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lunedì 27 novembre 2017

Recensione: La zona cieca, di Chiara Gamberale

| La zona cieca, di Chiara Gamberale. Feltrinelli, € 15, pp. 219 |

Non ci eravamo lasciati bene, no. Adesso, inconcludente e furbissimo, aveva dato vita a una pausa di riflessione lunga più di un anno e mezzo. Chiara Gamberale, leggevo in dolce attesa, questo inverno torna (ma non proprio) con La zona cieca. Si tratta infatti di una ristampa. Di un romanzo che il prossimo anno soffierà sulle sue dieci candeline. Ho potuto tirare così un sospiro di sollievo. Perché sulla Chiara di una volta non ho mai avuto dubbi: è la nuova, ogni tanto, che mi fa dubitare. Perché questi Lidia e Lorenzo, io, tanto li ho letti e riletti in ordine casuale. Li conoscevo già. Mandorla, la protagonista di Le luci nelle case degli altri, era loro condomina: la speaker radiofonica e lo scrittore in crisi creativa facevano coppia fissa, avevano un cane con il nome di un antidepressivo e si accapigliavano spessissimo, nell'amore bello e litigarello dei proverbi delle nonne.

Non ne posso più di tutto questo altrove, ho bisogno un po' di dove.

Lidia, a un bivio, più padrona di sé, era anche in quell'Adesso da dimenticare. L'alter ego dell'autrice – come lei, qualche disturbo alimentare in gioventù e buoni consigli in radio – incontra Lorenzo, un maestro nel dare e nel togliere, nel febbraio di un anno bisestile. Non per un caffè, ma per un giro a un luna park che di per sé mette un po' di malinconia. Credono che faranno eccezione. Si prendono e si lasciano. Lei, troppo malleabile, predica bene e razzola male. Lui, bello e dannato per copione, con una ex moglie omosessuale e un livido dentro, dipende dagli stupefacenti ma non dagli altri. Convivono, ma guai a dirsi insieme.

Nel suo immaginario Lorenzo era il pesce giallo e blu ferito nell'acquario dove va a finire il piccolo Nemo, era Spugna l'aiutante di Capitan Uncino ed era Scar, lo zio cattivo del giovane Re Leone, mentre, sempre secondo lui, io ero il piccolo Nemo, il giovane Re Leone ed ero Wendy, che sa volare sull'Isola che Non C'è ma può anche tornare a casa - questa la sua tragedia, questa la sua fortuna, diceva. Eravamo Lilo e Stitch.
- Una bambina delle Hawaii sola al mondo e un mostro orribile programmato per distruggere, ma che insieme imparano che 'Ohana vuol dire famiglia.

La zona cieca è la loro storia d'amore: con tutte le ansie, i dilemmi e i grattacapi propri delle coppie di oggi. La compongono le confessioni anonime degli ascoltatori; i pensieri estemporanei di una trentenne insicura, cotta e chiacchierona, che qualcuno potrebbe giudicare perfino senza capo né coda. Eternamente indecisi, Lidia e Lorenzo sono scordinatissimi: vogliono la stessa cosa, ma le danno nomi diversi. Fidarsi, affidarsi, significa scoprirsi vulnerabili. Perché finché siamo soli possiamo penserare a noi: anche diventando, a volte, i peggiori nemici che abbiamo. Ma in due ecco che ci si scopre più pieni, più felici, ma anche più tristi per per un muso lungo. Per un giorno no contro cui, nostro malgrado, nulla possiamo. L'amore fa miracoli? 
La zona cieca è tutto un processo di accettazione e di elaborazione, ora frizzante e ora mesto. Finisce con l'amarezza e una punta di beffa, con i puntini di sospensione, anche se a differenza loro so già la fine che faranno: so che possono farsi felici, applicandosi.
La zona cieca, ancoraè tutto quello che gli altri vedono di noi ma che ci sfugge – ad esempio, un pezzo di lattuga rimasto intrappolato fra i denti a cena, o una convivenza altalenante che bene non fa. Per capirlo bisogna sbatterci la testa o, in questo caso, rompersi il mento. Lo suggerisce per email uno sgrammaticato sciamano irlandese come amico di penna. Lo ribadisce una Gamberale ritrovata con piacere – anche se con due protagonisti molto difficili da amare, e infatti non li ho amati fino in fondo – che per fortuna, tra queste pagine, mi ha ricordato perché non sia un'autrice di cui parlare e sparlare per pregiudizio preso.

Vorrei tanto essere meno triste per farla felice.

Sulle strade senza uscita, sui coni d'ombra, ci proietta la sua riconoscibilissima luce. E gli spigoli di un rapporto considerati pericolosi solo perché lasciati al buio, i segreti dell'altro, non fanno più spavento sotto la guida di chi sa e, soprattutto, sa condividere. 
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Arisa - Ho perso il mio amore

lunedì 9 maggio 2016

Recensione: Adesso, di Chiara Gamberale

Adesso arriva, adesso fa tutto da solo. Infatti lo invochiamo. Infatti fa paura. Come un animale che abbiamo visto solo in foto, come un’eclissi, una notizia. Come qualcosa che nessuno ci ha lanciato contro eppure ci arriva addosso

