Numero di pagine: 400
Prezzo: € 14,90
Sinossi: È una gelida mattina di gennaio quella in cui Theodore Finch decide di salire sulla torre campanaria della scuola per capire come ci si sente a guardare di sotto. L'ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione a sei piani d'altezza. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure Finch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due anime fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d'auto. È in quel preciso istante che i due ragazzi provano per la prima volta la vertigine che li legherà nei mesi successivi. I giorni, le settimane in cui un progetto scolastico li porterà alla scoperta dei luoghi più bizzarri e sconosciuti del loro Paese e l'amicizia si trasformerà in un amore travolgente, una drammatica corsa contro il tempo. E alla fine di questa corsa, a rimanere indelebile nella memoria sarà l'incanto di una storia d'amore tra due ragazzi che stanno per diventare adulti. Quel genere d'incanto che solo le giornate perfette sono capaci di regalare.
                                          La recensione
Un lustro è passato da quando avevo sedici anni: l'età giusta per essere il protagonista di un romanzo young adult. Be', non troppi, uno dice. Ma, ripensandoci, cinque sono gli anni delle elementari e, ancora, del liceo; cinque sono gli anni che in media impieghi a laurearti, quando tutto, ma proprio tutto, va secondo i piani. Cinque anni sono un po', anche se non sembra, e sembrano chissà quanti una volta passati i venti. La maturità liceale, il superamento di una soglia che non sapevo neanche di avere valicato, i sedicenni che – ancora a casa, lo zaino in spalla, la strafottenza degli immortali – ti sembrano dei bambini anche se continui a sentirti bambino anche tu, a dirla tutta. Hai presente quando fai il compleanno e i tuoi amici ti chiedono come ci si senta a essere di un anno più vecchio? Ridi, fai spallucce, rispondi sempre uguale. Mi sentirò per sempre sempre uguale? Mi accorgo che sono cresciuto davvero quando leggo di adolescenti e mi trovo a contare gli anni sulle dita. Conto cinque anni, mi finiscono le dita di una mano, e mi viene in mente che non sono mai stato bravo in matematica e che il tempo mi è sfuggito. Da bambino, quando ero un lettore in erba e leggevo di ragazzi ribelli che mi sembravano inarrivabili, i sedici anni li avevo aspettati. Ma li ho passati senza accorgermene, come quando in autostrada sbagli casello ed è tardi. Metto la mia maturità in relazione a questo. Gli attori ci passano quando dal ruolo del figlio, nel film successivo, finiscono per interpretare il ruolo del padre? Da blogger, mi misuro invece per pile di libri e età media dei protagonisti di quel che ho tra le mani. Non ho più l'età dei romanzi young adult, ma non per forza per i romanzi young adult. Questo strano, stranissimo ragionamento – voi lo avete capito? - mi ha fatto compagnia mentre martedì mattina, in treno, leggevo Raccontami di un giorno perfetto. Nonostante il titolo italiano mi piacesse molto, e nonostante mi piacesse ancora di più la sensazione di avere davanti una storia d'amore nelle mie corde, in circense equilibrio com'è tra il romantico e il deprimente (e sì, in equilibrio anche sui cornicioni delle torri campanarie), il romanzo uscito in contemporanea, e a breve un film – non mi urlava a gran voce di farsi leggere, prima che iniziassero a fioccare, almeno, le più contraddittorie delle recensioni. Dovevo sondare il terreno di persona: indagare. Mi sono deciso quando ho visto un'intervista dell'autrice e la sua gentilezza, quasi d'altri pianeti, mi ha toccato. Una persona così dolce e a modo non poteva scrivere storie brutte. 
E Raccontami di un giorno perfetto dolce lo è, a modo non troppo – con quel filino di politicamente scorretto che mi fa sorridere parecchio -, ma mi è piaciuto. Perché Jennifer Niven è una persona gentile e scrive molto bene. Francamente, in questa sua storia giovane e disperata ci ho sguazzato e non ho avuto paura delle acque agitate. Mi sono affezionato ai protagonisti nel momento in cui li ho visti lassù in cima, e scoprire che Finch era più spigliato e allegro del previsto e che Violet si discostava sì e no dalla reginetta del ballo tipo, con un peso nello stomaco, mi ha sorpreso in positivo e mi ha aiutato, strada facendo, a disegnare nuovi tratti su quelle vite in corso di svolgimento. Su quei problematici destini dai lavori in corso. Poi, la ricerca del posto – e del giorno – perfetto, i sassolini contro la finestra, una prima parte leggerissima e una conclusione che invece pesa eccome. Se Violet può risultare spesso sottotono, Finch è invece un calamita: attira guai e attenzioni. E' un buco nero. Protagonista carismatico, originale e profondo, che sfugge al cliché di cattivo ragazzo perché lui è cattivo solo con sé stesso. Il pericolo: lasciarlo solo nella sua testa. Dove ci sono le scintille, la negatività cronica, minuziose, e a tratti curiose, statistiche su come farla finita. Mi è stato a cuore per i post-it colorati, le parole belle ritagliate dai libri brutti, le pareti magiche di una stanza ora rossa e ora azzurra, un profilo Facebook che conta una sola amica e una chat in cui si parla citando Pavese e la Woolf. Gli si perdona anche il fatto di essere un bel tipo – ma è nei patti, perché non ci sono più gli sfigatelli di una volta in certi libri pensati per certi lettori – in virtù del fatto che, se non fosse per il metro e novanta e gli occhi blu che solo nei romanzi, sarebbe uno di quei personaggi che mi vanno a genio e che, in mancanza di aggettivi, definisco semplicemente "un po' così". Alla Charlie di Noi siamo infinito
Con le tasche piene di sassi. Difetti: un protagonista troppo popolare per essere un impopolare, ma ovviamente si scherza; la discontinutà dei toni – che poi per me è un pregio grande: io ero nel cervello di Finch e volevo essere un giorno tristissimo e un giorno felicissimo, per condividere con lui tutto, il bene come il male –; le assenze a capitoli alterni di un lui interessantissimo, contrapposto a una lei poco memorabile. Inoltre, un finale tirato forse per le lunghe. Raccontami di un giorno perfetto è la storia di una vita in un guardaroba, della ricerca di un portale sul fondo di un lago leggendario e del cercasi disperatamente anima gemella per condividere un po' di bellezza. Ma non allontanandosi mai dal buio dell'armadio di Theodore Finch. Ci sarà abbastanza aria per due? Si riuscirà a mettere la testa fuori, in nome di un amore tenero e a prova di vertigine? Quattrocento pagine con tematiche importantissime e io che solo con questa Jennifer Niven mi rendevo conto di non ricordare più come suonassero i miei pensieri nell'età in cui Violet e Finch meditavano di buttarsi giù da un cornicione. E per quale motivo, poi? Magari, in un gioco di ruolo, mi ero immaginato loro coetaneo, ai piedi della torre, e avevo fantasticato di salvarli tutti. Con un epico se vi buttate voi, mi butto anch'io, capito? Ho avuto una fulminazione ho realizzato che quella – ma che? - che non era più cosa mia. C'erano chilometri e chilometri, un intreccio di fantasia e quei famosi cinque anni a separarci. Dico questo non so esattamente perché. Finch, che pensa troppo, mi avrà fatto pensare troppo. A quando ero più fragile e disarmato, e a quando sognavo di fare lunghi viaggi in macchina, con la patente fresca fresca, proprio come loro, ma invece non l'ho fatto. Ma, sarà un pensiero banale, se c'è una cosa che ho imparato da questa storia di ragazzi stanchi di vivere a tre metri sopra il cielo, prima di schiantarsi a terra, è che non è mai troppo tardi.
Loro lasciano un buco nell'asfalto. E nel cuore. Ma l'urto, alla fine, è evitato
Finch e Violet sanno volare.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Dido – White Flag


