martedì 4 aprile 2017

Recensione [doppia]: Big Little Lies - Piccole Grandi Bugie, di Liane Moriarty

Si dice che smettere di serbare rancore sia un bene, ma non lo so, a me il rancore piace parecchio. Mi prendo cura di lui come di un cucciolo.

Titolo: Piccole Grandi Bugie
Autrice: Liane Moriarty
Editore: Mondadori
Prezzo: € 19,50
Numero di pagine: 428
Sinossi: Un luogo in cui è spontaneo conversare con i vicini e trovarsi per una grigliata dietro casa nei pomeriggi estivi. È facile per Madeline, Celeste e Jane diventare amiche. Anche se non potrebbero essere più diverse, e non possono dire di conoscersi davvero. Madeline è divertente e caustica, si ricorda tutto e non perdona nessuno. Il suo ex marito si è appena trasferito con la giovane moglie e la figlioletta nelle vicinanze e, quel che è peggio, la sua primogenita adolescente è già totalmente conquistata dalla nuova matrigna. Com'è possibile? si tormenta Madeline. Celeste è quel genere di bellezza che tutti si voltano a guardare quando cammina per la strada, ha due gemelli e un marito adorabile e bello quanto lei, sono ammirati da tutti, specialmente dai genitori della scuola dei figli. Tanta fortuna non potrebbe avere un prezzo? E quanto sarebbe disposta a pagare? si domanda Celeste. E poi c'è Jane, che si è appena trasferita in città. Una mamma single provata da un passato di tristezze, piena di dubbi e segreti che riguardano suo figlio. Madeline e Celeste prendono subito Jane sotto la propria ala protettrice, senza capire quanto il suo arrivo, e quello del suo imperscrutabile bambino, stia per cambiare per sempre le loro vite. Senza rendersi conto che a volte sono le bugie più piccole, quelle che raccontiamo a noi stessi per sopravvivere, che possono rivelarsi le più pericolose...
                                                 La recensione
No, mi ero detto. Per una volta non posso tradire il telefilm. Suonavo, almeno nelle intenzioni, categorico. Avevo visto ben cinque dei sette episodi della serie HBO – un gioiello di tecnica e recitazione, presto acclamato come evento dell'anno – quando, complice un Libraccio in vena di promozioni, mi sono lasciato tentare dal fortunato romanzo di Liane Moriarty. Ne parlavano tutti, e con un entusiasmo invariato. La curiosità di conoscere in anticipo i retroscena, la rivelazione finale, mi tormentava. E così ho letto Piccole Grandi Bugie conoscendo tutto o quasi dell'intreccio, epilogo a parte, e adorandone l'acidità per partito preso. La trasposizione a opera dell'infallibile Jean-Marc Vallée, non nuovo ai cast da Oscar, mi aveva già fatto affezionare ai caratteracci delle protagoniste. Un'allegra brigata di donne sull'orlo di una crisi di nervi, sempre con le mani in pasta, la scusa pronta del mal di testa, la famigerata irritabilità della sindrome premestruale. Le mean girls sono cresciute, hanno messo su famiglia. Non rinunciano al tacco dodici, ai ricatti spietati, alle sanguinose guerriglie tra i banchi. Qui, non alunne ma mamme di cherubini iscritti alla prima elementare, è per i loro figli che battagliano. Nel romanzo siamo in Australia, nella miniserie in California: restano gli scenari paradisiaci e le case assurde, l'oceano a perdita d'occhio e scuole pubbliche che fanno invidia a quelle private. Alla porta i bulli, così come, ça va sans dire, l'imperfezione e l'indigenza. Jane (Shailene Woodley), ultima arrivata in città, ha un figlio concepito nella violenza e accusato di tormentare la primogenita della facoltosa Renata (Laura Dern). La logorroica e irresistibile Madeline (Reese Whiterspoon, la mia preferita), annoiata dagli scarsi impegni presso il club del libro erotico e il teatro cittadino, prende la ragazza sotto la propria ala. La porta in un bar famoso per gli ottimi muffin, la dolcezza del personale e la vista mozzafiato, e la presenta alla terza parte del trio. Celeste (una Nicole Kidman tornata alla bravura clamorosa di un paio di ritocchini fa) è una Barbie silenziosa, intrappolata in un sottile rapporto sadomastochistico: le invidiano i gemelli angelici e il compagno affascinante, il sesso sfrenato in cucina e il fascino incorruttibile. Peccato porti i maglioni a collo alto e le maniche lunghe per nascondere i segni delle percosse. Tutto parte con un semplice qui pro quo all'uscita di scuola. Le mamme si schierano in due fronti opposti, pronte ad additare il presunto bullo. Tormentate dalla noia, dai tacchi alti, da matrimoni infelici, si danno battaglia – pagina dopo pagina, puntata dopo puntata -, con i bambini che intanto hanno già fatto pace. 
Quanti segreti si nascondono in quel concitato ciarlare? Da cosa dipende l'adesione a una fazione o all'altra? Qualcuno, lo sappiamo sin da premesse, ci lascerà le penne. La polizia ficca il naso, interroga i sospettettati e i genitori più pettegoli: tutto pur di scoprire cosa sia andato per il verso sbagliato in una fantasiosa festa a tema – gli uomini vestiti da Elvis, le donne col tubino dalla Hepburn – ospitata a scuola nella proverbiale notte buia e tempestosa. C'è un morto ammazzato e un colpevole a piede libero. Tutti ne parlano e ne sparlano, ma senza farsi scappare il nome. Chi si è andato a schiantare un paio di piani più sotto? Procedendo a ritroso, Liane Mortiarty costruisce una bestia stranissima. Piccole Grandi Bugie non è un giallo, ma c'è un cadavere in cui si inciampa e un mistero che perdura. Parla di violenza domestica, bullismo e crimini di sangue, eppure qui e lì risulta a dir poco esilarante. Intricato e politicamente scorretto, è una commedia nera con amiche da chick lit che si affacciano sul lato oscuro della mezza età e della vita di provincia. La miniserie – cupa, introspettiva, montata e musicata alla perfezione – è uguale ma diversa. Meno frizzante, a tratti più realistica e convincente. 
Le protagoniste sono esattamente come le immaginavi leggendo, e le aggiunte danno pepe ai drammi borghesi di ogni dove. Gli scontri a voce alta diventano gare di bravura fra pari; le ombre si addensano intorno al passato della tribolata Jane; l'erotismo si sveste (se hai il buon Skarsgard a bordo, recita una regola non scritta, stai pur certo che si spoglia per contratto). Qualcosa, in un caso e nell'altro, scricchiola un po' in una chiusa frettolosa e non particolarmente brillante. Il bello, però, è come Piccole Grandi Bugie non si limiti a vivere in funzione del suo mistero. Come non si riduca a una classica questione di vittime e carnefici, in cui domandi che sia un colpo di scena ben assestato a lasciarti a bocca aperta. Nel mezzo c'è un tanto che, stando in equilibrio, non diventa troppo. Scorrono fiumi di alcol. I genitori si danno al karaoke, o si fiondano su cocktail gassati, color confetto, sconsigliabili a stomaco vuoto. Danno alla testa, e a poco possono qualche pacco di patatine sbocconcellato a metà serata, un mediatore neutrale, i diritti e i doveri del vivere civile. I bambini ti voltano le spalle per la matrigna vegana, tacciono dettagli compromettenti, mordono. Gli uomini vanno e vengono, le danno e le prendono, portano leccornie a tavola ma peccato che i migliori siano gay. Le donne, invece, regine della casa e del cortile, è meglio non farle arrabbiare. Sono l'incubo delle maestre e dei traditori. Solidali nel portarsi il broncio o nello spalleggiarsi a tempo debito. Rivali una vita e, in un attimo spruzzato di sangue pazzo, improvvisamente complici. 
Il romanzo: ★★★★  La serie: 8
Il mio consiglio musicale: Michael Kiwanuka – Cold Little Heart