Titolo: Adesso
Autrice: Chiara Gamberale
Editore: Feltrinelli
Numero di pagine: 215
Prezzo: € 16,00
Sinossi: Esiste un momento nella vita di ognuno di noi dopo il quale niente sarà più come prima: quel momento è adesso. Arriva quando ci innamoriamo, come si innamorano Lidia e Pietro. Sempre in cerca di emozioni forti lei, introverso e prigioniero del passato lui: si incontrano. Rinunciando a ogni certezza, si fermano, anche se affidarsi alla vita ha già tradito entrambi, ma chissà, forse proprio per questo, finalmente, adesso... E allora Lidia che ne farà della sua ansia di fuga? E di Lorenzo, il suo "amoreterno", a cui la lega ancora qualcosa di ostinato? Pietro come potrà accedere allo stupore, se non affronterà un trauma che, anno dopo anno, si è abituato a dimenticare? Chiara Gamberale stavolta raccoglie la scommessa più alta: raccontare l'innamoramento dall'interno. Cercare parole per l'attrazione, per il sesso, per la battaglia continua tra le nostre ferite e le nostre speranze, fino a interrogarsi sul mistero a cui tutto questo ci chiama. Grazie a una voce a tratti sognante e a tratti chirurgica, ci troviamo a tu per tu con gli slanci, le resistenze, gli errori di Lidia e Pietro e con i nostri, per poi calarci in quel punto "sotto le costole, all'altezza della pancia" dove è possibile accada quello a cui tutti aspiriamo ma che tutti spaventa: cambiare. Mentre attorno ai due protagonisti una giostra di personaggi tragicomici mette in scena l'affanno di chi invece, anziché fermarsi, continua a rincorrere gli altri per fuggire da se stesso...
                                            La recensione
Se la memoria mi inganna, altrettanto non fa, per fortuna, quel mio famoso documento Word inaugurato ormai la bellezza di dieci anni fa. Ci scrivo anno per anno, numerendoli, i romanzi letti: annoto date, autori, stelle. Posso dirvi con esattezza, perciò, che due anni fa, in questo stesso periodo, su una panchina – e, per la prima e ultima volta, sul cellulare – leggevo Per dieci minuti. La mia seconda Chiara Gamberale, a un paio di giorni di distanza dalla prima: che devo fare, già ne sentivo la mancanza. Amata e odiata, super pubblicizzata, a me Chiara piace e piaceva. Seduto a gambe incrociate in un parco, baciato dal sole, la trovavo spigliata, buffa, cinematografica. Nell'arco del 2014 avevo letto il leggibile, o quasi; mi ero impegnato per recuperarla tutta, ma poco alla volta. L'ho rincrociata quest'anno, complice un gradito regalo, in Le luci nelle case degli altri, e con una delle sue storie più particolari e fantasiose mi ha fatto compagnia in un gelido inverno, e in un'ancora più gelida Sessione Invernale. Di lì a poco, a febbraio, neanche a farlo apposta, eccola di ritorno in libreria con Adesso: copertina sgargiante, grandi vendite, un lui e una lei che precipitano. Ma gli inglesi, con il loro “falling in love”, ci insegnano che l'amore altro non è che una caduta nel vuoto; bendati. Di lì a poco, a malincuore, ecco emergere i primi pareri: ora tiepidi, ora sotto zero. Adesso, infatti, proprio non piaceva e, se piaceva, comunque non abbastanza. 
La recensione di Tessa, affidabilissima al solito, me l'ha fatto togliere dal carrello Amazon e, alla scoperta delle gioie della biblioteca comunale, mi sono detto che al prossimo giro esplorativo lo avrei cercato lì. Restituisco Massimo Gramellini, chiacchiero con la bibliotecaria, torno a casa con la Gamberale sottobraccio. Di lì a poco, senza paraocchi, la inizio: in un soffio, leggo le prime cento pagine. E' la solita Chiara, dico, e tiro un sospiro di sollievo: scorre, e i suoi quarantenni nevrotici, che fanno lavori un po' strani e s'innamorano nonostante le suddette nevrosi, mi stanno molto simpatici. Certo, i capitoli sono brevi e brevissimi e, saltando da una situazione all'altra, all'inizio sembrano essere episodi a sé stanti. Certo, ho letto di meglio, di suo: ma di peggio? Un'erborista maggiorata, un libraio vedovo, una psicologa che ha scordato di essere in primis una donna e uno scienziato che ha scordato di essere in primis un uomo, una professoressa americana e un surfista francese a caccia di seducenti turiste... Un'umanità varia, movimentata, insoddisfatta, a fare da sfondo a quei Lidia e Pietro che, man mano, impari a distinguere nella massa. Lui, preside di un liceo classico, ha una ex in piena crisi mistica e una figlia - Marianna, detta Colibrì - a cui badare. Lei, già nota a chi ha familiarità con i condomini di via Grotta Perfetta 315, ha lasciato un marito litigioso e infantile e, dalla radio, è passata alle reti nazionali. Dirige un programma, ora, che si chiama Tutte le famiglie felici: cita Tolstoj, nel titolo, ed è un reality che indaga le dinamiche e i rapporti in famiglie felici, sì, ma sui generis. 
Come quella di Pietro, appunto, genitore single all'improvviso; e, all'improvviso, innamorato di questa presentatrice che ha le gonne corte, i capelli lunghi e una parlantina che strema. Adesso parlerebbe di due persone, infatti, che si incontrano nel mezzo del cammin di nostra vita e non più innocenti, non più sognatori, devono fare i conti con il passato problematico e i ricordi dolorosi dell'altro. Uso il condizionale non a caso, però. Quelle cento pagine lette velocemente, sui luoghi di Per dieci minuti, è di questo che raccontano. Le altre, che indagano coerentemente il loro passato e i loro ricordi, sono pesanti e superflue. Fatte le debite presentazioni, la Gamberale va giù di flussi di coscienza, font imprevedibili, pagine astratte. Spazio, troppo, a pensieri che danno il mal di testa: fiumi di parole che non hanno un argine e, a mio dire, una motivazione che regga. Le frasi si ripetono a pagine alterne, come in loop, e irrompono grafie mastodontiche a riempire gli spazi bianchi. La Chiara che dico io, che scrive commedie che sembrano piccoli film, è quelle degli spunti promettenti – le sbirciate ai carrelli di un'attrice famosa per sognare un po', i vicini esemplari, i progetti per metterti in gioco all'indomani di una separazione  – e dello stile colloquiale. Il suo ultimo romanzo, invece, è cerebrale, logorroico e capriccioso. Ha scene separate, unite (ma non troppo) da un filo sottile – dai personaggi di Lidia e Pietro, innamorati timorosi – e da riflessioni che, tra l'altro, sono sempre le stesse. A furia di assecondarne gli sbalzi d'umore e i voltafaccia, di quel rosso buffone che nomina spesso – ossia, il cuore umano – un'irritante Gamberale finisce per prenderne le difese, purtroppo, e l'andamento scostante. E per tutto il tempo manca la pallina nella pancia, la biglia che ti rotola sotto le costole. Le farfalle dell'ispirazione, del colpo di fulmine o, semplicemente, delle letture meritevoli davvero. Per Adesso, non era forse adesso il momento. 
Lo sarebbe stato mai?
Il mio voto: ★★
Il mio consiglio musicale: Erica Mou – Adesso

lunedì 18 gennaio 2016

Recensione a basso costo: Le luci nelle case degli altri, di Chiara Gamberale

Vorrei che nei momenti di disperazione non ti venga in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri: dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male.

