lunedì 30 settembre 2019

Recensione: L'Istituto, di Stephen King

| L’Istituto, di Stephen King. Sperling Kupfer, € 21,90, pp. 565 |

Parlarne male mi spezza il cuore. È come disonorare il padre e la madre nei dieci comandamenti. Significa dichiararsi amareggiati da un mentore che immaginavamo infallibile per definizione. Almeno a memoria, dai fasti di 22/11/'63 in poi, non credo ci sia stato un solo romanzo dei suoi che mi abbia deluso altrettanto. Salutato dai più come un grande ritorno alle origini, L’istituto non mi è piaciuto. Questione di punti di vista: per me il Re, infatti, non era mai andato via – quindi quale ritorno, e da dove? 
Le premesse erano delle migliori. Ancora i bambini protagonisti, ancora una storia di perdita dell’innocenza e infanzie violate: gli ingredienti segreti, insomma, dei suoi capolavori passati. Ma fra uno sviluppo che non brilla di luce propria e una lunghezza francamente inspiegabile, le analogie con L’incendiaria e Il talismano purtroppo finiscono qui. La trama è presto detta: Luke, dodicenne prodigio già pronto agli esami di ammissione al college, viene strappato alla famiglia – mamma e padre sono freddati nel cuore della notte – e rinchiuso in una prigione nelle foreste del Maine settentrionale. Il risveglio in quel posto, per dirla alla sua maniera, somiglia all’essere catapultati in una serie televisiva nel bel mezzo della terza stagione. Cosa si è perso? Perché quella cameretta perfettamente identica alla sua, ma senza finestre?

Fa’ crollare tutto, pensò. Come Sansone fece crollare il tempio di Dagon dopo che Dalila gli aveva fatto tagliare i capelli con l’inganno. Fa’ crollare questo posto, e schiacciali sotto le rovine. Schiacciali tutti.

A spiegargli le regole e i lati oscuri del soggiorno sono compagni di disavventura come gli sfrontati Kalisha e Nick e il precoce Avery, bambino dai talenti insospettabili. In quel pericoloso paese dei balocchi li hanno divisi fra telepatici e telecinetici. I cattivi spremono e potenziano i loro poteri. Le guardie, inoltre, scongiurano gli atti di ribellione con la televisione accesa, i distributori di alcolici e sigarette, i poster motivazionali – ma nell’Istituto è vietato leggere libri, guardare programmi informativi, accedere a determinate pagine web. Nella Prima Casa i bambini sono cavie da laboratorio; nella seconda, un posto senza ritorno, subiscono una vera e propria lobotomia a furia di film e messaggi subliminali; poi ci sono Gorky Park e l’ala dei forni crematori, di cui all’inizio poco è dato sapere al lettore.
Se la cosa più crudele dell’Istituto è l’impiego dei termometri rettali, se il protagonista la fa troppo facile a realizzare i suoi sogni d’evasione in una prigione in cui nessuno sembra mai prendere grandi accortezze verso i pazienti, qualcosa non quadra. Neanche quando, dopo 350 pagine, i toni diventano quelli di un racconto d’avventura vecchio stile – barche a remi, treni merci, le stelle per orientarsi – e il dramma di Luke si intreccia con l’esistenza di Tim, guardia notturna troppo qualificata per il suo ruolo. Allora, non lo nego, qualche piccola soddisfazione c’è: merito di un assedio da western che contrappone i villici del profondo Sud all’intelligence; di due non protagoniste d’eccezione – Maureen e Orphan Annie –, la prima donna delle pulizie sommersa dai debiti e l’altra clochard che farnetica di cospirazioni internazionali e uomini in nero.

Sanno che sta succedendo qualcosa di strano. Qualcosa di brutto. Non cosa di preciso: questo non vogliono saperlo. Perché dovrebbero? L’Istituto dà loro da mangiare, e in ogni caso chi crederebbe alle loro parole? Quanto a questo, c’è ancora un sacco di gente convinta che i tedeschi non abbiano ucciso tutti quegli ebrei. Si chiama negazionismo.

Perfino le strizzate d’occhio non mancano: ecco spuntare due gemelle dall’aria familiare, che ricordano proprio quelle di un classico dell’horror; ecco una citazione che ci riporta all’istante nella città fantasma di Salem’s Lot. Allora come mai non lo hai apprezzato, chiederete? Ho trovato furbe e forzatissime le connotazioni storico-politiche, che passano dalla tragedia della Shoah a quella dello schiavismo, fino ad andare a bacchettare il solito Donald Trump. I capitoli dedicati al punto di vista degli antagonisti, i soliti scienziati pazzi da blockbuster americano, annoiano. I territori sono gli stessi di Glass e La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, dunque non felicissimi, e i cenni ai mondi Marvel hanno trovato del tutto disinteressato un profano dei cinecomic come il sottoscritto. 
Nonostante le immancabili tinte crudeli, L’Istituto è un racconto per ragazzi di amicizie e primi amori, in cui la morale della favola – banalotta – è che l’unione fa la forza. L’autore non potrebbe sfornare meno di due titoli l’anno ma ragionarci sopra di più? Un adolescente di oggi, mi sono chiesto soprattutto, si sorbirebbe queste quasi 600 pagine affrontate stancamente anche da un fan come me? Probabilmente preferirebbe darsi allo streaming, al binge watching. Un tempo era Stranger Things a omaggiare Stephen King; ora succede l’esatto contrario. E in questa lunga puntata senza idee brillanti o colpi di scena – un compromesso alla moda per mostrarsi al passo coi tempi e parlare alle nuove generazioni –, ho sentito tanto la mancanza di Eleven quanto quella del mio Re.
Il mio voto: ★★½
Il mio consiglio musicale: Pink Floyd - Another Brick in the Wall

