domenica 11 agosto 2013

Recensione: The Vincent Brothers, di Abbi Glines

Buona domenica a tutti, in compagnia di queste quattro risate. Smaltita un'altra serie! ;)
Adesso capisco come ci si sente a essere innamorati di quell'amore che ti consuma.

Titolo: The Vincent Brothers
Autrice: Abbi Glines
Editore: Mondadori “Chrysalide”
Numero di pagine: 272
Prezzo: € 14,90
Sinossi: Sawyer ha il cuore a pezzi. La sua ragazza, Ashton, con cui è stato per tre anni, si è messa con il suo migliore amico Beau. In più è venuto alla luce un indicibile segreto familiare sconvolgendo gli equilibri. E a complicare le cose, arriva in città Lana, la cugina di Ashton. Lei avrebbe desiderato avere non solo gli ottimi voti della cugina, il suo corpo perfetto, la sua popolarità... ma anche il suo ragazzo. Da sempre innamorata di Sawyer, la ragazza acqua e sapone di un tempo è ora sempre più audace e provocante. E bella da lasciare senza respiro. Sawyer cerca la sua compagnia per far ingelosire Ashton, ma grazie a questo gioco stuzzicante scopre in Lana un'esplosiva sensualità e un'inaspettata sintonia... Riuscirà lei a far dimenticare al ragazzo perfetto la sua prima fiamma? E Ashton e Beau potranno finalmente costruire una vita insieme? L'estate prima dell'inizio del college è destinata a diventare la più emozionante e calda stagione della loro vita.
                                                    La recensione
Se il primo l'avevo letto per esperimento, per questo – lo ammetto - non ho scusanti che reggano: avevo bisogno di qualcosa di leggero, dopo due letture emotivamente cariche e disturbanti, e ritornare nell'assolata e frizzante America del sud di Abbi Glines mi sembrava l'unica soluzione possibile. Una piccola e banale via di fuga dalla malinconia, dalla noia e dagli acquazzoni incostanti dei giorni scorsi. Ho trovato proprio quello che cercavo, in The Vincent Brothers: un libricino semplice, veloce, innocuo e alquanto inutile – vero -, ma che male non fa. Nemmeno un po'. Un romanzo per l'estate, che parla degli amori che non ho e dell'estate esatta che sto vivendo ora: quella delle scelte, quella di transizione tra l'adolescenza e la vita da adulti, quella che porterà i bambini di mamma e papà finalmente via, all'università. Verso l'ignoto, allettante e spaventoso avvenire. The Vincent Boys, per il linguaggio fin troppo colorito e per l'assurdità dei comportamenti della più assurde delle protagoniste, aveva fatto parlare tanto di sé e risvegliato il cinismo addormentato di tutti i lettori italiani. Faceva fare grasse e involontarie risate e scrivere recensioni esilaranti e sopra le righe, anche se renderlo divertente non era propriamente nelle intenzioni dell'autrice, immagino. Era un new adult alla moda, il suo, non un libro di barzellette sporche, no? Il primo volume della sua duologia era una normalissima e già sentita storia d'amore e di corna, solo più trash. Ecco. Una protagonista ingenua come la sua fata madrina in incognito, Santa Sasha Grey... sempre sia lodata!, che, dopo diciotto anni di mal di testa simulati e due di picche a non finire dati al suo castissimo ragazzo, aveva deciso di perdere la verginità con il ragazzo perfetto e nel giorno perfetto: il cugino del suo futuro e incazzatissimo ex e la sera stessa del funerale della sua compianta nonnina. Accanto a lei, un protagonista galante e delicato quanto un porno-Shrek-delle paludi che, immolandosi per la sua patria America, aveva riempito il vuoto della triste Ashton con il suo GRANDE... amore. Il suo grande amore, ragazzi. La figlia di un rigido pastore protestante, così, era stata ribatezzata con un nuovo nome d'arte per la sua nuova, stimolante vita da Miss Vincent: Graziella. Sì, perché come avveniva con quelle graziose biciclette di una volta, con il cestino per la spesa e i fiocchetti svolazzanti ai manubri, anche su di lei tutti, ma proprio tutti, si volevano fare un giro di prova. 
Maggiore attrazione di un rodeo frequentato da ragazze in shorts attillati, ragazzi sempre sull'attenti, temperature sempre altissime, scelte sempre sbagliatissime. Il secondo romanzo, che comincia sei mesi dopo gli avvenimenti del primo, perde le due voci che avevano caratterizzato il precedente capitolo e presenta ai lettori due nuovi protagonisti, che in realtà sono due vecchie e note conoscenze: Sawyer (il famoso cervo a primavera della canzone di Cocciante) e Lana “Banana” (sono un piccolo Lord inglese, quindi mi evito la rima oscena: scegliete voi un soprannone a fantasia!). Lui, il fidanzato tradito. Lei, la cugina bruttina, ma mica tanto. Entrambi in cerca di una svolta, entrambi in cerca di una storia importante. Entrambi intenzionati a seguire le orme – che conducono al letto, o al romantico cassone di un rugginoso pick up: questo è amore! - dei loro più infoiati predecessori. Sono meno eccitati ed eccitanti di Ashton e Beau, ma un maggiore approfondimento dei loro personaggi avrebbe potuto far venire fuori qualcosa di coinvolgente e interessante. Qualcosa di più vero. Sawyer, a lungo andare, invece, risulta simile a Beau: il sangue non mente. Un uomo di Neandertal con ottime referenze e con il college dei suoi sogni tra i progetti per il futuro, ma sempre un uomo di Neandertal. Un principe azzurro – con una polo Lacoste, la divisa da football e le corna imponenti di un Bambi cresciuto, nonostante la morte di mamma cervo che traumatizzò lui e intere generazioni – che segna il suo territorio con baci umidi e tastatine roventi, fa grandi dichiarazioni d'amore e grandi gesti di gelosia e si prende la sua vendetta nei confronti di quello stronzo di Cupido con testate e pugni: perché un macho “adda' puzzà”. Interessante, invece, il personaggio di Lana, che, al contrario della Del Rey, non fa dell'allegra e ottimista Born to die – la suggerirei come ninna nanna per i più piccini... o come colonna sonora per le estreme unzioni - il suo motto. 
Al contrario di quella lagna umana di sua cugina, fa subito simpatia e, nelle sue insicurezze, c'è molto del mondo del diciottenne medio. Protagonista del romanzo e di una metamorfosi radicale, che da bruco, la vuole farfalla svolazzante di fiore in fiore (o di cetriolo in cetriolo!), Lana, come la maggior parte delle protagoniste dei romanzi del genere, è forse la morte di un secolo di femminismo, se le si vuol dare tutta quest'importanza, ma fa una naturale tenerezza e un sorriso immediato scatta nel momento in cui la si vede migliorare nell'aspetto per far colpo sul ragazzo per cui ha una cotta da sempre. Via gli occhiali, via i vestiti da Monaca da Monza, via la coda di cavallo. Cambiamenti che tutti abbiamo fatto o faremo, non nascondiamolo, per piacere a qualcuno: l'adolescenza è così, sentirsi costantemente fuori posto. Cercare una persona che ci faccia sentire belli quando noi ci sentiamo un disastro totale; fingere di essere speciali per un qualcuno che non ci considera, difficile ammetterlo, mai abbastanza. Lo stile è fresco come l'aria di marzo e i capitoli, tra ripicche e corteggiamenti, facendo tappa anche per qualche temperata scena hot, scorrono tutti via in un solo giorno. Il linguaggio, benché non sia sempre elegantissimo, è da scaricatore da porto ancora imberbe e la traduzione, complessivamente, é migliore di quella del primo. Rassegnatevi: l'ommerda puttanavacca – paragonabile all'emozionante e dolce aforisma “Io non faccio l'amore; io fotto senza pietà” dell'egregio Signor Cinquanta Sfumature – non lo troverete più. Vengono meno quelle inimitabili forme di pecoreccia e casereccia poesia, come vengono meno le scene di sesso che avevano fatto vincere al libro della Glines l'ambitissimo bollino di Banane di Romanzo più 'ottt dell'anno.  
E, pur guadagnandoci un linguaggio molto meno scurrile, questo secondo capitolo perde anche un po' del suo misterioso perché durante il tragitto. Non ha nulla di cui far (s)parlare, non ha nulla con cui alimentare, nella blogsfera, post lunghi, noiosi e buonisti come i sermoni domenicali di una comunità Amish. Non ha nulla che faccia capire la differenza, che personalmente continuo involontariamente ad ignorare, tra young e new adult. Fatto sta che intrattiene piacevolmente – cosa non da poco – anche con una storia semplicissima di cui già immaginiamo il roseo e fiabesco happy ending. The Vincent Brothers non è un romanzo vietato ai minori: è sexy, precoce, adolescenziale, estivo. Per il personaggio di Lana, principalmente, ma anche per una leggera crescita nello stile e nelle tematiche, il secondo volume della serie è più carino del primo – leggibilissimo -, ma, venendo meno l'erotismo del primo, ho perso di vista, sinceramente, anche il senso del tutto. The Vincent Boys, magari con un malefico ghigno, tra un mese o un anno, lo ricorderò per le sue epiche cadute di stile e per i personaggi immaturi che giocavano a fare cose da persone, si ci augura sempre, mature. Quando i ragazzi del titolo, tuttavia, diventano fratelli, Ashton appende il suo innocente perizoma commestibile sotto una foresta di fiori d'arancio e l'importanza della prima volta viene fortunatamente compresa da due narratori leggermente più profondi, viene fuori una storia più pulita, ma che farà meno discutere e si farà anche meno ricordare. Viene sfilata dal mazzo la carta di una volgare, infelice e fragile forma di memorabilità e resta, a conti fatti, una lettura piacevole e fugace come tante. E un po', sotto sotto, ho apprezzato l'onestà della scelta.
Il mio voto: ★★★ -
Il mio consiglio musicale: Robin Thicke – Blurred Lines Feat. T.I, Pharrell

