sabato 22 agosto 2015

Recensione: La tentazione di essere felici, di Lorenzo Marone

Sai qual è la più grande stravaganza
Vivere d'istinti.
Titolo: La tentazione di essere felici
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 268
Prezzo: € 14,90
Sinossi: Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli, Cesare è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la porta in faccia. Con la vita intrattiene pochi bilanci, perlopiù improntati a una feroce ironia, forse per il timore che non tornino. Una vita che potrebbe scorrere così per la sua china, fino al suo prevedibile e universale esito, tra un bicchiere di vino con Marino, il vecchietto nevrotico del secondo piano, le poche chiacchiere scambiate malvolentieri con Eleonora, la gattara del condominio, e i guizzi di passione carnale con Rossana, la matura infermiera che arrotonda le entrate con attenzioni a pagamento per i vedovi del quartiere. Ma un giorno, nel condominio, arriva la giovane ed enigmatica Emma, sposata a un losco individuo che così poco le somiglia. Cesare capisce subito che in quella coppia c'è qualcosa che non va, e non vorrebbe certo impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d'aiuto negli occhi tristi di Emma... I segreti che Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità.
                                                  La recensione
Mi si dà del bidimensionale, ogni tanto. E mi ci do pure io, l'importante è gli altri non esagerino con le definizioni: autocritico, ma con orgoglio. A onor del vero, mi piace uscire poco e sempre con le stesse persone, ho le mie immutabili convinzioni, l'unica mia trasgressione è stata la barba lunga, quest'estate, e la pelata lo scorso anno e, come dico spesso, farei cose pazze soltanto in vacanza fuori dal territorio italiano. Dove nessuno mi conosce e quindi chissene, chi si è visto si è visto. Però quanto mi arrabbio – e io mi arrabbio raramente, perché ho troppa poca voglia di intavolare discussioni inutili e confronti – quando mi si dice: fare questa e quell'altra cosa non è da te. Allora apriti cielo. Come controbattere, senza grandi avventure da raccontare, conquiste di cui vantarmi, coppe che raccontino la storia di sorprendenti traguardi sportivi che nessuno, a giusta ragione, si aspetta dal sottoscritto? Io sono quello, in un gruppo magari affiatato, che si vede meno, perché tutto preso dalle parole – lette o battute in prima persona sulla tastiera – e da film suppergiù inutili che non vedremo mai se non coi sottotitoli. Hobby nerd che solo a una certa distanza, per chi non si prende la briga di informarsi, sembrano gli stessi. Sono tridimensionale nei gusti e nel sentire, invece. Tu mi vedi sempre uguale, con un libro aperto davanti al naso e l'internet superveloce, ma quello che un giorno può mandarti a quel paese e un altro sa farti ridere, quello che una volta reagisce come un ceppo di legno davanti a un abbraccio caloroso e un'altra cerca il tuo calore di proposito, critica il pianto quando viene facile, ama da qualche anno il cinema indipendente e scopre i casi editoriali solo in ritardo. Il me più tridimensionale – chiuso questo inverno in un bunker, con l'angoscia degli esami e i post programmati su Blogger – ha apprezzato questo La tentazione di essere felici letto a mesi di distanza, perché quello che non ama particolarmente i periodi infiocchettati e le massime dal sapore universale – a testimonianza che neanch'io so più cosa sia da me – è lo stesso che piange come non ci fosse un domani ogni volta che parte Up. Intollerante al rumore, impacciato davanti all'affetto altrui, cinico per dispetto quando la situazione dovrebbe volermi al contrario premuroso. 
Il diversamente scorbutico che non dice mai di no e che – lo sanno tutti, ormai – ama sentirsi vulnerabile solo quando in un film di quelli commoventi ci sono protagonisti della terza età. Mi piacciono i vecchietti, ma quasi soltanto quelli dei film o di cui leggo volentieri le storie; non quelli sui mezzi pubblici, che si infervorano per un non nulla e fanno vibrare i gozzi tremolanti a suon di proteste per tutta la durata del viaggio. Preferisco gli Scrooge redenti e i finti cattivi. Io, da anziano, ho deciso che sarò un vecchietto come quelli inventati dagli scrittori: duro fuori e morbido dentro. Sarò come il torrone a Natale o come il protagonista di Lorenzo Marone, se volete: già sulla buona strada alla mia età, nonostante i sessant'anni di differenza. Cesare Annunziata ha scoperto, con gli anni, di essere più un tipo da gatto che da cane; si fa vivere e non vive; è la scelta che sceglie lui, ormai, e non il contrario. Ha fallito come marito – un matrimonio lungo ma disonesto; una moglie che accanto a lui non era contenta sin dall'inizio – e ha fallito come padre – ecco una figlia, dunque, che da lui ha preso la propensione al tradimento e un figlio artista che non ha il coraggio di fare pubblicamente outing. Ma c'è una vicina di casa in difficoltà, adesso: una nuova arrivata che ha l'età per essere sua nipote, il nome di un vecchio amore perduto, un marito crudele. L'annoiato Cesare potrebbe finalmente mettersi a posto la coscienza, sentirsi eroe per un giorno come nella canzone, dandole una mano con l'aiuto imprevisto della gattara del palazzo, di un vedovo appesantito la cui poltrona ha assunto la forma della sua stessa sagoma, di un'attempata prostituta dal cuore d'oro? A me piacciono i vecchietti perché sono un po' come i neonati, se proprio volete saperlo. 
Lascereste un neonato piangere, dico; lascereste un nonno solo? Passi il giorno a dargli attenzioni, perciò, per farlo crescere meglio o a riempirlo di gentilezze, per farlo andare via più dolcemente. Sono i pochi a emozionarmi perché, per arrivare agli ottanta, sai quanta strada devono avere già fatto? Sai quanto hanno sofferto per portare fieramente quelle rughe? Perciò si apprezza la spassionata sincerità di questo adorabile misantropo – che siccome odia tutti, per contrappasso, tutti vogliono bene –, ci si lascia conquistare dalla sua semplicità e si perdona senza sforzo quel parlare per aforismi, di tanto in tanto, e qualche insegnamento di troppo. Il perdere il filo del discorso, il darsi ai voli pindarici, e il ritrovarsi – alla pagina successiva – con un comunque e un tornando a noi. Leggera retorica che altrove odierei, ma che in bocca a Cesare Annunziata sta bene. Alla sua età può permettersela. Tra rimpianti e liste per ricordare le cose importanti, occhi annebbiati dalla cataratta che comunque indugiano sui seni prosperosi delle signorine e sogni a occhi aperti che gli mostrano muse del passato, si pensa a Nebraska e a Stanno tutti bene. Una buona lettura che si addice perfettamente alla malinconia degli ultimi giorni d'estate – quando il mare inizia a tingersi d'inverno e l'abbronzatura sbiadisce (la mia non è mai comparsa, ma pace) – con un protagonista, segreto di tanto meritato successo, forse dirimpettaio del Ladro di nebbia, Antonio M. Fonte, e abitante di rioni che, dalla Ferrante in poi, contribuiscono a mostrare una Napoli pulita. E pulita in tutti i sensi. Il motto, lo stesso che ripete nonna: mangia, bevi, fuma se ti piace, innamorati e rischia. Non leggere i foglietti illustrativi. Se dovessi morire domani, almeno moriresti sazio. Sazio del cibo che medici barbosi ti sconsigliano, e anche di vita. La tentazione di essere felici è il libro con le rughe d'espressione – semicerchi scavati attorno alla bocca per gli inevitabili sorrisi, un solco sulla fronte per i pensieri necessari, la palpebra ballerina per un'eventuale lacrima furtiva – a cui è proibito resistere, se un giorno in cui sei triste poi cadi in tentazione.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Johnny Cash – Hurt


