venerdì 8 aprile 2016

Mr. Ciak: Un momento di follia, Alaska, In fondo al bosco, Miss you already, By the sea

Laurent e Antoine, amici del cuore, sono cresciuti insieme e insieme – all'indomani dei reciproci divorzi – hanno cresciuto le loro figlie. Marie, la figlia di Laurent, ha diciotto anni tondi tondi e un genitore cool. Quella di Antoine, assai più normativo del compare, di anni ne ha diciassette, invece, e un corpo in boccio. Quanto è provocante, con tutte le curve al posto giusto e l'aria da Lolita? Quanto è pittoresca la Corsica, meta delle loro vacanze? Succede che non è tutto oro ciò che luccica e che la maliziosa Louna si prende una cotta mostruosa per il padre dell'amica, quel cinquantenne che ha sempre visto come uno zio: in una sera di luna piena, in spiaggia, con lei che emerge nuda dalle onde e lui che non sa resistere eccolo lì, l'inevitabile patatràc. Una notte di sesso, però, per Louna è sintomo di grande e spasimato amore: l'infatuazione per Laurent è una strada senza ritorno, ogni attimo è buono per stuzzicarlo – e minacciare di rivelare tutto ad amico e figlia, nel frattempo sospettosi. Un quartetto affiatato e naturale, paesaggi da sfondo per il desktop, loro bellissime e loro affascinantissimi. Tutto issimo, sì, ma ci si aspettava più mordente, più tragicommedia, da un epilogo che si mantiene aperto, vago, e da quei fucili imbracciati spesso, per cacciare via i cinghiali selvatici. Le sorprese però ci sono. Un Cassel che invecchia al meglio e che, lontano dai personaggi dannati e dai drammi d'autore, si scopre divertente, spensierato e animale da movida notturna; Lola Le Lann – maggiorenne per un soffio, nella realtà, e ben propensa al nudo integrale – che, ammiccante e perfetta, induce in tentazione deejay omosessali, piante grasse e padri di famiglia altrimenti assennati. Scollacciato ma senza scandalo, frizzante, il remake di una nota commedia degli anni Settanta ha, sulla pagina, le location, gli intrighi e le belle figliole dei cinepanettoni con Boldi e De Sica ma, senza troppe sorprese, si scopre per nulla volgare, di gusto, inguaribilmente francese. Sebbene, purtroppo, gli occhi sgranati per le grazie della dispettosa adolescente e i sorrisi generosi durino, in definitiva, giusto un momento – di follia. (6)

Nadine, aspirante modella, e Fausto, cameriere, si conoscono sul tetto di un albergo della Parigi di lusso. Fumano, brutto vizio, e insieme incappano in un altro brutto vizio: l'amore. Non vi dico perché, non vi spiego come, ma il loro amore nasce sotto una cattiva stella: cosa potrebbe dargli di buono? Ci si indebita per esserci più felici, si entra in giri loschi e, infine, ci si tradisce per allontanarsi: la vicinanza ferisce entrambi, la lontananza peggio ancora. Ci sono l'Alaska in cui investire i propri risparmi, chiesa sconsacrata pronta a diventare discoteca esclusiva, e mari di avversità in mezzo. Un sorprendente Claudio Cupiello dirige con maestria due interpreti perfettamente in parte e scioglie i nodi tesi di una vicenda che mette, suo difetto, troppa carne al fuoco. Alaska, dramma dal taglio internazionale e dalla resa all'avanguardia, nonostante le imprecisioni nella scrittura, è un prodotto atipico per un cinema italiano di cui con gioia, negli ultimi post, parlo meglio e volentieri. Pellicola sentimentale che non indugia nel sentimentalismo, noir e fisica, racconta una storia accidentata e maledetta dagli dei. Il melò di Cupellini ha però anche belle pensate: il lento colpo di fulmine durante il primo atto, la presenza di un prezioso comprimario come Valerio Binasco – imprenditore dal cuore di pasta frolla – e la natura confidenza tra i due personaggi, credibilissimi nell'odio e nell'amore. Elio Germano, che ci stupisce anche con un francese fluente, è tenero e manesco. Accanto a lui, Astrid Bergès-Frisbey: sirena in Pirati dei caraibi, futura Ginevraper per Guy Richie, è delicata, bellissima, e la sua paziente Nadine approda da altri pianeti. Il mondo è un buco sudicio: a ogni angolo ci sono criminali da poco, il malaffare, i tiri e molla. Gli incidenti di percorso son tanti, la notte è lunga, il minutaggio può pesare. Fino a quanto è consentito osare lamentarsi di una simile abbondanza, però, in un cinema che per anni ci ha dato troppo poco? (6,5)

