sabato 4 luglio 2015

Recensione: La ragazza del treno, di Paula Hawkins

La vita non è un paragrafo, e la morte non è una parentesi.

Titolo: La ragazza del treno
Autrice: Paula Hawkins
Editore: Piemme
Numero di pagine: 306
Prezzo: € 19,90
Sinossi: La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua. Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos'ha visto davvero Rachel?
                                          La recensione
Fino a due anni fa, non avevo mai preso i mezzi pubblici – se non in gita, lontano da casa. Camminare mi piace e, con le cuffie nelle orecchie, potrei fare chilometri senza stancarmi; ho la fortuna di vivere in una realtà ristretta e il mio condominio, costruito chissà quante generazioni fa in una zona strategica della città, è un po' vicino a tutto – le poste, il centro commerciale, il liceo e, a un chilometro scarso, c'è anche il mare. Alle superiori, sono andato per cinque anni a piedi. Sulle mie gambe. Misurando il tragitto col numero delle canzoni che ascoltavo strada facendo. Ho scoperto quanti ritardi si concede Trenitalia e quanto poco la gente tenga alla propria igiene personale nei miei primi mesi da matricola. Sono distante un centinaio di chilometri dal mio passato di studente liceale – non quanti vorrei, purtroppo – e quando i contratti d'affitto scadono, in questo periodo, mi arrangio e faccio il pendolare. Un'ora in treno – con il regionale, che costa di meno e fa tappa presso paesini fantasma sull'Adriatico – e venti minuti, mezz'ora, in circolare. L'eccezione è l'estate, che mette a dura prova chi fa questi sali e scendi; altrimenti, da universitario, mi sono accorto che viaggiare mi piace pure. Leggo un sacco, porto a zonzo la mente e, quando l'mp3 esaurisce le sue energie, tengo imperterrito le cuffie – così nessuno mi disturba – e mi soffermo sulle chiacchiere dei passeggeri, sulle loro storie di cui mi parlano le occhiaie della mattina presto e le telefonate a voce alta. Guardo anche dal finestrino, c'è scritto non sporgersi, e fuori il mondo va veloce, oppure resta fermo? Il ragazzo del treno non poteva lasciarsi sfuggire, per ovvi motivi, dunque, La ragazza del treno. Pubblicizzatissimo e così richiesto che, quando mi è arrivato, omaggio della premurosa casa editrice, non ci credevo: avevo tra le mani quello che annunciavano come il giallo dell'anno, e io che ero convinto lo avrei comprato su Libraccio, chissà quando, aspettando il cinquanta per cento. Curiosità alle stelle. Sarà che in mesi in cui tutti vanno in ferie, anche gli uffici stampa, un simile dispendio di energia per il lancio di un nuovo titolo non lo avevo mai visto. E, sul retro di copertina, a presentare l'esordiente Paula Hawkins c'erano due padrini illustri: S.J Watson – reduce dal successone di Non ti addormentare – e soprattutto Stephen King – che giurava che la Hawkins, con la sua storia imprevedibile, gli avesse rubato ore di sonno. 
L'intreccio, complicato, affascinante, seguiva tre campane, tre vie, tre voci di donna. Parlava, a me curioso, dei rischi della curiosità: come dicono i proverbi, è quella a uccidere il gatto. Ucciderà anche Rachel, reduce da un divorzio burrascoso con il fedifrago Tom, che nell'arco di un paio d'anni ha perso casa, forma fisica, lavoro? Pigra e apatica, infatti, vive paradossalmente di corsa: ogni giorno raggiunge Londra e, sbirciando la pace della periferia dal solito treno, con una bottiglia di vino in borsa, a un punto del tragitto deve confrontarsi con puntualità con tutto ciò che ha perso. Non può fare a meno di soffermarsi sulla sua vecchia villetta confinante con la ferrovia – occupata adesso dalla bella Anna, che da amante occasionale è stata promossa a compagna di Tom – e su un immobile vicino, abitato da una giovane coppia che – immagina, sbagliando – vive una favola moderna. Non sa che quella donna si chiama Megan e che non è così felice, e così fedele, come pensa: i telegiornali annunciano la sua scomparsa e Rachel, alcolista mai vigile, potrebbe essere stata testimone di un gesto, un bacio rubato, capace di scagionare il misterioso Scott, accusato della scomparsa della consorte. 
La polizia le crederà, nonostante l'insana gelosia che mostra, le bugie avventate e le amnesie dell'acol? Trama accattivante, capitoli belli e snelli, un triplice sguardo su un comune mistero. Eppure La ragazza del treno è tutto una lunga, monotona nota dolente. Trecento pagine quando potevano essere la metà – ma poi come fare pagare il libro venti euro, che già così sono spropositati? -, esiti prevedibili e uno stile anonimo. La Hawkins non è una maestra di eleganza e la scelta coraggiosa di adottare tre voci narranti, per lei che non è una cima, porta il romanzo a deragliare. Fastidiose all'inverosimile, le tre donne hanno lo stesso timbro scostante e – nevrotiche perché vittime del diffuso mal d'amore – fanno apparire ogni uomo traditore e inutile la tripartizione del romanzo: storie diverse raccontate palesemente da una persona sola. E ripensandoci, man mano che i difetti diventano lapalissiani, neanche la trama si rivela tutta questa novità: scomodiamo Hitchcock, con La finestra sul cortile, ma anche il modesto Derailed, con un'attrazione fatale tra Clive Owen e la Aniston scoppiata come un proiettile proprio in una selva di pendolari. Gonfiato da caso editoriale e travestito in maniera convincente, La ragazza del treno – sotto altre forme, sotto altre maschere – si classifica come l'ennesimo aspirante epigono di L'amore bugiardo. Ma tra la Flynn e la Hawkins – nonostante la solidarietà femminile – c'è lo stesso baratro che passa tra l'ultimo Fincher e i gialli di Rai Due. In quanto a te, mio caro Stephen King, quella volta non sarai riuscito a dormire perché l'età si fa sentire, nel cuore della notte ti scappa a più non posso e Tabitha, cuoca provetta, avrà cucinato la peperonata. Confidavo nel finale ma, incapace di cattiveria, anche quello si rivela lampante come il resto: i personaggi sono così pochi che anch'io, più abile col greco che con la matematica, ho fatto due più due. In realtà, nei miei primi anni di lettore non ho letto che thriller – tascabili in economica, sempre targati Piemme – e se appartengono a un genere che di rado ospito sul blog è perché mi sono bastati; letti tanti, letti tutti. Si aspetta, perciò, la rivelazione folgorante. Quest'anno – dopo La verità e altre bugie, che comunque resta scritto meglio, e non è cosa da poco – La ragazza del treno è il secondo romanzo che le fascette presentano come il giallo del 2015. Se così stanno le cose, tocca adeguarsi. Un'estate attaccati al condizionatore, se i brividi di freddo sono i soli concessi. Fino a quando, almeno, il controllore – o un grande editore – non ci timbrerà l'abbonamento alle patacche, sponsorizzando l'ennesima promessa mancata. Meta: delusione. Meglio scendere prima del capolinea?
Il mio voto: ★★
Il mio consiglio musicale: Kelly Sweet – In The Air Tonight (Phil Collins)

