sabato 16 maggio 2020

Mr. Ciak: Bombshell, Le ragazze di Wall Street, Emma e altri film sul girl power

Quali sono i retroscena di un’emittente televisiva? A svelarci i coni d’ombra, oscuri benché sotto gli occhi di tutti, è un grande cast. La tematica, purtroppo, è la stessa della serie The Morning Show: le molestie sul luogo di lavoro. Questa volta ci si ispira alla storia vera. Si fanno i nomi e i cognomi.  Ci si mette la faccia. Partito con toni sfrontati e ultramoderni, con tanto di rottura della quarta parete, Bombshell si adagia poi in un andamento più convenzionale, con una sceneggiatura indecisa tra commedia, dramma d’inchiesta e thriller. Quando la struttura si frantuma, diventando corale, alla battaglia di un’irriconoscibile Theron si affiancano le vicende di altre due dipendenti: la Kidman, declassata a un programma pomeridiano; la Robbie, stagista che scende a patti pentendosene. La causa di una può diventare la causa di tutte? Sulla scia dello scottante caso di cronaca, i travasi di bile sono assicuranti insieme a qualche risata a denti stretti. A dispetto del titolo, però, il film non si rivela essere una bomba. Ma purché trionfi la verità – e il talento di Margot, a sorpresa la migliore delle tre punte di diamante –, gli si perdona la mancanza. (6,5)

Raccontare la crisi attraverso una nuova classe di emarginate: le spogliarelliste. Le ragazze dirette dalla Scafaria si trasformano da vittime in aguzzine per non soccombere. La troppa ambizione rischierà di mandare il piano a gambe all’aria. Dopo La grande scommessa e The Wolf of Wall Street, ecco la variazione sul tema che non potendosi avvalere né di una sceneggiatura da Oscar né di un regista di culto punta allora sulle grazie del cast più sexy dell’anno scorso. Hustlers è un gineceo divertente e affiatato in cui la dolce Constance Wu viene guidata passo passo da una Jennifer Lopez un po’ chioccia, un po’ sciacallo: la sua ottima performance non avrebbe dovuto lasciare indifferente l’Academy. Se il film funziona con poco, infatti, è proprio grazie alle interpretazioni delle protagoniste e al clima sempre disteso nonostante la tematica torbida. Pulito e onesto, punta su qualche raro spogliarello e su un lato umano dolentissimo, che tocca senza ironia. È possibile grazie a una JLo già iconica che, smesso il ruolo di popstar, ci mette – letteralmente – l’anima e il corpo. Nel capolavoro di Fosse, il mondo del dopoguerra era un cabaret. Per la Scafaria, quello sbranato dai lupi di Wall Street è un night. (7)

Siamo nella classica campagna inglese di Jane Austen, dove la massima ambizione delle protagoniste è una: accasarsi con un buon partito. Non mancano le feste, le lezioni di etichetta e seduzione, i matrimoni. L’interrogativo maggiore: chi si fidanzerà con chi? Come spesso accade negli intrecci dell’autrice inglese, abbonderanno i personaggi antipatici e le chiacchiere più salottiere. Leggera e spumeggiante, la nuova trasposizione di Emma è una commedia non esente da lungaggini, con una scrittura più canonica del previsto. Non aspettatevi né la riscrittura moderna di Dickinson, né il montaggio di Piccole donne. Prodotto diretto agli esteti e agli amanti del film in costume – il lato tecnico è incantevole –, conferma il talento di una Taylor-Joy a volte esilarante, altre malinconica. Accanto a lei, nonostante i caratteristi noti, brilla la stella di Mia Goth: presenza fissa degli horror, è adorabile alle prese con un ruolo comico. Tra chiacchiere di paese, nomi su nomi, corteggiatori e corteggiati, Emma è la storia di una povera ragazza ricca che giocava a fare Cupido. Al cinema dispiace meno di quanto farebbe su carta, ma per tutto il tempo sembra comunque di assistere a strategie da agenzia matrimoniale (6,5)