Sulle Dolomiti c'è un paesello popolato da pochi abitanti, tradizioni antichissime, neve che per tutto l'inverno non si scioglie. In questo paesello c'è una festa in cui ci si maschera da diavoli brilli. E' il maligno il primo sospettato, quando il piccolo Tommy scompare nel nulla. Il maligno, e poi suo padre. Il bambino torna a casa cinque anni dopo, senza memoria. Per accoglierlo, si ricompone la famiglia e accorrono i reporter. Il bimbo ha occhi espressivi ed inquietanti e sulla sua identità il nonno, un ristoratore un po' suonato e perfino la madre, sotto shock, nutrono forti sospetti. I cani gli abbaiano contro e sono forti i suoi sbalzi d'umore. Cose strane succedono, sotto la neve. In fondo al bosco, thriller firmato dal promettente Stefano Lodovichi, arriva in poche sale l'inverno passato e qualche tempo dopo passa direttamente su Sky – che, già produttore di serie di qualità quali Gomorra e 1992, sposa con entusiasmo il progetto di un giovanissimo. Ci si ripete come radio scassate, dunque, ma fa piacere: il nostro cinema sorprende. E sorprende, nel suo piccolo, anche questa idea che nasce come esperimento – il cinema di genere, in Italia, sembra essersi fermato ad Argento – e, con la fotografia dark e le oneste intenzioni, ci fa scordare i difetti d'ingenuità. La recitazione approssimativa di molti figuranti, ad esempio, a cui si oppongono però un intenso Filippo Nigro e la fragile Camilla Filippi; qualche forzatura negli snodi ma, a onor del vero, in nome di colpi di scena che non mancano. Da amante dell'horror americano e europeo, mi sono divertito a individuare i rimandi sparsi – su tutti, Omen e The Orphanage – e una specie di soddisfazione c'è stata, nel vederli riletti a modo nostro. Come il borgo che fa da sfondo a In fondo al bosco, inoltre, avevo immaginato la Avechot dell'ultimo Carrisi: anche lì un mistero, cronaca e fiaba nera, un film in produzione. Imperfetto ma accattivante, pieno, il thriller di Lodovichi ha una gran bella confezione – da noi, non vedevo scene notturne così ben girate da Come Dio comanda, di Salvatores -, un valente protagonista maschile e un enigma che tiene in scacco. Tommy, che si chiama come il bambino degli Onofri e vive in una realtà simile alla Cogne del delitto Franzoni, è una vittima o un carnefice? Uno spettro che infesta una casa a modo o, al contrario, il bene che picchia alla porta di una famiglia al di sopra di ogni sospetto? (7)

