mercoledì 23 gennaio 2013

Recensione (in anteprima) a basso costo: Invidia, di Gregg Olsen

Ci sono doni che vanno condivisi, ma la cui origine non deve essere mai rivelata.

 
 Titolo: Invidia. I segreti di Port Gamble
Autore: Gregg Olsen
Editore: Newton Compton
Numero di pagine: 348
Prezzo: € 9,90
Data di pubblicazione: 24 Gennaio 2013
Sinossi: Katelyn è una ragazza problematica e asociale, e quando viene ritrovata morta dalla madre, il giorno di Natale, in paese si diffonde subito la voce che si sia suicidata. Eppure le gemelle Hayley e Taylor Ryan, le sue uniche amiche, non si accontentano di questa spiegazione e iniziano a cercare disperatamente la verità. Ma per indagare, le ragazze hanno un’arma segreta... Scopriranno che Katelyn non era poi così sola: chattava tutte le notti con un uomo misterioso. Chi si nasconde dietro quell’identità virtuale? È stato lui a spingerla verso la morte? Oppure l’ha uccisa inscenando un suicidio? Ma Hayley e Taylor non sono le uniche a svolgere delle indagini. Una reporter senza scrupoli è sulle loro tracce per carpire informazioni sui loro poteri e su un misterioso incidente avvenuto dieci anni prima, da cui uscirono indenni solo le sorelle Ryan e la povera Katelyn… 
                                                   La recensione
Sfogliare le prime pagine di Invidia e trovarsi davanti a un incipit diretto ed accattivante, di cui la copertina, con dettagli minuziosi e precisi in modo inquietante, ricostruisce alla lettera il fattore scatenante di una serie di reazioni a catena divenute, alla fine, romanzo: la morte solitaria e triste di Katelyn; una quindicenne qualsiasi con problemi qualsiasi.
Una tematica difficile e sempre tristemente attuale questa, che, inserita all'interno del dibattito mirato a delineare i vantaggi e le trappole dei dilaganti Social Network, avrebbe potuto dare a un giallo caratteristiche di grande impatto e intensità. Renderlo un giallo che avrebbe portato autori celebri ad esprimersi con sentita ammirazione e la mia recensione ad essere verde invidia, non limone rancido/andato a male.
Il romanzo di Gregg Olsen, infatti, è fastidiosamente ambiguo. Promette e non dà.
E pensare che in copertina il commento di Michael Connelly – autore che personalmente non mi piace, ma che stimo sapendolo accanito sostenitore, assieme a Jeffrey Deaver, dei nostri Giorgio Faletti e Donato Carrisi – ce lo presentava come un thriller di altissimo livello, dai ritmi perfetti e dal finale imprevedibile. Chiariamoci subito: non aspettatevi la nuova indagine di Harry Bosch o di Sherlock Holmes. Piuttosto, sappiate di ritrovari a  leggere guardare una puntata, riesumata direttamente dagli anni '70, di Nancy Drew. Stiamo lì.
Il romanzo, sin dalle prime pagine, assume i risvolti dei teen thriller americani, anche se definirlo tale sarebbe un'evidente forzatura. Non è un thriller adolescenziale, bensì della prima infanzia! O l'autore non ha la perizia necessaria per scrivere romanzi di questo genere o, almeno in Invidia, non riesce a farne sfoggio, tentando di misurarsi, in una gara anacronistica e persa in partenza, con le malignità e i pettegolezzi dello splendido Il seggio vacante, le adolescenti cattive di Lauren Oliver e i misteri annacquati (e griffati) della serie TV Pretty Little Liars. La sua prova, infatti, avviene pur sempre con un genere letterario per misurarsi con il quale sono necessarie conoscenze in campo medico, psicologico e legale; ma io, che non ho nemmeno il diploma liceale o la sagacia per distinguere un'aspirina da una pilloletta blu di Viagra, avrei potuto scriverlo altrettanto “bene”. Inoltre, non essendo nemmeno più giovanissimo, lo scrittore, nato a Seattle nel 1959, dipinge l'adolescenza in maniera (im)pietosa, superficiale e sciocca, in cui perfino i più buoni – come direbbe mia nonna dall'alto della sua saggezza popolare - hanno la rogna!
Tuttavia, la storia giova di una serie di elementi stuzzicanti, sparsi, ahimè, in un contesto tutt'altro che memorabile. Ad esempio, sarebbe stato interessante vedere approfondito il rapporto empatico, misterioso, affascinante e a tratti inquietante fra bambini che, per nove mesi, condividono la stessa placenta. Qui pensate alle gemelle Olsen ai tempi di Disney Channel (saranno mica parenti dell'autore?!): saccenti, pettegole, fastidiose. Due sopravvalutate enfants prodiges. Io non sono una persona buonista, tutt'altro. Ma ho imparato che davanti alla morte non si ride mai. Ricordo ancora quando, qualche anno fa, una ragazza della mia città si tolse la vita nella sua cameretta dalle pareti rosa. Non la conoscevo nemmeno di vista, ma il suo suicidio mi aveva scosso, turbato, commosso.
Hailey e Taylor, le protagoniste del romanzo, al capezzale della loro ex migliore amica, parlano dello scarso livello del catering chiamato alla cerimonia funebre; se ne escono con commenti infelici e vuoti relativi alla taglia abbondante della sfortunata Katelyn; all'inizio, la chiamano semplicemente “la morta”, come se non ci fosse mai stato un prima per quell'adolescenza avvelenata. L'ho letto piacevolmente, ma tra momenti di ilarità del tutto involontaria. E, se un thriller fa ridere, a mio modesto parere, non è un buon thriller.
L'ironia che lo pervade è del tutto fuori luogo: fa ghiacciare il sangue nelle vene e gareggia, quasi quasi, con quella della mia prof d'inglese! Gioca ad essere brillante, ma involontariamente è più nera del disastro. A tratti, pur essendo un amante delle commedie nere e un fan dello black humour, la mia faccia ricordava quella dei Trollface che dilagano su Facebook in un'epidemia di visi grotteschi e occhi strabuzzati. Restano comunque molto carine le descrizioni delle dinamiche familiare, il passaggio fluido da un punto di vista all'altro, il vedere che le strade di questa nebbiosa città portuale legano saldamente case, segreti e personaggi come lunghi fili di cemento scuro. Tutti hanno un passato da celare o immondizia da nascondere sotto il tappeto del soggiorno. Peccato che tanti personaggi non riescano a trovare, tante volte, una vera collocazione in capitolo lunghi non più di quattro paginette. Tratto da un fatto di cronaca, è un dramma che diventa un thriller deludente e mal riuscito. I misteri nascosti dietro la morte di Katelyn potrete scoprirli solo a fine lettura, ma io, con molta sincerità, non ne creerò nessuno sulle mie impressioni complessive. Il libro non è mi è piaciuto, ma avrete imparato, forse, che, almeno per quanto concerne titoli di questo genere, ho gusti molto particolari. Invidia, su siti come Goodreads, ha una media complessiva di tre stelle abbondanti. Se non avete mai letto alcuni degli autori sopracitati, il romanzo potrebbe anche piacervi così com'è: senza pretese, particolare mordente, avvenimenti memorabili, infamia e lode.
Il mio voto: ★★  
Il mio consiglio musicale: Hooverphonic - Anger Never Dies