Titolo: Le luci nelle case degli altri
Autrice: Chiara Gamberale
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 392
Prezzo: € 9,90
Sinossi: Mandorla è la bambina felice di una ragazza madre piena di fantasia. Maria, la mamma, lavora come amministratrice d'immobili e ha lo speciale dono di trasformare ogni riunione condominiale in toccanti sedute di terapia di gruppo... Quando un tristissimo giorno Maria muore cadendo dal motorino, i condomini di via Grotta Perfetta 315, quelli che più le volevano bene, scoprono da una lettera che proprio nel loro stabile la piccola Mandorla è stata concepita... ma su chi sia il padre, la lettera tace. Proprio perché con tutti Maria sapeva instaurare un legame intenso, nessun uomo tra i condomini si sente sollevato agli occhi degli altri dal sospetto di essere il padre di Mandorla. È così che verrà presa la decisione di non fare il test del DNA su Mandorla, e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. È questo il fatale presupposto di una commedia umana che, con l'alibi del paradosso, in realtà ci chiama in causa tutti. E mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s'innamora, cerca suo padre e se stessa, ci si avventura con lei verso rivelazioni luminose e rivelazioni scomode, si assiste a nuove unioni e a separazioni necessarie. L'autrice costruisce attorno al cuore pulsante della sua protagonista un romanzo corale dove i grandi archetipi si mescolano agli struggimenti contemporanei, la verità e la menzogna cambiano continuamente di segno per dare vita a una voce fresca e profonda, che condurrà, fiduciosa soprattutto dei suoi dubbi, verso un finale sorprendente.
                                              La recensione
Viviamo tutti all'oscuro di qualcosa che ci riguarda. Di solito non ci sto tanto appresso, agli autori superpubblicizzati e ai casi editoriali. Figuriamoci se lo scrittore – scrittrice, in questo caso – attira su di sé attenzioni indesiderate: immancabili le scaramucce, quanto il tuo libro vende e tu sei ospite ricorrente in tivù. Non pensavo, dunque, che Chiara Gamberale potesse piacermi così tanto, e non per partito preso ma perché amo di mio le storie più dure, gli stili ruvidi al tatto, ma il 2014 – possibile, mamma mia, che siano trascorsi già due anni? - aveva smentito alla grande le mie supposizioni. Ci sono cose che, a pelle, non mi convincono. Sono istintivo, testardo, odio cambiare idea. C'era però questa Chiara, contenta per natura e mica così disimpegnata, che mi aveva rimbeccato con un sorriso soddisfatto sulle labbra: vedi che sono in gamba?, te l'avevo detto, io. E Chiara, una di quelle rare autrici a cui mi rivolgo per nome e non per cognome scrivendone, era in gamba sì, e tanto solare. Cosa aveva in comune con me, tipo pensieroso e cupo per forza di cose? Mi ero accorto, tra un libro e l'altro, che facevamo gli stessi stupidi pensieri impossibili. Quando Quattro etti d'amore, grazie prendeva polvere da un po' sul mio comodino, entrambi fantasticavamo sul contenuto dei carrelli della gente in fila alla cassa e pensavamo di trovare tutto quello che cercavamo – ma cosa cercavamo, poi? - sul ripiano più alto dello scaffale. Per dieci minuti, esperimento sociale dal piglio ironico e dal contenuto autobiografico, ci voleva alle prese con cose mai fatte prima; e se sbagliavamo, nessuno se la prendeva granché. In L'amore quando c'era, un racconto da leggere alla fermata del bus, ci convincevamo invece che i rapporti sentimentali, a lungo andare, vadano a male e in Arrivano i pagliacci, forse il mio preferito, vincevamo la timidezza davanti alle storie (e alle stanze) dei nostri eventuali locatori. In Le luci nelle case degli altri, sin dal titolo, tracce miracolose di un giochetto che facevo da bambino. Affacciato al balcone, mi domandavo come vivessero quelli del palazzo di fronte: invidiavo loro l'albero di Natale meglio decorato, l'odore di arrosto quando invece mamma aveva preparato una tristissima minestra. Perfino le loro piccole liti ad alta voce, sapete, mi rassicuravano. Allora, c'era poco da invidiarli; di quelle, avevamo già le nostre in abbondanza. Come quando di un autore leggi il grosso in una volta sola e hai paura che possa venirti a noia, però, la Gamberale non l'ho riletta per un anno intero. Anche se c'era il proposito e anche se questo romanzo qui m'ispirava molto più di altri. Incartato, regalato, l'ho ricevuto in un periodo di festeggiamenti e mal di stomaco, ma ho preferito aspettare gennaio. Sempre a pelle – e, lo ripeto, i pizzichii, i pruriti e le premonizioni della mia epidermide sono un sesto senso che di rado fa cilecca -, mi parlava di nuovi inizi. E dell'infanzia di Mandorla, figlia della portinaia di un condominio di periferia, che si ritrova con una lettera commovente e sgrammaticata tra le mani e lo status di orfana. Un incidente in motorino, mamma Maria che cade ma non sa volare e una notizia bomba che rotola tra i condomini, durante la lettura del testamento: Mandorla è frutto di una notte di passione consumata nell'ex lavatoio, figlia di uno dei presenti. Non si fanno nomi, però, e tanto grande è la paura che quella bomba possa fare danni, rovinare una delle cinque rispettabilisse famiglie, che di comune accordo si decide di allevare la piccola tutti assieme, un po' per ciascuno. Mandorla si racconta in flashback disordinati, adesso che è maggiorenne. In gattabuia per un equivoco e un mezzo crimine d'amore, si domanda se sia giunto il caso di procedere con il test del DNA oppure no. Fare chiarezza e, con all'orizzonte una nottata che non vuole passare, lasciarsi andare a pronostici, desideri, ricordi favolosi. Chi vorrebbe, in cuor suo, fosse il padre biologico? Nel mio caso, curiosità e entusiasmo hanno seguito l'andamento di un'altalena nel vento. 
Non amo i racconti, si sa, e Le luci nelle case degli altri, anche se compatto e scritto d'un fiato, ha la vaga struttura di una raccolta di novelle. Tina, maestra di scuola in pensione e zitella per sempre, ha il citofono che suona ogni due per tre, un'esistenza triste e un salotto che si anima per le visite di misteriosi ospiti notturni; Samuele e Caterina Grò, lui aspirante regista d'avanguardia e lei avvocato di grido, hanno in mezzo a loro un neonato che piange e l'ombra di una scappatella imperdonabile; Paolo e Michelangelo, coppia omosessuale e emblema di una nuova normalità, erano in grande intimità con la portinaia scomparsa: quanto?; Lorenzo e Lidia, lo scrittore e la speaker radiofonica, sanno che l'amore non è bello se non è litigarello; l'ingegnere Barilla e consorte, genitori della ribelle Giulia e del bel Matteo, sono l'immagine sputata dell'equilibrio e fonte di dubbi amletici. Mandorla ama Matteo, ma Matteo ama Mandorla? E se dovessero scoprirsi fratellastri, sai che tragedia! Alcune vincende inevitabilmente fanno breccia – quella della disperata signorina Polidoro, ad esempio, o dell'incompreso Samuele, a cui Hollywood ha rubato lo spunto per Pretty Woman – e altre si tollerano appena – al quarto piano, si chiacchiera un filino troppo per i miei gusti. Tipici rischi dei romanzi affollati, dei cori, in cui può esserci un figurante che non ti appare utile o, nell'armonia, una voce che non si amalgama al resto. Le luci nelle case degli altri si apre con una piccola illustrazione – a pagina uno, proprio un abbozzo di Via Grotta Perfetta 315 – e capitoli rapidissimi che riassumono lo sfortunato incidente dell'amichevole Maria, l'arrivo della notizia nel condominio, i telefoni che squillano a catena e il piano bizzarro di partecipare collettivamente all'educazione della piccola. 
Mandorla ha così svariate famiglie ma nessun parente di sangue, una sensibilità unica nel suo genere e qualche problema a socializzare con i suoi coetanei: per non scontentare i suoi cinque papà e le sue cinque mamme – a lungo, però, penserà di essere figlia di un astronauta in missione sulla luna – ha messo su un guardaroba variopinto, una maschera di ingenuità, abitudini stranissime. Il romanzo più noto di Chiara è una commedia onirica e dal gusto parigino, dalla struttura perfettamente suddivisa e dallo stile farsesco, confidenziale, singolare. Ha il fare trasognato di Amèlie Poulain, la sua testra tra le nuvole, e un non so che di L'eleganza del riccio. A volte è un flusso di coscienza spruzzato di giallo, altre un'osservazione candida e arguta sui rapporti interpersonali e le imprevedibili coincidenze della vita. E sempre, alla fine dei capitoli, c'è ad attenderci una filastrocca di Mandorla; un'invocazione profana che ha lo stesso spirito della lettera tenerissima firmata da sua madre, all'indomani del parto. Mandorla è nata settimina, ecco perché già il nome la descrive come piccola e indifesa, e dinanzi a talune situazioni non sa come reagire. Desiderarsi, quindi, una tendina, uno striscione del gay pride, un comune libro di algebra... Un oggetto d'arredo qualsiasi per sentirsi parte, e per davvero, questa volta, di una casa con tutti i sacri crismi. Vestita di mille colori e mille tessuti, come uno spaventapasseri, la narratice si rivolge nelle sue preghiere della buonanotte a oggetti inanimati, ha paura di un famigerato spacciatore che un tempo si dice bighellonasse per il quartiere e, come una spugna, assorbe il necessario dagli adulti che, a periodi alterni, le danno il benvenuto sull'uscio di casa. Senza pregiudizi, Mandorla prende da loro il meglio - e, vuoi o non vuoi, il peggio. Se l'erba del vicino è sempre più verde, saranno forse sempre più luminose e avvolgenti le luci nelle case degli altri? Esistono i buoni, i cattivi, i talismani e, soprattutto, le famiglie come nella pubblicità del Mulino Bianco? Cinque piani senza ascensore, cinque storie. E la loro carissima Mandorla, che poi è anche un po' nostra, come costante e posto aggiunto a tavola. 
Il mio voto: ★★★½ 
Il mio consiglio musicale: Abba – Mamma Mia