42 commenti:

  1. Okay, mi è ufficialmente passata la voglia prendere questo treno...quest'anno si parte in macchina xD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Però, mi raccomando, niente autostop: tanti film ci dicono che è pericolosissimo ;)

      Elimina
  2. Sarò sincera: quando vedo la pubblicità di un libro in tv divento molto, molto scettica riguardo al libro pubblicizzato e più questo viene spinto, più la voglia di leggerlo finisce sotto le scarpe.
    Lo so che non dovrei avere certi pregiudizi ma non posso farci nulla: se si tratta di fascette riesco a concedere il beneficio del dubbio ma quando si tratta di pubblicità in tv mi blocco.
    Tuttavia la settimana passata ero a un passo dall'acquistarlo... poi ho visto il prezzo e il mio braccino corto ha preso il sopravvento a causa del rapporto prezzo-quantità delle pagine, e da quanto leggo ho fatto bene, anche perché ho seri problemi con i gialli (il quadro d'insieme, spesso e volentieri, mi pare chiaro fin troppo presto quindi spesso non me li godo molto) e una pessima esperienza avrebbe potuto bloccarmi proprio adesso che ho ripreso a dedicarmi più spesso a certe letture.
    Sabato passato ho schivato una pallottola ma sono consapevole che avrei potuto rischiare di essere colpita in futuro; grazie alla tua recensione mi terrò decisamente alla larga da questo libro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La pubblicità in televisione, fortunatamente, mi era sfuggita.
      Felice di esserti stato d'aiuto: chiariamoci, non che il libro sia brutto, ma nel suo essere niente di che non capisco il troppo clamore, ecco.

