mercoledì 31 gennaio 2018

Recensione: L'età ingrata, di Francesca Segal

| L'età ingrata, di Francesca Segal. Bollati Boringhieri, € 18, pp. 350 |

Julia, pianista vedova, inglese, e James, ginecologo divorziato, americano, si innamorano contro ogni pronostico sfidando il ticchettare dell'orologio. Colti, romantici, presissimi l'uno dall'altra, hanno cinquant'anni e qualcosa di più grande della loro affinità: quei figli avuti dai matrimoni precedenti che all'inizio non si piacciono affatto e malauguratamente, a un certo punto, si piacciono troppo. Egoisti come tutti i punti da Cupido, i protagonisti hanno fatto il passo più lungo della gamba e trascinato Gwen e Nathan – diciassette anni: lei blogger con il sogno dell'arte e lui futura leva, si spera, della blasonata Oxford – a vivere con loro nella stessa casa a nord di Londra, tanto presi da non curarsi del disagio generale. La convivenza pesa. Lo spazio non è mai abbastanza, qualsiasi occasione è buona per darsi addosso. Ma ecco che succede l'inevitabile. Perché Gwen ha questa irresistibile cascata di capelli rossi, Nathan è saccente ma non si può far altro che pendergli dalle labbra, e la paglia, a contatto col fuoco, brucia nel lampo delle tempeste ormonali. Adesso Julia sta con James. Gwen sta con Nathan, e alcuni segreti, si sa, hanno vita breve se schiacciati sotto lo stesso tetto. Era un problema grosso l'antipatia degli inizi, per l'equilibrio di una coppia di mezza età che si sognava già famiglia. Figurarsi l'amore, che crea sceneggiate, imbarazzi a cena e schieramenti inevitabili.

Metti insieme due adolescenti, la curiosità e gli ormoni impazziti, e all'improvviso sembra ovvio.

L'età ingrata è quella dei figli che pretendono continue libbre di carne.
L'età ingrata è quella dei cinquantanenni soli di ogni dove che, abbandonati in un angolo, sfioriti, hanno fretta di trovare compagnia sui siti d'incontri o negli appuntamenti al buio; di essere finalmente felici, convincendosi sia subito amore vero. Uno di quelli post-adolescenziali e totalizzanti, insomma, che rendono ciechi ben prima degli scherzi della presbiopia. Cosa farebbe al posto loro Pamela, la ex hippy di James? Cosa direbbero gli ex suoceri di Julia, Iris e Philip, che eppure in età pensionabile stanno vivendo zitti zitti svolte simili, fra trasferimenti altrove e gelosie fuori tempo massimo? Soluzione ragionevole sembrerebbe proprio separare i novelli Romeo e Giulietta con le cattive, ma come funziona con la felicità, con il batticuore... A chi si e a chi no? C'è in gioco il futuro dei loro ragazzi, affezionatissimi e totalmenente irresponsabili. Li si appoggia, da bravi genitori. Si prendono le parti: guai a chi li fa piangere, guai a chi si frappone fra loro e le loro grandi speranze (l'educazione accademica, l'interrail la prossima estate). C'è in gioco, tuttavia, anche la loro relazione. Si parla di nuove dinamiche e vecchi torti, di fiducia soprattutto. Non abbastanza vecchi da rinunciare alla passione, ma troppo per salire sulla giostra ormonale della loro prole, Julia e James sentono di aver fatto un errore: sentirsi prima persone che genitori, godendosi finché è durato il privilegio di essere egoisti. Essere parner accomodanti, essere guide sempiterne: a cosa dare la precedenza?

L'ira era più sopportabile del rimpianto.

