mercoledì 14 gennaio 2015

Recensione a basso costo: Una storia crudele, di Natsuo Kirino


L'immaginazione e la fantasia prendono avvio dalla realtà, nell'istante preciso in cui si individua il nocciolo di una verità. Esse, da sole, senza l'ausilio di ciò che è vero e ciò che esiste, non potranno mai germogliare.

Titolo: Una storia crudele
Autrice: Natsuo Kirino
Editore: Beat – Giano
Numero di pagine: 240
Prezzo: € 9,00
Sinossi: Ubukata Keiko, trentacinquenne scrittrice di successo nota con lo pseudonimo di Koumi Narumi, e da qualche tempo in crisi di creatività, scompare lasciando un'unica traccia di sé: un manoscritto intitolato "Una storia crudele". Atsuro, il marito avvezzo alle stranezze e alla volubilità della donna, lo trova in bella vista sulla sua scrivania con il seguente post-it appiccicato sopra: "Da spedire al Dott. Yahagi della Bunchosha". Editor della casa editrice di Koumi Narumi, Yahagi si getta subito a capofitto nella lettura dell'opera, nella speranza di avere finalmente tra le mani il nuovo best seller dell'acclamata autrice. Più si addentra nella lettura, tuttavia, più rimane sconvolto e, leggendo l'annotazione finale dell'opera: "Ciò che è scritto in queste pagine corrisponde alla pura verità. Gli eventi di cui si parla sono accaduti realmente", non può fare a meno di avvertire un brivido corrergli lungo la schiena. Koumi Narumi narra, infatti, dell'infanzia di Keiko, vale a dire della propria fanciullezza. Descritta come una bambina di dieci anni triste e solitaria. Una sera, sperando forse di trovarvi il padre, si spinge fino a K, un quartiere ad alta concentrazione di bar e locali a luci rosse. Là si sente a un tratto picchiettare con delicatezza sulla spalla. Sorpresa, si volta di scatto e scorge un giovane uomo con in braccio un grosso gatto bianco.Frastorn incuriosita, Keiko lo segue in un vicoletto buio, dove losconosciuto le infila un sacco nero sul capo e la rapisce.
                                   La recensione
Tra i propositi per l'anno nuovo, leggere Murakami. Perché sì. Ma c'è un problema: il mio problema segreto, ossia, verso gli autori giapponesi. Non mi prendono. O almeno così pensavo. Magari avevo letto io quelli sbagliati. Tutte cose da poco, per abituarmi alla loro voce, prima di camminare da solo. Si trattava, spesso, di storie di fantasia, ma io non potevo proprio fare a meno di trovare asettica, impalpabile, gelida quella prosa che pareva esercitare su molti lettori il suo indiscreto fascino. Prima di darmi ad acquisti folli, perciò, ho voluto riprovarci. Cominciare da zero, ma non letteralmente. Ho cominciato da Natsuo Kirino, che è famosissima e acclamatissima. Booklist sul retro di copertina di questo romanzo scriveva: “I lettori di Murakami Haruki si sentiranno a casa”. E io che non sapevo neanche com'era, quella casa, ma ero bene intenzionato a scoprirlo? E io che non avevo metri di paragone e precedenti, dov'è che mi sarei sentito? Una storia crudele è stata, così, la mia seconda lettura dell'anno. Una sorpresa di quelle belle, nascosta nei meandri di una storia raggelante e tutta da scoprire. Capitolo dopo capitolo, io ho scoperto che mi piaceva. Un attimo prima pronto ad abbandonare il mio proposito alla pagina seguente, l'attimo dopo non più. Mi era bastato giusto capire che la Kirino, dietro quel freddo rigore dagli occhi a mandorla, gridava classe e professionalità forte e chiaro. Anche grazie all'ottima traduzione di Gianluca Coci, mi sono goduto, quindi, poco a poco i giochi sorprendenti che l'autrice di Grotesque, sempre lontana dagli eccessi, ci regala insieme a una bicchierone carico di orrore