giovedì 10 dicembre 2015

Recensione: Stanza, letto, armadio, specchio - Room, di Emma Donoghue

Noi ci riconosciamo anche al buio, vero?

Titolo: Stanza, letto, armadio, specchio – Room
Autrice: Emma Donoghue
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 341
Prezzo: € 19,50
Sinossi: Jack ha cinque anni e la Stanza è l'unico mondo che conosce. È il posto dove è nato, cresciuto, e dove vive con Ma': con lei impara, legge, mangia, dorme e gioca. Di notte Ma' chiude al sicuro nel Guardaroba, e spera che lui dorma quando il Vecchio Nick va a fare loro visita. La Stanza è la casa di Jack, ma per Ma' è la prigione dove il Vecchio Nick li tiene rinchiusi da sette anni. Grazie alla determinazione, all'ingegnosità, e al suo intenso amore, Ma' ha creato per Jack una possibilità di vita. Però sa che questo non è abbastanza, né per lei né per lui. Escogita un piano per fuggire, contando sul coraggio di Jack e su una buona dose di fortuna, ma non sa quanto potrà essere difficile il passaggio da quell'universo chiuso al mondo là fuori...
                               La recensione
Noi non apparteniamo a lui”. “Giusto.” 
Il dottor Clay sorride. “Sai a chi appartieni, Jack?” 
“Sì-ì.” “A te stesso.” Si sbaglia, io appartengo a Ma'.
Jack ha imparato presto a contare. Ha venti denti – li sfiora con la lingua, per prendere sonno e qualche volta, quando perde il conto, risultano diciannove, il che vuol dire ricominciare da capo – e cinque libri, con più figure che parole. La sua Ma' è vecchissima – ha ventisei anni e i denti che ballano tutti, per via delle mancate cure dentistiche – e, insieme, vivono nella Stanza. Undici metri quadri, in cui gli oggetti, come fossero gli amici di sempre, hanno un nome proprio – senza l'articolo determinativo davanti, la prima lettera scritta in maiuscolo – e in cui la Faccia di Dio, una sfera gialla che si oscura quando il cielo è coperto, entra dall'unica finestra nel tetto. Sul tappeto, una macchia scura scura. Il sangue di Ma', quando Jack è sceso giù dal Cielo ed è venuto al mondo. E cos'è, poi, il mondo? Il mondo è il Fuori, ma tanto esiste solo in televisione. Finché arriva il suo compleanno e Jack è abbastanza grande per conoscere finalmente la verità. Le bugie vanno dette, se a fin di bene, e Ma' gli ha mentito a lungo. Oltre la Stanza, oltre Porta, c'è qualcos'altro. A negare loro la libertà, Old Nick. Jack non l'hai mai visto in faccia – Ma' lo chiude nell'armadio, quando la porta fa bipbip, e urla all'uomo le cose peggiori, se solo osa avvicinarsi al piccolo – e non capisce perché le molle del letto cigolino cinquanta, cento volte, prima che l'ospite indesiderato ritorni da dov'è venuto. Portando via l'immondizia e lasciando sacchetti pieni di spesa. Permettendo a Jack, qualche volta, di scegliere il Premio della Domenica, quando un'altra settimana termina. “Ricordi come va a finire Il conte di Montecristo?”, gli domanda il giorno del suo compleanno Ma', che l'ha cresciuto con l'esercizio fisico, le prove di coraggio e i resoconti di straordinarie storie di fuga. Sarà Jack, la cui fortitudine, come ci direbbe lui, si annida in una chioma folta e indomabile quanto quella dell'eroe del mito greco, a fare però un regalo all'amata mamma, con l'arrivo dei cinque anni. La libertà. Qual è il vostro primo ricordo in assoluto? Io avevo compiuto due anni da qualche mese e ricordo di essermi svegliato al buio. Quello non era il mio letto. Ho iniziato a piangere, inconsolabile, e la luce si è accesa, nella solita stanza di sempre. Ma accanto a me c'era mia nonna, non mamma, e senza di lei tutto mi sembrava vuoto. Il letto era quello, ma più strano. Senza i corpi dei miei genitori a destra e sinistra, che mi tenevano stretto come in una confortante parentesi, io che facevo? Nonna Angelina – la mia nonna paterna che non c'è più da qualche anno e di cui, grossomodo, conservo giusto questo ricordo, avendola conosciuta poco, per i rancori degli adulti – continuava a ripetermi in dialetto che mamma era andata all'ospedale, a comprare un bambino. Il rigonfiamento sotto la sua maglia era mio fratello. Ero curioso di conoscerlo? 