And I will go down with this ship 
And I won't put my hands up and surrender
There will be no white flag above my door. I'm in love...

23 commenti:

  1. Mi sono assolutamente ritrovata nel tuo ragionamento sull'età da e per YA. A volte però alcune storie mi deludono e mi ritrovo a pensare che, invece, potrei non essere più adatta a storie del genere. Mi duole ammetterlo ma è successo con Raccontami di un giorno perfetto. Mi ha lasciata con l'amaro in bocca tanto da voler capire le motivazioni per le quali molta gente sul web lo avesse apprezzato. Sono stata sfortunata purtroppo, almeno fino a quando non sono capitata qui sul tuo blog. Spieghi perfettamente le sensazioni che ti ha suscitato e mi hai fatto riflettere. Mi hai davvero smosso qualcosa e la cosa ironica è il fatto che questo sia avvenuto per una recensione di un libro che invece di emozioni non me ne ha regalate. L'ho trovato in qualche modo superficiale, ma non intendo negli intenti, come spesso capita per questa tipologia di romanzi, anzi si capisce chiaramente che la Niven voglia approcciarsi alla tematica della depressione adolescenziale delicatamente, io intendo proprio nella sostanza. A mio parere ho trovato poco approfondito il tormento dei due ragazzi, sia a livello contestuale che psicologico. A perplimermi è stata anche l'alternanza dei PoV che ha giocato un ruolo di punta in quest'ottica, infatti se fosse rimasto fisso su Violet avrei accettato più di buon grado il fatto che il vortice nella testa di Finch non fosse sviscerato esaustivamente. Il problema è che, come hai detto anche tu, la stessa Violet è un po' sotto tono, quindi non so quanto effettivamente questa scelta avrebbe giovato al testo. Ciò che è certo è il fatto che secondo me la narrazione avrebbe dovuto essere proiettata da un angolazione di diversa: o una maggiore cura e attenzione al dramma o un punto di vista esterno che avrebbe giustificato questa sorta di "pressapochismo". Mi rendo conto che ogni libro può parlare lingue diverse in base a chi lo legge e probabilmente il vero problema sono io che mi aspettavo di più da un libro tanto decantato e non mi sono invece soffermata a cogliere quello che invece aveva da offrire, me ne dispiaccio e sicuramente se mai gli dovessi dare una seconda opportunità lo rileggere con occhi diversi.

