lunedì 12 giugno 2017

Recensione [libro e film]: iBoy, di Kevin Brooks

Addio normalità. Bello averti conosciuta.

Titolo: iBoy
Autore: Kevin Brooks
Editore: Piemme – Freeway
Prezzo: € 16, 50
Numero di pagine: 245
Sinossi: Prima dell'incidente che lo ha mandato in coma, Tom Harvey era un ragazzo come tanti. Ma ora si è risvegliato con il potere di sapere e vedere tutto. I frammenti di iPhone che sono rimasti nel suo cervello lo hanno trasformato in un super computer, una sorta di mente artificiale iperconnessa. Tom può arrivare ovunque, tutte le risposte a domande che non sa nemmeno di aver posto sono già lì, nella sua testa. E dopo aver scoperto della violenza subita da Lucy, la ragazza di cui è innamorato, Tom usa i suoi poteri per punire le gang che dettano legge nel quartiere. Ma qual è il confine tra giustizia e vendetta?


                                La recensione
I supereroi, se sfigatelli, mi piacciono. A parlare è l'invidia verso il fisico scolpito, le battute che non fanno ridere, la forma preferita alla sostanza. Le eccezioni: Spider-Man, essendo un po' Peter Parker anch'io; lo sfortunato Enzo Ceccotti di Lo chiamavano Jeeg Robot, subito icona. Di fumetti, purtroppo, non ne leggo. Al cinema ne vedo gli adattamenti, se sotto costrizione, ma Raimi e Mainetti appartengono a una specie rara. Come la mettiamo invece con i romanzi a tema? Per qualche giorno mi sono concesso, così, un'avventura intitolata iBoy. Online circolava il film da mesi, ma non mi ispirava – benché esile e modesto, vi scrivo tra parentesi tonde e con il senno di poi, è una visione tutt'altro che spiacevole. La storia dei poteri causati dalle schegge di un iPhone, non dal morso di un ragno radioattivo, mi sembrava stupidissima. Ho aspettato l'estate, confidando nel tocco inglese di Kevin Brooks – uno che scrive cose interessanti, anche quando appare più leggero del solito. Il suo ultimo romanzo, giunto in libreria per Piemme, ha una copertina illustrata in linea con le precedenti e annunciati sprazzi pulp. Difficile avere sedici anni a Crow Town: quartiere londinese nella periferia più profonda e degradata che, con i suoi casermoni e i prepotenti ad ogni angolo di strada, somiglia alla nostra Tor Bella Monaca. Difficile, soprattutto se sei un adolescente timido e allampanato e, come l'eroe di Stan Lee, vivi con una parente anziana – una nonna che sbarca il lunario scrivendo romanzi rosa (nel film, una deliziosa Miranda Richardson) – e a un passo da Lucy, la ragazza dei sogni. Si può essere più che amici? 
Tom fantastica e si arrovella quando alza gli occhi al cielo: qualcuno l'ha chiamato per nome. Dal trentesimo piano gli cade sulla testa un cellulare rubato e gliela spacca in due come un cocomero (stando a Netflix, viene invece colpito da un colpo di proiettile mentre chiama il 911). Il risveglio dal coma è uno shock. La sua tutrice è sommersa dai debiti, la polizia fa domande su domande, Lucy è stata aggredita da una gang. Glielo suggerisce il suo cervello non appena apre gli occhi in ospedale. Ha una brutta cicatrice sulla testa e, dentro, pezzi di cellulare impossibili da estrarre. Gli effetti collaterali, gli spiegano, sono emicranie croniche e percezioni leggermente falsate. Il foglietto illustrativo non parla di poteri magici? Il ragazzo del miracolo ha tutto il sapere del mondo e di internet dietro le palpebre. La sua pelle, volendo, sfrigola e manda bagliori. La sua mente galoppa, connessa ai cellulari e ai pensieri degli altri. A questo punto, perfino una produzione modesta potrebbe far bene: un po' di CGI, ed è facilissimo stare al passo. Come spieghi la presa di coscienza di Tom su carta, il suo sapere infinito? Quel caos di numeri e lettere, quel bombardamento di informazioni, possono starci davvero in un romanzo? L'autore young adult della noia mortale di alcune estati, dei finali monchi e della Londra punk, al solito, sa come fare. 
iBoy fila più veloce della luce e, a modo suo, sembra avere anche fondamento (la trasposizione, cupa nelle atmosfere ma libera nella struttura, sceglie di rimanere dalle parti del teen thriller: Bill Milner, perciò, somiglierà più a un hacker che a un vigilante). La periferia non lascia scampo. Preoccupano i figuranti incappucciati, le loro mani pesanti, la disgustosa legge del branco. Non c'è una Mary Jane da prendere al volo: troppo tardi per salvare una protagonista femminile che odia il suo stesso corpo, i maschi, e non esce dalla sua stanza (Maisie Williams, per quanto insipida, ricopre nel film un ruolo più attivo). Lo stupro l'ha svuotata e non resta che qualche chat in cui confidarsi nell'anonimato; la speranza di una vendetta trasversale (risse o litigi con accoltellamenti finali, in poltrona, si trasformano spesso in scherzi goliardici o in episodi di cyber bullismo usati a fin di bene). Kevin Brooks attinge al cinecomic, ma il suo è un rape and revange – moderno, crudo, diviso tra etica e istinto – dai sensi sviluppati e dal ritmo folgorante. E prende senza interferenze di sorta, finché c'è campo. Ma alcune realtà, certe borgate malfamate, sono gallerie infinite. Lì i poteri fanno cilecca, le tacche del cellulare diminuiscono a vista d'occhio. Imboccarne l'uscita è un'esplosione di segnali e percezioni. Come una canzone alla radio che riprende più forte, alla fine del tunnel. 
Il libro: ★★★½ Il film: 6
Il mio consiglio musicale: Imagine Dragons – Radioactive

