sabato 12 settembre 2020

Recensione: Il grande me, di Anna Giurickovic Dato

Il grande me, di Anna Giurickovic Dato. Fazi, € 18, pp. 220 |

In un esordio dagli echi nabokoviani aveva raccontato l’ignominia di un padre che amava troppo la figlia femmina. Questa volta Anna Giurickovic Dato, classe 1989, sceglie la tenerezza per raccontare invece una storia dai ruoli invertiti: è una figlia ad amare troppo il suo papà, al punto da volerlo proteggere con candide bugie e mille cerimonie dalla realtà dei fatti. Il genitore va consumandosi come lo stoppino di una candela, presto si spegnerà. È cancro al pancreas, il peggiore. Ci sono metastasi dappertutto. Non si sfugge. 
Tra Catania, Roma e Milano, la famiglia Capace – a pezzi, ma disposta a rinsaldarsi nel nome del padre e di un bene maggiore – si riunisce al capezzale. Si è mai pronti a morire? Si è mai preparati a diventare orfani? Mossa da un viscerale senso del dovere, la giovane Carla torna a casa: si unisce ai fratelli, rinuncia alle feste in compagnia, rinuncia a sé stessa. Mentre il primogenito sembra essersi trasformato nell’epigono del padre, in quanto a stazza fisica e saggezza, e l’ultimogenita ricerca cure impossibili affidandosi alla medicina alternativa, la figlia di mezzo s’interroga su quale sarà la propria missione. Magari venire a capo di un rebus familiare confessato in pieno delirio?

È un ridere a metà, uno stare insieme a metà, separati da una morte che è già seduta tra di noi e la sentiamo. Fate presto, ci dice, vi ho lasciato il tempo giusto per conoscervi, scambiatevi le ultime parole; voi figli imparate da lui tutto ciò che ha da insegnarvi, prendete appunti, registrate ogni momento, così poi potrete moltiplicarlo, non siate tristi, non ce n’è il tempo, condividete le vostre ultime risa, accarezzatevi, toccatevi perché non vi siete mai toccati, allontanate la timidezza, l’imbarazzo non c’entra con questi ultimi mesi, questo periodo è la cerniera delle vostre vite, apritela con delicatezza, lasciate che i vostri lembi si separino come ci si separa da un abito pesante tra l’inverno e la primavera, raccogliete tutto di vostro padre, così potrete contenerlo.
Il grande me è la cronaca di una morte annunciata. È un piccolo giallo irrisolto. È una raccolta di aneddoti dove il signor Simone – teatrale, egocentrico, brillante, volitivo – viene descritto ora come un musicista raffinato, ora come un fascinoso Omar Sharif, ora come un integerrimo politico di sinistra. La voce narrante ce lo ritrae con la tipica vanteria tipica delle mamme chiocce, benché a parlare sia la figlia. Ma Simone è stato forse così perfetto? Non ha mai covato rimpianti o delusioni? Nel dubbio, Carla finisce per mettersi da parte: sconosciuta perfino al lettore – fatta eccezione per un capitolo di grande erotismo dove rivela le contraddizioni di una sensualità folle e vendicativa –, si mostra in rari sprazzi e sempre in relazione alla tragedia. Nell’ultima parte, inevitabilmente, la malattia diventerà sempre più preponderante. Una primadonna crudele che non ammette diretti concorrenti. Una mantide religiosa che fagocita sia il corpo del povero Simone, sia una dimensione corale prima abbozzata e infine sacrificata.

Non è il mestiere dei figli essere padri.

Dopo un bestseller di risonanza internazionale, l’autrice catanese torna in libreria con un romanzo all’apparenza convenzionale ma in realtà ancora più struggente. Alcune emozioni non si possono simulare. Anna deve averle sperimentate tutte sulla propria pelle e intuisco quanto Il grande me, in realtà, sia la tappa di un’intima elaborazione che suscita nel lettore rispetto ed empatia immediati. Nonostante tutto, confesso qualche dubbio relativo alla struttura; alla presenza di un intreccio romanzesco superfluo che orna una storia già forte di per sé, perché in parte autobiografica. Impaziente, ho divorato pagine su pagine caratterizzate da uno stile poetico e solenne. E ho letto con ammirazione le apostrofi, le domande retoriche, le invocazioni e le preghiere, che rendono lo stile di Anna un moderno coro da tragedia greca. Cerebrale, difficile, implosiva più che esplosiva, questa sua seconda prova non convince totalmente per via della troppa carne al fuoco a fronte delle sole duecento pagine – abbiamo il segreto di Simone, le pulsioni autodistruttive di Carla, il logorante stillicidio del cancro –, ma riesce lì dove pareva impossibile. Ossia trovare parole per sfidare la «dislessia della morte»: e, senza sorprese, son parole bellissime.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Mia Martini – Gli uomini non cambiano


14 commenti:

  1. Buongiorno Michele,
    temi forti, che hai sintetizzato come sempre in modo sublime.
    Questo è sicuramente un libro che necessita di essere inserito nella propria vita al momento giusto...
    Lo segno, ma non è per ora.
    Grazie per averne parlato con tanta proprietà ciao, Marina

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  2. Buongiorno! Ho visto questo libro un po' ovunque ma la prima recensione che leggo è la tua.
    Questo libro mi attirerebbe proprio tanto ma non sono pronta alla differenza, così simile a quella che già conosco. È un libro che devo mettere nel cassetto.

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  3. Jung si diverterebbe un casino con quest'autrice. :)

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    1. Ahahahahah, è l'unico a poterci trovare il lato buffo nelle storie della Dato...

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  4. Mhmm, no, non fa per me, neanche il primo di cui sono andata a leggermi la tua recensione, sarò prevenuta ma salto.
    In compenso ho iniziato ieri sera "Bellissimo", anche questo lo leggerò in un sorso....mi ha incantato da subito e questo scrittore che non conoscevo merita davvero. Un libro interessante lo riconosci da subito, c'è poco da fare e da dire, ti accorgi che le parole hanno il giusto suono al tuo orecchio. Ti farò sapere, ma già so che sarà.... Bellissimo!
    Grazie Michele, buona giornata!

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    1. Bellissimo è bellissimo davvero.
      Letto diversi anni fa, ne ho ricordi intendi.

      Un saluto, Lory!

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  5. Me lo segno, per quando mi sentirò pronta a temi simili :)

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    1. In caso, sarà particolarmente terapeutico nella sua crudezza. :)

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  6. Romanzo che spero di leggere presto anche io 🤗🤗

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  7. Eh l ho messo in wishlist e vorrei recuperare anche l'altro libro dell'autrice, sono tematiche che mi piacciono!

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