lunedì 29 dicembre 2014

2014 Book Awards - Cosa ho letto e cosa (forse) non avrei dovuto leggere

Ciao a tutti, amici. Come state? Indigestione da panettoni? Ire funeste per il regalo sbagliato? Io mi mantengo in linea e calmo: più o meno. C'è la preparazione in corso del tostissimo esame di Letteratura Latina e potrei morire prima di finire tutto il programma. No, non sono calmo. Scherzavo. Chi mi segue sulla pagina Facebook comunque lo sa: non dite, dunque, che non vi avevo preparati a dovere all'invasione di post prima di Capodanno. Dopo gli ultimi appuntamenti con Mr Ciak e I love telefilm, con in mente tante e stupide idee per parlarvi dei film e dei serial del mio tortuoso 2014, oggi si torna a parlare dei libri. Precisamente, dei libri che mi sono piaciuti di più tra i novantatrè letti dal primo gennaio ad ora. Pensavo sarebbe stato difficile, pensavo mi ci sarebbe voluto più tempo, e invece no. Le letture davvero imperdibili, come sempre accade, si contano sulle dita di una mano, ma non posso dirmi deluso. Ci sono state belle scoperte, sorprese impreviste e gradittissimi ritorni. Occupati da tempo immemore, sinceramente, i primi tre (anzi, quattro: lo so ho imbrogliato!) posti di questa Top10 che, se vogliamo essere proprio pignoli, in realtà è una Top11: i titoli restanti li ho scelti ripescando dalla mia memoria i ricordi più belli, le recensioni più sentite, quelli con il numero di stelline più numerose. Non sono proprio in ordine di preferenza. Sapete che non sono bravo a dare i numeri! Qualcuno l'ho dovuto escludere, qualcuno l'ho dovuto invece inserire, in onore di quanto stupidamente felice o orribilmente triste mi abbia fatto sentire al tempo della lettura – magari mesi e mesi fa, magari solo la settimana scorsa. Alla fine del post, però, menzione speciale per quegli autori che ci sono stati, per le cover splendide e per quelle storie di genere che spiccano anche al buio. E i vostri romanzi preferiti, invece, quali sono stati? Ditemi un po', ché sapete sono curioso. Un abbraccio, M.

10. Arrivano i pagliacci: Parlava Allegra e mi è venuta in mente nonna che, quando beve un sorso di limoncello in più, inizia a straparlare e a costruire per l'aria alberi genealogici. Stasera la chiamo e glielo dico che ho pensato a lei: la prossima volta, porto con me il libro di Chiara.” 
9. Noi siamo grandi come la vita: Noi siamo infinito apprezzerebbe. Per la scrittura semplice, i passaggi delicati, i fiori nell'asfalto e la colonna sonora pazzesca, i personaggi sfocati in cerca di un loro infinito in un'età che infinita non è. I giovani e la morte. Un mistero guardato in faccia da occhi timidi.
8. Le ho mai raccontato del vento del Nord: La tecnologia li unisce, li fa chiacchierare a cuore aperto, ma quella lontananza elettronica è una barriera insormontabile. Sono parole in chat, voci timide sussurrate nella segreteria telefonica. Un Her in una dimensione possibile. 