19 commenti:

  1. Caro Mik, sono contenta allora di non aver intrapreso questa serie, di personaggi banalotti che non ti danno nulla e che li dimentichi all'istante già ne ho beccati parecchi, tipo quelli di Rebel(Dio quanto ho odiato quel libro, mi ci è voluto lo psicanalista per uscire dalla depressione che mi ha causato), L'ordine occulto degli alchimisti (sacrilego chiamarlo urban fantasy)o del più recente L'incantesimo delle fate di cui già il primo non mi aveva convinto ma a cui avevo voluto dare una seconda chance giusto per essere masochista...

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    1. Ciao Dean! Non è la prima volta che mi parli di questi libri... devono essere parecchio brutti, eh? :) Questi della Glines tutto sommato sono carini, ma se si vuole qualcosa di memorabile - non che io volessi qualcosa di memorabile, in questo periodo - non sono decisamente i libri adatti. Per una vacanzetta al mare non sono malaccio, tutto sommato. Ho letto di peggio.

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  2. Li ho trovati due libri piacevoli, anzi preferirei dire che riescono ad intrattenere il lettore facendogli passare qualche ora di relax. Però non lasciano proprio nulla! Appena ho finito il secondo ho pensato che se non li avessi mai letti sarebbe stata la stessa identica cosa. Mentre per quanto riguarda la tua recensione almeno due risate me le ha fatte fare ;)

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    1. La penso esattamente come te: li leggi, ti fai quattro risate, li posi e li dimentichi. Non sono gli unici libri che fanno questo effetto :) Non capisco, quindi, l'accanimento di molti lettori.

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  3. Ashton appende il suo innocente perizoma commestibile sotto una foresta di fiori d'arancio :P Ahahahah,riesci sempre a farmi ridere,riflettere o commuovere :)

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  4. ho capito che ho di meglio da leggere!!!

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  5. Io non li ho letti, non ne ho sentito parlare benissimo, però proverò a leggerli, quando ho bisogno di una lettura che mi aiuti a staccare!!

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    1. Giustissimo, Mary. Lo troverai, come me, più che adatto, per una lettura del genere (:

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    2. Anche perchè se avessi aspettative altre, ne rimarrei delusa!!

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  6. non è proprio il mio genere...passo..

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  7. I libri leggeri sono utili per staccare. Però questi non mi ispirano per nulla, sarà che non sono proprio il mio genere. Comunque le tue recensioni sono sempre favolose ^^.

    -Yu-

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  8. La tua recensione è bella e divertente ma mi conferma che questi due libri proprio non fanno per me... Non mi suscitano nemmeno più curiosità. Dopo le varie recensioni mi sembra di averli già letti ed è sufficiente ^^

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  9. Recensione stupenda, Mik!Io l'ho preso in lingua insieme al primo libro qualche mese fa (non so perché ma ero sicura che li avrei adorati entrambi) quindi penso che prima o poi lo leggerò anch'io :)

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    1. Comunque è migliore del primo e ti piacerà un peletto di più - se non altro, non è volgare ;)

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