Benché rivelata al mondo dalla lungimiranza del cinema europeo, Jean Seberg era considerata la fidanzatina d’America. Affascinante e politicamente schierata, si trasformò in un personaggio scomodissimo e morì in circostanze misteriose. Un po’ biopic, un po’ thriller di spionaggio, il film segue la diva della Nouvelle Vague negli anni dell’impegno civile. Più a fuoco nella seconda parte, la pellicola con un’ottima Kristen Stewart – qui convincente come non mai – funziona soprattutto nel momento della caccia alle streghe. Accurato nella ricostruzione degli anni Settanta, grazie al luccichio di costumi e scenografie, il film vorrebbe parlare di troppo – star system, razzismo, politica – ma finisce per parlare di troppo poco. Per quanto la storia realmente accaduta sia intrigante, Seberg è un mix che vive soltanto della performance della protagonista e di timide capacità retoriche. Il caso di Jean, e il suo enigma, resta aperto. (6)

Più che la serie TV, i nati nella mia generazione ricorderanno la duologia con Cameron Diaz, Lucy Lu e Drew Barrimore. Alla luce di un girl power più autoreferenziale che mai, gli angeli dello spionaggio soft son tornati. Nonostante il tocco femminile, è stato un flop annunciato. Colpa di una regia patinata, che lascia un po’ a desiderare nelle scene d’azione? Non mancano i cambi d’abito, le parrucche, le macchinazioni più o meno telefonate, né un trio meglio assortito del previsto: la Stewart si presta a essere la macchietta del gruppo; la Harris è forse la migliore del cast, nei panni della scienziata goffa; la Balinska ipnotizza come amazzone dal fisico statuario. Su di loro veglia la Banks, che scherza sulla mezza età e domina un cenacolo di giovani desiderose non di essere principesse, bensì spie. Non necessario, come ogni reboot, l’ultimo Charlie’s Angels è stato un insuccesso parzialmente meritato, ma piacevole e  scacciapensieri poggia su una formula che intrattiene comunque. Vestiti succinti, giarrettiere e flirt, ma anche una consapevolezza tutta nuova sui ruoli di genere che divertirà gli uomini e lusingherà le donne. Basta però a giustificare la missione? (5,5)

Era l’unico pregio di Suicide Squad. Il ferro, immancabilmente, andava battuto finché caldo. L’impegnatissima Margot Robbie si è prestata con autoironia a tornare a impersonare l’eterna fidanzata del Joker: brutalmente piantata in asso – non aspettatevi il cameo di Jared Leto –, all’indomani dei fatti del cinecomic di Ayer è libera come l’aria. E per questo sola. Inganna le pene d’amore con i cibi ipercalorici, glitter e caramelle gommose a pioggia, parecchi nemici e poche buone amiche. Il capriccio di mettersi in proprio, però, le appiccicherà un enorme bersaglio sulla schiena. Al pari del pilot di una serie TV, Birds of Prey è una lunga presentazione di personaggi sorretta da un’estetica pop e da una colonna sonora furbetta. Oltre che confermare il brio indiscusso di Harley, ci si limita a illustrare il temperamento delle altre protagoniste e i segreti di una Gotham vincente nella comicità. Se esplosioni, sketch e colori sembrano sbucati da un cartone, qualcuno potrebbe sorprendersi per il tasso di sangue e parolacce; meno per una struttura inutilmente frastagliata. L’obiettivo di Birds of Prey: ripulire da cima a fondo la città. Il destino di Gotham è nelle mani delle ragazze. E quello dell’universo DC? (5,5)

Una giovane inesperta fa i conti con una datrice di lavoro spietatissima, che costringe i dipendenti a orari massacranti e trascura in nome della carriera famiglia, amore, affetti. Indizio: non sto riassumendo la trama del Diavolo veste Prada. Scambiate le redazioni giornalistiche con gli studi televisivi; sostituite le passerelle di moda con la stand-up comedy. Con il minimo sforzo, otterrete un aggiornamento della commedia già cult al tempo dei talk show. La Miranda Priestly del piccolo schermo è una signora dal temperamento british, algida e distaccata, con un marito malato di Parkinson in casa e avvoltoi tutt’intorno. Nel ritratto di luci e ombre su una professionista ormai sul viale del tramonto, non mancherà la redenzione finale. Potrebbe essere sempre la solita minestra, e invece no. Perfettamente al passo con i tempi, E poi c’è Katherine tratta il femminismo, gli scandali sessuale, l’integrazione, i pregiudizi sulle donne in ruoli di potere. La scrittura, già scoppiettante di per sé, è illuminata inoltre dalla performance di una Emma Thompson in forma particolarmente smagliante; con lei c’è Mindy Kaling, che qui convince più come sceneggiatrice che come interprete. (7)

15 commenti:

  1. Il problema del girl power? E' che è diventato tema politicamente corretto, e se ne producono a dismisura di pellicole, un po' d'equilibrio ci vuole, perché piace ma il troppo stroppia.