12 commenti:

  1. Grande, Mik, recensisci in modo egregio sia nel bene che nel male!

    RispondiElimina
  2. Auhausha direi che è da evitare XD

    RispondiElimina
  3. Cavolo eppure ci contavo molto su questo libro...peccato che l'autore non sia riuscito nell'impresa! penso che lo leggerò per farmi un'idea più precisa ma già l'entusiasmo si sta spegnendo...sob!

    RispondiElimina
  4. Grazie Mik per l'avviso, su questo libro direi che passo! ahah
    fa ghiacciare il sangue nelle vene e gareggia, quasi quasi, con quella della mia prof d'inglese! deve essere davvero inquietante :|

    RispondiElimina
  5. Concordo in pieno con te Mik!Mi mancano una ventina di pagine per finirlo, e purtroppo non mi è piaciuto per niente!Un vero peccato però, dalla trama e dalle recensioni che ho letto sembrava davvero bello!

    RispondiElimina
  6. Come mi avevi detto che fiascoooo.. mi passa proprio la voglia di iniziarlo, ma devo farmi forza e coraggio :D

    RispondiElimina
  7. C'era quel 'non so che' che non mi ha permesso di incuriosirmi a questo romanzo e devo dire che ho fatto veramente bene!
    Come al solito le tue recensioni sono favolose, omg *_*

    RispondiElimina
  8. Ed io che ce l'ho non ho assolutamente voglia di aprirlo, ma come ha detto Sonia, riesci a recensire in modo meraviglioso sia nel bene che nel male.... Leggere le tue recensioni è come entrare in un mondo a parte, il tuo mondo.
    Fantastico Mik.

    RispondiElimina
  9. Peccato! L'avevo messo in wish list, ma mi sa che lo faccio passare in fondo in fondo alla lista.
    Tu, contrariamente all'autore, sei sempre bravissimo :))

    RispondiElimina
  10. Bello fuori brutto dentro a uanto pare :P
    Cmq sono d'accordo, l'humor nero piace anche a me, ma bisogna saperlo maneggiare, altrimenti ti cascano le braccia...

    RispondiElimina
  11. Mi accodo ai complimenti, scrivi veramente benissimo. So che non è facile scrivere una recensione, ma tu lo fai sembrare semplice e naturale. Mi piace moltissimo il tuo stile, bravo bravo bravo.
    Oltretutto, mi farai risparmiare soldi, dato che mi è passata la voglia di leggere "Invidia".

    RispondiElimina
  12. Io questo libro l'avevo messo nella lista dei "forse, magari un giorno..." :D, ma devo dire che la tua eccellente recensione mi ci sta facendo ripensare! :D Da come ne hai parlato, l'autore sembra rifarsi un po' a Agatha Cristie XD: per la "leggerezza" dei comportamenti dei vari personaggi e lo spessore psicologico dei personaggi diciamo, ehm, non proprio superlativo, intendo naturalmente... non certo per la qualità dell'intreccio e l'originalità dell'enigma! :D

    RispondiElimina