Visualizzazione post con etichetta Nickolas Butler. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nickolas Butler. Mostra tutti i post

mercoledì 27 ottobre 2021

Recensione: La casa vicino alle nuvole, di Nickolas Butler

| La casa sulle nuvole, di Nickolas Butler. Marsilio, € 18, pp. 380 |

È al termine di una strada sterrata che sembra portare alla fine del mondo. La incorniciano il gorgogliare del fiume vicino, i vapori di una sorgente termale, le rocce aguzze delle montagne. Abbracciata dalla vallata e protetta da un silenzio impenetrabile, La casa vicino alle nuvole è un regno privato. Siamo in un Wyoming senza più cowboy né rancheri, preso d'assalto da capricciosi turisti in abiti griffati: viverci è diventato un lusso. Cole, Bart e Teddy lo abitano come operai, non come degni cittadini. Quando avranno abbastanza stabilità economica per mettere radici? Manovali di umili origini e dai caratteri agli antipodi, hanno fondato una società di costruzioni che fatica a ingranare. Finché l'algida Gretchen, donna d'affari sola al mondo e dai piani misteriosi, non li tenta con un progetto impossibile: costruire una casa in appena quattro mesi e consegnarle le chiavi entro Natale. In cambio riceverebbero assegni stellari. Cosa rappresenta per lei quel progetto? Per quale motivo altri costruttori si sono già tirati indietro? Nonostante la vista paradisiaca, il cantiere ispira una brutta sensazione: mette la pelle d'oca, come la casa infestata di un film dell'orrore.

Com'era possibile, si chiese, non possedere una casa, non avere risparmi, nessuna istruzione universitaria, nessun talento artistico, niente di niente – non una sola attestazione dei suoi quasi quarant'anni su questo pianeta –, eppure trovarsi laggiù, a costruire quel santuario sulle montagne? Quel divario a volte lo lasciava sbalordito e l'unico conforto che provava era che quella casa, in qualche modo, era anche la sua traccia, la sua eredità, benché il suo nome non fosse inciso su nessuna superficie, su nessuna pietra.

Cole, leader ambiziosissimo, non teme la sfida; Bart, una mina vagante dipendente da metanfetamine, si rifugia nelle droghe pur di incrementare le prestazioni lavorative; Cole, mormone e padre di quattro figli, è una voce della coscienza che nulla può contro la tracotanza. Perché sacrificare tutto – famiglia, salute, moralità – per un patto scellerato? Nella storia della True Triangle Construction i giorni prenderanno a confondersi in un'unica matassa indistinguibile. I ritmi diventeranno massacranti, le scadenze rigidissime: il romanzo è un conto alla rovescia, il tempo un tiranno e gli strumenti per raggiungere l'obiettivo, talora, sono illeciti. Come fronteggiare inoltre le giornate che si accorciano, i climi a picco, gli agenti atmosferici? Tratto da una vicenda realmente accaduta che ha dell'incredibile – ricorda un po' quella di L'incredibile storia dell'Isola delle Rose –, il romanzo è la cronaca di un'impresa d'altri tempi in cui il titanismo dei protagonisti sfocia in risvolti scioccanti: la neve è destinata a tingersi di rosso.

L'America è il più grande paese del mondo, a patto di non restare senza soldi.

Non fatevi ingannare dall'apparente gravità del tutto: La casa vicino alle nuvole è sì un'angosciosa parabola di rivalsa sociale, ma è soprattutto il quinto romanzo di Nickolas Butler. Entrato di diritto tra i miei autori del cuore, lo scrittore americano non delude le attese neanche questa volta: per me la sua voce continua a essere una coperta calda e morbida. Amici, soci in affari e infine complici, i tre protagonisti mettono le loro solitudini al servizio dell'avventura. Benché antieroici, conquistano grazie alla consueta umanità con cui vengono dipinti. È impossibile non tifare per loro, non coprire i loro orribili misfatti, non desiderare di proteggerli dal mondo circostante e soprattutto da loro stessi. Sboccati e chiassosi, ma dal cuore tenerissimo, contemplano il cielo stellato – in mutande, con una birra in una mano e una canna nell'altra – e si confessano sogni di gloria e fantasticherie di ricchezza. Uno di loro, ad esempio, vuole trasferirsi a Panama semplicemente perché il nome del paese ha un bel suono. Ciò che resta delle loro fatiche sono i ricordi, e lo scintillio commovente di una tomba lontana. Sporco eccezionalmente di sangue, l'ultimo Butler racconta di un'amicizia che minaccia di erodersi. Come si erodono gli animi, se mangiati dalla cupidigia; come si erodono le montagne. È una lotta contro il tempo, contro la morte, contro la Natura stessa, per erigere un sogno su misura. O forse un incubo?

Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Led Zeppelin  - Stairway to Heaven 

giovedì 31 dicembre 2020

[2020] Top 10: Le mie letture

Quest'anno sono stato adolescente a Procida, quando minacciavano di portare il plexiglas al mare. 
Ho conosciuto il razzismo negli anni Ottanta che Netflix non mostra. 
In Ohio ho visto morire il sogno americano, assieme a una generazione di disillusi. 
A Crosby, nel Maine, sono passato a trovare un'insegnante in pensione: mi ha insegnato tantissimo. 
Ho desiderato tatuarmi un colibrì, sentendolo affine, e trasferirmi in Wisconsin in inverno. 
Ho soggiornato in un condominio israeliano, e a ogni piano ho trovato un po' di me stesso. 
Non contento dei dolori della mia famiglia, mi sono caricato di quelli degli Starling: la vista sul lago mozzava il fiato, ma i mulinelli erano in agguato. 
Ho avuto un'amica stretta, si chiamava Bea, faceva la fashion blogger. 
Sono stato un'eroina transgender, nei giorni in cui il TG raccontava la fine della storia d'amore tra Maria Paola e Ciro a Caivano. 
Sono stato adulto e bambino; maschio, femmina, a un bivio. Sono stato dappertutto e da nessuna parte. Seduto sul divano, ho letto ottanta libri – meno del solito, probabilmente: sono stati parecchi i giorni storti – e vissuto ottanta vite. Fuori c'era il Covid-19, non potevo andare da nessun'altra parte. Non avevo altra scelta, dirà qualcuno Però i miei libri li ho scelti, sì, e li sceglierò anche domani. 
Voi, invece, chi siete stati?

10. Un'amicizia, di Silvia Avallone: In un nostalgico amarcord, un'autrice al suo meglio ci conduce alla scoperta dei dissapori tra Elisa e Beatrice. Empatica, vuol bene alle sue ragazze. E noi non possiamo che fare altrettanto, in un romanzo generazionale che avrei voluto non finisse più.

