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sabato 29 dicembre 2018

[2018] Top 10: Le mie letture


10. The Outsider | Stephen King
Lo scriveva già Shakespeare: ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia. Nell'ultimo Stephen King ce n'è qualcuna in più.

9. Sotto il falò | Nickolas Butler
Lo scorso luglio ho salutato Butler fuori stagione. Aveva nel bagaglio a mano dieci storie, dieci ballate, che parlavano di paternità, amicizie al maschile, campagna contro città. È tornato a emozionarci sottovoce, così, con la malinconia che solo lui, Haruf e pochi altri cowboy romantici sanno suggerire. In pillole.

8. Dai tuoi occhi solamente | Francesca Diotallevi
Chi era Vivian Maier, la tata francese che dava false generalità, colleziona storie, fuggiva per la paura di essere abbandonata? Nella finzione letteraria a far breccia nella sua corazza sono le attenzioni della famiglia su cui veglia. In libreria, invece, l'arduo compito spetta a Francesca Diotallevi, qui alle prese con il più fascinoso e sfuggente dei suoi personaggi.

7. Se la strada potesse parlare | James Baldwin
Se la strada potesse parlare ti racconterebbe una storia bellissima già diventata film. Una favola d'amore e denuncia che, con la discrezione dei piccoli grandi classici, non diventa mai una celebrazione fine a se stessa del Black Power né un canonico dramma giudiziario. 

6. Vittoria | Barbara Fiorio
Un siamese, un po' di magia, il nome di Barbara in copertina. L'indispensabile, insomma, in una commedia sulla difficoltà di riprendersi in mano la vita, tra conti in rosso, cuori infranti e fotomanzia. Dentro, tutta la leggerezza del mondo e, a sorpresa, tanto di più. 

5. L'animale femmina | Emanuela Canepa
L'apprendistato di Rosita presso lo studio di Lepore, avvocato spregevole ma magnetico, dura il tempo di una prigionia e di un romanzo ambiguo. Quanto costa cara l'indipendenza, in un piccolo harem della Padova bene dove la parola resilienza è blasfema e il valore di una segretaria si giudica dai caffè che serve?

4. Salvare le ossa | Jesmyn Ward
Ritratto di famiglia con tempesta, come in un film di Hirokazu Kore'eda. Un padre, un pitbull, quattro fratelli contro la distruzione di un uragano che porta il nome di donna, in un microcosmo eppure declinato al maschile. Tutto è bellissimo, incantevole e terrificante come letto nelle recensioni venute prima della mia. Ho conosciuto i Batiste in ritardo, e adesso non me li scordo più.

3. Isola di Neve | Valentina D'Urbano
Siamo a Novembre: un'isola che non c'è. Siamo alla ricerca del concerto per violino di Andreas Von Borger: un musicista tedesco, in realtà, mai esistito. Eppure, sovrappensiero, ti viene da cercare su Google articoli che parlino di tutti loro. Solo per scoprire con un po' di amarezza e un po' di stupore che sono l'invenzione di una scrittrice forse qui al suo meglio.

2. Vincoli | Kent Haruf
Ritorni inaspettati in quel di Holt. Anche se non tutto è oro quel che luccica in campagne in cui l'eredità della terra, i legami di sangue ti vincolano vita natural durante. Quanto decoro però, quanta bellezza: a tal punto che ti viene da dire, Kent, grazie, mi fermo qui a leccarmi le ferite. Quasi quasi resto a Holt. 

1. Divorare il cielo | Paolo Giordano
Un grande romanzo o un romanzo grande? Nel dubbio, una straordinaria storia corale che contiene una generazione ribelle, perfino il cielo, grazie alla scrittura di un Giordano ufficialmente stanco della solitudine del suo primo successo. 


I PREMI COLLATERALI

Miglior thriller: Ellie all'improvviso Lisa Jewell
Miglior fantasy/distopico: Paesaggio con mano invisibile M.T. Anderson
Miglior young adult: Montpelier Parade Karl Geary
Miglior romanzo LGBT: Le ferite originali Eleonora C. Caruso 


Esordi memorabili: Guasti Giorgia Tribuiani
Graphic Novel, che scoperta: S. Gipi
Storie d'amore: Anonimo veneziano Giuseppe Berto
Romanzo kleenex: Eleanor Oliphant sta benissimo Gail Honeyman 