7. La misura della felicità: La sensazione che tanti pensieri siano in rima con i tuoi spiega il tuo sentirti meglio al mondo. Non è vero che i libri ci isolano. Guarda quanta gente che c'è. Vivi e lascia vivere. Leggi e lascia leggere.
6. Città di carta: Scanzonato, toccante, pieno di vita dalla pianta dei piedi alla cima dei capelli, il romanzo è tanto tanto simile a Cercando Alaska. E siccome quello l'ho amato tanto tanto, amo tanto tanto anche questo. Non fa una piega.
5. Noi: Un bellissimo pronome personale che, a lungo andare, si fa aggettivo possessivo. Noi è tutto ciò che è nostro. 
4. La vendetta del diavolo: Un vangelo apocrifo di Giuda ballerini, figli che uccidono le madri, passioni che fanno male più dell'inferno, autori dalle voci sempre più riconoscibili. Satana diverte, emoziona e non fa paura. 
3. Shotgun Lovesongs: vuole essere cantato e basta. Richiede un giro di do, falsetti strozzati e dolenti che ti escono dalla gola come singhiozzi. Dove non arriva la voce, sopraggiunge l'emozione. Quella dice tutto. Quella compensa a una nota troppo tremula. Quella ti libera e ti imprigiona.
2. L'amore bugiardo: Uno dei libri più misogni e femministi mai scritti. Divertentissimo, acuto e diabolico, con un esemplare alternarsi del doppio punto di vista – da mettere in lista (nozze). 

Venuto al mondo è un romanzo bellissimo. Senz'altro più bello e perfetto di Splendore. E' più facile che piaccia. Gemma si scopre una protagonista con la forza incredibile delle donne. Gli uomini della Mazzantini, invece, sono tutti come Diego - il fotografo di pozzanghere. Vedono la vita scorrere tra le fessure delle loro dita, non agiscono, si nascondono. Quando gli uomini sono due, tutto è più difficile e triste ancora. Quando è un amore omosessuale quello di cui si parla, tutto è un campo minato. La prima era una storia spezzata dalla guerra. Non te la spieghi, la guerra. In Splendore poteva essere tutto più semplice. L'amore malinconico tra questi due uomini ha un inizio e ha una fine. Non ha tregue, ma avrebbe potuto averne. Sarebbe bastata una legge, legalizzare un semplice sì, un po' di coraggio (...) Libri da leggere a voce alta, libri che ti sbudellano il cuore.
PREMI DI (S)CONSOLAZIONE.
Il miglior horror: NOS4A2 – Ritorno a Christmasland
Il miglior new adult: Hopeless – Le coincidenze dell'amore
Il miglior urban fantasy/distopico/sci-fi: La quinta onda
Il romanzo più... boh: Un bravo ragazzo, Breaktime, Agnes
Risate assicurate: Geek Girl, La prima cosa bella
Leggere con gli occhi lucidi: Quella vita che ci manca, Promettimi che ci sarai, Sette minuti dopo la mezzanotte
Autori che ho stalkerato: Bianca Marconero, Donato Carrisi, Chiara Gamberale, Alessia Gazzola
Romanzi che sono piaciuti a tutti, ma a me no: Dio di illusioni, Vita dopo Vita, Io che amo solo te, L'estate dei segreti perduti
Il romanzo più brutto, quello scritto peggio, quello più inutile: Black Ice
Ti ho letto una volta, non ti leggerò mai più: Kerstin Gier, Becca Fitzpatrick
Meglio al cinema che in libreria: The Giver – Il mondo di Jonas; Colpa delle stelle
Guarda un po' chi si rivede – i sequel belli: Alice Allevi in Le ossa della principessa; Lena e Ethan in La diciottesima Luna; Jack e Danny Torrence in Doctor Sleep 
Be', dai, ci siamo visti – i sequel meno belli: Requiem, Multiversum – Utopia, Allegiant
L'abito (non) fa il monaco - le cover più belle: Noi siamo grandi come la vita, Doctor Sleep, Utopia, Shotgun Lovesongs, Lo straordinario mondo di Ava Lavender
Guilty pleasure: molto “guilty” e poco “pleasure”: Black Ice, Un disastro è per sempre, Le sintonie dell'amore 
Stai senza pensier” - un libro soft: Il profumo del pane alla lavanda 
La recensione più idiota: Black Ice, Silver
La recensione più originale: L'amore bugiardo, Noi siamo grandi come la vita

mercoledì 3 dicembre 2014

Recensione: Avrò cura di te, di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