9. La casa sul lago, di David James Poissant: Non esistono famiglie felici. Per fortuna. Quando ci perderemmo se non avessimo da leggere di recriminazioni e dissapori? Infelici a modo loro, gli Starling popolano un quadretto in cui mi sono immedesimato fino a perdermi.

8. Cinzia, di Leo Ortolani: Una ragazza transgender s'innamora di un etero. Si può cambiare per gli altri? Ci si può tradire? Sfacciatamente arcobaleno, questa graphic novel racconta in pillole la forma d'amore più rivoluzionaria e salvifica: quella verso sé stessi.

7. Tre piani, di Eshkol Nevo: Una storia così generosa da contenerne tre. Ognuna legata a un piano di un condominio medio-borghese; ognuna legata agli stadi dell'anima secondo Freud – Es, Io, Super io. Tu in quale alloggi? E, soprattutto, come ci vivi?

6. Uomini di poca fede, di Nickolas Butler: Pur ispirandosi a una brutta vicenda di cronaca, Butler confeziona il solito romanzo bellissimo. Sulle diverse accezioni della parola gregge, sugli struggenti gesti di opposizione della gente comunque, su momenti perfetti in cui sarebbe splendido stabilirsi vita natural durante.

5. Il colibrì, di Sandro Veronesi: Il senso della vita spiegato da un uccellino in equilibrio su un filo del telefono. Qui e lì potrebbe somiglia a una specie di via crucis, invece è un volo che mi ha rubato il fiato. Se dovessi fare un tatuaggio – il secondo –, sarebbe proprio un colibrì: il mio nuovo animale guida.

4. Olive Kitteridge, di Elizabeth Strout: Le ho scritto una lettera, l'ho rivista nella miniserie HBO, poi l'ho ritrovata in un seguito attesissimo. Un'insegnante non smette di insegnare neanche in pensione. E io, grazie a una protagonista burbera ma tenerissima, non smetto di imparare. Conoscere Olive è stata la cosa migliore che mi sia capitata quest'anno.

3. Ohio, di Stephen Markley: Uno spettacolare rompicapo emotivo su ciò che ci unisce e su ciò che ci divide. Venirne a capo è stato impegnativo. Ma a fine lettura, grazie alla visione di insieme, mi sono accorto della bellezza della vista. Affacciava sul grigio di un sobborgo rurale-industriale. Squallido, ma da immortalare

2. L'estate che sciolse ogni cosa, di Tiffany McDaniel: Un'autrice che suona soave anche nella tragedia. Con lei i miti crollano con grazia, la fine del sogno americano è un incantevole tramonto, l'inferno è un lungo corridoio lungo di porte infuocate. Credendo di conoscere già il buio oltre la siepe, ero impreparato all'abisso oltre i campi di colza.

1. L'isola di Arturo, di Elsa Morante: Un intramontabile romanzo di formazione sulla fine dell'estate della vita – ossia l'infanzia – e dei falsi miti. Il risveglio da un'illusione lunga una fiaba, che ci mette faccia a faccia con le promesse infrante, il piacere fugace del sesso, la fallibilità dei genitori. A giusta ragione, è il preferito di molti lettori: sarà così anche per me.

mercoledì 5 febbraio 2020

Recensione: Uomini di poca fede, di Nickolas Butler

Uomini di poca fede, di Nickolas Butler. Marsilio, € 17, pp. 271 |

Ho scoperto che leggerlo è uno dei piaceri della vita. Quando termino una sua storia, ho sempre il desiderio di chiacchierarne con lui davanti a una birra. Di romanzo in romanzo, infatti, è difficile non affezionarsi al suo tono di voce e alla sua compagnia. Ci sono quegli autori a cui, se si potesse, ruberesti a man bassa il segreto dell’ispirazione perpetua. E ci sono altri come Nickolas Butler, più rari ma non per questo meno preziosi, che vorresti avere la fortuna di considerare amici. In un mondo perfetto, saremmo abbastanza in confidenza da scambiarci le esistenze durante le vacanze: lui in Italia, io negli Stati Uniti, per realizzare così il pensiero che ogni volta mi attanaglia a fine lettura. Posso trasferirmi in Wisconsin?
Per favore, faccio sul serio: metto poche cose in valigia, prendo e parto. All’arrivo, in fondo, troverei tutto quello di cui ho bisogno. Ecco le villette degli anni Cinquanta, ecco il profumo di hamburger e crostate fragranti, ecco i cieli immensi. Sui rami ci sono fili di lucine natalizie, anche a festività finite, e nelle grigliate si brinda con una lattina ghiacciata stretta nel pugno. Ma badate bene, non è tutto oro quel che luccica, non siamo in un episodio della Casa nella prateria: si inizia a fumare prestissimo, all’età di nove anni; la noia esistenziale spinge tra le braccia del vizio o in poltrona, a sorbirsi svogliatamente soap opera su soap opera; i giovani tagliano la corta quanto prima, e lo testimoniano le strade spopolate, i negozi sfitti, i banchi vuoti. Il passaggio dei treni, metronomi per eccellenza della vita notturna, inoltre fa vibrare un po’ i letti e le chincaglierie nelle cristalliere. Seppure tra alti e bassi, i personaggi di Butler non saprebbero mai rinunciare al fascino di queste atmosfere malinconiche. E io con loro.

Sempre più spesso, Lyle scopriva di trovarsi a proprio agio nel silenzio, accanto ai suoi cari, senza cercare di risolvere problemi o rispondere a domande, limitandosi piuttosto a imparare a vivere in maniera più leggera, ad amare più intensamente, a mangiare meglio e, di sera, prima di andare a dormire, a leggere gli scaffali e scaffali di libri che, gli era tristemente chiaro, non sarebbe mai vissuto a lungo da aprire, quegli uccelli dalle ali bianche appollaiati sul suo petto alla pallida luce dell’abat-jour, in attesa che un polpastrello inumidito ne scorresse con delicatezza le pagine sottili, le voltasse liberando storie e poesie e miti in esse contenute.
Si parte in medias res, con una scena da film: Lyle – sessantacinque anni, quaranta dei quali passati accanto alla moglie Peg – gioca a nascondino in un cimitero. Conta sulla tomba del primo figlio, morto a nove mesi, mentre il piccolo Isaac corre a nascondersi. L’anziano segue il nipotino fra le lapidi di concittadini un tempo conosciuti e stimati, e inevitabilmente pensa alla vita, alla morte e al mistero che c’è nel mezzo. 
Il protagonista sembra l’eroe della porta accanto di un film di Clint Eastwood. Temprato dal lavoro fisico, è un tuttofare in pensione che non rinuncia comunque a rendersi utile: è un padre e un nonno amorevole – il legame con la figlia Shiloh, adottata in tenera età, non ha nulla da invidiare ai rapporti di sangue –, un amico presente – da quando a Hoot è stato diagnosticato un cancro, le visite di cortesia sono diventate innumerevoli –, un lavoratore instancabile – raccoglie in nero mele in un frutteto, soprattutto per il piacere di mangiare i frutti direttamente dall’albero. Benché alla religione organizzata preferisca i rapporti di buon vicinato, non rinuncia comunque alla routine della messa domenicale: ama il canto corale, la volta dipinta sotto cui ha conosciuto Peg, i sermoni di un prete che prima della conversione era un pescatore in Alaska. Ma l’incostante, detestabile Shiloh, a un certo punto, decide che il credo del padre non è abbastanza: membro di una chiesa aconfessionale e legata a Steven, leader con smanie da rockstar, la ragazza trascinerà i parenti nell’incubo del fanatismo religioso. Il cagionevole Isaac, portato in giro come un fenomeno da baraccone, è davvero un guaritore? La preghiera cura più della medicina? Si può amare una persona pur disapprovandone le scelte? Ha inizio un braccio di ferro straziante, dove credenze diverse diventano motivo di dissidio.

