venerdì 10 giugno 2016

Recensione: Non è la fine del mondo, di Alessia Gazzola

Vorrei essere una persona da cui essere felici di tornare.

Titolo: Non è la fine del mondo
Autrice: Alessia Gazzola
Editore: Feltrinelli
Numero di pagine: 219
Prezzo: € 15,00
Sinossi: Emma De Tessent. Eterna stagista, trentenne, carina, di buona famiglia, brillante negli studi, salda nei valori (quasi sempre). Residenza: Roma. Per il momento - ma solo per il momento - insieme alla madre. Sogni proibiti: il villino con il glicine dove si rifugia quando si sente giù. Un uomo che probabilmente esiste solo nei romanzi regency di cui va matta. Un contratto a tempo indeterminato. A salvarla dallo stereotipo dell'odierna zitella, solo l'allergia ai gatti. Il giorno in cui la società di produzione cinematografica per cui lavora non le rinnova il contratto, Emma si sente davvero come una delle eroine romantiche dei suoi romanzi: sola, a lottare contro la sorte avversa e la fine del mondo. Avvilita e depressa, dopo una serie di colloqui di lavoro fallimentari trova rifugio in un negozio di vestiti per bambini, dove viene presa come assistente. E così tutto cambia. Ma proprio quando si convince che la tempesta si sia finalmente allontanata, il passato torna a bussare alla sua porta: il mondo del cinema rivuole lei, la tenace stagista. Deve tornare a inseguire il suo sogno oppure restare dov'è? E perché il famoso scrittore che Emma aveva a lungo cercato di convincere a cederle i diritti di trasposizione cinematografica del suo romanzo si è infine deciso a farlo? E cosa vuole da lei quell'affascinante produttore che continua a ronzare intorno al negozio dove lavora?

                                          La recensione
Sessione Invernale che vai, Alessia Gazzola che trovi. 
Questo, da un paio d'anni a questa parte. 
E invece, nel gennaio più catastrofico della mia vita, l'Allieva non era lì accanto a me. Alessia, Alice, dove siete andate? E mi ha risposto l'eco, insieme all'ufficio stampa Longanesi: tornano in autunno, mi assicurano. 
Nel mentre, la pubblicazione targata Feltrinelli di Non è la fine del mondo: una nuova protagonista, una nuova realtà editoriale, nuove abitudini a cui come mio solito faccio una certa fatica ad abituarmi. Storia, intuiamo dalla copertina, di una giovane donna ben vestita, che sogna le villette con i glicini e i rampicanti, ha la frangia e pensa al cinema. Il sottitolo svela di più. Emma è la tenace stagista e la sua, commedia romantica, è una favola moderna. Emma non è Alice, e Alice non è Alessia. Ad assicurarcelo, nelle interviste e nei post, la simpatica scrittrice siciliana che da un po' seguo e consiglio spassionatamente. La Gazzola mi fa bene, con i suoi piccoli misteri, i poligoni sentimentali e le eroine sbatate. Emma De Tessent ha un cognome pretenzioso, una famiglia aristocratica in declino da svariate generazioni, la passione segreta per ciò che è naturalmente inarrivabile: il posto fisso, al giorno d'oggi, e quegli uomini usciti dai romanzi rosa un po' porneggianti che legge mangiando biscotti. I soggetti in questione, ha scoperto bruciandosi, o sono sposati, o non esistono. Amara verità, insieme a quella che le dice che non le rinnoveranno il contratto e che lei, impiegata in una casa di produzione cinematografica che si occupa dell'acquisizione dei diritti di noti best-seller, è di troppo. Questo mondo è per i raccomandati e i cinici, non per le eterne stagiste che sognano case poi trasformate in ristoranti scadenti e sottratte alla galanteria della Londra ottocentesca per cadere, come la principessa Amy Adams in Enchanted, nella bocca del leone; in una giungla urbana. Lungo la via, Emma, pecorella smarrita e sottopagata, si imbatterà in una sartoria che con il tulle e i merletti fa prodigi di delicatezza e, infine, in Pietro Scalzi: il Produttore. 
Quarantenne diversamente bello ma fascinoso, che le dà imperterrito del lei, si strugge in cuor suo per una vecchia fiamma, la vorrebbe un giorno sì e l'altro no a bordo della sua casa di produzione radical chic e di sani ideali. Il tutto, mentre le sorelle maggiori vanno in crisi coniugale, le madri hanno sassolini nelle scarpe e uno scrittore italonipponico, noto per la sua misantropia e per una lunga amicizia con un misterioso benefattore, non si decide a cederle i diritti del suo ultimo capolavoro letterario. Non è la fine del mondo è di un genere non nelle mie corde – chick lit e dintorni li preferisco infatti sul sofà, a mente spenta – che ho letto bendato, fidandomi della prosa di Alessia. Anche qui, pimpante e tutto: si diverte con aggettivi inusitati, avverbi di modo, perle di saggezza sparse. Aspettavo l'acquisto del cartaceo, io che all'Allieva ho regalato un ripiano della mia libreria, ma alla fine ho ceduto alla versione digitale, e senza tanti rimpianti. Non è un titolo che riterrò indispensabile tenere con me, né una lettura che – senza il nome della Gazzola in copertina – avrei intrapreso. Lei, che con tanto estro avvicina le signore timorose al poliziesco e gli amanti del noir alle sfumatura di rosa, non mi ha fatto andare a genio un genere su cui nutro riserve. Il suo primo romanzo lontano da Alice Allevi, perciò, di miracoli non sa farne, ma è piacevole, aiuta a combattere la noia degli esami, si legge bene. 
Dolce scusa appena, per stare di nuovo in sua compagnia. Perché questa Gazzola viene, saluta, ma non resta. Vagamente, Emma e la sua sorella di carta si somigliano, sì. Si riconoscerebbero a vicenda, senz'altro. Hanno, d'altronde, la stessa fata madrina e si nota, nell'umorismo e nei buoni sentimenti. Però lavora nel mondo del cinema e, nel romanzo, di cinema, se ne respira pochissimo: penso, nel dirlo, a Una sera a Parigi, che eppure ho mollato dopo cinquanta pagine – quanto miele, gesù – ma sprizzava passione e titoli di film da appuntarsi seduta stante. Falla lavorare, non so, in una casa editrice: anche se è verità universalmente nota che noi, colleghi di Lettere, dopo la laurea dobbiamo arrangiarci con quello che viene. Da' alle sue riflessioni sulla bellezza e sull'arte (la settima, magari) più fondamento. L'intreccio ha pochi nodi, prevedibilissimo: ben venga il fatto che sia una commedia rosa, ma è la commedia rosa di un'autrice che inscena omicidi e architetta indagini che prendo sul serissimo, io. Un sottobosco di comprimari non memorabili, tutt'attorno; un finale semiaperto dinanzi alla possibilità del lieto fine; poche pagine e pochi ricordi su cui spendere poche parole di sorta. 
Lì per lì, però, se fine del mondo non è stata, comunque suona carino. 
Se non molto, abbastanza.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Elisa – Love me forever