Trovarsi rimane una magia, ma non perdersi è la vera favola.
Titolo: Avrò cura di te
Autori: Massimo Gramellini, Chiara Gamberale
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 200
Prezzo: € 16,00
Sinossi: Gioconda detta Giò ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un'anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l'ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto. La notte di San Valentino, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all'angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, ma anche il coraggio, di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. L'angelo ha un nome: Filemone, ha una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertente, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò. Uno scambio che indaga non solo le mancate ragioni di Giò: ma le mancate ragioni di ognuno di loro. Perché a ognuno di loro, grazie a Filemone, voce dell'interiorità prima che dell'aldilà, sia possibile silenziare la testa e l'istinto. Per ascoltare il cuore. Anche e soprattutto quando è chiamato a rispondere a prove complicate, come quella a cui sarà messa davanti Giò proprio dal suo fedele Filemone, in un finale che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.
                                   La recensione
"Che ci faccio con i miei libri, se non c'è Leonardo che si addormenta vicino a me e russa prima piano e  poi forte, mentre leggo? Ma che ci fa lui, con i miei libri, se ormai ha deciso e se ne sta, per sempre lontanissimo, in quel lì che un tempo era il nostro qui?"
I bilanci, i resoconti, gli esami di coscienza. Si fanno a San Valentino, quando non si dovrebbe stare soli, eppure è così che vanno le cose. Catastroficamente. L'amore è finito e, nel giorno della festa degli innamorati, ti chiedi di chi sia la colpa - tua, sua, vostra, nostra? - nella stanza da letto che i tuoi nonni divisero per sessant'anni, tra vestiti da sposa impolverati, cassetti che comunicano con l'eterno, sos che aprono finestre celesti per Chissà Dove. I bilanci, i resoconti, gli esami di coscienza, invece, io li faccio guardando un calendario a cui resta una pagina soltanto. Sopra, quella pagina, ha i segni delle penne che, sulle pagine precedenti e nei mesi precedenti, hanno scarabocchiato segnacci rossi sui giorni d'esame, un asterisco sui giorni belli, una croce sui giorni brutti. Sulla pagina di dicembre si vedono le orme di quello che ho fatto, le cicatrici di trecentosessantacinque giorni (meno ventotto, però, perché oggi è tre; quindi quanto fa?) passati. Vediamo. Mi dicono che con gli occhi e la testa ho letto un po' di libri. Un po' più degli altri anni, quando non c'erano gli esami. Tra i manuali e le dispense, però, mi sono goduto anche tanti romanzi e ho parlato a voi di tutti tutti, nessuno escluso. In mezzo a questi, ed esclusivamente nella categoria belli, anche se oscillanti spesso verso la bella categoria boh, più di qualcuno portava la firma di Chiara Gamberale. Un'autentica scoperta di serenità, la sua compagnia. Parlavo di Fabio Bartolomei, l'altro giorno, di angeli e Lezioni in paradiso e dicevo così, per scherzo, che un'amica o due avrebbero dovuto avere le percentuali sulle vendite: ne parlavano sempre, tanto, e a tutti. Con me è successo lo stesso con Chiara che, coincidenza curiosa, questa volta torna e pure parla di angeli. Di angeli, con gli angeli. Il suo amico alato si chiama Filèmone, non puoi vederlo, e ha la voce di Massimo Gramellini: lo conoscevo di fama, lui, ma l'ho incontrato per la prima volta qui. La Gamberale ci ha presentati. Con lei, l'autore di Fai bei sogni scambia lettere, creando una magica storia epistolare. 
Pubblica la Longanesi. E' Chiara colei che viene ospitata, Massimo ormai è di casa. Mi sento di chiamarli per nome, come due amici, e mi sento di dire che a me è piaciuta di più lei, sarà che lei mi piace sempre. Ma onestamente. Fresca, spumeggiante: lei la riconosci. La sua Gioconda è un casino e ha tagliato i ponti col suo Leonardo prima che potessero creare capolavori di bambini e pensare a capolavori di mete condivise. Lui, invece, è astratto, poetico, etereo e saggio. Scrive belle frasi e sa ricercare l'aforisma perfetto in un mondo di amori imperfetti, ma io il linguaggio degli angeli e quello dei poeti non sempre lo capisco. Mi piace il suono che fa. Ha il ritmo di una canzone. Ma io sono un disastro e delle canzoni, a un primo ascolto, non faccio caso al testo. Batto il tempo coi piedi e mi faccio convincere la volta dopo, quando la radio tornerà a far sentire il brano. Gramellini ha il ritmo e anche i contenuti, indubbiamente, ma una forma, tutta suoni e palpiti, che mi distraeva un po'. A coloro che sono più sensibili alla melodia, al contrario, dovrebbe incantare. Chiara, invece, ha il profilo storto dell'angelo custode che vorrei. Un angelo più confuso e indisciplinato di me, con un'ala stropicciata. Non so, in caso, chi custodirebbe chi. Lei scrive sempre la stessa storia, sempre con gli stessi personaggi: come lei sa. Le sue creature – le donne melodrammatiche e gli uomini Ipad, i parenti nevrotici e i mariti che a volte ritornano, le maestre e i guru orientaleggianti – parlano tra loro, come nel cinema di Ferzan Ozpetek. Si ripetono i nomi, si ripetono i ruoli. Tutta la bibliografia di Chiara non è che un lungo, ininterrotto romanzo di gente media con un sentire poderoso: XXL. Fotografa le loro facce e i loro talismani, sviluppa i rullini, mette ad asciugare le stampe su una corda sfilacciata, insieme ai calzini a righe rosse. Volteggiano, intorno, le piume di un Gramellini lieve, impalpabile, candido che, come un attore in un monologo che gli sta a pennello, dà consigli e perle, incarichi e istruzioni per l'utilizzo della felicità, senza mai uscire dal suo personaggio di guida spirituale e grillo parlante. Parla all'imperativo, ha una risposta per ogni domanda. Ma è quando si rivela nostalgico come tutti i mortali che, per me, sfiora, non dico tocca – perché non ha mani, solo energia pulsante –, le corde giuste. Quell'angelo suonava il violino e sapeva perdonare il tradimento, prima di imparare a volare. Avrò cura di te è un racconto sotto l'albero di Natale che suona come una promessa. Ci ho iniziato insieme la settimana, e perché non iniziarci l'anno nuovo? Ce l'ho avuto sulle ginocchia in treno, col sole che sorgeva fuori. Mettendolo via solo nei tratti scuri, in galleria. Negli attimi in cui le luci, lente, non erano pronte ad accendersi a comando e potevo immaginare che alla fine del tunnel nella montagna ci fosse il sole. Mica la pioggia. E però c'era quella. Quella pioggerellina leggera, da primo dicembre, che rende le strade sapone e le mie Puma bianche immondizia. Ma con Avrò cura di te accanto è stato comunque un buon risveglio: nonostante tutto. Nonostante un Gramellini che inizialmente si lascia andare poco, impettito per colpa del ruolo di guru e del dono delle ali; nonostante la pioggia.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Avril Lavigne - Keep Holding On

domenica 16 novembre 2014

Coming This Fall #10


Ciao a tutti, amici, e buona domenica. Vi propongo, oggi, un post preparato in fretta e furia, ma mi sono accorto che stanno per arrivare – o, addirittura, sono già arrivati – titoli interessantissimi. Rimedio rispolverando Coming This Fall – e sì, lo so che “Fall” è l'autunno e che siamo praticamente in inverno, ma il titolo della rubrica è rimasto, sbagliato e tutto. Iniziamo dal ritorno dei Raven Boys di Maggie Stiefvater: arriva l'attesissimo Ladri di sogni, con magnifica copertina al seguito e la traduzione del mio amico Marco Locatelli. Inaspettata, dopo la ristampa di Arrivano i pagliacci, ecco ritornare Chaira Gamberale in compagnia di Massimo Gramellini: leggerò presto il loro duetto, grazie alla Longanesi. Per gli appassionati, in lista anche autori che io però non ho mai letto: Hornby, ad esempio, che so adorerei, e John Boyne, ma anche Jonathan Tropper, con la ristampa economica di Portami a casa, in occasione dell'arrivo del film al cinema. Dopo qualche anno, il Pierpaolo Vettori delle Sorelle Soffici, mia grande scoperta di quest'estate, ci propone il suo tenebroso La vita incerta delle ombre, la Harlequin Mondadori – anche se, per ora, in edizione digitale – metta la firma sul seguito dell'originale e divertente Alice in zombieland e la Chrysalide, dopo petizioni e richieste, finisce la duologia della Forman col sequel di Resta anche domani. Il titolo più brutto della storia del cosmo va al romanzo della Howard, di cui mi parlano molto bene, che grazie al genio della Newton Compton diventa Il mio splendido migliore amico. Vedrete che le mie traduzioni dall'inglese sono senz'altro meno fantasiose... Ed Sheeran – sapete che sono il suo fan numero uno, sì? - si racconta in un romanzo ricco di fotografie e la prima moglie di Stephen Howking, in Verso l'infinito, parla della malattia e del successo mondiale del marito. La biografia della donna, specifico, arriva da noi sulla scia di La teoria del tutto, che non vedo l'ora di vedere. E' tutto. In settimana vi proporrò la recensione del romanzo di Hill – sono alle ultime pagine: be', si fa per dire – e vi aggiornerò sugli ultimi film visti. Intanto vi auguro una splendida giornata e un lunedì dei meno traumati possibili. Il mio non lo sarà, purtroppo: sveglia alle cinque e trenta, yeah!