      Elimina
  3. L'ho ricevuto anch'io e adesso mi divido tra un "lo leggo giusto per cortesia nei confronti dell'editore o simulo un'improvvisa amnesia?".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E leggilo, che lo bramavano in tanti. Mi ritengo fortunato - ho evitato l'acquisto di tasca mia - ma quel che è giusto è giusto.

      Elimina
  4. Spinta dalla pubblicità stavo per comprarlo per il kindle per il quale il prezzo del romanzo era conveniente.Poi casualmente ho letto un tuo accenno sulla noia del suddetto e mi sono bloccata.Ti ringrazio perché il mio tempo e il mio denaro sono preziosi.

    RispondiElimina
  5. Ho sbirciato solo il voto finale, perchè mi mancano una cinquantina di pagine. L'inizio mi è piaciuto molto, poi ho trovato il brodo un po' allungato...spero ancora un in colpo di scena finale (ma il tuo voto non mi fa pensare bene). In generale non un capolavoro, ma leggibile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Leggibile sì, ma appena appena, Tessa.
      Se lo avessi trovato su una bancarella, allora sì che mi ci sarei accanito di meno.
      Qui hanno fatto talmente tanta di quella pubblicità che manco lo spin-off delle Sfumature :/

      Elimina
    2. In effetti in questo periodo io ho vissuto molto con la testa fra le nuvole, non mi ero neanche accorta del clamore mediatico. Avevo letto la solita tirata sul miglior thriller dell'anno, ma quella ormai mi fa un baffo! forse per questo non mi ha dato tanto fastidio (ecco, qualche mese fa Il settimo bambino, che aspettavo con ansia...mi ha deluso-irritato mica da poco).

      Elimina
    3. E poi il Settimo bambino, mi sa, è più ingombrante del Cardellino :-D

      Elimina
    4. E pure quello ce l'ho doppio! un incubo.

      Elimina
    5. I tuoi amici ti vogliono male: certi regali "massicci" non si fanno!

      Elimina
  6. Io lo sto leggendo in ebook, ma sono ancora all'inizio, fino ad ora nulla di eccitante.. ma speravo mi prendesse di più, almeno per lo stile, sincera...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E, Franci, resterà nulla di eccitante fino alla fine. Sigh!

      Elimina
  7. Io quando leggo la frase 'Il caso editoriale dell'anno' mi blocco. Mi smonta quasi più che vedere un libro stroncato da tutti. Anzi ci sono più probabilità che mi piaccia un libro che tutti hanno stroncato, rispetto ad uno che viene definito 'il caso editoriale dell'anno'. Ma si sa, i lettori della domenica sono attirati da queste parole magiche. Noi meglio ci dedichiamo ad altro u.u

    Belle le tue mirabolanti avventure sui mezzi pubblici xD Io vivendo fuori città sono entrata in questo meraviglioso mondo alla tenera età di 14 anni, ed è stato un vero trauma. Sono passata dal percorrere 200 m scarsi che mi servivano per raggiungere le medie, situate precisamente a due case di distanza, a prendere un autobus all'alba, per farmi mezz'ora di strada, più un'altra mezz'ora a piedi (o in tram quando ero pigra). I primi tempi mi veniva da piangere. Ho avuto anche modo di dilettarmi con i treni, avendo avuto una storia con un tizio che stava a milano (curiosamente, Trenitalia ha pensato finalmente di mandarmi la tessera che avevo richiesto da secoli esattamente la settimana in cui lui mi ha lasciato. Che cattiveria)

    Comunque, bla bla a parte, non credo lo leggerò u.u

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Trenitalia ritardataria e dispettosa. Perà, da esterno, la situazione è tragicomica abbastanza, ahahah! E se non lo leggerai, non ti perderai niente di niente.

      Elimina
  8. Sei stato cattivello :D a me non ha annoiato, non è il thriller dell'anno ma una lettura discreta :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so come non ha fatto a non annoiare te, che fai abbuffate di thriller. :-D

      Elimina
  9. A metà del libro era già tutto chiaro. Ho sperato fino all'ultimo in un colpo di scena. Invece tutto come da copione. E questo sarebbe un giallo? Ma mi faccia il piacere ...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non deve venirlo a dire a me, caro Paolo.
      In due cartelle di Word, è quello che ho scritto anch'io.

