lunedì 11 luglio 2016

Recensione: Chiamami col tuo nome, di André Aciman

E ci verrà da chiamarla invidia, perché chiamarlo rimpianto ci spezzerebbe il cuore.

Titolo: Chiamami col tuo nome
Autore: André Aciman
Editore: Guanda
Prezzo: € 12,00
Numero di pagine: 271
Sinossi: Vent'anni fa, un'estate in Riviera, una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, il ragazzo aspetta come ogni anno "l'ospite dell'estate, l'ennesima scocciatura": uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti. Anche Elio ne è irretito. I due condividono, oltre alle origini ebraiche, molte passioni: discutono di film, libri, fanno passeggiate e corse in bici. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all'estasi. "Chiamami col tuo nome" è la storia di un paradiso scoperto e già perduto, una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, una domanda che resta aperta finché Elio e Oliver si ritroveranno un giorno a confessare a se stessi che "questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta".

                                             La recensione
"Avevamo trovato le stelle, tu ed io".
Elio, diciassette anni, aspetta l'estate tutto l'anno e, quando la bella stagione arriva, finisce poi per desiderare l'inverno. Così, in una spirale continua di irrequietezza, insoddisfazione e tedio. Ma arriverà un'estate che gli farà cambiare idea sul tempo, sulla sessualità e su sé stesso. Quella in cui Oliver, pallido e sbrigativo, bello come attore, scivolerà giù da un taxi con zaino in spalla e camicia che si gonfia al vento e, ostentando indifferenza, gli ruberà la stanza e il sonno. Questa estate qui. Figlio unico di un professore universitario e di una donna accogliente e di mente aperta, Elio ha sempre patito un po' gli ospiti importanti a cui i genitori, per tre mesi, aprono le porte di casa: una splendida villa con piscina in Riviera, che accoglie fogli volanti, bozze dai margini larghi, discussioni colte, giovani scrittori di belle speranze. Il protagonista è abituato agli andirivieni, alla gente che va e alla gente che viene, ma l'ultimo arrivato – ventiquattrenne americano – lo mette a disagio come nessuno prima di allora. Nonostante la differenza d'età, tra i due si generano competizione e dissapori: a volte si cercano sempre, a volte non si rivolgono la parola per giorni interi. Nonostante la generosità delle amiche Marzia e Chiara, disinibite con il sesso e fiorite all'improvviso, c'è qualcosa che Elio e Oliver non sanno ammettere a loro stessi: a volte si sognano, a occhi aperti e chiusi. Sullo sfondo, una Italia vacanziera, gli anni Ottanta e la cultura classica, che colorano le loro foto ricordo, li rendono curiosi davanti alle sperimentazioni e animano i lunghi pasti e le sconfinate notti di poesia e suggestioni. Citano Dante e Leopardi, parlano fluentemente lingue vive e morte e, girandoci abilmente attorno, ingannano il tempo e, sperano, il desiderio che nutrono l'uno dell'altro. Se è vero che amor, c'a nullo amato amar perdona, lo scostante Oliver ricambierà, per un meccanismo di causa-effetto, forse, un abbraccio, un pensiero proibito, un bacio del timoroso Elio? 
Avranno tre mesi appena per dirsi e darsi; una vita separati, spesa alla ricerca del tempo perso, per ricordarsi oziosi e stupidi. Quando erano giovani dai balconi confinanti e dalla lingua sciolta, alla deriva nell’azzurro mare di agosto. Sembra un film di Bertolucci, Chiamami col tuo nome: un Io ballo da sola al maschile, in cui un narratore raffinatissimo come André Aciman, qui al suo esordio, ci racconta senza censure i migliori anni, le vacanze al mare, le passioni all’improvviso. La parola a Elio, acculturato e precoce, su cui gravano i dubbi esistenziali, gli ormoni e le temperature canicolari. Attorno a lui, una natura dannunziana – gli uomini e la vegetazione sono grovigli inestricabili, l’afa stimola la sonnolenza e gli istinti, i frutti maturi hanno forme di capezzoli e sederi – e un’orgia di sensazioni, che stimolano i cinque sensi e permettono il nudismo. Si aprono in segreto i gelsomini notturni, le imposte, le porte, e nasce così una relazione breve e formativa, che indolenzisce, forma e strugge. Letto in un giorno e recuperato dal fondo di una pila di romanzi che facevano a gara per essere sfogliati, Chiamami col tuo nome è diventato priorità nel momento in cui mi è saltata all’occhio la notizia di un film attualmente in lavorazione, con la sceneggiatura del signor James Ivory, un cast internazionale e la regia dell’esteta Luca Guadagnino, da cui – a modo mio – sono voluto ritornare all’indomani del freschissimo A Bigger Splash. Anche in quel caso, liaison sconvenienti, tanta bellezza – nei protagonisti, così come nei paesaggi - e conversazioni un po’ pretenziose a bordo piscina. 
Aciman si presenta con un romanzo vagamente autobiografico, intriso d’arte e letteratura, che sorprende per uno stile straordinario e la puntualità delle citazioni: malinconico e colto, l’autore dà voce a due personaggi simili a lui, che qui e lì possono suscitare noie e antipatie per i toni sospirosi, i dibattiti filosofici e le ambizioni accademiche. Qualche pagina melensa e troppa ostentazione di superiorità: troppa pesantezza, sotto l’ombrellone. Colpa della dissimulazione iniziale, però; della timidezza cronica. Colpiscono nel segno, in seguito, i passaggi più profondi, la resa perfetta di un’estate che sta loro con il fiato sul collo, gli stornelli romaneschi e i canti napoletani, in attimi cruciali in cui ci si rende conto a denti stretti dell’amore e che oggi, in definitiva, è già domani. Il troppo storpia, in Chiamami col tuo nome, ma sa trovare redenzione, infine, assumendo la forma di una lettera aperta, non pensata per le orecchie indiscrete, e nell’impensata potenza dei sentimenti a cui il titolo, bellissimo, allude. Chiamami col tuo nome significa scambiamoci i costumi e le identità, annulliamoci, indossiamoci come una seconda pelle, rispondiamo soltanto a chi indovina che – in clandestinità – siamo diventati altro ma, allo stesso tempo, più noi stessi. Lo esemplifica la copertina, in cui si svanisce in un tuffo, in un riflesso, e lo approfondisce uno scrittore onesto e talentuoso che a volte è lento, sì, ma altre cattura con scatti rubati le luci, le prurigini e i rimpianti di amanti che inevitabilmente invecchiano e sfortunatamente si separano. Puoi non prenderli a cuore, puoi perfino non comprenderli. Ma come ha detto papà quando alla radio, una volta, è passata una canzone di Adele - complici acuti che sembravano singhiozzi e toni elegiaci: intenzioni inequivocabili -, capirò una parola su cento ma, chi lo sa, a me viene da piangere.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Adele – When We Were Young