Titolo: Ladri di sogni - Raven Boys
Autore: Maggie Stiefvater
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 522
Prezzo: € 16,00
Data di pubblicazione: 19 Novembre 2014
Sinossi: La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c’è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero… Intanto Ronan s’inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s’inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c’è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.

Titolo: Avrò cura di te
Autori: Gramellini - Gamberale
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 208
Prezzo: € 16,00
Data di pubblicazione: 17 Novembre 2014
Sinossi: "Gioconda detta Giò ha trentasei anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto, capace di fare vincere la passione sul tempo che passa: proprio quello che non è riu - scito al suo matrimonio. Ma una notte Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, e con il coraggio di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. Poi rilancia. L’angelo non solo ha una fortissima personalità, ma ha un nome: Filèmone, e una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò: il puntiglioso ex marito, la madre fricchettona, l’amica intrappolata in una relazione extraconiugale, una deflagrante guida turistica argentina, un ragazzino che vuole rinchiudersi in una comune... Grazie a Filèmone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, Giò impara a silenziare la testa e gli impulsi, per ascoltare il cuore. Ne avrà davvero bisogno quando Filèmone la metterà alla prova, in un finale sorprendente che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso."

Titolo: La vita incerta delle ombre
Autore: Pierpaolo Vettori
Editore: Elliot
Numero di pagine: 285
Prezzo: € 17,50
Sinossi: Fin dall'infanzia Alessandro è stato tormentato da paure e incubi notturni. Dopo una violenta crisi di panico da cui si sta lentamente riprendendo, riceve la visita della "zia" Severina, l'unica in grado di farlo addormentare quando era piccolo, la quale gli chiede di accompagnarla a un concerto sul lago di Malvento. Per il ragazzo e la donna è l'inizio di un viaggio verso un passato misterioso e mai rimosso, dal quale riemergono luoghi come l'esclusivo collegio femminile del Sacré Coeur, frequentato negli anni Sessanta da Severina, e la fortezza di Boccafolle, un'accademia militare maschile dalle regole rigide e fuori dal tempo. A quei luoghi si accompagnano i ricordi di figure speciali come quella di Miranda Montelimar, una compagna di collegio di Severina, attratta dalle strane energie che animavano il tempio di Asclepio, un edificio al centro del lago che affascinava da sempre la fantasia dei ragazzi dell'accademia e delle ragazze del Sacré Coeur. Ma in un'estate torrida e sensuale Miranda viene ritrovata priva di sensi nella radura tra le rovine del tempio e, al risveglio, la sua personalità mostra i segni di un mutamento radicale. È stata davvero posseduta dal dio dei sogni, come lei crede, o è solo frutto della sua immaginazione? E perché oggi Severina, a distanza di tanti anni, decide di condurre lì Alessandro?

Titolo:  Resta dove sei e poi vai
Autore: John Boyne
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 254
Prezzo: € 15,00
Sinossi: Londra, 1914. Alfie ha cinque anni quando in Europa si alzano i venti della Grande Guerra, e il suo papà, come molti altri giovani compatrioti, parte per il fronte. La guerra però la combatte anche chi rimane a casa, nelle difficoltà quotidiane di trovare il cibo e i soldi per l'affitto, con il terrore che un ufficiale bussi alla porta per riferire che un papà, un fratello o un figlio non torneranno più a casa. Alfie non vuole credere che sia questo il destino di suo padre, ma le lettere che l'uomo spedisce dal fronte, prima regolari e cariche di speranze, si fanno saltuarie e cupe, fino a smettere del tutto. Deciso a fare la sua parte, Alfie marina la scuola e inizia a lavorare come lustrascarpe in stazione. Ed è grazie a uno dei suoi clienti che scopre dov'è il suo papà...

Titolo: Funny Girl
Autore: Nick Hornby
Editore: Guanda
Numero di pagine: 384
Prezzo: € 18,50
Data di pubblicazione: 20 Novembre 2014
Sinossi: Nell’Inghilterra degli anni Sessanta spopola l’attrice televisiva Sophie Straw, ex reginetta di bellezza di un paesino del Nord, che ha cambiato nome e tagliato i ponti con la famiglia per trasferirsi nella Swinging London, inseguendo il sogno di far ridere la gente come la sua eroina, la star americana Lucille Ball. Insieme a lei, l’affiatatissima squadra che lavora alla serie della BBC Barbara (e Jim), di cui Sophie è l’indiscussa protagonista: un cast di personaggi straordinari che stanno vivendo, forse senza esserne consapevoli, la grande avventura della loro vita. Gli sceneggiatori, Tony e Bill, nascondono un segreto difficile da confessare. Dennis, il produttore colto e sensibile, ama il suo lavoro ma odia il suo matrimonio – forse perché è sposato con la donna che detiene il record mondiale di snobismo. Il protagonista maschile, Clive, più bello di Simon Templar e molto vanesio, sente di essere destinato a una carriera di più alto profilo. E Sophie, che si è giocata il tutto per tutto pur di sfuggire alla monotonia della provincia e alla minaccia di un matrimonio senza amore, si troverà a recitare un copione di scena troppo simile a quello della sua vita, e dovrà decidere che tipo di donna essere, e che tipo di uomo scegliere, in un mondo in cui anche le donne sperimentano nuovi ruoli e una nuova libertà.

Titolo:  Resta sempre qui
Autore: Gayle Forman
Editore: Mondadori Chrysalide
Numero di pagine: 270
Prezzo: € 15,00
Data di pubblicazione: 2 Dicembre 2014
Sinossi: Mia e Adam si rincontrano tre anni dopo il risveglio di lei. L'incidente ha cambiato tutto: il mondo di Mia, dentro e fuori, non è più lo stesso, neanche per quanto riguarda l'amore. Mia e Adam si erano persi eppure, a fatica, si ritrovano. Sono diventati due musicisti famosi, ora: lui è una rock-star amatissima, lei violoncellista di fama internazionale. E tra ricordi, rimpianti, nuovi corteggiamenti e confessioni, Mia e Adam provano una volta per tutte a superare il dolore e a ricomporre la musica dei loro cuori.