«Mi pare di non riuscire a tenermi strette le cose. Mi pare di non riuscire a farle andare più piano». 
«Ti terrò stretto io» affermò Peg. 
Continuarono a dondolare nella notte estiva, con il cemento sotto i piedi caldi e umidi […] Lyle voleva dire: Sentirò la sua mancanza, ma temeva che se avesse pronunciato quelle parole ad alta voce si sarebbe messo a piangere. Così le trattenne fra le labbra, dove si gonfiarono e si espansero; gli parve di avere il cranio appesantito e il cuore fragile, allora chiuse gli occhi e avvertì le braccia della moglie che lo avvolgevano nella maniera in cui un bambino potrebbe abbracciare un albero, e la strinse ancora di più a sé.
Già paragonato spesso al compianto Kent Haruf, Butler trova casualmente lo stesso traduttore dell’amato scrittore del Colorado – Fabio Cremonesi, calzantissimo – e la tematica spirituale già presente in Benedizione. Dopo Shotgun Lovesongs e Il cuore degli uomini, conferma qui il suo dono più grande: l’emozione. Dalla resa vivida dei paesaggi campestri alla quotidianità dei protagonisti, dal filosofeggiare sulle gioie del sonnellino alle riflessione sul divenire della natura, ogni dettaglio vibra di sentimento. E spinge di conseguenza le schiene a vibrare, a palpitare, sotto le scosse di sospiri profondi che nell’epilogo diventano pianti. Questa volta a fare da cassa di risonanza c’è l’aggiunta di un protagonista speciale – uno di quegli anziani da adorare, dolci ma agguerriti –, che alla bellezza dell’elemento rurale affianca un altro tema che su di me ha presa facile:  la senilità. Lyle non si arrende all’inazione della vecchiaia. Il suo cuore non vuole saperne di smettersi di angustiarsi o battere. Lasciarsi andare alla preghiera significa forse tradire il suo senso pratico? Appassiona, allora, il suo tentativo di salvare un bambino dall’ignoranza dei tutori. E commuove oltre il dicibile il tentativo di salvare il meleto dal gelo, alimentando improbabili falò. Nel Wisconsin, all’improvviso, le temperature primaverili possono cedere il passo a una violenta tormenta. Come prodigarsi per salvare il salvabile?
Qualunque sia il vostro rapporto con la chiesa – il mio è pressoché nullo –, non lasciatevi scoraggiare dall’argomento. Uomini di poca fede incoraggia a credere nel prossimo, non nel divino, e ad arrendersi al fatto che – non importa se lo si chiami karma o speranza – il bene che facciamo, alla fine, ci ripagherà con la stessa moneta. Sul solito sfondo irrinunciabile, pur ispirandosi a una brutta vicenda realmente accaduta, Butler sa confezionare il solito romanzo bellissimo. Sulle diverse accezioni della parola gregge. Sui pacifici ma struggenti gesti di opposizione della gente qualunque. Su momenti semplici e perfetti, in cui sarebbe splendido stabilirsi vita natural durante. Aspetterò il suo ritorno in libreria come si aspettano i miracoli.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Johnny Cash – You Are My Sunshine

sabato 29 dicembre 2018

[2018] Top 10: Le mie letture


10. The Outsider | Stephen King
Lo scriveva già Shakespeare: ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia. Nell'ultimo Stephen King ce n'è qualcuna in più.

9. Sotto il falò | Nickolas Butler
Lo scorso luglio ho salutato Butler fuori stagione. Aveva nel bagaglio a mano dieci storie, dieci ballate, che parlavano di paternità, amicizie al maschile, campagna contro città. È tornato a emozionarci sottovoce, così, con la malinconia che solo lui, Haruf e pochi altri cowboy romantici sanno suggerire. In pillole.

8. Dai tuoi occhi solamente | Francesca Diotallevi
Chi era Vivian Maier, la tata francese che dava false generalità, colleziona storie, fuggiva per la paura di essere abbandonata? Nella finzione letteraria a far breccia nella sua corazza sono le attenzioni della famiglia su cui veglia. In libreria, invece, l'arduo compito spetta a Francesca Diotallevi, qui alle prese con il più fascinoso e sfuggente dei suoi personaggi.

7. Se la strada potesse parlare | James Baldwin
Se la strada potesse parlare ti racconterebbe una storia bellissima già diventata film. Una favola d'amore e denuncia che, con la discrezione dei piccoli grandi classici, non diventa mai una celebrazione fine a se stessa del Black Power né un canonico dramma giudiziario. 

6. Vittoria | Barbara Fiorio
Un siamese, un po' di magia, il nome di Barbara in copertina. L'indispensabile, insomma, in una commedia sulla difficoltà di riprendersi in mano la vita, tra conti in rosso, cuori infranti e fotomanzia. Dentro, tutta la leggerezza del mondo e, a sorpresa, tanto di più. 

5. L'animale femmina | Emanuela Canepa
L'apprendistato di Rosita presso lo studio di Lepore, avvocato spregevole ma magnetico, dura il tempo di una prigionia e di un romanzo ambiguo. Quanto costa cara l'indipendenza, in un piccolo harem della Padova bene dove la parola resilienza è blasfema e il valore di una segretaria si giudica dai caffè che serve?

