martedì 19 ottobre 2021

Recensione: La voce di Robert Wright, di Sacha Naspini

 
| La voce di Robert Wright, di Sacha Naspini. E/O, € 18, pp. 307 |

Quando vengono a mancare certi personaggi, il mondo diventa un luogo un po' più povero. Pietrificati davanti ai telegiornali, ci scopriamo orfani. Gli artisti non dovrebbero morire mai. E forse, in qualche modo, non lo fanno: sopravvivono perfino a loro stessi. La tragica dipartita di Robert Wright, attore immaginario ispirato al mito di Robin Williams, getta Carlo Serafini e la sua famiglia nello sconforto: il protagonista, attore e doppiatore, era la voce italiana di quella star compianta all'unisono. Il loro curioso rapporto di dipendenza, dopo trent'anni di onorata carriera, si spezza. Semplicemente aprendo bocca, nel tempo, Carlo ha evocato mondi e suggestioni: mentre il suo viso anonimo non meritava selfie, il suo timbro riconoscibile gettava un magico ponte tra l'Italia e Hollywood. Venuta meno una leggenda, smarrito e disoccupato, realizza una dolorosa verità: la sua voce appartiene all'oltretomba. Chiuso in un mutismo impenetrabile, con un sorriso da monaco zen sulla faccia, Carlo smette di proferire verbo una volta pronunciata l'ultima battuta dell'ultimo film di Wright. Chi è, adesso, senza il suo dio? Come mai la moglie sembra tramare qualcosa in combutta con l'avvocato? Perché Vanessa, collaboratrice licenziata dopo un flirt, lo ha messo alla gogna? Carlo avrebbe tanto da dire, tanto da chiedere, tanto da svelare, ma si limita a lasciar parlare gli altri e a leggere una saga di Stephen King in poltrona. Finché un invasore in cerca di vendetta e un libricino misterioso, nascosto tra i classici russi, non lo renderanno artefice di un piano sfuggente fino all'ultimo.

La verità è che siamo tutti tizi impauriti, vestiti a festa ma nascosti chissà dove nella speranza che qualcuno si accorga di noi.

Sempre bravissimo, sempre diversissimo, il prolifico Sacha Naspini torna in libreria con uno psicodramma dalla struttura teatrale e dai quesiti affascinanti, soprattutto per i cinefili: quant'è labile il confine tra verità e finzione, tra persona e personaggio? Siamo al settimo piano di un condominio romano, in un appartamento di trecento metri quadrati, con il Natale ormai alle porte: il salotto dei Serafini, addobbato con cura maniacale, diventa la scenografia simbolica e beffarda di una commedia a confine con il giallo inglese. In scena va un gioco al massacro popoloso di personaggi e disvelamenti continui: forse avrebbe avuto bisogno di una chiusa più incisiva, con il senno di poi, ma grazie ai suoi passaggi migliori ricorda Luigi Pirandello. Raccontato in seconda persona, infatti, il protagonista vive la stessa perdita dell'io di Vitangelo Moscarda: è uno (Carlo Serafini), è stato centomila (tutti i personaggi impersonati da Wright) e, dall'oggi al domani, si ritrova a essere nessuno. Già perfetto per un adattamento, La voce di Robert Wright è un'analisi ironica, dolce e delirante degli ingranaggi della mentre umana e di quelli, sconosciuti agli addetti ai lavori, della settima arte. Non dissimile dal suo protagonista, Sacha Naspini si conferma un maestro indiscusso della parola. E tra le pagine modula la propria voce – rendendola a capitoli alterni dolente, stridula, raggelante – evocando a piacimento ora sogni di gloria, ora incubi di alienazione.

Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Mina – La voce del silenzio

6 commenti:

  1. Voglio leggerlo, naspini è un autore che mi attira molto!!

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    1. Un camaleonte, cambia sempre genere, sempre voce.

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  2. Una vicenda super cinematografica.
    Negli USA starebbero già preparando il film, in Italia chissà...

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  3. Una storia contemporanea che mi incuriosisce pur non conoscendo l'autore :)

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    1. Ti metto in ordine di preferenza quelli letti: I cariolanti, questo e Nives. :)

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