venerdì 13 marzo 2015

Mr. Ciak: Nessuno si salva da solo, The Voices, Two Night Stand, Honeymoon, The Best of me, La Piramide

Avevo lasciato Delia e Gaetano a un tavolo, mentre la pioggia faceva venire giù il mio cielo. I vetri appannati: appannato pure io. Non sapevo se Nessuno si salva da solo m'era piaciuto oppure no. Mi aspettavo una trasposizione indigesta, per rendere giustizia a quel libro brevissimo, ma un po' mattone: cena di qualche ora consumata all'impiedi, con le scarpe che stringevano. Invece Nessuno si salva da solo si è rivelato una parziale epifania, come era già capitato con Non ti muovere. La storia si è ripetuta; l'ultimo progetto della storica coppia si tiene a galla a furia di spinte convulse e, nonostante qualche scenetta sopra le righe che avrei troncato, la voglia di sopravvivere è più forte di uno scivolone. L'attenzione filologica per il romanzo manca e si riscrivono dialoghi e situazioni. Lo zampino della Mazzantini si nota e, a parte la discutibile abitudine di lasciare a comprimari abbozzati il compito di fare spaccati della nostra società, la riuscita generale convince. Meno crudo e più passionale, istintivo, il film incastra nel mezzo dell'ultima cena le immagini liete dei tempi che furono. Foto ricordo di due cambiati poco nell'aspetto, ma stravolti nel sentimento. Lei che gli tiene il muso, lui che le risponde col sorriso fiducioso di tutti gli uomini – perché noi siamo fessi e ci dispiaciamo per tutto. Ai due estremi del ring, Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca: bravissimi, soprattutto lei, alle prese con dialoghi lunghi, che strizzano l'occhio al teatro. Si spremono. Per cacciare le lacrime, per sputare fuori le parole più aspre. Le masticano e le digeriscono, le sputano, anche se - tratte da un romanzo pesante e lirico - a volte sono pesanti e liriche anch'esse, ma grazie a protagonisti validi, tu ne senti il peso smorzato. Scamarcio, grandi passi in avanti dai tempi di Tre metri sopra il cielo, ma si sa; la Trinca, bellissima e furiosa, sempre vista da me qui e lì in ruoli piccoli, è una rivelazione: la sua Delia è un personaggio sgradevolissimo, ma lei ha un'intensità forte e sa renderla tollerabile. Il loro dramma è a voce alta. Schiamazza e urla e le loro nevrosi di giovani genitori e di amanti finiti toccano, perché, da figlio di genitor spigolosi, certi litigi li hai origliati. Altre volte, invece, il loro rapporto è violento, ma tenero, e le scene di sesso mostrano due attori uniti da una grande alchimia – anche fisica. E loro sono ottimi soprattutto allora, in armonia col mondo e con loro stessi. I baci in bocca, la saliva, il dare morsi allo stesso cornetto. Perché fingersi tristi non è impossibile, ma fingersi felici sì che è difficile. La pellicola è girata d'un fiato. Si intravedono la Galiena e Angela Molina; alla fine esce Roberto Vecchioni – cantastorie, cantamore – a ricordarci di brindare alla vita. In un melò classico e solido, agrodolce, portatore di tanti difetti del nostro cinema, eppure diretto da un Castellitto abile nel maneggiare i punti di vista e le sue punte di diamante, si giunge a quel finale che, nel romanzo, mi aveva lasciato di sasso. Benché lontano dall'idillio, qui, c'è un ospite a sorpresa: la speranza. Allora, ho detto che questi Delia e Gae, egoisti ma capaci di un concederci un sorriso, mi sono piaciuti di più. A metà tra i finali sospesi prediletti da lei e la consolazione cercata da lui, nelle sceneggiature grossolane con la sua firma. Un punto e si va a capo, nel momento delle mance ai camerieri e dei dessert - e degli amori - buttati in faccia. Quando ritorna la fame. (7)