4. Salvare le ossa | Jesmyn Ward
Ritratto di famiglia con tempesta, come in un film di Hirokazu Kore'eda. Un padre, un pitbull, quattro fratelli contro la distruzione di un uragano che porta il nome di donna, in un microcosmo eppure declinato al maschile. Tutto è bellissimo, incantevole e terrificante come letto nelle recensioni venute prima della mia. Ho conosciuto i Batiste in ritardo, e adesso non me li scordo più.

3. Isola di Neve | Valentina D'Urbano
Siamo a Novembre: un'isola che non c'è. Siamo alla ricerca del concerto per violino di Andreas Von Borger: un musicista tedesco, in realtà, mai esistito. Eppure, sovrappensiero, ti viene da cercare su Google articoli che parlino di tutti loro. Solo per scoprire con un po' di amarezza e un po' di stupore che sono l'invenzione di una scrittrice forse qui al suo meglio.

2. Vincoli | Kent Haruf
Ritorni inaspettati in quel di Holt. Anche se non tutto è oro quel che luccica in campagne in cui l'eredità della terra, i legami di sangue ti vincolano vita natural durante. Quanto decoro però, quanta bellezza: a tal punto che ti viene da dire, Kent, grazie, mi fermo qui a leccarmi le ferite. Quasi quasi resto a Holt. 

1. Divorare il cielo | Paolo Giordano
Un grande romanzo o un romanzo grande? Nel dubbio, una straordinaria storia corale che contiene una generazione ribelle, perfino il cielo, grazie alla scrittura di un Giordano ufficialmente stanco della solitudine del suo primo successo. 


I PREMI COLLATERALI

Miglior thriller: Ellie all'improvviso Lisa Jewell
Miglior fantasy/distopico: Paesaggio con mano invisibile M.T. Anderson
Miglior young adult: Montpelier Parade Karl Geary
Miglior romanzo LGBT: Le ferite originali Eleonora C. Caruso 


Esordi memorabili: Guasti Giorgia Tribuiani
Graphic Novel, che scoperta: S. Gipi
Storie d'amore: Anonimo veneziano Giuseppe Berto
Romanzo kleenex: Eleanor Oliphant sta benissimo Gail Honeyman 


Memoir: Non mentirmi Philippe Besson
Tanto rumore per nulla: Vox Christina Dalcher
Guarda un po' chi si rivede (la sorpresa): Il sole è anche una stella Nicola Yoon
Be', dai, ci siamo visti (il flop): L'ultima volta che siamo stati bambini Fabio Bartolomei

lunedì 23 luglio 2018

Recensione: Sotto il falò, di Nickolas Butler

| Sotto il falò, di Nickolas Butler. Marsilio, € 17,50, pp. 236 |

Ero qui e lo aspettavo, come aspetto l'inverno quando fuori è troppo caldo. Peccato, un po', che lo scrittore proveniente dal Wisconsin con amore abbia deciso di tornare a farmi visita in piena estate. Gli si addicevano di più i giochi di luce del caminetto, le camice di flanella a quadri, la barba incolta sulle guance e l'indie folk in cuffia. Ma quando un ospite d'eccezione come Nickolas Butler ti si presenta alla porta, sebbene fuori stagione, con quale coraggio non gli dici prego, entra pure, il mio divano è il tuo divano? In te, l'eccitazione mista a curiosità di chi non lo leggeva da un anno e mezzo: prima ancora ce n'erano voluti a loro volta due, di anni, affinché Il cuore degli uomini raggiungesse Shotgun Lovesongs sul mio scaffale – accanto, come fossero vecchi amici al bar, gli si stringono Kent Haruf, Tom Drury, i nostri Cognetti e Camurri, e quel Raymond Carver a cui una specie di timore reverenziale mi impedisce ancora di approcciarmi. Sono tutti parte, alla lontana, della stessa scuola: uno stile frugale, minimalista, ridotto all'osso e al cuore dell'emozione; la condivisione con i lettori di aneddoti, suggestioni sparse e tranche de vie dal retrogusto dolce-amaro. Scrivono romanzi in serie e autobiografie mancate, in molti casi, ma appartengono per indole alla dimensione della short story: dove l'essenzialità è la risposta. Non sorprende, perciò, che il ritorno di questo cowboy romantico avvenga proprio all'insegna del racconto – forma narrativa mai particolarmente apprezzata con cui tuttavia, prestando fede ai buoni propositi per l'anno nuovo, sto prendendo pian piano confidenza.

«Nonno, che sapore ha la pioggia?» domandò il ragazzino.
«Di nuvole, immagino. La pioggia sa di nuvole.»

In un bosco in prossimità di una chiesa sconsacrata, la notte più lunga viene illuminata con le cataste di legname della "festa della motosega": fra violinisti e tossici, si consumano tradimenti e porzioni di maiale arrosto. E nel mezzo di una natura rischiarata, violata, ci sono due hippy che si sono scelti a vicenda un nome nuovo, ma non il destino spaventoso di genitori. Mamme e padri: si nasce o si diventa? E nonni affettuosi, se una figlia inaffidabile ci lascia in custodia un nipote semisconosciuto e un pomeriggio di pioggia da bere, di venerdì, dimenticandosi poi di passare a riprendere il bambino? Sven e Lily si fanno compagnia e si traviano a vicenda, invece, secondo i dettami di un codice tutto al maschile; altri tre amici per la pelle – due coltivatori in via di estinzione e uno yuppie che torna a trovarli solo nei fine settimana – sognano funghi, sorgenti artesiane di birra e, nella follia di una notte alcolica dalle conseguenze tragiche, si scoprono intimiditi dalla doppia natura e dalle smanie borghesi di un topo di città nella sua ora d'aria; una coppia ai ferri corti, il rito del frigo da svuotare all'indomani della scomparsa della madre di lui: davanti ai Tupperware, agli avanzi e ai ricordi a sprazzi, si celebra allora anche il funerale della loro relazione. Cosa ne è il primo gennaio degli alberi di Natale da buttare? Una pira da accendere sulla superficie ghiacciata dei laghi, mentre due giovani amanti alle prese con le prime idiosincrasie si danno a un'immersione nel buio fisica e metaforica. Un anziano ecoterrorista allo stadio terminale tiene in ostaggio uno spietato imprenditore: l'inquinamento sta divorando le acque, la colpa è sua, e la espierà sorbendosi bicchieri di petrolio e vecchie poesie; la commessa di un negozio di animali vittima di violenza domestica e un'agente malata di Alzheimer fanno squadra contro lo strapotere dell'universo maschile; un uomo, per amore di una donna in fuga perfino da sé stessa, si prende cura delle figlie di lei e di un gatto randagio, nonostante la legge e l'allergia dicano il contrario; un diabetico in pensione, per sfuggire alla noia della terza età, cerca un senso alle proprie giornate in un frutteto: una mela al giorno toglie il medico di torno, e a sorpresa aggiunge dolcezza al matrimonio.

