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venerdì 26 marzo 2021

Cosa c'era ai Golden Globe: Fino all'ultimo indizio | I Care a Lot | Music | Deux

Due poliziotti di generazioni diverse, inizialmente ai ferri corti, uniscono le loro forze in cerca di un serial killer di donne ancora a piede libero. Il primo è il coriaceo Denzel Washington, rimasto bruciato da un vecchio caso del passato; il secondo è Rami Male, al contrario giovane e fiducioso. Nella sala degli interrogatori, sotto torchio, siete invece Jared Leto: un villain dalla pancia posticcia e dai capelli unti, inquietante e mellifluo come pochi. Capita raramente di vedere tre attori premi Oscar radunati nello stesso film. Un thriller dichiaratamente anni Novanta, che nel titolo italiano promette a torto una caccia all'uomo e all'indizio. Dopo una buonissima prima parte, il film di Hancock – poco più che un mestierante hollywoodiano – tradisce premesse e promesse in un proseguo più da buddy movie esistenzialista che da poliziesco, dove vengono messi in scena i caratteri inquieti dei personaggi maschili e soprattutto i loro metodi poco ortodossi. Mentre i due protagonisti parlano per cliché e frasi fatte, ben interpretati ma noiosamente già visti altrove, sorprende la performace di un Jared Leto che ha gioco facile per brillare: reduce da una meritata nomination ai Golden Globe, gigioneggia, seduce e spiazza. Il resto? Una mancata stagione di True Detective che ammicca all'ambiguità sottile di Seven, fa rimpiangere la potenza del coreano Memorie di un assassino e parla dell'importanza sostanziale dei piccoli dettagli, pur mancando di una grande trama portante. (5,5)

Marla Grayson è un tutore legale. Ha un bel sorriso, è affidabile, si prende cura degli anziani senza parenti. In realtà, truffatrice senza scrupoli insieme alla sexy compagnia Eiza Gonzàlez, è disposta a tutto pur di abbandonare i malati in una casa di cura e arricchirsi coi loro risparmi. Fino al giorno in un cui non raggira una Dianne Wiest in forma smagliante, la vecchina sbagliata... Come si realizza il sogno americano? Bisogna essere prede o predatori per vivere ricchi e felici? Commedia nera dell'umorismo cattivissimo, I Care a Lot vanta un incipit strepitoso, un epilogo generoso di colpi di scena, ma un epilogo rocambolesco mai realmente sorprendente. Anzi, si ha l'impressione che a questa protagonista fuori di testa e sopra le righe fili tutto un po' troppo liscio, nonostante abbia alle calcagna il boss russo di un carismatico Peter Dinklage. Divertentissima e divertitissima, Rosamund Pike – premiata come miglior attrice agli scorsi Golden Globe – torna finalmente ai fasti di Gone Girl: malvagia come nessuno, sfoggia un caschetto biondo, fuma la sigaretta elettronica, indossa tubini colorati impeccabili, fa monologhi fortemente femministi contro un mondo lavorativo misogino e sessista. E testimonia, soprattutto, come oggi, per fortuna, il cinema si stia mettendo all'opera per scrivere ruoli non convenzionali. Nel bene e nel male potreste prenderlo come un assaggio in attesa del ben più riuscito Promising Young Woman, in uscita ad aprile in sala. È compreso nell'abbonamento Amazon Prime Video. (7)

Nominato a due Golden Globe nell'insorgere della critica d'oltreoceano, Music è destinato a restare il film più contestato della stagione dei premi. Sabotato dagli americani, politicamente corretti come nessuno, si è procurato critiche su critiche per la presenza di un'attrice neurotipica nei panni di un'adolescente autistica. Evitabili polemiche a parte – ricordiamolo sempre: il mestiere dell'attore in fondo è proprio recitare –, com'è l'esordio alla regia della popstar Sia? Benché lo abbia affrontato senza pregiudizi, mi sono trovato mio malgrado davanti a un melodramma di buonissimi sentimenti visto e rivisto, con la solita sorellastra scapestrata costretta a prendersi cura della solita ragazzina fragile. Per fortuna, in questo caso la loro convivenza è vivacizzata da visioni musical: più che numeri musicali bene amalgamati con il resto della vicenda, purtroppo, questi momenti dai colori abbaglianti sono piccoli videoclip a sé dove emergono la creatività della popstar – impegnata anche in un ironico cameo – e la bravura della sottovalutata Kate Hudson, qui eccelsa anche come cantante e ballerina. La giovane Maddie Ziegler ci prova, pur risultando involontariamente sopra le righe. Altrettanto la stella in ascesa Leslie Odom Jr, vittima del personaggio di un vicino di casa assurdamente buono e improbabile. La colpa non è del cast, né di un argomento molto delicato per essere affrontato in un'acerba opera prima, ma di una scrittura troppo vecchia per risultare pop. (5,5)

Sono madri e nonne, dirimpettaie. Quando nessuno può osservarle, si intrufolano l'una in casa dell'altra. E si amano di nascosto. Il loro amore – omosessuale, anziano – scontenterebbe più di qualcuno. Nonostante l'età, le due fanno progetti: vorrebbero vender casa, ricominciare. Ma per paura di confrontarsi coi figli non si dichiarano. Fino a quando un ictus non le separa e una delle due, immobilizzata, viene affidata prima a una badante, poi ai figli egoisti, infine alle case di riposo; l'altra, trattata alla stregua di un'estranea, si limita allora a elemosinare momenti insieme. A spiare la vita dallo spioncino. Se stare insieme è un crimine, un'irruzione, ci sarà mai un posto per entrambe? Tagliato ingiustamente fuori dalla cinquina degli Oscar, ai Golden Globe rappresentava il cinema francese. Diretto dall'esordiente italiano Filippo Meneghetti, Deux è un dramma devastante e viscerale, la cui tematica spaventa soltanto a pensarci. Benché durante la visione scorrano copiosamente lacrime di tenerezza e di rabbia, il film stupisce per il suo approccio da thriller: fatto di attimi mancati e di piccoli presagi, di sparizioni, indaga i corpi rattrappiti, i misteri della vecchiaia e della memoria. Spaventosamente plausibile eppure pieno di bellezza, Deux ti sale con le ginocchia sul petto. Ti conduce in un turbinio di emozioni. E ora, ti chiedi? Cosa succederà? Cosa faranno? Caracollanti, Barbara Sukowa e Martine Chevallier – straordinarie – ti prendono per mano nell'epilogo. E sulle note di una canzone italiana, e dei colpi dei loro battiti malandati, ti stringono forte nel romanticissimo delirio di un lento. (7,5)