Potrei essere pazzo, e tutto può essere. Ma non vedevo un film così convincente da un po'. Non mi sono sbilanciato nemmeno per gli Oscar, pensate, sarà che i film che sono piaciuti a tutti io li ho trovati compiaciuti e antipatici. Fatto sta che questo The Voices, notato su un sito di cinema e beccato poi in rete, mi è piaciuto troppo. Inaspettato ma vero, è uno dei prodotti più fighi visti di recente. Una sorpresona di quelle spietate, divertenti, originali: rare. Nei titoli di coda leggo un nome straniero, alla regia, e indago. Ma sapete che Marjane Satrapi, qui per la prima volta lontana dall'Europa, è l'ideatrice di quel Persepolis che io non ho visto, ma che tutti hanno apprezzato? Be', io non lo sapevo. La mia ignoranza ha fatto il suo, come quando mi sono drogato di How to get away with murder senza sapere chi fosse la Rhimes. Lecito, per gli estimatori veri, dunque, aspettarsi una commedia nera sveglia e fuori. Per me, che la Satrapi la scopro qui e che volevo solo guardare una sottospecie di horror, The Voices è stato un colpo di genio. La storia di un efferato serial killer mostrata come fosse una commedia romantica, coi toni pastello, le farfalle che svolazzano, le fabbriche antracite che – nella mente di un sognatore o di un pazzo – diventano ospitali come se le gestisse Willy Wonka. Il mondo di Jerry, imprevedibile sociopatico, è una fiaba. Per essere un individuo che colleziona teste umane, reduce da un' infanzia tribolata, è uno a posto. Stravede per i suoi cuccioli: un cagnone bavoso che è il suo angelo custode e un gatto dal pelo rosso fuoco che, diavolo tentatore, lo squadra da capo a piedi con cattiveria e lo spinge ad uccidere. La confezione, particolarissima, è a metà tra gli splatter movie anni '80 e le velenose commedie musicali di John Waters – non perdetevi l'assurda scenetta da musical, prima dei titoli di coda, in cui gli attori fanno sfoggio di bacini snodati e doti vocali. Si alternano interiora e zucchero filato rosa, perché la Satrapi segue il suo protagonista dentro e fuori dalla sua psiche contorta, e se l'appartamento di lui, nella realtà, è una macelleria di sangue secco e cadaveri, nell'immaginazione di Jerry è lindo e pinto e la testa di Gemma Arteron, che nel frattempo marcisce nel frigo, non va a male. L'amore con Anna Kendrick è possibile e le donne non devono per forza fare la triste fine della sua cara mamma... Con un cast credibilissimo e una resa, ora cupa e ora tutta cuori, che metterà d'accordo chi ama generi cinematografici agli antipodi, è un film assurdo nelle premesse, ma che in realtà ho preso sul serissimo. Ne avrei voluto di più, come se Jerry – come il collega omicida Dexter – potesse avere una serie tutta sua. Impiegatuccio stressato e quieto che ha la faccia di un Ryan Reynolds mai così versatile e convincente. E' sempre il solito lui ma c'è qualcosa – lo sguardo timido, le camicie floreali, il fatto che presti la voce a gatto e cane – che lo rende il più looser dei sex symbol. Tant'è vero che mio fratello, nel mezzo del film, mi ha chiesto se fosse lo stesso tipo piacione di Lanterna Verde & Co. Un tenero Norman Bates, nel suo fiabesco non-mondo di gatti luciferini, teste chiacchierone e Gesù pop star. (7+)