Quelle notti, quando le dicevo che l'amavo, pronunciando parole che facevano quasi male per quanto erano vere e grandi, credevo in loro quanto credevo nel fiume. Ma non credevo in Sunny. Non credevo, per esempio, che mi sentisse davvero, quindi la maggior parte delle volte in cui le dicevo che l'amavo era come parlare a qualcuno che è già morto e ti manca da impazzire, qualcuno con cui vuoi ancora confidarti ma ha lasciato il mondo, tranne che nel ricordo o nell'idea che ne hai tu, e ti assale come un fantasma.

Si passano la staffetta uomini d'altri tempi e donne che o s'impuntano caparbiamente, o tagliano la corda. Dal finestrino dei pick-up in corsa sfilano i silos, i campi coltivati, le rapide del Mississipi, gli Amish in calesse, i reduci delle guerre di ieri e di oggi, i cieli pieni di nuvole e di lucciole. Le volute dense di quel fuoco che scalda, libera, distrugge. 
Le fiamme guizzanti disegnano, così, storie che a volte piacciono da impazzire (Petrolio dolce, Nelle contee occidentali e Acqua piovana), altre meno (Sven e Lily, La gente dei treni va piano). Ma Butler, in pillole, sa preservare per fortuna lo stesso calore, lo stesso colore. Ti emoziona sempre, a modo suo. Anche se narrazioni ad ampio respiro, guai a dirmi che non ho provato a ricredermi, fanno comunque più fumo, e più luce. 
È il mese di luglio. Negli stabilimenti balneari, volendo, sopravvive qualche sparuto jukebox. Sotto il falò è recuperare monetine di rame dal fondo della tasca dei jeans e concedersi così la quiete di dieci canzoni, di dieci storie. Cantano di paternità, amicizia, memoria, coppie in crisi e vendette trasversali. Suonano all'orecchio ora malinconiche, ora feroci. Da centellinare con parsimonia nell'arco dell'intera giornata. Da regalare a sé stessi quando ci si vuol concedere qualcosa per volersi bene – anzi, volersi meglio –, con i turisti che sciamano via in massa, allarmati da lampi in vista che a te ispirano invece buonumore.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Passenger – Heart's on Fire

lunedì 19 marzo 2018

Recensione: A misura d'uomo, di Roberto Camurri

| A misura d'uomo, di Roberto Camurri. NN Editore, € 16, pp. 168 |

Lo definiscono romanzo per racconti, ma tra me e me ho elaborato una definizione alternativa per letture che somigliano a questa. Quelle che entrano nella tua quotidianità a piedi scalzi, in silenzio, confondendosi con te, gli stipetti della cucina, le mattonelle a fiori del bagno e le foglie secche in giardino. Quelle a cui vuoi bene comunque, come si fa con chi in fondo c'è sempre stato. Costantemente, banalmente, per routine. Ci sono persone che restano, e ci sono romanzi davanti ai quali non ti dici mai nel mentre, ecco, che bella pagina, che signor momento, quanto cazzo mi sta piacendo. Romanzi di poche parole, li chiamo io, come se uno scrittore – che con le parole crea immagini, gioca – potesse essere laconico. Un controsenso, no? Poi penso a Kent Haruf e ai suoi discorsi diretti, non preannunciati mai dai due punti e le virgolette. Penso a Nickolas Butler, con una scrittura emozionantissima perché ridotta all'osso, e alle sue amicizie maschili in cui parlano i gesti pratici: i tacchi degli stivali piantati a terra, nella polvere della perifera, di chi ha imparato a restare. A misura d'uomo, esordio narrativo di Roberto Camurri, è una di quelle storie che stranamente, da qualche anno a questa parte, mi si addicono. Semplici e concilianti. 
Uomini che bevono, uomini che fumano, uomini che masticano liquirizia per smettere, uomini che fanno lavori disprezzati e debilitanti in mancanza d'altra speranza.

Io però Garibaldi non l'ho mai amato, aveva continuato Giuseppe, ho sempre detto in giro che mi chiamavo Giuseppe come Mazzini, perché a me son sempre piaciuti più quelli che ci provano di quelli che ci riescono.

Io ho ventitrè anni, non fumo, non bevo, non ho problemi di donne e non grandi amici. Vivo in una città piccola, sì, ma da cui ogni mattina partono treni che mi mostrano che esiste, volendo, una scappatoia. Ci sto così bene, eppure, in compagnia di personaggi tutti vizi e fragilità, diversissimi da me. Mi piace da morire sedermi sulle sedie di plastica in piazzetta, davanti all'unico bar aperto. Ascoltare il disincanto che ancora non so, cedendo dopo i vari dai, dai ad aspirare tossendo un tiro di Lucky Strike. La provincia italiana spezza i sogni e imbianca precocemente i capelli. A trent'anni, a malincuore, si è già vecchi. Lo sanno Valerio, Davide e Anela, al centro di un'amicizia che decenni dopo si fa triangolo sentimentale. Lo sanno i deliri di Mario, che grazie alla perseveranza della compagna Elena sperimenta la lenizione dell'amore. Lo sanno gli incartapecoriti Giuseppe e Bice, da un lato e l'altro di un vecchio bancone, legati da un sentimento che non si sono mai confessati e dalla vergogna per un paese che, nel suo giorno di festa, rivela un'indole ignorante e razzista. Insieme a loro Maddalena, che sceglie un figlio e la solitudine; lo scrittore Luigi, di origine eritrea, che assieme a Mario, da ragazzino, pendeva dalle labbra degli inseparabili Valerio e Davide; una coppia scoppiata perché sterile che, in sosta sull'autogrill, magari si salva grazie a una provvidenziale cagnetta di nome Salvo. 
Uomini che perdono il pelo ma non il vizio. Uomini che non piangono ai funerali, si sentono in colpa, e alla fine si sciolgono in lacrime per la visione delle margherite in inverno. Uomini che si presentano ubriachi a casa degli amici d'infanzia, ma che cosa vuoi farci: metti in caldo la cena e offri loro il divano-letto. Cattivi compagni che bevono, fumano, ma portano le loro donne al mare. E tanto basta per baciargli a letto anche le cicatrici, anche gli sfregi.

Gli sembra che quella pianura, il giallo dei campi, il verde del foraggio, il marrone della terra dissodata sia tutto quello che ha, sia, in fin dei conti, quello che è.

