lunedì 8 luglio 2019

Recensione: Sadie, di Courtney Summers

| Sadie, di Courtney Summers. Rizzoli, € 17, pp. 367 |

Se fosse un film sarebbe di quelli da festival, che in chiusura includono le preoccupanti statistiche su quante ragazze ogni anno spariscano negli Stati Uniti. Diventando, in tal modo, gli ennesimi spettri di popolose città fantasma. Cosa succede alle giovani destinate a non fare più ritorno a casa? Quella raccontata in Sadie, primo romanzo dell'acclamata Courtney Summers a essere tradotto in Italia, è la storia di una di loro. Al bordo della strada è stata ritrovata una macchina in panne: dentro c'è uno zaino verde, appartenuto a una diciannovenne irrintracciabile già da un po'. Si penserebbe a un allontanamento volontario – chi potrebbe biasimare, infatti, una fuga lontano dalle sabbie mobili della provincia – se non fosse per la tragedia vissuta dalla ragazza in tempi recenti. Sua sorella, Mattie, è stata trovata in un meleto: assassinata. Disobbedendo agli insegnamenti di tutta una vita, è salita su un furgone non meglio identificato; si è fidata delle caramelle offerte da uno sconosciuto. La superstite pretende giustizia. Ma, secondo un noto adagio, chi cerca vendetta farebbe meglio a scavare due tombe. Fin dove si è spinta la protagonista in nome della legge del taglione?
La narrazione si dirama così: da un lato abbiamo la caccia all'uomo di Sadie, sulle tracce di un mostro presentatosi la prima volta con il nome di Keith; dall'altro, invece, un originalissimo podcast in otto puntate in cui uno speaker radiofonico scava in lungo e in largo setacciando le parole di amici, compaesani e testimoni in un'indagine all'apparenza senza precedenti. Partiamo da un parcheggio per roulotte a Cold Creek, uno spiazzo polveroso che Sadie e Mattie chiamavano casa, e in un accidentato viaggio della speranza percorriamo un'autostrada per la dannazione eterna: passerà attraverso villaggi dimenticati dal Padreterno e sobborghi falsamente idilliaci, facendo tappa, di notte, in motel a un passo dalla demolizione.

Io sono il risultato di biberon pieni di gassosa al limone, ho un organismo che non sa elaborare le cose belle della vita. Il mio corpo è abbastanza affilato da tagliare il vetro e ha un bisogno disperato di affinarsi, ma a volte non mi importa. Un corpo può anche non essere sempre bello, però sa rappresentare un inganno perfetto: io sono più forte di quanto sembro.

Per affrontare la traversata con un cuore impavido, probabilmente, ci vorrebbe l'amazzone di un rape and revange degli anni Settanta, ma Courtney Summers sceglie Sadie: una bambina cresciuta in fretta, con gli occhi ostinati e il viso misteriosamente tumefatto. 
Si è tinta i capelli di biondo, agli altri si presenta con il secondo nome per non essere rintracciata dalle autorità e, ogni tanto, è tradita dai tentennamenti di una balbuzie congenita. Sprovvista di spirito di autoconservazione e armata di coltello a serramanico, è un pericolo ambulante da non sottovalutare. Ha sensi di colpa a non finire. E ha sete, di sangue. Nonostante i sei anni di differenza e i padri diversi, a legarla alla piccola Mattie c'è una devozione viscerale. Cresciute allo sbando, con una madre tossicodipendente che portava nella roulotte stupefacenti e compagni dalle mani lunghe, le due inseparabili sorelle sono state l'una il rifugio dell'altra fino a quando non le ha divise l'ennesima uscita di scena della genitrice. Da Los Angeles, l'inaffidabile Claire ha mandato loro una cartolina e la secondogenita, adorante, voleva seguirla a ruota. Proprio il desiderio di raggiungerla sarà la sua condanna. Arrabbiata con il mondo, opportunista per necessità, la protagonista si concede nell'arco del viaggio sporadici e meritati attimi di dolcezza in compagnia di qualche fortunato sconosciuto – un ragazzo carino, un'automobilista bagnata fradicia dal temporale. E, grazie agli incubi e alle contraddizioni che porta come bagaglio a mano, fa la differenza in un romanzo meno spiazzante del previsto ma ben scritto.

Le ragazze spariscono continuamente. E non sapere è una benedizione. Non volevo questa storia, perché avevo paura. Avevo paura di ciò che non avrei trovato e avevo paura di ciò che avrei trovato.
E continuo ad averne.

