sabato 20 febbraio 2016

Recensione a basso costo: Acciaio, di Silvia Avallone

L'adolescenza è un'età potenziale.

Titolo: Acciaio
Autrice: Silvia Avallone
Editore: Bur – Rizzoli
Numero di pagine: 357
Prezzo: € 5,90
Sinossi: Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.
                                                 La recensione
La loro amicizia era diventata una cosa inesplosa, come i petardi difettosi rinvenuti il giorno dopo. Quelli che ti cavano un occhio, se li raccogli dal marciapiedeFrancesca e Anna – tredici anni, quasi quattordici – si schizzano, si rotolano nella sabbia e attirano sguardi indiscreti, sulle spiagge di una Toscana che non riconosci: grigia, radioattiva, industriale. Angosciante. Eccola lì, una spallina del costume che scivola giù. Eccolo, il triangolo del bikini che si sposta e si infila ovunque, lasciando ben poco all'immaginazione. Ci fanno caso a quanto sono diventate belle di botto, a quanto piacciono, loro due, mentre fanno i giochi stupidi di sempre e fanno girare la testa ai ragazzi del quartiere? C'è chi, con il binocolo alla mano e i pantaloni gonfi sul davanti, le guarda e fa pensieri strani: un genitore fin troppo apprensivo, un amico di famiglia ritrovato, un operaio in pausa caffè... Nuotano, e a largo c'è l'Elba. Saranno mai abbastanza forti le loro braccia, per portarle d'un fiato fin lì, a cavallo di un'onda? Non sanno ancora, infatti, che la loro amicizia è destinata a finire presto – una andrà al classico, un'altra al professionale; una vuole bene all'altra come a una sorella, e l'altra la ama come pare sia sconveniente amare una ragazza – e che da via Stalingrado, un labirinto di casermoni a pezzi e motorini truccati, non si scappa mica. La periferia è un destino, la terra all'orizzonte un miraggio sfocato. Insieme alle due, ingenue e fatali, con i poster di Britney Spears alle pareti e gli sguardi estranei fissi addosso, i parenti – padri troppo assenti o troppo presenti, mamme similmente vittime – e gli amici, a un bivio. Quel fratello così invidiato, Alessio, che eppure muore d'amore per l'inarrivabile Elena e campa di strisce di coca, turni faticosissimi, vita spericolata. Quei soliti amici suoi, Cristiano e Mattia, che con le adolescenti del quartiere hanno i flirt e, talora, i figli. E su di loro, nell'Italia delle centomila lire e Berlusconi, le luci tremolanti delle tivù, che trasmettono in sincrono la caduta delle Torri Gemelle, e l'ombra della Lucchini, che a tanti dà la vita – con le occasioni lasciate in eredità alle generazioni future, gli incarichi a tempo (in)determinato – e a qualcuno la morte. Le temperature di fusione sono altissime, infatti, i walkman non sovrastano il rumore assordante e sono lunghi, i turni, per permettersi un tuffo nel blu. Come separi il ferro dal carbonio, uniti insieme in una lega metallica? Come spezzi un'amicizia in due, un cuore, e sperare di tirare avanti? Acciaio, in whishlist dal giorno dell'uscita, a metà strada tra il romanzo d'inchiesta e quello di formazione, è l'esordio nostrano che guardava a Niccolò Ammaniti – la sua periferia, i tocchi pulp, i nuovi miserabili - e a cui, qualche tempo dopo, avrebbe guardato Valentina D'Urbano, amatissima da queste parti.