Memoir: Non mentirmi Philippe Besson
Tanto rumore per nulla: Vox Christina Dalcher
Guarda un po' chi si rivede (la sorpresa): Il sole è anche una stella Nicola Yoon
Be', dai, ci siamo visti (il flop): L'ultima volta che siamo stati bambini Fabio Bartolomei

lunedì 4 giugno 2018

Recensione: Eleanor Oliphant sta benissimo, di Gail Honeyman

| Eleanor Oliphant sta benissimo, di Gail Honeyman. Garzanti, € 17,90, pp. 344 |

La signorina Oliphant, dal lunedì al venerdì, per otto ore al giorno, presta servizio come contabile da nove dei suoi trent'anni. In pausa pranzo fa orecchie da mercante davanti alle chiacchiere dei colleghi: ha infatti il suo tè biologico, cruciverba a bizzeffe con cui intrattenersi e, come il manuale della classicista tipo prevede, una laurea sprecata in Lettere antiche, Jane Eyre sotto il guanciale e un'avversione per la tecnologia. La mia professoressa delle superiori l'avrebbe definita una travet: una di quegli impiegatucci sottopagati, senza la minima speranza di ascesa sociale, assuefatta suo malgrado a una routine di ordinaria piattezza. L'arrivo del weekend, per lei, significa questo: barricarsi in casa e contendersi le attenzioni amorose di pizza e Pinot, con vodka a buon prezzo per dolce. Svegliarsi poi direttamente di lunedì, con il cerchio alla testa, e ricominciare daccapo. Come fosse il minuscolo ingranaggio di una catena di montaggio inumana, insoddisfacente, che, se tutto va per il verso giusto, un giorno o l'altro ti conduce al coma etilico e al successivo ritrovamento a opera dei dirimpettai, ragionevolemente insospettiti dal puzzo di decomposizione. La giovane donna riceve visite ogni sei mesi circa e, quando al citofono non chiedono di lei gli assistenti sociali nelle ispezioni di rito, allora sono gli addetti del gas. Mai nessun vicino che passi a domandarle una tazzina di zucchero, l'uovo che manca alla ricetta della torta di mele; mai un'anima che la inviti a ballare. Sarà che il problema è Eleanor, non gli altri.

Eccomi qui. Capelli lunghi, lisci, castano chiaro, che mi scendono giù fino alla vita, pelle chiara, il volto un palinsesto di fuoco. Un naso troppo piccolo e occhi troppo grandi. Orecchie: niente di eccezionale. Altezza più o meno nella media, peso approssivativamente nella media. Aspiro alla medietà... Sono stata al centro di fin troppa attenzione in vita mia. Ignoratemi, passate oltre, non c'è nulla da vedere qui.

A metà tra una versione femminile di Sheldon Cooper e Amélie Poulain (ma con la famiglia da incubo di Michael Myers), ha un viso e maniere brusche che scoraggiano: una ragnatela di bruciature che invitano a distogliere lo sguardo per discrezione; una schiettezza a confine con la maleducazione che ora offende, ora fa ridere. Come può lamentarsi della mancata cordialità del prossimo, quando lei per prima rischia di risultare inopportuna dandosi agli stessi pregiudizi di quella mamma degenere che, di mercoledì, la chiama dal braccio della morte? Excusatio non petita, accusatio manifesta. La dichiarazione a priori del titolo del best-seller di Gail Honeyman, perciò, suona proprio come un'ammissione di colpa; una bugia bella e buona. Succede così che Eleanor Oliphant fa un patto con sé stessa: avere il coraggio di essere felice, togliendosi dalla conta degli inetti. La aiutano all'inizio l'amore a prima vista per un cantante locale che, complici i social, diventa un miraggio a cui aggrapparsi nei fine settimana da eremita; l'amicizia disinteressata del dolcissimo Raymond, tecnico dei computer che ignora il bon ton ma conosce le regole del conforto; la famiglia di Sammy, vecchino dai maglioni rosso Natale a cui prestare soccorso in giornatacce in cui l'altruismo fa svoltare. Intervengono a metà un cambio di stile (di vita): il restauro, esilarante, prevede shopping e manicure, parrucchiera ed estetista, un palloncino a forma di SpongeBob e un gatto nero scampato a un incendio. Eleanor non sa niente di vita sociale, figurarsi di relazioni, e allora prende a dire di sì agli inviti, alle promozioni, alle opportunità mancate che tornano a presentarsi. Razionale, imbarazzante, qui è descritta alle prese con le indiscrete gioie dell'irrazionale e l'incanto di storie, di amori, che fanno un giro lungo e tortuoso. Ma Eleanor è rotta, irrisolta, e s'illude: costruisce castelli in aria pur stando con i piedi per terra.

