“A
cosa servono le favole? I grandi classici, le vecchie fiabe...c'è un
motivo per cui le conosciamo tutti!
Le
usiamo per affrontare il mondo. Grazie a loro acquisiamo la cosa più
importante che si possa avere: la Speranza.”
Le
fiabe hanno colorato l'infanzia di tutti noi.
Hanno
dato vita a viaggi immaginari e a sogni ad occhi aperti, a idee
solide ed immortali e a ricordi inestinguibili. Sono concrete, dotate
di colori e perfino di odori. Nutrimento per l'anima, calore per il
cuore. Hanno quella sfumatura calda e dorata che solo i bambini si
ostinano a vedere -vivida e brillante- su ogni cosa. Odorano di
famiglia e passato; di mamme e papà chini sui nostri lettini con un
tomo rilegato in grembo e un sorriso dolce sul volto.
Ci
danno forza, ci riempiono di ottimismo e ispirazione.
I
tempi passano, nuove mode si affermano, ma le favole – come la
fantasia- non passano mai di moda.
Basta
sollevare gli occhi e guardarsi attorno per vederle lì: sugli
scaffali di una libreria, sullo schermo di una TV, tra le pagine di
un recente urban fantasy...
Affascinanti
e sempre attuali, sono continuamente materiale per il cinema e la
letteratura contemporanea. Non so se abbia già acquisito i
caratteri di una nuova moda, ma ho il sospetto che i mondi fiabeschi
siano riusciti a sconfiggere a colpi di “C'era una volta”
l'algida bellezza dei vampiri.
No,
non preoccupatevi! Non si tratta dell'ennesimo delirio del vostro Mr.
Ink! Ho scritto questa premessa per introdurvi il titolo che tratterò
nella nuova puntata della rubrica I love Telefilm: si tratta di Once
Upon a Time ( C'era una volta), un'acclamata serie americana
debuttata – lo scorso autunno- sulla ABC.
La
serie, fresca e fantasiosa, sarà la gioia di tutti i nostalgici. Le
favole più amate di sempre rivivono, infatti, in una veste tutta
nuova, che mescola atmosfere gotiche e amori proibiti alla potenza
della magia. Vi siete mai chiesti cosa succeda dopo il celebre “..e
vissero per sempre felici e contenti”? Cosa ne sia stato dei nostri
cari protagonisti e dei più crudeli villains?
Gli
acclamati creatori di Lost, attraverso episodi fitti e ben costruiti,
vi danno le risposte che non avete mai saputo trovare. A causa di un
incantesimo oscuro, sono stati tutti confinati nella cittadina di
Storybrooke, Maine. Ignari della loro identità e delle avventure
che, in un mondo parallelo, hanno vissuto, vivono vite comuni e
monotone in un paese in cui non esiste tempo alcuno. I più grandi
amori sono stati spezzati, gli eroi più coraggiosi hanno perso le
loro virtù, le principesse più belle, invece, hanno visto sfiorire
i loro sogni d'amore all'insegna di una noiosa quotidianità.
Biancaneve lavora come maestra in una scuola elementare, il principe
azzurro giace in coma in un letto d'ospedale, Cappuccetto Rosso fa la
cameriera nell'albergo della sua scorbutica nonnina, il subdolo
Tremotino sbarca il lunario con il suo negozio di pegni, Geppetto è
semplicemente un simpatico vecchietto con un lavoro umile e un
marcato accento italiano. Fanno i lavori più disparati, vivono le
vite più comuni. Si conoscono, si incrociano, si parlano, ma non
riescono a ricordare. Sulle loro menti gravano le nebbie del
sortilegio scagliato da Regina, sindaco di Storybrooke e matrigna di
Biancaneve, che, invidiosa ed amareggiata, ha voluto privare i nostri
eroi di un epilogo felice e li ha condannati al pallore della
quotidianità.
Emma
Swan vive in una grande città e, lei, alle fiabe non ha mai creduto.
Probabilmente, di tanto in tanto, qualche ubriacone le avrà anche
dato della “principessa” nel vano tentativo di rimorchiare, ma la
sua vita non ha mai avuto i toni dolci di una favola. Una vita
insoddisfacente e una dura professione sembrano attenderla, finché
alla sua porta non si presenta il piccolo Henry.
Il
bambino che non ha mai visto. Il figlio che, una decina di anni
prima, aveva deciso di non volere e di dare in affidamento a genitori
più degni.