Così tanto che, quando lo vidi, chiesi di poterlo buttare nella betoniera dei muratori. Mi permisero di scegliere il nome – e mio fratello si chiama Diego, cosa che vi sorprenderà, perché amavo i cartoni di Zorro, non perché in famiglia tifassero Napoli – ma, per forza di cose, non acconsentirono al'infanticidio. Volevo fare il muratore, all'epoca, e il movimento dell'impastatrice mi ipnotizzava. La mamma di Gesù aveva lo stesso nome della mia, imparai presto, e della scuola, non in ordine cronologico, ricordo lo straziante primo giorno – mia madre che piangeva vedendomi piangere, l'inevitabile distacco – e Diego, il famoso bambino sottratto alla betoniera, che prendeva il latte dal suo seno. Preferiva il sinistro, come Jack; l'altro bleah. E, come Jack o quasi, si sarebbe fatto allattare fino a una veneranda età. All'asilo, si puliva la bocca con la manica del grembiule a quadretti azzurri e bianchi, prima di correre a combinare guai. Stanza, letto, armadio, specchio – titolo splendido, libero adattamento dell'inglese Room – è un romanzo che ho scoperto per caso e desiderato fortemente, dopo che l'omonimo film aveva commosso il Festival di Roma, lo scorso autunno, e prima che la sicura presenza agli Oscar, a febbraio, mi intimidisse un po', per le attenzioni rinnovate, le immancabili ristampe dal prezzo alto, le luci della ribalta. Uscito cinque anni fa e pagato cinque euro su Ebay – cinque, tra l'altro, è il numero preferito di Jack -, parla di una vicenda agghiacciante di rapimento, violenza sessuale, prigionia, la cui massima originalità è data dai toni delicatissimi e da un narratore speciale. E' un thriller psicologico, ma sembra una fiaba per la buonanotte, la storia che mi ha fatto pensare ai miei primi ricordi e a come, in ognuno di essi, fosse presente la mia mamma. 
La disegnavo enorme – più grande di papà, più alta delle montagne – con i pastelli ben temperati. Me la volevo addirittura sposare. I ricordi sono più dolci della realtà e il romanzo di Emma Donoghue, qui autrice magistrale, è claustrofobico e terrificante per le prime duecento pagine. Però, e se ve lo dicessi dal vivo la mia voce tremerebbe, perché è un pensiero che mi colpisce molto, ha in Jack – tenuto all'oscuro dalla verità, frutto degli strupri reiterati ai danni di una studentessa segregata in un capanno - la sua unicità. Tutto è un gioco: chiudere gli occhi, non muoversi, urlare forte. Come in La vita è bella, in cui le buffe scuse di Benigni, le sue allegre menzogne, servivano a Giosuè per vivere con spensieratezza la tragedia dei campi di concentramento. Il premio, ambitissimo: il carro armato degli alleati americani. Si seguono con il cuore in gola, così, i tentativi di fuga di Jack e, nella seconda parte, questo novello Piccolo Principe mette per la prima volta il naso fuori. E il romanzo, dallo sguardo animato da meraviglia pura, raccontato ad altezza bambino, travolge per la novità delle percezioni, le esplorazioni vaganti dei cinque sensi, la vastità sconfinata del mondo esterno. I parenti stretti, strette anche le scarpe. Le macchine, i dentisti, lo zaino rosa di Dora l'Esploratrice, le forbici, lo spettacolo del mare, la pioggia in cui si teme di affogare. Essere lontano da Ma', spesso, e lei che si dispera per le domande dei giornalisti d'assalto. Perché non ha mai provato a chiedere al suo aguzzino di portare via il bambino, per assicurargli un futuro normale? Ha mai pensato, mossa dall'orrore per gli abusi, di soffocarlo con un cuscino? Jack ha qualche problema con il participio passato, i superlativi assoluti e fa divertenti sandwich di parole. Con tutto il candore e la saggezza dei suoi anni, però, è tra i narratori più teneri e indimenticabili che incontrerai in vita tua. Protagonista di un legame simbiotico, che il Fuori metterà alla prova per dispetto, e di un romanzo che è lui sputato. Fresco e sincero. Pieno di domande, soprattutto, in cerca di risposta. Quanto amore possono contenere undici metri? Quanto bene e quanto male queste trecento pagine? Stanza, letto, armadio, specchio è il miracolo raro del mondo visto per la prima volta. Come se ci avessero regalato un paio di occhi nuovi – e ogni tanto si inumidiscono; chissà come si toglie via la ruggine dalle ciglia – e tutta la speranza che serve. Un'altra infanzia ci viene restituita, recuperata sana e salva dall'ufficio oggetti smarriti della nostra memoria.
Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Damien Rice – One (U2)