nerissimo, fino all'orlo tutto sbeccato. Bevi, ti tagli le labbra, ma scopri che c'è uno strano, curioso piacere anche nel tuo dolore. Una storia crudele è una storia che ha occhi e orecchie ovunque. Un buco invisibile nel muro, per farti male con il resoconto ti un rapimento impensabile. Keiko ha dieci anni appena, quando viene sequestrata da un orco che si chiama Kenji. La chiude in un sacco, la barrica in un appartamento in cui di notte si gela e in cui di giorno si impazzisce per il fracasso delle fabbriche, la tiene legata come fosse un cagnolino al guinzaglio. Keiko, per un anno, è il suo animale domestico, mentre la bambina si scopre donna all'ombra del piacere perverso degli uomini e mentre, tra quelle quattro mura, il fantasma di un'altra sembra chiedere giustizia. Le cronache di quest'incubo durano circa ottanta pagine. La cornice è il romanzo vero, il romanzo vero è un romanzo nel romanzo, che ha come prologo ed epilogo due lettere. Partiamo con la protagonista, ormai trentacinquenne, che è scomparsa nel nulla. Ha ricevuto una lettera sul perdono e l'espiazione da parte del suo aguzzino, scarcerato da poco, ed ha lasciato la sua casa nel cuore della notte, abbandonando il marito tra le lenzuola e un manoscritto sul comodino... Quello che andremo a leggere noi. Tutta la verità di quella bambina mai cresciuta – la Keiko ancora vergine, la Keiko incapace di relazionarsi agli altri, la Keiko scrittrice per bisogno vitale – è custodita tra quelle pagine, con le sue deformazioni di sorta e le sue falle. Liberata, la protagonista non aveva aperto bocca sulla sua prigionia. Cos'era successo tra la quarta e la quinta elementare, in quell'anno sepolto a fondo? Il cercare le risposte si rivelerà un viaggio tutt'altro che banale, in cui il dramma in sé diventa secondario, mentre si fanno protagoniste assolute la psiche della bambina e quella del suo personale mostro sotto il letto. 
Lei, con un padre che non rispetta e una madre che detesta. Lui, con due anime distinte e migliaia di contraddizioni. Loro, acerbi e maturi per forza di cose, che nel profondo dei loro cuori di tenebra si comprendono fino a completarsi. L'autrice elabora un intreccio a più voci che, anche senza colpi di scena, ti tiene in scacco. E' accattivante, ti cattura e non ti molla più. Scorre veloce, si legge con piacere, non sciocca con la crudezza che tutti temono o forse aspettano. E' fluido, limpido, fine ma ti mette in testa pensieri sconci che non dovrebbero esserci. Cose sgradevoli che non si dovrebbero semplicemente pensare, anche se la Kirino ama sfidare e la Kirino si fa amare per quello. Tanto la vicenda vive di congetture malate e torbide, tanto quella scrittura che restitutisce grazia alla realtà ti ricorda che è pura finzione. Vero? Non ti immedesimi troppo, ma appena il giusto. Quel che basta a turbarti. Leggevo prima di andare a dormire e i miei sogni non erano tra i più tranquilli. Se la violenza fisica è rara, quella psicologica sa devastare. Si arriva alla fine veloce perché le pagine volano. Si arriva alla fine veloce perché non si vede l'ora di cominciare, sotto sotto, qualcos'altro. Qualcosa con più sole. Basta solo ombre. Si cerca, allora, qualcosa in cui i cattivi e i buoni sono distinti con quella precisione manichea che hai sempre odiato, ma che per una volta ti guarirà dalla malattia del dubbio. Una storia crudele non ti dice mai addio. Lucido e scomodo, come un paio di scarpe eleganti che ti stanno strettissime e, alla fine di un matrimonio o di un funerale, ti lasciano le vesciche sui piedi.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Blonde Redhead - Elephant Woman