Se qualcuno ti chiede come stai, si aspetta che tu risponda BENE. Non devi dire che la sera prima ti sei addormentata piangendo perché erano due giorni di fila che non parlavi con un'altra persona. Devi dire: BENE.

C'è un dramma che ha rimosso, o che finge di non ricordare. C'è un noi su cui far luce. Ci sono giorni belli e giorni brutti, alla fine, quando soltanto la paura di far morire di sete la pianta o il gatto ti fa alzare dal letto; quando sei seduto a terra, nudo, abbastanza da avere immaginato tra le gambe del tavolo tutti gli spostamenti dell'oggetto d'arredo. L'immediatezza della narratrice – sola al mondo, unica superstite – diverte, ma sconvolge nel dramma che irrompe. Perché la violenza colpisce le brave persone? L'inespresso, finalmente affrontato a voce alta, rende il cuore forte. Gail Honeyman scrive come se vivesse in uno chick lit, ma la sua anti-eroina ha poche speranze di lieto fine. Da un lato ci sono ottimi motivi per lasciarsi morire, dall'altro un monolocale aperto al mondo – e alla luce del sole – che distrae dai misteri di un passato di fuoco.

Sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. So che ci sono. Spero che resti un po' di tessuto integro, una chiazza attraverso la quale l'amore possa penetrare e defluire. Lo spero.

Come Vittoria, quello di Eleanor è un romanzo che spalleggia il buonumore e consola, rivelando a sorpresa risvolti tristi in cui si specchiano e si placano i tuoi dispiaceri. Commedia terapeutica sulla depressione clinica, suggerisce forse l'ovvio, ma con quel tanto che basta (di freschezza, di originalità, di leggerezza) da convincerti che c'è del bello, del vero, nelle frasi fatte che parlano di un tunnel dotato di un'uscita di emergenza; di mali comuni che, se condivisi, si rivelano mezzo gaudio. 
Eleanor Oliphant sta benissimo: una menzogna per sé e per gli altri. Perché passare trent'anni a mentirsi, anziché lavorarci sopra e renderla realtà?
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Foo Fighters – Walk

lunedì 30 aprile 2018

Recensione: Vittoria, di Barbara Fiorio

| Vittoria, di Barbara Fioria. Feltrinelli, € 15, pp. 267 |

Un siamese dagli occhi blu, un po' di magia, il nome di Barbara Fiorio in copertina. 
Provate a proporre questi ingredienti a me, gattaro convinto che, maschera di cinismo riposta assieme ai maglioni invernali, non ho mai smesso di prestare fede alle fiabe raccontate in Qualcosa di vero. Chiedevo una lettura di quelle carinissime, come se poi fosse poca cosa, e sin dalla copertina sapevo di poter domandare a questo romanzo tutta la leggerezza del mondo. A sorpresa, ho trovato molto di più. Una lettura di cui si ha un disperato bisogno, anche in giorni apparentemente sì in cui ci si chiede, eppure, il perché della malinconia. Una storia di alti e bassi, picchi e voragini, da cui si risale davanti a una tazza fumante; sotto lo sguardo di una professionista con qualche pelo sul maglione e la Canon al collo, una persona gentile. 
Riappropriarsi della propria esistenza. Facile, uno dice. Soprattutto trattandosi di personaggi immersi in una commedia pastello. Facile con il senno di poi, quando da patti sai che ci sarà una svolta lieta, il bicchiere mezzo pieno. Il guaio è nel mentre: ci vedi nero, non ci vedi. Non ti vedi. Vittoria – genovese, quarantasei anni, l'appartamento e il conto in banca improvvisamente vuoti – è la classica eroina controvento, pronta a chiedere la rivincita a una mezza età che l'ha colta depressa, in rosso, abbandonata. Ma che ne sa lei, intanto, che quello è tutto un romanzo; che passerà come le giura chi le vuol bene? Hollywood, ho riflettuto, è piena di donne piantate in asso alla riscossa. La separazione lì mi è sempre parsa liquidata con sufficienza, come se venire a patti con il fallimento di un amore che muore, di un letto vuoto per metà, meritasse un paio di sequenze con Adele in sottofondo e basta – neanche una scena madre, chessò, in cui fare i conti con il profumo di chi ci ha lasciato, i suoi cibi biologici in dispensa, gli amici comuni che ne parlano e ne sparlano, il gatto che miagola davanti a una porta chiusa.