Dopo un amore tramontato, ci vuole un rimpiazzo. Una cosa da poco. Questione di una notte e via. Ed è così che si incontrano Megan e Alec, finiti a letto grazie a un sito d'incontri. Ma svegliandosi... sorpresa! Sono bloccati a casa di lui, per via di una di quelle tormente di neve che ogni tanto paralizzanno la City, e scoprono – abbandonate le lenzuola, recuperati i vestiti – di trovarsi irritanti. Pensavano di concordare su cosa fare a letto, ma lei fingeva l'orgasmo e lui trovava poco sexy il suo modo di liberarsi di jeans e maglietta e cose simili. Calzini sì o calzini no? Luce accesa o spenta? Bacio o non bacio? Alzarsi di soppiatto o addormentarsi abbracciati? Two Night Stand è una commedia semplice, pulita, retta da due giovani attori in gambissima che duettano con leggerezza e malizia: si stuzzicano e parlano per tutto il tempo dei segreti del piacere, senza mai risultare volgari. L'impredibilità delle previsioni meteo e quelle del corazòn li porteranno a una seconda notte insieme, ma in nome della scienza, puramente per la felicità degli amanti che verranno. Come finirà lo sapete già, ma il film è così sorridente e spensierato che è di un già visto che... riguardi. Miles Teller, la rivelazione di Whiplash, e l'adorabile Analeigh Tipton, stella tra le altre cose dello sfortunato Manhattal Love Story, sono belli in una maniera non convenzionale e convincono, perché meno prestanti e molto meno nudi della Kunis e di Timberlake si guardano in quel modo . Quello che gli amanti non si dicono. Quello che lo spettatore sa, ma che comunque si diverte a vedere succedere. Tra The First Time e What If – ugualmente inediti in Italia. Tra Venere e Cupido. (6+)

Honeymoon per molti è uno dei film di genere più interessanti dello scorso anno. Un ritorno alla fantascienza vecchio stile, in cui tutto si intuisce già, ma in cui nulla viene mostrato prima del tempo pattuito. In realtà, non mi ha impressionato come mi avevano assicurato – la storia è risaputa, le svolte sono prevedibili e non è paragonabile a perle inedite come The Babadook – ma è una visione che funziona, soprattutto lì dove l'horror comune toppa: nella parte iniziale. Honeymoon – luna di miele nel profondo del bosco, con donne mantidi e laghi mortali – colpisce per l'aspetto di dramma indie. I dialoghi sinceri, la fotografia mossa, attori affiatati. I canonici venti minuti iniziali degli horror annoiano e, spesso, hanno svolte ridicole: questi, romantici e profondi, invece funzionano a tal punto da risultare quasi meglio del resto. Prendi a cuore quei due giovani e assisti angosciato alla degenerazione del loro sentimento, che è soprannaturale anche se ricorda da vicino il comune tramonto delle storie d'amore. Merito di una scrittura notevole, di una regia che gioca coi rimandi e di due protagonisti che reggono da soli il tutto – giacché i mostri non si vedono; giacché loro, preoccupati e atterriti come fossero in un Paranormal Activity d'autore, convincono pienamente. Da Games of thrones, Rose Leslie – qui molto inquietante. Conosciuto per Penny Dreadful, Harry Treadaway: un giovane talento con la faccia giusta e tutte le carte in regola. Honeymoon è un po' un Amityville Horror al femminile, che cita Antichrist, Funny Games e lo sci-fi d'epoca: una riscrittura detta e non, inserita nella parentesi graffa di un matrimonio che va allo sfascio. Uomini e donne si sa che vengono da pianeti diversi. (6,5)

Capita con le cose che ti porti appresso dall'infanzia. Di guardarle, anche adesso che sei grande, con occhi buoni. Le boy band, i cartoni animati che non danno più in tivù, gli autori che piacevano a tua mamma e che, quando in casa non c'era nient'altro, leggevi anche tu per noia. Sparks è da inserire lì. Una volta all'anno, mi ci riavvicino e, nella noia di una sera infrasettimanale, se sono a casa e non all'università, me lo recupero: mia mamma sul divano, ma tanto si addormenta. The Best of me è una storia delle sue. Questa volta, talmente sfigata che Paul Walker era in lizza per il ruolo del protagonista e, be', sapete che fine ha fatto. L'ha sostituito James Marsden, bello accanto alla sua bella Michelle Monaghan, e i due interpretano una coppia di innamorati che, a vent'anni di distanza, si rincontrano. Sapete come vanno le cose: gente che si bacia sotto gli acquazzoni senza prendersi un coccolone, lunghe lettere, famiglie che si mettono in mezzo perché lei è ricca e lui è povero, amori doppi che esistono solo nei libri, una New Orleans senza uragani ma piena di sole. E non scordiamoci i flashback. Partono, e la Monaghan diventa Liana Liberato, dolce e somigliante, mentre Marsden tale Luke Bracey – un tipo più giovane no, eh? La solita formula. Però, più di tanto, non saprei che dirgli di male. Scrive sempre la stessa storia – cambiano i punti, le virgole, i nomi – ma, purché venga a trovarti ogni tanto, riconosci che nella sua retorica c'è educazione e una certa magia. L'importante è sapersi accontentare di una vicenda che fa un po' estati di Canale Cinque. Perché nessuno ti amerà mai come se vivessi in un suo libro, eppure consolati: non sei in un suo libro, ergo la persona che ti è accanto e non ti ama così forte, probabilmente, non è condannata a lacrimose morti. (5,5)