Titolo: Un viaggio per immagini
Autore: Ed Sheeran
Editore: Fabbri
Numero di pagine: 208
Prezzo: € 19,90
Data di pubblicazione: 19 Novembre 2014
Sinossi: Un libro riccamente illustrato in cui il giovane cantautore inglese racconta la sua vita e la sua musica. Un libro molto originale, nato dalla collaborazione con l’artista Phillip Butah, suo amico d’infanzia. Tra i ritratti eseguiti da Phillip e foto esclusive, Ed racconta il suo viaggio, in un resoconto illustrato e personalissimo di come si diventa un musicista famoso in tutto il mondo.

Titolo: Il mio splendido migliore amico
Autore: A.G Howard
Editore: Newton Compton
Numero di pagine: 384
Prezzo: € 9,90
Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2015
Sinossi: Alyssa Gardner ha il dono di poter sentire i sussurri dei fiori e dei bruchi. Peccato che per lo stesso dono sua madre è finita in un ospedale psichiatrico. Questa maledizione affligge la famiglia di Alyssa fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo Alice nel Paese delle Meraviglie. Chissà, forse anche Alyssa è pazza, ma niente sembra ancora compromesso, almeno per ora. Quando la malattia mentale della madre peggiora improvvisamente, Alyssa scopre che quello che lei pensava fosse solo finzione è un’incredibile verità: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, è molto più oscuro di come l’abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere, Alyssa deve superare una serie di prove, tra cui asciugare il lago di lacrime di Alice, rimanere sveglia all’ora del tè soporifero, domare un feroce Serpente. Di chi potrà fidarsi? Di Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata? Oppure dell’ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida nel Paese delle Meraviglie?

Titolo: Throught the zombie glass
Autore: Gena Showalter
Editore: Harlquin Mondadori, collana digitale eLit
Data di pubblicazione: Dicembre 2014
Sinossi - Tradotta da me: Alice Bell ha perso tanto: famiglia, amici, una casa. Pensava di non avere nient’altro a cui dire addio. Si sbagliava. Dopo un nuovo attacco zombie, strane cose iniziano a succedere. Gli Specchi prendono vita e le bisbigliano ammonimenti alle orecchie. Ma la cosa peggiore è la tremenda oscurità che fiorisce dentro di lei, spingendola a fare cose cattive. Non ha mai avuto così tanto bisogno della sua squadra, ma il bad-boy Cole Holland si allontana improvvisamente da lei, e da tutti. Con la sua migliore amica Kat accanto, Ali deve uccidere gli zombie, scoprire il segreto di Cole e imparare a combattere l’oscurità. Ma il tempo stringe, e lei sa che a un solo passo falso saranno tutti condannati.

Titolo: Verso l'infinito
Autore: Jane Hawking
Editore: Piemme Voci
Data di pubblicazione: 2 Gennaio 2015
Sinossi - Tradotta da me: Stephen Hawking è uno dei più famosi scenziati dei nostri anni. In questo libro, la sua prima moglie, Jane Hawking, rivela i retroscena del loro straordinario matrimonio. Come Stephen scopre il successo, mentre il suo corpo collassa. Jane cerca di trovare l'equilibrio tra quell'uomo che ha bisogno di assistenza costantente e i bisogni di una famiglia che sta crescendo. Il candore di Jane non appare meno evidente quando il matrimonio finirà, con Stephen che la lascia per una delle sue infermiere e Jane che sposa un vecchio, caro amico di famiglia. In questa biografia spontanea, movimentata e spesso divertente, Jane Hawking si confronta non solo acutamente con i complicati e dolorosi dilemmi della sua storia d'amore, ma anche con gli effetti che fama e salute hanno sul rapporto coniugale. Il risultato è un libro sull'ottimismo, l'amore, il cambiamento.

Titolo: Il re degli incasinati
Autore: K.L Going
Editore: Piemme Freeway
Numero di pagine: 320
Prezzo: € 15,00
Data di pubblicazione: Febbraio 2014
Sinossi - Tradotta da me: Liam Geller è Mr. Popolarità. Tutti lo amano. Lui eccelle nello sport; sa sempre cosa indossare; è puntualmente accompagnato dalle più belle ragazze del liceo. Ma ha l'abilità innata di incasinare tutto, proprio come il padre. Quando viene cacciato di casa, il padre lo prende con sé. Cosa ha in comune quel teenager alla moda con il suo papà gay, rocker, Dj, che vive in una roulotte a New York? Inaspettatamente, molto. E quando Liam tenta di fingersi nerd, per impressionare il genitore, è suo "zio" Pete e i ragazzi della sua band a convincere Liam che c'è molto di più, in lui, che suo padre potrà vedere.

Titolo: Portami a casa
Autore: Jonathan Tropper
Editore: Garzanti
Numero di pagine: 357
Prezzo: € 9,90
Sinossi: Alcune famiglie possono diventare tossiche, se ci si sottopone a prolungata esposizione. E la famiglia Foxman, in particolare, può raggiungere un livello di tossicità letale. Ecco cosa sta pensando il trentenne Judd Foxman mentre, di fronte al suo piatto di salmone e patate, cerca di estraniarsi dalle urla dei nipotini. Il telefono del cognato non smette mai di squillare, la sorella non fa che scoccargli frecciatine acide, in combutta con il fratello minore, mentre la madre, stretta in un vestito troppo provocante, gli rivolge solo sguardi di commiserazione. L'unico desiderio di Judd è scappare lontano e non pensare più a tutti i guai della sua vita. Perché Judd è senza casa, senza moglie, che l'ha appena tradito con il suo capo, e ora anche senza più un padre, morto all'improvviso. Per questo è dovuto tornare a casa e non può fuggire. Le ultime volontà del padre richiedono che venga celebrata la Shiva, il periodo di lutto prescritto dalla religione ebraica: per sette giorni consecutivi tutta la famiglia dovrà riunirsi sotto lo stesso tetto. E sette giorni possono essere un tempo infinito, soprattutto se i componenti della famiglia sono tutti fuori di testa e non riescono a stare per più di ventiquattr'ore insieme senza scannarsi. Ne bastano molte meno perché la casa diventi una polveriera pronta per esplodere a causa di vecchi rancori, passioni mai sopite e segreti inconfessabili.