Lo squallore delle ambientazioni, la presenza di famiglie disfunzionali e il tema raccapricciante della pedofilia mi hanno fatto pensare alla terza stagione di True Detective, con cui la Summers ha in comune anche la straordinaria presa emotiva e un finale sospeso. Narrazione semplice ed empatica, che suggerisce appena gli orrori perpetrati ma, nel mentre, mette la nausea ugualmente, deve forse più agli spunti della cronaca che al giallo tradizionale. 
Niente è dato per scontato; nulla appare certo. Il romanzo concede al lettore poche risposte, al punto che a qualcuno potrà sembrare perfino irrisolto, e imbocca con coraggio un sentiero senza uscita. Parabola on the road terribile e istruttiva, servirà ad aprire gli occhi tanto agli adulti quanto agli adolescenti – non si è mai abbastanza preparati ai colpi di scena che ha in serbo per noi un mondo spietato –, ma scuoterà soprattutto chi, per gusti o per età, è poco abituato ai tiri mancini del genere. Che, per definizione, vive di rapporti malati e sentimenti al limite dell'illecito. Che crede fermamente nell'incalzare martellante dei dubbi, non nella consolazione del lieto fine annunciato. Questa strada per l'inferno, a confine fra amarezza e speranza, è lastricata di loschi figuri e buone intenzioni. Porterà anche a Sadie, smarritasi nei grigi asfalto del bene e del male?
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Mark Ronson feat. Miley Cyrus – Nothing Breaks Like a Heart

26 commenti:

  1. Ecco, mi hai convinta! Sembra una di quelle storie che mi piacciono tanto. Segno e ti ringrazio :)

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  2. Insomma, sembra una cartolina dal naturale inferno di queste zone degradate, ai margini.
    Non so se possa piacermi, ma la questione dei duri colpi di scena mi ha incuriosito.
    Forse proprio il fatto che possa sembrare irrisolto, lo accosta al modus operandi di True Detectives... che dici? :)

    Moz-

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    1. Somiglia, sia per il tema dell'infanticidio, sia per il tono sospeso del finale, soprattutto alla terza stagione. Non la mia preferita, ma la più emotiva; quella in cui lo spettatore è chiamato a scegliere a quale epilogo credete, a leggere fra i puntini di sospensione. In questo caso, qualcosa del genere succede al lettore. E trattandosi di un YA pubblicizzatissimo, edito da un editore alla moda, mi è parsa una gran cosa!

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    2. Beh, sicuramente un passo avanti per il genere...

      Moz-

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    3. Assolutamente.
      Ne avrà decretato la popolarità, in patria, non tanto la bravura della Summers (che comunque è brava, eh) quanto la voglia di risultare poco consolante a dispetto del target.

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  3. Mi incuriosisce molto, sebbene prima non gli avevo degnato nemmeno uno sguardo 😊 vedrò di smaltire qualche lettura prima 😊

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    1. Una lettura non solo per adolescenti, anzi.

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  4. Vabbè, tanto l'avevo già preso di mio, devo solo spicciarmi ad iniziarlo dopo aver letto la tua recensione!

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  5. tematiche che mi attirano e a cui so difficilmente dire no; un altro titolo da tener presente!!

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    1. Leggero ma non troppo, è la lettura ideale per l'estate!

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  6. Impossibile resistere! E' sicuramente una storia nelle mie corde. Il finale sospeso mi fa sospettare che la cosa veramente importante sia il viaggio nel mondo spietato governato dagli uomini. Recensione al top. Un caro saluto :)

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  7. Mi attrae e mi respinge. Ovviamente lo segno. Ciao da Lea

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  8. Non avevo notato questo libro ma adesso deve essere mio!!! :)

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    1. Sta mietendo consensi meritati, in effetti, anche fra chi non legge Young Adult. :)

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  9. Arrivo tardi a commentare, ma arrivo.
    E niente, sono felicissima di questa tua splendida recensione dal momento che ormai lo sanno anche i sassi che la Summers è la mia scrittrice preferita e chiunque finisca con lo scoprirla e apprezzarla poi mi rende contenta.

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    1. Non vedo l'ora che traducano altro di suo. Lei, per altro, è carinissima: ha anche ricondiviso il post su Twitter! :)

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    2. Che bella scoperta lei!

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  10. Ciao!
    "La voglia di risultare poco consolante" e la tua recensione me lo fanno segnare nel listone, pur se la tematica da quando ho figlie mi respinge... Grazie e buona giornata, ciao!

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    1. Grazie a te!
      Capisco che, da madre, il tema possa angosciante. Per fortuna, non è un romanzo troppo esplicito.

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  11. Sicuro prossima lettura la tua recensione mi è piaciuta molto ma ero già convinta dalla trama :-)

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    1. Lo stanno leggendo proprio tutti, e non puoi mancare. :)

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