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    1. Grazie per il tuo commento, Sophia. In realtà, io avevo aspettative bassissime - e con i romanzi appartenenti al genere, piccini picciò, raramente ho aspettative di un certo tipo - quindi questo "Raccontami di un giorno perfetto" l'ho trovato piacevole, alla fine. Tutt'altro che inconsueto, ma riuscito nel dare voce a Finch: fortunatamente, il suo problema non mi è familiare e in queste quattrocento pagine ci ho creduto. Quello è l'importante. Fa il verso a Green - e non solo a quello di Colpa delle stelle, ma anche a quello di Città di carta, vista la caccia al tesoro finale - ma gli ho perdonato tutto per quel quel po' di coraggio nelle svolte conclusive. Perché per me ci vuole proprio coraggio.

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    2. A me Green, al contrario della Niven, stilisticamente non piace per niente. Una certa affinità con Città di carta, ora che me lo fai notare, ce la vedo e se dovessi giudicare Raccontami di un giorno perfetto in base solo a questo confronto, allora direi proprio che, sì, vince di gran lunga la Niven. Son d'accordo anche io sul coraggio delle svolte conclusive, infatti io non avrei voluto che finisse diversamente, credo anche che il potenziale per una storia un po' diversa dal solito e non vincolata all'happy ending c'era, però avrei voluto che si arivasse a questa fine con un percorso interiore un po' più profondo e chiaro. Io di Finch non ho capito ciò che lo ha spinto all'insano gesto, ma ancor prima non mi è stato chiaro cosa lo avesse portato alla depressione, le motivazioni sono solo abbozzate e questo contrasta con la narrazione interna che dovrebbe renderci onniscienti di tutto ciò che gli passa per la testa. So che la mia è una grossa pretesa, forse dovrei semplicemente apprezzare il fatto che in un mare di YA facilmente dimenticabili questo romanzo, bene o male, fa parlare di sè. :)

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    3. No, secondo me la Niven non è neanche lontanamente paragonabile a Green - abbiamo idee diverse in partenza, noi due - però capisco quel che vuoi dire. In realtà, io mi sono accontentato. Nel YA raramente c'è spazio per tematiche simili, quindi per una volta, soprattutto se trattate anche decentemente, si chiudono gli occhi sui piccoli difetti di un genere che, secondo me, è piccolo di per sé :)

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    4. "Io di Finch non ho capito ciò che lo ha spinto all'insano gesto, ma ancor prima non mi è stato chiaro cosa lo avesse portato alla depressione, le motivazioni sono solo abbozzate e questo contrasta con la narrazione interna che dovrebbe renderci onniscienti di tutto ciò che gli passa per la testa."

      Cara Sophia,
      ho finito oggi di leggere questo straziante libro. Per me straziante, sì, perchè conosco persone che soffrono davvero di bipolarismo. Ed è questa l'unica spiegazione da darsi, perchè non ce n'è una più logica. Comprendo la Niven, inutile cercare di spiegare gesti estremi come questo: la logica umana non può arrivare ad un senso, perchè si tratta di vere e proprie malattie. Il paragone che fa spesso l'autrice nel libro è, a parer mio, calzante a pennello: al funerale di un morto di cancro tanti fiori e tanti pianti, al funerale di un suicida solo poche parole e pure poco comprensive. 2 sono i passaggi secondo me illuminanti all'interno del libro: il primo è il colloquio tra Finch e il consulente scolastico, in cui lui senza pensarci cita Pavese, svuota il sacco su suo padre e Mr Embryn spiega, quasi più ai lettori che a Finch stesso, di quale malattia il ragazzo soffra. Il secondo è il dialogo tra Amanda e Violet alla fine del libro. Amanda è rivelatrice, mi sembrava di sentir parlare quelle persone che con me hanno confidato gli stessi pensieri.

      Inutile quindi cercare un senso, a certe persone bisogna solo stargli vicino e accettarle così come sono; in amore non c'è logica, no?

