mercoledì 20 settembre 2017

Recensione: In viaggio contromano. The Leisure Seeker, di Michael Zadoorian

| In viaggio contromano, di Michael Zadoorian. Marcos y Marcos, € 18, pp. 282 |

Lui si chiama John, lei Ella. Stanno insieme da sessanta dei loro ottant'anni. Si sono conosciuti allo scoppio della Seconda guerra mondiale, quando lui era in partenza per il fronte ma lei faceva il filo a un altro. Il destino, al solito, aveva piani alternativi. Li voleva coppia, così che mettessero su casa e famiglia – dalla loro unione, più in là, sarebbero nati due figli, svariati nipoti, tragedie in rima. Lui ha una forma di Alzheimer galoppante, e sta più di là che di qua. Lei, lucidissima, ha metastasi ovunque.

Peccato che io sia a pezzi e John ricordi a stento il suo nome. Non importa. Me lo ricordo io. Messi insieme, facciamo una persona intera.

Cosa possono la demenza e il cancro contro il desiderio di un ultimo viaggio? Come può Michael Zadoorian, da uno spunto tanto memorabile quanto furbetto, tirare fuori una storia che faccia pendant con quei romanzi americani – amatissimi dal sottoscritto, al pari dei vecchini di ogni dove – in cui, a sorpresa, succede tutto e niente? Dove non importano né le tappe né la meta, dico, ma il ritmo confortante e danzerino di quell'infinito viaggiare? A pagina uno di In viaggio contromano, che qualche settimana fa ha commosso il Festival di Venezia grazie al tocco del nostro Virzì, gli arzilli protagonisti puntano a Disneyland. Scappano dalle avvertenze dei medici e dei parenti, dall'incubo delle case di cura, all'insegna di un paradiso laico in cui trovare forse la pace sperata. Il vento in faccia, e la parrucca posticcia di Ella soffia via al primo sorpasso. L'acceleratore schiacciato a manetta, e un camper con più rattoppi dei suoi proprietari resiste agli urti dei banditi, alla compassione delle cameriere, alle attenzioni dei centauri, al mal di pancia dei troppi cibi spazzatura.

John smette di masticare. Posa l'hamburger, si pulisce la bocca con il tovagliolo, mi mette una mano sulla coscia. «Ciao, amore» mi dice, completamente dimentico di quel che è successo nel frattempo. Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c'è malattia, non c'è persona che te lo possa togliere, questo.

La leggendaria Route 66, quasi inagibile, fa da sfondo mobile. Ai vani tentativi di John di farla finita. Alla paura di non svegliarsi più, e al conseguente desiderio di guidare fino all'alba. Alle diapositive proiettate sulle lenzuola del corredo buono, che riportano alla mente gli amici estinti e i figli piccoli. Alle fitte di desiderio, rare ma trascinanti, in cui i corpi – giunchi secchi e inutillizabili – si riconosco in certe carezze, certe notti. I Bonnie e Clyde della terza età prendono le redini e stringono il volante. Macinano chilometri su chilometri. Per fortuna, fanno soste lontane dai territori del pietismo. Qualcuna non interessa particolarmente, vero, perché certi luoghi, certe citazioni, dall'Italia facciamo una certa fatica a collocarle, ma non abbiamo occhi (e sono occhi fradici: quanto ho pianto) che per loro.

Perché il mondo deve distruggere tutto ciò che non è conforme? Non ci rendiamo mai conto abbastanza che è la ragione principale per amare qualcosa.

John guida con gesti meccanici e ripetuti: la tenerezza verso sua moglia è uno di quei gesti. Qualcosa di naturale e irrefrenabile, che può più di qualsiasi memorandum. Può scordarti tutto, perfino il tuo nome, ma non chi sceglie di restarti accanto. Nonostante tutto. 
In viaggio contromano, struggente ma esilarante, è un'avventura che arricchisce e prosciuga. Un folle prendere e partire; lo sprint finale. Sulle falle della memoria e la miracolosa persistenza dell'amore, contro l'oblio. Sul litigare ferocemente per poi ritrovarsi sempre in un confuso "Ciao, amore". Tu, intanto, leggi, ridi e ti commuovi. Senti nostalgia degli ottant'anni che non hai e di qualcuno che ti guardi da dietro uno sguardo annebbiato e tutto, purché ti guardi così. Come se, di quella lunga odissea che è la vita di coppia, potessi essere il solo copilota.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Tracy Chapman – Fast Car

14 commenti:

  1. Sembra tanto dolce, ma troppo triste :( se lo leggessi credo ci starei male una settimana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dolcissimo e tristissimo, sì.
      Si piange più per le cose belle che per quelle brutte, ti dico la verità, ma si piange. E per ammetterlo io...

      Elimina
  2. Stavolta sono entrata per semplice curiosità. Non conoscevo il libro, ma il titolo mi ha spinta a correre a leggere la recensione.
    Sembra davvero una lettura emozionante. Già solo gli estratti che hai messo mi hanno toccato il cuore

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Ilenia, allora sono contento di avertelo fatto conoscere. Era in lista da un po', ma la proiezione della trasposizione cinematografica con Sutherland e Helen Mirren allo scorso Festival di Venezia mi ha fatto decidere una volta e buona. Il film arriva in sala a gennaio, c'è tempo.

      Elimina
  3. Lo sto aspettando. Commuove questa tua sentita recensione: bravo. Lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, Lea! Non scrivevo recensioni "senza il pilota automatico" da un po'. Ci voleva il libro giusto.

      Elimina
  4. Ho visto il post su Instagram, e sono dovuta correre a leggere la recensione. Avevo capito subito che questa è una Lettura con la L maiuscola. Magnifico. Tu ti sei emozionato per il libro, io per la tua recensione. Credo proprio che stavolta lascerò da parte il Kindle, e prenderò la versione cartacea.

    RispondiElimina
  5. Ho già capito che, con questa storia di vecchini più di la che di qua, questa volta Paolo Virzì non mi conquisterà...

    Però se mi sono appassionato alla vicenda del pensionato wannabe di Io, Daniel Blake, chissà che pure questa volta non cambi idea.

    Il libro comunque lo posso recuperare se proprio il film mi piacerà tanto, ma davvero tanto, altrimenti non credo faccia per me. E poi tanto tutte le copie a disposizione le ha già acquistate Mr. Ford... :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me, invece, Virzì farà al solito eccezione.
      Coi viaggi, e coi pazzi, ci sa fare benissimo. :)

      Elimina
  6. Questi vecchini quanto ci piacciono, e mi spiace non averli conosciuti su carta che sembrano meritare quasi quanto il film, forse di più.

    p.s. mi sento vecchina anch'io ad apprezzare e leggerti senza più fatica con il nuovo font ingrandito, grazie :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma sai che io ho lasciato il solito, di font?
      Ahahahah, be', se non sei più vecchina, meglio così.
      E sì, su carta sono altrettanto belli. :)

      Elimina
  7. Niente, Daniela me ne ha parlato proprio oggi, mentre le raccontavo di quanto mi piacciano i libri in the road. Indubbiamente anche il tuo parere ha il suo peso. Lo comprerò. Anche questo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me piacciono un po' meno, infatti il viaggio in sé non mi ha entusiasmato, ma loro... Tanti cuori!

      Elimina