Non fanno una bella figura i giovani: irruenti, sprovveduti, facce da schiaffi che irritano con poco. Ma, a mio dire, non fanno una bella figura nemmeno genitori: fra due fuochi, senza gravi colpe, ma comprendete la prospettiva di un figlio di freschi separati che in questo periodo cova amarezza e musi lunghi; che alla vigilia di Natale ha dovuto fare da ambasciatore che porta pena, da paciere, fra un padre che rivive un secondo tempo delle mele (dimenticandosi chi gli è stato alle costole nel momento del bisogno) e un fratello minore che non lo accetta (dimenticandosi a sua volta quanto doloroso sia stato quel momento, quanto potremmo stare più in pace d'ora in avanti). Primo romanzo che leggo dell'apprezzata Francesca Segal, L'età ingrata è una commedia british, elegante, ciarliera, che non brilla per lo spunto – lasciamo però i paragoni con I Cesaroni alla Garbatella e alle repliche su Italia Uno, per favore – ma per uno stile cinematografico, nelle corde di David Nicholls e Fionnuala Kearney. Scritto benissimo ma con più di qualche pagina in eccesso – troppe, infatti, quasi 400 per raccontare una storia agrodolce, a tratti molto divertente, ma dall'andamento tutto sommato intuibile –, il romanzo colpisce per l'invidiabile accuratezza dei pensieri, dei sentimenti in gioco, delle situazioni scomode. Per l'ambiguità di un titolo, di un tema, che punge sul vivo tanto le scelte degli adulti quanto quelle degli adolescenti.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: OneRepublic – Good Life

12 commenti:

  1. L'ho mollato senza rimpianti dopo una decina di capitoli. Protagonisti, giovani e meno giovani, irritantissimi, pagine di troppo che non scorrevano, sarà pure che ultimamente sono molto lesta mollare letture che non mi prendono subito, data la scarsità del tempo da dedicar loro, ma non credo la scrittura della Segal faccia per me. Forse recupererò qualcos'altro di suo in un altro momento, ma decisamente non è in cima alla lista.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dopo una serie di letture un po' strascinate, invece, io l'ho divorato. Anche se i difetti ci sono, comprese le pagine di troppo. Anche se i personaggi, vero, non sono dei più simpatici, ma sono un tipo che poco si affeziona e altrettanto poco giudica, quindi poco male.
      La Segal mi piace, ma ho l'impressione che la troverei sempre un po' così. Veritiera, prolissa, prevedibile.

      Elimina
  2. Mi attira, ma non è in cima alla lista. Però leggere le tue recensioni è sempre un piacere :)

    RispondiElimina
  3. Anch'io l'ho trovato un pelino troppo lungo e poi avvinandomi all'età di Julia e avendo due futuri adolescenti in casa...mi sono venuti i brividi!
    Bella recensione.
    Lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La cosa bella è questa: autrice giovanissima, eppure perfettamente in grado di calarsi nei panni di personaggi di generazioni lontane (nonni, genitori, nipoti: ben tre).
      Peccato, sì, per la lunghezza...

      Elimina
  4. Ammetto che non conoscevo il romanzo e ti dico la verità mi incuriosisce ma non troppo nel senso che lo leggerei e forse no. Insomma lo appunto e poi chissà, magari mi chiarisco prima le idee!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' un romanzo che consiglierei, in generale, nonostante avrei fatto qualche taglio qui e lì. Dell'autrice, ho già appuntato l'esordio, La cugina americana. :)

      Elimina
  5. Io dell'autrice ho letto La cugina americana (non so perché alla fine non l'ho mai recensito) e mi ritrovo molto in quello che hai scritto: troppe pagine, ben scritto, ben ambientato, ma senza guizzi di nota. La cugina del titolo, poi, non mi è sembrata un personaggio tanto interessante. Bravo, come sempre. Un abbraccio.

    RispondiElimina
  6. La parte dei "vecchini", da ingrato quale sono, non mi attira. Quella più teen sembra invece già più interessante.

    Comunque, siamo sicuri che non siamo dalle parti dei Cesaroni? ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marco ed Eva non davano tanti tormenti, no! :)

      Elimina