Non si può amare chi non ci ama, è contro natura.

Vittoria ha perso il senso dell'orientamento. Trova difficile dare un senso al disordine, riconsiderare quella mezza scena del crimine casa sua o, da sfollata sentimentale dedita all'autocommiserazione, abbandonare la stanza degli ospiti dell'eterna migliore amica per un appartamento che le rinfaccia Federico. Un gallerista velleitario, in crisi di identità, che l'ha illusa abbastanza da farle desiderare sotto sotto i fiori d'arancio, un matrimonio (il secondo) e un abitino rosso, finché ha il girovita. 
La svolta arriva assieme a un regalo di compleanno anticipato, un mazzo di tarocchi e Halloween: se abituati a catturare l'anima delle persone con uno scatto, leggerne il destino nelle carte, nei volti, è un gioco da ragazzi. I serial americani, magistri vitae, insegnano. Come in Lie to me, Vittoria capisce di leggere attraverso le persone. Con una macchina fotografia o senza. E di sapersi leggere, perciò, attraverso di loro. I segreti della fotomanzia: un posto accogliente, una scatola di infusi assortiti, il passaparola su Facebook – candele e incensi, sappiatelo, sono un optional per creduloni. Nel suo salotto, così, in un andirivieni irresistibile, mettono il naso con un misto iniziale di curiosità e vergogna uomini e donne protetti dal segreto professionale; preoccupati per i figli, gli amanti, il precariato.

Mi piacerebbe trovare davvero la magia, non quella dei tarocchi o delle manciate di sale grosso, quella letteraria delle bacchette magiche, delle fate permalose e delle streghe sardoniche. Quella in cui mi rifugiavo da piccola, dove tutto era possibile e fantastico. Ho una nostalgia struggente di un mondo così. Come ho potuto scordare che si può combattere il dolore ridendo, ridendo fino a stanarlo ed esorcizzarlo? Fingo di leggere i tarocchi e ho dimenticato una delle magie più potenti: la leggerezza.

La sensibilità di Vittoria non ha prezzo, e lei dispensa comodamente da casa tranquillità, parole di conforto, stampe che ci mostrano sotto la luce giusta. Ma, in tempo di crisi, la cartomanzia sì. Se non bastasse, per fortuna, arrivano in soccorso Netflix e un romanzo con le carte vincenti. La bellezza di farsi in quattro per qualcun altro, le fusa dei nostri mici, le tavolate chiassose con amici vicini e lontani. Quelli che ti danno una scusa buona per tirarti giù dal letto, lavarti i capelli, vestirti e ripartire da zero, o quasi. Quelli che ti prestano le loro storie, sapendo che mal comune è mezzo gaudio e, soprattutto, che saprai farne un uso consapevole. C'è una regola non scritta seconda la quale bisogna contenere aspettative, stelline di valutazione ed entusiasmo davanti a una fiaba contemporanea. Una regola da violare qui: in duecentosessanta pagine di piuma, speranzosissime, ma che pesano e di qualche peso ti liberano. 
L'ultima volta mi era capitato con La tristezza ha il sonno leggero: scrittori specchio e libri del momento giusto, che parlano un po' di te, con le tue stesse parole. Da allora è successo che il peggio è passato. Che certi giorni, facendomi il segno della croce, sto quasi bene. Questa cosa – ma sì, osiamo pure chiamarla felicità – mi sembra una vacanza, e purtroppo non ho ferie illimitate. Non so cosa sarà di me da qui a qualche mese. Mi sento bene, e penso non durerà. Mi fascio la testa in anticipo, e penso che magari farà effetto. Sorrido meno come per punirmi. Mi prendo spesso una pausa da questa parentesi di dolce far niente, imponendomi di volare basso, di coltivare i pensieri di troppo. Di non tradire la solitudine, amante rancorosa, per non provare così l'imbarazzo di ritrovarmi in sua compagnia dopo esserci persi di vista.

Ho capito che l'onestà può essere elastica e offrire, ogni tanto, un cicchetto all'illusione. Chi viene a chiedere risposte sul futuro porta con sé un tacito accordo: non importa se vedi davvero qualcosa di bello per me, importa che tu me lo faccia credere, perché ne ho bisogno per andare avanti. Deve aspettarmi dietro il prossimo angolo, e se poi non ci sarà, sarò almeno andato avanti fino a raggiungerlo, quell'angolo, e poi il successivo e il successivo ancora, finché qualcosa accadrà, o almeno mi sarò allontanato dal dolore di partenza.