Nell'emiliano Camurri, in quel di Fabbrico, non esistono colpi di testa o incontri folgoranti. Ci si conosce da tutta la vita. Si va. Si viene. Qualche volta si torna per restare. Ci penso, e penso a una mostra fotografica a cielo aperto. Istantanee sui pali della luce, negli scheletri polverosi delle cabine telefoniche, sui tronchi degli alberi e i segnali stradali. Istantanee con le pinze colorate ai fili del telefono, come lenzuona stese ad asciugare. I racconti di Roberto Camurri – parte microscopica e vitale, in realtà, dello stesso identico quadro – altro non sono che un andirivieni di storie in ordine sparso, di facce che diventano presto familiari, di discese e risalite che ti portano inevitabilmente lì. Su una via di casa lungo la quale è meraviglioso attardarsi al tramonto. Dove appartieni. 
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Diodato feat. Roy Paci - Adesso

giovedì 28 dicembre 2017

[2017] Top 10: Le mie letture


10. I nostri cuori chimici Krystal Sutherland 
Lui ama lei. E lei non può fare altrettanto; non fino in fondo. Un terzo d'amore è sufficiente? Se hai diciassette anni e (500) giorni insieme, a occhio, è il tuo film preferito, non c'è niente di più struggente.

9. Non ti faccio niente Paola Barbato
Un'avventura implacabile e delicata, dalle sfumature kinghiane, su una squadra di sconosciuti male in arnese, ai ferri corti con la malinconia, che si aggregano per giocare ai detective. Cos'hanno da perdere? Da guadagnare, quattrocento pagine in cui ci si scopre più forti insieme.

8. Open Andre Agassi
Che storia, che partita, che vita.

7. It Stephen King
Farò ritorno a Derry tra ventisette anni. Quando tornerà l'asma, la balbuzie sfiderà qualsiasi consulto dei logopedisti e le cicatrici dei giuramenti di sangue, scavate sui palmi delle mani col coccio di una vecchia bottiglia di Coca-Cola, sanguineranno nei giorni dei pranzi andati di traverso e dei ritorni a casa. E sarà come vivere per sempre. Laggiù, dove eppure si va per morire.

6. Le otto montagne Paolo Cognetti
Un romanzo intensissimo, commovente, dove gli stati d'animo seguono i bollettini metereologici e i bambini vengono al mondo in ottobre, ché l'amore si fa quando i campi riposano. Ti scalda in questo inverno che non ha pietà. E lo sa la testa, e lo sa la pancia.

5. Le nostre anime di notte Kent Haruf 
I protagonisti di Haruf non si spengono. Professano una vecchiaia che non è sinonimo di tristezza. E che la solitudine, a volte, può essere riempita fino all'orlo. Inseguendo il tempo, Dio e l'altro.

4. Il cuore degli uomini Nickolas Butler
Butler fa nodi da marinaio – a lungo, mi legherà con quelli ai suoi meravigliosi personaggi - e improvvisate voce e chitarra. Conosce i segreti per leggere le stelle superstiti, e se ne fa custode. Spazza la cenere. Fino all'alba, ancora, giura che terrà acceso il fuoco.

3. Bellissimo Massimo Cuomo 
Un inseguirsi senza tregua e forse senza raggiungersi. Su una fuga lunga una vita. Su un amore che è saziarsi. Su quegli abbracci da cui ci si ritrae d'istinto, per disabitudine o paura di un altro pugno in faccia, che portano a casa.

2. Uomini e topi John Steinbeck 
Gli uomini e i topi condividono una favola dopo dodici ore spese nei campi. Fantasticano su una terra promessa, al bando l'indiscrezione dei curiosi. Con l'indomani che è un altro ranch, sì, e lo stesso sogno impossibile prima di coricarsi.

1. Stoner John Williams
Quanto è abusata l'espressione: è uno dei romanzi della mia vita. Ma questo lo è davvero. Di quella vita noiosissima e bellissima che non ho mica chiesto io, ma tant'è. Che non farà la rivoluzione, mi ha detto una persona, ma la differenza per qualcuno. Stoner sono io, sì, e in fondo anche tu. 

martedì 28 febbraio 2017

Recensione: Il cuore degli uomini, di Nickolas Butler

Il mondo è pieno di uomini cattivi, ma se sei pronta, e se sei forte, allora non possono coglierti alla sprovvista, e tu non avrai paura. E quando verranno a bussare alla tua porta nel cuore della notte e tu sarai lì per accoglierli con tutta la luce che hai dentro, tutta la forza di cui disponi, saranno loro a ritirarsi nelle ombre. L'ho visto succedere. Devi trasformare la tua luce in un fuoco.