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    1. Mi permetto solo di scrivere la mia opinione sull'argomento: è verissimo che il troppo stroppia... ecco forse perché ci siamo tutti un po' stancati di vedere pellicole rivolti agli uomini, scritte da uomini, girate e interpretate da uomini, che trattano tematiche specificamente rivolte agli uomini e tendono anche un po' a scordarsi che oltre il 50% della popolazione di questo pianeta è composta da donne... Dico così, tanto per dire, eh? ;D
      Per il resto, non ho ancora visto nessuno di questi film, ma spero di rimediare presto... Tranne forse "Charlie's Angels", che purtroppo non mi ispira per niente! XD

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    2. Be', Pietro, ballo a dire al franchise degli Avangers o di Fast and Furious. La fiera del testosterone. Il cinema è grande, c'è spazio per tutti.

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  2. Hustlers mi ha sorpreso in positivo, Late Night invece mi ha deluso. Da Mindy Kaling mi aspettavo di più di quella che per me si è rivelata "la solita minestra". :)
    Ma con la nuova serie Never Have I Ever si sta rifacendo...

    Charlie's Angels l'ho abbandonato dopo pochi minuti. Non so se riuscirò a riprenderlo. Pure Birds of Prey, nonostante Margot Robbie, credo di non averlo finito. Però c'è da dire che l'ho visto durante i peggiori giorni della pandemia, quindi probabilmente non ero nemmeno dell'umore giusto...

    Di Bombshell tu dai un altro parere tiepido, così come molti altri, e quindi mi sa che passo. Anche se continuare a snobbare Margot Robbie mi infastidisce. :D

    Su Emma e Seberg ho aspettative discretamente buone, ma il tuo parere non è troppo incoraggiante... ;)

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    1. Never Have I Ever in rampa di lancio dopo Boris!

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  3. Devo ammettere che di queste pellicole non me ne interessa una 😅
    Giusto Emma, per via del conflitto interiore: è in costume, quindi mi piacerebbe vederlo, ma tratto da un libro che non mi ha fatta impazzire...

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    1. I costumi sono splendidi.
      La storia fa proprio cagare. Ecco, l'ho detto!

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  4. Hustlers l'ho cominciato e poi lasciato lì, avevo altro di più importante da recuperare.
    Tra tutti i film citati e visti, quello che ho preferito è Birds of Prey, scanzonato e zamarro come piace a me, una bella boccata d'aria fresca dopo quella schifezza seriosa di Suicide Squad.
    Emma. semplicemente delizioso, ma io amo le attrici coinvolte e i film in costume in generale, non faccio testo.
    Carino Bombshell, anche se mi sarei aspettata di più (ma Lithgow è comunque pazzesco) e anche Late Night, molto simpatico anche se ormai l'ho quasi dimenticato.

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    1. Hai accantonato il film più bello della carrellata!

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  5. Mi incuriosisce davvero tanto quello di Emma... Ma chissà perché 🤭🤭🤭

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    1. Pare che non sia la migliore delle trasposizione, però tra costumi e fotografia... Un bel vedere!

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  6. Pensavo avessi già scritto di Hustlers, e pensavo sopratutto ti piacesse di più Emma con il punto: certa leggerezza, certi intrighi amorosi, sono quello di cui ho bisogno a volte.

    Seberg passato per Venezia lo avevo già dimenticato. La Stewart ipnotizza ma da una biografia tanto interessante poteva uscirne qualcosa di meglio.

    Late Night è effettivamente un Diavolo veste Prada versione stand-up, a tratti ingenuo ma si fa voler bene.

    Sugli Angeli soprassiedo. Mi è capitato di beccare la vecchia versione con Cameron-Drew-Lucy e sono rimasta scioccata dalla quantità di trash. Questo sembra prendersi molto più sul serio.

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    1. Eh, lo so, però ritengo la Austen incredibilmente sopravvalutata. Nel novero dei classici, sì, ma sembra una delle autrici del programma Uomini e donne.

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  7. Tra questi film voglio recuperare "Emma"! :)

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    1. Non il mio genere, ma altrove tanto che piace. :)

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