18 commenti:

  1. Hai mollato "Una sera a Parigi"? E' l'unico che abbia trovato tollerabile di Barreau anche se, a circa un anno di distanza, a parte che si parlasse di cinema insieme a tutto il resto, non ricordo molto.

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    1. Da quando ho scoperto che Barreau non esiste, manco fosse Babbo Natale, a rileggerlo non ci penso proprio.
      Cioè, rileggerlo... Comunque sì, l'ho mollato. Melensissimo!

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  2. Michele, anche tu ad incuriosirmi con la Gazzola! Qui su vedo la Ceci che per prima ci ha messo lo zampino consigliandomi l'ultima fatica dell'autrice. Si, sembra carina la storia, ma a dire il vero Alice mi stuzzica di più.
    Addirittura uno scaffale della libreria? Non devo più aspettare allora, e chissà che magari condivideremo virtualmente quello scaffale!

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    1. Alice è irresistibile!
      Questa Emma, invece, la si accoglie più tiepidamente...

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  3. Ciao Michele, adesso che mi fai pensare io di Barrau ho letto Gli ingredienti segreti dell'amore, piacevole ma mieloso, una lettura da ombrellone, ecco. Comunque, avevo molta curiosità riguardo questo libro della Gazzola, lo hai descritto molto bene, ma forse passerò oltre...

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    1. Da ombrellone anche questo, tutto sommato.

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  4. Avevo intuito la stessa cosa appena uscito il libro, mi sa che aspetterò il ritorno di Alice :)

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    1. Se la delusione è dietro l'angolo, forse fai bene. :)

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  5. Dato che Alice non mi ha mai conquistata, forse dovrei provare con Emma! Magari sotto l'ombrellone. Un po' di leggerezza a volte fa bene. :)

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    1. Sì, ma la Gazzola è leggera con qualche ombra, con qualche nodo in più... Qui tutto telefonatissimo, ma leggibile. :)

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  6. A me non è piaciuto. Sono d'accordo con te sul fatto che per essere ambientato nel mondo del cinema non c'è nessuna passione per la settima arte. La storia poi è banalissima! Ho letto un sacco di recensioni entusiaste e non riesco a capire... I libri su Alice Allevi erano tutta un'altra storia. Mi chiedo se un romanzo così insulso sarebbe stato pubblicato se l'autrice fosse stata una sconosciuta.
    Chiara

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    1. Onestamente, non so.
      Di certo, io non l'avrei letto, come ho scritto.
      A me è piaciucchiato, ma domani già avrò ricordi vaghissimi.

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  7. Ricorderò soprattutto il negozio di vestiti per bambini chic, le flatulenze del cane e le conturbanti rotondità della sorella.
    Da leggere bevendo abbondante cioccolata con panna???
    Notte da Lea

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    1. Ma ora sento caldo per la cioccolata.
      Facciamo un tè freddo? :)

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  8. Uh la Gazzola!
    Nella TBR di questo mese ho "L'allieva" e credo che inizierò a leggerlo molto presto. Non so ho questa mania, tranne rare eccezioni, di partire dai romanzi antecedenti e mai dall'ultima pubblicazione :)

    Ps: bellissimo il consiglio musicale, appena ho letto il titolo ho iniziato a canticchiare il motivetto!

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    1. Ti ringrazio!
      Elisa ci sta sempre bene, anche se questo suo ultimo video è trashissimo :-D

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  9. mmm non sono ancora convinta di leggerlo sono troppo abituata all'Alice casinista che si perde i cadaveri con Emma mi è sembrato di capire che è una sfida persa in partenza...

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    1. Come lettura estiva, così, ci sta...

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