14 commenti:

  1. Non so ancora quando e come riuscirò a trovare il tempo per vedere e leggere tutto, ma ce la farò prima o poi! ;)
    Ancora buon compleanno Mik :*

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    1. Se il tempo scarseggia, Sara, passa direttamente alla serie. Non che il romanzo sia inferiore, anzi, però le puntate scorrono in meno di una settimana e ci sono picchi (stilistici, attoriali) da perdere la testa.

      Grazie ancora! :)

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  2. come ti avevo accennato su facebook, ho prenotato il libro in biblioteca subito dopo aver letto recensioni più che positive in giro. tu non hai fatto altro che accrescere la mia voglia di leggerlo!

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  3. A due episodi dalla fine, perchè non leggere 428 pagine? Niente, non capisco come fai e hai la mia invidia. Io che solo la serie ho visto, applaudo tutto, le parti più leggere come i drammi, il cast strepitoso e la regia che quel mistero te lo fa salire... il finale, poi, mi ha vista letteralmente applaudire. Rivediamo tutti agli Emmy, giusto?

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    1. Ahahahah, ho costretto mio padre ad aspettarmi e a non spoilerare niente. E' stato un tour de force, questa volta, ma sono arrivato prima delle tre alla verità! Penso proprio che le vedremo tutte agli Emmy, già, ma Nicole qui è una fuoriclasse. Il finalissimo non mi ha fatto impazzire neanche sul piccolo schermo, un po' sbrigativo, ma la tensione era alle stelle (e che bravi, i partecipanti al karaoke). ;)

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  4. io sto guardando la serie e ho prenotato il libro. Concordo con te su tutto. incredibilmente favolosa!

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    1. Ah, allora hai fatto proprio come me.
      Sì, favolosa è l'aggettivo giusto. ;)

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  5. Come sai il romanzo mi è piaciuto tanto e ho adorato Madeline! Della serie sono ferma alla prima puntata, quindi mi è difficile fare confronti, diciamo che il pilot, rispetto al libro, l'ho trovato più cupo e meno frizzante.

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    1. Decisamente, la serie ha uno spirito diverso.
      Però si fa prendere molto sul serio, e lo stesso non può dirsi del romanzo (cosa che non è, secondo me, per forza un difetto). Ma ho l'impressione che, altrove, la Moriarty non mi piacerebbe. Chissà. :)

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  6. Intanto auguri!
    Il libro mi è piaciuto e non vedo l'ora di vedere la serie.
    Lea

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    1. Non vedo l'ora di vedere. (Rabbrividisco)
      Non dovrei commentare i post quando sono stanca morta.
      Buona notte :-(

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    2. Grazie, Lea!
      Non vedo l'ora di vedere lo dico sempre sempre anch'io, ti perdono. :-P

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  7. La serie è piaciuta molto anche a me.
    A questo punto mi hai fatto venire voglia di recuperare pure il romanzo...

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