Io ero Vittoria in persona, che si cura da sé limitandosi a viversela nel frattempo: a vivere. 
Ero uno dei suoi clienti, pronto a spolverare in pubblica piazza cuori e dolori, davanti a una lettura talmente generosa da spingerti a fare altrettanto. 
Barbara Fiorio mi ha rivelato che la sua non è soltanto la versione meno acchiappa-like di Per dieci minuti, l'indirizzo dell'erboristeria di fiducia e il terzo segreto di Fatima: dalla giusta prospettiva, non siamo infatti che parte di una bella commedia a lieto fine. Ce la faremo. O così dice la protagonista di un romanzo baciato dalla fortuna, che nel nome ha proprio il trionfo che merita. 
Le ho lasciato la mancia, attento non la mangiasse il gatto. Alla fine, imboccata l'uscita, le ho concesso il pigolio di un arrivederci. Qualsiasi altra forma di congedo suonerebbe definitiva, dove non vedi l'ora di fare ritorno.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Coldplay – Magic

domenica 20 marzo 2016

Recensione: Qualcosa di vero, di Barbara Fiorio

"Qualcuno ha ordinato una fiaba?"

Titolo: Qualcosa di vero
Autrice: Barbara Fiorio
Editore: Feltrinelli
Numero di pagine: 249
Prezzo: € 15,00
Editore: A rincasare ubriachi nel cuore della notte si rischia di inciampare in qualsiasi cosa: un gradino, i lacci delle scarpe, uno stuoino fuori posto. Ma se ti chiami Giulia, sei una pubblicitaria di successo e per te l'infanzia è solo una nicchia di mercato, puoi anche inciampare in una camicia da notte con una bambina dentro: Rebecca, la figlia della nuova vicina. Allora, tra i fumi dell'alcol, puoi persino decidere di ospitarla per una notte sul tuo divano. Salvo poi rimanere invischiata in sessioni di fiabe da raccontarle ogni volta che la madre, misteriosamente, non c'è. Da Cenerentola a Pollicino, da Raperonzolo alla Sirenetta, purché siano sempre le versioni originali: quelle di Perrault, dei Grimm e di Andersen, dove i ranocchi si trasformano in principi soltanto se li lanci contro un muro, e non sono certo i baci a risvegliare le più belle del reame. Se invece ti chiami Rebecca e sei arrivata da poco in città, puoi provare a conquistare i compagni di classe con le "fiabe vere". Salvo poi imbatterti nelle temibili bimbe della Gilda del cerchietto, pronte a screditarti con le versioni edulcorate della Disney. E forse, nonostante i tuoi nove anni, cercherai di far capire a Giulia, la tua amica del pianerottolo, che, anche se i principi azzurri nella realtà non esistono, l'uomo giusto a volte è più vicino di quanto si pensi. Ciò che ancora non sai è che la verità costa cara. E non solo perché certe cose è meglio non raccontarle, specie quando ci sono di mezzo i segreti degli adulti.
                                                     La recensione
In tempi recenti, ho scoperto che Barbara Fiorio faceva al caso mio, che la biblioteca comunale della mia città aveva riaperto allegramente i battenti mesi fa (facciamo anni) e, con la scusa vaga di reperire qualcosina per la tesi, potevo guardarmi attorno e, nell'angolo degli ultimi arrivi, portare a casa registrandomi titoli nuovi e nuovissimi. Mentre la bibliotecaria all'accettazione, confusa dalle bizze del computer e dal funzionamento dell'archivo elettronico, cercava per me qualche testo universitario battendo sulla tastiera – lei poco convinta che potessi trovarli lì, io addirittura meno di lei -, mi sono guardato in giro. E siccome tornare a casa a mani vuote sembrava brutto, no?, ho preso in prestito il mio primo libro. Aveva un fungo a pois in copertina, mi faceva tanto sorridere, me ne parlavano con entusiasmo e, nel farlo, ricambiavano di conseguenza il sorriso. Torno con Qualcosa di vero sotto il braccio un giorno, e il successivo ne vivo uno così sfortunato, così pieno e assurdo, che mio padre, prima di coricarsi, chiosa con un saggio: “Se un gatto nero ci taglia la strada, è lui che deve grattarsi le palle. Altroché.” Combattuto da sensazioni opposte, incerto tra il pianto a dirotto e le grasse risate, boh, mi metto a letto, non prendo sonno ed è così che conosco Giulia, Rebecca e le figure bizzarre che stanno loro attorno. Ed è così che, ventidue anni ad aprile, mi godo una favola o due, le coperte rimboccate, il conforto di un romanzo – non bello come dicono, forse, ma comunque molto carino – nel momento propizio. Appisolandomi piano, leggo di una pubblicitaria rampante che vive del proprio lavoro e di cene galanti, offerte da corteggiatori random che, dopo averla accompagnata sotto casa, con lei non avranno futuro. Tutta