22 commenti:

  1. Mi dispiace per la delusione; non è mai bello quando capita. Io ho letto solo 22/11/63 e mi è piaciuto un sacco :) Ma questo non penso lo leggerò :) Mi incuriosce invece molto quello che hai in lettura. Mi farai sapere :))

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  2. Mik, ma non è che hai invertito il soggetto di una frase?
    Un tempo era Stranger Things a omaggiare King, no? XD
    Comunque, evidentemente il Re ha voluto cavalcare l'onda e ti dirò che probabilmente ci sta anche, visto che chiude un ciclo.
    Certo, mi spiace che non sia un lavoro ai livelli del caro Stephen (a me indigesto da troppo tempo, oggi non sopporto nemmeno più la lettura di IT, per dire...).
    Però devo ammettere che mi incuriosisce.
    E ti dirò: statti a vedere se subito non ne faranno un film, per cavalcare l'onda.
    O una serie, per chiudere l'onda :)

    Moz-

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    1. Hai perfettamente ragione, grazie! Frase sistemata.

      La serie TV, prevedibilmente, l'hanno annunciata ancora prima che uscisse il libro. Stessa cosa per il precedente, The Outsider.

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    2. Ah ecco, non ne sapevo niente.
      Magari come serie tv funziona di più... :)
      Ma intanto ieri è tornato l'originale, annunciato ST4, STic4zzi :D

      Moz-

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  3. Nonostante tutto continuo a volerlo leggere... i King più recenti mi mancano e comincio ad averne una discreta nostalgia.

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    1. In caso, recupera il precedente, The Outsider. Per me, fra le migliori letture dello scorso anno. :)

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  4. Parlare ai ragazzi per un 70enne come King è ormai difficile, se non impossibile.
    Ad un lettore dei suoi libri la trama ricorda uno dei capitoli della Torre Nera dedicato ai frangitori, a cui questa storia mi sembra si ispiri non poco.
    Spero un giorno di leggerla.

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    1. Per fortuna mi ricordi che mi manca una saga come La torre nera, e tiro un sospiro di sollievo.

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  5. Avevo in programma di leggerlo ma se non ne vale la pena... evito... :-/

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    1. È un King fantasy, per ragazzi, che secondo me non troppo farebbe per te...

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  6. Oh! Non so scrivere altro. Vedremo. Lea

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    1. So che lo aspettavi tanto. Stringo le dita affinché ti piaccia, davvero.

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    2. Però io mi faccio condizionare facilmente e quindi dopo aver letto la tua recensione ho lasciato King a languire e ho iniziato Nesser (che per me è sempre affascinante).
      Vedremo più avanti. Ciao da Lea

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  7. Devo ancora leggerlo, figurati. Sto indietro come i gamberi.
    Una volta appena usciva un libro di King lo finivo in due giorni... che bello avere tempo per perseguire le proprie passioni ç_ç
    E che bella anche la tua collezione di libri kinghiani: si vede che sei giovane, sono edizioni nuovissime... le mie ormai sono vecchissime e consumate dalle letture!

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    1. È perché ho messo in pole position i nuovi, ma per il resto sono tutte edizioni degli anni Ottanta-Novanta, prese ai mercatini. Si intravede perfino l'introvabile Unico indizio la luna piena. :)

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    2. Più che introvabile (non lo definisco tale dal momento che ce l'ho anche io, che sono l'ultima degli strepponi) lo definirei inutilmente costoso e venduto spesso da ladri profittatori XD

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    3. Poi capissi perché.
      Ha soltanto belle illustrazioni, stop.

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  8. Lo sai adoro il Re e mi dispiace vedere quelle due stelline come sintesi del tuo parere. Io ho appena iniziato a leggerlo e sinceramente mi manca, almeno nei primi capitoli, la scrittura travolgente, ombrosa e onirica di King. I ragazzini che lottano contro il Male non è sicuramente un tema originale ma il Re è sempre riuscito a trasformare in altamente orrorifico la quotidianità più pacata. Terrò a mente le tue riflessioni e continuerò la lettura senza aspettarmi un capolavoro ma confidando in qualche brivido che sicuramente emergerà.La speranza, sai, è sempre l'ultima a morire :)

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    1. Speriamo ti piaccia, allora!

      Due stelle al Re, mai date da quando il blog ha vita.

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  9. Tu che parli male di un lavoro di King?
    Adesso posso dire di averle viste proprio tutte. XD

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    1. Hai visto?
      Che non mi si dica che sono di parte. :-P

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