Sono passati sei anni. Facevo il liceo, mi sembra, e la Avallone era ovunque mi girassi: amici non lettori, perfino, mi parlavano di un vagheggiato amore saffico, nocche livide, colate incandescenti. Acciaio faceva discutere e vendeva, sì, ma non ero curioso neanche un po'. Esploravo altri generi, all'epoca, e le storie suburbane sarebbero arrivate sul mio scaffale soltanto qualche estate fa – prima con i Gemelli e la Fortezza, poi con l'indimenticabile Graziano Biglia e le figure della inventata Ischiano Scalo. Tutti ne parlavano. E allora perché parlarne ancora? Tutto era stato detto. E allora cos'altro aggiungere? L'ho riscoperto solo adesso e l'ho letto lentamente: un esame dai giorni contati, che forse andrò a dare mercoledì o forse no, e climi afosi, tra le pagine. Una vicenda per cui mi viene in mente un aggettivo preciso, torrida, e un rapporto al femminile di amore e odio, gelosie e confidenze, che vagamente mi ha reso queste Francesca e Anna molto simili a Lila e Lenù, che però popolano un'altra città e altre saghe – acclamate, a giusta ragione, come eroine di un capolavoro contemporaneo. Acciao l'hanno amato e l'hanno odiato invece. Forse, lo amano più all'estero, da quel che leggo. Io sono il tipo che preferisce stare in mezzo. In mare aperto. Perché è scritto benissimo o, se benissimo non è scritto, comunque è scritto come piace a me: suggestivo, vigoroso, sferzante. E perché, d'altra parte, raccoglie personaggi - e purtroppo luoghi - comuni, e inevitabilmente non tutti affascinano allo stesso modo. Spettacolo voyeuristico e verisimile che non ha occhi che per loro. Gli si perdonano, perciò, le svolte irrisolte e i drammi mancati: le tragedie colpiscono loro, poco noialtri. Non si urla all'ingiustizia, alla vita che è una gran bastarda, se sembravano inevitabili. Le storie che vi nominavo, che lo abbiano preceduto o seguito poco importa, hanno più anima e più pancia. Come il metallo di cui porta il nome, il romanzo è duro e tagliente. Ma come quell'acciaio lì è anche freddo, al tatto. Ritiri la mano, ma prima getti il sasso. O era l'uniposca rubato? Quello, sui muretti e nei libri, con colori sanguigni, ti racconta di tutti loro e di un'isola che potresti sfiorare con un dito: se non fosse per la pigrizia, se non fosse per la paura... Quando ci mette il sole a cancellare amicizie ed amori a inchiostro dalle panchine?
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Vasco Rossi – Albachiara