What have I become, my sweetest friend?
Everyone I know goes away in the end.

12 commenti:

  1. I misantropi vanno alla grande quest'anno, eh. Hanno scoperto che lo siamo un po' tutti e dato inizio alla nuova età dell'oro.
    Visto che sono così simili, Cesare Annunziata andrà a fare compagnia al protagonista dell'esordio della Petti a data da destinarsi, ché per vari motivi, in primis l'aver perso una presentazione vicino casa, non è ancora arrivato il suo momento.
    Forse arriverà all'uscita della probabile trasposizione cinematografica con Servillo protagonista; fino ad allora, come misantropa, mi basterò da sola.

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    1. Ma sai che anch'io mi sono perso l'incontro in una libreria vicino casa (casa a Chieti, però)? A questo punto, spero di compensare, magari, con una bella presentazione di Lavinia: quel "mio" famoso centro commerciale non si fa mancare niente. Della trasposizione avevo letto solo il nome di Amelio alla regia; Servillo sarebbe davvero perfetto. E finalmente, per lui ma anche per noi, un ruolo più leggero.

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  2. Essere felici?
    Mai avuto questa brutta tentazione... :)

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    1. (Ma manco io, eh)
      Lana Del Rey approves ;)

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  3. Bellissima recensione come sempre! Ero sicura che Cesare ti sarebbe piaciuto!

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    1. Grazie mille. E lo sapevo anch'io, ma l'ho fatto aspettare. :)

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  4. E mi hai definitivamente convinta. Mannaggia a te.
    Ossapev.

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  5. Vaaaa bene, mi appunterò anche questo titolo :P
    Bellissima recensione Mik ;)

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  6. Quel Cesare Annunziata è stata un'altra delle mie scoperte estive.
    Dopo la Napoli di Lavinia Petti, sono passata a quella di Lorenzo Marone. entrambe incredibili e da me amate.
    Marone ha saputo creare un libro intenso e reale che mi ha tenuta incollata alle pagine per ore nonostante la calura di questa estate.
    Gli autori italiani ultimamente stanno andando forti ... finalmente.

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