16 commenti:

  1. Leggendo la recensione, per tutto il tempo o quasi, il mio pensiero andava ad un altro ragazzino, forse un po' più giovane, ma ugualmente in viaggio verso le scoperte. Quel piccoletto, sì... Agostino, le sue esperienze estive raccontate magistralmente da Moravia. L'ambientazione, un'estate qualunque. Saro, l'omosessualità, la scoperta della sessualità. Sebbene Aciman, dalle tue parole, me l'abbia ricordato molto (forse solo perché fresco di studio?), credo che inserirò ugualmente il titolo nella mia interminabile wishlist, vuoi per il film in produzione, vuoi perché ho un debole per i romanzi di formazione e quella di Elio sembra così tanto la storia di una formazione... come piace a me!

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    1. Ahimé, mi trovi del tutto impreparato sul romanzo di Moravia, ma spero di recuperare: quest'estate, con tanto tempo a dispozione e un po' di noia da smaltire, ho intenzione di dedicarmi a qualche lettura più sostanziosa, cercando magari di colmare brutte lacune. Aciman, nonostante qualche passaggio troppo pretenzioso, lo consiglio a occhi chiusi!

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  2. Grazie per l'intensa recensione che mi ha permesso di conoscere l'autore André Aciman. Il titolo è suggestivo e poetico :)

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    1. Grazie a te!
      (e titolo, sì, molto evocativo)

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  3. Recensione intrigante, libro che non conoscevo. Di Moravia ho letto solo Agostino, ma non ho mai desiderato colmare la lacuna. Ho sempre pensato che la grande scrittrice fosse la di lui moglie, la Morante.
    Bella la chiusa finale. Forte il papà: le canzoni di Adele mi fanno lo stesso effetto. ;-)
    Lea

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    1. La Morante, ecco, già mi era piaciuta tantissimo con L'isola di Arturo, nonostante fosse stata una lettura obbligatoria al ginnasio.
      Eh eh, i drammoni di Adele parlano tutte le lingue, quello è il bello :)

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  4. Non lo conoscevo, molto intrigante (il libro o la tua recensione? il solito dilemma). Nel dubbio metto in WL. Buona estate :)

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    1. Ti ringrazio!
      E preparati, perché la mia lettura più recente è bella bella bella. Il leggere solo bei libri, con gli esami messi da parte, farà danni? :)

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    2. Assolutamente no! sarà salutare!
      (curiosa di conoscere le tue prossime letture!).

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    3. Finché non riprendo a studiare, mi sono giurato, solo romanzi che per il resto dell'anno - causa tempo che scarseggia - metto da parte. Ho spezzato un po' con questo Miss Peregrine, che mi fa retrocedere all'età mentale di dodici anni: bella, la magia. :)

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    4. Anch'io l'ho apprezzato molto Miss Peregrine *-* un bel viaggio

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    5. E quelle foto d'epoca?
      Dovevo avere il cartaceo, per forza *-*

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  5. Un libro che potrebbe "istruirmi" un pò con i suoi cenni alla letteratura e le citazioni molto lontane dal mio pensiero. Gli anni ottanta mi intrigano e la "situazione" tra i due protagonisti, che mi hanno affascinata già dalla tua recensione, ( non sarà colpa tua???), mi stuzzica la curiosità, la tenerezza e la malinconia. Divino, come sempre!

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    1. Al solito, grazie mille, Cuore! :)

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  6. Il film di Luca Guadagnino ovviamente non me lo perderò!

    Quasi quasi nell'attesa però un recupero del romanzo ci può stare...

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    1. Chissà. ;)
      Guadagnino, però, scommetto che farà benissimo: pane per i suoi denti, personaggi un po' presuntuosi e una forte carica erotica. Gli attori scelti non ce li vedo troppo (e poco li conosco), ma con un libro così alla base non se ne uscirà, almeno, con un finale super kitsch dei suoi!

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