36 commenti:

  1. Bella recensione, come sempre! Devo dire che è un romanzo che mi piacerebbe leggere; nei romanzi come questo si trova sempre uno spaccato di Italia che non si conosceva e che ovviamente non si trova nei libri di scrittori statunitensi. Il fatto poi che parli di un'amicizia che nasce, cresce ma anche dei momenti d'incertezza non può essere un punto a favore!

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    1. Ciao, Francy! Ti ringrazio, è un romanzo da leggere senz'altro, anche solo per capire come mai sia stato così discusso. E io no, sinceramente non l'ho capito, ma è stata una lettura interessante. Soprattutto per scoprire lo stile dell'autrice, che mi ha convinto più della storia in sé. ;)

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  2. A me ha dato fastidio l'ultima parte, era stata formidabile fin dall'inizio, ma è come se si fosse resa conto di aver messo molta carne al fuoco e non sapesse più come uscirne.

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    1. Ecco, quello è un punto che per la fretta mi sono scordato di toccare. Hai perfettamente ragione, l'ho pensato anch'io.
      In particolare, mi riferisco alla (prevedibile) sorte di uno dei personaggi maschili. Ci siamo capiti.

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    2. Hai ragione, neanche stesse scrivendo con una data di scadenza

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    3. Immagino sia il limite dei romanzi tanto affollati. Storie che non prendono allo stesso modo, fili sospesi nel vuoto. Però, come esordio, nonostante il gran ciarlare di questi anni, è promettente. Comunque, sai che mi ispirava più il successivo, Marina Bellezza? :)

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    4. Ispirava anche me, ma le recensioni che ho letto mi hanno fatto tornare sui miei passi. Mi faresti da cavia? XD

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    5. Certamente! Poi il parere della mia amica Sonia - che commentava poco più su - è più affidabile di quello degli utenti che popolano Anobii & Co. ;)

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  3. Da citare, tra i personaggi secondari, il prof di religione che rimpiange "quando c'era il partito comunista" (a pag 163)
    Forse questo prof è reale e Silvia Avallone l'ha conosciuto, quando aveva 17 anni (nel 2001) e frequentava il liceo di Pionbino

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    1. Che occhio (e che memoria), sgrunt!

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  4. Ovviamente la tua recensione è bellissima, come al solito :)
    Per quanto mi riguarda, per leggere certi romanzi come questo ho bisogno di coraggio. Perché non sono storie semplici, sono vicende che ti "scavano" e che in qualche modo ti rendono più disincantato. Allora io, che sono codarda e voglio vedere il mondo in una luce un po'più calda, non penso che leggerò mai. Poi, per questo genere, mi basta la Ferrante :)

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    1. Be', la Ferrante è inarrivabile, ma io - di mio - queste storie vere, crude, italiane le amo particolarmente. Però ne ho amate di più altre, ecco. Ti ringrazio, Mari!

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  5. Ma se invece del libro mi recuperassi il film? :=)

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    1. Dovrei anch'io, ma l'ho visto a spezzoni e...
      E mi sono accontentato degli spezzoni, nonostante a bordo ci siano i bravi Riondino e Vittoria Puccini. ;)

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  6. Leggo adesso. Speranze vane, dunque. Mi dispiace, se ci sarà, sarà per la prossima volta, magari con un criterio diverso. Intanto ascolto Noemi, l'unica ad averci preso con una canzone quantomeno discreta, ispirata al tutto, sembra essere lei. :)

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    1. Ma per la riuscita dei tuoi regali, dici? Scherzi?
      Sono stati miratissimi e ti ringrazio nuovamente.
      Colpa del periodo, nel caso di Acciaio, e del fatto che - causa studio, appunto - lo abbia letto diluendolo in varie settimane. :)

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  7. Mik lo sai che a me ricorda la D'Urbano? Ho letto l'anteprima di "Acciaio" e de "Il rumore dei tuoi passi" ed hanno un non so che in comune. Non li ho letti per intero quindi non so.
    Ricordo anche io quando era ovunque, ero in terzo liceo mi sembra, ovunque mi girassi c'era lui.
    Devo dire che non mi attira, ho letto l'anteprima e proprio non fa per me. Bella recensione però. :D

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    1. Sì, la D'Urbano, effettivamente, due o tre anni dopo si è inserita in questo filone qui. Ma preferisco lei. :)

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  8. Ciao. Il libro l'ho letto tempo fa e l'ho apprezzato, ma non posso dire che mi sia piaciuto. Un po' come (una decina d'anni fa?) Dei bambini non si sa niente di Simona Vinci. Bello, ma agghiacciante, un pugno in pancia ad ogni pagina. So che questa realtà esiste, ma faccio fatica a contestualizzarla perchè mi spaventa. Ammaniti ha una bravura diversa: si eleva dal contingente pur parlando del fango? Mah. Graziano lo ricordo, ma con nostalgia. Come se si parlasse di una storia vera, dura, ma poetica allo stesso tempo.
    La D'Urbano pure mi sembra di un'altra levatura, rispetto alla Avallone. Per parlare con cognizione di causa dovrei leggere Marina Bellezza...ma come avrai intuito non si tratta, per me, di un'ugenza.
    Ciao da Lea (non serve dire che la recensione, al solito, mi è piaciuta...comunque lo dico)

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    1. Ciao Lea, ti ringrazio!
      A me, in generale, ha impressionato poco. Nel senso: in quasi quattrocento pagine, mi sono legato il minimo ai personaggi e non ho patito per i loro dolori, nonostante le descrizioni di questi poveri ragazzi di Via Stalingrado fossero minuziosissime e vere. Troppa poca anima, forse.... Quello della Vinci non lo conoscevo, ma segno. A proposito di bambini e storie agghiaccianti, devo leggere da un anno abbandonate La Colpa, di Lorenza Ghinelli.