Si conosco dalle elementari. Jess, americana, e Milly, londinese doc, diventano compagne di banco. Amiche strettissime, ci sono quando l'una dà il primo bacio e quando l'altra partorisce, quando l'una mette su famiglia e l'altra non riesce ad avere figli. C'è chi ha tanto e chi ha poco, ma si compensano. Non c'è invidia, non c'è dramma che minacci di separarle. E se dovesse irrompere d'un tratto la malattia – un tumore al seno che non fa sconti –, mentre per Jess arrivano un marito con il posto fisso e una gravidanza senza complicazioni? Come gioire, se la nostra metà trema? La fresca Drew Barrymore è la compagna di Paddy Considine: il sesso è diventato routine, si agisce più in nome della procreazione che in quello della passione. Toni Collette – strepitosa, ma non è una novità per chi la seguiva in United States of Tara – ha due figli belli e rumorosi e un marito altrettanto bello e rumoroso, Dominic Cooper. Una famiglia in espansione da un lato, una famiglia affiatata e disfunzionale dall'altro – spassose, a tal proposito, le comparse di nonna Jacqueline Bisset. Mentre la Barrymore prospera, ingrassa e si fa più bella, la Collette – colpita al centro della femminilità – si sottopone a sedute di chemio che la annientano. Resta il sogno adolescenziale di vedere la brughiera e la costanza di esserci a ogni passo: l'amica vera, d'altronde, è quella che ti tiene i capelli mentre vomiti. Colpa dell'alcol, degli effetti collaterali delle terapie o di entrambe le cose? Miss You Already, visto per caso, non a caso è una spassosa e agrodolce commedia british di quelle che ti fanno ridere, ma tanto, e che tra una grassa risata e l'altra ti strapazzano a tradimento cuore e umore. Il linguaggio è colorito, l'umorismo è fuori luogo, figli e vicini fanno domande impertinenti. La malattia lascia tempo per il sesso – e, magari, per un tradimento? Si può ridere di gusto più per la paura di morire che per l'ebbrezza del vivere? Lo spirito è lo stesso di un 50/50, l'intreccio quello di un One Day in rosa. La vita è un'altalena, e l'imprevedibilità delle sue oscillazioni – il tumore mostrato senza fronzoli, la folle ricerca dei luoghi di Cime tempestose, cantare brille un'emozionante Losing my religion – sono assecondate dall'energica macchina da presa di Catherine Hardwicke (ma sì, quella del primo Twilight) e dalle prove sul filo di una curiosa coppia di attrici che si trasforma, si acchiappa e si piglia, in una manciata di anni che stanno un bijoux in due ore scarse. (7,5)

Lei è una ex gloria della danza, lui è uno scrittore che sperimenta il famigerato blocco. Hanno una camera d'albergo grande quanto le nostre case, un terrazzo privato e, per dirsi e darsi, tutto il tempo del mondo. Indossano abiti griffati e i volti di una delle coppie più fotografate. I “Brangelina” si sono conosciuti dieci anni fa, sul set di una commedia a tinte action. Mr. e Mrs. Smith si sparavano addosso, scappavano, facevano all'amore ovunque, armati fino ai denti. Lo scorso anno hanno portato in scena una coppia minacciata dalla sterilità: loro, al contrario, che sono noti per la loro famiglia numerosissima. Interpretano due coniugi in crisi: loro, al contrario, che sui Red Carpet sembrano usciti da una favola. In By the sea, dramma da camera che trova paesaggi splendidi ma non passaggi memorabili, portano sullo schermo più loro stessi, glamour e invidiati, che personaggi tratteggiati con aria di sufficienza. Innumerevoli le sigarette, infiniti i drink. Lei, appollaiata in balcone come un corvo imperiale. Lui, spettinato e alticcio. In una località turistica, questo, in cui il proprietario di un bar e i vicini appassionati parlano loro d'amore. Dove collocare quello in forse di Roland e Vanessa? Si bisbigliano cose, piangono, urlano. By the sea, così, è un dramma dalla foggia sontuosa, infiocchettato con buon gusto, ma che non ha null'altro al di là dell'apparenza. In breve: è lo spot Dolce & Gabbana più lungo di sempre. Usando qualche parola in più: è come superficialmente l'americano medio si approccia al cinema europeo. Trovandolo elegante, colto, intimista. Noioso. Della filiforme Jolie, con i grandi cambi d'abito e quel corpo che non scoppia di salute, restano ormai i labbroni e i seni ricostruiti di fresco. E, nel film con la sua firma, spicca più il suo lui: un Brad Pitt che tolleriamo di più di questa danzatrice addolorata, fatta della stessa bellezza glaciale del suo ultimo film. Un film che mi ha ricordato una di quelle case disabitate, con i mobili coperti da drappi e lenzuola. Così non entra la polvere, ma neanche la luce. E così i due, sotto sale, sembrano spettri che infestano un magnifico castello della Costa Azzurra. Dove non c'è dialogo, ormai, non c'è più passione. E non c'è cinema. (5-)

34 commenti:

  1. Miss You Already sembra abbastanza bello!

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    1. Piccino, ma una sorpresa. Armati di fazzoletti. ;)

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  2. By the sea lo vedo per curiosità e per la fotografia, alska è in lista ma sono indeciso mentre In fondo al bosco lo vedrò a breve.Miss you already ha un po' di spirito di 50/50... allora forse forse lo guardo...