Titolo: Il cuore degli uomini
Autore: Nickolas Butler
Editore: Marsilio
Prezzo: € 19,00
Numero di pagine: 409
Sinossi: Nelson dorme da solo, nella tenda che lo ospita per la quinta estate consecutiva al campo Chippewa. Le sue medaglie da giovane scout, la bravura nell'accendere il fuoco, la straordinaria abilità con cui all'alba suona la sveglia con la tromba non sono il massimo per farsi degli amici, a tredici anni. Solo Jonathan, il ragazzo più popolare della scuola, sembra concedergli stima e attenzione; è l'unico a ricordarsi del suo compleanno, l'unico ad aiutarlo quando i bulli del campo vorrebbero vederlo annegare nella latrina. Nelson e Jonathan non possono ancora saperlo, sul finire di quell'estate del 1962, ma la loro amicizia sopravvivrà al tempo. Ai problemi in famiglia, alla durezza dell'Accademia militare, agli orrori del Vietnam. E più di trent'anni dopo, i due ragazzini del Wisconsin diventati ormai adulti si ritroveranno a discutere di lealtà e ipocrisia, di generosità ed egoismo, delle crepe del matrimonio e dell'abisso della guerra, davanti al figlio di Jonathan, Trevor, e a un numero di bicchieri di whisky di cui non è facile tenere il conto. Di padre in figlio, tre generazioni di uomini dovranno confrontarsi con gli equivoci del proprio coraggio e della propria vigliaccheria. E dinanzi alle sfide della vita, con le sue ambigue domande sul bene e sul male e i suoi falsi eroismi, nell'abbraccio di una natura primitiva e magnifica, sarà una lezione d'amore a illuminare il cammino, come quella lanterna che era l'ultima a spegnersi nella notte del campo Chippewa.
                                                 La recensione 
Siamo stati tutti ragazzini, all'inizio. 
Prima che il mio portatile decidesse di spegnersi senza un perché, appuntavo metodicamente su un foglio Word le immagini e le riflessioni che il romanzo in lettura mi ispirava. Falò e zanzare, striptease e foglie rare usate come segnalibro. Faccio così quando tengo tantissimo a un titolo e ho paura che le cose essenziali e quelle superflue, parimenti indispensabili per chi può dirsi già fan, mi sfuggano di mente. Vorrei mettere insieme e alla rinfusa tutti i tasselli. Preferirei che le istantanee di un'estate lunga cinquant'anni non ingiallissero, seguendo l'ordine naturale delle cose e delle mie letture, nella soffitta della memoria. Ho sezionato Il cuore degli uomini. Ne ho schematizzato i segnali vitali, la mappatura delle vene, ma di quella disordinata cartella clinica che sembrava un disegno astratto ha fatto purtroppo carta straccia l'aggiornamento automatico. Non avevo salvato. Mi trovo punto e a capo. A far mente locale, tirando gelosamente a me i cocci. A dire che forse gli ho preferito Shotgun Lovesongs ballata struggente di musicisti e sceriffi, che Dio solo sa quanto amai –, ma che di Nickolas Butler adoro la voce e le contraddizioni. Probabilmente, nel documento perduto avevo ribadito la mia indole da pantofolaio e la vaga avversione per la vita nel verde espressa in merito al bel Le otto montagne: altra storia di amicizie maschili (ho fatto il Classico, le ragazze battevano i ragazzi sedici a quattro), radici (figlio di un militare, non ne ho mai messe di mie e ne sento la mancanza raramente, ad esempio in casi come questo) e crescita (per quello, mi illudo, ho ancora tempo). Se l'esordio di Butler aveva un sapore quasi cinematografico, Il cuore degli uomini è un lungo coming of age nel solco del sogno americano. Ci sono i pregiudizi inossidabili e le sconfinate praterie del sud, le vaghe sonorità indie-folk, le fiaschette di contrabbando. All'ombra della bandiera a stelle e strisce che oscilla assecondando il moto del vento, giusto al centro di un campo scout dai giorni contati, vediamo tre generazioni darsi il cambio e sconfiggere i fantasmi di altrettante guerre. Gli anni Sessanta, i Novanta e, infine, il 2019 che verrà. Come sopravvive la Riserva Whiteside alla malagrazia del ventunesimo secolo? Butler, cowboy dalla barba rossiccia e dall'immancabile camicia a scacchi, racconta un mondo in via di estinzione. All'inizio, sotto quella banderuola ci suona la tromba il timido Nelson. I prepotenti gli spaccano gli occhiali da vista, gli mettono sottosopra la tenda, svuotano la vescica nella sua tromba. Lo costringono a recuperare un nichelino guadando una latrina. Nel giorno dei suoi tredici anni, a casa sua non si presenta che Jonathan: un popolare quindicenne che lo prende sotto la propria ala, spronandolo a diventare il capo gruppo che è nato per essere. Si arruolerà volontario per il Vietnam, per dimostrare ai bulli che avevano torto marcio. 
Nella seconda parte, cinquantenni, i due amici si incontreranno in un ristorante e proseguiranno la serata ammirando le ballerine di un club per soli adulti: con loro, il figlio sedicenne di Jonathan. Un adolescente sentimentale e di sani principi, più vicino al pluridecorato Nelson che a un padre sciupafemmine: si chiama Trevor, e giura solennemente che amerà per sempre la fidanzatina del liceo e che non si vergognerà mai dei pantaloncini cachi della sua divisa. Infine, in una realtà che continua a opporra un'anacronistica resistenza all'ingresso delle donne, una mamma single e un ragazzetto recalcitrante percorrono sentieri familiari sotto lo sguardo benevolo di un Nelson vecchissimo. A Eau Claire si impara l'arte – del sogno, della bontà – per metterla da parte. L'essere boy scout passa, come l'acne o la cotta per la reginetta portata al ballo d'inverno. Nel folto del bosco fanno breccia l'alcol, il fumo e la pornografia. A occuparsi della nostra educazione amorosa, una malinconica spogliarellista con le tette siliconate e la cicatrice del cesareo. Serpeggiano i commenti discriminatori: la colpa di un piccolo mondo antico che finisce, infatti, sarebbe dell'avvento delle donne, dei gay e dei musulmani, o così si mormora attorno alla brace. 
L'emozionantissimo Nickolas Butler parla con amarezza e un filo di commozione di una America affascinante ma gretta, guerrafondaia, che non è più un Paese per vecchi, eroi o boy scout. La corruzione parte da dentro. Si propaga, e fa seccare i campi, rovinare le armonie dei ritornelli, stingere la flanella. Il sogno americano lo si infanga seduti all'indiana, in cerchio. Ci si gioca al tiro al bersaglio nei parcheggi incustoditi. Gli scout hanno veicolato, soprattutto nel dopoguerra, il culto dell'onore e del rispetto. Il braccio sollevato, il pollice e il mignolo che si toccano, tre dita tese: parola di lupetto. Prometto che farò del mio meglio. E se il nostro meglio non fosse abbastanza, e vite gloriose conducessero a dipartite senza lode? Se nel fitto degli alberi, in branco, compromettessimo tutto? Se diventando adulti chiudessimo nell'armadio i pantaloni corti e il coraggio? Le luci delle città lontane e quelle degli iPad fanno concorrenza alle stelle: ormai si vedono solo se ci badi. Nei falò si gettano pugni di sale, e lo scoppiettio imita l'eco inquietante di un bombardamento. E' il suono che fa il Wisconsin che non c'è più. Le risate dei vari Peter Pan: i pochi uomini buoni rimasti fedeli a loro stessi. Lo sguardo altrove di donne che giganteggiano, nonostante tutto. Intimamente combattuto tra orgoglio e risentimento, Nickolas Butler fa nodi da marinaio – a lungo, mi legherà con quelli ai suoi meravigliosi personaggi - e improvvisate voce e chitarra. Conosce i segreti per leggere le stelle superstiti, e se ne fa custode. Spazza la cenere. Fino all'alba, ancora, giura che terrà acceso il fuoco.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Mumford & Sons - Little Lion Man