tisane calde e scadenze, Giulia non è aperta né ai sentimenti né all'idea dei figli. Il suo orologio biologico ticchetta ossessivo, tic tac tic tac, ma pazienza. Così come non è mai stata portata per le lezioni di pianoforte, altrettanto non è tagliata per i bambini, le esigenze da Telefono azzurro, le carezze a comando: in carriera, burbera ma con tatto, inchiodata al pc. Finché una sera, brilla, non inciampa nella nuova vicina di casa. Una bambina di nove anni con un peluche in braccio, una mamma infermiera a lavoro, il bisogno di un riparo per la notte – è rimasta, infatti, chiusa fuori – e la voglia di chiacchierare del trasferimento, di com'è la vita lì, delle prepotenze alla scuola elementare. La piccola è stata esiliata all'ultimo banco dalla famigerata Gilda del cerchietto, accanto a un taciturno novenne che disegna tutta la mattina draghi sputafuoco; l'adulta, invece, inventa slogan fianco a fianco al grafico Lorenzo, di qualche anno più giovane, che la ama in silenzio mentre lei, maestra nell'arte della dissumulazione, finge di non notarlo per non spezzargli il cuore e rovinare per sempre la loro invidiabile, invidiata sinergia. 
L'incidente sul pianerottolo darà il via a una tenera amicizia intergenerazionale, in cui scambiarsi sogni, racconti e segreti, ma tenendo rigorosamente all'oscuro le mamme troppo fragili, i coetanei e chiunque non sia pronto ad accettare la notizia che a lungo ci hanno mentito. Bugia più clamorosa dell'esistenza di Babbo Natale, infatti, i finali riscritti dalla Disney, per proteggere i bambini, tutt'altro che sprovveduti, dalla dura verità: le principesse sono esseri stupidissimi, i principi appartengono a una brutta razza, i ranocchi assumono forma umana se lanciati contro una parete, il per sempre felici e contenti è una consolazione da poco. Perché Giulia, tra lubrificanti intimi da lanciare, e-reader da studiare a fondo, cibi precotti in quantità, ha il coraggio di trattare la sua piccola ospite con intelligenza e rispetto: qualcuno deve spiegarle come stanno le cose, come gira il mondo. Perché non lei, realista e disincantata? Perché non i Grimm, Perrault e Andersen, con le loro favole censurate, le sirenette che diventano spuma di mare e i baci appassionati che non servono a un bel niente? Rebecca, dunque, imparerà a socializzare, conquistando amici con il gusto del macabro e pestando i piedi a qualche nemica che a Carnevale può vestirsi a pieno titolo da principessa, sia per via dei capelli lunghi, sia di una mente poco brillante. 
Giulia, d'altra parte, realizzerà che giusto è il realismo, ma più giusto ancora, a volte, è tornare a crederci. Anche a quarant'anni. Qualcosa di vero, in verità, ci intrattiene a suon di fiabe grottesche raccontate un po' come viene e con quelli che sono tutti gli stilemi della commedia brillante americana: le professioni che solo nei film, l'input di un About a boy al femminile, un epilogo - eccezion fatta per un episodio a bruciapelo che ci invita a riflettere sulla violenza domestica, e a denunciarla – come da copione. Più che qualcosa di vero, ci trovereste dentro qualcosa di buono. Buonissimo. E' infatti un romanzo leggero, fantasioso e ironico di un'autrice che mi verrà in soccorso, lo prevedo già, nei momenti scuri e quando il blocco del lettore mi attanaglierà. Rassicurante, nel suo essere esattamente come lo immagini. Tutto va come deve andare. Rimpiangerò di non averne una copia tutta mia, domandate, io che non rileggo ma accumulo e, affetto da smania di possesso, voglio voglio e voglio? Onestamente no, ma mi ha ho sciolto un nodo qui, tra pancia e sterno, e già è tanto. Il continuo andirivieni delle protagoniste, le porte che sbattono nel cuore della notte e un segreto che doveva rimanere tale metteranno sull'attenti maestre bigotte, genitori single, l'esilarante dirimpettaio attore e, da un passato a tinte fosche, un losco figuro in cachemire. Ci destano dai nostri doveri un colpo al muro, poi un altro. Cadenzati e soppesati, come se chi sta dall'altra parte conoscesse il linguaggio del codice Morse. La musica da intenditori in salotto ha palesato, ancora prima che ricambiassimo il colpo, il battito, la nostra presenza. Ci desta, Rebecca, ma il sogno inizia allora. Da lei. Che parla alla maniera di Barbara Fiorio, delicata e metaforica, e ti spiega, alla fine, che le favole e le persone speciali sono come le fate in Peter Pan. Se ci credi, non muiono.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Malika Ayane – Senza fare sul serio 