12 commenti:

  1. Ho visto il film, per me il romanzo è decisamente meglio articolato e complesso, giusto l'atmosfera metropolitana salvo. E comunque ho adorato anche questo Brooks, diverso e inaspettato.

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    1. Non mi sono dispiaciuti, ma comunque Brooks non mi ha entusiasmato questa volta.

      Jeeg, fatto sta, vince dieci a zero. ;)

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  2. Uhm.. no, penso che né film né libro facciano per me: troppi superpoteri, troppo teen. Sto con Jeeg ;)

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    1. Teen il giusto, ti dirò.
      I protagonisti bruttini (ma che piacciono) e le atmosfere dark, insieme al tema attuale degli stupri di gruppo, lo rendono non la solita cosa. Anche se, il film soprattutto, lascia il tempo che trova. Ma sull'inutilità delle produzioni Netflix, complici le polemiche a Cannes, già mi ero espresso. :)

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  3. Mi sono limitato al film e l'ho trovato tra le cose peggiori viste quest'anno. Quasi quasi sono meglio i classici lavori Marvel sui supereroi...

    Tu sei stato troppo generoso, anche con Maisie Williams. Più che insipida, nella parte della gnocca di turno è la cosa più fantascientifica della pellicola. :)

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    1. Perché tu non hai visto Wonder Woman! Il film si è lasciato vedere, non mi è particolarmente dispiaciuto.

      Su Maisie Williams concordo. Non ho infierito, giusto per quello che subisce il suo personaggio. :-D

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  4. Ho guardato iBoy proprio ieri sera, manco a farlo apposta ;) Bruttino, deboluccio. Quando si parla di fantascienza una delle cose più importanti, secondo me, è dichiarare il perimetro entro il quale il "potere anomalo" può muoversi per evitare di cadere nell'orrido effetto "vale tutto". Ecco, più che caderci iBoy ci sprofonda: partito dalla manipolazione dei dati digitali, perfezionatosi come incendiario di automobili, verso la fine il nostro Tom si uploada nozioni di combattimento in puro stile Matrix.

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    1. Visto ieri sera anch'io, tra l'altro!
      A me, dichiaratamente, non piace il genere. Questo, debole e tutto, non mi è dispiaciuto. Se non altro, il protagonista non ha il difetto di volersi fare il simpatico - cosa di cui accuso spesso e volentieri gli eroi Marvel, insopportabili. Ma, in generale, concordo con te. Nel romanzo però l'elemento fantastico è molto più accentuato. Tom frigge, letteralmente, quindi non ha bisogno di combattere: tocca e fulmina.

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  5. Ho il film nella lista delle cose da vedere a tempo perso, il libro invece non mi ispira per niente :/ proverò a tenere basse le aspettative, e casomai farò un pensierino sul romanzo.

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    1. Ti consiglierei vivamente di fare il contrario, Brooks merita sempre, ma se non ti ispira non ti ispira.
      Il film è un filmetto, ma si è capito. ;)

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  6. ne libro, ne film... nessuno dei due è particolarmente il mio genere

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    1. Neanche il mio, ma tra l'estate e la sessione... Male non mi è andata.

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