31 commenti:

  1. Continuo ad avere dei dubbi esistenziali sul leggerlo o meno...
    Ho dei problemi a relazionarmi con gli scrittori giapponesi ç_ç
    Adoro Banana Yoshimoto e mi piaciucchia anche Murakami, di cui ho letto solo Norwegian wood, ma non so perchè... non mi ci trovo moltissimo! Forse devo riuscire ad entrare in sintonia con il tipo di scrittura, bo!

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    1. Sì, stessa cosa, Arianna. Ricordo che a te piace la Yoshimoto, quindi direi che è già qualcosa. La Kirino, comunque, mi piace molto. Elegantissima, e la sua freddezza - in questo caso - rende a volte le vicende un tantino meno cupe. Ho messo tutti i suoi romanzi in wl, quello è il guaio!

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  2. Anche io ho dei problemi con gli autori giapponesi ma anche io, come te, vorrei cominciare!
    Ad esempio, io e la Yoshimoto non ci prendiamo proprio e ci ho rinunciato!
    Che dici? Parto dalla Kirino?

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    1. Direi di sì! E' bella tosta, come autrice, ma ha uno stile delicatissimo. Roba strana!
      :-D

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  3. Mik, DEVI leggere Murakami! ;-) Bella recensione, non lo conoscevo ma sarà mio di sicuro

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    1. Ciao, Demian. Che piacere!
      Devo, assolutamente, anche se le mie tasche non sono d'accordo. Troverò una soluzione :-)

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    2. Non c'entra nienta ma... Fra ufffffffffff solo sul mio blog non riesci a commentare? :(((

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    3. E' il suo primo commento, mi pare!
      Imperdonabile, dopo tutto questo tempo :P

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    4. ahahah ma da me pare che blogger non lo voglia! ahahahahahha

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    5. Questo commento non s'ha da fare!

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  4. Ti capisco per i problemi con i giapponesi. Di Murakami ho letto Norwegian Wood, e non mi ha convinta del tutto.
    Devo dire però che questo mi attira molto :)

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    1. Se vai a leggere le trame degli altri romanzi dell'autrice, vedrai che sono tutti interessantissimi e molto molto crudi e coraggiosi nella scelta dei temi :)

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  5. Della Kirino ho letto soltanto Grotesque e... "le quattro casalinghe di tokyo", che ho adorato, da cui è stato tratto anche un film che da queste parti è introvabile, e che sarei molto curiosa di vedere.
    Se non l'hai ancora letto te lo consiglio.

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    1. Ah, non sapevo del film! Il libro, comunque, è già in lista.
      Grotesque, invece, lo temo per la mole impressionante :)

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  6. È da un po' che questo libro mi tenta, anche se pure io sono un po' diffidente verso gli autori giapponesi, non so perchè. Però la tua recensione mi ha convinto, lo prenderò ;)

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  7. La Kirino mi piace proprio, la preferisco a Murakami che si fa troppi trip mentali. Anche la Kirino è molto psicologica, ma ha quella vena gelida e quel tocco cinico che ti incollano alle pagine. Ho sempre un pizzico di insoddisfazione quando arrivo agli epilogi dei suoi libri però. u.u

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    1. Sì, sarà che non hanno mai veri epiloghi!

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  8. La Kirino è nella mia lista dei desideri da molto tempo, ormai. Dovrei decidermi a leggerla. Sicuramente, da come ne parli, questo potrebbe essere un buon punto di partenza anche per me.

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    1. Penso di sì, Cami, perché noto che lei è un'autrice a cui piace pubblicare libroni belli grossi, eh! Questo è il più breve. Ottimo per capire se ti piace o no :)

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  9. Adoro Murakami, della Kirino ho letto Grotesque che non mi ha colpito particolarmente da spingermi a leggere di nuovo qualcosa di suo. C'è da dire che avevo sentito un gran bene di questo libro, la tua recensione è un'altra bella spinta a una seconda chance!

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  10. Bella recensione.Non ho mai letto niente di autori giapponesi e quindi non ho pregiudizi.Credo che comincerò da questo libro grazie a te.

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  11. Grazie Mr Ink mi hai dato una bella idea per la mia rubrica Japanese Corner ;P ciao Maria

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  12. Finito questa mattina "una storia crudele" io che seguo il tuo post da tempo mi trovo a condividere la tua recensione in ogni parola. Dallo stile pulito e un contenuto torbido, si legge d'un fiato per il desiderio di lanciarsi su un libro più semplice..a chi desiderasse addentrarsi tra le sue pagine si consiglia di leggere prima le avvertenze ;)

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  13. Questa è stata anche una delle mie prime letture di quest'anno :) A me gli scrittori giapponesi piacciono e della Kirino avevo già letto Grotesque, che mi era piaciuto davvero tanto, però non sono d'accordo con il paragone con Murakami, che quando ho comprato il libro mi ha fatto storcere parecchio il naso: perché a me gli scrittori giapponesi piacciono, sì, ma Murakami no. Ci ho provato a farmelo piacere, ho letto diversi suoi libri (non tantissimi, ma due o tre) ma non c'è verso... invece la Kirino, beh, lei è tutta un'altra storia :)
    E, ovviamente, complimenti per la recensione! :)

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    1. mmm, mi fai tentennare su Murakami, se dici così!
      :)

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  14. ciao e complimenti per la bellissima recensione, aggiunto in wl tra l'altro sempre più lunga e con poco tempo per leggere di quanto vorrei, uffffff

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