Ci sono i classici archelogici che vanno a visitare il classico luogo misterioso e inaccessibile, nel classico horror tremolante e buio, uscito addirittura nelle nostre sale. La Piramide oggettivamente non è niente di nuovo. Certo, non è inguardabile, non è la più brutta delle visioni augurabili al nostro nemico, ma è inutile e trascurabile, soprattutto considando il fatto che venga proposto sulla scia del più recente e interessante Necropolis. Stile simile, trama in rima, ma idee giocate meglio, lì, e con più genuinità. Quello, nel profondo delle catacombe parigine, con la Divina Commedia che scendeva a patti con le avventure di Dan Brown, si era guadagnato una sufficienza. Questo, scimmiottando il predecessore – troppo recente e troppo poco importante per essere imitato – e alla lontana il cult Quella casa nel bosco, ci parla di leggende e dinvinità incazzose, ma oltre al sano brivido manca anche il mistero. Il found footage non stanca, vero, ma gli effetti visivi non sono, a tratti, all'altezza della situazione. Descritto così penserete che è uno schifo, ma invece no. Si segue, nonostante il tipico inizio pallosissimo, e l'improbabile svolta finale – costellata di buchi narrativi, ma fantasiosa il giusto – diverte. La mitologia egizia, accanto ai gatti carnivori e alle figure leggendarie dei libri di storia, avrebbe potuto offrire dritte più suggestive. Invece, l'autore del meritevolissimo Alta tensione – splatterone francese con una De France bestiale; l'avete visto? – non fa il massimo con una sceneggiatura esile scritta dagli americani, né con un cast modestissimo, in cui spicca giusto Denis O'Hare. Ma, ottimo in American Horror Story, con le sue mille facce da caratterista, qui non salva una barca che ha accolto acqua nera a bordo e, se non fosse per i canonici novanta minuti, andrebbe miseramente a fondo. (4,5)

18 commenti:

  1. La Piramide lo sto guardando (mi manca una mezz'oretta) e mi pare una cosetta innocua . Honeymoon vorrei vederlo ma non riesco a trovarlo.Nessuno si salva da solo mi ha innervosito talmente il libro che non posso farcela a vedere il film

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    1. Ti assicuro che il film ti innervosirà di meno, anche grazie a un finale più rilassato.
      Honeymoon l'hanno caricato da poco sottotitolato, lo trovi sul solito Cineblog01 ;)

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  2. honeymoon per me fu uno degli horror più fighi dell'anno scorso( ma forse era più sci fi), su The voices mi hai fatto salire tremendamente l'hype dell'attesa, the pyramid forse un giorno lo guarderò a tempo perso, Mazzantini e Castellitto... No grazie...così come gli altri due, non mi sembrano la mia cup of tea...

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    1. Eh, spero che The Voices ti piaccia.
      I commenti in rete sono tiepidini, ma - sarà che l'ho visto dopo l'inutile La piramide - mi ha convintissimo. Mai trovato tanto in parte il buon Reynolds ;)

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  3. The Voices già ce l'avevo in rampa di lancio e il tuo giudizio mi incoraggia ancora di più...