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    1. Il lato tecnico di By the sea, oggettivamente, è notevolissimo. Sugli altri, mi dirai.
      Alaska per me pure ti piace!

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  3. Oh, finalmente un film che ho visto :)
    Concordo in pieno con quello che hai scritto tu su By the Sea. Forse, sarebbe stato più apprezzabile se fosse stato un po' più corto e tutti quei silenzi avessero avuto un significato. Inoltre i personaggi, statici ed egocentrici, una volta terminata la visione non lasciano nulla allo spettatore.

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    1. Concordiamo, allora.
      L'involucro è splendido ma, quando indaghi e lo apri, non ci trovi un bel niente. Brad e Angelina, statevi fermi.

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  4. Visto solo Alaska, forse un mezzo voto in meno per m :) Attendo di vedere in Fondo al Bosco...

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    1. L'ho trovato bello ma sbrodolato.
      Ma hai ragione, forse un sette poteva starci - con una mezz'ora in meno. ;)

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  5. A parte il film della Jolie, che già avevo bollato come "evitabilissimo", il resto delle tue proposte sembrerebbero interessanti. Qualcosina potrei recuperare, vedremo... ;)

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  6. Ho ben tre film da mettere in lista vista la tua approvazione: gli italiani, a pelle, mi ispiravano poco, troppa seriosità, ma visti i tempi magri al cinema possono trovare spazio. Le amiche le avevo segnate, temendo però il buonismo e la poca originalità, direi che invece posso preparare i fazzoletti.
    Sul momento di follia già ci siamo confrontati, e appoggio ogni parola, sui Brangelina, eh, tanta forma poca sostanza. E non parlo di lei, parlo di un film curatissimo a livello estetico ma che gira su se stesso, su protagonisti piuttosto odiosi che nulla di nuovo ci dicono.

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    1. Il guaio di Angelina è che vuole far tutto, a me troppo antipatica non sta. Almeno nella scrittura le serve una mano, che le idee scarseggiano. Miss you already, a sorpresa, è volgarotto e pungente: non il solito film sulla malattia. Loro, brave brave brave, sembrano davvero amiche da una vita. C'è feeling, una regia movimentata... Mancano solo i fazzoletti. ;)

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  7. In fondo al bosco si, è stata una piacevole sorpresa seppur con qualche difettuccio. By the sea l'ho trovato troppo patinato fin dal trailer, quindi passo. Un momento di follia non so...

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    1. A malincuore, io che eppure ho un debole per il cinema francese, lo bollo come evitabile. Ma scommetto che parlerò benissimo di un altro film d'oltralpe e di un altro Cassel, Mon Roi.

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  8. Un momento di follia, come sai, a me è piaciuto parecchio. Per merito di Lola, ma non solo.
    Però forse soprattutto di Lola... :)

    Miss You Already caruccio, e pure commovente, però sul tema malattia/cancro di recente ho visto di meglio.

    By the Sea mediamente brutto, ma da Angelina Jolie mi aspettavo ancora di peggio, quindi non mi ha nemmeno infastidito come immaginavo (o forse speravo?).

    Sugli altri 2 ci farò un pensierino, anche se non mi ispirano tantissimo...

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    1. Il Cupellini così radical chic, tra Parigi e Milano, fa per te. E la protagonista, insieme a Lola, meriterebbe un angolino nella tua lista di cotte adolescenziali.
      In fondo al bosco è più fordiano: ci ha mai detto che è padre? (Ford, dove stai?) :-D

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  9. Mi segno Miss you already, mentre sul resto, per il momento, aspetto, anche se In fondo al bosco potrei recuperarlo.

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    1. Ti dico, la svolta padre-figlio sul finale del thriller italiano è fatta apposta per te. E, anche sotto altri aspetti, qui e lì, il film merita di essere elogiato. C'è un bell'impegno dietro.