      Elimina
  10. Giallo+noia=gira al largo. Almeno per me questo è il risultato.
    Affidiamo ai libri il nostro tempo (che ahimè è sempre troppo poco), perciò ogni volta che non si rivelano all'altezza è sempre un piccolo dispiacere.

    RispondiElimina
  11. Lo sto leggendo in questi giorni e sono arrivata a metà. A me sta piacendo abbastanza, sì forse è un po' lento ma comunque non lo trovo così male. Poi chissà, magari alla fine mi ricrederò ;)

    RispondiElimina
  12. Per fortuna non mi ispirava particolarmente, ogni tanto anche il mio istinto ci azzecca :D credo proprio che me lo eviterò volentieri!

    RispondiElimina
  13. Diciamo che non era tra i libri che avrei letto a breve, troppo esaltato forse...ecco adesso lo depenno, ci sono troppi libri che meritano di essere letti per perdere tempo prezioso. Come sempre è un piacere leggerti.

    RispondiElimina
  14. "La vita non è un paragrafo, e la morte non è una parentesi."
    Questa la Hawkins me la deve spiegare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricordo che era una frase scritta su un muro.
      Non sarà manco opera sua! :P

      Elimina
  15. Uhm, io sono sempre curiosa. Mi sono avvicinata da poco a questo genere e devo ammettere che mi piace molto! Magari lo prenderò di seconda mano, per sicurezza..e anche perché 19,50€ per me sono troppi. Sembra che ultimamente tutte le case editrici puntino a questo prezzo =_=

    RispondiElimina
  16. appena finito di leggerlo avevo capito chi era l assassino ma pensavo che le tre donne fossero una sola o ho capito male?e alla fine chiama la polizia? sono proprio ignorante ciao

    RispondiElimina
  17. Ciao Mr. Ink ti ho citato nel mio post. Per il mio parere è forse più opportuno considerare "La ragazza del treno" un romanzo drammatico travestito da thriller.
    Il finale non è sorprendente e inatteso, il ritmo non è incalzante, i protagonisti non hanno un profilo psicologico ben distinto… perché non è un thriller!
    Se interessa, la mia recensione è qui: https://goo.gl/BbNAmi

    RispondiElimina
  18. È vero a metà del libro sai già chi è il colpevole.vai dritta al punto perché i capitoli sono brevi non c'è immaginazione non sono riuscita a dare un volto alle tre donne (e neppure agli uomini) si posso dire che mi ha deluso .

    RispondiElimina
  19. A tratti poco limpido nella scrittura, secondo me, per di più amo ed odio il fatto che sia scritto come un diario; Lo amo perchè mi piace come tipo di scrittura, ma lo odio perchè le date non si susseguono e quindi portano il lettore nella via della perdizione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potresti contattarmi per dirmi il finale del libro? L'ho letto appena uscito e ora non lo trovo più però mi servirebbe per una scheda libro il finale mi ricordo poco.. solo che c'entra Tom
      corinne.greco04@gmail.com

      Elimina
  20. In effetti, il fatto che la piacevolezza di un libro sia inversamente proporzionale alla campagna pubblicitaria che lo lancia può anche essere considerato come un assioma.
    Ho letto il libro in circa due giorni, più per inerzia che per vero interesse.. e direi che "piatto" mi pare calzante come commento a caldo.
    Sono d'accordissimo con l'autore del post, inutile dividere in tre la narrazione se poi le tre donnette hanno un unico neurone.. inutile dividere i capitoli per creare suspance alla "Preston&Child". Se voleva essere dissacrante e costruire i soliti personaggi stereotipati per poi sorprenere e far riflettere il lettore con il cambio del punto di vista e con una trama folgorante, ecco non ci è riuscita! E se di solito dopo un libro interessante provo una sorta di lutto e di dispiacere dovendomi separare dai personaggi e dalle vicende... diciamo che in questo caso è come se li avessi visti passare velocemente, come dal finestrino appunto.
    Ho letto con piacere la tua recensione, e sono contenta di vedere che ci sono ancora pensone che usano il cervello e che non comprano libri alla moda solo per farcisi i selfie sui mezzi pubblici! :D
    Io lo definirei "il libro del treno".. ci passi vicino, lo guardi scorrere dal finestrino ma non ti lascia niente e passi distrattamente alla prossima fermata.
    Silvia

    RispondiElimina
  21. Sinceramente a me è piaciuto un casino questo libro! *-*

    RispondiElimina