venerdì 1 febbraio 2013

Un San Valentino tricolore: L'amore e la vita secondo Paola Calvetti e Barbara Fiorio!

Quello che è, apparentemente, il mese più lungo e noioso dell'anno - con il vento, la pioggia e la sua gelida neve - è andato finalmente via. E' ufficialmente Febbraio. Più vicini, ogni giorno che passa, al Carnevale, a San Valentino e alla tanto attesa primavera.
Nel post di oggi, con alcune delle novità che troverete a breve nelle librerie (anche in quelle virtuali!), si celebrano varie forme d'amore – e per godercele, fortunatamente, non dobbiamo aspettare soltanto il 14 Febbraio! - e due affermate autrici italiane. Paola Calvetti e Barbara Fiorio. Fantasiose, romantiche, professionali, talentuose e, ora, anche ufficialmente colleghe, riunite sotto il tetto di “casa” Mondadori grazie alle novità che, per nostra gioia, porteranno in libreria a brevissimo. La prima anche affermata giornalista, ha all'attivo più di cinque romanzi e si è lasciata adorare e scoprire dal sottoscritto (la mia recensione qui) grazie al suo recente Olivia, una fiaba romantica e dal sapore internazionale ambientata in una metropoli indefinita e sul triste sfondo della crisi. Anche all'altra, con C'era una svolta e Chanel non fa scarpette di cristallo, la magia delle favole ha portato non poco successo. E i suoi sogni, come nella migliore delle tradizioni, sono diventati realtà. Nello stesso mese, insieme, entreranno di nuovo nelle case dei lettori di tutta Italia. Al prezzo di € 4,99 caduno, dal 12 Febbraio, sulle principali piattaforme online, con copertine riviste e coloritissime, saranno disponibile in versione ebook i primi quattro romanzi di Paola, editi in precedenza dalla Bompiani e dalla Dalai Editore. Passioni mortali, addii, rapporti familiari, amicizie: il mondo. Barbara, invece, il 5 Febbraio, conquisterà tutti con un piccolo grande romanzo: Buona fortuna. Una copertina splendida, un booktrailer curatissimo, una trama semplice ma vibrante, impregnata di tenerezza, familiarità e irresistibile senso dell'umorismo. Sono certo che sarebbe un ottimo modo per fare la sua conoscenza! Abbracciandovi, vi lascio con le schede e i dati tecnici dei cinque titoli e con un capitolo in anteprima di Nè con te nè senza di te, che la gentilissima Paola Calvetti ci regala qui :)

Titolo: Né con te né senza di te
Autrice: Paola Calvetti
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 217
Sinossi: I corpi di un uomo e di una donna giacciono senza vita a terra, uno sull’altra. Un clpo di pistola ciascuno. L’arma che ha sparato dalla mano di lei. Né con te né senza di te è la morale ultima che François Truffaut sceglie ne “La signora della porta accanto”, cui il romanzo è ispirato. Come nel film, c’è una passione tumultuosa e un finale tragico: Vera, scrittrice, uccide il suo compagno Nicola, quarantenne più giovane di lei. Sull’oscuro movente della tragedia cerca ostinatamente di fare luce Francesco, pubblicitario omosessuale, amico della coppia, che si interroga affranto sui perché di un gesto che appartiene alla dinastia delle follie. Le indagini sono affidate alla Polizia, i referti dell’autopsia, i fascicoli della Questura descrivono lo stato dei fatti. Il percorso del sentimento e del suo infrangersi contro il muro dell’insicurezza (di lei che nel suo passato ha una serie di uomini che l’hanno ferita), le riflessioni sull’insondabilità del cuore umano lo ricostruiscono “ a voce” i protagonisti.