"One Love. One Blood.
One Life. "

26 commenti:

  1. Forse perché il romanzo ti è piaciuto tanto, questa recensione risulta essere più ammaliante del solito. Resisto al richiamo anche stavolta ma non escludo di dare una possibilità al film, quando uscirà. I rapporti madre - figlio mi fanno una tenerezza incredibile.

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    1. Ti ringrazio, e io sono sicurissimo che ti piacerebbe anche il romanzo. Come può non piacere?

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  2. Recensione appassionata, come appassionata e intensa deve essere la lettura di questo romanzo, che non conoscevo, ma che metto direttamente in WL! Grazie!

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    1. Sono contento di avertelo fatto scoprire, Nunzia!

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  3. Da tempo sono tentata da questo romanzo di cui ho letto solo recensioni entusiastiche,come la tua che aggiunge i tuoi meravigliosi ricordi e quindi ha un valore aggiunto.
    Mi sono trattenuta finora perché la storia è veramente forte e ,da madre,ho già sofferto tanto con "La vita davanti a sé" che mi ricorda molto,se ho ben capito,lo spirito del libro, e anche "Il quaderno azzurro".
    Prima o poi lo leggerò ma so già che mi costerà tanto.

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    1. Ciao Solsido, e bentrovata. La storia è forte, verissimo, e su una mamma farà tutt'altro effetto. Però, come ho tenuto a specificare più volte, c'è la voce del piccolo Jack che fa la differenza. Il bello è che non è mai una storia triste e fine a sé stessa. Mi segno, intanto, i titoli degli altri romanzi. Non si sa mai.

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    2. La vita davanti a sé di Romain Gary ti consiglio caldamente di leggerlo,magari fra un po' visto che sei reduce dal romanzo di cui parli.Momo,il piccolo protagonista,è una figura indimenticabile.

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    3. Solo ora mi accorgo di conoscerlo, il romanzo di Gary. L'ho visto e rivisto, oltretutto è un Neri Pozza, ma non mi sono mai fermato a leggere la trama o la biografia dell'autore. Pensavo, chissà perché, fosse una storia sull'Olocausto. Alla prossima uscita in libreria, lo prendo, grazie!

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  4. Secondo me la tua recensione, come al solito, risulterà, per me, più bella del romanzo; romanzo che leggerò sicuramente, grazie (o per colpa) di tutte quelle stelline di votazione. Quanta tenerezza nei tuoi ricordi di bambino.

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    1. Grazie mille per la fiducia e l'immenso complimento, Tessa, ma ti assicuro che è un romanzo splendido e unico nel suo genere. Cinque stelle meritatissime. Sarà la seconda o terza volta, quest'anno, che le assegno. ;)

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  5. Sembra molto, molto bello e commovente... talmente intenso che non sono sicura di riuscire a reggerlo, non adesso! XD
    Però il film sta per uscire, giusto? Quello, non me lo lascerò sfuggire! ;D

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    1. Insomma, bisogna aspettare marzo. ;)

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  6. La storia conquista, pietismo e riscatto, ottimi argomenti...

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    1. Il pietismo, però, manca, anche se non sembrerebbe...

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  7. Posseggo questo romanzo praticamente dal giorno della sua pubblicazione, ma sono sempre passata oltre. Dopo la tua recensione credo proprio che farà un balzo in avanti nella lista delle mie letture!

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    1. Per forza. Così concludi l'anno, sperando che ti conquisti, con un signor libro. ;)

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  8. Sicuramente quando si ama un libro parlarne è ancora più facile ed è più facile risultare contagiosi. Be', io lo volevo da anni, adesso devo averlo entro l'anno. Punto.

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  9. Ciao Mik :) Di questo libro non ne avevo mai sentito parlare ma, a questo punto, dovrò proprio dargli una lettura...quando troverò il tempo! Dev'essere una lettura non proprio facilissima ma penso mi emozionerà!
    Tra parentesi, mi sono unita ai tuoi lettori fissi. Ti seguivo tempo fa, avevamo avuto anche un'interessante discussione su un libro di James Franco, e conoscevo il tuo blog da molto prima. Trovo il tuo blog molto originale e il tuo modo di scrivere affascinante.
    Se ti va di passare, questo è il mio nuovo blog, che prometto durerà: http://mariandthebooks.blogspot.it/
    Okay, dopo questo commento-papiro, ti saluto ahaha

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  10. Io questo libro ce l'ho in casa da un sacco di tempo, comprato perché ne avevo avuto a pelle un'ottima impressione. Sai, quando un libro ti parla? Vabbè, ok, sembro squilibrata. Comunque, per dire che mi comunicava cose positive. E poi però mi sono distratta e il suo momento è passato. Forse dovrei farmelo ritornare.

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  11. Girovagando per il tuo blog mi sto rendendo conto che nelle scorse settimane mi sono proprio persa!
    Mi aveva consigliato Michy questo libro quando aveva la sua rubrica sul mio blog e mi aveva incuriosita molto. Adesso devo averlo... Per forza! Accidenti a te che qualsiasi cosa tu recensisca me la fai aggiungere in wish list! ;)

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    1. Questo, da mamma, non può mancarti. Il libro dell'anno, forse. ;)

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  12. L'ho scoperto ora, e voglio assolutamente leggerlo, il trailer del film mi ha messo i brividi, una storia toccante.

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  13. Già ero convintissima dopo aver visto il film ora non vedo l'ora di conorare il libro!
    Bellissima recensione come sempre!

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