lunedì 29 dicembre 2014

2014 Book Awards - Cosa ho letto e cosa (forse) non avrei dovuto leggere

Ciao a tutti, amici. Come state? Indigestione da panettoni? Ire funeste per il regalo sbagliato? Io mi mantengo in linea e calmo: più o meno. C'è la preparazione in corso del tostissimo esame di Letteratura Latina e potrei morire prima di finire tutto il programma. No, non sono calmo. Scherzavo. Chi mi segue sulla pagina Facebook comunque lo sa: non dite, dunque, che non vi avevo preparati a dovere all'invasione di post prima di Capodanno. Dopo gli ultimi appuntamenti con Mr Ciak e I love telefilm, con in mente tante e stupide idee per parlarvi dei film e dei serial del mio tortuoso 2014, oggi si torna a parlare dei libri. Precisamente, dei libri che mi sono piaciuti di più tra i novantatrè letti dal primo gennaio ad ora. Pensavo sarebbe stato difficile, pensavo mi ci sarebbe voluto più tempo, e invece no. Le letture davvero imperdibili, come sempre accade, si contano sulle dita di una mano, ma non posso dirmi deluso. Ci sono state belle scoperte, sorprese impreviste e gradittissimi ritorni. Occupati da tempo immemore, sinceramente, i primi tre (anzi, quattro: lo so ho imbrogliato!) posti di questa Top10 che, se vogliamo essere proprio pignoli, in realtà è una Top11: i titoli restanti li ho scelti ripescando dalla mia memoria i ricordi più belli, le recensioni più sentite, quelli con il numero di stelline più numerose. Non sono proprio in ordine di preferenza. Sapete che non sono bravo a dare i numeri! Qualcuno l'ho dovuto escludere, qualcuno l'ho dovuto invece inserire, in onore di quanto stupidamente felice o orribilmente triste mi abbia fatto sentire al tempo della lettura – magari mesi e mesi fa, magari solo la settimana scorsa. Alla fine del post, però, menzione speciale per quegli autori che ci sono stati, per le cover splendide e per quelle storie di genere che spiccano anche al buio. E i vostri romanzi preferiti, invece, quali sono stati? Ditemi un po', ché sapete sono curioso. Un abbraccio, M.

10. Arrivano i pagliacci: Parlava Allegra e mi è venuta in mente nonna che, quando beve un sorso di limoncello in più, inizia a straparlare e a costruire per l'aria alberi genealogici. Stasera la chiamo e glielo dico che ho pensato a lei: la prossima volta, porto con me il libro di Chiara.” 
9. Noi siamo grandi come la vita: Noi siamo infinito apprezzerebbe. Per la scrittura semplice, i passaggi delicati, i fiori nell'asfalto e la colonna sonora pazzesca, i personaggi sfocati in cerca di un loro infinito in un'età che infinita non è. I giovani e la morte. Un mistero guardato in faccia da occhi timidi.
8. Le ho mai raccontato del vento del Nord: La tecnologia li unisce, li fa chiacchierare a cuore aperto, ma quella lontananza elettronica è una barriera insormontabile. Sono parole in chat, voci timide sussurrate nella segreteria telefonica. Un Her in una dimensione possibile. 

7. La misura della felicità: La sensazione che tanti pensieri siano in rima con i tuoi spiega il tuo sentirti meglio al mondo. Non è vero che i libri ci isolano. Guarda quanta gente che c'è. Vivi e lascia vivere. Leggi e lascia leggere.
6. Città di carta: Scanzonato, toccante, pieno di vita dalla pianta dei piedi alla cima dei capelli, il romanzo è tanto tanto simile a Cercando Alaska. E siccome quello l'ho amato tanto tanto, amo tanto tanto anche questo. Non fa una piega.
5. Noi: Un bellissimo pronome personale che, a lungo andare, si fa aggettivo possessivo. Noi è tutto ciò che è nostro. 
4. La vendetta del diavolo: Un vangelo apocrifo di Giuda ballerini, figli che uccidono le madri, passioni che fanno male più dell'inferno, autori dalle voci sempre più riconoscibili. Satana diverte, emoziona e non fa paura. 
3. Shotgun Lovesongs: vuole essere cantato e basta. Richiede un giro di do, falsetti strozzati e dolenti che ti escono dalla gola come singhiozzi. Dove non arriva la voce, sopraggiunge l'emozione. Quella dice tutto. Quella compensa a una nota troppo tremula. Quella ti libera e ti imprigiona.
2. L'amore bugiardo: Uno dei libri più misogni e femministi mai scritti. Divertentissimo, acuto e diabolico, con un esemplare alternarsi del doppio punto di vista – da mettere in lista (nozze). 

Venuto al mondo è un romanzo bellissimo. Senz'altro più bello e perfetto di Splendore. E' più facile che piaccia. Gemma si scopre una protagonista con la forza incredibile delle donne. Gli uomini della Mazzantini, invece, sono tutti come Diego - il fotografo di pozzanghere. Vedono la vita scorrere tra le fessure delle loro dita, non agiscono, si nascondono. Quando gli uomini sono due, tutto è più difficile e triste ancora. Quando è un amore omosessuale quello di cui si parla, tutto è un campo minato. La prima era una storia spezzata dalla guerra. Non te la spieghi, la guerra. In Splendore poteva essere tutto più semplice. L'amore malinconico tra questi due uomini ha un inizio e ha una fine. Non ha tregue, ma avrebbe potuto averne. Sarebbe bastata una legge, legalizzare un semplice sì, un po' di coraggio (...) Libri da leggere a voce alta, libri che ti sbudellano il cuore.
PREMI DI (S)CONSOLAZIONE.
Il miglior horror: NOS4A2 – Ritorno a Christmasland
Il miglior new adult: Hopeless – Le coincidenze dell'amore
Il miglior urban fantasy/distopico/sci-fi: La quinta onda
Il romanzo più... boh: Un bravo ragazzo, Breaktime, Agnes
Risate assicurate: Geek Girl, La prima cosa bella
Leggere con gli occhi lucidi: Quella vita che ci manca, Promettimi che ci sarai, Sette minuti dopo la mezzanotte
Autori che ho stalkerato: Bianca Marconero, Donato Carrisi, Chiara Gamberale, Alessia Gazzola
Romanzi che sono piaciuti a tutti, ma a me no: Dio di illusioni, Vita dopo Vita, Io che amo solo te, L'estate dei segreti perduti
Il romanzo più brutto, quello scritto peggio, quello più inutile: Black Ice
Ti ho letto una volta, non ti leggerò mai più: Kerstin Gier, Becca Fitzpatrick
Meglio al cinema che in libreria: The Giver – Il mondo di Jonas; Colpa delle stelle
Guarda un po' chi si rivede – i sequel belli: Alice Allevi in Le ossa della principessa; Lena e Ethan in La diciottesima Luna; Jack e Danny Torrence in Doctor Sleep 
Be', dai, ci siamo visti – i sequel meno belli: Requiem, Multiversum – Utopia, Allegiant
L'abito (non) fa il monaco - le cover più belle: Noi siamo grandi come la vita, Doctor Sleep, Utopia, Shotgun Lovesongs, Lo straordinario mondo di Ava Lavender
Guilty pleasure: molto “guilty” e poco “pleasure”: Black Ice, Un disastro è per sempre, Le sintonie dell'amore 
Stai senza pensier” - un libro soft: Il profumo del pane alla lavanda 
La recensione più idiota: Black Ice, Silver
La recensione più originale: L'amore bugiardo, Noi siamo grandi come la vita