Titolo: Perché tu mi hai sorriso
Autrice: Paola Calvetti
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 209
Sinossi: E’ estate e Nora decide di restare nella casa della propria infanzia, zattera di ricordi e struggimenti, accanto alla madre, che una malattia rara condanna al silenzio. Entrando in una stanza incustodita, scopre muti testimoni del tempo: lettere d’amore, albi di fumetti, dischi in vinile, un fortepiano da restaurare e un segreto che affiora improvviso e violento: il certificato di nascita macchiato d’inchiostro di una bambina, forse una gemella che nasconde l’ombra di un possibile infanticidio e scatena un’ansia cauta di indagini. 
Nora metterà alle corde la madre e cercherà di scoprire la verità. Fino all’ultimo respiro e al colpo di scena finale. 
La risposta arriverà e avrà il sapore di una liberazione per entrambe. Un atto d’amore inaspettato, ambiguo ma pieno e profondissimo. L’unico possibile.
Titolo: L'amore Segreto
Autrice: Paola Calvetti
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 152
Sinossi: Costruito come una Sinfonia, con un preludio, quattro movimenti e un finale, il romanzo narra la storia di un amore clandestino, di un sentimento che si è alimentato di silenzi, incontri fugaci e di intimità celata. Una giovane donna scopre l’adulterio del padre, violoncellista appena scomparso, trovando fra i suoi libri una scatola colma di lettere d’amore che non portano la firma della propria madre. Turbata, decide di andare a trovare l’anziana signora che ha rappresentato per tanto tempo l’immagine del desiderio per quel genitore improvvisamente sconosciuto. 
Dall’incontro delle due donne, dalle lettere conservate, dai ricordi, la storia d’amore riaffiora e rivive con il fascino struggente di una melodia d’altri tempi.

Titolo: L'addio
Autrice: Paola Calvetti
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 203
Sinossi: Tre amiche, Olga, Cecilia, Virginia appartengono al mondo della musica e sono amiche. La vita e la carriera di Olga, costumista, sono state indelebilmente segnate dalla “Traviata” di Maria Callas. L’opera verdiana scandisce il suo amore per Giulio, compagno di Conservatorio destinato a diventare un grande direttore d’orchestra. Giulio le sarà strappato dal matrimonio con Cecilia, ma continuerà ad amare e incontrare Olga. Il passato e il presente si alternano nel romanzo come tappe di un fluire senza regole, il tempo aggiunge il suo mistero ai misteri della musica e dell’amore. Virginia racconta la morte di Cecilia in un incidente aereo e poi, quando anche Olga la lascia sola, trova i diari dell’amica e la confessione dell’infinita storia con Giulio. Nell’epilogo il testamento di Olga rivelerà un segreto estremo. 
 
Titolo: Buona Fortuna
Autrice: Barbara Fiorio
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 200
Prezzo: € 14,90
Sinossi: Quali sono i numeri per giocare al lotto i sogni e i desideri di ognuno di noi? Margot è una giornalista precaria di 38 anni, collabora con la redazione di un quotidiano genovese dove Giovanna, la caporedattrice, le fa scrivere articoli sugli argomenti più improbabili – dal collegamento tra il Natale e le maschere di carnevale all’arrivo del Circo, dalle mostre di manufatti dei bambini delle medie alle aspettative della gente per il nuovo anno. Nell’ultimo periodo ha solo problemi: la lunga storia con Tormento, il suo problematico fidanzato, è ormai alle battute finali e Diesel, il gatto “abbraccione” che vive con lei da quindici anni, si è ammalato e deve essere soppresso. Ma qualcosa comincia a cambiare quando Margot incontra Caterina, una donna di 83 anni che gestisce una ricevitoria nel centro di Genova. A Caterina succede qualcosa di terribile e si ritroverà incomprensibilmente travolta in uno stritolante meccanismo legale che cerca di toglierle tutto ciò che le era rimasto d’importante: la ricevitoria, l’affetto della gente, la libertà, la reputazione. Per affetto, ma anche per non farsi ingoiare dal baratro in cui si trova, Margot si trasforma in àncora di salvataggio della sua anziana amica e, con l’aiuto di qualche collega e del maresciallo Tommaso Crocetta, riuscirà a capire chi c’è dietro gli eventi che stanno devastando la vita di Caterina.