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  10. mmm, Miss You Already per come la metti giù pare interessante. Pensavo fosse un polpettone strappalacrime! Invece per vedere il film della Jolie bisogna volersi male, tanto tanto male! XD

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    1. E' strappalacrime - io come un vitello, diciamolo - però è troppo simpatico e spontaneo per essere un polpettone. Una bella storia, sì. ;)

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  11. "In fondo al bosco" l'ho evitato, per noia, ma mi sa che ho sbagliato... però sky ripropone, quindi recupererò

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  12. Ciao!
    "In fondo al bosco" l'ho visto e, pur avendo apprezzato le atmosfere e certi passaggi dark, non mi ha convinta fino in fondo. Ho molto apprezzato Nigro, molto intenso e credibile.

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    1. Ciao, Stefania! Per essere un film piccino, mi ha sorpreso particolarmente. Il regista può solo crescere. :)

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    2. Lo terrò sicuramente d'occhio 😉

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    3. Se riesco, mi recupero l'esordio, Aquadro.
      Pare meriti!

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  13. bello qui, mi piace. spero tu venga a trovarmi. intanto ti seguo e continuo a sbirciare un po':-)

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  14. "In fondo al bosco" lo metto in lista, gli altri mi incuriosiscono poco.
    Su tuo consiglio di qualche settimana fa, ho recuperato e visto "Room"... mi è piaciuto moltissimo quindi, grazie per la dritta!! ;)

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  15. Apprezzo sempre molto le tue recensioni ma, scusami se mi permetto, "Della filiforme Jolie, con i grandi cambi d'abito e quel corpo che non scoppia di salute, restano ormai i labbroni e i seni ricostruiti di fresco." trovo che sia una frase davvero infelice e di cattivo gusto, per non dire altro.

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    1. Cara Miki,
      le apprezzerai sempre, e ti ringrazio, ma evidentemente ti sei persa i commenti che dedico ai film, di tanto in tanto. Che sono più ironici, più disimpegnati, più diretti.
      Poi a me la Jolie non piace, né come donna, né come attrice, e poco mi convince la sua missione da Madre Teresa di Calcutta (già mi convince poco Madre Teresa stessa, figuriamoci). La trovo sopravvaluta e non un bel modello, dal punto di vista fisico, per le ragazze che la ritengono - e ti cito un commento su Facebook - "una dea".
      Poi direi che non leggerà il mio commento, le altre amiche blogger non si sono offese, quindi va be'.

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    2. Apprezzo l'ironia ed il disimpegno, ma sono sempre convinta che questa frase abbia oltrepassato un po' i limiti.
      Ci sta che la Jolie non ti piaccia, non ci sta esprimersi in questo modo su una donna che i seni rifatti di fresco ce li ha a seguito di un intervento drastico per evitare un tumore certo. Il paragone con Madre Teresa di Vattelapesca non mio convince affatto e penso proprio che la Jolie stia facendo molto di più della sedicente santa.
      Sono d'accordo che non sia un modello sano e inorridisco al pensiero che ragazze, ragazzine ma anche donne adulte la considerino una dea, almeno dal punto di vista fisico, perché è evidente che è una persona con gravi problemi da questo punto di vista. E proprio per questo non trovo corretto sottolinearne la magrezza. Aggiungiamo poi il fatto che non si propone come modello, che non è una top model che vediamo in tv o sulle pagine delle riviste, quindi il problema rimane suo.
      Sicuramente non leggerà il tuo commento, ma quindi? Possiamo offendere chiunque se non sente ciò che diciamo?
      E poi la conclusione, che mi lascia davvero allucinata. Se non si sono offese le tue colleghe blogger va tutto bene. Chi sarò mai io per offendermi, giusto? Chi se ne frega della prima lettrice che passa...
      E allora continua pure con quelli che tu chiami ironia e disimpegno ma che per me rimangono offese gratuite e di cattivo gusto.

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    3. Continuo a rileggere le poche righe dedicate al film, Miki, e continuo a non trovarci niente di offensivo.
      Se ha offeso la tua sensibilità, ti chiedo sinceramente scusa, ma non sono un esperto di cinema né un amante del gossip, quindi il livello, qui, capirai che è da chiacchiere da bar.

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