    Honeymoon e Two Night Stand pure quelli vedrò di recuperarli entro non troppo tempo.
    Nessuno si salva da solo forse. La piramide invece direi che me lo posso risparmiare.

    L'unico che ho già visto è The Best of Me, con cui sei stato troppo buono. Nicholas Sparks è il demonio personificato, non puoi leggere i suoi libri, noooooo! uaahahah ;)

    Tra l'altro non sapevo che Paul Walker dovesse essere il protagonista. Sparks porta davvero rogna! :D

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    1. Secondo me, Nessuno si salva da solo non ti dispiacerebbe. Si regge a dovere.
      Meglio Sparks di E.L James, so che sei un suo fan segreto! :P

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  4. Honeymoon è uno dei film che più ho adorato l'anno scorso, si batte alla pari col Babadook soprattutto per quella meravigliosa introduzione, che rende ciò che accade ai protagonisti ancora più inaccettabile e straziante.

    The Voices lo recupererò ma evito La piramide, ché già non mi era piaciuto Necropolis!!!

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    1. The Voices, per me, ti piacerà ;)

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  5. Piramide mi ha da sempre ricordato Necropolis, che al contrario tuo non avevo tanto apprezzato. Honeymoon ce l'ho in rampa di lancio, devo affrettare il lancio :P
    The Voices pensavo fosse il programma con Piero Pelù :D, scherzi a parte finora non ne avevo sentito parlare molto, a questo punto lo imprimo nella mente ;)

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    1. E fai bene! Tra l'altro mica c'hai tutti i torti...
      C'è un film musicale con la stessa Kendrick - in originale, Pitch Perfect - che da noi ha lo stesso titolo, più o meno: Voices :)

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  6. Sul romanticismo mi batti sempre, quindi metto in lista Two night stands e pure The Voices, della Satrapi ho amato tantissimo anche il malinconico Pollo alle prugne.
    Nessuno si salva da solo preferisco leggerlo se mai ne avrò voglia, e con tutti i commenti qua sopra che si uniscono al tuo entusiasmo, non so se cedere ai brividi di Honeymoon... dici che posso gestirlo?
    La piramide e Sparks, invece, li salto.

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    1. Ecco, mi hai ricordato che voglio vedere Pollo alle prugne. La Satrapi non la conoscevo, non so come e quanto è cambiata, ma The Voices è uno spasso e Reynolds è ottimo. Honeymoon sì, lo reggi tranquillamente. Molto introspettivo e indie, con un orrore mai mostrato esplicitamente. Lo splatter latita, c'è la giusta dose di "schifo": comunque tollerabile, ne sono certo :)

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  7. Gli unici che mi ispirano sono l'horror nelle piramidi, perchè gli horror a basso costo sono uno dei film che io e mia sorella ci divertiamo a guardare, e Honeymoon perchè hai scritto 'fantascienza vecchio stile' :P
    Gli altri... tutti in bilico, tranne Nessuno si salva da solo: a me l'accoppiata Catellitto e Mazzantini fa venire il latte alle ginocchia fin da Non ti muovere. Quello non ha neanche il beneficio del dubbio.

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    1. E sbagli, perché - insieme a The Voices - è uno dei pochi film validi del post ;)

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  8. okay, mik, mi segno the voice (la satrapi l'avevo sempre e solo associata ai graphic novel, se la cosa può consolarti) e confermo 2 night stand. Occhi su Teller, che devo capire se è bravo come sembra ;)

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    1. Qui non si sforza più di tanto, ma diverte e si diverte.
      Ti scrivo in chat per un consiglio lampo ;)

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  9. ho visto NESSUNO SI SALVA DA SOLO come mi ero ripromessa e devo dire che mi è piaciuto molto più del libro; l'ho trovato intenso e credibile, scamarcio e trinca assolutamente bravi e convincenti, insomma per i miei gusti assolutamente PROMOSSO.
    cmq difficilmente il binomio mazzantini-castellitto non mi piace ;)

    ciao ciao

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