      Ho letto diverse recensioni e nessuna - ad eccezion fatta di quella di Mik in parte - penso abbia sottolineato davvero la bellezza di questo libro: toccare argomenti così delicati, così irrazionali, così ancora tanto tabù in questa società che diciamo essere tanto aperta. Non la storia d'amore.

      E infine aggiungo, e poi davvero smetto, che trovo eccezionale anche la mono-tonità di Violet rispetto all'arcobaleno di riflessi luminosi che è Finch, da tutti considerato un difetto nello sviluppo del carattere del personaggio. Perchè davvero ci sentiamo così, noi Violet che viviamo accanto a questi umani speciali; come se loro avessero il potere speciale di vedere tutto per quello che realmente è, apprezzare una realtà in 3D e gioire di ogni colore che sfugge all'occhio della persona normale. Un potere che comporta, però, il caro prezzo di una grande fragilità.

      Scusate il commento prolisso, ma sentivo di dover mettere per iscritto queste sensazioni, perchè tutte queste recensioni trovate sul web mi stavano davvero demoralizzando.

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    5. Grazie mille, Naivee, e bentornata. Concordo pienamente con te. E sinceramente, più passa il tempo, più il ricordo di Finch e Violet è forte. L'ho prestato ad un'amica, in estate, e più lei me ne parlava a modo suo, più mi convincevo dell'ottimo lavoro della Niven. Purtroppo il romanzo non è perfetto, ma ha coraggio e un'autrice dalla sensibilità grande. Ti consiglio, quando ti andrà, di leggere la mia recensione a Il mio cuore e altri buchi neri: il tema è simile, ma cambia tutto. Ancora di più, insomma, spicca il mio apprezzamento verso Finch e l'onestà legata all'apparente non senso del suo gesto.

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  2. Ogni volta che leggo una tua recensione, non so mai se il libro ti è piaciuto o no finché non leggo l'ultima frase.

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    1. Vuol dire, almeno, che non sono prevedibile ;)

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  3. Mmmm... questo libro proprio non mi incuriosisce. Tra me e questa storia, prendendo in prestito la tua frase, ci sono "chilometri e chilometri, un intreccio di fantasia e quei famosi dieci anni a separarci" ;)

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    1. Però l'autrice ha scritto, in precedenza, romanzi per adulti, e si vede. Quello sì. :)

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  4. Io ne ho diciotto di anni e pure di fronte ad un sedicenne mi sento più grande e piccola, proprio come hai scritto. La Niven l'ho intervista, anzi, la hanno intervista i lettori, e sono sempre più del parere che sia una persona davvero dolce. Il suo libro vorrei tanto leggerlo ma, credimi, se non mi piacesse ci resterei malissimo. Forse è proprio per questo che continuo a rimandare la lettura..

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    1. Comprendo pienamente la tua incertezza, effettivamente.

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  5. Io ho appena inserito questo libro nella wishlist.
    Ne ho sentito parlare sia bene, che male e, a questo punto, non so più cosa aspettarmi. Ho aspettative abbastanza alte su "Raccontami di un giorno perfetto" e spero con tutto il cuore che non vengano deluse...Ho il terrore che, una volta cominciato non mi piaccia.

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  6. Bella recensione! Io ho finito di leggere questo libro un paio di giorni fa e devo dire che la penso un pò come te. Non è che non mi sia piaciuto ma non mi è neanche piaciuto tantissimo, sono un pò combattuta (infatti sto rimandando la recensione).
    E per una volta mi è piaciuto molto più il protagonista maschile che quella femminile, ma sto leggendo che Violet non è andata giù a molti...

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    1. Non che Violet sia male, ma è lui a rubarle attenzioni, quello è il guaio di lei ;)

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  7. Letto perché primo della lista sul Kindle, scettica forse più di te.
    E invece mi ha colpita, con le citazioni di Pavese e Woolf ed un protagonista che ho considerato per tutto il tempo parente dell' altro più famoso Finch che aspetta sullo scaffale, carino come solo i ragazzi di carta possono esserlo.
    Adesso aspetto il film. Elle Fanning sarà Violet, spero che il lui sia all' altezza.

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  8. Bellissima recensione. Complimenti.

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  9. Io adoro le tue recensioni. Sono uniche, differenti. Probabilmente le riconoscerei tra mille.

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  10. Ciao Mr. Ink. Volevo informare te e i tuoi lettori che potrete incontrare Jennifer Niven a Mare di Libri, un festival di letteratura per ragazzi che si tiene a Rimini, sabato 18 per l'Evento n. 22 – ore 18.00 al Teatro Galli proprio con questo libro e i suoi lettori potranno incontrarla, farle domande e conoscerla. Per maggiori informazioni potete visitare il sito www.maredilibri.it

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