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  9. ieri ero riuscita a leggere questa recensione per miracolo e perché grazie al cielo ho un tablet che mi permette di leggerti anche in momenti non opportuni! Appena ho visto che c'era una tua nuova recensione mi ci sono fiondata, soprattutto perché è di un libro che ho già letto. I miei ricordi riguardo alle sensazioni che mi ha dato Acciaio sono un po' svaniti, però so che quando ho letto la D'Urbano mi sembrava di rivedere Acciaio in una chiave un po' diversa. E all'epoca ho preferito la Avallone. E mi viene fa preferirla ancora ora, grazie a quello che hai scritto. Perché tu sai come far rivivere un libro nello spazio di una pagina di blog.
    Dai, buono studio e finisci presto sta sessione, così leggi di più e recensisci di più :P

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    1. Grazie mille, Sonia!
      Finisco prestissimo, promesso, come va va. Ho anche un curioso Neri Pozza che mi aspetta, chissà se ti piace. ;)

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  10. Devo confessare che questo romanzo non sono riuscita a leggerlo. Forse l'ho iniziato in un brutto momento, forse il fatto di aver visto il film prima non ha aiutato, non so. Dovrei riprovarci; all'epoca avevo provato solo fastidio, empatia zero! baci xxx

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    1. E' l'empatia che manca, sì, ma se ti ricapita, riaffrontalo.
      Il film com'è? Ho poca voglia e basse aspettative, ma...

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    2. Niente di memorabile, direi. Ma in un periodo più tranquillo...

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    3. Immaginavo, l'importante è che si lasci guardare. Saprai che sono sempre ben disposto verso il cinema italiano, ma Acciao-film non mi ha mai attirato.

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  11. L'ho letto ormai molto tempo fa, e devo dire mi era piaciuto molto, certo sulla storia in fondo si può discutere ma l'ambientazione l'avevo trovata perfetta. L'Avvallone ha restituito una piombino che conosco e riconosco con alcuni personaggi davvero tragici e reali. Bella recensione Mr Ink e in bocca al lupo per l'esame!!!

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    1. Ciao, Jerry, ti ringrazio!
      Questa Piombino, personalmente, mi è distante - nel tempo, come nello spazio - ma c'è da dire che le province si somigliano un po' tutte, quindi sì, c'è indubbiamente tanta realtà. :)

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  12. Che aspettavo il tuo parere su questa storia te l'avevo scritto in un post precedente...speravo in un parere pienamente positivo, però la tua analisi mi dirotta ugualmente verso questa lettura e lo farò con un atteggiamento del tutto positivo. Ho dato retta al consiglio di lasciarlo da parte di una persona che forse non mi ha mai davvero considerata per ciò che sono e ho sbagliato, devo essere io a valutare! Quindi Acciaio non prenderà polvere ancora per molto. Complimenti riesci sempre a stregarmi. In bocca al lupo per l'esame!

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    1. Ti ringrazio, Cuore. Sempre carinissima.
      Secondo me, sai?, ti piacerà anche più che a me.
      Buona lettura. ;)

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  13. Ho visto che avevi pubblicato la recensione qualche giorno fa ma non ero ancora riuscita a leggerla! Questo libro è in WL da una vita ormai, la tua recensione mi lascia dubbiosa ma prima o poi voglio recuperarlo, anche solo per farmi un'idea di questa storia che all'epoca ha fatto molto parlare di sé! ;)
    Un abbraccio

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  14. Mi farebbe piacere se leggessi la mia recensione sullo stesso libro. Se ti va, passa da me...

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  15. Dimenticavo: recensione bellissima, la tua. Davvero complimenti.

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